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Venezuela

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Venezuela, Groenlandia... Dietro i colpi di stato, gli Stati Uniti esacerbano il caos capitalista!

Con la spettacolare operazione del 3 gennaio, distogliendo il presidente del Venezuela Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores dal sonno nel cuore di una casa ultra-sicura, la principale potenza mondiale ha lanciato un avvertimento al mondo: gli Stati Uniti possono usare la loro schiacciante forza militare in qualsiasi momento per imporre e difendere ovunque i propri interessi nazionali. Ricatto, pressioni aperte e ora rapimenti, caratteristici dei sistemi mafiosi, sono ormai ben radicati all’interno dell’ex comunità internazionale.

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Azione di forza degli Stati Uniti in Venezuela: tutti gli Stati sono imperialisti! Il capitalismo è guerra!

È bastata una sola notte alle forze speciali statunitensi per rapire Nicolás Maduro nel cuore di Caracas e imprigionarlo in una prigione di New York. Questa impressionante dimostrazione di forza, volta a decapitare il governo venezuelano, ha offerto l'occasione per ulteriori vanterie da parte di Donald Trump e un monito al mondo: "Nessuna nazione al mondo può realizzare ciò che abbiamo realizzato noi!"

Dietro Trump e Maduro, la stessa barbarie capitalista

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Crisi in Venezuela: né Guaidò né Maduro! I lavoratori non devono sostenere alcuna frazione della borghesia nella loro lotta per il potere!

Lo scontro che da anni oppone le frazioni borghesi rivali dell’opposizione e del chavismo in Venezuela ha raggiunto un livello maggiore dai primi giorni del 2019.

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Venti di guerra in Sud America (comunicato sulle tensioni esistenti fra Colombia, Ecuador e Venezuela)

Con il seguente comunicato, Internacionalismo - sezione della CCI in Venezuela, analizza gli eventi in Sud America a seguito della presenza di truppe colombiane in territorio ecuadoriano.

Gli eventi

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Rielezioni di Chavez in Venezuela: più miseria in nome del “socialismo”

Il trionfo strepitoso di Chavez che, alle elezioni del 3 dicembre 2006, ha ottenuto il 63% dei suffragi convalidati, contro il 37% per il candidato dell’opposizione, non solo consolida e legittima il potere della frazione chavista della borghesia per un periodo di 6 anni, ma rappresenta anche un trionfo per l’insieme della borghesia venezuelana. Infatti, ancora una volta, lo scontro politico tra le frazioni della borghesia che ha dominato la scena politica dopo l’arrivo di Chavez al potere nel 1999, è riuscito a polarizzare la popolazione ed a portarla a partecipare massicciamente alla battaglia elettorale: secondo le cifre del Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), il tasso di astensione del 25% è stato il più basso dei livelli storici che erano dell’ordine del 40%.
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Il "socialismo" alla Chavez: L'arte di ridistribuire la miseria

Durante il periplo che l’ha condotto in numerosi paesi nel 1985 (Brasile, Uruguay, Argentina, India,  Qatar e Francia) il presidente Chavez ha mostrato non solo il suo anti-americanismo, ma si è permesso anche di proclamare, di fronte agli uditori conquistati alla sua causa, che non si sarebbe potuto sopprimere la povertà del Terzo Mondo restando nel sistema capitalista della libera impresa, che per riuscirvi sarebbe stato necessario inventare "il socialismo del XXI secolo".

Andiamo a vedere come questa "invenzione" non è affatto tale, che significa solamente un adattamento del capitalismo di Stato alle condizioni di crisi più acuta e soprattutto a dei livelli importanti di decomposizione dell'ordine capitalista. Questa situazione esige un riadattamento tanto delle politiche economiche che dell'insieme dell'arsenale ideologico che ogni borghesia nazionale deve sviluppare per ingannare e sottomettere il proletariato. Tutte le borghesie nazionali, e più ancora quelle dei paesi della periferia, non hanno altra prospettiva che quella di ridistribuire la miseria. Il "neo-socialismo", proposto da Chavez ed applaudito da tutti gli alter-mondialisti, lo dimostra perché è impossibile sradicare la miseria senza rivoluzione comunista.

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