Movimento di lotta alla Sicurezza Sociale, a Marsiglia

Nel novembre 2007, avevamo pubblicato una lettera di un lettore, firmatosi Sébastien, che descriveva “dall'interno" l'aumento della collera nei diversi servizi della Sicurezza Sociale di Marsiglia, col titolo "Una testimonianza della combattività operaia di fronte all’aggravamento delle condizioni di lavoro".[1]

Oggi, solamente alcuni mesi dopo queste prime dimostrazioni di malcontento, col peggiorare delle condizioni di lavoro, esplode di nuovo la rabbia. Attraverso questa seconda lettera del compagno Sébastien, possiamo vedere che un vero processo di riflessione ha avuto luogo in questo lasso di tempo: sui sindacati, sulla necessità di lottare uniti e in modo solidale, sul modo di condurre lotte per non rimanere isolati ma al contrario per riuscire ad estenderle agli altri servizi... Tutte queste questioni hanno cominciato a trovare inizi di risposte, collettivamente, in quest'ultimo movimento.

Un’esperienza di lotta ricca di insegnamenti

In numerosi settori del servizio pubblico, la riduzione delle forze impiegate ha raggiunto un tale livello che, attualmente, spesso è impossibile affrontare la quantità di compiti da svolgere, e ciò determina un deterioramento accelerato delle condizioni di lavoro. La scontentezza che tale situazione genera spinge i lavoratori a reagire.

A Marsiglia, in un grande centro della Sicurezza Sociale, la rabbia degli impiegati si è trasformata in un movimento di lotta che è durato più di un mese. Già alla fine dell'estate 2007, questi stessi impiegati avevano reagito per le stesse ragioni, ed all'epoca la direzione aveva fatto finta di retrocedere. Oggi, dopo i pensionamenti non rimpiazzati ed altri cambiamenti, il numero degli effettivi si assottiglia a vista d'occhio. L'esasperazione si estende sempre più nei servizi. Oggi, un numero crescente di lavoratori vogliono battersi per chiedere più effettivi. E non si tratta più di condurre delle azioni ognuno nel suo angolo, ma di unirsi, cercare la solidarietà degli altri servizi e cercare ancora la più larga solidarietà presso gli "utenti" considerandoli lavoratori che vengono a regolare i loro problemi di rimborso delle spese mediche; anche loro confrontati a problemi identici di degrado accelerato delle condizioni di lavoro. Senza chiedere l'intervento dei sindacati, che li avrebbe divisi e smobilitati, gli impiegati si sono organizzati in assemblee generali per discutere delle azioni da condurre, assemblee che talvolta hanno riunito impiegati di altre branche della Sicurezza Sociale confrontati agli stessi problemi.

Lo svolgimento del movimento

Fin dalla metà di aprile, gli impiegati del servizio prestazioni inviano una lettera alla direzione chiedendo, per far fronte all'accumulazione di pratiche in ritardo, un aumento degli effettivi. In seguito ad una risposta insoddisfacente, a fine aprile gli impiegati decidono di inviare una seconda lettera precisando con esattezza le necessità del servizio; la direzione risponde di nuovo negativamente. L'entrata nel movimento, a metà maggio, del servizio accoglienza - confrontato ad un afflusso di assicurati scontenti - in solidarietà col servizio prestazioni, fa uscire la direzione dai suoi uffici che invia i suoi accoliti per separare gli impiegati dei due servizi promettendo loro di prendere delle misure per diminuire il ritardo. In realtà, essa mira allo sfiancamento del movimento. Calcolo sbagliato. A fine maggio, degli incidenti esplodono nella fila di attesa degli assicurati, gli impiegati interrompono il lavoro, si riuniscono in un'assemblea generale e decidono l'unità d'azione dei due servizi. La direzione reagisce decretando che, al di fuori dei sindacati, ogni azione è illegale. Gli impiegati decidono allora di inviare una delegazione per consultare i sindacati. Per FO, non è necessario disturbare la direzione che sta riorganizzando il lavoro! Per la CGT, è invece necessario fare sciopero immediatamente. Un dibattito si avvia: fare sciopero d'accordo ma non subito, è necessario innanzitutto costruire un rapporto di forza. Per evitare sanzioni della direzione, gli impiegati decidono di tenere una riunione generale dei due servizi durante le ore di pausa pasto. All'inizio di giugno, gli impiegati uniti decidono di fare un avviso di sciopero con invio di una lettera comune per reiterare le richieste sull'aumento degli effettivi. Alcuni giorni dopo, una delegazione degli impiegati incontra la direzione che annuncia delle prime misure: concessioni di ore di straordinario, aiuti tra le diverse sedi, ed altro. Quanto agli effettivi, il risultato è magro rispetto a ciò che è stato chiesto. Gli impiegati rigettano queste proposte come non rispondenti al problema di fondo. Il preavviso di sciopero è mantenuto. Per l'assemblea generale, il giorno di sciopero deve essere concepito come un giorno di mobilitazione verso gli altri servizi per coinvolgerli nel movimento, verso gli assicurati per chiamarli alla solidarietà. Si vota la decisione di trarre un primo bilancio per tutti gli impiegati e servizi della Sicurezza Sociale. Ma la questione di chiedere aiuto o non dei sindacati è stato l'argomento di un dibattito. Per un certo numero di impiegati, è possibile servirsi dei sindacati nelle trattative (a loro fianco, una delegazione degli impiegati in lotta) e nella diffusione delle informazioni, senza perdere il controllo del movimento. Per altri, la maggioranza, esperienze recenti o precedenti hanno dimostrato concretamente come questi organismi hanno fatto del tutto per spodestare i lavoratori della loro lotta diffondendo disinformazioni e negoziando spesso sulle spalle dei lavoratori. È stata presa la decisione di non chiamare le organizzazioni sindacali. Questa è stata l'espressione di una sfiducia verso i sindacati che si basava sull'esperienza ma non ancora sulla comprensione di ciò che veramente sono, e cioè, a mio avviso, una forza d'inquadramento dei lavoratori per sabotare ogni movimento di lotta.

Come sindacati e direzione agiscono mano nella mano per sabotare il movimento

Questa grande combattività è stata sostenuta dunque da una vera riflessione su "come condurre la lotta collettivamente". Pertanto, tutto questo movimento di lotta alla fine non ha avuto successo, lo sciopero non è esploso. Perché?

Proponendo queste misure, la direzione sapeva bene che agiva per dividere il movimento ed indebolirne la combattività, principalmente dei giovani impiegati che vedevano in queste ore di straordinario supplementari un mezzo per aumentare il loro misero salario. La direzione sapeva anche che l'avvicinarsi delle ferie estive sarebbe stato essere un fattore di smobilitazione. Ma, in definitiva, ciò che ha maggiormente smobilitato è stata l'azione dei sindacati ed in particolare della CGT. Per FO, la situazione appare chiara, essa è apertamente un sindacato agli ordini della direzione che ha fatto pressione apertamente per porre fine al movimento. Più sottile è stato il gioco della CGT: chiamare allo sciopero quando il movimento non era maturo all'inizio di giugno, per poi proporre d'incontrare la direzione che sta dall'altro lato della città mentre la forza del movimento avrebbe permesso di chiedere alla direzione di andare ad incontrare gli impiegati sul proprio luogo di lotta. E, ciliegia sulla torta, allo scopo di dividere gli impiegati, la CGT si è impegnata per il coinvolgimento diretto nel grande giorno di "mobilitazione nazionale" il 17 giugno, dimostrazione di "forza sindacale" dove ognuno è stato relegato dietro alla sua bandiera di impresa ed al suo sindacato. La manovra è riuscita poiché alla fine il giorno di sciopero previsto dagli stessi impiegati è abortito e non ha avuto luogo.

Direzione e sindacati hanno vinto una battaglia, ma resta chiaro per tutti che il movimento riprenderà dopo le ferie estive. Durante questa lotta, un piccolo nucleo più combattivo ha deciso di mantenere i legami per proseguire la riflessione sul bilancio di questo movimento, come sviluppare la mobilitazione, come estenderla, scambiarsi delle informazioni su quello che accade negli altri centri e servizi, quali contatti avere. È un’esperienza molto ricca che è stata vissuta, come dimostra il bilancio: Quello che era importante, è che noi abbiamo saputo come mobilitarci realmente, agire in maniera unitaria e solidale, prendendo noi stessi le decisioni, sulla base di riunioni comuni e delegando un certo numero di agenti per la scrittura di lettere o incontrare la direzione, delegazioni che hanno sottoposto i lavori effettuati all'insieme. È un'esperienza molto positiva perché ci ha permesso di superare le divisioni tra servizi, gli uni che danno la colpa agli altri del calo della qualità del servizio reso mentre esso è una conseguenza del deterioramento delle nostre condizioni di lavoro".

La questione dell'unità e della solidarietà, della presa in carica delle lotte non solamente in un solo settore ma in tutti i settori della classe operaia, è chiaramente germogliata in questa mobilitazione.

Sébastien, Marsiglia (3 luglio)



[1] Questa corrispondenza, apparsa su Révolution Internationale n. 384, è disponibile anche sul nostro sito internet in francese.