Nuevo Curso e una “Sinistra Comunista Spagnola”. Da dove viene la Sinistra Comunista?

Introduzione

La rivoluzione comunista può essere vittoriosa solo se il proletariato si dota di una partito politico di avanguardia capace di essere all’altezza dei suoi compiti, come fu il partito bolscevico nel primo tentativo rivoluzionario del 1917. La storia ha dimostrato quanto sia difficile costruire un tale tipo di partito, compito che richiede molti e svariati sforzi. Soprattutto richiede la massima chiarezza sulle questioni programmatiche e sui principi di funzionamento dell’organizzazione, una chiarezza che necessaramente deve basarsi su tutta l’esperienza passata del movimento operaio e delle sue organizzazioni politiche.

In ogni tappa della storia del movimento operaio, ci sono state correnti che si sono distinte come le migliori espressioni di questa chiarezza, come quelle che hanno dato un contributo decisivo al futuro della lotta. E’ questo il caso della corrente marxista nel 1848, quando gran parte del proletariato era ancora influenzato da teorie che pagavano un alto prezzo alle concezioni piccolo-borghesi, alla cui critica fu dedicato il capitolo 3 del Manifesto Comunista, “Letteratura socialista e comunista”. E lo fu ancora di più all’interno dell’Associazione Internazionale dei lavoratori (AIT, Prima Internazionale) fondata nel 1864:

questa Associazione, che era stata fondata con uno scopo specifico – unire le forze combattive del proletariato dell’Europa e dell’America in un solo corpo – non poteva proclamare immediatamente i principi stabiliti nel Manifesto.Il programma dell’Internazionale doveva essere sufficientemente ampio per essere accettato sia dai sindacati inglesi come dai seguaci di Proudhon in Francia, Belgio, Italia e Spagna, e dai lassalliani in Germania. Marx, che scrisse questo programma in maniera da soddisfare tutti questi partiti, confidava interamente sullo sviluppo intellettuale della classe operaia, che sarebbe sicuramente uscito dall’azione e dalla discussione collettiva. (…) Marx aveva ragione. Quando, nel 1876 l’Internazionale cessò di esistere, i lavoratori non erano gli stessi di quando questa era stata formata. (…) Per essere onesti, i principi del Manifesto avevano conosciuto un grande sviluppo tra i lavoratori di tutti i paesi.” (Engels, prefazione all’edizione inglese del Manifesto Comunista del 1888).  

Infine, fu in seno alla II Internazionale, fondata nel 1889, che la corrente marxista divenne egemonica, grazie in particolare alla sua influenza nel Partito Socialdemocratico Tedesco. E fu in nome del marxismo che fu lanciata la lotta, in particolare da parte di Rosa Luxemburg, contro l’opportunismo che dalla fine del 19° secolo infestava questo partito e tutta la Internazionale. Fu ancora in suo nome che gli internazionalisti condussero la lotta durante la prima Guerra Mondiale contro il tradimento della maggioranza dei partiti socialisti, e che fondarono, nel 1919, sotto la spinta dei bolscevichi, la Terza Internazionale, l’Internazionale Comunista. E dopo il fallimento della rivoluzione mondiale e l’isolamento della rivoluzione in Russia, fu la corrente marxista della sinistra comunista – rappresentata in particolare dalla sinistra italiana e quella tedesco-olandese – che iniziò la lotta contro la degenerazione dell’Internazionale. Come la maggioranza dei partiti della II Internazionale, anche quelli della III Internazionale finirono, con il trionfo dello stalinismo, nel campo del nemico capitalista. Questo tradimento, la sottomissione dei partiti comunisti alla diplomazia imperialista dell’URSS, provocò, innanzitutto da parte della sinistra comunista, molte reazioni. Alcune proponevano un semplice ritorno “critico” in seno alla socialdemocrazia. Altre mostrarono la volontà di rimanere nel campo del proletariato e della rivoluzione comunista, come fu il caso, a partire dal 1926, dell’Opposizione di Sinistra guidata da Trotsky, uno dei grandi nomi della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 e della fondazione dell’Internazionale Comunista.

Il Partito Comunista Mondiale, che si porrà all’avanguardia della rivoluzione proletaria di domani, dovrà basarsi sull’esperienza e la riflessione delle frazioni di sinistra che si formarono nell’Internazonale Comunista durante la sua degenerazione. Ognuna di questa frazioni ha tirato le sue proprie lezioni da questa esperienza storica. E questi insegnamenti non sono equivalenti. Così esistono profonde differenze fra le analisi e le politiche delle correnti della sinistra comunista che si formarono agli inizi degli anni venti e la corrente “tratskysta” che si formò molto più tardi e che, sebbene si situasse nel campo proletario, era, fin dall’inizio, fortemente marcata dall’opportunismo. Non è quindi un caso che la maggiornza della corrente trotskysta si unirà al campo borghese durante la prova della verità della seconda Guerra Mondiale, mentre le correnti della Sinistra Comunista rimasero fedeli all’internazionalismo.

Perciò, il futuro partito mondiale della rivoluzione comunista, per contribuire realmente ad essa, non potrà basarsi sull’eredità dell’Opposizione di Sinistra. Dovrà necessariamente basare il suo programma e i suoi metodi d’azione sull’esperienza della sinistra comunista. Ci sono differenze fra i gruppi che uscirono da questa tradizione, ed è loro responsabilità affrontare queste differenze politiche, soprattutto affinchè le generazioni più giovani che si avvicinano possano capire meglio le loro origini e la loro attuale portata. E’ questo il senso delle polemiche che abbiamo pubblicato e che continueremo a produrre con la Tendenza Comunista Internazionalista e i gruppi bordighisti. Sicuramente, al di là di queste differenze, c’è una eredità comune della sinistra comunista che la distingue da altre correnti di sinistra che si formarono nell’Internazionale Comunista. Perciò, chiunque afferma di appartenere alla Sinistra Comunista ha la responsabilità di sforzarsi per conoscere e far conoscere la storia di questa componente del movimento operaio, le sue origini in reazione alla degenerazione dei partiti dell’Internazionale Comunista, i differenti gruppi legati a questa tradizione per aver partecipato alla sua lotta, i diversi rami politici che la compongono (la Sinistra Comunista Italiana, la Sinistra tedesco-Olandese, ecc.). In particolare è importante chiarire i contorni storici della sinistra comunista e le differenze che la distinguono da altre correnti di sinistra, in particolare quella trotskysta. E’ quello che vogliamo fare in questo articolo.

Nel blog Nuevo Curso si può leggere un articolo che pretende di spiegare quale è l’origine della Sinistra Comunista[1]:

Chiamiamo Sinistra Comunista il movimento internazionalista che iniziò lottando contro la degenerazione della III Internazionale, cercando di correggere gli errori ereditati dal passato riflessi nel suo programma, per, a partire dal 1928, affrontare il trionfo del Termidoro[2] in Russia e il ruolo controrivoluzionario dell’Internazionale e dei partiti stalinisti”.

Che si vuole dire esattamente? Che la Sinistra Comunista cominciò la sua lotta nel 1928? Se è questo quello che pensa Nuevo Curso, si sbaglia, perché la Sinistra Comunista si sollevò contro la degenerazione della Internazionale Comunista già nel 1920-21, nel Secondo e Terzo Congresso dell’Internazionale. In questo agitato periodo in cui si stavano giocando le ultime possibilità della rivoluzione proletaria mondiale, gruppi e nuclei di Sinistra Comunista in Italia, Olanda, Germania, Bulgaria, nella stessa Russia e successivamente in Francia e altri paesi, cominciarono una lotta contro l’opportunismo che stava corrompendo fin nelle sue radici il corpo rivoluzionario della Terza Internazionale[3]. Due delle espressioni di questa Sinistra Comunista si manifestarono con chiarezza nel Terzo Congresso dell’IC (1921) avanzando una critica severa, benchè fraterna, delle posizioni adottate dall’Internazionale:

Così, nel 3° Congresso dell’IC, quelli che Lenin chiamò ‘estremisti’, raggruppati nel KAPD, si sollevano contro il ritorno al parlamentarismo e al sindacalismo, e mostrano come queste posizioni andavano contro quelle adottate nel primo congresso che cercavano di trarre le implicazioni per la lotta del proletariato derivanti dal nuovo periodo aperto dalla prima Guerra Mondiale. E’ ancora in questo congresso che la sinistra italiana che guidava il Partito Comunista d’Italia reagisce vivacemente – anche se era in profondo disaccordo con il KAPD – contro la politica senza principi di alleanza con i ‘centristi’ e lo snaturamento dei PC con l’entrata in massa di frazioni uscite dalla socialdemocrazia[4].

Nello stesso Partito Bolscevico, “dal 1918, il ‘Komunist’ di Bucharin e Ossinsky mette in guardia il partito contro il pericolo di adottare una politica di capitalismo di Stato. Tre anni più tardi, dopo essere stato escluso dal partito bolscevico, il ‘Gruppo Operaio’ di Miasnikov si batte in clandestinità in relazione stretta con il KAPD e il PCO di Bulgaria fino al 1924, quando sparì sotto i colpi ripetuti della repressione di cui era oggetto. Questo gruppo critica il partito bolscevico per sacrificare gli interessi della rivoluzione mondiale in nome della difesa dello Stato russo, riaffermando che solo la rivoluzione mondiale poteva permettere il mantenimento della rivoluzione in Russia” (idem).

Quindi, di fronte alla degenerazione dell’Internazionale Comunista tra il 1919 e 1921, si sviluppa un’alternativa chiara, basata su posizioni programmatiche profonde – anche se ancora in elaborazione. Ciononostante, per Nuevo Curso “si può dire che il tempo storico della Sinistra Comunista si conclude nella decade fra il 1943 e il 1953, quando le principali correnti che hanno mantenuto una prassi internazionalista in seno alla IV Internazionale denunciano il tradimento dell’internazionalismo da parte di questa e elaborano una nuova piattaforma che parte dalla denuncia della Russia stalinista come capitalismo di Stato imperialista.”

Questo passaggio ci dice, da un lato, che la IV Internazionale avrebbe compreso gruppi con una “prassi internazionalista” e, dall’altro, che dopo il 1953 “si sarebbe esaurito il tempo storico della Sinistra Comunista”. Esaminiamo queste affermazioni.

Cosa fu la IV Internazionale e che apportò la sua progenitrice, l’Opposizione di Sinistra?

La IV Internazionale si costituisce nel 1938 a partire dall’Opposizione di Sinistra la cui prima origine ha le sue radici in Russia con il Manifesto dei 46 dell’ottobre 1923 a cui si aggiunse Trotsky e, a livello internazionale, con l’apparizione di gruppi, individualità e tendenze che dal 1925-26 cercano di opporsi al trionfo sempre più schiacciante dello stalinismo nei partiti comunisti.

Queste opposizioni rappresentano indubbiamente una reazione proletaria. Ciononostante, questa reazione è confusa, debole e molto contraddittoria. Esprime più un rifiuto epidermico e superficiale dell’avanzare dello stalinismo. L’Opposizione in URSS, nonostante le sue lotte eroiche, “si mostra incapace di comprendere la natura reale del ‘fenomeno stalinista’ e ‘burocratico’, prigioniera com’era delle sue illusioni sulla natura dello Stato russo. Si fa anche l’alleato del capitalismo di Stato cui vuole dare un impulso mediante una industrializzazione accelerata. Quando lotta contro la teoria del socialismo in un paese solo non arriva a rompere con le ambiguità del partito bolscevico sulla difesa della ‘Patria sovietica’. E i suoi membri, Trotsky in testa, si presentano come i migliori sostenitori della difesa ‘rivoluzionaria’ della ‘patria socialista’. Concepisce se stessa non come una frazione rivoluzionaria che cercava di salvaguardare teoricamente ed organizzativamente le grandi lezioni della Rivoluzione di ottobre, ma una opposizione leale al Partito Comunista Russo, cosa che la portò ad alleanze senza principi (per esempio Trotsky cercò l’appoggio di Zinoviev e Kamenev che non smettevano di calunniarlo dal 1923[5])” (ibidem).

Per quanto riguarda l’Opposizione di Sinistra internazionale, essa “si richiama ai quattro primi congressi dell’IC. D’altro canto continua con il manovrismo che caratterizzava già l’Opposizione di Sinistra in Russia. In larga misura questa opposizione è un raggruppamento senza principi che si limita a fare una critica ‘di sinistra’ dello stalinismo. Rinuncia ad ogni vera chiarificazione politica al suo interno e dà a Trotsky, nel quale vede il simbolo stesso della Rivoluzione di Ottobre, il compito di farsi portavoce e ‘teorico’” (ibidem).

Con queste fondamenta così fragili, l’Opposizione di Sinistra fondò nel 1938 una “IV Internazionale” che nasce morta per la classe operaia. Negli anni ’30 l’Opposizione era stata capace di “resistere agli effetti della controrivoluzione che si sviluppava a scala mondiale sulla base della sconfitta del proletariato internazionale.” (ibidem). In seguito, rispetto alle differenti guerre locali che preparavano l’olocausto della Seconda Guerra Mondiale, l’Opposizione sviluppò una “prospettiva tattica” di “appoggio a un campo imperialista contro un altro (senza ammetterlo apertamente): appoggio alla ‘resistenza coloniale’ in Etiopia, Cina e Messico, appoggio alla Spagna repubblicana, ecc. L’appoggio del trotskysmo ai preparativi di guerra dell’imperialismo russo fu altrettanto chiaro durante tutto questo periodo (Polonia, Finlandia 1939) nascondendosi dietro la consegna della ‘difesa della patria sovietica[6].

Questo, unitamente all’entrismo nei partiti socialisti (deciso nel 1934) farà sì che “il programma politico adottato nel congresso di fondazione della IV Internazionale, redatto da Trotsky stesso, riprende ed aggrava gli orientamenti che avevano preceduto questo congresso (difesa dell’URSS, fronte unico operaio, analisi sbagliata del periodo…) e in più ha come asse una ripetizione del programma minimo di tipo socialdemocratico (rivendicazioni ‘transitorie’), programma divenuto caduco per l’impossibilità di riforme da quando il capitalismo era entrato nella sua fase di decadenza, di declino storico” (op.cit.in nota 4).

La IV Internazionale difende “la partecipazione ai sindacati, l’appoggio critico ai partiti detti ‘operai’, ai ‘fronti unici’ e ai ‘fronti antifascisti’, ai governi ‘operai e contadini’, alle misure capitaliste di Stato (prigioniera della esperienza dell’URSS) mediante la ‘espropriazione delle banche private’, la ‘statalizzazione del sistema del credito’. La ‘espropriazione di certi rami dell’industria’ (…) la difesa dello Stato operaio degenerato russo. E a livello politico preconizza la rivoluzione democratico-borghese nelle nazioni oppresse che devono passare per la ‘lotta di liberazione nazionale’, un programma clamorosamente opportunista che preparò il tradimento dei partiti trotskysti quando, nel 1939-40, si precipitarono a difendere i rispettivi Stati nazionali”.

Solo alcuni individui e piccoli circoli, in qualche maniera “correnti con una prassi internazionalista”, come afferma Nuevo Curso, opposero una resistenza a questo uragano reazionario. Tra questi, Natalia Sedova, la vedova di Trotsky, che ruppe nel 1951, e soprattutto Munis, di cui parleremo dopo. [7]

La continuità dela Sinistra Comunista, una continuità programmatica e organizzativa

E’ dunque necessario capire che la lotta per darsi un quadro programmatico che serva per lo sviluppo della coscienza proletaria e stabilisca le premesse della formazione del suo partito mondiale non è un compito di personalità e circoli incoerenti, ma il frutto di una lotta collettiva organizzata che si iscrive nella continuità storica critica delle organizzazioni comuniste. Questa continuità passa, come detto nelle nostre Posizioni di Base, per “gli apporti successivi della Lega dei Comunisti di Marx ed Engels (1847-52), delle tre Internazionali (l’Associazione Internazionale dei Lavoratori, 1864-72, l’Internazionale Socialista, 1884-1914, l’Internazionale Comunista (1919-28), delle Frazioni di Sinistra che si separarono negli anni 20-30 dalla Terza Internazionale (l’internazionale Comunista) in fase di degenerazione, e più particolarmente delle sinistre tedesca, olandese e italiana[8].

Abbiamo già visto che tanto l’opposizione di Sinistra come la IV Internazionale si separano da questa continuità[9]. Solo le Sinistre Comuniste l’assicurano. Però, secondo Nuevo Curso, il “tempo storico della Sinistra Comunista finisce nel 1943-53”. A questo non dà spiegazione, e nel suo articolo aggiunge un’altra frase: “Le sinistre comuniste che rimasero a margine del raggruppamento internazionale – italiani e loro derivati francesi – arrivarono, comunque non tutte, non completamente e non sempre su posizioni coerenti, a un quadro simile nello stesso periodo”.

Questo passaggio contiene numerosi “enigmi”. Per cominciare: quali sono le Sinistre Comuniste che rimasero a margine del “raggruppamento internazionale”? A quale raggruppamento internazionale si riferisce? Certamente Bilan e le altre correnti di Sinistra Comunista rifiutarono di “andare verso una IV Internazionale”[10]; ciononostante, fin dal 1929 fecero tutto il possibile per discutere con l’Opposizione di Sinistra, riconoscendo che era una corrente proletaria, anche se incancrenita dall’opportunismo. Ma Trotsky rifiutò ostinatamente ogni dibattito[11]; solo alcune correnti come la Lega dei Comunisti Internazionalisti del Belgio o il Gruppo Marxista del Messico accettarono il dibattito incamminandosi in una evoluzione che le condusse alla rottura con il trotskysmo[12].

Ancora, Nuevo Curso ci dice che questi gruppi che rimasero “al margine del raggruppamento internazionale” “arrivarono, comunque non tutte, non completamente e non sempre su posizioni coerenti, a un quadro simile nello stesso periodo”. Cosa gli mancava? Che avevano di “incoerente”? Nuevo Curso non chiarifica. Andiamo a dimostrare, recuperando un quadro che facemmo in un articolo intitolato “Quali sono le differenze fra la Sinistra Comunista e la IV Internazionale?”[13], che questi gruppi avevano posizioni coerenti  con la fedeltà al programma del proletariato e che non erano in niente simili alla palude opportunista della Opposizione e dei gruppi dalla presunta “prassi internazionalista” della IV Internazionale:

Sinistra comunista

Opposizione di sinistra

Si basa sul primo congresso dell’IC e considera criticamente gli apporti del 2°. Rigetta globalmente la maggioranza degli accordi del terzo e quarto congresso

Si basa sui quattro primi congressi senza analisi critica

Analizza criticamente quello che succede in Russia arrivando alla conclusione che non si deve appoggiare l’URSS perché è caduta nelle mani del capitalismo mondiale

Vede la Russia come uno Stato operaio degenerato che deve essere appoggiato malgrado tutto

La Sinistra Tedesco-Olandese rifiuta di lavorare nei sindacati, mentre la Sinistra Comunista Italiana arriverà con Internationalisme (Sinistra Comunista di Francia) alla stessa conclusione basandola su posizioni teoriche e storiche più solide

Considera i sindacati come organi operai e considera necessario lavorare al loro interno

La Sinistra Comuista Tedesco-Olandese, Bilan e Internationalisme denunciano chiaramente le “lotte di liberazione nazionale”

Appoggia le lotte di liberazione nazionale

Denuncia il parlamentarismo e la partecipazione alle elezioni

Appoggia la partecipazione alle elezioni e il “parlamentarismo rivoluzionario”

 Intraprende un lavoro di Frazione per tirare le lezioni della sconfitta e gettare le basi di una futura ricostituzione del Partito Mondiale del proletariato

Concepisce un lavoro di “opposizione” che può arrivare fino all’entrismo nei partiti socialdemocratici

Già negli anni ’30, e specialmente con Bilan, considera che la strada del mondo è verso la 2^ Guerra Mondiale e che in tali condizioni non si può costruire il partito, ma che bisogna trarre le lezioni e preparare il futuro. Per questo Bilan dirà: “La consegna dell’ora è non tradire”

In piena controrivoluzione Trotsky crede che ci sono le condizioni per formare il partito e nel 1938 si forma la IV Internazionale

Denuncia la Seconda Guerra Mondiale; condanna entrambe le parti in conflitto e preconizza la rivoluzione proletaria mondiale

Chiama a scegliere tra i contendenti della Seconda Guerra Mondiale abbandonando l’internazionalismo

 

A questo quadro aggiungiamo un punto che ci sembra molto importante per contribuire realmente alla lotta proletaria e avanzare verso il partito mondiale della rivoluzione: mentre la Sinistra Comunista realizzava un lavoro organizzato, collettivo e centralizzato, basato sulla fedeltà ai principi organizzativi del proletariato e nella continuità storica delle sue posizioni di classe, l’Opposizione di Sinistra si considerava come un agglomerato di personalità, circoli e gruppi eterogenei, tenuti insieme solamente dal carisma di Trotsky nelle cui mani si lasciava “l’elaborazione politica”.

Il colmo è che Nuevo Curso mette nello stesso sacco la Sinistra Comunista e i comunistizzatori (un movimento modernista radicalmente estraneo al marxismo):

Il cosiddetto ‘comunismo di sinistra’ (‘left communism’) è un concetto che comprende la Sinistra Comunista – soprattutto le correnti italiana e tedesco-olandese – i gruppi e tendenze che ne sono la continuità (dal ‘consiliarismo’ al ‘bordighismo’) e i pensatori della ‘comunizzazione’.” Bisognerebbe chiedersi: a che risponde questa amalgama? Amalgama che si completa con la collocazione di una foto di Amadeo Bordiga[14] in mezzo alla denuncia dei comunistizzatori, cosa che farebbe capire che la Sinistra Comunista sarebbe legata ad essi o che condividerebbe delle posizioni con essi.

Munis e una pretesa “Sinistra Comunista Spagnola”

Dunque, secondo Nuevo Curso, i rivoluzionari attuali non dovrebbero cercare le basi della propria attività nei gruppi della Sinistra Comunista (la TCI, la CCI, ecc.) ma potrebbero trovarle nel programma di capitolazione di fronte al capitalismo che elaborò la IV Internazionale e concretamente, come vedremo di seguito, nell’opera del rivoluzionario Munis. In maniera confusa e complicata, Nuevo Curso dà ad intendere, senza affermarlo chiaramente, che Munis sarebbe l’anello più importante di una supposta “Sinistra Comunista Spagnola”, corrente che secondo Nuevo Curso “fondò il Partito Comunista Spagnolo nel 1920 e creò il gruppo spagnolo dell’Opposizione di Sinistra allo stalinismo nel 1930, poi Sinistra Comunista Spagnola, partecipando alla fondazione dell’Opposizione Internazionale e funzionando da seme e riferimento per le sinistre comuniste in Argentina (1933-43) e Uruguay (1937-43). Prende una posizione rivoluzionaria di fronte all’insurrezione operaia del 19 luglio 1936 ed è l’unica tendenza marxista che prende parte all’insurrezione rivoluzionaria del 1937 a Barcellona. Si converte nella sezione spagnola della IV Internazionale nel 1938 e dal 1943 lotta contro il centrismo al suo interno; denuncia il suo tradimento dell’internazionalismo e la conseguente uscita dal terreno di classe nel suo secondo congresso (1948) guidando la rottura degli ultimi elementi internazionalisti e la formazione della “Unione Operaia Internazionale” con i fuoriusciti.

Prima di passare ad analizzare l’apporto di Munis, analizziamo questa «continuità» tra il 1920 e il 1948.

Ora non possiamo sviluppare un’analisi delle origini del Partito Comunista in Spagna. Nel 1918 ci furono alcuni piccoli nuclei interessati alle posizioni di Gorter et Pannekoek che discussero con il Bureau di Amsterdam della terza Internazionale che raggruppava i nuclei di sinistra all’interno della Terza Internazionale. Da questi nuclei nasce il primo Partito Comunista di Spagna, che però fu obbligato dall’IC a fondersi con l’ala centrista del PSOE, sostenitore della Terza Internazionale. Quando ci sarà possibile faremo uno studio delle origini del PCE, ma quello che è chiaro è che, al di là di alcune idee e di una indubbia combattività, questi nuclei non costituirono un organo reale di Sinistra Comunista e non trovarono nessuna continuità. Nel mezzo degli anni ’20 sorsero gruppi di Opposizione di Sinistra che effettivamente presero il nome di “Sinistra Comunista di Spagna”, diretti da Nin. Questo raggruppamento  si divise tra i sostenitori della fusione con il Bloc Obrer i Camperol (un gruppo stalinista nazionalista catalano) e quelli che preconizzavano l’entrismo nel PSOE, sedotti dalla radicalizzazione di Largo Caballero (già consigliere di Stato del dittatore Primo de Rivera) che si faceva passare come il “Lenin spagnolo”. Munis si trovava tra questi ultimi, mentre la maggioranza, capeggiata da Nin, si fuse con il Bloc per formare il POUM. Quindi di “Sinistra Comunista” non tenevano che il nome che si diedero per essere “originali”, ma il contenuto delle loro posizioni e della loro attuazione non si distingue in niente dalla tendenza opportunista che dominava l’Opposizione di Sinistra.

Quanto all’esistenza di una Sinistra Comunista in Uruguay ed Argentina, abbiamo studiato gli articoli che Nuevo Curso ha pubblicato per giustificare la sua esistenza. Per quanto riguarda l’Uruguay si tratta della Lega Bolscevica Leninista che è uno dei rari gruppi che all’interno del trotskysmo prese una posizione internazionalista contro la Seconda Guerra Mondiale. Una cosa meritevole e che salutiamo calorosamente come espressione di uno sforzo proletario, però la lettura dell’articolo di Nuevo Curso mostra che questo gruppo riuscì appena a sviluppare una attività organizzata e si muoveva in un ambiente politico dominato dall’APRA peruviano, un partito borghese dalla testa ai piedi che civettava con l’Internazionale Comunista già degenerata: “Sappiamo che la Lega si incontrò con gli “antidifensivisti” a Lima nel 1942 a casa del fondatore dell’APRA, Victor Raùl Haya de la Torre, solo per constatare le profonde differenze che li separavano. (…) Dopo il fallimento di questo contatto “antidifensivista” soffrì fortemente la terra bruciata organizzata contro i trotskysti dal governo e dal Partito Comunista. Senza riferimenti internazionali – la IV Internazionale diede loro come unica opzione di abiurare alla loro critica della “difesa incondizionata dell’URSS” – il gruppo si sbanda”.[15]

Quello che Nuevo Curso chiama Sinistra Comunista Argentina sono due gruppi che si fusero per formare la Lega Comunista Internazionalista che rimarrà attiva fino al 1937 per essere infine distrutta dall’azione dei sostenitori di Trotsky in Argentina. E’ certo che la Lega rifiuta il socialismo in un solo paese e si richiama alla rivoluzione socialista contro la “liberazione nazionale”, ciononostante i suoi argomenti furono molto deboli, anche se bisogna riconoscere il merito della sua battaglia. In Nuevo Curso troviamo una citazione di uno dei suoi membri più rappresentativo del gruppo, Gallo, che afferma:

Che significa la lotta di liberazione nazionale? Per caso il proletariato come tale non rappresenta gli interessi storici della Nazione nel senso che tende a liberare tutte le classi sociali con la sua azione e a superarle con la loro sparizione? Ma per fare questo ha bisogno, giustamente, di non confondersi con gli interessi nazionali (che sono quelli della borghesia giacchè questa è la classe dominante) che tra il campo interno e quello esterno si contraddicono profondamente. Questo significa che questa indicazione è chiaramente falsa. (…) confermandosi la nostra posizione che solo la rivoluzione socialista può essere la tappa che corrisponde ai paesi coloniali e semicoloniali.” Prigioniero dei dogmi dell’Opposizione sulla liberazione nazionale e incapace di liberarsi di questi, il gruppo afferma ”la IV Internazionale non ammette nessuna indicazione di “liberazione nazionale” che tenda a subordinare il proletariato alle classi dominanti e, al contrario, assicura che il primo passo della liberazione nazionale proletaria è la lotta contro queste[16]. La confusione è terribile, il proletariato dovrebbe fare una “liberazione nazionale” proletaria! Come a dire che il proletariato dovrebbe svolgere un compito proprio della borghesia.

Esame critico dell’apporto di Munis

Molto tardi, (nel 1948!), dal tronco marcio della IV Internazionale emersero delle tendenze promettenti (le ultime del movimento trotskista)[17]: quelle intorno a Munis e Castoriadis. Nell'articolo “Castoriadis, Munis, e il problema della rottura con il trotskismo”[18] facciamo una distinzione molto chiara tra Castoriadis, che finì per essere un fedele propagandista del capitalismo occidentale, e Munis, che rimase sempre fedele al proletariato.[19]

Questa fedeltà è ammirevole e fa parte dei tanti sforzi per avanzare verso una coscienza comunista. Tuttavia, questa è una cosa; un'altra è che il lavoro di Munis è stato più un esempio di attività individuale che qualcosa legato a un'autentica corrente proletaria organizzata, qualcosa che poteva fornire la base teorica, programmatica e organizzativa per continuare il lavoro di un'organizzazione comunista oggi. Abbiamo dimostrato in diversi articoli che Munis, a causa delle sue origini trotskiste, non è stato in grado di svolgere questo compito.[20]

Le ambiguità sul trotskismo

In un articolo scritto nel 1958, Munis fa un'analisi molto chiara denunciando i capi americani e inglesi della Quarta Internazionale che vergognosamente rinnegarono l'internazionalismo, concludendo correttamente che "la Quarta Internazionale non ha alcuna ragione storica per esistere; è superflua, la sua stessa fondazione deve essere considerata un errore, e il suo unico compito è quello di seguire più o meno criticamente lo stalinismo"[21]. Tuttavia, egli ritiene che possa essere di qualche utilità per il proletariato, in quanto sembrerebbe che "ha un possibile ruolo da svolgere nei paesi dominati dallo stalinismo, soprattutto in Russia. Lì il prestigio del trotskismo sembra ancora enorme. I processi di Mosca, la gigantesca propaganda condotta per quasi quindici anni in nome della lotta contro il trotskismo, la calunnia incessante a cui è stato sottoposto sotto Stalin e che i suoi successori sostengono, contribuiscono a fare del trotskismo una tendenza latente di milioni di uomini. Se domani - e questo è un evento molto possibile - la controrivoluzione dovesse cedere ad un attacco frontale del proletariato, la Quarta Internazionale potrebbe rapidamente emergere in Russia come organizzazione molto potente".

Munís ripete, rispetto al trotskismo, lo stesso argomento che usa contro lo stalinismo e la socialdemocrazia: che OGNI COSA PUO' SERVIRE AL PROLETARIATO. Perché? Perché lo stalinismo l’ha definito "nemico pubblico numero uno", così come i partiti di destra presentano socialdemocratici e stalinisti come pericolosi rivoluzionari. Aggiunge un altro argomento, altrettanto tipico del trotskismo per quanto riguarda i socialdemocratici e gli stalinisti: "Ci sono molti lavoratori che sono seguaci di questi partiti".

 Il fatto che i partiti di sinistra siano rivali della destra e siano diffamati da essa non li rende "favorevoli al proletariato", e allo stesso modo la loro influenza tra i lavoratori non giustifica il loro sostegno. Al contrario, devono essere denunciati per il ruolo che svolgono al servizio del capitalismo. Dire che il trotskismo ha abbandonato l'internazionalismo e aggiungere immediatamente che "potrebbe ancora avere un possibile ruolo da svolgere a favore del proletariato" è una pericolosissima incoerenza che ostacola il necessario lavoro di distinzione tra veri rivoluzionari e i lupi capitalisti che portano la pelle di un agnello "comunista" o "socialista". Nel Manifesto comunista, il terzo capitolo intitolato "Letteratura socialista e comunista" stabilisce chiaramente il confine tra il "socialismo reazionario" e il "socialismo borghese" che vede come nemici e le correnti del "socialismo critico utopico" che riconosce come parte del campo proletario.

L'impronta trotskista si ritrova ancora in Munís quando propone "rivendicazioni transitorie" sulla falsariga del famoso Programma di transizione presentato da Trotsky nel 1938. Questo è qualcosa che abbiamo criticato nel nostro articolo "Dove sta andando il FOR?": “Nel suo 'Per un secondo manifesto comunista' il FOR ha ritenuto corretto avanzare ogni tipo di rivendicazioni transitorie in assenza di movimenti rivoluzionari del proletariato. Queste vanno dalle 30 ore settimanali, la soppressione del lavoro a cottimo e degli studi su tempi e metodi nelle fabbriche alla 'domanda di lavoro per tutti, disoccupati e giovani' sul terreno economico. Sul piano politico il FOR esige 'diritti' e 'libertà' democratiche dalla borghesia: libertà di parola, di stampa, di riunione; il diritto dei lavoratori di eleggere delegati permanenti di officine, fabbriche o uffici 'senza alcuna formalità giudiziaria o sindacale'.

Tutto ciò rientra nella logica trotskista, secondo la quale è sufficiente porre le giuste rivendicazioni per arrivare gradualmente alla rivoluzione. Per i trotskisti, il trucco è quello di saper essere un pedagogo per i lavoratori, che non capiscono nulla delle loro richieste, di brandire davanti a loro le carote più appetitose per spingere i lavoratori verso il loro 'partito'". 

Vediamo qui una visione gradualista in cui "il partito guida" somministra le sue pozioni miracolose per condurre le masse alla "vittoria finale", che viene fatta al prezzo di seminare pericolose illusioni riformiste nei lavoratori e di abbellire lo Stato capitalista nascondendo la verità che le sue "libertà democratiche" sono un mezzo per dividere, ingannare e deviare le lotte operaie. I comunisti non sono una forza al di fuori del proletariato, che mediante la loro arte di direzione rivoluzionaria lo orientano nella giusta direzione. Già nel 1843, Marx criticava l'idea che i profeti portassero la redenzione: “Allora non affronteremo il mondo in modo dottrinario, con un nuovo principio «qui è la verità, inginocchiati!»; bensì esibiremo al mondo nuovi principi tratti dai principi del mondo. Anziché dirgli: «Cessa le tue lotte, sono sciocchezze; noi ti grideremo la vera parola d'ordine della lotta», gli esibiremo solo perché effettivamente combatte, poiché la coscienza è ciò che deve far proprio, benché nolente.”[22]

Il volontarismo

Il lavoro come frazione che l'Opposizione di Sinistra era incapace di concepire permette ai rivoluzionari di capire in quale momento siamo nel rapporto di forze tra borghesia e proletariato, di sapere se siamo in una dinamica che ci permette di avanzare verso la formazione del partito mondiale o, al contrario, se ci troviamo in una situazione in cui la borghesia può imporre la sua traiettoria alla società, portandola alla guerra e alla barbarie.

Privo di quella bussola, Trotsky credeva che tutto si riducesse alla capacità di riunire una grande massa di affiliati che potessero servire da "direzione rivoluzionaria". Così, mentre la società mondiale si muoveva verso i massacri della seconda guerra mondiale punteggiati dai massacri dell'Abissinia, la guerra di Spagna, la guerra russo-giapponese, ecc., Trotsky credeva di vedere l'inizio della rivoluzione negli scioperi francesi del luglio 1936 e la coraggiosa risposta iniziale dei lavoratori spagnoli al colpo di stato di Franco.

Incapace di rompere con questo volontarismo, Munís ripete lo stesso errore. Come abbiamo scritto nella seconda parte del nostro articolo su Munis e Castoriadis,

"Alla base di questo rifiuto (di Munis) di analizzare la dimensione economica della decadenza del capitalismo c'è un volontarismo irrisolto, le cui basi teoriche possono essere ricondotte al documento che annuncia la sua rottura con l'organizzazione trotskista in Francia, il Partito Comunista Internazionalista, dove sostiene fermamente la nozione di Trotsky, presentata nelle linee di apertura del Programma di transizione, che la crisi dell'umanità è la crisi della direzione rivoluzionaria".

Munis ha scritto: "La crisi dell'umanità - lo ripetiamo mille volte insieme a L.D. Trotsky - è una crisi di direzione rivoluzionaria. Tutte le spiegazioni che cercano di attribuire la responsabilità del fallimento della rivoluzione alle condizioni oggettive, al divario ideologico o alle illusioni delle masse, al potere dello stalinismo o all'attrazione illusoria dello "stato operaio degenerato", sono sbagliate e servono solo a scusare i responsabili, a distogliere l'attenzione dal problema reale e ad ostacolarne la soluzione. Un’autentica direzione rivoluzionaria, dato l'attuale livello delle condizioni oggettive per la presa del potere, deve superare tutti gli ostacoli, superare tutte le difficoltà, trionfare su tutti i suoi avversari"[23].

Così, una "vera direzione rivoluzionaria" sarebbe sufficiente a spazzare via tutti gli ostacoli, tutti gli avversari. Il proletariato non dovrebbe fare affidamento sulla sua unità, solidarietà e coscienza di classe, ma affidarsi alla bontà di una "direzione rivoluzionaria". Questo messianismo porta Munis a una conclusione delirante: “L'ultima guerra ha offerto opportunità più rivoluzionarie di quella del 1914-18. Per mesi, tutti gli Stati europei, compresa la Russia, sono apparsi maltrattati e screditati, suscettibili di essere sconfitti da un'offensiva proletaria. Milioni di uomini armati aspiravano confusamente a una soluzione rivoluzionaria (.....) il proletariato, organizzato su base rivoluzionaria, avrebbe potuto lanciare un'insurrezione in diversi paesi e diffonderla in tutto il continente. I bolscevichi nel 1917 non godevano, da molto tempo, di possibilità così vaste"[24].

A differenza della prima guerra mondiale, la borghesia si era preparata coscienziosamente per la sconfitta del proletariato prima della seconda guerra mondiale: massacrato in Germania e in Russia, arruolato sotto la bandiera dell'"antifascismo" nelle potenze democratiche, il proletariato non poteva che opporre una debole resistenza al massacro. C'è stato un grande soprassalto proletario nell'Italia settentrionale nel 1943 che gli alleati democratici hanno lasciato che i nazisti schiacciassero sanguinosamente[25], alcuni scioperi e diserzioni in Germania (1943-44) che gli alleati hanno stroncato sul nascere con i terribili bombardamenti di Amburgo, Dresda, eccetera, bombardamenti senza alcun obiettivo militare ma volti solo a terrorizzare la popolazione civile. Anche la Comune di Varsavia (1944) che l'esercito russo fece sopprimere dai nazisti.

Solo abbandonandosi alle illusioni più suicide si potrebbe pensare che alla fine della seconda guerra mondiale "il proletariato, organizzato su base rivoluzionaria, avrebbe potuto lanciare un'insurrezione in diversi paesi". Con queste fantasie poco può contribuire alla formazione di un'organizzazione proletaria.

Il settarismo

Un pilastro fondamentale dell'organizzazione rivoluzionaria è la sua apertura e disponibilità a discutere con le altre correnti proletarie. Abbiamo già visto come il Manifesto Comunista considerasse con rispetto e spirito di dibattito i contributi di Babeuf, Blanqui e del socialismo utopico. Perciò, nella Risoluzione sui gruppi politici proletari adottata dal nostro secondo Congresso Internazionale, abbiamo sottolineato che "la caratterizzazione delle varie organizzazioni che sostengono di difendere il socialismo e la classe operaia è estremamente importante per la CCI. Questa non è affatto una questione puramente teorica o astratta; al contrario, è direttamente rilevante per l'atteggiamento della Corrente nei confronti di queste organizzazioni, e quindi per il suo intervento nei loro confronti: se le denuncia come organi e prodotti del capitale; o se si polemizza e discute con loro per aiutarle ad evolvere verso una maggiore chiarezza e rigore programmatico; o per aiutare la comparsa di tendenze al loro interno che cercano tale chiarezza"[26].

Contrariamente a questa posizione, Trotsky, come abbiamo visto prima, ha respinto il dibattito con Bilan e, invece, ha aperto le porte a una cosiddetta "ala sinistra della socialdemocrazia".

Munis è stato preso anche dal settarismo. Il nostro articolo in omaggio a Munis[27] riconosce con apprezzamento che "nel 1967, insieme ai compagni del gruppo venezuelano Internacionalismo, ha partecipato agli sforzi per ristabilire i contatti con l'ambiente rivoluzionario in Italia. Così, alla fine degli anni '60, con il risorgere della classe operaia sulla scena della storia, prende il suo posto accanto alle deboli forze rivoluzionarie esistenti all'epoca, comprese quelle che formeranno Révolution Internationale in Francia. Ma all'inizio degli anni '70, purtroppo, è rimasto al di fuori delle discussioni e dei tentativi di raggruppamento che hanno portato, in particolare, alla costituzione della CCI nel 1975". Questo sforzo non ebbe continuità e come si dice nel suddetto articolo ("Castoriadis, Munis e il problema della rottura con il trotskismo, seconda parte") "il gruppo soffrì di una tendenza al settarismo che indebolì ulteriormente la sua capacità di sopravvivenza.

L'esempio di questo atteggiamento cui si riferisce l'omaggio è la partenza piuttosto vistosa di Munis e del suo gruppo dalla seconda conferenza della sinistra comunista, basato sul suo disaccordo con gli altri gruppi sul problema della crisi economica".

Per quanto importante, un disaccordo sull'analisi della crisi economica non può portare all'abbandono del dibattito tra i rivoluzionari. Questo deve essere fatto con la massima tenacia, con l'atteggiamento di "convincere o essere convinti", ma mai sbattendo la porta ai primi scambi senza aver esaurito tutte le possibilità di discussione. Il nostro articolo sottolinea giustamente che un tale atteggiamento influisce su qualcosa di vitale: la costruzione di una solida organizzazione in grado di mantenere la continuità. Il FOR non è sopravvissuto alla morte di Munís ed è scomparso definitivamente nel 1993, come indicato nell'articolo.

"Oggi il FOR non esiste più. È sempre stato fortemente dipendente dal carisma personale di Munis, che non è riuscito a trasmettere una solida tradizione di organizzazione alla nuova generazione di militanti che si sono radunati intorno a lui, e che avrebbe potuto servire come base per il funzionamento del gruppo anche dopo la sua morte".

Come il peso negativo dell'eredità trotskista ha impedito a Munis di contribuire alla costruzione dell'organizzazione, così l'attività dei rivoluzionari non è quella di una somma di individui, tanto meno quella delle guide carismatiche: si basa su uno sforzo collettivo organizzato. Come si dice nel nostro "Rapporto sulla funzione dell'organizzazione rivoluzionaria" del 1982, "Il periodo delle guide illustri e dei grandi teorici è finito. L'elaborazione teorica è diventata un compito veramente collettivo. Nell'immagine di milioni di "anonimi" combattenti proletari, la coscienza dell'organizzazione si sviluppa attraverso l'integrazione e il superamento della coscienza individuale in un'unica coscienza collettiva"[28]. Più profondamente, "La classe operaia non dà origine a militanti rivoluzionari ma ad organizzazioni rivoluzionarie: non c'è un rapporto diretto tra i militanti e la classe. I militanti partecipano alla lotta di classe nella misura in cui diventano membri e svolgono i compiti dell'organizzazione"[29].

Conclusione

Come abbiamo affermato nell'articolo che abbiamo pubblicato alla sua morte nel 1989 (31): "Tuttavia, nonostante i gravi errori che può aver commesso, Munis è rimasto fino alla fine un militante profondamente fedele alla lotta della classe operaia. Era uno di quei rarissimi militanti che resistevano alle pressioni della più terribile controrivoluzione che il proletariato abbia mai conosciuto, quando molti hanno disertato o addirittura tradito la lotta militante; ed egli era di nuovo al fianco della classe con la rinascita storica delle sue lotte alla fine degli anni '60.”

Lenin disse che i rivoluzionari, "dopo la loro morte vengono trasformati in icone innocue, canonizzate, i loro nomi consacrati alla 'consolazione' delle classi oppresse, per ingannarli". Perché Nuevo Curso riempie il suo blog con foto di Munis, pubblica alcuni dei suoi testi senza il minimo occhio critico? Perché lo elevano come icona di una "nuova scuola"?

Forse si tratta di un culto sentimentale di un ex combattente proletario. Se è così, dobbiamo dire che si tratta di un'impresa destinata a creare più confusione perché le sue tesi, trasformate in dogmi, distilleranno solo il peggio dei suoi errori. Ricordiamo l'accurata analisi del Manifesto Comunista rispetto ai socialisti utopici e a coloro che in seguito cercarono di rivendicarli:

"Pertanto, sebbene i creatori di questi sistemi socialisti siano stati, per molti aspetti, rivoluzionari, i loro discepoli hanno formato, in ogni caso, mere sette reazionarie. Esse resistono e mantengono imperterrite le vecchie idee dei loro maestri in opposizione al progressivo sviluppo storico del proletariato".

Un'altra possibile spiegazione è che l'autentica Sinistra Comunista venga attaccata con la "dottrina" delle spam costruite durante la notte utilizzando i materiali di quel grande rivoluzionario. Se questo è il caso, è l'obbligo dei rivoluzionari di combattere tale impostura con la massima energia.

C.Mir 4-luglio-1919

 

[2] In un articolo della serie sul comunismo, “1924-28: le triomphe du capitalisme d'État stalinien”, Rivista Internazionale n°102, abbiamo criticato l’uso del termine “Termidoro”, molto tipico del trotskismo, per caratterizzare l’ascesa e lo sviluppo dello stalinismo. Il Termidoro della Rivoluzione francese (28 luglio 1794), a dire ilvero, non fu una “controrivoluzione”, ma un passo necessario nel consolidamento del potere borghese che, al di là di una serie di concessioni, non sarebbe mai tornato all’ordine feudale. D'altro canto, l’ascesa dello stalinismo dal 1924 significò il definitivo ripristino dell’ordine capitalista, e l’URSS di Stalin non rappresentò, come Trotsky aveva sempre erroneamente pensato, un “terreno socialista” dove sarebbero rimaste “alcune conquiste dell’Ottobre”. Questa è una differenza fondamentale che Marx notò già nel 18 Brumaio di Luigi Bonaparte: “Le rivoluzioni borghesi, come quelle del secolo decimottavo, passano tempestosamente di successo in successo; i loro effetti drammatici si sorpassano l’un l’altro, gli uomini e le cose sembrano illuminati da fuochi di bengala, l’estasi è lo stato d’animo d’ogni giorno. Ma hanno una vita effimera, presto raggiungono il punto culminante: e allora una nausea s’impadronisce della società prima che essa possa rendersi freddamente ragione dei risultati del suo periodo di febbre e di tempesta.” Il Termidoro fu precisamente uno di quei momenti di “assimilazione” delle conquiste politiche della borghesia, dando spazio alle fazioni più moderate di questa classe e più inclini a stringere un patto con le forze feudali, che rimasero potenti.

[3] I lettori possono trovare diversi materiali sulla sinistra comunista storica sul nostro sito web: https://en.internationalism.org/go_deeper (in inglese) o nella pagina in italiano https://it.internationalism.org/.

[4]Trotskyism, child of the counter-revolution” in World Revolution 11, pubblicato anche in spagnolo online https://es.internationalism.org/cci/200605/914/el-trotskismo-hijo-de-la-contrarrevolucion.

[5] “Il Trotskyismo, difensore della guerra imperialista”, pubblicato in lingua spagnola all’indirizzo https://es.internationalism.org/cci/200605/917/el-trotskismo-defensor-de-la-guerra-imperialista.

[7] Tra gli individui e i piccoli gruppi che si opposero al tradimento delle organizzazioni della IV Internazionale dobbiamo anche aggiungere l’RKD d’Austria (vedi dopo in questo articolo) e il rivoluzionario greco Stinas, che rimase fedele al proletariato e denunciò il nazionalismo e la barbarie della guerra. Vedi la Rivista Internazionale n°17, Memorie di un rivoluzionario (A. Stinas, Grecia): nazionalismo e antifascismo.

[9] Come scrisse la Gauche Communiste de France nel suo giornale Internationalisme: “Il trotskismo, lungi dal favorire lo sviluppo del pensiero rivoluzionario e degli organismi (frazioni e tendenze) che lo esprimono, è un ambiente organizzato per minarlo. Questa è una regola generale valida per qualsiasi organizzazione politica estranea al proletariato e l’esperienza ha dimostrato che si applica allo stalinismo e al trotskismo. Conosciamo il trotskismo da oltre 15 anni di crisi perpetua, attraverso divisioni e unificazioni, seguite da ulteriori divisioni e crisi, ma non conosciamo esempi che hanno dato origine a tendenze rivoluzionarie reali e praticabili. Il trotskismo non secerne alcun fermento rivoluzionario. Al contrario, lo annienta. La condizione per l’esistenza e lo sviluppo di un fermento rivoluzionario è al di fuori del quadro organizzativo e ideologico del trotskismo”.

[10] Vedi ad esempio in Bilan n°1, 1933, organo della Frazione Italiana della Sinistra Comunista, l’articolo “Verso l'Internazionale due e tre quarti?”, ripubblicato dalla CCI in italiano nella Rivista Internazionale n°3, che critica la prospettiva di Trotsky di andare verso la la formazione di una IV Internazionale.

[11] Vedi ad esempio, Trotsky y la Izquierda italiana (Testi della Sinistra comunista degli anni ‘30 sul trotskismo) https://es.internationalism.org/cci/200605/919/anexo-trotsky-y-la-izquierda-italiana-textos-de-la-izquierda-comunista-de-los-anos-30.

[14] Nato nel 1889 e morto nel 1970, è stato uno dei fondatori del Partito Comunista d’Italia e ha dato un importante contributo alle posizioni della Sinistra comunista, particolarmente fino al 1926.

[17] Una terza tendenza occorrerebbe aggiungere: il gruppo austriaco RKD, che si separò dal trotskyismo nel 1945. Internationalisme discusse seriamente con loro, anche se alla fine questi si spostarono verso l’anarchismo.

[19] Negli anni 1948-49, Munis discusse molto con il compagno MC, un membro della GCF; e fu in questo periodo che maturò la sua definitiva rottura con il trotskyismo.

[20] “Polemic: Where is the FOR going”, International Review 52, https://en.internationalism.org/content/2937/polemic-where-going; “The confusions of Fomento Obrero Revolucionario (FOR): Russia 1917 and Spain 1936”, International Review 25, https://en.internationalism.org/content/3100/confusions-fomento-obrero-revolucionario-russia-1917-and-spain-1936. Book review: JALONES DE DERROTA PROMESAS DE VICTORIA, https://es.internationalism.org/cci/200602/753/1critica-del-libro-jalones-de-derrota-promesas-de-victoria. See “Farewell to Munis, a revolutionary militant” https://en.internationalism.org/internationalreview/200908/3077/farewell-munis-revolutionary-militant; Le “rivendicazioni transitorie”.

[23] https://www.marxists.org/francais/4int/postwar/1947/06/nt_19470600.htm. Dovremmo aggiungere, come esempio di questo volontarismo cieco e in un contesto di sconfitta, la tragica esperienza dello stesso Munis. Nel 1951 un boicottaggio di tram esplose a Barcellona. Fu una reazione molto combattiva da parte degli operai nella notte nera della dittatura di Franco. Munis si trasferì lì nella speranza di “promuovere la rivoluzione”, senza comprendere il rapporto di forze tra le classi. Internationalisme e MC lo misero in guardia contro quest’avventura. Tuttavia, egli insistì e fu arrestato, trascorrendo sette anni nelle carceri di Franco. Noi apprezziamo la combattività militante e siamo solidali con lui; tuttavia, la lotta rivoluzionaria richiede un’analisi consapevole e non un semplice volontarismo o, peggio ancora, un messianismo, credendo che essendo “presenti” tra loro, le masse saranno in grado di raggiungere la “Nuova Gerusalemme”.

[24] Dall’articolo di Munis “La IV Internacional http://marxismo.school/archivo/1959%20La%20IV%c2%aa%20Internacional.ht.

[26] Risoluzione sui gruppi politici proletari, International Review n°11, https://en.internationalism.org/content/4091/resolution-proletarian-political-groups.

[27] “Farewell to Munis, a revolutionary militant”, citato nella nota 20.

[28] “Rapporto sulla funzione dell’organizzazione rivoluzionaria”, International Review n°29 https://en.internationalism.org/specialtexts/IR029_function.htm.

Correnti politiche e riferimenti: 

Sviluppo della coscienza e dell' organizzazione proletaria: