Perché i mass-media hanno tanto parlato della caduta del muro di Berlino?

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In queste ultime settimane tutti i mezzi di comunicazione hanno trattato a lungo e in largo e soprattutto di traverso del ventennale della caduta del muro di Berlino. Trasmissioni speciali e documentari storici, dibattiti televisivi, serie di articoli nei giornali e nei settimanali, nessuno di noi ha potuto evitare questo enorme battage. Perché?

La più grande menzogna della storia

Lo scopo era quello di fare entrare nella testa di ogni operaio e dei suoi figli, con le buone o le cattive, la più grande menzogna della storia. A voler credere tutti questi scribacchini e giornalisti prezzolati, il 9 novembre 1989 sarebbe caduto un regime … comunista.

Quasi ad ogni frase o ad ogni rigo, in mezzo alle descrizioni dell'orrore ben reale dei regimi staliniani (l'assenza totale di libertà, la violenza del potere e gli assassinii della sua polizia politica – come la Stasi - la povertà, la ferocità dello sfruttamento …), è stata ripetuta, martellata, la parola “comunismo”. In un articolo del 2 novembre dal titolo inequivocabile “Comunismo: le ferite dietro il muro”, il giornale Le Monde scriveva così: “Uomini e donne trasportati dall’emozione, chi ride e chi piange; colpi di pala e di martello, mani che afferrano qualche frammento. La caduta del muro di Berlino, il 9 novembre 1989, appare fra le più importanti date della storia europea. Due anni prima della scomparsa dell’URSS, un primo colpo fatale era stato dato all’impero comunista”. Potremmo citare ancora centinaia di passaggi dello stesso tono in tutti i grandi giornali. Per esempio, Le Figaro datato 9 novembre mostrava questo titolo in prima pagina: “La morte del comunismo”. Ed ecco un ultimo esempio: “gli eventi della fine del 1989 erano il segnale della fine del periodo aperto dalla rivoluzione russa e dalla grande ondata rivoluzionaria che aveva scosso il mondo capitalista dopo la Prima Guerra mondiale”. E questa volta non è Le Monde, Liberation o Le Figaro ma l’NPA di Besancenot che apporta così il suo piccolo contributo a questa grande menzogna[1].

Ciò detto, i più attenti avranno notato una sfumatura, una piccola voce apparentemente divergente in mezzo a tutta questa propaganda. I mass media, sempre attenti a mettere in mostra la vetrina democratica, hanno concesso diritto di parola “agli ostalgici”, cioè quelle persone dell’Est (ost in tedesco) che sono nostalgici, che rimpiangono i tempi della RDT (Germania dell’est). Ma, a ben guardare da vicino, quello che ci viene propinata qui è sempre la stessa paccottiglia adulterata. Certamente, c’è un’opinione diversa su come gli operai vivevano sotto il stalinismo, ma la cosa più importante è che questo regime è sempre e ancora assimilato al comunismo!

Bisogna essere chiari: lo stalinismo è stato senza alcun dubbio un regime disumano e sanguinario, ma non ha nulla a che vedere con il comunismo. Ne é addirittura l’antitesi! Lo stalinismo è stato infatti il becchino della Rivoluzione russa. Negli anni 1920 e 1930, esso ha schiacciato fisicamente ed ideologicamente il proletariato. L’arrivo dello stalinismo segna il trionfo della controrivoluzione e della borghesia. In URSS e dunque nella RDT, non vi è stata ombra di comunismo. Ciò che è dunque crollato il 9 novembre 1989 non è la società senza classi sognata da sempre dagli oppressi ma al contrario una forma particolarmente brutale di capitalismo di Stato[2].

La borghesia è stata tuttavia capace finora di convincere il proletariato mondiale del contrario. Come? Utilizzando quel metodo di propaganda descritto da Joseph Goebbels (il ministro della propaganda sotto Hitler): “Una menzogna ripetuta mille volte resta una menzogna, una menzogna ripetuta un milione di volte diventa una verità”. È dunque un milione di volte che la borghesia ha ripetuto e ripetuto ancora che lo stalinismo era uguale al comunismo, che questo regime barbaro era il regime della classe operaia e che infine la caduta del muro di Berlino ed il crollo dell'URSS erano la conclusione inesorabile della rivoluzione operaia del 1917.

Così facendo, la classe dominante è riuscita realmente ad avvelenare la coscienza operaia. Negli anni 1990, e nel mondo intero, la combattività della nostra classe si è fortemente ridotta. Perché lottare, infatti, se nessun altro mondo è possibile oltre il capitalismo? Perché lottare se la lotta operaia conduce inevitabilmente all’orrore dello stalinismo? Quest’assenza di prospettiva ha fortemente pesato sulla classe operaia durante gli anni 1990 e continua ad essere un freno importante alle lotte di oggi. Con la sua propaganda intensa per celebrare i venti anni della caduta del muro di Berlino, la borghesia batte dove fa male; agita con sadico piacere il coltello nella piaga.

Non è il comunismo, ma il capitalismo che non ha futuro

Tuttavia, la propaganda attuale non è la copia esatta di quella degli anni 1990. L’assimilazione fraudolenta dello stalinismo al comunismo è identica, lo abbiamo visto. Ma venti anni fa, questo messaggio era accompagnato da un altro: “Il comunismo è morto. Viva il capitalismo!”. Due anni dopo la caduta del muro, il 6 marzo 1991, George Bush padre, presidente degli Stati Uniti d’America, osava anche annunciare l’arrivo “di un mondo dove le Nazioni Unite, liberate dal’impasse della guerra fredda, sono in grado di realizzare la visione storica dei loro fondatori. Un mondo nel quale la libertà ed i diritti dell'uomo sono rispettati da tutte le nazioni”. Una nuova era di pace e di prosperità doveva aprirsi.

Oggi, ovviamente, il discorso ufficiale ha dovuto, per lo meno, adattarsi. La guerra decima popolazioni intere. Il pianeta viene lentamente distrutto. La crisi economica spinge nella miseria più totale e nella carestia centinaia di milioni di persone … Dove sta dunque la famosa vittoria storica del capitalismo? Tutte le belle promesse di un futuro radioso vanno nella pattumiera! Ciò che resta, è la vittoria della “libertà d’espressione” o, per riprendere una espressione di Coluche[3], il “chiudi la bocca” della dittatura è stato trionfalmente sostituito da il “parla pure, tanto è lo stesso” della democrazia.

Venti anni fa, un pezzo intero di capitalismo completamente sfiancato è crollato con il muro di Berlino. Oggi, il resto del mondo segue la stessa scia perdendo un po’ alla volta un pezzo dietro l’altro. Che agisca sotto la maschera di un regime totalitario o di uno Stato democratico, il capitalismo continuerà ad infliggere all’umanità sempre più miseria e guerre. Ma il proletariato è capace di costruire con le sue mani un altro mondo, una società senza classi e senza sfruttamento, una società basata non sul profitto ma sullo sviluppo del benessere per tutti. Per questo occorre respingere l’assimilazione del comunismo con lo stalinismo; occorre che la nostra classe riprenda fiducia in sé stessa ed in questo mondo che solo lei è capace di costruire!

Tibo, 13 novembre



[2] Non potendo, nel quadro di questo articolo, sviluppare le ragioni della vittoria della controrivoluzione staliniana, rinviamo ai numerosi articoli della nostra stampa su questo tema, e particolarmente a quello più recente: “Il y a 20 ans : la chute du mur de Berlin”.

[3] Coluche, attore e comico francese divenuto celebre per le sue battute e il suo atteggiamento irriverente verso la politica e il governo e morto nel 1986.

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