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Periodo gennaio-giugno 2012

ICConline

Insieme di articoli pubblicati come "supplemento web" e non nella stampa.

CCI on line gennaio-giugno 2012
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In questi ultimi mesi si sono susseguiti, uno dopo l’altro, avvenimenti di grande portata che manifestano la gravità della situazione economica mondiale: incapacità della Grecia a far fronte ai suoi debiti; minacce analoghe per la Spagna e l’Italia; richiamo alla Francia per la sua estrema vulnerabilità di fronte ad un’eventuale cessazione di pagamento da parte della Grecia o dell’Italia; blocco alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti sul rialzo del tetto del debito dello Stato; perdita per questo paese della sua “tripla A” – valutazione massima che fin qui ha caratterizzato la garanzia di rimborso del suo debito; voci sempre più persistenti sul rischio di fallimento di alcune banche, le cui smentite non ingannano nessuno, considerando le massicce soppressioni di posti di lavoro già effettuate; prima conferma di queste voci con il fallimento della banca franco-belga Dexia. Ogni volta i dirigenti di questo mondo corrono ai ripari ma le falle che sembravano aver tappato si aprono di nuovo, qualche settimana o anche qualche giorno dopo. La loro impotenza a contenere la scalata della crisi non evidenzia tanto la loro incompetenza e la loro visione a breve termine, quanto piuttosto la dinamica attuale del capitalismo verso catastrofi che non possono essere evitate: fallimenti di istituti finanziari, fallimenti di Stati, caduta in una profonda recessione mondiale.
Pubblichiamo la seconda parte di un testo di orientamento messo in discussione nella CCI durante l’estate 2001 e adottato dalla conferenza straordinaria della nostra organizzazione tenuta a marzo 2002
Pubblichiamo larghi estratti di un testo di orientamento messo in discussione all’interno della CCI durante l’estate 2001 ed adottato dalla conferenza straordinaria della nostra organizzazione tenutasi a fine marzo del 2002. Questo testo fa riferimento alle difficoltà organizzative incontrate dalla CCI durante l’ultimo periodo, difficoltà di cui abbiamo reso conto nel nostro articolo “La lotta per la difesa dei principi organizzativi” della Rivista Internazionale n°110 (in lingua inglese, francese e spagnola) e nella nostra stampa territoriale. Non avendo qui lo spazio per tornare su ciò che è detto in questi articoli, incoraggiamo il lettore a riferirsi ad essi per una migliore comprensione delle questioni affrontate. Abbiamo tuttavia corredato questo testo di un certo numero di note per facilitarne la lettura ed abbiamo anche riformulato certi passaggi che, se comprensibili per i militanti della CCI grazie alle sue discussioni interne, rischiavano di non esserlo per un lettore esterno.

In un nostro precedente articolo abbiamo parlato della lotta che si sviluppava in Spagna. Dopo di allora il contagio del suo esempio si è propagato fino alla Grecia e ad Israele. In questo articolo vogliamo tirare le lezioni di questi movimenti e vedere quali prospettive se ne possono tirare di fronte a una situazione di fallimento del capitalismo e di attacchi feroci contro il proletariato e la grande maggioranza della popolazione mondiale.

Su questo tema si terranno le prossime RIUNIONI PUBBLICHE della nostra organizzazione a Napoli ed a Milano, sabato 10 dicembre
La CCI ha tenuto il suo 19° congresso lo scorso maggio.  Il congresso costituisce, in generale, il momento più importante della vita delle organizzazioni rivoluzionarie e, dal momento che queste sono parti integranti della classe operaia, è loro compito portare a conoscenza di quest’ultima le principali conclusioni del loro congresso. E’ quello che ci proponiamo con questo articolo.
La risoluzione adottata dal precedente congresso della CCI metteva subito in evidenza la pungente smentita inflitta dalla realtà alle previsioni ottimiste dei dirigenti della classe borghese all’inizio dell’ultimo decennio del secolo scorso, particolarmente dopo il crollo di questo “Impero del male” che costituiva il blocco imperialista detto “socialista”. Essa citava in particolare l’ormai famosa dichiarazione del presidente George Bush senior del marzo 1991 che annunciava la nascita di un “Nuovo ordine mondiale” basato sul “rispetto del diritto internazionale” e sottolineava il suo carattere surrealista di fronte al caos crescente in cui sprofonda oggi la società capitalista. Venti anni dopo questi discorsi “profetici”, e particolarmente dopo l’inizio di questo nuovo decennio, mai, dalla fine della seconda guerra mondiale, il mondo aveva mostrato un volto così caotico. A poche settimane di distanza abbiamo assistito ad una nuova guerra in Libia, che viene ad aggiungersi alla lista di tutti i conflitti sanguinosi che hanno toccato il pianeta nel corso dell’ultimo periodo, a dei nuovi massacri in Costa d’Avorio ed ancora alla tragedia che ha toccato uno dei paesi più potenti e moderni del mondo, il Giappone. Il terremoto che ha devastato una parte di questo paese ha sottolineato ancora una volta che non esistono “catastrofi naturali” ma solo delle conseguenze catastrofiche a dei fenomeni naturali. Ha mostrato che la società dispone oggi dei mezzi necessari per costruire edifici capaci di resistere ai terremoti e che permetterebbero di evitare tragedie come quelle di Haiti l’anno scorso. Ma ha anche mostrato tutta l’imprevidenza di cui ha dato prova uno Stato pur così avanzato come il Giappone: il terremoto in sé ha provocato ben poche vittime ma lo tsunami che l’ha seguito ha falciato circa 30 000 esseri umani in pochi minuti. Ma non basta: provocando una nuova Chernobyl, ha messo in luce non solo l’imprevidenza della classe dominante, ma anche il suo incedere da apprendista stregone, incapace di controllare le forze che essa stessa ha messo in movimento. L’impresa Tepco, che sfruttava l’energia della centrale atomica di Fukushima, non è la prima né tanto meno l’unica responsabile della catastrofe. E’ il sistema capitalista nel suo insieme, basato com’è sulla ricerca sfrenata del profitto e sulla competizione tra settori nazionali e non sulla soddisfazione dei bisogni dell’umanità, che è fondamentalmente responsabile delle catastrofi presenti e future subite dalla specie umana. In fin dei conti, la Chernobyl giapponese costituisce una nuova illustrazione del fallimento ultimo del modo di produzione capitalista, un sistema la cui sopravvivenza costituisce una minaccia crescente per la stessa sopravvivenza dell’umanità. (segue)
2010
Dalla crisi del sistema finanziario nel 2008, sembra che non ci sia più niente che possa mistificare la profondità della crisi storica che sta vivendo il capitalismo.
L’attacco dei revisionisti contro il marxismo si è svolto attorno alla teoria dell'inevitabilità del declino del capitalismo per la quale le contraddizioni insolubili esistenti nei rapporti di produzione capitalista costituiranno un ostacolo insuperabile allo sviluppo delle forze produttive.
Anche se i rivoluzionari di oggi non condividono tutti l'analisi dell’entrata del capitalismo nella sua fase di declino con lo scoppio della prima guerra mondiale, non era così per coloro che dovettero reagire a questa Guerra e che parteciparono ai sollevamenti rivoluzionari che seguirono: come viene mostrato in questo articolo, la maggior parte dei marxisti allora condividevano questo punto di vista. Anzi, per loro la comprensione che si era entrati in un nuovo periodo storico era essenziale per rilanciare il programma comunista e le tattiche che ne derivavano.
Pubblichiamo il Manifesto del Gruppo operaio del Partito comunista russo (PCR, Partito bolscevico) di cui uno dei leader più in vista fu Miasnikov, dal quale la denominazione più nota di “Gruppo di Miasnikov”.
Il marxismo si è sempre posto come uno dei suoi obiettivi primari quello di fondare la prospettiva della futura società che libererà l’essere umano dallo sfruttamento, dall’oppressione e dall’insieme dei mali che l’opprimono da millenni, non sulla base di una “realizzazione dei principi di uguaglianza e di giustizia” ma su di una necessità materiale che deriva dalla stessa evoluzione della storia umana, dalla natura di cui fa parte, essa stessa trasformata, in ultima istanza, da forze materiali e non spirituali. È per tale motivo che il movimento operaio, a cominciare dagli stessi Marx ed Engels, ha sempre prestato una particolare attenzione alla scienza.
Nel precedente articolo abbiamo rievocato la grande lotta portata avanti dalla classe operaia in Italia alla fine degli anni ‘60 che è rimasta nella storia con il nome di “autunno caldo”, nome che, come abbiamo già ricordato nel suddetto articolo, è troppo angusto dal punto di vista temporale per designare una fase di lotte che ha investito i proletari in Italia per almeno tutto il biennio 1968-69 e che ha lasciato una traccia profonda negli anni successivi.

Rivista Internazionale

La Rivista Internazionale è l'organo teorico trimestrale della CCI, pubblicato in inglese, francese e spagnolo, con selezioni di articoli pubblicate in tedesco, italiano, svedese e olandese

Rivista Internazionale n°33
La catastrofe economica mondiale è inevitabile
Testo di orientamento, 2001: La fiducia e la solidarietà nella lotta del proletariato, 2a parte
Testo di orientamento, 2001: La fiducia e la solidarietà nella lotta del proletariato, 1a parte
Movimento degli indignati in Spagna, Grecia e Israele: dall’indignazione alla preparazione delle battaglie di classe
XIX Congresso della CCI: prepararsi agli scontri di classe
Risoluzione sulla situazione internazionale del XIX congresso della CCI
Rivista Internazionale n°32
Crollo economico, catastrofi "naturali", caos imperialista, ... Il capitalismo è un sistema in fallimento che bisogna abbattere
Rosa Luxemburg ed i limiti dell'espansione del capitalismo
Decadenza del capitalismo: l’era delle catastrofi
Manifesto del Gruppo operaio del PCR (Partito bolscevico)
La scienza ed il movimento marxista: l’eredità di Freud
Autunno caldo 1969: un momento della ripresa storica della lotta di classe, II parte
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A C’è stato un tempo, non così lontano, in cui i rivoluzionari non incontravano che scetticismo, derisione o scherno quando affermavano che il sistema capitalista stava andando verso la catastrofe. Oggi a dirlo sono i più accesi sostenitori del capitalismo “Il caos è qua, proprio davanti a noi (Jacques Attali, ex collaboratore del presidente Mitterrand, ex direttore del BERS e, attualmente, consigliere del presidente Sarkozy).
L’estrema gravità della crisi economica internazionale, la particolare posizione di fragilità dell’Italia e le pressioni della borghesia a livello internazionale l’hanno avuta vinta alla fine sulle resistenze opposte da Berlusconi e dal suo governo a dimettersi.
Le dimissioni di Berlusconi richieste all’infinito da tutti o quasi tutti, non solo in Italia ma da tutto il mondo, hanno fatto tirare un respiro di sollievo a chi pensava di essere arrivato al bordo del precipizio. Il colpo finale glielo ha dato lo spread, che si innalzava giorno dopo giorno.
Pubblichiamo qui di seguito la presentazione fatta alle nostre riunioni pubbliche di dicembre su questo tema. La presentazione è basata sull’articolo, dallo stesso titolo, pubblicato sul nostro sito (http://it.internationalism.org/node/1120) che argomenta più estesamente gli elementi di analisi qui presentati.
Questo articolo è stato scritto dalla nostra sezione in Francia il 1° dicembre ma gli ultimi avvenimenti in Egitto non modificano secondo noi il quadro che ne emerge. La feroce repressione che continua a lasciare morti nelle strade e si abbatte con ferocia sui manifestanti non possono che rafforzare la nostra solidarietà verso i proletari egiziani e la loro determinazione alla lotta.
“Ci sarà un crac e la caduta sarà violenta”. “Assolutamente nessuno crede ai piani di salvataggio, tutti sanno che il mercato è cotto e che la borsa è finita”. “I trader se ne infischiano di come si dovrà raddrizzare l’economia, il nostro lavoro è fare soldi in questa situazione”. “Io mi corico tutte le sere sognando una nuova recessione”. “Nel 1929 qualcuno era preparato a fare del denaro col crac e tutti oggi lo possono fare, e non solamente l’élite”. “Questa crisi economica è come un cancro”. “Preparatevi! Non è il momento di sperare che i governi risolvano i problemi. I governi non dirigono il mondo, è Goldman Sachs che dirige il mondo. Questa banca se ne frega dei piani di salvataggio”. “Predico che in meno di 12 mesi le economie di milioni di persone spariranno, e sarà solo l’inizio...”.

 

Periodo settembre-novembre 2011
Da anni ormai c’eravamo abituati a temere il momento del varo della legge di bilancio dello Stato (“La finanziaria”), perché da anni ormai queste finanziarie significano sacrifici per i lavoratori, ma quello che sta succedendo da luglio è una novità assoluta: sotto i colpi della tempesta finanziaria internazionale le manovre economiche ormai vengono varate a ripetizione, e tutte hanno sempre lo stesso carattere di dissanguamento dei lavoratori. Tra luglio e settembre sono state varate due manovre finanziarie che si proiettano al 2014, anno in cui viene promesso il pareggio di bilancio, e che superano i 60 miliardi di euro
La maggioranza ha tirato un sospiro di sollievo dopo il voto di fiducia dato alla nuova manovra per aver allentato finalmente la pressione dei mercati, della UE e del presidente Napolitano. Ma sembrerebbe che anche l’opposizione parlamentare, nonostante le polemiche di facciata, abbia tratto vantaggio dal passaggio secco di questa manovra.
Dopo quattro mesi di manifestazioni e proteste popolari contro la disoccupazione, la repressione e la mancanza di un futuro, gli avvenimenti in Siria prendono una svolta molto più oscura e pericolosa. Con la scusa della lotta contro le “bande armate” e i “terroristi”, il regime siriano ha scatenato il suo terrore sulla popolazione: attacchi aerei, colpi di carri armati, batterie antiaeree, tiri di cecchini, tortura, privazione di acqua, di elettricità, di alimenti per i bambini, ammassamento di persone negli stadi per “l’interrogatorio”, tutto ciò ricorda i regimi più sinistri dell’Africa e dell’America Latina. Almeno 2.000 manifestanti, per lo più disarmati, sono stati uccisi fino ad oggi, con decine di migliaia di rifugiati e molti senzatetto rimasti nel loro paese. Ci sono anche molti soldati disertori che si sono rifiutati di sparare contro altre persone dello stesso popolo.
La CCI ha tenuto il suo 19° congresso lo scorso maggio. Il congresso costituisce, in generale, il momento più importante della vita delle organizzazioni rivoluzionarie e, dal momento che queste sono parti integranti della classe operaia, è loro compito portare a conoscenza di quest’ultima le principali conclusioni del loro congresso.
In Israele, nelle ultime tre settimane, centinaia di migliaia di persone hanno manifestato per le strade per protestare contro l’aumento vertiginoso del costo della vita, la crescente difficoltà per il ceto medio di farsi una casa, lo smantellamento dei servizi di welfare. I manifestanti chiedono “giustizia sociale”, ma molti parlano anche di “rivoluzione”. Essi non fanno mistero del fatto che sono stati ispirati dall’ondata di rivolte nel mondo arabo, ora diffusa in Spagna e Grecia. Il primo ministro israeliano Netanyahu, le cui politiche sfacciatamente di destra sembravano aver guadagnato un seguito popolare, viene improvvisamente confrontato con il dittatori d’Egitto (Mubarak, ora sotto processo per aver sparato contro i manifestanti) e della Siria (Assad, che sta ordinando stragi atroci contro una popolazione sempre più esasperata con il suo regime).
I mesi di luglio e agosto di quest’anno sono stati segnati da eventi apparentemente stupefacenti. Stiamo assistendo al panico diffuso dei governi, dei dirigenti, delle banche centrali e delle altre istituzioni finanziarie internazionali. I padroni di questo mondo sembrano aver perso completamente la bussola. Ogni giorno si tengono nuove riunioni di capi di Stato, dei G8, G20, della BCE, della FED, ecc ... Allo stesso ritmo impressionante, in una totale improvvisazione, vengono pronunciate dichiarazioni che appaiono ridicole rispetto ai problemi incontrati e sono annunciate decisioni senza che la crisi economica mondiale cambi il suo corso catastrofico. Il fallimento generalizzato avanza. La depressione decolla in maniera irreversibile. In poche settimane, il piano di salvataggio dell’economia della Grecia è superato e la crisi del debito guadagna spettacolarmente dei paesi importanti come l’Italia e la Spagna. La stessa prima potenza economica mondiale, gli Stati Uniti, vede svilupparsi una grave crisi politica al suo interno di fronte alla necessità assoluta per lei di alzare il tetto del debito di oltre 14500-16600 miliardi di dollari. Tutto questo nel quadro di un piano di lotta contro il deficit pubblico che ha portato direttamente al deterioramento del rating di questo gigante dai piedi d’argilla. Cosa che è una novità nella sua storia. Il treno deraglia ed i conduttori perdono il controllo della loro macchina. Ma dove va dunque l’economia globale? Perché sembra cadere in un precipizio senza fondo? Tante domande cui è necessario rispondere: dove sta conducendo l’umanità questa economia mondiale in fallimento?

Rivoluzione Internazionale

Rivoluzione Internazionale è la pubblicazione della CCI in Italia

Rivoluzione Internazionale n°173
Il capitalismo è in fallimento, è necessario rovesciarlo!
Lotta di classe in Italia: perché le lotte non riescono ad unirsi in un unico fronte contro il capitale?
Tolto Berlusconi resta la crisi e le batoste sulla pelle degli proletari
Movimento degli indignati in Spagna, Grecia e Israele: dall’indignazione alla preparazione delle battaglie di classe
Qual è il futuro per le lotte in Egitto?
Crisi economica: accusano la finanza per risparmiare il capitalismo!
Rivoluzione Internazionale n°172
Manovra finanziaria: un salasso da capogiro che servirà solo a peggiorare la situazione
Ma quali sono le alternative che ci propongono le sinistre per risolvere la questione del debito?
Repressione brutale e manovre imperialiste in Siria
XIX Congresso della CCI. Prepararsi agli scontri di classe
Proteste in Israele: “Mubarak, Assad, Netanyahu. Sono tutti uguali!”
Crisi economica mondiale: un’estate micidiale