Palestina

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In Israele e in Palestina, la popolazione è ostaggio della guerra imperialista

Ancora una
volta i missili israeliani hanno colpito Gaza. Nel 2008, l’operazione “Piombo
fuso” uccise quasi 1.500 persone, molti civili, nonostante le dichiarazioni
ufficiali pretendessero che solo i terroristi erano oggetto di “attacchi
chirurgici”. La striscia di Gaza è una delle regioni più povere e più
densamente popolate del mondo. Pertanto è assolutamente impossibile distinguere
i “terroristi” dalle zone residenziali che li circondano. Nonostante le armi
sofisticate di cui dispone Israele, la maggior parte dei danni dell’attuale
campagna militare colpisce anche donne, bambini e anziani.

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Questioni teoriche: 

Sulle manifestazioni in Cisgiordania

Pubblichiamo di seguito un articolo
scritto da un compagno molto vicino alla CCI in Spagna che racconta e trae
degli insegnamenti dalle mobilitazioni dei lavoratori e delle masse oppresse
della Palestina. Salutiamo con forza questa iniziativa. In una regione dove c'è
un brutale scontro imperialistico, con enormi sofferenze per la popolazione,
parole come classe, proletariato, lotta sociale, autonomia
del proletariato... sono seppellite dalle
parole
guerra, nazionalismo, rivalità etniche, conflitti religiosi, ecc. Per
questo tali mobilitazioni sono importanti e devono essere conosciute e prese in
considerazione dai proletari di tutti i paesi. Ci propongono di essere solidali
con nazioni, popoli, governi, organizzazioni di “liberazione” di vario tipo...
dobbiamo rigettare una tale solidarietà! La nostra solidarietà può andare solo
ai lavoratori e agli oppressi della Palestina, di Israele, dell’Egitto, della Tunisia
e dal resto del mondo. SOLIDARIETÀ DI CLASSE CONTRO “SOLIDARIETÀ” NAZIONALE.

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Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Una voce internazionalista in Israele

Questo articolo è
stato in origine pubblicato sul sito israeliano di Indymedia e su Libcom.org. È stato scritto da un compagno in Israele che, malgrado faccia parte
di una ristretta minoranza, ha sentito il bisogno di rispondere alla febbre
patriottica di guerra che è diffusa in Israele e Palestina in seguito all’assalto
israeliano su Gaza. La sua decisione di pubblicare una dichiarazione è stata in
parte il risultato dell’incoraggiamento e della solidarietà offerta da un certo
numero di testi pubblicati su Libcom (inclusi gli stessi membri del collettivo
Libcom, la CCI e il gruppo di sinistra comunista turco EKS). Questo è un contributo
modesto ma significativo dell’emergere di una reale opposizione al pericoloso nazionalismo
che attualmente domina il Medio Oriente. WR,
10/1/09.

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Questioni teoriche: 

Gaza: la solidarietà con le vittime della guerra, è la lotta di classe contro tutti gli sfruttatori

Pubblichiamo qui di seguito la traduzione della presa di posizione sui massacri in Medio Oriente e nella striscia di Gaza apparsa sul nostro sito Internet in inglese il 31/12/2008. In seguito gli avvenimenti sono evoluti nello stesso senso della nostra denuncia: uso sistematico di un terrore brutale contro la popolazione bombardata da terra, da mare e dal cielo e entrata delle truppe israeliane a Gaza dalla sera del 3 gennaio.

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Questioni teoriche: 

Scontro militare tra Hamas e Al Fatah: che ne è del sogno di uno stato palestinese?

La tragedia si è consumata veloce e profonda nel giro di pochi giorni. I motivi di tensione esistenti tra le due diverse frazioni della dirigenza palestinese facenti capo ad Hamas e ad Al Fatah rispettivamente erano diversi. Entrambi espressione del riscatto di una nazione palestinese contro l’eterno nemico israeliano, hanno espresso nel tempo questa ambizione di rivalsa con modalità diverse e concretamente opposte. Al Fatah esprimendo il versante ragionevole e collaborativo, Hamas esprimendo viceversa il versante oltranzista, carico anche di un forte fanatismo religioso. Le elezioni parlamentari dello scorso anno e la vittoria schiacciante di Hamas, che ha preso il pieno controllo del parlamento, con un presidente dell’Autorità Palestinese, Abu Mazen, che resta un moderato, hanno solo finito per produrre gli ingredienti per l’atto finale.

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Dopo Arafat, verso nuovi massacri in Medio-Oriente

Con la morte di Arafat la
borghesia ha perso uno dei suoi. Ed è per questo che i media, i dirigenti non
solo arabi ma anche occidentali si sono mobilitati per rendergli un ultimo
vibrante omaggio e che la cerimonia funebre al Cairo, poi a Ramallah è stata
trasmessa dalle catene televisive del mondo intero, quando nei fatti non si
trattava neanche di un capo di Stato.

Arafat, un feroce
nemico del proletariato

Lui aveva ben altri titoli di
“gloria” per i suoi pari. Quello che ci hanno presentato come un “grande uomo”,
una grande figura degli ultimi cinquant’anni, e che dopo la sua morte rischia
di diventare un eroe leggendario del mondo arabo, era soprattutto un grande
procacciatore di carne da cannone, un nemico feroce del proletariato.

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Il conflitto arabi/ebrei: La posizione degli internazionalisti negli anni trenta: Bilan nn. 30 e 31

Gli
articoli che seguono sono stati pubblicati nel 1936 nei numeri 30 e
31 della rivista Bilan, organo della Frazione italiana della
Sinistra comunista. Era fondamentale che la Frazione esprimesse la
posizione marxista di fronte al conflitto arabo-israeliano in
Palestina, a seguito dello sciopero generale arabo contro
l’immigrazione giudea che era degenerato in una serie di pogrom
sanguinari. Benché da allora un certo numero di aspetti
specifici della situazione siano mutati, ciò che colpisce in
questi articoli è a qual punto, ancora oggi, essi siano
applicabili alla situazione di questa regione.

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Sviluppo della coscienza e dell' organizzazione proletaria: 

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