Pandemia Covid-19: il capitalismo è responsabile della catastrofe sanitaria!

La pandemia di coronavirus sta causando migliaia di morti in tutto il mondo. Perché sta succedendo tutto questo? Perché la ricerca su questo tipo di virus, nota da tempo, è stata abbandonata perché considerata non redditizia! Perché quando è iniziata l'epidemia, agli occhi della borghesia cinese era più importante fare tutto il possibile per mascherare la gravità della situazione, per proteggere la sua economia e la sua reputazione, non esitando a mentire e far pressione sui medici che davano l'allarme! Perché in tutti i paesi le misure di contenimento sono state adottate troppo tardi, la preoccupazione principale degli Stati è stata "non bloccare l'economia", "non far soffrire le imprese"! Perché, ovunque, mancano maschere, gel disinfettanti, mezzi per individuare le malattie, letti d'ospedale, respiratori e luoghi per la terapia intensiva! Bisogna ricordare che in Francia i medici di pronto soccorso e gli stagisti sono in sciopero da più di un anno per denunciare la catastrofica mancanza di risorse umane e di materiali negli ospedali?[1] I dirigenti politici osano oggi parlare di proteggere i più indigenti dal virus, gli anziani, mentre gli stessi operatori delle case di cura (EHPAD), sono in sciopero da più di un anno, indignandosi per i maltrattamenti dei "residenti" a causa della mancanza di personale e quindi di tempo per prendersi cura di loro! In Francia, pur essendo la seconda potenza economica europea per dimensioni, è impossibile impossessarsi della minima maschera. Anche all'interno dei reparti di pneumologia, in prima linea nella pandemia, i medici devono accontentarsi di tre maschere al giorno! In Italia prevale la stessa vergognosa e indecorosa situazione. Molti dipendenti sono costretti ad andare a lavorare, spesso stipati a milioni sui mezzi pubblici, perché sono ufficialmente "indispensabili per la continuità economica del Paese"... come le fabbriche del settore automobilistico! Si ritrovano stipati in linee di produzione, senza precauzioni, senza maschere, senza sapone. Negli ultimi giorni sono scoppiati scioperi in questo paese. Ecco un breve estratto da una testimonianza che viene da Bologna: "I lavoratori non sono carne da macello". "Gli scioperi nelle catene di produzione si moltiplicano. Costretti a lavorare senza alcuna tutela per la loro salute, i lavoratori sono in rivolta:Sono costretto a lavorare in un ambiente di lavoro che mette in pericolo la mia salute, quella dei miei parenti, dei miei colleghi, delle persone che incontro. (...) All'interno dei magazzini e delle fabbriche non valgono tutti i saggi precetti che ascoltiamo ogni giorno. In molti di questi luoghi vi è una quasi totale assenza delle condizioni minime necessarie per prevenire la proliferazione del virus:

- la presenza di lavoratori in numero significativo in spazi ridotti e pieni di merci non è mai stata messa in discussione;

- (...) c'è persino una mancanza di sapone nei bagni!

- guanti e maschere? Inutili pretese di chi non vuole lavorare dicono i capii. (…)

- Interventi pubblici per verificare il rispetto di queste piccole attenzioni? È da parte delle forze di polizia in caso di sciopero".

Il grido d'allarme di questi scioperi è: "I vostri profitti valgono più della nostra salute! Questa è di fatto la realtà sotto il capitalismo, questo decadente sistema di sfruttamento. Ma queste lotte dimostrano anche che c'è una speranza. La classe operaia è portatrice di solidarietà, dignità e unità. È portatrice di un mondo dove la ricerca del profitto non sarà più la regola, dove "l'internazionale sarà il genere umano".

Di fronte a questa pandemia, dobbiamo non solo sviluppare la solidarietà e prenderci cura dei più bisognosi, ma anche sviluppare la riflessione su cosa è il capitalismo, sul perché sta marcendo sulle proprie gambe, e discuterne ogni volta che è possibile, per alimentare la coscienza collettiva della necessità di rovesciarlo. L'articolo che segue vuole essere un contributo a questa riflessione.

Covid-19: sintomo della fase terminale della decadenza del capitalismo

Alla fine del nostro primo articolo sulla pandemia di Covid-19 dicevamo:

“Qualunque cosa accada con questo nuovo virus Covid-19, sia che diventi una nuova pandemia, o che si estingua come la SARS, o che si stabilisca come un nuovo virus respiratorio stagionale, questa nuova malattia è l'ennesimo avvertimento che il capitalismo è diventato un pericolo per l'umanità, e per la vita su questo pianeta. L'enorme capacità delle forze produttive, compresa la scienza medica, di proteggerci dalle malattie, si scontra con la ricerca assassina del profitto, l'ammassamento di una parte sempre più grande della popolazione in grandi città, con tutti i rischi di nuove epidemie. Il rischio del capitalismo non finisce qui, ci sono anche i rischi di inquinamento, di distruzione ecologica e di guerre imperialiste sempre più caotiche”

Adesso questa pandemia è diventata un problema di prima grandezza in tutto il mondo e ha causato un autentico “tsunami” economico dalle conseguenze disastrose. Per ragioni di spazio non tratteremo qui queste implicazioni per l’economia. Lo faremo in un prossimo articolo. In questo ci dedichiamo ad analizzare come questa epidemia rivela il disastroso stato di salute del capitalismo

E’ confermato! il Covid-19 è una manifestazione della decomposizione del capitalismo.

Adesso si confermano tutti i presagi più cupi e l’OMS deve riconoscere che si tratta di una pandemia estesa a 117 paesi di tutti i continenti, che il numero di contagiati supera i 120mila, che i morti in queste prime settimane della pandemia sono più di 4.000, e così via. Quello che iniziò come un “problema” cinese, è diventato oggi una crisi sociale nelle principali potenze capitaliste del pianeta (Giappone, USA, Europa Occidentale, ecc.). Solo in Italia il numero di morti supera quelli causati in tutto il  mondo dall’epidemia di Sars del 2002-2003.I mezzi di controllo draconiano sulla popolazione che un mese fa furono prese dalle “tiranniche” autorità cinesi, come l’isolamento di milioni di persone[2], e quelle proprie di un autentico “darwinismo sociale” consistente nella esclusione dai servizi ospedalieri di tutti quelli che non sono “prioritari” nella lotta per contenere l’epidemia, sono moneta corrente in molte delle principali città di tutti i paesi coinvolti in tutti i continenti.

I mezzi di informazione borghesi ci bombardano ad ogni ora con una serie di dati, raccomandazioni e “spiegazioni” su quello che cercano di presentare come una specie di piaga, una nuova catastrofe “naturale”. Ma questa catastrofe non ha nulla di “naturale”, è piuttosto il risultato dell’asfissiante dittatura del modo di produzione capitalista, senile e obsoleto, contro la natura e con questa contro la specie umana.

I rivoluzionari non hanno competenza per fare studi epidemiologici o pronostici sul corso delle malattie. Il nostro ruolo è spiegare, su una base materialista, le condizioni sociali che rendono possibile e inevitabile l’insorgere di questi eventi catastrofici. Così, abbiamo messo in evidenza che l’essenza del sistema capitalista è porre lo sfruttamento, il profitto e l’accumulazione prima dei bisogni umani. Che un altro capitalismo non è possibile. Ma anche che questi stessi rapporti di produzione capitalisti che, in una certa fase storica, favorirono un enorme avanzamento delle forze produttive, (della scienza, di un certo dominio della natura per ridurre le sofferenze che questa imponeva agli esseri umani,…) si sono trasformati oggi in un ostacolo per il suo sviluppo. Abbiamo spiegato anche come il prolungarsi per decenni di questa tappa della decadenza capitalista ha dato impulso, in mancanza di una soluzione rivoluzionaria, all’entrata in una nuova fase: quella della decomposizione sociale[3], in cui si concentrano sempre più queste tendenze distruttive portando a una moltiplicazione del caos, della barbarie, del progressivo disgregarsi delle proprie strutture sociali che garantivano un minimo di coesione sociale, arrivando a minacciare la stessa sopravvivenza della vita sul pianeta Terra.

Elucubrazioni di quattro marxisti sorpassati? Certo che no. Gli scienziati che si stanno esprimendo in maniera più rigorosa sull’attuale pandemia di Covid 19 affermano che la proliferazione di questo tipo di epidemie ha la sua causa, tra le altre, nell’accelerato deterioramento dell’ambiente naturale che porta ad un aumento dei contagi provenienti dagli animali (zoonosis), che si avvicinano alle concentrazioni umane per poter sopravvivere, e allo stesso tempo all’affollarsi di milioni di esseri umani in megalopoli che provocano curve di infezione veramente vertiginose. Come abbiamo già scritto nel nostro precedente articolo sul Covid 19[4], alcuni medici in Cina avevano provato, fin dal dicembre 2019, ad avvertire circa un nuovo rischio di epidemia per coronavirus SRAS, ma furono censurati e repressi dallo Stato, perché questo minacciava l’immagine di potenza mondiale di prima fila a cui il capitale cinese aspira.

Nè è la CCI la prima ad insistere sul fatto che uno dei principali fattori di impulso della propagazione di questa pandemia è il crescente scoordinamento delle politiche dei diversi paesi, che è una delle caratteristiche del capitalismo, ma che si è rafforzata sempre più per l’avanzare del “ciascuno per se” e il “ripiegamento” su se stessi che caratterizza gli Stati e i capitalisti nella fase di decomposizione di questo sistema e che tende ad impregnare tutte le relazioni sociali.

Non scoprivamo niente di nuovo quando segnalavamo che la pericolosità di questa malattia non sta tanto nel virus stesso, ma nel fatto che questa pandemia si verifica in un contesto di enorme deterioramento, per decenni e su scala mondiale, delle infrastrutture sanitarie. Che infatti è la gestione di queste strutture sempre più scarse e poco efficaci che spinge i vari Stati a cercare di diluire nel tempo l'emergere di nuovi casi, anche se questo significa prolungare l’effetto di questa pandemia nel tempo.

Questo degrado irresponsabile delle risorse - della conoscenza, della tecnologia, ecc. - accumulate in decenni di lavoro umano, l'assoluta mancanza di prospettiva, la totale mancanza di preoccupazione per il futuro che la specie umana può avere, non sono la caratteristica di una forma di organizzazione sociale - il capitalismo - in decomposizione?

Come è possibile che in pieno 21° secolo si produca un’epidemia che gli Stati più potenti del mondo non possono contenere?

Nella storia dell’umanità si sono avute altre epidemie estremamente letali. In questi giorni è facile ritrovare sui mezzi di informazione borghesi servizi o supplementi su come il vaiolo e il morbillo, il colera o la peste causarono milioni di morti. Quello che manca in questo tipo di affermazioni è spiegare che la causa di queste mortalità era essenzialmente la penuria che affliggeva l’umanità, sia dal punto di vista delle condizioni di vita che delle conoscenze sulla natura. Il capitalismo rappresenta proprio la possibilità storica di superare questa tappa della penuria materiale e, attraverso lo sviluppo delle forze produttive, porre le basi di un’abbondanza che potrà permettere un’autentica unificazione e liberazione dell’umanità in una società comunista. Se si guarda al 19° secolo, cioè al momento della massima espansione capitalista, si può vedere come la salute, e quindi la malattia, non sono più percepiti come una fatalità, in quanto c'è un progresso non solo nella ricerca ma anche nella comunicazione tra i diversi ricercatori, e un reale cambiamento verso un approccio più "scientifico" alla medicina[5]. E tutto questo si ripercuoteva sulla vita quotidiana della popolazione: dai mezzi per migliorare l’igiene pubblica ai vaccini, dalla formazione di medici esperti alla creazione di ospedali. La causa dell’aumento della popolazione (da mille a duemila milioni di persone) e soprattutto della speranza di vita (da 30 a 40 anni all’inizio del 19° secolo, fino ai 50-60 del 1900) è dovuta essenzialmente a questi miglioramenti della scienza e dell’igiene. Niente di questo fu fatto dai borghesi per uno spirito altruista o a favore delle necessità della popolazione. Il capitalismo nacque “grondando sangue e fango”, come diceva Marx. Però in mezzo a questo orrore, il suo interesse ad ottenere la massima redditività dalla forza lavoro, dalle conoscenze acquisite dai loro schiavi salariati in decenni di apprendimento di nuove procedure di produzione, di assicurare la stabilità del trasporto di forniture e merci, etc., hanno reso la classe sfruttatrice "interessata" - al minor costo, beninteso - a prolungare la vita attiva dei loro salariati, ad assicurare la riproduzione di questa merce che è la forza lavoro, aumentando il plusvalore relativo attraverso l’aumento della produttività della classe sfruttata.

Questa situazione si trasformò con il cambio del periodo storico tra la fase ascendente del capitalismo e la sua decadenza, che i rivoluzionari hanno situato, fin dalla Internazionale Comunista, nella Prima Guerra Mondiale[6].

Non è per niente un caso che intorno al 1918 si verificò una delle epidemie più mortifere della storia dell’umanità: l’influenza detta “spagnola” del 1918-19. In questa epidemia si può vedere che non è tanto la virulenza dell’agente patogeno ma le condizioni sociali caratteristiche della guerra imperialista nella decadenza capitalista (dimensione mondiale del conflitto, impatto della guerra sulla popolazione civile delle principali nazioni, ecc.) che spiega la grandezza della catastrofe: 50 milioni di morti, mentre la Prima Guerra Mondiale ne causò 10 milioni.

 Questa guerra e questo orrore ebbero un secondo episodio ancora più terrificante nella 2^ Guerra Mondiale. Le atrocità della prima carneficina imperialista come l’utilizzazione dei gas asfissianti si rivelarono poca cosa rispetto alle barbarie della Guerra Mondiale del 1939-45 messe in campo da parte di tutte le potenze contendenti: utilizzazione di esseri umani per esperimenti da parte di tedeschi e giapponesi ma anche da parte delle potenze “democratiche” (i britannici sperimentarono l’antrax, i nordamericani iniziarono le prove con il napalm contro il Giappone e le anfetamine sui propri soldati) per arrivare al culmine con l’utilizzazione della bomba atomica ad Hiroshima e Nagasaki.

E con la successiva “pace”? Certamente le principali potenze capitaliste misero in piedi sistemi sanitari, con il modello dell’HNS britannico creato nel 1948 – e che viene considerato come una delle pietre miliari del cosiddetto Welfare State – per consentire un’assistenza sanitaria “universale” che aveva come obiettivo, tra l’altro, di evitare epidemie come l’influenza spagnola. Il capitalismo si era trasformato in umanitario? Si trattò di una conquista dei lavoratori? Certamente NO. Queste misure avevano per obiettivo la riparazione, al minor costo possibile, della forza lavoro (una merce divenuta scarsa dal momento che la guerra aveva sepolto importanti settori del proletariato) e assicurare il processo produttivo per la ricostruzione. Questo non significa che i “rimedi” impiegati non si convertirono in nuove fonti di disastri. Si può vedere l’esempio degli antibiotici usati per frenare le infezioni che, a causa delle necessità della produttività capitalista, si usano abusivamente per accorciare i periodi di incapacità lavorativa. Questo ha finito col causare un importante problema di resistenze batteriche – i cosiddetti “superbatteri” – che stanno riducendo l’arsenale terapeutico per aggredire le infezioni. Si vede anche con l’aumento di infermità come l’obesità o il diabete causati dal deterioramento dell’alimentazione della classe lavoratrice – vale a dire, lo sminuire della riproduzione della classe sfruttata - e degli strati più poveri della società nella misura in cui l'uso della tecnologia alimentare da parte del capitalismo produce l'obesità nella miseria. Si vede ugualmente come i farmaci dispensati per alleviare il crescente dolore che questo sistema di sfruttamento infligge alla popolazione lavoratrice hanno portato a fenomeni come la cosiddetta “epidemia degli oppiacei” che, fino all’arrivo del coronavirus, era per esempio il primo problema sanitario negli Stati Uniti, avendo causato più morti della guerra del Vietnam.

La pandemia del Covid-19 non può essere separata dal resto dei problemi che pesano sulla salute dell'umanità. Al contrario, essi dimostrano che la situazione può solo peggiorare se rimane assoggetta al sistema sanitario disumanizzato e commercializzato che è il sistema sanitario capitalista del XXI secolo. L'origine delle malattie oggi non è tanto la mancanza di conoscenza o tecnologia da parte dell'umanità. Allo stesso modo, le attuali conoscenze in epidemiologia dovrebbero consentire di contenere una nuova epidemia. Ad esempio: appena due settimane dopo la scoperta della malattia, i laboratori di ricerca erano già riusciti a sequenziare il virus all'origine del Covid-19. L'ostacolo che la popolazione deve superare è che la società è sottoposta a un modo di produzione che sfrutta una minoranza sociale e che è diventato un freno a questa lotta. Quello che possiamo vedere è che la corsa allo sviluppo di un vaccino, anziché essere uno sforzo collettivo e coordinato, è in realtà una guerra commerciale tra i laboratori. I veri bisogni umani sono subordinati alle leggi della giungla capitalista. La lotta accanita per essere i primi a guadagnare quote di mercato è l'unica cosa che conta per qualsiasi capitalista.

Chi mette in pericolo la vita dell'umanità? La responsabilità individuale o i vincoli di un sistema sociale in decomposizione?

Al nostro recente 23 ° Congresso internazionale, abbiamo adottato una risoluzione sulla situazione internazionale, in cui abbiamo ripreso e rivendicato la validità di ciò che avevamo scritto nelle nostre tesi sulla decomposizione:

"Le tesi del maggio 1990 sulla decomposizione evidenziano tutta una serie di caratteristiche nell'evoluzione della società derivanti dall'ingresso del capitalismo in questa fase finale della sua esistenza. Il rapporto adottato al 22° congresso ha osservato il peggioramento di tutte queste caratteristiche, come ad esempio:

  • "il moltiplicarsi delle carestie nei paesi del "terzo mondo";
  • La trasformazione di questo stesso "terzo mondo" in un'enorme baraccopoli dove centinaia di milioni di esseri umani sopravvivono come topi nelle fogne;
  • Lo sviluppo dello stesso fenomeno nel cuore delle grandi città nei paesi "avanzati";
  • Disastri "accidentali" che negli ultimi tempi si sono moltiplicati (...) gli effetti sempre più devastanti sul piano umano, sociale ed economico delle catastrofi "naturali";
  • Degrado ambientale che raggiunge proporzioni sbalorditive"

(Tesi sulla decomposizione, punto 7)

Ciò che possiamo vedere oggi, è che queste manifestazioni sono diventate il fattore decisivo dell'evoluzione della società capitalista, e che solo a partire da esse possiamo interpretare la nascita e lo sviluppo di eventi sociali su larga scala. Se guardiamo ciò che sta accadendo con la pandemia del Covid-19, possiamo vedere l'importanza dell'influenza di due elementi caratteristici di questa fase terminale del capitalismo:

Innanzitutto, la Cina non è solo il quadro geografico dell'origine delle più recenti epidemie (SARS nel 2002-2003 o Covid-19). Al di là di questo elemento circostanziale, è necessario comprendere le caratteristiche dello sviluppo del capitalismo cinese nella fase di decomposizione del capitalismo mondiale e la sua influenza sulla situazione attuale. La Cina è diventata in pochi anni la seconda potenza mondiale con un'enorme importanza nel commercio e nell'economia mondiale, grazie prima al sostegno che gli Stati Uniti le ha accordato dopo che la Cina aveva cambiato blocco imperialista (nel 1972) e poi, dopo la scomparsa di questi blocchi nel 1989, diventando il principale beneficiario della cosiddetta globalizzazione (che ha implicato la corsa di capitali occidentali in Cina).  Ma, proprio per questo, "la potenza della Cina porta tutte le stigmate del capitalismo terminale: essa si basa sullo sfruttamento eccessivo della forza lavoro del proletariato, sullo sviluppo frenetico dell'economia di guerra del programma nazionale di "fusione militare-civile" ed è accompagnato dalla catastrofica distruzione dell'ambiente, mentre la "coesione nazionale" si basa sul controllo poliziesco delle masse sottoposte all'educazione politica del Partito unico (...) Infatti, la Cina è solo una gigantesca metastasi del cancro militarista  generale dell'intero sistema capitalista: la sua produzione militare si sta sviluppando a un ritmo sfrenato, il suo bilancio della difesa è stato moltiplicato per sei in 20 anni e dal 2010 si colloca al secondo posto nella classifica mondiale"[7].

Questo sviluppo della Cina, che viene spesso proposto come dimostrazione della eternità della forza del capitalismo, è in effetti la principale manifestazione della sua decomposizione. La luce delle sue conquiste tecnologiche o della sua espansione in tutto il mondo grazie a iniziative spettacolari come la nuova "via della seta", non può farci perdere di vista le enormi condizioni di sfruttamento estremo (giornate lavorative estenuanti, stipendi di miseria, ecc.) in cui sopravvivono centinaia di milioni di lavoratori, in condizioni di alloggio, cibo, cultura, che sono enormemente arretrate e che, inoltre, si esauriscono sempre di più. Ad esempio, le scarse spese sanitarie pro capite sono già diminuite del 2,3%. Un altro esempio edificante: alimenti prodotti con pochissimi standard igienici o direttamente al di fuori di essi, come nel consumo di carne di animali selvatici dal mercato nero. Negli ultimi due anni, la peggiore epidemia nella storia dell'influenza suina africana si è diffusa in Cina, costringendo l'abbattimento del 30% di questi animali e causando un aumento del 70% del prezzo della carne suina.

Il secondo elemento che mostra il crescente impatto della decomposizione capitalista è l'erosione del minimo di coordinamento esistente tra i differenti capitali nazionali. È vero che, come analizzato dal marxismo, la massima unità alla quale il capitalismo può aspirare - anche con riluttanza - è lo stato nazionale, e quindi un super imperialismo non è possibile. Ciò non significa che, durante la divisione del mondo in blocchi imperialisti, non sia stata creata un'intera serie di strutture, dall'UNESCO all'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel tentativo di gestire un minimo di interessi comuni tra i differenti capitali nazionali. Ma questa tendenza verso un minimo di coordinamento è andata deteriorandosi con il progredire della fase di decomposizione capitalista. Come abbiamo anche analizzato nella summenzionata risoluzione sulla situazione internazionale del nostro 23° congresso: "Il peggioramento della crisi (così come le esigenze della rivalità imperialista) sta mettendo a dura prova le istituzioni e i meccanismi multilaterali" (Punto20).

Ciò è evidente, ad esempio, dal ruolo svolto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il coordinamento internazionale in risposta all'epidemia di SARS nel 2002-2003, nonché la velocità di alcune scoperte[8] nei laboratori di tutto il mondo, spiegano la bassa incidenza di un virus generato da una famiglia molto simile a quella dell'attuale Covid-19. Questo ruolo, tuttavia, è stato messo in discussione dalla risposta sproporzionata dell'OMS all'epidemia di influenza A del 2009, in cui l'allarmismo dell'istituzione è stato utilizzato per causare vendite massicce dell'antivirale "Tamiflu" fabbricato da un laboratorio in cui l'ex segretario alla Difesa americano Donald Rumsfeld aveva un interesse diretto. Da allora, l'OMS è stata quasi relegata al ruolo di una ONG che pontifica "raccomandazioni" ma che non è in grado di imporre le sue direttive ai differenti capitali nazionali. Non sono nemmeno in grado di unificare i criteri statistici per il conteggio delle persone infette, il che apre la strada a ciascun capitale nazionale per cercare di nascondere il più a lungo possibile l'impatto dell'epidemia nei rispettivi paesi. Ciò è accaduto non solo in Cina, che ha cercato di nascondere i primi segni dell'epidemia, ma anche negli Stati Uniti, che tentano di nascondere sotto il tappeto il numero di persone colpite per non rivelare un sistema di salute basato su un'assicurazione privata, alla quale il 30% dei cittadini americani non ha praticamente accesso. L'eterogeneità dei criteri per l'applicazione dei test diagnostici, o le differenze tra i protocolli di azione nelle diverse fasi, hanno indubbiamente ripercussioni negative per contenere la diffusione di una pandemia globale. Peggio ancora, ogni capitale nazionale adotta misure per vietare l'esportazione di dispositivi di protezione e di igiene o di apparecchiature respiratorie, come ad esempio la Germania di Merkel o la Francia di Macron. Si tratta di misure che promuovono la difesa dell'interesse nazionale a detrimento di bisogni che possono essere più urgenti in altri paesi.

Come porre fine alle devastazioni sulla salute prodotte dal dominio delle relazioni capitaliste?

La propaganda dei media ci bombarda costantemente con appelli alla responsabilità individuale dei cittadini al fine di prevenire il collasso dei sistemi sanitari che, in molti paesi, mostrano segni di esaurimento (sfinimento dei lavoratori, mancanza di materiale e risorse tecniche, ecc.) La prima cosa da denunciare è che ci troviamo di fronte alla cronaca di un disastro annunciato. E non a causa dell’” irresponsabilità" dei "cittadini" ma a causa di decenni di tagli alla spesa sanitaria, del numero di operatori sanitari e dei budget per la manutenzione degli ospedali e della ricerca medica[9]. Così, ad esempio, in Spagna, uno dei paesi più vicini a questo "collasso" che noi siamo chiamati a evitare, la successione dei piani di riduzione ha portato la scomparsa di 8000 letti ospedalieri[10], con letti di terapia intensiva inferiore alla media europea e con attrezzature in cattivo stato di conservazione (il 67% dei dispositivi respiratori ha più di 10 anni). La situazione è molto simile in Italia e Francia. Nel Regno Unito, che, come abbiamo ricordato all’inizio, era stato presentato come modello di assistenza sanitaria universale, negli ultimi 50 anni si è verificato un continuo deterioramento della qualità dell'assistenza, con oltre 100.000 posti vacanti di personale sanitario. E tutto questo accadeva già molto prima della Brexit!

E sono questi stessi operatori sanitari che hanno visto sistematicamente peggiorare le loro condizioni di vita e di lavoro, sottoposti a una pressione crescente per fornire assistenza (più pazienti e più malattie) con degli effettivi sempre più ridotti, e che ora  soffrono per un'ulteriore pressione dovuta al collasso dei servizi sanitari a seguito della pandemia; quelli che chiedono applausi per il coraggio e l'altruismo di questi impiegati del servizio pubblico, sono gli stessi che li stanno portando allo sfinimento eliminando le pause regolamentari, trasferendole forzatamente da un posto di lavoro a un altro, facendoli lavorare - di fronte ad una pandemia di cui non conosciamo l'evoluzione - senza dispositivi di protezione individuale sufficienti (maschere, vestiari, attrezzature usa e getta), né formazione adeguata. Far lavorare gli operatori sanitari in queste condizioni li rende ancora più vulnerabili all'impatto stesso dell'epidemia, come abbiamo visto in Italia dove almeno il 10% di loro è stato infettato dal virus.

E per costringere i lavoratori a obbedire a queste richieste, ricorrono all'arsenale repressivo dello "stato di emergenza" minacciando ogni tipo di sanzione, multe e azione penale contro coloro che si rifiutano di eseguirle. Questi ordini e questa politica delle autorità sono stati, in molti casi, la causa diretta di un tale caos.

Di fronte a questa situazione, che impone al personale sanitario il "fatto compiuto" del disastroso stato della sanità, i lavoratori di questo settore sono anche costretti a essere coloro che devono applicare metodi vicini all'eugenetica, scegliere di dedicare le scarse risorse disponibili ai pazienti con maggiori possibilità di sopravvivenza, come abbiamo visto con le linee guida sostenute dall'associazione di anestesisti e medici di emergenza italiani[11], che caratterizza la situazione come quella di "stato di guerra”. In effetti, questa è davvero una guerra ai bisogni umani condotta dalla logica del capitale, in cui i lavoratori in questo settore soffrono sempre più di ansia perché devono lavorare in funzione di queste leggi disumane. L'ansia espressa da molti di questi lavoratori è il risultato del fatto che non possono nemmeno ribellarsi a tali criteri, né rifiutare di lavorare in condizioni indegne, né rifiutare nemmeno i sacrifici delle loro condizioni di vita, perché farlo, ad esempio attraverso gli scioperi, danneggerebbe gravemente i loro fratelli e sorelle di classe, il resto degli sfruttati. Non possono nemmeno incontrarsi, riunirsi con altri compagni, esprimere fisicamente solidarietà tra i lavoratori perché ciò contravviene ai protocolli di "dispersione sociale" richiesti dal contenimento dell'epidemia.

I nostri compagni nel settore sanitario non possono combattere apertamente nella situazione attuale, ma il resto della classe operaia non può lasciarli soli. In Italia emergono notizie di fabbriche e luoghi di lavoro in cui i lavoratori smettono di lavorare esigendo di uscire dai luoghi di lavoro e tornare a casa visto che sono stati decretati i confinamenti. Ci sono anche state proteste per chiedere che le imprese forniscano loro mezzi di protezione (mascherine, guanti, ecc.) per continuare a lavorare. Tutti i lavoratori sono vittime di questo sistema e tutti i lavoratori finiranno per pagare, prima o poi, i costi di questa epidemia. O a causa di tagli sanitari "non prioritari" (sospensione delle operazioni chirurgiche, consultazioni mediche, ecc.)  o a causa delle decine di migliaia di annullamenti di contratti temporanei, o addirittura per la riduzione dei salari dovuta ai congedi per malattia, etc ... E accettare ciò significherebbe dare il via libera ai nuovi attacchi anti-operai ancora più brutali in preparazione. Dobbiamo quindi continuare ad affilare con rabbia l'arma della solidarietà operaia, come abbiamo visto di recente nelle lotte in Francia contro la riforma delle pensioni.

L'esplosione delle insormontabili contraddizioni del capitalismo nel cuore del sistema sanitario sono sintomi inequivocabili che segnano la senilità nella sua fase terminale e il vicolo cieco del sistema capitalista. Proprio come i virus colpiscono gli organismi più malandati causando episodi più gravi di malattia, il sistema sanitario è irreversibilmente alterato da anni di austerità e "gestione" basati non sui bisogni delle persone ma sulle esigenze di un capitalismo in crisi e in pieno declino. Lo stesso vale per l'economia capitalista, sostenuta artificialmente dalle costanti manipolazioni delle leggi capitaliste sul valore e dalla fuga in avanti del debito, rendendola così fragile che un'epidemia la potrebbe sprofondare in una nuova recessione mondiale più brutale.

Ma il proletariato non è solo la vittima di questa catastrofe per l'umanità che è il capitalismo. È anche la classe che ha il potenziale e la capacità storica di sradicarla definitivamente dalla sua lotta, sviluppando la sua riflessione cosciente, la sua solidarietà di classe. Solo la sua rivoluzione comunista può e deve sostituire le relazioni umane basate sulla divisione e sulla competizione con quelle basate sulla solidarietà. Organizzando la produzione, il lavoro, le risorse dell'umanità e della natura sulla base dei bisogni umani e non sulla base delle leggi del profitto di una minoranza di sfruttatori.

Valerio (13 marzo 2020)

 

[1] Macron in Francia, Conte in Italia fanno hanno fatto discorsi odiosamente ipocriti sull'"eccellenza del sistema sanitario che sarebbe gratuito e accessibile a tutti, e hanno elogiato l'abnegazione degli operatori sanitari. La risposta in Francia è stata immediata: in tutte in rete sono apparse numerose foto di infermieri, assistenti sanitari e medici che brandiscono un cartello indirizzato al presidente Macron: "Voi potete contare su di noi! Il contrario non è ancora stato dimostrato!"

[2] E’ chiaro che impedire gli spostamenti o restare a casa sono mezzi che sono imposti dalla necessità di impedire la progressione dei contagi. Però la forma con cui vengono imposte (con quasi nessun aiuto per la cura dei bambini o degli anziani da parte dello Stato, e in forma selettiva - non toccano per esempio il lavoro nelle fabbriche - e sviluppando una vera e propria schedatura della popolazione da parte della polizia) porta il marchio del modus operandi del totalitarismo statale capitalista. Nei prossimi articoli torneremo anche sull'impatto di queste azioni sulla vita quotidiana degli sfruttati di tutto il mondo

[5] Cercando cause oggettive alle infezioni e non religiose o fantastiche (i 4 umori, per esempio), cercando di avere un approccio materialista all’anatomia e alla fisiologia umane, ecc.

[6] Vedi l’articolo della nostra Rivista Internazionale sulla nascita dell’Internazionale Comunista: https://it.internationalism.org/content/1478/linternazionale-dellazione-rivoluzionaria-della-classe-operaia

[7] [6] Risoluzione sulla situazione internazionale –crisi del 23° congresso della CCI, Risoluzione sulla situazione internazionale (2019): conflitti imperialisti, vita della borghesia, crisi economica (punto 11).

[8] Come per esempio il ruolo di trasmettitore intermedio delle civette, che portò all’eliminazione fulminea di questi animali in Cina, cosa che arrestò rapidamente la diffusione della malattia.

[9]  In Francia, ad esempio, sono iniziate le ricerche sulla famiglia dei coronavirus a seguito dell'epidemia del 2002-2003, interrotta bruscamente nel 2005 a causa di tagli al bilancio.

[10] Questa tendenza è una dinamica che può essere vista in tutti i paesi e sotto i governi di tutti i colori politici, come si può vedere in questo grafico gráfico de Euroestat

Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Questioni teoriche: