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xxx ![]() ICConlineInsieme di articoli pubblicati come "supplemento web" e non nella stampa. Quello
che viene comunemente ricordato come l’Autunno
caldo italiano
è un insieme di lotte che scuotono l’Italia dal Piemonte alla Sicilia giusto 40
anni fa e che cambieranno in maniera durevole il quadro sociale e politico del
paese. Ma queste lotte non sono una peculiarità italiana. Infatti, alla fine
degli anni ’60, si può assistere, particolarmente in Europa ma non solo, allo
sviluppo di una serie di lotte e di momenti di presa di coscienza da parte del
proletariato che mostrano, nel loro insieme, che qualcosa è cambiato: la classe
operaia era tornata finalmente sulla scena sociale. Una volta Bordiga, comunista di sinistra, definì l'insieme dell’opera di
Marx “necrologia del capitale”- in altri termini, lo studio delle
contraddizioni interne alle quali la società borghese non potrà sfuggire e che
la condurranno alla sua fine. 20 anni fa si è verificato uno degli avvenimenti più
importanti della seconda parte del ventesimo secolo: il crollo del blocco
imperialista dell’Est e dei regimi stalinisti d’Europa, tra cui il principale
era quello dell’URSS.
Questo avvenimento è stato utilizzato dalla classe dominante per scatenare una delle campagne ideologiche più massicce e pericolose che si siano mai viste contro la classe operaia. Identificando falsamente, ancora una volta, lo stalinismo che stava affondando con il comunismo, e facendo del fallimento economico e della barbarie dei regimi stalinisti la conseguenza inevitabile della rivoluzione proletaria, la borghesia mirava a deviare i proletari da ogni prospettiva rivoluzionaria e ad assestare un colpo decisivo alle lotte della classe operaia. Avvantaggiata dall’avvenimento, la borghesia ha anche approfittato per far passare una seconda grossa menzogna: con la scomparsa dello stalinismo, il capitalismo sarebbe entrato in un’era di pace e prosperità dove alla fine avrebbe potuto veramente espandersi. L’avvenire, come veniva promesso, si annunciava radioso. Il 6 marzo 1991, George Bush padre, presidente degli Stati Uniti d’America, forte della sua recente vittoria sull’esercito iracheno di Saddam Hussein, annunciava l’inizio di un “nuovo ordine mondiale” e l’avvento di un “mondo in cui le Nazioni unite, liberate dal vicolo cieco della guerra fredda, sono in grado di realizzare la visione storica dei loro fondatori. Un mondo in cui la libertà e i diritti dell’uomo sono rispettati da tutte le nazioni”. Vent’anni dopo, avremmo potuto quasi riderci sopra se il disordine mondiale e la proliferazione dei conflitti ai quattro angoli del pianeta, che hanno caratterizzato il mondo dopo questo celebre discorso, non avessero sparso tanta morte e miseria. E su questo piano il bilancio diventa anno dopo anno più sempre più pesante. Quanto alla prosperità, è del tutto fuori luogo parlarne. In effetti, dall’estate 2007 e soprattutto da quella del 2008, “al centro dei discorsi della borghesia le parole “prosperità”, “crescita” e “trionfo del liberalismo” si sono discretamente eclissate. Al tavolo del grande banchetto dell’economia capitalista si è istallato un convitato che si credeva di aver espulso per sempre. La crisi, lo spettro di una “nuova grande depressione”, simile a quella degli anni ‘30. Ieri il crollo dello stalinismo significava il trionfo del capitalismo liberale. Oggi lo stesso liberalismo viene accusato di tutti i mali dall’insieme degli specialisti e politici, compresi coloro che ne erano stati i più accaniti difensori, come il presidente francese Sarkozy! (leggi tutto l'articolo) Pubblichiamo
qui di seguito due articoli della rivista
Internationalisme, organo della Sinistra comunista di Francia,
dedicati alla questione del trotzkismo e scritti nel 1947. Proseguiamo con questo secondo articolo in cui cercheremo di mostrare come i problemi ambientali non possano essere attribuiti a singole persone o a singole aziende che non rispetterebbero la legge - benché esistano anche chiare responsabilità personali o aziendali - ma che è il capitalismo il vero responsabile con la sua logica del massimo profitto. Rivista InternazionaleLa Rivista Internazionale è l'organo teorico trimestrale della CCI, pubblicato in inglese, francese e spagnolo, con selezioni di articoli pubblicate in tedesco, italiano, svedese e olandese giugno-agosto 2010 I tempi che viviamo sono
senz’altro inediti e pieni di elementi di riflessione, tempi di una
maturazione
della storia che, e ci sono tanti elementi a farlo pensare, non può
sboccare
che in grandi sconvolgimenti. Una
delle questioni su cui, tra proletari, ci si ritrova più frequentemente a
discutere è la prospettiva della lotta di classe. Pubblichiamo
qui di seguito la testimonianza di lotta, datata 18 maggio 2010 e presa
dal
blog di un compagno della CNT/AIT della regione di Goias in Brasile. Pubblichiamo
qui di seguito ampi estratti di una
testimonianza del TPTG (Ta Paida Tis Galarias), gruppo comunista
libertario greco
sulla manifestazione del 5 maggio contro il piano d’austerità. Pubblichiamo qui di seguito la traduzione di un articolo scritto da un operaio turco che ha partecipato alle lotte della Tekel e che si è avvicinato alla sezione della CCI in questo paese. Cogliamo l’occasione per ringraziare calorosamente questo lavoratore. Gli scioperi della Tekel sono scarsamente conosciuti a livello internazionale in seguito al black-out mediatico promosso dalla borghesia. La classe dominante preferisce ovviamente puntare i proiettori su tutte le espressioni di nazionalismo (che in genere alimenta essa stessa) e passare sotto silenzio le manifestazioni di solidarietà operaia tra lavoratori di diverse origini etniche, culturali, religiose … Chiediamo perciò a tutti i nostri lettori di far circolare tra di loro tutte le informazioni disponibili su questa lotta.Migliaia di
manifestanti, organizzati nel movimento delle ‘camicie
rosse’, hanno installato un accampamento con barricate e sono adesso
assediati
dall’esercito, che ha dichiarato il coprifuoco in alcune zone della
città con
lo scopo di intimidire i manifestanti ed impedire l’arrivo di qualsiasi
rinforzo. A
fine maggio, la Corea
del Sud effettuava delle importanti manovre navali alle frontiere
marittime
della Corea del Nord. In reazione a queste il governo della Corea del
Nord
rispondeva che si trattava da parte della Corea del Sud di “una
provocazione
deliberata che mira a provocare un altro conflitto militare nel mar
Giallo e
spingere così verso una nuova guerra” e ha minacciato di “mettere in
opera
delle misure militari per difendere le sue acque territoriali, e il Sud
sarà
tenuto responsabile delle conseguenze”. Pubblichiamo qui di seguito
larghi
estratti di un
articolo della nostra sezione in Turchia. Nel testo si ricordano alcuni
avvenimenti calcistici degli ultimi decenni che mostrano fino a che
punto
questo sport è stato sempre utilizzato per esacerbare il nazionalismo. Dall’affondamento
della piattaforma
petrolifera della BP “Deepwater Horizon”, il 22 aprile scorso, durante
il quale
sono morti undici operai, almeno 800.000 litri di petrolio greggio si
versano
ogni giorno nel golfo del Messico contaminando le coste per centinaia di
chilometri e formando uno strato enorme di petrolio nel golfo stesso. VOLANTINO INTERNAZIONALE SCARICABILE ANCHE IN FORMATO PDF La “tragedia greca” è solo un anticipo di quello che toccherà a tutti gli operai in tutto il mondo. Ed infatti, delle “misure di austerità alla greca” sono state già annunciate ufficialmente in Portogallo, in Romania, in Giappone ed in Spagna (dove il governo ha appena abbassato del 5% il salario dei dipendenti statali!). In Italia si stanno preparando a fare la stessa cosa. Tutti questi attacchi portati avanti simultaneamente dimostrano ancora una volta che gli operai, indipendentemente dalla loro nazionalità, formano una sola ed unica classe che ha ovunque gli stessi interessi e gli stessi nemici. La borghesia fa portare al proletariato le pesanti catene del lavoro salariato, ma gli anelli di queste catene legano tra loro gli operai di tutti i paesi, al di là delle frontiere. Quelli che vengono attaccati oggi in Grecia e che hanno iniziato, faticosamente, a provare a battersi sono dunque i nostri fratelli di classe. La loro lotta è anche la nostra lotta. Rivoluzione InternazionaleRivoluzione Internazionale è la pubblicazione della CCI in Italia |
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