Scontri in Catalogna: il passato reazionario è nella democrazia e nella nazione, il futuro appartiene al proletariato

Pubblichiamo qui di seguito la traduzione di un volantino realizzato dai compagni della nostra sezione in Spagna che è stato diffuso in tutto il paese dopo gli scontri e la repressione in  Catalogna seguiti al referendum del 1° ottobre organizzato dagli indipendentisti. Si tratta della riaffermazione dell'internazionalismo proletario di fronte a una situazione che costituisce una ulteriore dimostrazione dell'attuale sprofondamento del sistema capitalista in un processo di decomposizione sociale che ha effetti pericolosi per la classe operaia e l'umanità tutta.

Il primo ottobre scorso, le masse popolari portate dagli indipendentisti catalani alla farsa del referendum sono state brutalmente colpite dalla repressione del governo spagnolo. Le due frazioni rivali si sono entrambe vestite con il mantello della democrazia per meglio giustificare, l'una la repressione, e l'altra il voto. I Catalanisti si sono presentati come le vittime della repressione per sostenere la loro rivendicazione di indipendenza. Il governo Rajoy ha giustificato la sua barbarie repressiva in nome della Costituzione e dei diritti democratici di tutti gli spagnoli. I partiti “neutrali” (Podemos, il partito della Colau, ecc.[1] ) hanno invocato la democrazia per criticare Rajoy e spingerlo a “trovare una soluzione” al conflitto catalano.

Noi denunciamo questa trappola creata dalla lotta tra frazioni del capitale che spinge a scegliere, da un lato, l'imbroglio di un referendum truccato, e, dall'altro, la repressione brutale del governo spagnolo. Da entrambi i lati, è la classe operaia e tutti gli sfruttati che ne sono le vittime.

Tutti ci presentano la democrazia come il Bene supremo. Ci vogliono far dimenticare che dietro la maschera della democrazia, si nasconde lo Stato totalitario. Esattamente come i regimi militari o totalitari, lo Stato democratico rappresenta la dittatura esclusiva del capitale che impone in nome del voto popolare i suoi interessi e i suoi obiettivi contro l'interesse di tutti gli sfruttati e di tutti gli oppressi.

Durante la Prima Guerra mondiale, con i suoi 20 milioni di morti, tutte le potenze hanno giustificato la loro barbarie in nome della difesa della democrazia. Durante la Seconda Guerra mondiale, se il campo nazista dei vinti aveva istallato un regime di terrore che si appoggiava su delle ideologie apertamente reazionarie come la “supremazia della razza ariana”, il campo dei vincitori, che riuniva non solo le potenze “democratiche”, ma anche il brutale regime stalinista dell'URSS, si è nascosto dietro la scusa della democrazia per giustificare la sua partecipazione a una barbarie che si è conclusa con 60 milioni di morti, con anche l'utilizzazione diretta della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki.  E' in nome della difesa della democrazia che la Repubblica spagnola riuscì a trascinare operai e contadini nel terribile massacro della guerra civile del 1936 tra le due frazioni della borghesia (repubblicani e franchisti) che ha fatto un milione di morti.

E' in nome della democrazia, utilizzando il regime costituzionale del 1978 che tutti, i franchisti che si erano rifatti la faccia come i campioni della democrazia, ci hanno imposto una degradazione inesorabile delle nostre condizioni di vita e di lavoro che ci ha portato all'attuale situazione in cui il lavoro stabile è stato rimpiazzato dalla precarietà generalizzata. A questa degradazione hanno contribuito tanto i dirigenti nazionalisti catalani che i dirigenti nazionalisti spagnoli. Ricordiamoci che il governo autonomo di Artur Mas nel 2011-2012 fu il pioniere dei tagli nel settore della sanità, dell'insegnamento, delle indennità di disoccupazione, ecc., e che queste misure sono state in seguito generalizzate a tutta la Spagna dal governo Rajoy!

Sia i dirigenti spagnoli che quelli catalani  hanno le mani sporche del sangue della loro repressione delle lotte operaie. La democrazia ha debuttato nella Spagna postfranchista con la morte di cinque operai nel corso del grande sciopero di Vitoria nel 1976. Sotto il governo “socialista” di Felipe Gonzales, tre operai furono assassinati durante lotte a Gijon, Bilbao e Reinosa. Il governo autonomo catalano di Artur Mas ha scatenato una brutale repressione contro le assemblee generali degli Indignados, facendo cento feriti. In precedenza, nel 1934, i suoi attuali alleati dell'ERC[2] avevano organizzato una milizia (gli Escamots) specializzata nella tortura dei militanti operai

E tutti si permettono di inneggiare alle loro regole democratiche che proclamano come il loro ideale. Abbiamo visto la frazione catalanista imporre con la forza, grazie a una forzatura parlamentare la sua procedura per l'indipendenza con le sue urne truccate, riempite fino all'orlo di schede in favore del “SI”.

In nome della sacrosanta democrazia si scatena una guerra a morte intorno ad un altro pilastro della dominazione capitalista: la Nazione. La nazione non è il raggruppamento “fraterno” di tutti quelli che sono nati in uno stesso territorio, ma è la proprietà privata dell'insieme dei capitalisti di un paese che organizzano attraverso lo Stato lo sfruttamento e l'oppressione di tutti i loro assoggettati. Gli aspiranti a una nuova “madre-patria”, gli indipendentisti catalani, si presentano come le vittime della barbarie dei loro rivali e sostengono che “Madrid ci deruba” per mobilitare della carne da cannone in nome della “difesa di una vera democrazia”. La loro “vera democrazia” consiste nell'esclusione di quelli che non condividono i loro obiettivi. La vessazione di quelli che non vanno a votare, la messa all'indice e le offese per i non seguaci della loro causa, il ricatto morale verso quelli che, semplicemente, vogliono mantenere uno spirito critico. In tutte le zone sotto la loro influenza, hanno imposto la dittatura delle loro associazioni “civiche” e, con l'arma dell'insulto, della calunnia, dell'ostracismo, della persecuzione, del controllo, cercano di “omogeneizzare” la popolazione intorno alla Catalogna. Con un atteggiamento ogni volta più insolente, i gruppi indipendentisti, mettono in atto i loro metodi nazisti e teorizzano la “purezza” della “razza catalana”.

Dal canto loro, i democratici nazionalisti spagnoli non sono da meno. L'odio contro i catalani, la manovra del trasferimento delle sedi delle grandi aziende fuori dalla Catalogna, le mobilitazioni sedicenti “spontanee” in appoggio alle forze di repressione incoraggiate con l'incitamento barbaro “Forza, prendiamoli!” che ricorda il sinistro “Forza ETA, ammazzateli!”[3] dei nazionalisti baschi, l'appello ad esporre alle finestre le bandiere rosse e oro della Spagna, tutto questo mostra lo scatenamento della bestia rossiccia di sinistra memoria che, con il franchismo, servì da leva per istallare un regime di terrore.

Quello che le due bande rivali condividono è l'esclusione e la xenofobia, entrambe si ricongiungono in uno stesso odio del migrante, nello stesso disprezzo verso i lavoratori arabi, latino-americani o asiatici, con i loro slogan ripugnanti: “ci levano il pane di bocca”, “rubano i nostri posti di lavoro”, “allungano le code alle porte dei servizi sanitari”, ecc., mentre è la crisi del capitalismo e l'incapacità dei suoi Stati, che sia quello di Spagna o della Autonomia catalana, che sono responsabili della degradazione delle condizioni di vita di tutti e che spingono migliaia di giovani verso una nuova ondata di emigrazione che ricorda quella degli anni 50-60, durante il franchismo.

In mezzo a questo selvaggio confronto, i “neutrali” del partito Podemos o del partito di Ana Colau cercano di farci credere che la Democrazia, con il suo famoso “diritto di decidere noi stessi” sarebbe il rimedio che permetterebbe un negoziato e una “soluzione civile”. In questo concerto di illusioni finalizzata a confonderci, è apparsa una iniziativa: “Parliamo insieme”, che vuole mettere da parte le due bandiere nazionali (quella della Spagna e quella della Catalogna) ed alzare la “bandiera bianca” del dialogo e della democrazia.

Il proletariato e tutti gli sfruttati non possono farsi illusioni. Il conflitto nato in Catalogna è dello stesso tipo dei conflitti populisti e avventuristi che hanno portato alla Brexit in Gran Bretagna o alla elezione di un irresponsabile, Trump, alla testa della prima potenza mondiale. E' l'espressione della degenerazione e della decomposizione che provoca l'aggravarsi di una crisi che non è solo economica, ma allo stesso tempo politica, in seno ai differenti Stati capitalisti. 

Il capitalismo attuale presenta l'apparenza che “tutto va bene nel migliore dei mondi”, che “usciremo dalla crisi”, che c'è un “progresso tecnologico” e un dinamismo mondiale. Ma sotto questo strato superficiale di vernice brillante, quello che matura sotterraneamente con sempre maggior forza, è la violenza delle contraddizioni del capitalismo, la guerra imperialista, la distruzione dell'ambiente, la barbarie morale, le tendenze centrifughe verso il ciascuno per sé su cui si appoggiano (e allo stesso tempo nutrono) la proliferazione di concezioni e di azioni xenofobe, di esclusione endogamica.

Questo vulcano su cui sediamo è entrato in eruzione parecchie volte, come recentemente in Estremo Oriente con il pericolo di guerra fra Corea del Nord e Stati Uniti, ma si manifesta anche attraverso il conflitto catalano. Sotto una forma apparentemente civile e democratica, inframmezzata da presunte “negoziazioni” e “tregue”, la situazione si sta degradando progressivamente e corre il rischio di incistarsi e diventare insolubile, il che non può che generare tensioni ogni volta più brutali. Anche se finora non ci sono stati morti, il rischio diventa sempre più grande. Un clima sociale di frattura, di scontri violenti e di intimidazione si sta radicando in tutta la società, non solo in Catalogna, ma in tutta la Spagna. Già adesso cresce il numero di persone che, non potendo più sopportare la loro situazione, abbandonano i loro amici, i propri figli, il proprio lavoro...

Quello che vediamo svilupparsi sotto i nostri occhi è quella che, di fronte alla barbarie della Prima Guerra mondiale, nel 1915, scriveva la rivoluzionaria Rosa Luxemburg in maniera profonda e profetica:

"Svergognata, disonorata, sguazzante nel sangue, coperta di sudiciume; ecco come si presenta la società borghese, ecco cos’è. Essa non è come quando, ben vestita e tutta onesta ci parla di cultura e filosofia, di morale e di ordine, della pace e del diritto, ma è quando somiglia a una bestia feroce, quando danza il sabba dell’anarchia, quando diffonde la peste sulla civilizzazione e sull’umanità che essa si mostra nuda, come è veramente." (La Crisi della Socialdemocrazia – Juniusbroshure, capitolo 1 : Socialismo o barbarie ?)

Il pericolo per il proletariato e per il futuro dell'umanità è di restare paralizzato in questa atmosfera soffocante generata dall'imbroglio catalano che spinge al fatto che i sentimenti, le aspirazioni, le riflessioni non gravitino più intorno a “quale futuro è possibile per l'umanità”? Quale risposta dare alla precarietà e ai salari di miseria? Quale uscita esiste di fronte alla degradazione generale delle condizioni di vita? Al contrario, l'attenzione si polarizza sulla scelta fra Spagna e Catalogna, sulla Costituzione, sul diritto all'autodeterminazione, sulla nazione... cioè su fattori che hanno precisamente contribuito a portarci nell'attuale situazione e che minacciano di portarla al parossismo.

Noi siamo coscienti dello stato di debolezza che il proletariato presenta oggi, tuttavia questo non ci impedisce di riconoscere che è solo dalla sua lotta autonoma come classe che può emergere una soluzione. Per contribuire a questa soluzione bisogna opporsi oggi alla mobilitazione in favore della democrazia, alla falsa scelta tra Spagna e Catalogna, al terreno nazionale. La lotta del proletariato e l'avvenire dell'umanità non possono avanzare che al di fuori e contro questi terreni putridi che sono la democrazia e la Nazione.

Corrrente Comunista Internazionale (9 ottobre 2017

 


[1] Sindaca di Barcellona dal maggio 2015, Ada Colau è stata eletta alla testa di una coalizione, Barcelona en Comú (BC), che riunisce diversi “movimenti di cittadini” catalani (tra cui Esquerra Unida i Alternativa, comprendente il Partito Comunista Catalano, Verdi, Democracia Real Ya !) presunti difensori dei diritti sociali, della democrazia e degli interessi della Catalogna.

[2] Ezquerra Republicana de Catalunya  (Sinistra repubblicana di Catalogna).

[3] Euskadi Ta Askatasuna : braccio armato del nazionalismo basco, responsabile di attentati terroristi, di assassini, di rapimenti, di sequestri che hanno fatto più di 800 morti, civili e militari, a partire dal 1960. Come contropartita lo Stato centrale organizzò i Gruppi aniterroristi di liberazione (GAL), autori di numerosi attentati ed omicidi tra il 1983 e il 1987, di cui alcuni avevano l'obiettivo di provocare il terrore tra i civili allo scopo di scoprire i militanti (o supposti tali) dell'ETA.