L’Italia nel quadro delle elezioni europee: difficoltà per la borghesia e trappole per i proletari
Le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo sono state precedute da una forte campagna che chiamava alla mobilitazione dei cittadini per la difesa dell’Unione, messa in pericolo dall’avanzare delle forze populiste. In effetti, come abbiamo già analizzato a proposito della formazione del governo Conte in Italia[1], lo sviluppo a livello internazionale di forze populiste in questi ultimi anni costituisce un problema per la stessa borghesia.
Il populismo al governo in Italia, un fattore d’instabilità per l’Unione Europea
Morti di Stato a Genova, ostaggi di Stato sulla nave Diciotti. Il cinismo e l’ipocrisia senza ritegno della borghesia
Ci sono degli avvenimenti che, sgrossati di tutte le retoriche, le false lacrime, le frasi altisonanti propinate da politici, opinionisti e mass media, mostrano con chiarezza la vera essenza ipocrita e cinica della borghesia verso le sofferenze e le sorti degli essere umani; quanto poco valore ha, ed ha sempre avuto, per la classe dominante la vita dell’uomo se non come elemento indispensabile nell’ingranaggio produttivo del capitale.
Elezioni in Italia. Il populismo: un problema per la borghesia, un ostacolo per il proletariato
Non è certo la prima volta che la borghesia italiana vive una forte crisi del suo apparato politico che si ripercuote sulla capacità di formare un governo, come ad esempio per il Governo Monti nel 2011 e il Governo Letta nel 2013, che durerà solo 10 mesi. Tuttavia, la travagliata gestazione del governo Lega-5Stelle ha assunto una dimensione e un significato politico particolarmente gravi tali da rischiare finanche una crisi costituzionale, con la minaccia di richiesta di impeachment per il capo dello Stato da parte del Movimento 5 Stelle e di Fratelli d’Italia.
Italia: il cinismo della borghesia sul dramma dell’immigrazione e le debolezze del proletariato a riconoscerlo come un suo problema
1. La dimensione del fenomeno
L’immigrazione è un fenomeno che ha accompagnato la storia del capitalismo dalle sue origini: da sempre il proletariato è stato una classe di migranti[1]. Ma, negli ultimi anni, questa ha conosciuto un’accelerazione, in parte come conseguenza dell’acutizzazione della crisi economica, ma soprattutto a causa delle guerre: in Siria, in Iraq, nei differenti paesi dell’Africa, in Afghanistan, ecc.
Italia: il Populismo non è una risposta ai problemi dei lavoratori
Nonostante l’apparente temporaneo arresto dell’onda dilagante del populismo, si può dire che da qualche tempo lo scenario politico mondiale è profondamente cambiato. Saltati in larga misura i riferimenti di destra e sinistra - ridicolizzati dalle frequenti coalizioni tra ali opposte del parlamento, come nel caso della Germania e della stessa Italia - è cosa passata anche la fedeltà dell’elettorato ad una certa idea politica e dunque ad un certo partito.
Italia: il governo Renzi all’attacco contro la classe operaia
1. Bilancio di un anno: da Bersani a Letta, da Letta a Renzi
In un precedente articolo[1] di giugno 2013 abbiamo mostrato come la borghesia italiana abbia attraversato un periodo di grandi difficoltà, con una perdita crescente di controllo sull’elettorato e con la difficoltà a garantire un esecutivo stabile e credibile. Nel frattempo le cose sono andate avanti e sono cambiate in maniera significativa.
La crisi politica in Italia è un’espressione del fallimento della società capitalista
Cosa è cambiato con le elezioni, e cosa ci aspetta ora?
Un anno e mezzo fa, di fronte all’inettitudine del governo Berlusconi, la borghesia italiana, grazie al suo “grande vecchio” Napolitano, gettò sul tavolo la carta Monti con il suo governo di tecnici. In questa maniera la borghesia voleva raggiungere vari obiettivi: innanzitutto mettere mano all’economia con delle “riforme” e delle misure che fossero di lungo respiro e di maggiore efficacia rispetto a quelle, pur dolorose per i lavoratori italiani, prese da Berlusconi; questo obiettivo era tanto più urgente visto che l’Italia era nel mirino della speculazione che, facendo salire lo spread[1], aggravava notevolmente il costo del debito dello Stato italiano, con un attacco così forte da far temere alla borghesia di fare la fine della Grecia. Il secondo obiettivo era avere a capo del governo qualcuno che fosse capace di ridare credibilità internazionale all’Italia che ormai veniva vista, e trattata, come un paese di secondo ordine, visto che era governata da un clown, più interessato a raccontare barzellette e fare scherzi durante i summit internazionali, piuttosto che a vedere come difendere gli interessi imperialisti italiani in queste riunioni.