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Stati UnitiScioperi alla General MotorsSubmitted by ICConline on Dom, 09/12/2007 - 23:01.
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I sindacati si confermano nemici del proletariato.A fine settembre, negli Stati Uniti, il sindacato UAW (United Auto Workers) ha chiamato i 73.000 salariati della General Motors allo sciopero. Un tale movimento non si vedeva in Canada ed in Messico 1988, e, dal 1970 a livello nazionale americano. I media, specializzati nel blackout dei conflitti sociali, questa volta si sono presi la briga di sottolineare questa spettacolare iniziativa sindacale, presentandola come uno dei momenti più illuminanti di difesa dei lavoratori. Qual’è invece la realtà? Da New York a Delhi, da Belfast a Parigi: la rinascita della solidarietà operaiaSubmitted by RivoluzioneInte... on Lun, 05/06/2006 - 23:49.
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In Francia, lo sciopero massivo dei giovani studenti e dei lavoratori – della nuova generazione della classe operaia – ha forzato il governo a ritirare la nuova legge sull’“impiego”, il CPE. L’organizzazione della lotta attraverso le assemblee generali, la capacità degli studenti di discutere collettivamente e di evitare molte delle trappole messe dalla classe dominante, la loro comprensione della necessità per il movimento di allargarsi ai salariati, tutti questi sono segni del fatto che stiamo entrando in un nuovo periodo di scontro tra le classi.
Uragano Katrina: il capitalismo è il responsabile della catastrofe socialeSubmitted by RivoluzioneInte... on Lun, 03/10/2005 - 00:24.
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La catastrofe che ha colpito il sud degli Stati Uniti e particolarmente la città di New Orleans non è, contrariamente a ciò che ci ripetono i media della borghesia, una conseguenza dell'irresponsabilità del presidente Bush e della sua amministrazione. Questa propaganda antiamericana, particolarmente diffusa in questa occasione dai media in Europa per screditare il potere degli Stati Uniti, nasconde in realtà agli occhi del proletariato il reale responsabile delle conseguenze drammatiche del passaggio del ciclone Katrina. Gli sconvolgimenti climatici, provocati in grande parte dall'effetto serra, sono i prodotti di un'economia capitalista la cui unica ragion d’essere è il profitto. Questi squilibri ambientali rendono necessariamente le "catastrofi naturali" molto più numerose ed immensamente più distruttrici che in passato. L'assenza di mezzi di soccorso, di attrezzature specializzate, di strumenti sanitari è inoltre l'espressione diretta del fallimento del capitalismo. La crisi segna il fallimento storico dei rapporti di produzione capitalistaSubmitted by RivoluzioneInte... on Ven, 10/06/2005 - 14:30.
Da più di due anni e mezzo la borghesia annuncia la ripresa ed è poi obbligata ad ogni trimestre a rinviarne la scadenza. Da più di due anni e mezzo le stime economiche sono sistematicamente al di sotto delle previsioni costringendo la classe dominante a rivederle sempre al ribasso. Cominciata nel secondo semestre del 2000, la recessione attuale è tra le più lunghe dalla fine degli anni '60 e, se dei segni di ripresa si annunciano oltre l'atlantico, questi sono ancora lontani dall'Europa e dal Giappone. Inoltre bisogna ricordare che, se gli Stati Uniti risalgono la china, ciò è dovuto essenzialmente ad un interventismo statale tra i più vigorosi di questi ultimi quaranta anni e ad una fuga in avanti nell’indebitamento che fa temere lo scoppio di una nuova bolla speculativa, questa volta immobiliare. Per quanto riguarda l'interventismo statale che mira a sostenere l'attività economica, bisogna notare come il governo americano abbia lasciato correre senza freni il deficit di bilancio. Vittoria di Bush alle elezioni. Una situazione difficile per la borghesia americanaSubmitted by RivoluzioneInte... on Gio, 18/11/2004 - 01:44.
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L’insieme dei commentatori
politici borghesi americani avevano detto che, al di là dell’assenza totale di
vigore dei due candidati e la scarsa differenziazione dei rispettivi programmi,
ivi compreso sul piano economico e sociale, J. Kerry avrebbe vinto le elezioni
presidenziali se avesse vinto nello Stato dell’Ohio. Fino a poco tempo fa
questo Stato americano possedeva la più alta concentrazione dell’attività
industriale per abitante di tutti gli Stati Uniti, per poi conoscere, nel corso
degli ultimi anni, una deindustrializzazione sempre più rapida e brutale lasciando
senza risorse e senza impiego la maggior parte della popolazione.
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