Cina

Tianjin: imparare da ogni cosa, non dimenticare niente

Pubblichiamo qui la reazione di un nostro contatto in spagna che esprime bene l'indignazione e la collera che tutti i proletari e i rivoluzionari devono sentire di fronte a questo avvenimento che ha provocato la morte e intossicato centinaia di operai in Cina (dove un'altra esplosione, il 23 agosto, in una fabbrica di prodotti chimici nel sud del paese, vicino alla città di Zibo, ha provocato un altro morto e altri 9 feriti) e che costituiscono, come il nostro simpatizzante dice, un odioso assassinio perpetrato dal sistema capitalista in fase di decomposizione.

Anche in Cina la crisi economica e la lotta di classe avanzano

Gli esperti della borghesia includono la Cina nella loro collezione di potenze che hanno espresso di recente un avanzato sviluppo economico. Questa categoria, riferita con l’acronimo “BRIC” e che include anche il Brasile, la Russia e l’India, si presume possa costituire la salvezza del capitalismo in crisi. Questi paesi vengono dipinti come l’opposto di quelli che formano il “PIIG” (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna). In realtà, non sono che l’altra faccia della stessa medaglia. I PIIGS sono sprofondati velocemente nella crisi economica aperta, i BRIC sono in procinto di farlo, spegnendo le deboli speranze della classe dominante in un miracolo economico capace di superare la crisi mortale del capitalismo

Bangladesh, Cina, Spagna, Gran Bretagna… La classe operaia rifiuta di piegarsi alla crisi

Dopo il 1929 nessuna crisi economica ha mai colpito con tale violenza il proletariato mondiale. Dappertutto la disoccupazione e la povertà stanno esplodendo. Questa situazione drammatica provoca un forte sentimento di rabbia tra gli operai. Oggi è difficile convertire questa rabbia in combattività. Che fare quando la propria fabbrica chiude? Come combattere? Che tipo di scioperi o azioni fare? E per quelli che ancora hanno un lavoro, come resistere ai tagli sullo stipendio, agli straordinari non pagati, agli aumenti di produttività ...

Il “pacifico” avanzamento dell’imperialismo cinese

Giusto un paio di anni fa il presidente cinese Hu Jintao promise una “pacifica” crescita del suo paese nell’arena internazionale. Diversi osservatori e commentatori internazionali si fecero prendere dal doppio linguaggio stalinista e conclusero che una ascesa economica della Cina l’avrebbe resa una potenza più realista e responsabile a tutto vantaggio del mondo intero. Infatti, a partire dal 1990, salvo un paio di notevoli eccezioni, la Cina ha proceduto con passo leggero. Ma il reale volto

Tibet: I “diritti dell’uomo” e la repressione dello Stato servono ambedue agli interessi imperialisti

Le proteste per il brutale trattamento della popolazione del Tibet hanno inseguito il passaggio della torcia olimpica fin dal momento in cui è stata accesa. Sembra che debbano raggiungere il punto culminante il 21 giugno quando la fiamma arriverà a Lhasa, capitale del Tibet.

Cina 1928-1949: ANELLO DELLA GUERRA IMPERIALISTA

Secondo la storia ufficiale nel 1949, in Cina avrebbe trionfato una "rivoluzione popolare". Questa idea, diffusa tanto dalla democrazia occidentale, che dal maoismo, fa parte della mostruosa mistificazione mesa in atto con la controrivoluzione staliniana sulla sedicente creazione degli "stati socialisti". E' vero che la Cina, dal 1919 al 1927 ha conosciuto un imponente movimento della classe operaia, parte integrante dell'ondata rivoluzionaria internazionale che ha scosso il mondo capitalista in quegli anni; questo movimento però si concluse con un massacro della classe operaia. Per contro, ciò che gli ideologi della borghesia presentano come il "trionfo della rivoluzione cinese" non  è altro che l'instaurazione di un capitalismo di Stato nella sua variante maoista, il culmine del periodo di conflitti imperialisti in territorio cinese, periodo aperto dal 1928, dopo la disfatta della rivoluzione proletaria.

Cina 1928-1949, anello della guerra imperialista (II)

Nella prima parte di questo articolo (Rivista Internazionale n. 19) abbiamo tentato di riappropriarci dell'esperienza storica rivoluzionaria della classe operaia in Cina. L'eroico tentativo insurrezionale del proletariato di Shanghai il 21 marzo 1927 fu, al tempo stesso, il punto culminante del formidabile movimento della classe operaia iniziato in Cina nel 1919 e l'ultima esplosione dell'ondata rivoluzionaria internazionale che aveva fatto tremare il mondo a partire dal 1917. Tuttavia, le forze alleate della reazione capitalista (il Kuomintang, i "Signori della guerra" e le grandi potenze imperialiste), rafforzate dalla complicità dell'Esecutivo di una Terza Internazionale (IC) in pieno processo di degenerazione, arrivarono a distruggere questo movimento da cima in fondo.

Cina 1927: lo stalinismo consegna il proletariato alla repressione

Esattamente 80 anni fa, nel marzo 1927, gli operai di Shanghai si sollevarono in un'insurrezione trionfante e presero il controllo della città mentre l’insieme della Cina era in fermento. In aprile, quest'insurrezione fu totalmente sbaragliata dalle forze del Kuomintang, partito nazionalista diretto da Tchang Kai-Chek, che il Partito comunista cinese (PCC) aveva elevato al rango di eroe della “rivoluzione nazionale” cinese.

 

Ultimi soprassalti della grande ondata rivoluzionaria che era iniziata nel 1917 in Russia, la sconfitta delle lotte proletarie in Cina dal 1925 al 1927, come quelle del proletariato tedesco nel 1921 e 1923, ha accentuato l'isolamento internazionale della Russia rivoluzionaria ed accelerato così il movimento verso un lungo periodo di controrivoluzione.

 

 

 

 

 

Cina, Giappone ... Il SUD EST ASIATICO NELLA TORMENTA DELLE TENSIONI IMPERIALISTE

Mentre i media agli ordini della borghesia danno ampia risonanza al referendum sulla Costituzione europea, come se da questo dipendesse la pace e la stabilità nel mondo, la barbarie capitalista continua drammaticamente la sua marcia avanti. In particolare l'Asia è diventata il nuovo epicentro dell'accelerazione delle tensioni inter-imperialiste.

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