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Stati Uniti

Briciole di pane

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La superpotenza del periodo di decadenza capitalista è diventata ora l’epicentro della decomposizione sociale. I parte

L’eruzione del populismo nel paese più potente del mondo, che è stato coronato dal trionfo di Donald Trump nel 2016, ha portato a quattro anni di decisioni contraddittorie ed erratiche, a denigrare le istituzioni e gli accordi internazionali, intensificando il caos globale e portando all’indebolimento e al discredito del potere americano e accelerando ulteriormente il suo declino storico. La situazione sta diventando più grave e le divisioni interne nella vita sociale americana stanno apparendo apertamente.

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I frutti amari della “guerra al terrorismo”

In occasione del 20° “anniversario” degli attentati dell’11 settembre a New York, vogliamo ricordare ai nostri lettori il nostro articolo principale sul tema, A New York e dovunque nel mondo il capitalismo semina la morte, pubblicato su Rivoluzione Internazionale n. 122[1]. L’articolo denuncia il massacro di migliaia di civili, soprattutto proletari, come un atto di guerra imperialista, ma allo stesso tempo denuncia le lacrime ipocrite versate dalla classe dominante.

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Elezioni americane: l’illusione democratica

Gli Stati Uniti, il paese più potente del pianeta, sono diventati la vetrina della decomposizione progressiva dell'ordine mondiale capitalista. La corsa alle elezioni presidenziali ha gettato una luce sinistra su un paese dilaniato da divisioni razziali, da conflitti sempre più brutali all'interno della classe dirigente, da una scioccante incapacità di affrontare la pandemia Covid-19 che ha causato quasi un quarto di milione di morti, dall'impatto devastante della crisi economica ed ecologica, dalla diffusione di ideologie irrazionali e apocalittiche.

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Assalto al Campidoglio di Washington: gli USA nel cuore della decomposizione mondiale del capitalismo

“È così che i risultati elettorali vengono contesi in una repubblica delle banane”. Questa dichiarazione ha fatto seguito all'invasione del Campidoglio del 5 gennaio da parte di diverse centinaia di partigiani di Donald Trump, venuti a interrompere la proclamazione della vittoria di Joe Biden. Si potrebbe pensare che un giudizio così severo sulla situazione politica degli Stati Uniti possa provenire da qualcuno visceralmente ostile all’America, o da un americano “di sinistra”. Niente affatto: è stato l’ex presidente George W. Bush, membro dello stesso partito di Trump.

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Le campagne mediatiche distillano il veleno democratico

Gli Stati Uniti, il paese più potente del pianeta, sono diventati la vetrina della decomposizione progressiva dell'ordine mondiale capitalista. La corsa alle elezioni presidenziali ha gettato una luce sinistra su un paese dilaniato da divisioni razziali, da conflitti sempre più brutali all'interno della classe dirigente, da una scioccante incapacità di affrontare la pandemia Covid-19 che ha causato quasi un quarto di milione di morti, dall'impatto devastante della crisi economica ed ecologica, dalla diffusione di ideologie irrazionali e apocalittiche.

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Trump presidente: il segno di un sistema sociale moribondo

Al crepuscolo dell’antica Roma, gli imperatori folli erano più la regola che l'eccezione. Pochi storici oramai dubitano che questi fossero il segno della decadenza generale dell'impero. Oggi, un clown spaventoso è stato fatto re dello Stato più potente del mondo e, tuttavia, nessuno sembra comprendere che questo è solamente il segno che la civiltà capitalista ha raggiunto uno stadio avanzato di decadenza.

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Occupazione di Wall Street: è proprio il sistema capitalista il nemico da abbattere

Probabilmente i lettori hanno seguito gli avvenimenti relativi al movimento “Occupazione di Wall Street” (OWS). Da metà settembre, migliaia di manifestanti occupano Zuccotti Park a Manhattan, ad alcuni isolati da Wall Street. Attualmente le manifestazioni si sono estese a centinaia di città attraverso il l’America del nord. Decine di migliaia di persone hanno preso parte alle occupazioni, alle manifestazioni ed alle assemblee generali che hanno mostrato una capacità di auto-organizzazione e di partecipazione diretta alle attività politiche mai viste negli Stati Uniti da numerosi decenni. Gli sfruttati e la popolazione in collera hanno fatto sentire la loro voce, hanno mostrato la loro indignazione contro i guasti del capitalismo. Non deve essere sottovalutato l’impatto internazionale della OWS attraverso il mondo: alcune manifestazioni si sono tenute nei centri più importanti del capitalismo mondiale, gridando slogan ed espressioni di malcontento che fanno eco a quelli scanditi in Europa e l'Africa settentrionale.

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Gli impiegati del Pubblico Impiego del Wisconsin: la difesa dei sindacati conduce alla sconfitta

Più di 200.000 lavoratori del settore pubblico e studenti sono scesi in strada e hanno occupato il Campidoglio (palazzo del governo) dello Stato del Wisconsin per protestare contro delle modifiche ai contratti collettivi, seguite ad accordi negoziati tra il governo statale e i sindacati del Pubblico impiego.

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Occupazione di una fabbrica a Chicago. Nessuna tregua per Obama

Nel dicembre scorso i dipendenti dell’impresa “Republic Window and Door” di Chicago, nell’Illinois, hanno occupato la fabbrica per sei giorni. Questo episodio ha costituito uno dei momenti più significativi della lotta della classe operaia americana degli ultimi anni. Neanche l’euforia dell’elezione di Obama con le sue promesse di “cambiamento” ha potuto evitare che la collera operaia si trasformasse in una lotta di resistenza contro l’aggravamento della crisi economica e contro gli attacchi alle loro condizioni di vita.
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Obama presidente degli Stati Uniti: è sempre la borghesia che vince le elezioni

In occasione dell’elezione di Obama come 44° presidente degli Stati Uniti, a nessuno sono sfuggite le scene di tripudio che si sono svolte a Chicago, a New York ma anche in Africa e in tutta Europa. Queste esplosioni di gioia, riprese da tutti i mezzi di comunicazione a livello mondiale, ricordano lo spettacolo di folla danzante a piazza della Bastiglia a Parigi la sera del 10 maggio del 1981 in Francia dopo l’elezione di Mitterrand. Ma questo fenomeno di “obamania” supera largamente il caso precedente.
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