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xxx ![]() Un
miliardo di esseri umani sono sottonutriti!
A ciò bisogna aggiungere la miseria crescente che colpisce una gran parte della
popolazione mondiale, diventata ormai la maggioranza. Malgrado, i progressi
tecnici e le capacità di produrre senza precedenti, in grande parte del mondo si
crepa ancora di fame! Come spiegare un tale paradosso? Pubblichiamo qui di seguito
la traduzione di una dichiarazione di lavoratori di Alicante, una città del
sud-est della Spagna, sulla costa del Mediterraneo, preceduta da una breve introduzione
della nostra organizzazione. Questi due testi sono stati pubblicati sul nostro
sito web in lingua spagnola. Un anno e mezzo fa, di fronte all’inettitudine del
governo Berlusconi, la borghesia italiana, grazie al suo “grande vecchio”
Napolitano, gettò sul tavolo la carta Monti con il suo governo di tecnici. In
questa maniera la borghesia voleva raggiungere vari obiettivi: innanzitutto
mettere mano all’economia con delle “riforme” e delle misure che fossero di
lungo respiro e di maggiore efficacia rispetto a quelle, pur dolorose per i
lavoratori italiani, prese da Berlusconi; questo obiettivo era tanto più
urgente visto che l’Italia era nel mirino della speculazione che, facendo
salire lo spread[1], aggravava notevolmente il
costo del debito dello Stato italiano, con un attacco così forte da far temere
alla borghesia di fare la fine della Grecia. Il secondo obiettivo era avere a
capo del governo qualcuno che fosse capace di ridare credibilità internazionale
all’Italia che ormai veniva vista, e trattata, come un paese di secondo ordine,
visto che era governata da un clown, più interessato a raccontare barzellette e
fare scherzi durante i summit internazionali, piuttosto che a vedere come
difendere gli interessi imperialisti italiani in queste riunioni. ICConlineInsieme di articoli pubblicati come "supplemento web" e non nella stampa.
. In
questi ultimi mesi si sono susseguiti, uno dopo l’altro, avvenimenti di grande
portata che manifestano la gravità della situazione economica mondiale:
incapacità della Grecia a far fronte ai suoi debiti; minacce analoghe per la
Spagna e l’Italia; richiamo alla Francia per la sua estrema vulnerabilità di
fronte ad un’eventuale cessazione di pagamento da parte della Grecia o dell’Italia;
blocco alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti sul rialzo del tetto
del debito dello Stato; perdita per questo paese della sua “tripla A” – valutazione
massima che fin qui ha caratterizzato la garanzia di rimborso del suo debito;
voci sempre più persistenti sul rischio di fallimento di alcune banche, le cui smentite
non ingannano nessuno, considerando le massicce soppressioni di posti di lavoro
già effettuate; prima conferma di queste voci con il fallimento della banca
franco-belga Dexia. Ogni volta i dirigenti di questo mondo corrono ai ripari ma
le falle che sembravano aver tappato si aprono di nuovo, qualche settimana o
anche qualche giorno dopo. La loro impotenza a contenere la scalata della crisi
non evidenzia tanto la loro incompetenza e la loro visione a breve termine, quanto
piuttosto la dinamica attuale del capitalismo verso catastrofi che non possono
essere evitate: fallimenti di istituti finanziari, fallimenti di Stati, caduta
in una profonda recessione mondiale. Pubblichiamo la
seconda parte di un testo di orientamento messo in discussione nella CCI
durante l’estate 2001 e adottato dalla conferenza straordinaria della nostra
organizzazione tenuta a marzo 2002 Pubblichiamo
larghi estratti di un testo di orientamento messo in discussione all’interno
della CCI durante l’estate 2001 ed adottato dalla conferenza straordinaria
della nostra organizzazione tenutasi a fine marzo del 2002. Questo testo fa
riferimento alle difficoltà organizzative incontrate dalla CCI durante l’ultimo
periodo, difficoltà di cui abbiamo reso conto nel nostro articolo “La lotta per
la difesa dei principi organizzativi” della Rivista
Internazionale n°110 (in lingua inglese, francese e spagnola) e nella nostra
stampa territoriale. Non avendo qui lo spazio per tornare su ciò che è detto in
questi articoli, incoraggiamo il lettore a riferirsi ad essi per una migliore
comprensione delle questioni affrontate. Abbiamo tuttavia corredato questo
testo di un certo numero di note per facilitarne la lettura ed abbiamo anche
riformulato certi passaggi che, se comprensibili per i militanti della CCI grazie alle sue
discussioni interne, rischiavano di non esserlo per un lettore esterno. In un nostro precedente articolo abbiamo parlato della lotta che si sviluppava in Spagna. Dopo di allora il contagio del suo esempio si è propagato fino alla Grecia e ad Israele. In questo articolo vogliamo tirare le lezioni di questi movimenti e vedere quali prospettive se ne possono tirare di fronte a una situazione di fallimento del capitalismo e di attacchi feroci contro il proletariato e la grande maggioranza della popolazione mondiale. Su questo tema si terranno le prossime RIUNIONI PUBBLICHE della nostra organizzazione a Napoli ed a Milano, sabato 10 dicembreLa CCI ha tenuto il suo 19° congresso lo scorso
maggio. Il congresso costituisce, in
generale, il momento più importante della vita delle organizzazioni
rivoluzionarie e, dal momento che queste sono parti integranti della classe
operaia, è loro compito portare a conoscenza di quest’ultima le principali
conclusioni del loro congresso. E’ quello che ci proponiamo con questo
articolo. La risoluzione adottata dal precedente
congresso della CCI metteva subito in evidenza la pungente smentita inflitta
dalla realtà alle previsioni ottimiste dei dirigenti della classe borghese
all’inizio dell’ultimo decennio del secolo scorso, particolarmente dopo il
crollo di questo “Impero del male” che costituiva il blocco imperialista detto
“socialista”. Essa citava in particolare l’ormai famosa dichiarazione del presidente
George Bush senior del marzo 1991 che annunciava la nascita di un “Nuovo ordine
mondiale” basato sul “rispetto del diritto internazionale” e sottolineava il
suo carattere surrealista di fronte al caos crescente in cui sprofonda oggi la
società capitalista. Venti anni dopo questi discorsi “profetici”, e
particolarmente dopo l’inizio di questo nuovo decennio, mai, dalla fine della
seconda guerra mondiale, il mondo aveva mostrato un volto così caotico. A poche
settimane di distanza abbiamo assistito ad una nuova guerra in Libia, che viene
ad aggiungersi alla lista di tutti i conflitti sanguinosi che hanno toccato il
pianeta nel corso dell’ultimo periodo, a dei nuovi massacri in Costa d’Avorio
ed ancora alla tragedia che ha toccato uno dei paesi più potenti e moderni del
mondo, il Giappone. Il terremoto che ha devastato una parte di questo paese ha
sottolineato ancora una volta che non esistono “catastrofi naturali” ma solo
delle conseguenze catastrofiche a dei fenomeni naturali. Ha mostrato che la società
dispone oggi dei mezzi necessari per costruire edifici capaci di resistere ai
terremoti e che permetterebbero di evitare tragedie come quelle di Haiti l’anno
scorso. Ma ha anche mostrato tutta l’imprevidenza di cui ha dato prova uno
Stato pur così avanzato come il Giappone: il terremoto in sé ha provocato ben
poche vittime ma lo tsunami che l’ha seguito ha falciato circa 30 000 esseri
umani in pochi minuti. Ma non basta: provocando una nuova Chernobyl, ha messo
in luce non solo l’imprevidenza della classe dominante, ma anche il suo
incedere da apprendista stregone, incapace di controllare le forze che essa
stessa ha messo in movimento. L’impresa Tepco, che sfruttava l’energia della
centrale atomica di Fukushima, non è la prima né tanto meno l’unica responsabile
della catastrofe. E’ il sistema capitalista nel suo insieme, basato com’è sulla
ricerca sfrenata del profitto e sulla competizione tra settori nazionali e non
sulla soddisfazione dei bisogni dell’umanità, che è fondamentalmente
responsabile delle catastrofi presenti e future subite dalla specie umana. In
fin dei conti, la Chernobyl giapponese costituisce una nuova illustrazione del
fallimento ultimo del modo di produzione capitalista, un sistema la cui
sopravvivenza costituisce una minaccia crescente per la stessa sopravvivenza
dell’umanità. (segue) Rivista InternazionaleLa Rivista Internazionale è l'organo teorico trimestrale della CCI, pubblicato in inglese, francese e spagnolo, con selezioni di articoli pubblicate in tedesco, italiano, svedese e olandese Gennaio-marzo 2013 Ogni tanto vincono gli operai; ma
solo transitoriamente. Il vero e proprio risultato delle
loro lotte non è il successo immediato ma il fatto che l’unione degli operai si
estende sempre più. Essa è favorita dall’aumento dei mezzi di comunicazione,
prodotti dalla grande industria, che mettono in collegamento gli operai delle
differenti località. E’ passato poco
più di un anno dall’avvento del governo Monti e tutti ci ricordiamo il sospiro
di sollievo che, anche tra i più avvertiti, si è tirato per la messa al bando
di Berlusconi e di quell’accozzaglia di cialtroni che componevano il suo
governo. Quel sospiro è durato fin troppo poco perché, come tutti ci
ricordiamo, in nome del raddrizzamento dell’Italia e dello spread che
continuava a salire, il nuovo governo Monti ha dimostrato di non essere affatto
imbarazzato per il fatto che tutti lo chiamavano “governo tecnico” ed ha
cominciato a sparare nel mucchio con degli attacchi che non si erano ancora visti
fino a quel momento e che andavano ad aggiungersi a quelli che avevano già prodotto
i vari governi precedenti, di destra e di “sinistra” Ancora una
volta i missili israeliani hanno colpito Gaza. Nel 2008, l’operazione “Piombo
fuso” uccise quasi 1.500 persone, molti civili, nonostante le dichiarazioni
ufficiali pretendessero che solo i terroristi erano oggetto di “attacchi
chirurgici”. La striscia di Gaza è una delle regioni più povere e più
densamente popolate del mondo. Pertanto è assolutamente impossibile distinguere
i “terroristi” dalle zone residenziali che li circondano. Nonostante le armi
sofisticate di cui dispone Israele, la maggior parte dei danni dell’attuale
campagna militare colpisce anche donne, bambini e anziani. Pubblichiamo di seguito un articolo
scritto da un compagno molto vicino alla CCI in Spagna che racconta e trae
degli insegnamenti dalle mobilitazioni dei lavoratori e delle masse oppresse
della Palestina. Salutiamo con forza questa iniziativa. In una regione dove c'è
un brutale scontro imperialistico, con enormi sofferenze per la popolazione,
parole come classe, proletariato, lotta sociale, autonomia
del proletariato... sono seppellite dalle
parole guerra, nazionalismo, rivalità etniche, conflitti religiosi, ecc. Per
questo tali mobilitazioni sono importanti e devono essere conosciute e prese in
considerazione dai proletari di tutti i paesi. Ci propongono di essere solidali
con nazioni, popoli, governi, organizzazioni di “liberazione” di vario tipo...
dobbiamo rigettare una tale solidarietà! La nostra solidarietà può andare solo
ai lavoratori e agli oppressi della Palestina, di Israele, dell’Egitto, della Tunisia
e dal resto del mondo. SOLIDARIETÀ DI CLASSE CONTRO “SOLIDARIETÀ” NAZIONALE. Tutto
sembra favorevole a un’esplosione senza precedenti della rabbia dei lavoratori. La
crisi è ormai aperta, è chiara a tutti e nessuno può sfuggirne. Pochi
credono ancora all’“uscita dalla crisi” di cui ci parlano tutti i giorni. Il
pianeta ci mostra sempre più il suo spettacolo quotidiano di desolazione:
guerra e barbarie, fame insopportabile, epidemie, per non parlare delle
manipolazioni da irresponsabili apprendisti stregoni che i capitalisti operano
sulla natura, la vita e la salute, al solo scopo di realizzare sempre più
profitto. Di
fronte a tutto questo è difficile immaginare quale altro sentimento possa
pervaderci se non l’indignazione e la voglia di rivolta. E’ difficile pensare
che la maggioranza del proletariato creda ancora a un futuro nel capitalismo. Purtuttavia
le masse non hanno ancora ripreso appieno il cammimo della lotta.
Bisogna allora pensare che è finita? Che il rullo compressore della crisi è troppo forte, che la demoralizzazione che produce è insuperabile? Il
principale elemento di freno dell’azione del proletariato in Italia è stato e
resta l’azione del sindacalismo, ed in particolare quello di base. Nel 2011 c’è
stato un record di ore si sciopero,
a conferma dell’attivismo sindacale per evitare movimenti più ampi e/o tendenti
all’autonomia. E mentre si fa sempre più strada tra i proletari l’idea che i sindacati
tradizionali servono solo gli interessi dei padroni si sviluppa, ai margini
delle strutture confederali, tutta una pletora di sindacatini divisi per aree
geografiche, per settore lavorativo, ma soprattutto divisi tra di loro dall’ambizione
di avere ognuno diritto di prelazione su quanto sfugge al controllo dei
sindacati maggiori. Per capire questo fenomeno che è tipicamente italiano (a
nostra conoscenza non esistono altri paesi con una tale quantità e variegazione
di strutture sindacali) occorre fare un po’ la storia di queste formazioni. Nell’ultimo numero di questo giornale (Rivoluzione Internazionale n. 177), nell’articolo
Sudafrica: la borghesia
sguinzaglia poliziotti e sindacati contro la classe operaia, abbiamo
analizzato il contesto in cui si è sviluppato il massacro dei minatori in sciopero
a Marikana operato dalla polizia sudafricana lo scorso 16 agosto. Abbiamo
mostrato in che maniera i sindacati e il governo avevano nei fatti teso una
trappola mortale agli operai, con lo scopo di strangolare la dinamica di lotta
che attraversa da diversi mesi “la più grande democrazia africana”. Mentre i
suoi sbirri brutalizzavano e assassinavano i lavoratori in completa impunità,
la borghesia imbracciava il tema dell’apartheid per trascinarli sullo sterile
terreno della pretesa lotta tra razze di cui i lavoratori neri sarebbero le
vittime. Gli scioperi sembravano estendersi ad altre miniere, era tuttavia
impossibile determinare con certezza se essi sarebbero scivolati sul terreno
del conflitto inter-razziale o avrebbero continuato ad estendersi. Pubblichiamo qui di seguito il
contributo di una lettrice che permette, alla luce delle ricerche in psicologia
sociale e in neurologia, di capire meglio i legami tra le condizioni di vita ed
i comportamenti di dipendenza da sostanze psicoattive. Spiegando i meccanismi che sono alla base di
questo fenomeno crescente, questo contributo illustra un aspetto dell’impasse del capitalismo e tutto il
cinismo della classe dominante. Prendere coscienza della realtà delle sofferenze
generate dallo sfruttamento e dalla barbarie della società è importante. L’appello
alla “coscienza collettiva” é, a questo titolo, perfettamente valido in quanto si
tratta di un'arma degli sfruttati usata per criticare e rovesciare una società disumana.
Noi ci teniamo dunque a salutare vivamente il contributo della compagna e ad incoraggiare
questo approccio. Si precisa che i riferimenti di legge e le statistiche si
riferiscono alla Francia, ma un discorso del tutto analogo vale per tutti gli
altri paesi, compresa naturalmente l’Italia. Le note 9 e 11 sono state aggiunte
all’articolo originale. Il processo che si è tenuto a L’Aquila a fine ottobre
è all’altezza delle ultime stupidaggini di tele reality. Si trattava di veri
attori? Di una barzelletta di cattivo gusto? Si potrebbe anche crederlo. Ma no,
non stiamo sognando! Il tribunale dell’Aquila ha realmente condannato i cinque scienziati
della Commissione “Grandi Rischi” a sei anni di reclusione per “omicidio per
imprudenza”. In concreto si rimprovera loro di aver utilizzato delle
espressioni troppo rassicuranti in un comunicato stampa, proprio una settimana
prima che arrivasse il sisma che ha distrutto l’Aquila, il 6 aprile 2009. Bisogna
ricordarsi che questo sisma, di magnitudo 6,3 della scala Richter, fece più di
300 vittime ed oltre 1500 feriti, distruggendo numerosi edifici. Ma di qui a
far portare tutta la responsabilità all’equipe di scienziati, ce ne passa! Soprattutto
quando si prenda in considerazione la grande complessità di questo tipo di previsioni. settembre-ottobre 2012 In
Siria, nel Mali
e in altri numerosi punti caldi, i civili continuano ad essere ostaggi e
vittime di sanguinarie guerre imperialiste. Ovunque il terrore capitalista impone
il suo ordine nel sangue e la miseria. Questa estate, mentre in Francia gli
sbirri del governo socialista cacciavano brutalmente i Rom, la polizia dell’ANC
in Sudafrica sparava sui minatori.
Dappertutto il capitale in fallimento semina barbarie! Nessuno paese viene risparmiato dalla crisi economica
che fa esplodere la disoccupazione.
Quest’articolo,
scritto in risposta ai problemi che si pongono oggi gli operai dell’Ilva,
dell’Alcoa e del Carbosulcis, è di fatto dedicato a tutti i proletari d’Italia
che, in varia misura, vivono esattamente gli stessi problemi, gli stessi
ricatti dei loro compagni sardi o di Taranto, anche se vissuti in situazioni
meno note ma non per questo meno gravi e laceranti. Come cercheremo di
dimostrare, i vari casi che sorgono in giro per l’Italia non sono la
conseguenza della cattiva gestione di questo o di quello, non sono la
conseguenza dell’egoismo e del menefreghismo dei padroni, cose che comunque
esistono, ma sono principalmente la conseguenza di una crisi economica
profonda e senza uscite che investe non solo l’Italia ma il mondo intero. Il “boom” del dopoguerra giunse al suo termine
nel 1967. Questo breve periodo di relativa prosperità si produsse sulla base degli
orrori della Prima Guerra Mondiale, della Grande Depressione e della Seconda
Guerra Mondiale. Il fantasma della crisi economica fece la sua riapparizione in
questo anno. Durante la prima metà dell’anno l’Europa entrò in recessione e nel
secondo trimestre scoppiò una crisi nel sistema monetario internazionale. Da
allora la disoccupazione, l’insicurezza, il deterioramento della vita e delle
condizioni di lavoro diventano il pane quotidiano degli sfruttati. Il 16 agosto, nei pressi
delle miniere di Marikana, a nord-ovest di Johannesburg, 34 persone sono cadute
sotto i colpi della polizia sudafricana e altre 78 sono rimaste ferite.
Centinaia di manifestanti sono stati arrestati. Immediatamente le immagini
insopportabili delle esecuzioni sommarie hanno fatto il giro del mondo. Ma,
come sempre, la borghesia e i suoi media hanno sminuito il carattere di classe
dello sciopero, riducendolo ad un sordido confronto tra i due principali sindacati
del settore minerario e sventolando la solita solfa del “demone dell’apartheid”. L’ipocrisia
putrida della borghesia si svela ancora una volta in questa situazione
drammatica. Da parecchi mesi tutti minacciano di intervenire ma non sono in
grado di fare nulla e anche se lo facessero non sarebbe per sostenere la
popolazione ma per aprire la porta ad una nuova babele di cui i siriani
farebbero inevitabilmente le spese e ciò costituirebbe solo una scalata nell’orrore. La
condizione della donna nel ventunesimo secolo”: perché un titolo del
genere, perché affrontare questo argomento? Non è anacronistico o sorpassato?
Dopo tutto, non siamo nel 2012? I diritti delle donne alla parità non sono
riconosciuti in Italia e in una moltitudine di convenzioni e dichiarazioni in
tutto il mondo? Nella prima
parte di questo articolo, ripreso dal nostro sito spagnolo e che esprime
il dibattito con un compagno, abbiamo fatto vedere come la scienza non fosse
riuscita a superare la crisi che l’aveva attraversata a cavallo fra il 19° e il
20° secolo, crisi provocata dall’incapacità a integrare in un pensiero
dialettico le nuove scoperte, in primis la relatività einsteiniana e la
meccanica quantistica, che avevano messo in crisi le precedenti teorie
newtoniane. Rivoluzione InternazionaleRivoluzione Internazionale è la pubblicazione della CCI in Italia |
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