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Dichiarazione sulle tensioni di guerra intorno alla Corea del Nord - International Communist Perspective (Corea del Sud)

Pubblicando qui di seguito una dichiarazione inviata dal gruppo International Communist Perspective (Corea del Sud) sulle tensioni imperialiste nella penisola coreana.

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Migranti e rifugiati: vittime del capitalismo (Parte III)

Migranti e rifugiati: vittime del capitalismo

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, le disastrose distruzioni causate dai conflitti imperialisti generarono un mondo di rovine e di desolazione. Nel maggio del 1945, 40 milioni di persone erano profughi o rifugiati in Europa. A questi, bisognava aggiungere gli 11,3 milioni di lavoratori che erano stati arruolati di forza dalla Germania durante la guerra. Nelle altre grandi regioni del mondo, l’indebolimento delle potenze coloniali portava all’instabilità e a nuovi conflitti, specialmente in Asia e Africa, causando nel corso del tempo milioni di migranti.

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Medio Oriente: l’obsolescenza storica dello Stato-nazione

Pubblichiamo la traduzione di un contributo di un simpatizzante della CCI sulla situazione in Medio Oriente. La versione originale è disponibile sul nostro sito in inglese.

Il militarismo e la guerra, espressioni principali del modo di vita del capitalismo da circa un secolo, sono diventati i sinonimi della disintegrazione del sistema capitalista e della necessità di rovesciarlo. La guerra, in questo periodo, e per il futuro, è una questione cruciale per la classe operaia.

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La classe operaia e le guerre del capitalismo in decomposizione

Un secolo fa, il primo maggio 1916, sulla piazza di Postdam a Berlino, il rivoluzionario internazionalista Karl Liebknecht dava la risposta della classe operaia alla guerra che devastava l'Europa e massacrava tutta una generazione di proletari.

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Bombardamenti in Siria: l'intervento delle grandi potenze amplifica il caos

Conflitti imperialisti

Perchè milioni di rifugiati fuggono dalla Siria, l'Iraq, l'Afganistan, la Libia e altri paesi del Medio Oriente, dell'Asia centrale e dell'Africa? Perchè la popolazione è disperata e cerca di scappare a uno stato di guerra permanente, a una spirale infernale di sanguinosi conflitti tra molteplici protagonisti, che vanno dagli eserciti governativi ufficiali e quelli delle bande terroriste. La Siria è l'espressione più “avanzata” della crescita del caos.

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Militarismo e decomposizione in Medio Oriente

Conflitti imperialisti

"In Siria, ogni giorno che passa apporta il suo nuovo carico di massacri. Questo paese si aggiunge alla lista delle guerre imperialiste del Medio Oriente. Dopo la Palestina, l'Iraq, l'Afghanistan e la Libia, è ora giunto il tempo della Siria. Purtroppo, questa situazione pone immediatamente una questione particolarmente inquietante. Che cosa accadrà nel prossimo futuro? In effetti, il Medio Oriente nel suo insieme sembra essere al limite di un incendio di cui difficilmente si scorge la conclusione.

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La Turchia e la NATO in Medio Oriente: verso un'accentuazione del caos imperialista

Conflitti imperialisti

Dopo quattro anni di guerra in Siria e da circa un anno dalla costituzione del "Califfato" dello Stato islamico (SI), abbiamo assistito, sostenuta pienamente dalle forze della NATO, a una nuova svolta della Turchia con la sua entrata in guerra, abbandonando i suoi precedenti alleati jihadisti e facendo fuoco sui suoi "partner di pace" curdi. Finora la Turchia era stata alquanto tollerante verso le forze jihadiste, permettendo loro di attraversare le sue frontiere per combattere il nemico, il regime di Assad in Siria.

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Giornata di discussione. La Prima Guerra Mondiale: come è potuta scoppiare e cosa le ha posto fine

Contro tutte le commemorazioni asettiche e ipocrite dei vari uomini di Stato, partiti e mass media per i 100 anni dallo scoppio della I GM, la CCI vi invita ad un incontro dove poter sviluppare in maniera ampia ed approfondita un confronto ed una riflessione collettiva su questo avvenimento storico. Una discussione che possa permetterci di acquisire una chiarezza maggiore sui problemi che questa società ci pone e sulla prospettiva che a noi, come proletari ed esseri umani, preme costruire.

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Il cammino verso il tradimento della Socialdemocrazia tedesca

La Grande Guerra

La guerra del 1914-18 non sarebbe stata possibile senza la sconfitta politica del proletariato, che impedendogli di lottare in quanto classe contro la borghesia lo ha di conseguenza trascinato nelle trincee a massacrare altri lavoratori. E questa sconfitta è stata preparata e realizzata dal tradimento della maggior parte dei partiti operai dell'epoca, soprattutto del più grande e più esemplare partito a livello internazionale: il Partito socialdemocratico di Germania (SPD) che votò i crediti di guerra nell'agosto 1914.

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Socialismo o barbarie!

La Grande Guerra

L’esplosione della guerra il 4 agosto 1914 non fu una sorpresa per le popolazioni europee e soprattutto per gli operai. È già dall’inizio del secolo che si succedono crisi,  quelle marocchine del 1905 e 1911 e le guerre balcaniche del 1912 e 1913, per citare le più gravi. Queste crisi mettono direttamente le grandi potenze le une di fronte alle altre, lanciandosi tutte in una corsa sfrenata agli armamenti: la Germania inizia un enorme programma di costruzione navale al quale inevitabilmente deve rispondere la Gran Bretagna.

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1914: l'inizio del bagno di sangue

La Grande Guerra

Quella che iniziò nell'agosto 1914, oggi la chiamano ancora la "Grande Guerra". Tuttavia la Seconda guerra mondiale fece più del doppio delle vittime. Per non parlare delle guerre senza fine che, dal 1945, hanno provocato più morti ed ancor maggiori distruzioni.

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La Grande Guerra 1914 - 2014: Dopo 100 anni l’umanità è di fronte allo stesso dilemma

La Grande Guerra

Il 2014 è l’anno delle commemorazioni ufficiali della Prima Guerra mondiale.

I portavoce della classe dirigente, i politici e i professori, la televisione e i giornali, hanno dato le loro spiegazioni sul conflitto e sui motivi della sua fine. Tutti si sono rammaricati per le morti di questa guerra, auspicando che una tale tragedia non si riproduca. Ma tutto questo è solamente la ripugnante ipocrisia di una classe il cui sistema che ci ha portato gli orrori di questa guerra e di tutte quelle che da allora hanno devastato il mondo.

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Lo scivolamento dell'Ucraina verso la barbarie militare

ICConline

L'attuale crisi in Ucraina è la più grave dallo scoppio della Jugoslavia 25 anni fa. La Russia cerca di difendere i suoi interessi nella regione contro i tentativi delle forze occidentali di aumentare la loro influenza, minacciando di scatenare una guerra civile e la destabilizzazione della regione.

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Siria: guerra imperialista o solidarietà di classe!

Iraq,
Afghanistan, Libano, Egitto, Siria, i massacri non smettono di estendersi.
L'orrore e la barbarie capitalisti si diffondono, i morti si ammucchiano. Vero
genocidio in marcia che niente sembra potere fermare, la guerra imperialista
guadagna ancora e sempre terreno. Il capitalismo in piena decadenza e
decomposizione trascina il mondo in un caos ed un barbarie generalizzate.
L'utilizzazione di armi chimiche come in Siria purtroppo è attualmente uno degli
strumenti di morte tra ben altri. Ma questa prospettiva di distruzione
dell'umanità non ha niente di irrimediabile. Il proletariato mondiale non deve
restare indifferente davanti ai massacri e alle guerre, prodotti da un sistema
in piena putrefazione. Solo il proletariato in quanto classe rivoluzionaria può
mettere definitivamente fine a questa generalizzazione della barbarie
capitalista. Comunismo o barbarie: più che mai l'umanità è confrontata a questa
unica alternativa.

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Tensioni intorno alla Corea del Nord: il capitalismo minaccia la sopravvivenza dell’umanità

“Intensificazione
militare in Corea del Nord”, “La Corea del Nord annuncia che è in stato di
guerra con il Sud”, “La Corea del Nord minaccia di colpire gli Stati Uniti”, “Minaccia
di guerra nucleare”… i titoli dei giornali ci hanno fatto sudare freddo. Ma
contrariamente alla propaganda che ci è stata servita mattina, pomeriggio e
sera, questa palpabile tensione militare non è il frutto dei soli cervelli
malati dei dirigenti nord-coreani. Tutta l’Asia del Sud-est è presa in questa
spirale. Ad esempio, negli ultimi mesi, il Giappone si è scontrato continuamente
con la Cina per il controllo delle isole Senkaku/Diyao e con la Corea del Sud
per quello dell’isola di Takeshima/Dokdo, a colpi di dichiarazioni bellicose e
di campagne nazionaliste. Del resto, per comprendere realmente ciò che avviene oggi
in Corea, è imperativo studiare la storia moderna, molto densa, dei conflitti
che hanno devastato l’Asia.

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Intervento francese nel Mali: ancora una guerra in nome della pace!

L’11
gennaio 2013, il Presidente francese, François Hollande, ha lanciato l’operazione
“Serval” per condurre la “guerra contro il terrorismo” nel Mali. Aerei, blindati,
camion e uomini armati fino ai denti si dispongono nel sud del Sahel. Nello
stesso momento in cui scriviamo, gli aerei sganciano le bombe, le mitragliette
sputano pallottole e i primi civili cominciano a cadere. Ancora una volta la borghesia francese si lancia alla
testa di un conflitto armato in Africa. Ancora una volta, lo fa in nome della
pace.

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In Israele e in Palestina, la popolazione è ostaggio della guerra imperialista

Ancora una
volta i missili israeliani hanno colpito Gaza. Nel 2008, l’operazione “Piombo
fuso” uccise quasi 1.500 persone, molti civili, nonostante le dichiarazioni
ufficiali pretendessero che solo i terroristi erano oggetto di “attacchi
chirurgici”. La striscia di Gaza è una delle regioni più povere e più
densamente popolate del mondo. Pertanto è assolutamente impossibile distinguere
i “terroristi” dalle zone residenziali che li circondano. Nonostante le armi
sofisticate di cui dispone Israele, la maggior parte dei danni dell’attuale
campagna militare colpisce anche donne, bambini e anziani.

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In Siria, le grandi potenze gesticolano, i massacri continuano

L’ipocrisia
putrida della borghesia si svela ancora una volta in questa situazione
drammatica. Da parecchi mesi tutti minacciano di intervenire ma non sono in
grado di fare nulla e anche se lo facessero non sarebbe per sostenere la
popolazione ma per aprire la porta ad una nuova babele di cui i siriani
farebbero inevitabilmente le spese e ciò costituirebbe solo una scalata nell’orrore.

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Questioni teoriche: 

La follia omicida del soldato Bales in Afghanistan riflette la follia del mondo capitalista

Nelle ultime settimane di marzo degli atroci atti di violenza hanno
scioccato il mondo. All’inizio di marzo, nella provincia afghana di Kandahar, il sergente
americano Robert Bales ha sparato freneticamente sulla gente. E’ andato di casa
in casa, sparando metodicamente sui civili afghani. Ha ucciso 16 persone, la
maggior parte donne e bambini. A metà marzo c’era stato il massacro a Toulouse,
in Francia, per mano di Mohammed Merah che ha
detto voleva vendicarsi del divieto di portare il burqa in Francia, dell’invio dell’esercito
francese in Afghanistan e dell’oppressione dei palestinesi da parte dello Stato
di Israele.


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Questioni teoriche: 

Il conflitto nelle Isole Spratly: lavoratori delle Filippine e della Cina, unitevi!


Pubblichiamo
la traduzione di un articolo di Internasyonalismo,
organo della CCI nelle Filippine.

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In Siria, l’orrore di un campo di guerra imperialista

Sotto il capitalismo, il pozzo dell’orrore è senza fondo. Ai quattro
angoli del globo, questo sistema distrugge, affama e massacra. Oggi è in Siria
che questo sistema di sfruttamento scrive, con la punta di una baionetta
bagnata di sangue, il nuovo atto della sua barbara storia. Laggiù, la vita vale
meno del prezzo delle pallottole.

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Dall’Iran alla Siria, si accelerano le manovre imperialiste

Il 29 novembre, degli studenti hanno fatto irruzione
nell’edificio, causando danni agli uffici dell’ambasciata e a dei veicoli.
Dominick Chilcott, l’ambasciatore britannico, in un’intervista alla BBC, ha
accusato il regime iraniano di essere dietro questi attacchi “spontanei”. Per
rappresaglia, il Regno Unito a espulso l’ambasciata iraniana di Londra. Questi
avvenimenti sono un nuovo episodio della crescente tensione in Medio Oriente tra
l’Occidente e l’Iran, sulla questione delle armi nucleari della Siria.

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Intervento occidentale in Libia: un nuovo inferno guerriero

Dallo scatenamento dell’intervento
militare in Libia, il 19 marzo, sotto la bandiera sia dell’ONU che della NATO,
la situazione non si è affatto calmata. Ma possiamo stare “tranquilli”! L’ultimo
vertice del G8 ha riaffermato che i coalizzati, dopo avere invitato il
dirigente libico a lasciare il potere perché ha “perso ogni legittimità” ed al
di là dei loro dissensi sono “determinati a finire il lavoro”. La stessa Russia
si è unita al coro di tutti questi nuovi anti-Gheddafiani per proporsi in prima
persona come mediatore con colui che “non considera più come il dirigente della
Libia”.

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Militarismo e decomposizione

Con la rapida successione nel corso degli
ultimi due anni di avvenimenti di consid
erevole importanza storica (crollo del
blocco dell'est, guerra del Golfo), con la constatazione dell'entrata del
capitalismo nella fase ultima della sua decadenza, la fase della decomposizione,
è importante che i rivoluzionari facciano
la maggiore chiarezza possibile sull'importanza del militarismo nelle nuove
condizioni del mondo d’oggi.

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Questioni teoriche: 

Wikileaks conferma la crescita del caos in Afganistan

A
luglio, dopo la pubblicazione ad aprile delle riprese di un elicottero Apache
americano che spara sui civili, bambini inclusi, Wikileaks,
in coordinamento con The Guardian, Der Spiegel e New
York Times
, ha pubblicato 92.000 documenti segreti americani datati da
gennaio 2004 a
dicembre 2009, relativi alla guerra in Afghanistan.

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Recenti e attuali: 

Offensiva militare in Afghanistan: la popolazione paga il prezzo

A febbraio le forze
‘alleate’ in Afghanistan hanno iniziato una nuova offensiva contro i
Talebani,
denominata ‘Operazione Moshtarak’. Lo scopo dichiarato dell’operazione
era di
spingere i Talebani fuori dalla regione di Marja della provincia di
Helmand. Le
truppe britanniche hanno svolto un ruolo chiave nell’operazione con gli
Stati
Uniti e le truppe afgane. ‘Moshtarak’ è la prima di una serie di
operazioni di nuovo
tipo che dovrebbero permettere il consolidamento del controllo su tutto
l’Afghanistan,
con l’intento di portare a termine l’insurrezione dei Talebani.

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Gli anarchici e la guerra, (II parte): La partecipazione degli anarchici alla Seconda Guerra mondiale

Alla
vigilia della Seconda Guerra mondiale, dopo la sconfitta dell’ondata rivoluzionaria
degli anni venti e con la rivoluzione russa agonizzante a causa del suo
isolamento e dell’attacco mortale portato dalla borghesia mondiale e dallo
stalinismo, la controrivoluzione e lo schiacciamento del proletariato mondiale
trionfano. In questo contesto l’anarchismo conosce un passo fatidico nella sua
evoluzione.

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Replica al BIPR: LA NATURA DELLA GUERRA IMPERIALISTA

Il BIPR ha risposto, nella International Communist Review n.l3, al
nostro articolo di polemica "La concezione del BIPR sulla decadenza del
capitalismo", apparso sul n.79 della nostra Revue Internationale.

Nella misura in cui questa
risposta espone chiaramente le tesi del BIPR, essa costituisce un contributo al
necessario dibattito che deve esistere fra le organizzazioni della Sinistra
Comunista, che hanno una responsabilità decisiva nella costruzione del partito
comunista del proletariato.

Il dibattito fra il BIPR e
la CCI si situa all’interno del
quadro della Sinistra Comunista:

·        
non é un dibattito accademico e astratto, ma una polemica militante, il
cui scopo é di arrivare a stabilire posizioni chiare, libere da ogni ambiguità
o concessione all'ideologia dominante, in particolare sulle questioni della
natura della guerra imperialista e delle condizioni fondamentali per la
rivoluzione comunista;

·        
é un dibattito fra sostenitori dell'analisi della decadenza del
capitalismo: dall'inizio del secolo il sistema é entrato in una crisi
permanente che minaccia sempre di più la sopravvivenza stessa dell'umanità e
del pianeta.

All'interno di questo quadro
comune di posizioni, la risposta del BIPR insiste sulla sua visione della
guerra imperialista come mezzo di svalorizzazione del capitale e per la ripresa
del ciclo di accumulazione, giustificando la sua posizione su una spiegazione
della crisi storica del capitalismo basata sulla caduta tendenziale del saggio
del profitto. La nostra risposta verterà pertanto su questi due punti
fondamentali

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