Omaggio al compagno Livio

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È con profondo dolore che abbiamo saputo, tramite la stampa dell’organizzazione di cui faceva parte, della morte del compagno Livio, militante de Il Partito Comunista Internazionale (cosiddetto di Firenze) che pubblica in Italia il periodico Il Partito. Livio ci ha lasciato a 84 anni dopo una malattia che lo aveva progressivamente indebolito fisicamente ma, immaginiamo, non altrettanto nello spirito. Pur non essendo un nostro militante, conoscevamo Livio come compagno perché lo incontravamo nei luoghi e nelle situazioni politicamente significative, apprezzando sempre la sua dedizione militante alla causa del proletariato. Leggendo il necrologio che gli ha dedicato la sua organizzazione, riconosciamo in maniera precisa il compagno di cui si parla, in particolare quando si ricordano i suoi rapporti con i giovani, nei confronti dei quali "era come animato da una forza interna volta a trasmettere, attingendo alla sua lucida memoria, quanto più possibile delle esperienze e degli insegnamenti di una vita intera di studio severo", o ancora quando si ricorda la sua "ansia che nulla si disperdesse del ricordo, orale e scritto, del modo d’essere comunista (…); tanto si dava abbondante nelle conversazioni, travolgeva gli ascoltatori anche con due, tre, quattro lezioni dal vissuto personale e di partito…". Anche con noi militanti della CCI Livio non ha mai avuto atteggiamenti settari, ma sempre di stima profonda e di rispetto, così come noi ne avevamo per lui. Ed anche a noi della CCI Livio, nelle occasioni in cui ci incontravamo, non lesinava di raccontarci storie di vita vissuta, tornando spesso sulla figura di Bordiga, che lui aveva conosciuto e frequentato, mettendo in evidenza il carattere burbero che lui amava tanto perché capace di tenere assieme il partito con la disciplina. In particolare ci è rimasta impressa una sua testimonianza su Bordiga che, di fronte a compagni di partito che "ponevano problemi" perché in disaccordo su questo o quel punto, praticava la politica di riempire questi compagni di compiti pratici in modo da soffocare nel lavoro tutti i grilli che passavano loro per la testa. Anche se non abbiamo mai condiviso questa terapia politica, la sua fervida memoria e la maniera appassionata con cui Livio ci raccontava queste storie aveva una presa, se non altro sentimentale, anche su di noi della CCI. Va detto peraltro che la nostra reciproca conoscenza non era stata del tutto superficiale. Livio in origine era un compagno di Programma Comunista ed è stato di quelli che più ha sofferto per la crisi e l’implosione di questa organizzazione avvenuta agli inizi degli anni ’80. A quell’epoca Livio si ritrova praticamente in un’organizzazione nella quale non si riconosce più: in particolare vede che le redini del partito passano in mano a elementi nei quali lui ripone ben poca fiducia, tanto che comincia un percorso di ricerca di una nuova organizzazione politica in cui militare. E’ in questa fase che lui comincia a frequentare, assieme ad altri due compagni di Programma più o meno della sua stessa età, le riunioni pubbliche della CCI, senza tuttavia arrivare mai ad avvicinarsi alle sue posizioni perché in realtà, più che cercare delle risposte a dei problemi, Livio cercava un’organizzazione che difendesse in maniera autentica le posizioni bordighiste. E’ perciò che la sua ricerca approda, di lì a qualche tempo, al Partito di Firenze, al quale è rimasto fedele fino alla morte. Anche se le posizioni politiche difese da Livio e dal gruppo a cui apparteneva sono diverse e distanti da quelle che noi difendiamo, la CCI riconosce in lui la figura di un militante nobile e appassionato e rivolge ai compagni tutti de Il Partito un caloroso messaggio di solidarietà.

 

CCI, 1 giugno 2005

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