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xxx ![]() La prima parte di questo articolo, consacrata allo studio del rapporto dell’uomo con la natura, mostrava che “La specie umana è stata sempre condotta, per vivere, a trasformare la natura. Ma il Capitale pone oggi un nuovo problema: questo sistema non produce per soddisfare i bisogni dell’umanità ma per il profitto”. Questa seconda parte affronta il ruolo che hanno giocato il carbone, il petrolio e poi il nucleare nel capitalismo e si interroga sul posto dell’energia nella società futura. Mercoledì
15 febbraio, la polizia ha represso i liceali e gli studenti che avevano bloccato
la circolazione in via Xativa a Valencia in occasione della manifestazione
contro i tagli di bilancio. Un giovane minatore è stato fermato. Da allora sono
seguite manifestazioni ed assembramenti e lo Stato ha risposto con una vera e
propria escalation della repressione: 17 persone fermate e trattate in modo umiliante,
in particolare le ragazze, insultate rudemente, trascinate per terra … Quelli
che si sono raggruppati di fronte al palazzo di polizia di Zapadores sono state
vittime di una trappola e sono stati schedati uno ad uno.
Di fronte a tali atti, vogliamo esprimere la nostra solidarietà con tutti gli imprigionati, il nostro sostegno a tutte le manifestazioni di solidarietà che ci sono state, come pure all’atteggiamento degli abitanti della zona di Zapadores ICConlineInsieme di articoli pubblicati come "supplemento web" e non nella stampa.
. In
questi ultimi mesi si sono susseguiti, uno dopo l’altro, avvenimenti di grande
portata che manifestano la gravità della situazione economica mondiale:
incapacità della Grecia a far fronte ai suoi debiti; minacce analoghe per la
Spagna e l’Italia; richiamo alla Francia per la sua estrema vulnerabilità di
fronte ad un’eventuale cessazione di pagamento da parte della Grecia o dell’Italia;
blocco alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti sul rialzo del tetto
del debito dello Stato; perdita per questo paese della sua “tripla A” – valutazione
massima che fin qui ha caratterizzato la garanzia di rimborso del suo debito;
voci sempre più persistenti sul rischio di fallimento di alcune banche, le cui smentite
non ingannano nessuno, considerando le massicce soppressioni di posti di lavoro
già effettuate; prima conferma di queste voci con il fallimento della banca
franco-belga Dexia. Ogni volta i dirigenti di questo mondo corrono ai ripari ma
le falle che sembravano aver tappato si aprono di nuovo, qualche settimana o
anche qualche giorno dopo. La loro impotenza a contenere la scalata della crisi
non evidenzia tanto la loro incompetenza e la loro visione a breve termine, quanto
piuttosto la dinamica attuale del capitalismo verso catastrofi che non possono
essere evitate: fallimenti di istituti finanziari, fallimenti di Stati, caduta
in una profonda recessione mondiale. Pubblichiamo la
seconda parte di un testo di orientamento messo in discussione nella CCI
durante l’estate 2001 e adottato dalla conferenza straordinaria della nostra
organizzazione tenuta a marzo 2002 Pubblichiamo
larghi estratti di un testo di orientamento messo in discussione all’interno
della CCI durante l’estate 2001 ed adottato dalla conferenza straordinaria
della nostra organizzazione tenutasi a fine marzo del 2002. Questo testo fa
riferimento alle difficoltà organizzative incontrate dalla CCI durante l’ultimo
periodo, difficoltà di cui abbiamo reso conto nel nostro articolo “La lotta per
la difesa dei principi organizzativi” della Rivista
Internazionale n°110 (in lingua inglese, francese e spagnola) e nella nostra
stampa territoriale. Non avendo qui lo spazio per tornare su ciò che è detto in
questi articoli, incoraggiamo il lettore a riferirsi ad essi per una migliore
comprensione delle questioni affrontate. Abbiamo tuttavia corredato questo
testo di un certo numero di note per facilitarne la lettura ed abbiamo anche
riformulato certi passaggi che, se comprensibili per i militanti della CCI grazie alle sue
discussioni interne, rischiavano di non esserlo per un lettore esterno. In un nostro precedente articolo abbiamo parlato della lotta che si sviluppava in Spagna. Dopo di allora il contagio del suo esempio si è propagato fino alla Grecia e ad Israele. In questo articolo vogliamo tirare le lezioni di questi movimenti e vedere quali prospettive se ne possono tirare di fronte a una situazione di fallimento del capitalismo e di attacchi feroci contro il proletariato e la grande maggioranza della popolazione mondiale. Su questo tema si terranno le prossime RIUNIONI PUBBLICHE della nostra organizzazione a Napoli ed a Milano, sabato 10 dicembreLa CCI ha tenuto il suo 19° congresso lo scorso
maggio. Il congresso costituisce, in
generale, il momento più importante della vita delle organizzazioni
rivoluzionarie e, dal momento che queste sono parti integranti della classe
operaia, è loro compito portare a conoscenza di quest’ultima le principali
conclusioni del loro congresso. E’ quello che ci proponiamo con questo
articolo. La risoluzione adottata dal precedente
congresso della CCI metteva subito in evidenza la pungente smentita inflitta
dalla realtà alle previsioni ottimiste dei dirigenti della classe borghese
all’inizio dell’ultimo decennio del secolo scorso, particolarmente dopo il
crollo di questo “Impero del male” che costituiva il blocco imperialista detto
“socialista”. Essa citava in particolare l’ormai famosa dichiarazione del presidente
George Bush senior del marzo 1991 che annunciava la nascita di un “Nuovo ordine
mondiale” basato sul “rispetto del diritto internazionale” e sottolineava il
suo carattere surrealista di fronte al caos crescente in cui sprofonda oggi la
società capitalista. Venti anni dopo questi discorsi “profetici”, e
particolarmente dopo l’inizio di questo nuovo decennio, mai, dalla fine della
seconda guerra mondiale, il mondo aveva mostrato un volto così caotico. A poche
settimane di distanza abbiamo assistito ad una nuova guerra in Libia, che viene
ad aggiungersi alla lista di tutti i conflitti sanguinosi che hanno toccato il
pianeta nel corso dell’ultimo periodo, a dei nuovi massacri in Costa d’Avorio
ed ancora alla tragedia che ha toccato uno dei paesi più potenti e moderni del
mondo, il Giappone. Il terremoto che ha devastato una parte di questo paese ha
sottolineato ancora una volta che non esistono “catastrofi naturali” ma solo
delle conseguenze catastrofiche a dei fenomeni naturali. Ha mostrato che la società
dispone oggi dei mezzi necessari per costruire edifici capaci di resistere ai
terremoti e che permetterebbero di evitare tragedie come quelle di Haiti l’anno
scorso. Ma ha anche mostrato tutta l’imprevidenza di cui ha dato prova uno
Stato pur così avanzato come il Giappone: il terremoto in sé ha provocato ben
poche vittime ma lo tsunami che l’ha seguito ha falciato circa 30 000 esseri
umani in pochi minuti. Ma non basta: provocando una nuova Chernobyl, ha messo
in luce non solo l’imprevidenza della classe dominante, ma anche il suo
incedere da apprendista stregone, incapace di controllare le forze che essa
stessa ha messo in movimento. L’impresa Tepco, che sfruttava l’energia della
centrale atomica di Fukushima, non è la prima né tanto meno l’unica responsabile
della catastrofe. E’ il sistema capitalista nel suo insieme, basato com’è sulla
ricerca sfrenata del profitto e sulla competizione tra settori nazionali e non
sulla soddisfazione dei bisogni dell’umanità, che è fondamentalmente
responsabile delle catastrofi presenti e future subite dalla specie umana. In
fin dei conti, la Chernobyl giapponese costituisce una nuova illustrazione del
fallimento ultimo del modo di produzione capitalista, un sistema la cui
sopravvivenza costituisce una minaccia crescente per la stessa sopravvivenza
dell’umanità. (segue) 2010 Dalla crisi del
sistema finanziario nel 2008, sembra che non ci sia più niente che possa
mistificare la profondità della crisi storica che sta vivendo il capitalismo. L’attacco dei revisionisti contro il
marxismo si è svolto attorno alla teoria dell'inevitabilità del declino del capitalismo
per la quale le contraddizioni insolubili esistenti nei rapporti di produzione
capitalista costituiranno un ostacolo insuperabile allo sviluppo delle forze
produttive. Anche se
i rivoluzionari
di oggi non condividono tutti l'analisi dell’entrata
del capitalismo nella sua
fase di declino con lo scoppio della
prima guerra mondiale, non era
così per coloro che dovettero
reagire a questa
Guerra e che parteciparono
ai sollevamenti rivoluzionari che
seguirono: come viene mostrato in
questo articolo, la
maggior parte dei marxisti
allora condividevano questo
punto di
vista. Anzi, per
loro la comprensione che
si era entrati in un nuovo
periodo storico era
essenziale per rilanciare il programma
comunista e le
tattiche che ne derivavano. Pubblichiamo il Manifesto del Gruppo operaio del Partito comunista russo (PCR, Partito
bolscevico) di cui uno dei leader più in vista fu Miasnikov,
dal quale la denominazione più nota di “Gruppo di Miasnikov”. Il marxismo si è sempre posto come uno dei suoi obiettivi primari quello di fondare la prospettiva della futura società che libererà l’essere umano dallo sfruttamento, dall’oppressione e dall’insieme dei mali che l’opprimono da millenni, non sulla base di una “realizzazione dei principi di uguaglianza e di giustizia” ma su di una necessità materiale che deriva dalla stessa evoluzione della storia umana, dalla natura di cui fa parte, essa stessa trasformata, in ultima istanza, da forze materiali e non spirituali. È per tale motivo che il movimento operaio, a cominciare dagli stessi Marx ed Engels, ha sempre prestato una particolare attenzione alla scienza. Nel
precedente articolo abbiamo rievocato la grande lotta portata avanti dalla
classe operaia in Italia alla fine degli anni ‘60 che è rimasta nella storia
con il nome di “autunno caldo”, nome che, come abbiamo già ricordato nel
suddetto articolo, è troppo angusto dal punto di vista temporale per designare
una fase di lotte che ha investito i proletari in Italia per almeno tutto il
biennio 1968-69 e che ha lasciato una traccia profonda negli anni successivi. Rivista InternazionaleLa Rivista Internazionale è l'organo teorico trimestrale della CCI, pubblicato in inglese, francese e spagnolo, con selezioni di articoli pubblicate in tedesco, italiano, svedese e olandese . Di
fronte all’ennesimo piano di austerità imposto alla popolazione greca, la
collera ha fatto irruzione in strada. Nella notte tra il 12 e il 13 febbraio,
tra le 80.000 e 200.000 persone si sono radunate davanti al parlamento, in
piazza Syntagma, durante il voto d’adozione delle misure da parte dei deputati
e si sono scontrate con la polizia antisommossa. Il bilancio netto di quello
che i media hanno chiamato “notte di guerriglia urbana” risulterebbe di 48
edifici bruciati e 150 negozi saccheggiati. Si contano anche un centinaio di
feriti e 130 arresti. Ormai la crisi economica non è più soltanto un argomento
importante di discussione. La crisi è diventata qualcosa che si vive e si
patisce ogni giorno, con i licenziamenti e la mancanza di lavoro per i giovani,
con l’aumento di qualunque genere di prima necessità e la riduzione al lumicino
degli ammortizzatori sociali, con un governo che sforna una legge dopo l’altra
per togliere il pane di bocca a famiglie già allo stremo e con il controcanto di
partiti e sindacati che fanno finta di fare opposizione per giustificare la
propria esistenza ma che, alla fine, fanno passare qualunque porcheria. Il fatto che anche la Lega Nord,
quella “pura e dura”, quella che doveva raddrizzare “Roma ladrona”, sia stata
coinvolta in ruberie e nell’uso disinvolto dei soldi pubblici, può aver sorpreso
solo gli ingenui iscritti che avevano creduto nella diversità della Lega e nel
fatto che esistesse finalmente un partito capace di preoccuparsi degli
interessi della gente (fosse anche solo di quella del nord). Il
15 di febbraio due pescatori dello Stato indiano del Kerala, che si erano avvicinati ad una petroliera battente
bandiera italiana, non sono tornati a casa perché uccisi da due soldati italiani
di guardia sulla nave per difenderla da un eventuale attacco di pirati. Pirati
che, da quel che sappiamo, non agiscono al largo delle coste indiane ma
essenzialmente nello stretto di Oman, tra la Somalia e lo Yemen. Lo Stato del
Kerala, nelle cui acque – o nei pressi delle coste del quale - è avvenuta
l’uccisione dei due pescatori, ha bloccato la nave e arrestato i due soldati
(in servizio nel corpo dei lagunari, i marines italiani). In
India, il 28 febbraio scorso c’è stata una giornata di sciopero proclamata dalle
undici centrali sindacali nazionali (è la prima volta dall’indipendenza del
paese nel 1947 che queste agiscono insieme) e da 50.000 sindacati più piccoli,
che rappresentano 100 milioni di lavoratori attraverso tutto il paese. Lo
sciopero ha riguardato numerosi settori, in particolare gli impiegati di banca,
i lavoratori delle poste e dei trasporti pubblici, gli insegnanti, i portuali …
Questa mobilitazione è stata salutata come uno degli scioperi più grandi del
mondo fino ad oggi. Durante gli anni 1990 il territorio
di quello che era lo Stato della Jugoslavia fu lo scenario di una serie di
orribili massacri basati sull'ideologia dello sciovinismo etnico. La guerra nei
Balcani causò la più feroce carneficina avvenuta nel centro del capitalismo dal
1945. La borghesia locale fece di tutto per trascinare la popolazione in una
frenesia di odio etnico e nazionalista, precondizione per il sostegno o la
partecipazione alla successiva e sanguinosa carneficina. Sotto il capitalismo, il pozzo dell’orrore è senza fondo. Ai quattro
angoli del globo, questo sistema distrugge, affama e massacra. Oggi è in Siria
che questo sistema di sfruttamento scrive, con la punta di una baionetta
bagnata di sangue, il nuovo atto della sua barbara storia. Laggiù, la vita vale
meno del prezzo delle pallottole. Pubblichiamo la
traduzione della seconda parte dell’articolo di Welt Revolution, organo
di
stampa della CCI in Germania, in cui viene tracciato, ad un anno dalla
catastrofe nucleare di Fukushima, un primo bilancio. Nella prima parte
di questo articolo, i
nostri compagni sottolineavano la gravità dell’avvenimento e le incurie
della
classe dominante che al disastro in atto ha saputo opporre soltanto le
sue
menzogne e le sue manipolazioni. Ora, si vuole mostrare che il peggio,
per il
pianeta e l’umanità, deve ancora venire. Pubblichiamo qui un volantino internazionale, che la CCI sta diffondendo ovunque è presente, dove si fa un primo bilancio dei movimenti degli Indignati e degli “Occupy” che si sono sviluppati nel 2011, per contribuire al dibattito sul loro significato e la loro importanza. I due eventi più significativi del 2011 sono stati la crisi globale del capitalismo ed i movimenti sociali in Tunisia, in Egitto, in Spagna, in Grecia, in Israele, in Cile, negli Stati Uniti, in Gran Bretagna … L’indignazione ha preso una dimensione internazionale Le conseguenze della crisi capitalista sono estremamente dure per l’immensa maggioranza della popolazione mondiale: deterioramento delle condizioni di vita, disoccupazione che si prolunga per anni, precarietà che rende impossibile la benché minima esigenza vitale di stabilità, situazioni estreme di povertà e di fame … Milioni di persone si rendono conto con preoccupazione del fatto che ogni possibilità di “una vita stabile e normale”, di “un futuro per i loro figli” diventa irraggiungibile. Questo ha provocato un’indignazione profonda, ha portato a rompere la passività, a scendere nelle strade e nelle piazze, a porsi delle domande sulle cause di una crisi che, nella sua fase attuale, dura già da oltre cinque anni. L’indignazione è montata ancora di più per l’arroganza, la voracità e l’indifferenza rispetto alle sofferenze della maggioranza della popolazione di banchieri, politici e altri rappresentanti della classe capitalista. Ma anche a causa dell’incompetenza dei governi di fronte ai gravi problemi della società: le misure che questi prendono non fanno che aumentare la miseria e la disoccupazione senza darvi la minima soluzione. Il movimento d’indignazione si è esteso a livello internazionale. È nato in Spagna dove il governo socialista aveva realizzato uno dei primi e più duri piani d’austerità; in Grecia, diventata il simbolo della crisi economica mondiale attraverso l’indebitamento; negli Stati Uniti, tempio del capitalismo mondiale; in Egitto ed in Israele paesi situati in uno dei peggiori e più acuti fronti del conflitto imperialista, quello del Medio Oriente. La coscienza che si tratta di un movimento globale inizia a svilupparsi, nonostante il peso distruttivo del nazionalismo (presenza di bandiere nazionali nelle manifestazioni in Grecia, in Egitto e negli Stati Uniti). In Spagna, la solidarietà con i lavoratori in Grecia si è espressa al grido di “Atene resisti, Madrid si solleva!”. Gli scioperanti di Oakland (California, novembre 2011) proclamavano la loro “solidarietà con i movimenti di occupazione a livello mondiale”. In Egitto è stata approvata una Dichiarazione del Cairo di sostegno al movimento negli Stati Uniti. In Israele, gli Indignati hanno gridato “Netanyahu, Mubarak, El Assad, sono la stessa cosa” ed hanno preso contatto con i lavoratori palestinesi. Oggi, il punto culminante di questi movimenti è dietro di noi, anche se si vedono apparire nuove lotte (Spagna, Grecia, Messico). E allora molta gente si chiede: a cosa è servita tutta quest’ondata d’indignazione? Abbiamo guadagnato qualcosa? CONTINUA: leggi tutto cliccando sul titolo. febbraio-marzo 2012 La
volontà di cambiare il sistema capitalista si è affermata e propagata nel mondo
durante questi ultimi mesi molto velocemente, in particolare tra i giovani,
attraverso il movimento degli Indignati e degli Occupy. Venerdì
13 gennaio l’agenzia di rating americana Standard & Poor’s (S& P) declassa
la nota di credito di 9 paesi della zona euro. È il “black Friday”! La Francia,
l’Austria, Malta, la Slovacchia e la Slovenia cadono di una tacca, l’Italia, la
Spagna, il Portogallo e Cipro di due. Questa decisione mette l’Italia allo
stesso livello del Kazakhstan (BBB+) e pone il Portogallo nella categoria ad
alto rischio! Inoltre S& P mette 14 paesi della zona in posizione di prospettiva
negativa (in totale 15 paesi su 17 sono in prospettiva negativa). In sintesi,
solo la Germania ha ancora il bollino “AAA - prospettiva stabile” in una zona
euro alla deriva. Testo della
presentazione alla Riunione Pubblica della CCI di febbraio 2012
In tutti i paesi le imprese stanno licenziando massicciamente, la disoccupazione sta esplodendo a livello mondiale. Sono all’ordine del giorno le notizie di chiusura di aziende o di ridimensionamento del personale. Gli esperti della borghesia includono la Cina nella loro collezione di potenze che
hanno espresso di recente un avanzato sviluppo economico. Questa categoria,
riferita con l’acronimo “BRIC” e che include anche il Brasile, la Russia e l’India,
si presume possa costituire la salvezza del capitalismo in crisi. Questi paesi vengono
dipinti come l’opposto di quelli che formano il “PIIG” (Portogallo, Irlanda,
Italia, Grecia e Spagna). In realtà, non sono che l’altra faccia della stessa medaglia.
I PIIGS sono
sprofondati velocemente nella crisi economica aperta, i
BRIC sono in procinto di farlo, spegnendo
le deboli speranze della classe dominante
in un miracolo economico capace di superare la crisi mortale del capitalismo Quella che segue
è una presa di posizione di simpatizzanti della CCI, presenti sul territorio
dell’ex-URSS, sulle manifestazioni contro le frodi elettorali che hanno raggruppato
decine di migliaia di persone a Mosca, a San Pietroburgo e in quasi 80 città
della Russia nello scorso dicembre. Il 29 novembre, degli studenti hanno fatto irruzione
nell’edificio, causando danni agli uffici dell’ambasciata e a dei veicoli.
Dominick Chilcott, l’ambasciatore britannico, in un’intervista alla BBC, ha
accusato il regime iraniano di essere dietro questi attacchi “spontanei”. Per
rappresaglia, il Regno Unito a espulso l’ambasciata iraniana di Londra. Questi
avvenimenti sono un nuovo episodio della crescente tensione in Medio Oriente tra
l’Occidente e l’Iran, sulla questione delle armi nucleari della Siria. L’11 marzo 2011, uno tsunami gigantesco inonda le coste orientali del Giappone. Onde alte da 12 a 15 metri causano danni incredibili. Più di 20.000 persone vengono uccise mentre migliaia di altre vengono ancora oggi date per disperse. Un numero incalcolabile di persone ha perso la casa. Ma il peggio doveva ancora venire con la catastrofe nucleare di Fukushima. Un anno dopo possiamo affermare che questa è una catastrofe mondiale ancora in corso. Rivoluzione InternazionaleRivoluzione Internazionale è la pubblicazione della CCI in Italia |
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