Nel numero 89 del
nostro organo internazionale Revue Internationale (di cui pubblichiamo in
lingua italiana periodicamente solo una selezione di articoli) abbiamo
pubblicato un articolo in risposta a quello di Revolutionary Perspectives N°5
(pubblicazione della Communist Workers’ Organisation – CWO) dal titolo «Sette, menzogne e la prospettiva perduta
della CCI». Non potendo, per mancanza di spazio, trattare tutti gli aspetti
affrontati dalla CWO, ci siamo limitati a rispondere ad uno solo dei problemi
posti: l’idea secondo la quale la prospettiva delineata dalla CCI per l'attuale
periodo storico sarebbe completamente fallita. Noi abbiamo messo in evidenza
come le affermazioni della CWO si basavano essenzialmente su di una profonda
incomprensione delle nostre posizioni e soprattutto su di una totale assenza di
un quadro di analisi del periodo attuale. Assenza di quadro che è, d’altra
parte, rivendicata con fierezza dalla CWO e dal BIPR (Bureau Internazionale per
il Partito Rivoluzionario, a cui questo gruppo è affiliato), nella misura in
cui si considera che è impossibile per un'organizzazione rivoluzionaria identificare
la tendenza dominante nel rapporto di forza tra proletariato e borghesia,
ovvero se ci sia un corso verso scontri di classe crescenti o verso la guerra
imperialista. In realtà, il rifiuto del BIPR di prendere in considerazione il
fatto che per i rivoluzionari sia possibile -e necessario- identificare la natura
del corso storico, trae le sue origini dalle condizioni stesse in cui si è
costituita, alla fine della 2a guerra mondiale, l’altra
organizzazione del BIPR ed ispiratrice delle sue posizioni politiche: il
Partito Comunista Internazionalista (PCInt ). In un altro articolo «Le radici
politiche della debolezza organizzativa della CCI», pubblicato sul n. 15
della rivista teorica in lingua inglese del BIPR, Internationalist Communist (IC), questa organizzazione ritorna sul
problema delle origini del PCInt e di quelle della CCI. Nel presente articolo
parleremo essenzialmente di questo argomento.