Medio Oriente

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Medio Oriente: il capitalismo è sempre più una minaccia per l'umanità

Pubblichiamo qui un articolo scritto a metà maggio. Dopo c'è stato l'incontro fra Trump e Kim Jong-un dove sembrava essere scoppiata la pace con l'annuncio che la Corea del Nord avrebbe sospeso il suo programma di armamento nucleare, annuncio che è stato smentito pochissime settimane dopo. Insomma, a parte qualche dettaglio che può cambiare nel tempo, il quadro delineato nell'articolo rimane quello della minaccia che il capitalismo in decomposizione costituisce per l'umanità.

Medio Oriente: l’obsolescenza storica dello Stato-nazione

Pubblichiamo la traduzione di un contributo di un simpatizzante della CCI sulla situazione in Medio Oriente. La versione originale è disponibile sul nostro sito in inglese.

Il militarismo e la guerra, espressioni principali del modo di vita del capitalismo da circa un secolo, sono diventati i sinonimi della disintegrazione del sistema capitalista e della necessità di rovesciarlo. La guerra, in questo periodo, e per il futuro, è una questione cruciale per la classe operaia.

Bombardamenti in Siria: l'intervento delle grandi potenze amplifica il caos

Perchè milioni di rifugiati fuggono dalla Siria, l'Iraq, l'Afganistan, la Libia e altri paesi del Medio Oriente, dell'Asia centrale e dell'Africa? Perchè la popolazione è disperata e cerca di scappare a uno stato di guerra permanente, a una spirale infernale di sanguinosi conflitti tra molteplici protagonisti, che vanno dagli eserciti governativi ufficiali e quelli delle bande terroriste. La Siria è l'espressione più “avanzata” della crescita del caos.

Militarismo e decomposizione in Medio Oriente

"In Siria, ogni giorno che passa apporta il suo nuovo carico di massacri. Questo paese si aggiunge alla lista delle guerre imperialiste del Medio Oriente. Dopo la Palestina, l'Iraq, l'Afghanistan e la Libia, è ora giunto il tempo della Siria. Purtroppo, questa situazione pone immediatamente una questione particolarmente inquietante. Che cosa accadrà nel prossimo futuro? In effetti, il Medio Oriente nel suo insieme sembra essere al limite di un incendio di cui difficilmente si scorge la conclusione.

La Turchia e la NATO in Medio Oriente: verso un'accentuazione del caos imperialista

Dopo quattro anni di guerra in Siria e da circa un anno dalla costituzione del "Califfato" dello Stato islamico (SI), abbiamo assistito, sostenuta pienamente dalle forze della NATO, a una nuova svolta della Turchia con la sua entrata in guerra, abbandonando i suoi precedenti alleati jihadisti e facendo fuoco sui suoi "partner di pace" curdi. Finora la Turchia era stata alquanto tollerante verso le forze jihadiste, permettendo loro di attraversare le sue frontiere per combattere il nemico, il regime di Assad in Siria.

Siria: guerra imperialista o solidarietà di classe!

Iraq, Afghanistan, Libano, Egitto, Siria, i massacri non smettono di estendersi. L'orrore e la barbarie capitalisti si diffondono, i morti si ammucchiano. Vero genocidio in marcia che niente sembra potere fermare, la guerra imperialista guadagna ancora e sempre terreno. Il capitalismo in piena decadenza e decomposizione trascina il mondo in un caos ed un barbarie generalizzate. L'utilizzazione di armi chimiche come in Siria purtroppo è attualmente uno degli strumenti di morte tra ben altri. Ma questa prospettiva di distruzione dell'umanità non ha niente di irrimediabile. Il proletariato mondiale non deve restare indifferente davanti ai massacri e alle guerre, prodotti da un sistema in piena putrefazione. Solo il proletariato in quanto classe rivoluzionaria può mettere definitivamente fine a questa generalizzazione della barbarie capitalista. Comunismo o barbarie: più che mai l'umanità è confrontata a questa unica alternativa.

Sulle manifestazioni in Cisgiordania

Pubblichiamo di seguito un articolo scritto da un compagno molto vicino alla CCI in Spagna che racconta e trae degli insegnamenti dalle mobilitazioni dei lavoratori e delle masse oppresse della Palestina. Salutiamo con forza questa iniziativa. In una regione dove c'è un brutale scontro imperialistico, con enormi sofferenze per la popolazione, parole come classe, proletariato, lotta sociale, autonomia del proletariato... sono seppellite dalle parole guerra, nazionalismo, rivalità etniche, conflitti religiosi, ecc. Per questo tali mobilitazioni sono importanti e devono essere conosciute e prese in considerazione dai proletari di tutti i paesi. Ci propongono di essere solidali con nazioni, popoli, governi, organizzazioni di “liberazione” di vario tipo... dobbiamo rigettare una tale solidarietà! La nostra solidarietà può andare solo ai lavoratori e agli oppressi della Palestina, di Israele, dell’Egitto, della Tunisia e dal resto del mondo. SOLIDARIETÀ DI CLASSE CONTRO “SOLIDARIETÀ” NAZIONALE.

In Siria, le grandi potenze gesticolano, i massacri continuano

L’ipocrisia putrida della borghesia si svela ancora una volta in questa situazione drammatica. Da parecchi mesi tutti minacciano di intervenire ma non sono in grado di fare nulla e anche se lo facessero non sarebbe per sostenere la popolazione ma per aprire la porta ad una nuova babele di cui i siriani farebbero inevitabilmente le spese e ciò costituirebbe solo una scalata nell’orrore.

Qual è il futuro per le lotte in Egitto?

Questo articolo è stato scritto dalla nostra sezione in Francia il 1° dicembre ma gli ultimi avvenimenti in Egitto non modificano secondo noi il quadro che ne emerge. La feroce repressione che continua a lasciare morti nelle strade e si abbatte con ferocia sui manifestanti non possono che rafforzare la nostra solidarietà verso i proletari egiziani e la loro determinazione alla lotta.

Repressione brutale e manovre imperialiste in Siria

Dopo quattro mesi di manifestazioni e proteste popolari contro la disoccupazione, la repressione e la mancanza di un futuro, gli avvenimenti in Siria prendono una svolta molto più oscura e pericolosa. Con la scusa della lotta contro le “bande armate” e i “terroristi”, il regime siriano ha scatenato il suo terrore sulla popolazione: attacchi aerei, colpi di carri armati, batterie antiaeree, tiri di cecchini, tortura, privazione di acqua, di elettricità, di alimenti per i bambini, ammassamento di persone negli stadi per “l’interrogatorio”, tutto ciò ricorda i regimi più sinistri dell’Africa e dell’America Latina. Almeno 2.000 manifestanti, per lo più disarmati, sono stati uccisi fino ad oggi, con decine di migliaia di rifugiati e molti senzatetto rimasti nel loro paese. Ci sono anche molti soldati disertori che si sono rifiutati di sparare contro altre persone dello stesso popolo.

All’ordine del giorno della borghesia turca: guerra, terrore, caos e barbarie

Pubblichiamo qui di seguito un volantino che abbiamo ricevuto dai compagni di Enternasyonal Komünist Sol (EKS) in Turchia e che prende posizione contro le minacce di guerra dello Stato turco contro i Kurdi alle frontiere con l’Iraq. La versione completa di questo volantino può essere letta sul nostro sito in lingua turca (EKA), tedesca ed inglese.

La lotta dei lavoratori nel Dubai: un esempio di coraggio e solidarietà

A metà novembre, appena dopo che gli operai di Dubai erano tornati al lavoro dopo una massiccia e spontanea rivolta, la stampa e la televisione dedicavano le prime pagine alla storia del nipote del re di Dubai Abdallah, Al Walid Ibn Talal, il quale aveva appena acquistato un Airbus A380 per il proprio uso personale.

Vittoria per i lavoratori della Turk Telekom

Abbiamo ricevuto il seguente articolo dai compagni di Enternasyonalist Komünist Sol (EKS), che da un resoconto di un importante sciopero alla Telecom in Turchia. Oltre all’importanza dello sciopero in sé ed alle lezioni da trarne, i compagni dell’EKS mettono giustamente in risalto l’importanza dello sciopero all’interno del contesto dell’attuale atmosfera di sfrenato nazionalismo guerrafondaio ed alla chiara linea di classe che separa il patriottismo del presidente del sindacato Haber–İş e la determinazione dei lavoratori a difendere le proprie condizioni di vita. La difesa nazionale e gli interessi degli operai non sono compatibili!

Lotte in Egitto. Un’espressione della solidarietà e della combattività operaia

Scioperi che durano da parecchi mesi, nel corso dei quali vengono espresse la solidarietà tra gli operai, una collera immensa contro il degrado delle proprie condizioni di vita ed una combattività esemplare, ecco cosa vuole nasconderci borghesia. Appena qualche articoletto sulla stampa o su Internet. Quanti sono gli operai che in Italia o altrove sanno quello che fanno i loro fratelli di classe in Egitto?

Africa nera, Algeria, Medio Oriente. Le grandi potenze principali responsabili dei massacri

“Più ancora che nel campo economico, il caos caratteristico del periodo di decomposizione rivela i suoi effetti in quello delle relazioni politiche tra gli Stati. Al momento del crollo del blocco dell'Est che portava alla scomparsa del sistema di alleanze uscito dalla seconda guerra mondiale, la CCI aveva messo in evidenza:

·    che questa situazione metteva all'ordine del giorno, senza che ciò fosse immediatamente realizzabile, la ricostituzione di nuovi blocchi, uno diretto dagli Stati Uniti e l'altro dalla Germania;

·         che, nell'immediato, ciò sarebbe sfociato in uno svilupparsi di scontri aperti che “l'ordine di Yalta” era riuscito fino a quel momento a mantenere in un quadro “accettabile” per i due grandi gendarmi del mondo. (…).

Crisi economica, Medio Oriente: le aberrazioni del capitalismo "democratico"

Pro o contro la “mondializzazione”, rassicuranti o allarmistici, i discorsi sulla situazione internazionale e le sue prospettive sono unanimi su di un concetto: la democrazia sarebbe il solo sistema che permetterà alla società di progredire, di prosperare ed il capitalismo sarebbe la forma al fine trovata dell’organizzazione economica, politica e sociale dell’umanità. “Il 2000 non è stato veramente il primo anno del 21° secolo. In termini sostanziali, il 21° secolo è cominciato nel 1991 con la caduta del comunismo sovietico, il crollo dell’ordine bipolare e l’affermazione del capitalismo globale come ideologia incontrastata della nostra era.”

Libano: Una regione al centro delle rivalità imperialiste

Ogni giorno i media fanno articoli e reportage sulla tragedia che sta vivendo il Libano. Non c’è alcuna preoccupazione per le vite umane. Le preoccupazioni delle borghesie di tutti i paesi sono ben altre. Il Libano è un piccolo paese di quattro milioni di abitanti e, contrariamente ad altri paesi del Medio Oriente, nel suo sottosuolo non c’è alcuna risorsa strategica ed economica particolare: non c’è petrolio, né gas, niente che, apparentemente, possa stuzzicare l’appetito dei predatori imperialisti del mondo. Eppure molti di questi, dal più piccolo al più potente, sono implicati nella peggiore crisi che abbia conosciuto questo paese. Da dove viene tutto questo interesse da parte delle potenze imperialiste? Quale futuro può avere la popolazione libanese presa nella morsa mortale dell’intensificazione delle tensioni inter-imperialiste?

Guerra in Libano, in Medio Oriente, in Iraq. Esiste un'alternativa alla barbarie capitalista

La guerra in Libano costituirà una nuova tappa nella messa a ferro e fuoco di tutto il Medio Oriente e nella caduta del pianeta in un caos sempre più incontrollabile, una guerra alla quale tutte le potenze imperialiste avranno contribuito, dalle più grandi alle più piccole, in seno alla pretesa “Comunità internazionale”. 7000 bombardamenti aerei sul solo territorio libanese, senza contare gli innumerevoli lanci di razzi sul Nord di Israele, più di 1200 morti in Libano ed in Israele (di cui più di 300 bambini di meno di 12 anni), circa 5000 feriti, un milione di civili che hanno dovuto fuggire dalle bombe o dalle zone di combattimento. Altri, troppo poveri per fuggire, che si rintanano come possono con la paura in corpo... Interi quartieri, interi villaggi ridotti allo stato di rovine, ospedali straripati e pieni fino a scoppiare: questo il bilancio di un mese di guerra in Libano ed in Israele in seguito all'offensiva di Tsahal per ridurre l'influenza crescente dello Hezbollah, in risposta ad uno dei tanti attacchi omicidi delle milizie islamiche al di là della frontiera israelo-libanese. Le distruzioni sono valutate a 6 miliardi di euro, senza contare il costo militare della guerra stessa.

Guerra in Medio Oriente: possiamo mettere fine alla barbarie del capitalismo?

Possiamo solo provare sentimenti d’indignazione e di nausea davanti a questa nuova manifestazione, a questo scatenamento di barbarie in Medio Oriente: 7.000 incursioni aeree sul territorio libanese, più di 1.200 morti in Libano ed in Israele, di cui più di 300 bambini con meno di 12 anni, circa 5.000 feriti, un milione di civili costretti a scappare dalle bombe o dalle zone di combattimento. Altri, troppo poveri per scappare si riparano come possono con la paura addosso... Quartieri, villaggi ridotti in rovine, ospedali presi d’assalto e pieni da scoppiare: tale è il bilancio provvisorio di un mese di guerra in Libano ed in Israele in seguito all’offensiva di Tsahal per ridimensionare l’ascesa crescente degli Hezbollah in risposta ad uno dei numerosi attacchi assassini delle milizie islamiche al di là della frontiera israelo-libanese. Le distruzioni sono valutate a 6 miliardi di euro, senza contare il costo militare della stessa guerra. Alla fine, l’operazione di guerra si chiude con un insuccesso che è anche una scottante sconfitta, mettendo brutalmente fine al mito dell’invincibilità, dell’invulnerabilità dell’esercito israeliano. Rappresenta inoltre un nuovo indietreggiamento e la continuazione dell’indebolimento della leadership americana. Al contrario, Hezbollah esce rinforzato dal conflitto e, attraverso la sua resistenza, ha acquistato una nuova legittimità agli occhi dell’insieme dei paesi arabi.

 

 

 

Conflitto in Israele, Libano e Gaza: il ‘movimento per la pace’ è un movimento per la guerra.

Il pacifismo è un alleato della guerra non solo in Italia, come facciamo vedere in altra parte del giornale. Qui riportiamo un articolo della nostra sezione in Gran Bretagna che fa vedere come anche laggiù il pacifismo non ha perso l’occasione per schierarsi a fianco di uno dei due contendenti, supposto essere “l’attaccato”

 

Le scuse per il brutale assalto delle forze armate israeliane  prima su Gaza e poi sul Libano hanno raschiato la parte inferiore del barile per trovare ‘giustificazioni’ che restano ben discutibili.

 

 

Quando Internet diventa strumento di solidarietà tra due fronti opposti

L'attuale conflitto in Libano ha luogo in un'area che non solo è strategicamente una delle più importanti al mondo, ma anche una di quelle più densamente popolate e urbanizzate. Siamo ben lontani dai deserti dell'Iraq del sud o degli altopiani dell'Afghanistan. In questo senso il conflitto attuale, forse anche più di quelli nei Balcani negli anni '90, necessariamente riporta alla mente gli orrori della seconda guerra mondiale e induce una riflessione su quello che la società attuale ci riserva.

Medio Oriente: contro lo sprofondamento nella guerra, la lotta di classe è la sola risposta

Ancora una volta, il Medio Oriente è in fiamme, gli aerei e le navi da guerra israeliane bombardano sistematicamente Beirut e altri obiettivi nel Sud ed nel Nord Est del Libano. Centinaia di civili sono stati già uccisi o mutilati ed infrastrutture vitali per la popolazione sono state distrutte.

Caricature di Maometto: Quando la borghesia utilizza delle vignette per attizzare l’odio ed il nazionalismo

La questione delle “vignette di Maometto” ha invaso lo spazio mediatico borghese. Ogni giorno nel mondo esplodono nuove manifestazioni filo-islamiche. La semplice pubblicazione di disegni che mostrano un Maometto bellicoso ha dato immediatamente adito ad uno scontro generalizzato tra gli Stati imperialisti, non solo nel mondo musulmano, ma anche a livello mondiale. Questi avvenimenti sono in realtà una drammatica illustrazione del livello di tensione che esiste tra le differenti potenze capitaliste.

Libano, Siria, Iran... Verso l’apertura di nuove zone di scontri imperialisti

Con l’assassinio del vecchio primo ministro libanese, Rafic Hariri, si è riacceso un focolaio di scontri imperialisti in Medio Oriente. Questo nuovo episodio della barbarie capitalista, che si sviluppa a livello mondiale ed in particolare nel Vicino e Medio Oriente e si manifesta con sanguinosi regolamenti di conti ed una spirale senza fine di attentati terroristici che colpiscono ciecamente le popolazioni, ci ricorda che tutti i discorsi di pace della borghesia, di paesi grandi e piccoli, non sono che spudorate fesserie e cinismo. Sono proprio queste frazioni nazionali della borghesia che, non contente di seminare morte, come gli Stati Uniti in Iraq o la Francia in Africa, manipolano le molteplici bande di terroristi.

Il Medio Oriente resta la posta in gioco dell’imperialismo mondiale

Due anni fa, l’attentato dell’11 settembre sulle Twin Towers a New York apriva la strada ad un’accelerazione senza precedente degli scontri imperialisti dalla fine della Guerra fredda. Questo ulteriore passo del mondo nel caos ha avuto come giustificazione la “lotta contro il terrorismo internazionale” e la “lotta per la difesa della democrazia”.
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