Il partito e il suo rapporto con la classe

1. La questione del Partito Comunista e dei suoi rapporti con la classe deve
essere affrontata nel quadro dei nostri testi di base sulla funzione
dell’organizzazione dei rivoluzionari ed in coerenza con questa visione[1].

2.
Il Partito Comunista è una parte della classe, un organismo che essa produce
nel proprio movimento come strumento per lo sviluppo della sua lotta storica
fino alla vittoria: la trasformazione radicale dell'organizzazione e dei
rapporti sociali per fondare una società che realizzi l’unità della comunità
umana: ognuno per tutti e tutti per uno.

3.
In opposizione alla tesi difesa da Lenin nel “Che fare?” sul Partito “al
servizio della classe” e contro le caricature stupide del “leninismo” di cui si
sono fatte sostenitrici le diverse tendenze del bordighismo secondo cui “è il
partito che fonda la classe”, affermiamo, con Rosa Luxemburg, che “il partito è
un prodotto della classe stessa” nella misura in cui la costituzione del
Partito traduce ed esprime sia il processo di presa di coscienza che avviene
nella lotta di classe che il grado di coscienza cui la classe è giunta. Questa
formulazione non ha nulla in comune con quell'altra concezione proveniente dal
bordighismo rovesciato che durante gli anni 70 trovava la sua espressione più
compiuta nella rivista Invariance, concezione secondo cui “il Partito è
la classe”. Una simile concezione semplicista sostituisce il Tutto, l’Unità del
Tutto ed il suo movimento reale con una stretta identificazione degli elementi,
ignorando le differenze che esistono e si producono, ed il legame dialettico
tra questi elementi nel seno stesso dell’unità di cui sono parte integrante.

4.
Questa concezione che identifica partito e classe non può comprendere il ruolo
che giocano i differenti elementi all’interno dell’unità di cui fanno parte.
Essa non vede il movimento, è statica e fondamentalmente astorica. Questa
concezione raggiunge l’idealismo ed il moralismo dei modernisti (gli epigoni
moderni del consiliarismo in degenerazione) che operano con la vecchia dicotomia
tra bianco e nero, bene e male e per i quali ogni organizzazione politica in
seno alla classe è, per definizione, il male assoluto.

5.
Il difetto principale del consiliarismo della sinistra olandese, sotto l’influenza
di Pannekoek, sta nell’attribuire a correnti e gruppi che sorgono dalla classe
una funzione unicamente educatrice e pedagogica. Nei fatti esso rifiuta il loro
ruolo politico: quelle di costituire una parte cosciente militante in seno alla
classe, che elabora e difende al suo interno posizioni comuniste coerenti
cristallizzate in un programma, il programma comunista, in vista del quale
questi gruppi agiscono in modo organizzato. Attribuendo loro una funzione
educativa e non di difesa di un programma comunista, Pannekoek dà alla sua
organizzazione comunista il ruolo di Consigliere della classe, raggiungendo
cosi la visione di Lenin di un’organizzazione al servizio della classe. Le due
concezioni si ritrovano così nella negazione dell’idea che il Partito fa parte
della classe, è uno degli organismi attivi della classe.

6.
La società politica è il mondo sociale unito dell’umanità che si è perduto,
dividendosi in classi, ed al quale l’umanità, attraverso il proletariato e la
sua lotta, cerca faticosamente di arrivare. In questo senso, la lotta del
proletariato assume ancora necessariamente un carattere politico (in quanto si
tratta ancora della lotta di una classe).

In
effetti, la lotta del proletariato è fondamentalmente sociale nel senso pieno
del termine. Essa conduce, nel suo trionfo, alla dissoluzione di tutte le
classi e della stessa classe operaia nella comunità umana ricostituita a
livello planetario. Tuttavia questa soluzione sociale passa necessariamente per
la lotta politica - finalizzata a stabilire il potere del proletariato sulla
società - per cui la classe operaia si dà gli strumenti che sono le
organizzazioni rivoluzionarie, i partiti politici.

7.
La formazione di forze politiche che esprimono e difendono interessi di classe
non è una caratteristica esclusiva del proletariato.

Tutte
le classi della storia producono forze politiche il cui grado di sviluppo, di
strutturazione e definizione corrisponde all’immagine delle classi di cui sono
emanazione. Queste forze trovano la loro forma più compiuta nella società
capitalistica – l’ultima società di classi nella storia - in cui le classi
sociali conoscono il loro sviluppo più completo, in cui gli antagonismi che le
oppongono si manifestano con più chiarezza.

Tuttavia,
se esistono innegabilmente punti comuni tra i partiti del proletariato e quelli
delle altre classi - soprattutto della borghesia - le differenze che 1i
contrappongono sono considerevoli.

Come
per le altre classi storiche del passato, l’obiettivo della borghesia, nel
fondare il suo potere sulla società, non era di abolire lo sfruttamento, ma di
perpetuarlo sotto altre forme, non era di sopprimere la divisione della società
in classi, ma di instaurare una nuova società di classi, non era di distruggere
lo Stato, ma al contrario di perfezionarlo. Il tipo di organismi politici che
la borghesia si dà, il loro modo di azione e di intervento nella società sono direttamente
determinati da questi obiettivi. I partiti borghesi sono partiti statali che
hanno per ruolo specifico la presa e l’esercizio del potere di Stato come
emanazione e garante della perpetuazione della divisione della società in
classi.

Il
proletariato invece è l’ultima classe della storia, quella per cui la presa del
potere politico ha come obiettivo l’abolizione della divisione della
società in classi e l’eliminazione dello Stato, espressione di questa
divisione. In questo senso, i partiti del proletariato non sono partiti
statali. La loro vocazione non è la presa e l’esercizio del potere di Stato, il
loro fine ultimo è invece la scomparsa dello Stato e delle classi.

8.
Bisogna mettere in guardia contro le interpretazioni abusive della frase
infelice del Manifesto Comunista (comprensibile solo nel contesto
precedente al 1848) in cui è detto che “i comunisti non formano un partito
distinto...”.

Presa
alla lettera, questa frase è in contraddizione evidente con il fatto che questo
era il manifesto di un’organizzazione che si denominava proprio Lega dei
Comunisti, a cui serviva da programma. E’ tanto più sorprendente questa frase
in quanto formulata da due uomini, Marx ed Engels, che sono stati durante la
loro vita sia militanti del movimento generale della classe che uomini di
partito e di azione politica.

IL LEGAME TRA LA VITA DELLA CLASSE E QUELLA DELLE SUE ORGANIZZAZIONI POLITICHE

9.
In quanto parte del movimento generale della classe che li fa nascere, i
partiti evolvono con lo sviluppo della lotta della classe. Come ogni organismo
vivente, questi partiti politici del proletariato hanno una storia che è
indissolubilmente legata alla storia del movimento generale della classe, con i
suoi momenti alti di lotta ed i suoi riflussi momentanei.

Non
si può studiare e comprendere la storia di questo organismo, il Partito, se non
nel contesto generale delle differenti tappe percorse dal movimento della
classe, dei problemi che si pongono al proletariato, della sua faticosa presa
di coscienza, della sua capacità in un determinato momento di rispondere
adeguatamente ai propri problemi, di trarre le lezioni della propria esperienza
e di farne un nuovo trampolino per la lotta futura.

Se
i partiti politici sono un fattore di prim’ordine dello sviluppo della classe,
sono anche un’espressione dello stato reale di quest’ultima ad un dato momento
della sua storia.

10.
Lungo il suo movimento, la classe è stata sottomessa al peso dell’ideologia
borghese, che tende a deformare, corrompere i partiti proletari, snaturare la
loro vera funzione. A questa tendenza si sono opposte le frazioni
rivoluzionarie, che si sono date il compito di elaborare, chiarificare,
precisare le posizioni comuniste. Questo vale soprattutto per la Sinistra
Comunista uscita dalla Terza Internazionale. La comprensione della questione
del partito passa necessariamente per l’assimilazione dell’esperienza e degli
apporti di questa Sinistra Comunista Internazionale.

Alla
Frazione Italiana della Sinistra Comunista (FIGC) spetta però il merito
specifico di aver messo in evidenza la differenza qualitativa che si pone nel
processo di organizzazione dei rivoluzionari secondo i periodi: quello dello
sviluppo della lotta di classe e quello delle sue sconfitte. La FIGC ha
delineato con chiarezza, per ognuno dei due periodi, la forma presa
dall’organizzazione dei rivoluzionari ed i compiti corrispondenti: nel primo
caso, la forma del partito, in grado di esercitare un’influenza diretta ed
immediata nella lotta della classe; nel seconde caso, quello di un’organizzazione
numericamente ridotta, la cui influenza è ben più debole e poco attiva nella
vita immediata della classe. Questo tipo di organizzazione, cui la FIGC dà il
nome di Frazione, costituisce un legame ed una cerniera tra due periodi di
sviluppo della lotta di classe, un ponte organico tra il vecchio ed il futuro
Partito.

La
Frazione italiana ha combattuto le incomprensioni di un Trotskij che credeva di
poter creare un Partito ed un’Internazionale in qualsiasi situazione - ad
esempio negli anni ‘30 - e che ha finito per produrre solo ulteriori scissioni
e dispersioni delle forze rivoluzionarie. Nei fatti la Frazione risponde anche
alle false posizioni sviluppate in seguito da Bordiga, il quale cade in
astrazioni vuote di senso ed in sofismi quali “l’invarianza del programma” e la
distinzione tra “partito formale” e “partito storico”[2].

Contro
queste differenti aberrazioni, la Frazione italiana della Sinistra Comunista ha
dimostrato la validità della sua tesi, fondandosi sulla solida base dell’esperienza
di un secolo di storia del movimento operaio e delle sue organizzazioni.

11.
La storia reale ci mostra che il partito di classe vive attraverso un movimento
ciclico che conosce le fasi della nascita, dello sviluppo e dell’estinzione. Estinzione
che si manifesta con la sua degenerazione interna, il suo passaggio al campo
nemico o ancora la sua scomparsa pura e semplice e a cui seguono degli intervalli
più o meno lunghi, fino a che non si presentano di nuovo le condizioni per la
sua rinascita. Questo è vero sia per il periodo premarxista - a partire da
Babeuf e dalla formazione in seguito di organizzazioni rivoluzionarie - sia
durante la vita e l’attività di Marx ed Engels, sia dopo la loro morte, fino ai
nostri giorni. La Lega dei Comunisti ha vissuto solo 5 anni (1847-1852), la
Prima Internazionale 9 anni (1864-1873), la Seconda 25 anni (1889-1914), la Terza 8 anni (tenendosi larghi,
1919-1927). Se esiste un legame evidente di continuità (la loro continuità
deriva dal fatto che erano tutti organismi della stessa classe, momenti
successivi di questa unità che è la classe) non esiste invece alcuna stabilità,
alcuna fissità di questo organismo chiamato Partito.

La
pseudo teoria bordighista sul “Partito storico” ed il “Partito formale” è
intrisa di misticismo. Secondo questa teoria, il “Partito storico” - proprio
come il Programma – sarebbe un dato fisso, immutabile, invariante. Ma questo
Partito non potrebbe manifestare la sua realtà che nel Partito
“formale”.

Ma
che accade quando il “formale” scompare? Diventa invisibile ed inoperante, ma
tuttavia sussiste, non si sa dove, perché immortale. Ritroviamo qui i temi e
gli interrogativi della filosofia idealista e religiosa che separa lo spirito e
la materia, l’anima ed il corpo, l’uno nella beatitudine eterna e l’altro nella
mortalità.

12.
Nessuna teoria illuminista, volontarista, della generazione spontanea o
dell’intelligenza geniale, potrebbe spiegare il fenomeno della nascita e dell’esistenza
del Partito, ed ancor meno le ragioni della sua periodicità, dell’ordine di
successione delle sue differenti fasi. Solo un dinamica che tiene conto del
movimento reale della lotta di classe, esso stesso condizionato e determinato
dall’evoluzione del sistema capitalista e dalle sue contraddizioni, può dare
una risposta valida al problema del Partito, inserendolo nella realtà del
movimento della classe.

13.
Lo stesso criterio deve essere applicato quando si esamina la variabilità,
constatata nella storia, di certe funzioni del Partito.

Allo
stesso modo in cui la filosofia, nell’antichità, inglobava discipline diverse,
il Partito, prodotto del movimento di classe del proletariato, assicura, ai
suoi inizi nella storia, la realizzazione di un gran numero di compiti nella
classe, in particolare:

  • è il crogiuolo dell’elaborazione
    teorica della classe;
  • rende espliciti gli
    obiettivi finali potenzialmente presenti nelle lotte proletarie;
  • è un organo attivo, militante
    nella classe, in prima fila nella difesa dei suoi interessi immediati -
    economici e politici;
  • è educatore, con una
    molteplicità e diversità di interventi nella classe che assicurano questa
    educazione a tutti i livelli, con la stampa e con conferenze, con 1’organizzazione
    di corsi serali, la creazione di università operaie etc.
  • combatte con accanimento e
    senza sosta le idee, i pregiudizi dell’ideologia borghese che penetrano
    continuamente nelle teste degli operai per ostacolare la loro presa di
    coscienza;
  • fa agitazione, organizzando
    e moltiplicando manifestazioni operaie, assemblee, riunioni ed altre
    azioni della classe;
  • è organizzatore, creando,
    moltiplicando e sostenendo ogni tipo di associazioni operaie, culturali e
    di difesa delle condizioni materiali immediate (mutuo soccorso,
    cooperative di produzione, casse di sciopero, di solidarietà finanziaria)
    e soprattutto la formazione di organizzazioni unitarie e permanenti di
    difesa degli interessi immediati economici della condizione operaia: i
    sindacati;
  • garantisce, soprattutto
    attraverso la presenza di rappresentanti operai nei parlamenti, la lotta
    per riforme politiche nell’interesse immediato degli operai.

QUATTRO GRANDI
TAPPE NELLA VITA DEL PROLETARIATO 1848, 1870, 1914, 1917

14.
La storia degli ultimi 140 anni ha visto quattro grandi sconvolgimenti del
capitalismo:

  • 1848: conclusione del ciclo
    delle rivoluzioni antifeudali della borghesia;
  • 1870: conclusione, con la
    guerra franco-prussiana, della costituzione delle grandi unità
    economico-politiche del capitalismo, le nazioni, e apertura di una lunga
    epoca di espansione capitalista attraverso il mondo - il colonialismo;
  • 1914: punto culminante della
    fase imperialista. L’inasprimento delle contraddizioni del sistema e la sua entrata nella
    fase di declino con la prima guerra mondiale;
  • 1917: esplosione del sistema
    che pone la necessità della trasformazione sociale a breve termine.

15.
Come ha reagito il proletariato a questi 4 avvenimenti capitali?

1848: dietro la borghesia appare l’ombra
gigantesca del giovane proletariato (giornate di giugno, sollevamento degli
operai di Parigi), avvenimento annunciato qualche mese prima dalla costituzione
della Lega dei Comunisti.

Primo
vero Partito del proletariato moderno, questa organizzazione, in rottura con il
romanticismo delle società corporative, annuncia e dimostra in un Programma
coerente, attraverso la critica del capitalismo (“II Manifesto”), 1’inevitabile
crollo di questo sistema sotto il peso delle sue insormontabili contraddizioni
interne. La Lega designa il proletariato come soggetto della soluzione storica,
soggetto che, con la sua rivoluzione, dovrà mettere fine alla lunga divisione
della società umana in classi antagoniste e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
In opposizione ad ogni fraseologia rivoluzionaria ed al volontarismo, la Lega
riconosce, nel 1852, la vittoria del capitalismo sulle prime sollevazioni
operaie in una situazione di immaturità storica delle condizioni essenziali per
il trionfo della Rivoluzione Socialista. In questa situazione nuova di
sconfitta la Lega deve inevitabilmente scomparire come organizzazione attiva e
centralizzata.

1870: i militanti della Lega non sono
scomparsi. Nell’attesa della maturazione delle condizioni di una nuova ondata
di lotte operaie, essi hanno mantenuto un lavoro di elaborazione teorica, di
assimilazione delle esperienze sviluppate nel seno della classe nella grande
convulsione sociale del 1848. Da parte sua la borghesia, ripresasi da questa
convulsione, ha proseguito a grandi passi il suo sviluppo e la sua espansione. Circa
15 anni dopo, ci troviamo di fronte ad un proletariato più numeroso, presente anche
in altri paesi, più maturo e deciso ad intraprendere grandi battaglie, certo
non ancora per una rivoluzione (per 1’immaturità delle condizioni oggettive
necessarie per questo obiettivo) ma sicuramente per la difesa delle sue
condizioni economiche di esistenza immediata. In questo contesto, per
iniziativa degli operai di Francia e di Inghilterra, viene fondata nel 1864 la
Prima Internazionale, che raggruppa decine di migliaia di operai di tutti i
paesi industrializzati o in via di industrializzazione, dall’America alla
Russia. I vecchi militanti
della Lega dei Comunisti si ritroveranno naturalmente nelle file di questa
Associazione Internazionale dei Lavoratori (A.I.T.), in cui occuperanno i posti
di maggiore responsabilità, con Marx alla testa.

Di
anno in anno, in tutti gli angoli del mondo, 1’Internazionale diventerà la
bandiera di operai sempre più numerosi, sempre più combattivi, al punto di
diventare una preoccupazione crescente per tutti i governi di Europa. In questa
organizzazione generale della classe si scontreranno la corrente marxista,
autentica espressione del proletariato, e la corrente anarchica di Bakunin,
rappresentante dell’ideologia piccolo-borghese che ha ancora una grande
influenza tra i proletari della prima generazione e gli artigiani semi-proletarizzati.

La
guerra franco-prussiana, la sconfitta miserevole del secondo Impero e la sua
caduta in Francia, il tradimento della borghesia repubblicana, la miseria e la
fame degli operai parigini accerchiati da Bismarck, la provocazione del
Governo... tutto spingeva gli operai parigini ad uno scontro armato prematuro
per farla finita con il governo borghese e proclamare la Comune.

La
sconfitta della Comune era inevitabile. Se da un lato essa testimoniava la
combattività e la volontà esasperata della classe operaia all’assalto contro il
capitale ed il suo Stato, lasciando alle generazioni operaie future un
insegnamento inestimabile, la sua sconfitta in un immenso bagno di sangue aveva
come conseguenza immediata 1’irrimediabile scomparsa dell’Internazionale.

1914: il sanguinoso trionfo del
capitale, il massacro della Comune e la scomparsa successiva dell’Internazionale
dovevano pesare per lunghi anni e segnare tutta una generazione di proletari.
Solo dopo che le ferite si sono cicatrizzate, il proletariato riprende
lentamente fiducia in sé stesso e nella sua capacità di affrontare il capitale.

A
poco a poco si ricostituiscono le organizzazioni della classe: Borse di Lavoro,
sindacati, partiti politici, che tenderanno a centralizzarsi, a livello
nazionale prima e poi a livello internazionale, dando luogo nel 1889 (18 anni
dopo la Comune) alla costituzione della Seconda Internazionale, organizzazione
strettamente politica.

Ma
il mondo capitalista si trova in quel momento all’apogeo del suo sviluppo a
livello internazionale e trae il massimo profitto da un mercato che sembra
illimitato. E’ l’età d’oro del colonialismo, dello sviluppo dei mezzi di
produzione e del plusvalore relativo che si sostituisce al plusvalore assoluto.

La
lotta del proletariato per la diminuzione della giornata di lavoro, per l’aumento
dei salari, per riforme politiche, è notevolmente pagante. Questa situazione
sembra dover continuare all’infinito, sfociando nell’illusione che, con una
serie di riforme, il mondo capitalista potrebbe trasformarsi gradualmente in
una società socialista. Questa illusione è il riformismo, malattia che
penetrerà profondamente nella testa degli operai e nelle loro organizzazioni
sia politiche che economiche (soprattutto economiche) rodendo la coscienza
della classe e facendole perdere di vista il suo fine storico e la sua pratica
rivoluzionaria.

Il
trionfo del riformismo costituirà alla fine la sconfitta del proletariato. Sarà
un trionfo per la borghesia averlo conquistato ai suoi valori, prima di tutto
patriottici, nazionalisti, corrompendo definitivamente le sue organizzazioni,
partiti e sindacati, passati senza possibilità di ritorno nel campo del
capitale.

1917: addormentato, cloroformizzato,
tradito dal passaggio delle sue organizzazioni nel campo borghese, ubriacato
dal nazionalismo e dal patriottismo di cui la borghesia inietta dosi massicce,
il proletariato, mobilitato nella guerra, si risveglierà nel fracasso assordante
degli obici, al centro di milioni di cadaveri di suoi fratelli, immerso in un
oceano di sangue, del suo sangue. Gli sono stati necessari tre anni di
cataclisma di guerra imperialista per disintossicarsi e cominciare a prendere
coscienza della realtà.

Il
1917 era la prima esplosione di un’ondata rivoluzionaria che durerà anni. Nel
corso di questa esplosione il proletariato sarà condotto a ricostruire nuove
organizzazioni di classe corrispondenti ai suoi nuovi compiti: non più i
sindacati divenuti inadeguati ormai nel periodo di decadenza del capitalismo,
ma i Consigli Operai. Nessuna rifondazione della Socialdemocrazia, ormai persa
e passata nel campo nemico, ma un Partito Comunista mondiale (la Terza
Internazionale) all’altezza del compito che si imponeva: contribuire alla
marcia verso la rivoluzione mondiale del proletariato.

Saranno
le Frazioni e le minoranze di sinistra uscite dalla Seconda Internazionale, che
avevano combattuto per anni 1’ideologia riformista, denunciato il tradimento
della vecchia Socialdemocrazia, lottato contro la guerra e 1’ideologia della
difesa nazionale, in una parola che erano rimaste fedeli al marxismo ed alla
rivoluzione proletaria, a costituire il nuovo Partito, la nuova Internazionale,
1’Internazionale Comunista.

LA PROVA DELLA
CONTRORIVOLUZIONE

16.
Questa grandiosa prima ondata della rivoluzione proletaria è stata sconfitta
principalmente perché sorta durante la guerra, ciò che non è la condizione più
favorevole per la rivoluzione. Ma un altro importante motivo è stata 1’immaturità
della coscienza proletaria, che si è manifestata, tra 1’altro, con la
sopravvivenza, in seno alla nuova Internazionale, di molte posizioni erronee
ereditate dalla vecchia Socialdemocrazia:

  • le false risposte sul ruolo
    del Partito nella rivoluzione ed il rapporto Partito-classe;
  • l’assimilazione della
    dittatura del proletariato alla dittatura del Partito;
  • la confusione,
    particolarmente pericolosa, sulla questione dello Stato nel periodo di
    transizione proclamato “Stato proletario” o “Stato socialista”.

Questi
differenti errori, la sopravvivenza dello Stato sovietico proclamato “Stato
operaio” e l’insufficienza delle analisi dell’“Opposizione di Sinistra” sulla
sua degenerazione (la quale non avrebbe intaccato il carattere “proletario” e
le “conquiste di Ottobre”), assieme alle sconfitte successive del proletariato
negli altri paesi, hanno contribuito al ristabilimento di un rapporto di forze
in favore della borghesia mondiale e sono all’origine di una sconfitta storica
della classe. Tutti questi elementi comporteranno anche il decadimento, la
degenerazione, infine il passaggio alla borghesia del Partito bolscevico, di
tutti i partiti dell’Internazionale Comunista e la morte di quest’ultima.

La
profondità della disfatta subita dal proletariato sarà direttamente
proporzionale all’altezza dell’ondata rivoluzionaria che 1’ha preceduta. Né la
grande crisi mondiale che scoppia nel ’29, né la seconda guerra mondiale, né il
periodo di ricostruzione del dopoguerra vedranno lotte significative del
proletariato. Anche nei rari paesi in cui la combattività operaia persisteva
ancora perché non messa direttamente alla prova, questa combattività sarà
facilmente dirottata dal suo terreno di classe dalle forze politiche della
Sinistra in vista della seconda guerra mondiale.

Questo
si è verificato soprattutto durante lo sciopero generale del ‘36 in Francia e,
nello stesso anno, con la sollevazione del proletariato spagnolo rapidamente
trasformata in guerra “civile” tra fascismo e antifascismo, preparazione e
ripetizione generale per la seconda guerra mondiale. In altri paesi, come la
Russia, la Polonia, la Romania, la Germania, l’Austria, 1’Italia, i paesi balcanici,
la Spagna ed il Portogallo, i1 proletariato è sottoposto alla più nera
repressione: a milioni, i proletari sono gettati nelle prigioni e nei campi di
concentramento.

Ogni
condizione per la formazione di un Partito di classe è assente. Solo il
volontarismo e l’incomprensione totale della realtà porteranno Trotskij, nel
1936, a salutare l’inizio della rivoluzione in Francia e Spagna, ed a
confondere il capitalismo di Stato in Russia con la “sopravvivenza delle
conquiste di Ottobre”. Sono queste le basi che gli consentiranno di lanciarsi,
con i suoi partigiani, nell’avventura della proclamazione di nuovi partiti e di
un’Internazionale pretesa rivoluzionaria, dopo essere tornato, per un certo
periodo, nei partiti socialisti della definita Seconda Internazionale di triste
memoria.

Quello
che caratterizza questo periodo non è un movimento centripeto di convergenza
delle forze rivoluzionarie verso 1’unificazione e la formazione del Partito di
classe, ma un movimento categoricamente centrifugo, di sparpagliamento e
dispersione dei gruppi ed elementi rivoluzionari: la sinistra inglese scomparsa
da molto tempo, la sinistra russa inesorabilmente sterminata fisicamente nelle
galere di Stalin, la sinistra tedesca completamente liquidata. I gruppi
rivoluzionari che sussistono si isolano o ripiegano su sé stessi, diminuendo
via via che passano mesi ed anni.

La
guerra del ‘36 in Spagna farà una selezione severa tra questi gruppi, quelli
che sono presi nella trappola dell’antifascismo e quelli che si mantengono
fermamente sul terreno di classe: le frazioni della Sinistra Comunista
Internazionale. Queste proseguono e sviluppano un lavoro di comprensione
teorica, sottoponendo, senza alcun ostracismo, le posizioni politiche dell’Internazionale
Comunista al suo apogeo alla critica più severa, più feconda, fondata sull’esperienza
reale del movimento dal ‘17 in poi.

La
stessa Sinistra Comunista Internazionale subirà i contraccolpi degli
avvenimenti. Una prima volta, nel ‘36, con la scissione di una minoranza che
sceglie la partecipazione alla guerra di Spagna nel fronte repubblicano
antifascista. Una seconda volta con 1’allontanamento, all’inizio della guerra,
di una minoranza che proclama la “scomparsa sociale del proletariato” in tempo
di guerra e, di conseguenza, 1’impossibilità di proseguire ogni attività e
mantenere 1’organizzazione delle Frazioni. La terza crisi - che sarà definitiva
- iniziò nel 1945 con la scissione della 
Frazione francese della Sinistra Comunista (la GCF) in opposizione alla
decisione di scioglimento della Sinistra Comunista Internazionale e 1’assorbimento
puro e semplice dei suoi membri, a titolo individuale, in un partito proclamato
in Italia, di cui si ignorava tutto di piattaforma e posizioni, mentre era noto
solo che era costituito attorno a O. Damen e Bordiga, due eminenti figure della
Sinistra Italiana degli anni ‘20. Così fini tristemente la Frazione Italiana della
Sinistra Comunista.

I PRINCIPALI INSEGNAMENTI DI DUE SECOLI DI STORIA SULLA NATURA E FUNZIONE
DEL PARTITO

17.
Questo rapido panorama della storia del movimento operaio ci insegna:

a)       La necessaria esistenza di uno
stretto legame tra la classe come un tutto ed il Partito come organismo
particolare di questo tutto. Ci sono periodi in cui la classe esiste senza il
Partito, ma non può mai esistere Partito senza classe.

b)       La classe secerne il Partito come
un organismo indispensabile con funzioni di cui la classe ha bisogno nella e
per la sua maturazione e la sua presa di coscienza tale da metterla in grado di
raggiungere la vittoria finale. E’ impossibile prevedere il trionfo finale del
proletariato senza che esso abbia sviluppato gli organi che gli sono indispensabili:
soprattutto 1’organizzazione generale della classe di tutti gli operai e
l’organizzazione politica - il Partito - che si costituisce su un programma
generale e le cui posizioni mostrano il fine ultimo della lotta del
proletariato ed i mezzi per raggiungerlo.

c)       Esiste una differenza
sostanziale, nella loro evoluzione, tra le organizzazioni generali aperte a
tutti gli operai e 1’organizzazione politica che è il Partito.

Nel periodo ascendente del
capitalismo l’organizzazione generale che si dà come compito la difesa degli
interessi economici immediati della classe ha, pur registrando modificazioni
importanti della struttura, un’esistenza permanente. Diverso è il caso del
Partito, che esiste solo nei periodi di sviluppo della lotta e della
combattività della classe. Questa constatazione sottolinea con forza la stretta
dipendenza dell’esistenza del Partito dallo stato della lotta di classe. Nel
caso di un periodo di ascesa della lotta, ci sono le condizioni per la
formazione e l’attività del Partito; nei periodi di riflusso, con la scomparsa
di queste condizioni, il Partito tende a scomparire. Nel primo caso, vince la
tendenza centripeta, nel seconde quella centrifuga.

d)       Nel periodo di decadenza del
capitalismo, in cui non sono neanche più possibili il mantenimento e
miglioramento reali delle condizioni di vita della classe operaia, anche un’organizzazione
permanente con questi fini non potrebbe più esistere. Per questo il
sindacalismo è svuotato di ogni contenuto operaio. I sindacati non possono
mantenere la loro esistenza e permanenza che come appendici dello Stato,
incaricati di inquadrare, controllare e sviare ogni azione e lotta della
classe. In questo periodo solo gli scioperi selvaggi che tendono verso lo
sciopero di massa, controllati e diretti dalle assemblee generali, presentano
la forma possibile di un contenuto di classe. Per questo motivo, queste
assemblee non possono avere una vita permanente al loro inizio.
Un’organizzazione generale della classe non può esistere e diventare permanente
che quando la difesa degli interessi immediati si sposa con la possibilità
della rivoluzione, nel periodo rivoluzionario. Questa è 1’organizzazione dei
Consigli Operai. E’ il solo momento nella storia del capitalismo in cui la
permanenza di questa organizzazione è veramente generale e costituisce una
concretizzazione dell’unità reale della classe. Il discorso cambia per il
Partito politico, che può senz’altro nascere prima di questo punto culminante
che sono i Consigli Operai. Questo perché la sua esistenza non è condizionata
dal momento finale, ma semplicemente da un periodo di ascesa della lotta di
classe.

e)       Abbiamo potuto constatare nel
corso della storia come, con l’evoluzione della lotta di classe, si modificano
alcune funzioni passate del Partito. Facciamo qualche esempio:

·        
via
via che evolve la lotta di classe, gli operai accumulano esperienze ed elevano
la loro cultura, il Partito perde gradualmente il suo ruolo di educatore
generale;

·        
ciò
vale ancora di più per quello che riguarda il suo ruolo di organizzatore della
classe.

Una classe operaia come quella
degli operai inglesi del 1864, che è capace di prendere l’iniziativa di fondare
un’Associazione Internazionale dei Lavoratori, non aveva veramente bisogno di
un tutore per organizzarla. La parola d’ordine “andare al popolo” o “verso gli
operai” per organizzarli, aveva ancora un senso in un paese arretrato come la Russia
della fine del 19° secolo, ma aveva perso ogni senso per paesi industrializzati
come Inghilterra, Francia, etc.

La fondazione dell’AIT nel 1864
non era opera di nessun partito. Praticamente non ne esistevano, e nei casi in
cui ne esistevano, come il cartismo in Inghilterra o il blanquismo in Francia,
erano in piena decomposizione.

La Prima Internazionale è molto
più vicina all’organizzazione generale che ad un’organizzazione sul tipo della
Lega dei Comunisti, cioè del tipo Partito, strettamente selezionato sulla base
di un programma teorico e politico coerente. Per questo potevano coesistere e
scontrarsi al suo interno diverse correnti: marxista (collettivista),
operaista, proudhoniana, anarchica ed anche, all’inizio, una corrente così
particolare come quella mazziniana.

L’Internazionale era un crogiuolo
in cui si decantavano le idee e le correnti. Un partito è già il prodotto di
una decantazione. Per questo le correnti restano ancora informali al suo
interno. Un solo partito politico nel senso vero del termine è nato dopo la
dissoluzione della Lega dei Comunisti e durante 1’esistenza della Prima
Internazionale nel 1868: il Partito Socialdemocratico eisenachiano, a tendenza
marxista, sotto la direzione di W. Liebknecht e Bebel. Bisognerà aspettare il
1878, in occasione delle elezioni, perché nasca, sotto la direzione di Guesde e
Lafargue, con la partecipazione diretta di Marx (che ne scrisse la piattaforma
politica), il Partito Operaio in Francia.

Ma
solo a partire dagli anni '80, con lo sviluppo accelerato del capitalismo e la
ripresa della lotta di classe che si fanno sentire il bisogno e la possibilità
di formazione di partiti politici per la lotta politica propriamente detta,
distinti dalle organizzazioni di difesa degli interessi immediati sul piano
economico, i sindacati. A partire dagli anni 1880, un po’ in tutti i paesi
industrializzati o in via di industrializzazione si apre un vero processo di formazione
di partiti, sul modello della Socialdemocrazia tedesca, che prenderà
l’iniziativa della costituzione della Seconda Internazionale nel 1889.

La
Seconda Internazionale sarà il risultato di una decantazione politica operata
nel movimento operaio nel periodo successivo allo scioglimento della Prima
Internazionale (16 anni) e di unificazione della corrente marxista a livello
internazionale. Essa si richiamerà al “socialismo scientifico” cosi come è
stato formulato 40 anni prima da Marx ed Engels nel Manifesto della Lega dei
Comunisti nel 1848. Non sarà più tra i suoi compiti, come era stato per la
Prima Internazionale, procedere ad un’inchiesta sulle condizioni della vita
operaia in differenti paesi, né elaborare rivendicazioni economiche. Le
attività di questo genere che all’inizio svolge ancora, saranno definitivamente
lasciate ai sindacati. Invece sarà al centro la lotta per rivendicazioni
politiche immediate: suffragio universale, diritto di riunione e libertà di
stampa, partecipazione alle campagne elettorali, lotte per riforme politiche,
contro la politica colonialista della borghesia, contro la sua politica estera,
contro il militarismo, ecc., pur proseguendo un lavoro di elaborazione teorica
e di difesa dei fini ultimi del movimento, la rivoluzione socialista.

Giustamente
Engels (in una delle sue prefazioni al Manifesto Comunista) segnala, negli anni
‘80, che la Prima Internazionale aveva esaurito completamente i suoi compiti
nel periodo storico in cui era nata. Ha torto però nel concludere frettolosamente
che il movimento politico della classe, la formazione di differenti partiti in
diversi paesi, ha preso un tale slancio che la classe operaia “non ha più
bisogno di un’organizzazione internazionale”. Con tutte le sue insufficienze,
con tutti i suoi errori, con tutta la penetrazione riformista – che trionferà
al suo interno e la distruggerà come organizzazione della classe,
introducendosi al suo interno soprattutto attraverso i sindacati - la Seconda
Internazionale ha comunque compiuto un’opera altamente positiva nella classe,
un’opera che resta un’acquisizione del movimento, se non altro perché è servita
come terreno insostituibile di confronto e chiarificazione teorica, di scontro
delle posizioni politiche della sinistra contro il revisionismo bernsteiniano
ed il centrismo kautzkiano. Al suo interno vive e si agguerrisce la sinistra
rivoluzionaria.

Quando
i moralisti-modernisti di tutte le sfumature si compiacciono oggi di tracciare
un bilancio unicamente negativo della storia – nella misura in cui ne sanno
qualcosa - della Seconda Internazionale in una certa epoca e del suo apporto al
movimento operaio, dimostrano solo la loro ignoranza totale di quello che è un
movimento storico in sviluppo. Nella loro ingenuità essi non si rendono conto
neanche che il poco che conoscono oggi 1’hanno imparato e lo devono alla
storia, al passato di un movimento vivente della classe operaia! Quegli stessi
che si affrettano a gettare il bambino con 1’acqua sporca non sospettano
neanche che le loro idee e “invenzioni”, che credono originali, sono state
semplicemente raccolte dai cestini dell’epoca utopistica del movimento operaio,
perché ormai da tempo inutilizzabili. Anche i bastardi hanno i genitori, pur se
ignoti.

Proprio
come i modernisti, i bordighisti si compiacciono di ignorare la storia del
movimento, la storia vivente di una classe in movimento ed in evoluzione, con i
suoi momenti deboli e i suoi momenti forti. Invece di studiarla e comprenderla,
la sostituiscono con divinità morte, eternamente immobili e mummificate dal
Bene e dal Male assoluti.

18.
II risveglio del proletariato dopo tre anni di massacro imperialista e la morte
vergognosa della Seconda Internazionale con il marchio infame del tradimento,
aprono un periodo di ascesa di lotte e ricostituzione del partito della classe.
Questo nuovo periodo di intense lotte sociali - che vede crollare come volgari
castelli di carta cittadelle e fortezze credute alla vigilia ancora
imprendibili, che vede sprofondare nello spazio di pochi giorni un apparato
militare considerevole, monarchie e imperi creduti invulnerabili come la
Russia, l’Austria-Ungheria e la Germania prussiana, costituisce non un semplice
momento ma un formidabile balzo qualitativo nell’evoluzione della storia e per
il movimento operaio, perché pone direttamente la questione della rivoluzione,
del suo processo e della strategia della presa del potere politico da parte
della classe operaia. Per la prima volta nella storia la classe operaia ed i
suoi partiti comunisti recentemente costituiti devono rispondere a tutta una
serie di questioni cruciali, tutte poste in termini di vita o morte della
rivoluzione. Per quanto riguarda le risposte a queste questioni, la classe ed i
suoi partiti ne hanno un’idea estremamente vaga o non ne hanno del tutto, o ne
hanno una visione anacronistica ed erronea. Solo nani minuscoli, ma dotati di
incommensurabile megalomania - che non hanno mai visto una rivoluzione, neanche
da lontano (e la rivoluzione proletaria è il più grande salto della storia fino
a questo momento) - possono dalla loro infima statura puntare, sessanta anni
dopo, il piccolo dito pieno di disprezzo e sufficienza contro gli errori ed i
tentativi di questi giganti che hanno osato andare all’assalto del cielo
capitalista impegnandosi risolutamente sulla via della rivoluzione.

E’
vero, la classe operaia, e prima di tutto i partiti e l’Internazionale
Comunista, hanno spesso tentennato, improvvisato e commesso gravi errori che
hanno largamente ostacolato la marcia della rivoluzione. Ma ci hanno lasciato
non solo acquisizioni inestimabili, ma anche un’esperienza ricchissima che
dobbiamo studiare minuziosamente per comprendere le difficoltà incontrate,
evitare le trappole in cui sono caduti, superare gli errori commessi e, sulla
base di queste esperienze, poter meglio rispondere ai problemi che solleva la
rivoluzione.

Dobbiamo
mettere a profitto il tempo di cui disponiamo per tentare di risolvere, anche
se parzialmente, questi problemi, pur sapendo che la prossima rivoluzione
porterà con sé problemi nuovi che non possiamo completamente prevedere.

19.
Per tornare al problema specifico del partito e della  sua funzione nel periodo presente e nella
rivoluzione, possiamo prima di tutto vedere cosa non è per poi ricavarne quello
che dovrebbe essere.

a)       II Partito non può pretendere di
essere il solo ed esclusivo portatore e rappresentante della coscienza della
classe. Non è predestinato ad avere questo monopolio. La coscienza della classe
è inerente alla classe come una totalità e nella sua totalità. Il Partito è
l’organo privilegiato di questa coscienza e niente di più. Questo non implica
che sia infallibile né che talvolta, in certi momenti, non sia indietro
rispetto al livello di coscienza raggiunto da altri settori o frazioni della
classe. La classe operaia non è omogenea, ma tende ad esserlo. Lo stesso
avviene per quanto riguarda la coscienza di classe che tende ad omogeneizzarsi e
generalizzarsi. E’ compito del Partito, una delle sue principali funzioni,
contribuire coscientemente ad accelerare questo processo.

b)       Pertanto, il Partito ha il
compito di orientare la classe, fecondare la sua lotta; non è il dirigente nel
senso di colui che decide da solo, al posto della classe.

c)       Inoltre dobbiamo riconoscere la
possibilità di formazione di gruppi (che si denominino o no Partito non cambia
nulla) all’interno della classe e nella sua organizzazione unitaria che sono i
Consigli Operai. Non solo il Partito Comunista non può, a nessun titolo,
arrogarsi il diritto di proibire la loro esistenza o fare pressione in questo
senso, ma deve anche combattere energicamente contro tali tentativi.

d)       Allo stesso modo della classe
che, come un tutto, può essere attraversata da molte correnti rivoluzionarie
più o meno coerenti, il Partito, nel quadro del suo programma, prevede la
possibilità di divergenze e di tendenze. Il Partito Comunista respinge
categoricamente la concezione di un partito monolitico.

e)       II Partito, sotto nessun
pretesto, può pretendere di stabilire un elenco di ricette per rispondere
dettagliatamente a tutte le questioni che possono porsi nelle lotte.

Non si tratta né di un organo
esecutivo né amministrativo né tecnico della classe. Il Partito è e deve
restare un organo politico. Questo principio si applica tanto alle lotte che
precedono la rivoluzione quanto a quelle dello stesso periodo rivoluzionario,
in cui il Partito non può assolutamente giocare un ruolo di “stato maggiore”
dell’insurrezione.

f)       
La
disciplina di organizzazione e di azione che il Partito esige dai suoi membri
può essere reale solo con costante libertà di discussione e di critica,
all’interno del quadro della piattaforma. Non sarebbe possibile esigere dai
suoi membri, che sono in divergenza con alcune posizioni importanti, di
presentare e difendere queste posizioni all’esterno, contro la loro
convinzione, di farsene portavoce in nome del Partito. Lo scopo è rispettare la
coscienza di questi compagni, ma soprattutto salvaguardare 1’interesse
dell’organizzazione come un tutto. Affidare la difesa di posizioni importanti
dell’organizzazione a militanti che non le condividono conduce ad una cattiva
difesa. Sempre in questo senso, il Partito non può ricorrere a misure
repressive per fare pressione sui suoi membri.

Per principio, il Partito
respinge l’utilizzazione della forza e della violenza come mezzo di persuasione
e convinzione al suo interno, così come respinge la pratica della violenza e
dei rapporti di forza fisica nella classe e nel suo rapporto con la classe.

g)       Il Partito in quanto tale non
chiede alla classe di “dargli la sua fiducia”, di delegargli il potere di
decisione. Per principio il Partito comunista è contro ogni delega del potere
da parte della classe ad un organismo, gruppo o partito che non è sottoposto in
quanto tale al suo controllo costante. Il principio comunista esige la pratica
reale dei delegati eletti e revocabili in ogni momento, sempre responsabili
davanti all’assemblea che li ha eletti; in questo senso, bandisce ogni tipo di
elezioni per liste presentate dai partiti politici. Ogni altra concezione
conduce inesorabilmente ad una pratica sostituzionista.

Se è diritto del Partito esigere
le dimissioni di uno dei suoi membri da un posto, un comitato, un organismo o
anche da un incarico statale, al quale il militante è stato eletto da un’assemblea
di fronte alla quale è e resta responsabile, non è possibile imporre la sua
sostituzione con un altro membro, con una decisione autonoma.

h)       Infine, e a differenza dei
partiti borghesi, il Partito proletario non è un organo destinato ad
impadronirsi dello Stato o a gestirlo. Questo principio deriva sia da quanto
detto prima, sia dalla necessaria indipendenza della classe operaia nei
confronti dello Stato del periodo di transizione. L’abbandono di questo
principio conduce ineluttabilmente alla perdita da parte del Partito del suo
carattere proletario.

i)        
Da
tutto quel che precede consegue che il Partito proletario della nostra epoca
non può essere un partito di massa. Senza alcuna funzione statale o di
inquadramento della classe, selezionato sulla base di un programma - il più
coerente possibile - il Partito sarà necessariamente un’organizzazione
minoritaria fino al periodo rivoluzionario e durante il suo corso. In questo
senso, la concezione dell’Internazionale Comunista del “Partito rivoluzionario
di massa”, che a quel tempo era già falsa e portava il segno di un periodo
superato, deve essere rifiutata categoricamente.

VERSO IL FUTURO
PARTITO

20.
La CCI analizza il periodo aperto dalla ripresa delle lotte operaie a partire
dal 1968 come un periodo di ripresa storica delle lotte della classe che
risponde alla crisi aperta sviluppatasi alla fine della ricostruzione del
secondo dopoguerra. Coerentemente con questa analisi, considera dunque che
questo periodo pone le premesse per la ricostituzione del Partito. Tuttavia
sono gli uomini che fanno la storia, anche se le condizioni non dipendono dalla
loro volontà. Per questo la formazione del futuro Partito sarà il risultato di
uno sforzo cosciente, deliberato, sforzo al quale i gruppi rivoluzionari
esistenti devono dedicarsi già da ora.

Questo
sforzo impone una comprensione chiara sia delle caratteristiche generali,
valide in tutte le epoche, del processo di formazione del Partito, sia delle
condizioni specifiche, inedite nella storia, che presiedono alla nascita di
quelle di domani.

21.
Una delle specificità maggiori della formazione del futuro Partito sta nel
fatto che si formerà direttamente a livello mondiale contrariamente a quello
che é successo nel passato.

Già
le precedenti organizzazioni politiche del proletariato erano mondiali o
tendevano verso l’unità mondiale. Tuttavia queste risultavano dal
raggruppamento di formazioni più o meno costituite a livello nazionale o
attorno ad una formazione proveniente da un settore nazionale particolare del
proletariato in una posizione di avanguardia nell’insieme del movimento
operaio.

Così,
nel 1864, l’AIT si costituisce essenzialmente attorno al proletariato inglese
(la Conferenza costitutiva si tiene a Londra, che é anche la sede del Consiglio
Generale fino al 1872, le Trade Unions costituiscono a lungo il contingente più
importante dell'AIT), cioè del paese più sviluppato dell’epoca, in cui il
capitalismo é più potente e concentrato.

Allo
stesso modo, nel 1889, la Seconda Internazionale si costituisce principalmente
attorno alla Socialdemocrazia tedesca che é - in Europa e nel mondo - il
partito operaio più vecchio, più sviluppato e più potente, prodotto del
formidabile sviluppo del capitalismo tedesco nella seconda metà del 19° secolo.

Infine,
la Terza Internazionale ha come polo indiscutibile il Partito bolscevico, non a
causa di una qualsiasi preminenza del capitalismo russo (che, benché al quinto
posto nel mondo, resta molto arretrato) ma perché il proletariato di questo
paese è, per specifiche circostanze, il primo (ed il solo) a rovesciare lo
Stato capitalista ed a prendere il potere durante la grande ondata
rivoluzionaria del primo dopoguerra.

La
situazione attuale si distingue notevolmente da quella che prevaleva in questi
differenti momenti del passato. Da un parte, il periodo di decadenza del
capitalismo non ha consentito la nascita di nuovi grandi settori del
proletariato mondiale che avrebbero potuto costituire un nuovo polo per tutto
il movimento operaio (come è stato per la Germania nel secolo scorso).

D’altra
parte, il capitalismo - a causa sia della fase di decadenza che per l’estensione
del commercio mondiale e dei mezzi di comunicazione - ha subito un livellamento
considerevole delle sue caratteristiche economiche, sociali e politiche,
in particolare nei paesi avanzati. Mai, nella storia del mondo capitalista,
malgrado le insormontabili divisioni nazionali e di blocco, si è raggiunto un
tale grado di omogeneità e di interdipendenza tra le sue differenti parti.

Questa
rivoluzione si è tradotta, per la lasse operaia, in un livellamento senza
confronti nel passato delle proprie condizioni di vita e, da certi punti di
vista, della propria esperienza politica.

Infine,
le circostanze attuali dello sviluppo storico della lotta di classe verso la
rivoluzione (aggravamento simultaneo in tutti i paesi della crisi economica e
non guerra imperialista come nel 1917, grado considerevole di unità della
borghesia di fronte al proletariato), fa prevedere che si tenderà verso una
simultaneità, unità e generalizzazione della lotta mai visti finora.

Tutte
queste considerazioni spingono alla costituzione del futuro Partito mondiale
non attorno a questo o quel settore nazionale del proletariato, ma direttamente
a livello internazionale attorno alle posizioni ed al polo politico più chiari,
coerenti e sviluppati.

Proprio
per queste ragioni è fondamentale, ancora più oggi che in tutto il passato del
movimento operaio, che i differenti gruppi comunisti esistenti mobilitino ed
unifichino i loro sforzi in vista della costituzione di questo polo ed in primo
luogo della chiarificazione delle posizioni politiche proletarie.

Questi
compiti essenziali sono conseguenti all’assunzione cosciente e volontaria da
parte dei rivoluzionari delle loro responsabilità nel processo di formazione
del futuro Partito.

22.
Conformemente a questa prospettiva, la CCI difende l’idea di rompere con 1’isolamento
in cui si trovano i gruppi comunisti esistenti, di combattere lo spirito che fa
della necessità (oggettiva) di ieri una virtù da difendere ancora oggi (con uno
spirito di cappella e di setta), per aprire una vera discussione internazionale
tra questi gruppi.

Questa
discussione dovrà manifestare la ferma volontà di eliminare i malintesi, le
incomprensioni, le false interpretazioni delle posizioni degli uni e degli
altri - prodotto della polemica e dell’ignoranza di queste posizioni - per
aprire un vero confronto delle divergenze politiche e permettere un processo di
decantazione e di raggruppamento.

La
CCI non ignora le enormi difficoltà che incontrerà la realizzazione di questo
compito. Queste difficoltà sono legate in gran parte al peso della terribile
controrivoluzione subita per 40 anni dalla classe operaia. Controrivoluzione
che ha eliminato le frazioni di sinistra dell’Internazionale ed ha spezzato la
continuità organica che esisteva tra le differenti organizzazioni politiche
proletarie dalla metà dello scorso secolo. Per la rottura di questa continuità
organica, il futuro Partito non potrà costituirsi secondo il processo messo in
evidenza dalla Frazione italiana, processo in cui la Frazione costituiva un
ponte tra il vecchio ed il nuovo Partito.

Tale
situazione rende ancora più indispensabile il compito di confronto e
decantazione in vista del raggruppamento delle organizzazioni del campo
comunista. La CCI si è sforzata di contribuirvi mantenendo il contatto con
questi gruppi; ha suggerito la convocazione di conferenze internazionali di
gruppi del campo proletario e vi ha partecipato attivamente. Bisogna registrare
lo scacco di questi primi tentativi, prima di tutto per lo spirito di setta dei
gruppi - resti della Sinistra Italiana - alquanto sclerotizzati che, pur essendo
in 4, si proclamano tutti “Partito storico”. Se mantengono questo
atteggiamento, questi sedicenti “partiti” sono votati ad una sclerosi
irreversibile.

Per
quanto la riguarda, la CCI é convinta che non esiste altra via. E’ la
via che ha sempre trionfato nella storia del movimento operaio, la via di Marx
e di Engels, la via di Lenin e di R. Luxemburg, la via seguita dalla Sinistra
Comunista Internazionale e da Bilan negli anni ‘30. E’ la sola via feconda e
ricca di promesse, ed è questa la via che, più che mai, la CCI è decisa a
perseguire fermamente.

CCI
1983


[1] Tra i testi a cui fare
riferimento segnaliamo:

  • punto 16 della Piattaforma
    della CCI;
  • Contributo della CCI alla 2a
    Conferenza Internazionale dei gruppi della Sinistra Comunista;
  • Opuscolo della CCI n°3: “Organisations Communistes et Conscience de Classe”.

[2] II fatto che Bordiga abbia
sviluppato delle analisi aberranti - in particolare a partire dal 1945 - non
può in alcun modo sminuire il suo contributo di primo piano nella fondazione
del Partito Comunista d’Italia e nella lotta della Sinistra contro la
degenerazione dell’Internazionale Comunista. Ugualmente, il fatto che queste
analisi siano state sviluppate per tentare di rispondere a dei problemi reali -
quale la natura non permanente dell’esistenza del partito - non toglie niente
al fatto che non è al livello delle astuzie teoriche, dei giochi di parole, che
si trova la soluzione a questi problemi, come lo ha largamente dimostrato il
lavoro della Frazione Italiana. Il riconoscimento dell’importanza del
contributo di Bordiga al movimento rivoluzionario non deve servire a
giustificare l’adesione a queste aberrazioni, a considerarle come l’alfa e l’omega
delle posizioni comuniste.

Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Sviluppo della coscienza e dell' organizzazione proletaria: 

Questioni teoriche: