90 anni fa, la rivoluzione tedesca: di fronte alla guerra il proletariato ritrova i suoi principi internazionalisti

90 anni fa, la
rivoluzione proletaria culminava in modo tragico in Germania nelle lotte del
1918 e 1919. Dopo l‘eroica presa del potere da parte del proletariato in Russia
nell’ ottobre del 1917, il cuore della battaglia per la rivoluzione mondiale si
spostò in Germania. Là fu condotta la battaglia decisiva, ed essa fu persa. La
borghesia mondiale ha sempre voluto mantenere questi avvenimenti nell'oblio.
Tuttavia, non potendo negare l'esistenza delle lotte in quel periodo, la
borghesia afferma pretestuosamente che quest'ultime sono state condotte in nome
della "democrazia" e della "pace" – in altri termini, per
le stesse "meravigliose" condizioni che attualmente regnano nella
Germania capitalista.

Lo scopo della serie
che iniziamo con quest'articolo è quello di mostrare come la borghesia tedesca
si sia trovata molto vicino alla perdita del potere di fronte al movimento
rivoluzionario. Malgrado la sua sconfitta, la rivoluzione tedesca, come la
rivoluzione russa, attualmente deve essere un incoraggiamento per noi. Essa ci
ricorda che non è solo necessario ma anche possibile rovesciare il dominio del
capitalismo mondiale.

Questa serie sarà
costituita da cinque articoli. Il primo è dedicato alla maniera in cui il
proletariato rivoluzionario si è riappropriato dei suoi principi
internazionalisti di fronte alla I guerra mondiale. Il secondo tratterà le
lotte rivoluzionarie del 1918. Il terzo verrà dedicato al dramma che si è
svolto durante la costituzione del Partito comunista fin dal 1918. Il quarto
esaminerà la sconfitta del 1919. L'ultimo tratterà il significato storico
dell'assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht, insieme all'eredità che
questi rivoluzionari ci hanno tramandato.

La sconfitta e lo smarrimento

L'ondata
rivoluzionaria internazionale, iniziata durante la I Guerra mondiale, si è
avuta solo dopo qualche anno dalla grande sconfitta politica subita dal
movimento operaio: il crollo dell'Internazionale socialista nell’agosto del
1914. Esaminare perché la guerra è potuta scoppiare, e perché sia fallita
l'Internazionale, costituisce pertanto un elemento essenziale per comprendere
la natura ed il corso delle rivoluzioni in Russia ed in Germania.

La strada verso la guerra

All'inizio del XX
secolo, la minaccia della guerra mondiale era nell'aria. Le grandi potenze la
stavano preparando febbrilmente. Il movimento operaio la prevedeva e si
allertava contro di essa. Il suo scoppio fu ritardato per due motivi: il primo
fu l'insufficienza della preparazione militare dei principali protagonisti. La
Germania stava ancora completando la costruzione di una marina militare (da
guerra) in grado di rivalizzare con quella della Gran Bretagna, già padrona degli
oceani. Essa stava trasformando l’isola di Helgoland in base navale, e
terminava la costruzione del canale tra il Mare del Nord ed il Baltico, ecc.
Alla fine del primo decennio del secolo, questi preparativi erano compiuti. Ciò
conferiva ancora più importanza all'altro motivo: la paura che incuteva la
classe operaia. Questa paura non era solo un'ipotetica speculazione del
movimento operaio. Anche importanti rappresentanti della borghesia la
esprimevano con estrema chiarezza. Von Bulow, cancelliere tedesco, dichiarava
che era proprio per la socialdemocrazia che la guerra veniva rinviata. Paul
Rohrbach, infame sostenitore di certi circoli guerrafondai, apertamente
imperialisti, di Berlino, scriveva: "a
meno che non abbia luogo una catastrofe, la sola cosa che possa costringere la
Germania a mantenere la pace, è la fame di coloro che non hanno il pane
".
Il generale von Bernhardi, eminente teorico militare dell'epoca, sottolineava
nel suo libro La guerra di oggi


(1913) che la guerra moderna comportava elevati rischi perché essa per avere
luogo avrebbe dovuto mobilitare ed irreggimentare milioni di persone. Questo
punto di vista non si basava solo su considerazioni teoriche, ma
sull'esperienza pratica della prima guerra imperialista del XX secolo tra paesi
di prima importanza. Questa guerra, svoltasi tra la Russia ed il Giappone
(1904-1905), aveva prodotto il movimento rivoluzionario del 1905 in Russia.

Questo tipo di
considerazioni mantenevano viva all'interno del movimento operaio la speranza
che la classe dominante non avrebbe osato scatenare la guerra. Questa speranza
dissimulava le divergenze all'interno dell'Internazionale socialista, in un
momento in cui era necessario fare chiarezza, all'interno del proletariato,
attraverso un dibattito aperto. Il fatto che nessuna componente del movimento
socialista internazionale "volesse" la guerra dava un'impressione di
forza e di unità. Tuttavia l'opportunismo ed il riformismo non si opponevano
alla guerra per principio ma semplicemente perché temevano che il suo scoppio
avrebbe provocato la perdita delle loro istituzioni legali e finanziarie. Da
parte sua, il "centro marxista" vicino a Kautsky temeva la guerra
principalmente perché essa avrebbe distrutto l'illusione di un movimento
operaio che lui voleva mantenere unito a tutti i costi.

Ciò che in realtà
convinceva sulla capacità della classe operaia di impedire la guerra, era
soprattutto l'intensità della lotta di classe in Russia. In questo paese, gli
operai non avevano impiegato molto tempo a riprendersi dalla sconfitta del
movimento del 1905. Alla vigilia della Prima Guerra mondiale, una nuova ondata
di scioperi di massa raggiungeva il suo culmine nell'impero degli Zar. In un
certo senso, la situazione della classe operaia in questo paese può avere qualche
somiglianza con quella della Cina di oggi: essa costituiva una minoranza della
popolazione, ma era altamente concentrata in fabbriche moderne finanziate dal
capitale internazionale, ferocemente sfruttata in un paese arretrato che non
disponeva di meccanismi di controllo politico tipo liberalismo parlamentare
borghese. Tuttavia, c'è una importante differenza: il proletariato russo era
stato educato nelle tradizioni socialiste dell'Internazionalismo, mentre gli
operai cinesi attuali soffrono ancora l'incubo della contro rivoluzione
stalinista.

Tutto ciò faceva
della Russia una minaccia per la stabilità capitalista.

Ma la Russia non era
un esempio significativo del rapporto di forza internazionale tra le classi. Il
cuore del capitalismo e delle tensioni imperialiste si situava nell’Europa
occidentale e centrale. La chiave della situazione internazionale non si
trovava in Russia ma in Germania. La Germania era il paese che contestava
l'ordine mondiale delle vecchie potenze coloniali. Ed era anche il paese in cui
il proletariato era il più forte, il più concentrato, con la più sviluppata
educazione socialista. Il ruolo politico della classe operaia tedesca si
evidenziava principalmente attraverso il fatto che i principali sindacati erano
stati fondati dal partito socialista, mentre in Gran Bretagna – l'altra nazione
capitalista dominante in Europa – il socialismo appariva solo come appendice
del movimento sindacale. In Germania, le lotte quotidiane degli operai avevano
tradizionalmente luogo nell'ottica del grande scopo socialista finale.

Tuttavia, alla fine
del XIX secolo era cominciato in Germania un processo di involuzione politica
dei sindacati socialisti, di "emancipazione" di questi ultimi
rispetto al partito socialista. I sindacati mettevano apertamente in discussione
l'unità tra il movimento e lo scopo finale. Il teorico del partito, Edouard
Bernstein, non fece che generalizzare questo orientamento con la sua celebre
formulazione: “il movimento è tutto, lo
scopo finale è nullo
”. Questa messa in discussione del ruolo dirigente
della Socialdemocrazia all'interno del movimento operaio, della predominanza
dello scopo sul movimento, provocò un conflitto all'interno del partito
socialista (SPD) e dei suoi sindacati. Dopo lo sciopero di massa del 1905 in
Russia, questo conflitto s'intensificò. Esso finì con la vittoria dei sindacati
sul partito. Sotto l'influenza del "centro" animato da Kautsky – che
voleva mantenere "l'unità" del movimento ad ogni costo, il partito
decise che la questione dello sciopero di massa era compito dei sindacati

[1]

. Ma lo sciopero di massa
conteneva tutta la questione della futura rivoluzione proletaria! Così, alla
vigilia della Prima Guerra mondiale, la classe operaia tedesca ed
internazionale si venne a trovare completamente disarmata.

Dichiarare il
carattere non politico dei sindacati costituiva una preparazione
all'integrazione del movimento sindacale nello Stato capitalista. Ciò forniva
alla classe dominante l'organizzazione delle masse di cui essa aveva bisogno
per mobilitare gli operai per la guerra. A sua volta, questa mobilitazione nel
cuore del capitalismo, andava a determinare la demoralizzazione ed il
disorientamento degli operai in Russia – per i quali la Germania costituiva il
principale referente – ed ad imbrigliare il movimento degli scioperi di massa
che in essa si svolgevano.

Il proletariato
russo, che conduceva scioperi di massa dal 1911, aveva già dietro di sé
un'esperienza recente di crisi economiche, di guerre e di lotte rivoluzionarie.
Ciò non accadeva in Europa occidentale e centrale. Là, la guerra veniva scatenata
dopo un lungo periodo di sviluppo economico, durante il quale la classe operaia
aveva conosciuto reali miglioramenti delle sue condizioni d'esistenza, aumenti
salariali e caduta della disoccupazione, ma anche lo sviluppo di illusioni
riformiste; un periodo in cui le guerre si erano principalmente svolte alla
periferia del capitalismo. La prima grande crisi economica mondiale non sarebbe
scoppiata che 15 anni dopo, nel 1929. La fase di decadenza del capitalismo non cominciava
con una crisi economica, come si aspettava il movimento operaio, ma con la
crisi della guerra mondiale. Con la sconfitta e l'isolamento dell'ala sinistra
del movimento operaio sulla questione dello sciopero di massa, non c'era più
ragione per la borghesia di rinviare oltre la corsa alla guerra imperialista.
Al contrario, ogni ritardo poteva esserle fatale. Attendere significava
attendere lo sviluppo della crisi economica, la lotta di classe e la coscienza
rivoluzionaria del suo becchino!

Il crollo dell'Internazionale

Il corso alla
guerra mondiale era così aperto. La sua esplosione provocò il crollo
dell'Internazionale socialista. Alla vigilia della guerra, la Socialdemocrazia
organizzò dimostrazioni di protesta in tutta l'Europa. La direzione del SPD
inviò Friedrich Ebert (futuro assassino della rivoluzione) a Zurigo in Svizzera
con fondi del partito per impedire che fossero confiscati, e Bruno Haase,
eterno esitante, a Bruxelles per organizzare la resistenza internazionale
contro la guerra. Ma una cosa è opporsi alla guerra prima che esploda, ed
un'altra è prendere posizione una volta che è cominciata. E là, i sermoni della
solidarietà proletaria, pronunciati solennemente ai congressi internazionali di
Stoccarda nel 1907 e a Basilea nel 1912 in gran parte si rivelarono platonici.
Anche alcuni membri dell'ala sinistra che avevano sostenuto azioni immediate
apparentemente radicali contro la guerra - Mussolini in Italia, Hervé in
Francia – in quel momento si unirono al campo dello sciovinismo.

L'estensione del
fiasco dell'Internazionale sorprese tutto il mondo. È ben noto come
inizialmente Lenin pensasse che le dichiarazioni della stampa del partito
tedesco in favore della guerra fossero opera della polizia per destabilizzare
il movimento socialista all'estero. Anche la borghesia sembrava sorpresa alla
notizia del tradimento dei suoi principi da parte della Socialdemocrazia. Essa
aveva puntato principalmente sui sindacati per mobilitare gli operai
effettuando accordi segreti con la loro direzione alla vigilia della guerra. In
alcuni paesi, i grandi partiti socialdemocratici si opposero realmente alla
guerra. Ciò dimostra che l'apertura politica del corso alla guerra non
significò automaticamente il tradimento da parte delle organizzazioni
politiche. E fu per tale motivo che il fallimento della Socialdemocrazia nei
principali paesi in guerra si dimostrò più sorprendente. In Germania, in alcuni
casi, anche gli elementi più risoluti 
contro la guerra all'inizio non fecero sentire la loro voce. Al
Reichstag dove 14 membri della frazione parlamentare della Socialdemocrazia
erano contro il voto sui crediti di guerra e 78 a favore; lo stesso Karl
Liebknecht si sottomise all'inizio alla tradizionale disciplina della frazione.

Come spiegarlo?

Per farlo,
bisogna porre gli avvenimenti nel loro contesto oggettivo. A tale proposito, il
fondamentale cambiamento nelle condizioni della lotta di classe, provocato
dall'ingresso in una nuova epoca storica di guerre e rivoluzioni, è determinante.
E' in questo contesto che è possibile comprendere appieno che il passaggio dei
sindacati nel campo borghese era storicamente inevitabile. Poiché queste
organizzazioni erano l'espressione di una tappa particolare della lotta di classe
nel corso della quale la rivoluzione non era ancora all'ordine del giorno, essi
per loro natura non sono mai stati degli organismi rivoluzionari; con il nuovo
periodo, durante il quale la difesa degli interessi immediati di qualsiasi
parte del proletariato implicava automaticamente una dinamica verso la rivoluzione,
essi non potevano più servire la loro classe d'origine e potevano solo
sopravvivere passando al campo nemico.

Ma ciò che si
spiega chiaramente per i sindacati si dimostra insufficiente per i partiti
socialdemocratici. Resta chiaro che con la Prima Guerra mondiale, i partiti
persero il loro vecchio centro di gravità, la mobilitazione per le elezioni. E'
anche vero che il cambiamento delle condizioni determinava ugualmente la
sparizione dei fondamenti stessi dell'esistenza dei partiti di massa della
classe operaia. Di fronte alla guerra ed alla rivoluzione un partito
rivoluzionario deve essere capace di andare controcorrente e nello stesso tempo
di andare contro lo stato d'animo dominante nella classe nel suo insieme. Ma il
compito principale di un'organizzazione politica della classe operaia – la
difesa di un programma e, in particolare, dell'internazionalismo proletario –
non varia col variare del periodo. Al contrario, esso diventa ancora più
importante. Così, benché fosse storicamente inevitabile che il partito
socialista conoscesse una crisi di fronte alla guerra mondiale e che le
correnti al suo interno infestate dal riformismo e dall'opportunismo
tradissero, ciò non bastò, tuttavia, a spiegare ciò che Rosa Luxemburg definì
come “la crisi della Socialdemocrazia”.

E' ugualmente
vero che un cambiamento storico fondamentale provoca necessariamente una crisi
programmatica; le vecchie tattiche utilizzate da molto tempo ed anche i
principi apparvero improvvisamente superati – come la partecipazione alle
elezioni parlamentari, il sostegno ai movimenti nazionalisti ed alle
rivoluzioni borghesi. Ma su alcuni punti dobbiamo ricordare che molti
rivoluzionari dell'epoca, pur non comprendendo ancora le implicazioni
programmatiche e tattiche del nuovo periodo, rimasero fedeli
all'internazionalismo proletario.

Cercare di
spiegare ciò che è successo solo a partire dalle condizioni oggettive ci porta
a considerare che tutto ciò che fa parte della storia è fin dall'inizio
inevitabile. Da questo punto di vista, si rimette in discussione la possibilità
di trarre delle lezioni storiche giacché noi stessi siamo il prodotto di “condizioni
oggettive”. Nessun vero marxista negherà l'importanza di queste condizioni
oggettive. Ma se noi esaminiamo la spiegazione che gli stessi rivoluzionari dell'epoca hanno dato sulla catastrofe che ha
conosciuto il movimento socialista nel 1914, vedremo che essi hanno posto per
primo l'importanza dei fattori soggettivi.

Una delle
ragioni principali del fallimento del movimento socialista risiede nel suo sentimento illusorio d'invincibilità,
nella sua convinzione errata che la vittoria era certa. La Seconda
internazionale basava questa convinzione su tre elementi essenziali già
identificati da Marx: la concentrazione del capitale e dei mezzi di produzione
ad un polo della società e dall'altro il proletariato spossessato;
l'eliminazione degli strati sociali intermedi la cui esistenza confondeva la
principale contraddizione sociale; e la crescente anarchia del modo di
produzione capitalista, che si esprimeva principalmente sotto la forma della
crisi economica e che costringeva l’affossatore del capitalismo, il
proletariato, a mettere in discussione lo stesso sistema. Per se stesso, questo
punto di vista era completamente valido. Queste tre condizioni per il
socialismo sono il prodotto di contraddizioni oggettive che si sviluppano
indipendentemente dalla volontà delle classi sociali e, a lungo termine,
inevitabilmente si impongono. Tuttavia, esse danno origine a due problematiche
conclusioni. La prima, è che la vittoria è ineluttabile. La seconda, è che la
vittoria può essere ostacolata solo dal suo scoppio prematuro, e se il
movimento operaio cede alle provocazioni.

Queste
conclusioni erano tante più pericolose in quanto esse erano, benché parzialmente,
profondamente giuste. E' vero che il capitalismo crea inevitabilmente le
condizioni materiali della rivoluzione e del socialismo. Ed il pericolo della
provocazione, da parte della classe dominante, di scontri prematuri è molto
veritiero. Vedremo tutta l'importanza tragica rivestita da quest'ultima
questione nella terza e quarta parte di questa serie.

Ma il problema
di questo schema dell’avvenire socialista è che esso non concede alcun posto ai
fenomeni nuovi come le guerre imperialiste tra le potenze capitaliste moderne.
La questione della guerra mondiale non entrava in questo schema. Noi abbiamo
già visto che già da tempo il movimento operaio riconosceva l'inevitabilità
della guerra prima che essa veramente scoppiasse. Ma per l'insieme della
Socialdemocrazia, riconoscerla non la portò a concludere che la vittoria del
socialismo non era inevitabile. Queste due parti dell'analisi della realtà
rimasero separate una dall'altra in un modo che può apparire quasi
schizofrenico. Questa incoerenza, capace d'essere fatale, non è insolita. Molte
delle grandi crisi e delle grandi confusioni nella storia del movimento operaio
provengono dall'irrigidirsi sugli schemi del passato, dal ritardo della
coscienza sull'evoluzione della realtà. Possiamo, per esempio, citare il
sostegno al Governo provvisorio ed alla prosecuzione della guerra del Partito
bolscevico dopo febbraio 1917 in Russia. Il partito era prigioniero dello schema
della rivoluzione borghese legata al 1905 e che si rilevò inadeguato nel nuovo
contesto della guerra mondiale. Sono state necessarie Le Tesi di aprile di Lenin e mesi di discussioni intense per venire
fuori dalla crisi.

Poco prima della
sua morte nel 1895, Friedrich Engels fu il primo a tentare di trarre le
necessarie conclusioni dalla prospettiva di una guerra generalizzata in Europa.
Dichiarò che essa avrebbe posto l'alternativa storica: socialismo o barbarie.
L'inevitabilità della vittoria del socialismo fu apertamente messa in
discussione. Ma lo stesso Engels non riuscì immediatamente a trarre tutte le
conclusioni da questa visione. Per tale motivo, non riuscì a capire che
l'apparizione della corrente d'opposizione dei Die Jungen (“I Giovani”) nel partito tedesco,
nonostante tutte le sue debolezze era un'espressione autentica del malcontento
giustificato di fronte al quadro delle attività del partito (principalmente
orientato verso il parlamentarismo) divenuto largamente insufficiente. Di
fronte all'ultima crisi del partito che conobbe 
prima della sua morte, Engels esercitò tutto il suo peso in favore della
difesa del mantenimento dello status quo nel partito, in nome della pazienza e
della necessità di evitare le provocazioni.

È Rosa Luxemburg
che, alla svolta del secolo, nella sua polemica contro Bernstein, trarrà delle
conclusioni decisive della visione sostenuta da Engels sulla prospettiva
"socialismo o barbarie". Benché la pazienza costituisca una delle
virtù principali del movimento operaio e che è necessario evitare scontri
prematuri, da un punto di vista storico, il principale pericolo che si
presentava non era più l'avvento di una rivoluzione prematura ma proprio il
fatto che essa potesse scoppiare troppo
tardi
. Questo punto di vista porta tutta la sua insistenza sulla preparazione attiva della rivoluzione,
sull'importanza centrale del fattore soggettivo.

Questa condanna
del fatalismo che cominciava a dominare la Seconda Internazionale, questa
revisione del marxismo, stava per divenire una delle linee di demarcazione di
tutta l'opposizione della sinistra rivoluzionaria prima e durante la Prima
Guerra mondiale

[2]

.

Come Rosa
Luxemburg scriverà nella sua brouchure La
crisi della Socialdemocrazia
: "Il
socialismo scientifico ci ha insegnato a comprendere le leggi obiettive dello
sviluppo storico. Gli uomini non fanno la loro storia inventandosela. Ma
comunque sono essi a farla. Il proletariato dipende nella sua azione dal grado
di sviluppo sociale dell'epoca, ma l'evoluzione sociale non si fa al di fuori
del proletariato, quest'ultimo è il suo impulso e la sua causa, suo prodotto e
sua conseguenza
".

Proprio perché
ha scoperto le leggi obiettive della storia, per la prima volta una forza
sociale, la classe del proletariato cosciente, può mettere in pratica in modo
deliberato la sua volontà. Essa non fa solo la storia, ma può influenzarne consapevolmente
il corso.

"Nella storia, il socialismo è il primo
movimento popolare che si stabilisce come scopo, e che  sia incaricato dalla storia, a dare
all'azione sociale degli uomini un senso cosciente, di introdurre nella storia
un pensiero metodico e, attraverso di esso, una volontà libera. Ecco perché
Friedrich Engels dice che la vittoria definitiva del proletariato socialista
costituisce un salto che fa passare l'umanità dal regno animale al regno della
libertà. Ma questo stesso 'salto' non è estraneo alle leggi ferree della
storia, esso è legato alle migliaia di scalini precedenti dell'evoluzione,
un'evoluzione dolorosa e purtroppo lenta. E questo salto non potrebbe essere
portato a termine se, dall'insieme delle premesse materiali accumulate
dall'evoluzione, non scocchi la scintilla della volontà cosciente della grande
massa popolare"
(ibid.).

Il proletariato
deve fare il "suo apprendistato
(...) e
[tentare] di
prendere in mano il proprio destino, di impadronirsi del
governo della vita sociale. Lui che era il giocattolo passivo della sua storia,
tenta di divenirne il lucido pilota
" (ibid.).

Per il marxismo, riconoscere
l'importanza delle leggi obiettive della storia e delle contraddizioni
economiche - ciò che gli anarchici negano o ignorano - va di pari passo col
riconoscimento degli elementi soggettivi

[3]

. Essi sono intimamente
legati e si influenzano reciprocamente. Li possiamo osservare in relazione ai
più importanti fattori che hanno sabotato poco a poco la vita proletaria
nell'Internazionale. Uno di questi fattori era l'erosione della solidarietà all'interno del movimento operaio.
Quest'ultima evidentemente fu favorita dall'espansione economica che ha
preceduto il 1914 e dalle illusioni riformiste che questa ha generato. Ma essa
fu anche il risultato della capacità della classe nemica di imparare dalla sua
esperienza. Bismarck aveva introdotto procedimenti di assicurazione sociale (e
nello stesso tempo leggi anti-socialiste) con lo scopo di sostituire la
solidarietà tra i lavoratori con la loro dipendenza individuale di fronte a quello
che più tardi diventerà "lo Stato assistenziale". Dopo che il
tentativo di Bismarck di distruggere il movimento operaio mettendolo fuori
legge fallì, il governo della borghesia imperialista che gli successe alla fine
del XIX secolo, rovesciò la sua tattica. Avendo preso coscienza che le
condizioni di repressione stimolavano la solidarietà operaia, il governo ritirò
le leggi anti-socialiste ed invitò ripetutamente la Socialdemocrazia a
partecipare alla "vita politica", (cioè alla direzione dello Stato)
accusandola di rinunciare in modo "settario" al "solo mezzo
pratico" che potesse permettere un reale miglioramento della vita dei
lavoratori.

Lenin ha mostrato il legame
esistente tra i livelli oggettivo e soggettivo relativamente ad un altro
fattore decisivo nel decadimento dei principali partiti socialisti: la trasformazione della lotta per la liberazione dell’umanità
in una routine quotidiana e vuota.
Identificando tre correnti all’interno della Socialdemocrazia, egli presentava
la seconda corrente "‘detta del centroche esita tra i socialsciovinisti ed i veri internazionalisti"
caratterizzandola: "'il centro',
questi sono uomini di routine, erosi da
un legalismo putrido, corrotti dall'ambiente del parlamentarismo, ecc.
, funzionari civili
abituati alle sinecura ed ad un lavoro 'tranquillo'. Storicamente ed
economicamente, essi non rappresentano uno strato distinto. Ma rappresentano
soltanto la transizione tra una fase passata del movimento operaio, quella del
1871-1914 (...) ed una fase nuova, divenuta obiettivamente necessaria dopo la
Prima guerra imperialista mondiale, che ha inaugurato l’era della rivoluzione
sociale
"

[4]

.

Per i marxisti
dell'epoca, la "crisi della Socialdemocrazia" non era qualche cosa
che accadeva fuori del loro campo d'azione. Essi si sentivano personalmente
responsabili per quello che stava accadendo. Per loro, il fallimento del movimento
operaio dell'epoca era il loro fallimento. Infatti, Rosa Luxemburg affermava:
"noi abbiamo le vittime della guerra
sulla coscienza
".

Quello che è
straordinario nel fallimento dell'Internazionale socialista, è che esso non è
stato determinato in primo luogo né da un'inadeguatezza del programma, né da
un'analisi erronea della situazione mondiale.

"Il proletariato mondiale non soffre di una
mancanza di principi, di programmi o di slogan ma di una mancanza d'azione, di
resistenza efficace, di capacità di attaccare l'imperialismo al momento
decisivo
"

[5]

.

Per Kautsky,
l'incapacità a mantenere l'internazionalismo provava l'impossibilità a farlo.
Ne deduceva che l'Internazionale era essenzialmente uno strumento dei tempi di
pace che doveva essere accantonato durante la guerra. Per Rosa Luxemburg e per
Lenin, l'insuccesso dell'agosto 1914 proveniva soprattutto dall'erosione dell'etica della solidarietà proletaria ed
internazionale
all'interno della direzione dell'Internazionale.

"Allora si produsse l'orribile, l'incredibile
4 agosto 1914
. Doveva
accadere?
Un evento di una tale importanza non può essere un
semplice incidente. Esso deve avere delle cause obiettive profonde,
significative. Ma forse queste cause si trovavano negli errori dei dirigenti
del proletariato, nella stessa Socialdemocrazia, nel fatto che la nostra volontà di lottare era fiaccata,
che il nostro coraggio e le nostre convinzioni ci avevano abbandonato
" (ibidem,
sottolineato da noi).

L'inversione di corrente

Il fallimento
dell'Internazionale socialista fu un evento di un'importanza storica ed una
sconfitta politica crudele. Ma esso non costituì una sconfitta decisiva,
irreversibile, per tutta una generazione. Una prima prova ci venne data dal
fatto che gli strati più politicizzati del proletariato rimasero fedeli
all'internazionalismo proletario. Richard Müller, dirigente del gruppo "Revolutionäre
Obleute", dei delegati di fabbriche della metallurgia ricordava: "Nella misura in cui le grandi masse
popolari, già prima della guerra, erano state educate sotto l'influenza della
stampa socialista e dei sindacati, ed avevano opinioni precise sullo Stato e la
società, anche se all'inizio non si espressero apertamente, esse rifiutarono direttamente
la propaganda di guerra e la guerra
"

[6]

. Ciò costituisce un
contrasto impressionante con la situazione degli anni ‘30, in seguito alla
vittoria dello Stalinismo in Russia e del fascismo in Germania, dove gli operai
più avanzati furono coinvolti sul terreno politico del nazionalismo e della
difesa della patria "antifascista (imperialista)" o
"socialista".

La mobilitazione
per la guerra non era dunque la prova di una sconfitta profonda ma di un
temporaneo abbattimento delle masse. Questa mobilitazione venne accompagnata da
scene di isterismo di massa. Ma non bisogna confondere queste dimostrazioni con
un coinvolgimento attivo della popolazione come era accaduto durante le guerre
nazionali della borghesia rivoluzionaria in Olanda o in Francia. L'intensa
agitazione pubblica del 1914 trova le sue radici soprattutto nel carattere
massiccio della società borghese moderna e nei suoi mezzi di propaganda e di
manipolazione a disposizione dello Stato capitalista fino allora sconosciuti.
In questo senso, l'isterismo del 1914 non era completamente nuovo. In Germania,
già avevamo assistito ad un fenomeno simile durante la Guerra franco-prussiana
del 1870. Ma esso prese un nuovo aspetto col cambio di natura della guerra
moderna.

La follia della guerra imperialista

Sembra che il
movimento operaio abbia sottovalutato la potenza del gigantesco sisma politico,
economico e sociale provocato dalla guerra mondiale. Avvenimenti di un livello
e di una violenza così colossali, al di là del controllo di ogni forza umana,
sono capaci di provocare le più estreme emozioni. Alcuni antropologi pensano
che la guerra risvegli un istinto di difesa di "auto-conservazione",
cosa che gli esseri umani condividono con altre specie. Vero o no, ciò che è
sicuro, è che la guerra moderna risveglia vecchie paure dormienti nella nostra
memoria storica e collettiva, trasmesse di generazione in generazione dalla
cultura e dalle tradizioni in un modo consapevole o no: la paura della morte,
la fame, lo stupro, l’esodo, l'esclusione, la privazione, l'asservimento. Il
fatto che la guerra imperialista moderna generalizzata non sia più limitata a
soldati di mestiere ma che coinvolga tutta la società ed introduce armamenti
aventi un potere distruttivo senza precedenti, non può che aumentare il panico
che essa crea. A ciò bisogna aggiungere le profonde implicazioni morali. Nella
guerra mondiale, non solo una casta particolare di soldati ma milioni di
lavoratori arruolati nell'esercito sono portati ad ammazzarsi. Il resto della
società, nelle retrovie, deve funzionare per lo stesso scopo. In questa
situazione, i principi morali fondamentali che rendono ogni possibile società
umana, non si applicano più. Come dice Rosa Luxemburg: "ogni popolo che intraprende l'assassinio
organizzato si trasforma in un'orda barbarica
"

[7]

.

Tutto ciò
produsse nel momento dell'esplosione della guerra una vera psicosi di massa ed
un'atmosfera di pogrom generalizzato. Rosa Luxemburg rende conto del modo in
cui le popolazioni di intere città si trasformarono in plebaglia impazzita. I
germi di tutta la barbarie del secolo XX secolo, compresi Auschwitz e
Hiroshima, erano già contenuti in questa guerra.

Come avrebbe
dovuto reagire all'esplosione della guerra il partito dei lavoratori?
Decretando lo sciopero di massa? Chiamando i soldati alla diserzione? Un non
senso, risponde Rosa Luxemburg. Il primo compito dei rivoluzionari era di
resistere a quello che, in passato, Wilhelm Liebknecht aveva definito ciclone
di passioni umane quando si riferiva alla guerra del 1870.

"Tali esplosioni de 'l'anima popolare' sono
stupefacenti, strabilianti, schiaccianti per la loro furia elementare. Uno
si sente impotente, come di fronte ad una potenza superiore. È come una forza
maggiore. Essa non ha un avversario tangibile. E' come un'epidemia, presso le
persone, nell'aria, dappertutto.
(...)
Così, questa non era affatto
un'epoca in cui era possibile andare contro corrente
"

[8]

.

Nel 1870, la
Socialdemocrazia nuotò contro corrente. Commento di Rosa Luxemburg: "Essi sono rimasti al loro posto e, per
quarant'anni, la Socialdemocrazia è vissuto sulla forza morale con la quale si
era opposta ad un mondo di nemici
"

[9]

.

E là, essa
arriva al punto cruciale della sua argomentazione: "La stessa cosa sarebbe potuta accadere oggi. All'inizio, non
avremmo potuto fare altro che salvare l'onore del proletariato, e le migliaia
di proletari che muoiono nelle trincee in un'oscurità spirituale, non sarebbero
morti in una confusione mentale, ma con la certezza che quello che aveva per
loro rappresentato tutto durante la loro vita, l'Internazionale, la
Socialdemocrazia liberatrice andava oltre un frammento di sogno. La voce del
nostro partito avrebbe agito come guastafeste verso l'avvelenamento sciovinista
delle masse. Essa avrebbe preservato il proletariato intelligente dal delirio,
ed avrebbe frenato la capacità dell'imperialismo di avvelenare ed ad abbrutire
le masse nel giro di poco tempo. Con l'avanzare della guerra, (...) ogni
elemento vivente, elementi onesti, progressisti ed umani si sarebbero raccolti
sotto la bandiera della Socialdemocrazia
"

[10]

.

Conquistare
questo "incomparabile prestigio
morale
" costituisce il primo compito dei rivoluzionari di fronte alla
guerra.

Per Kautsky ed i
suoi seguaci era impossibile comprendere tali preoccupazioni verso gli ultimi
pensieri che avrebbero avuto i proletari in divisa prima di morire. Per lui,
provocare la rabbia della folla e la repressione dello Stato una volta esplosa
la guerra, era solamente un gesto inutile e vano. Il socialista francese Jaurès
aveva dichiarato in passato: l'Internazionale rappresenta tutta la forza morale
del mondo. Ora, molti dei suoi vecchi dirigenti non sapevano più che l'internazionalismo
non è un gesto vano ma la prova di vita o morte del socialismo internazionale.

La svolta ed il ruolo dei rivoluzionari

Il fallimento
del Partito socialista condusse ad una situazione realmente drammatica. Come
prima conseguenza, esso permise una perpetuazione apparentemente indefinita
della guerra. La strategia militare della borghesia tedesca era la seguente:
evitare l'apertura di un secondo fronte, ottenere una vittoria rapida sulla
Francia e poi inviare tutte le sue forze sul fronte orientale per provocare la
capitolazione della Russia. La sua strategia contro la classe operaia seguì lo
stesso principio: coglierlo di sorpresa ed ottenere la vittoria prima che
quest'ultimo avesse il tempo di riprendersi dal disorientamento.

A settembre 1914
(Battaglia della Marna), l'invasione della Francia falliva, e, con essa,
l'intera strategia fondata su una vittoria rapida. Non solo la borghesia
tedesca ma quella di tutto il mondo si trovò intrappolata nel dilemma se
ritirarsi o non. Seguirono massacri senza precedente di milioni di soldati, completamente
insensati anche dal punto di vista capitalistico. Lo stesso proletariato fu
intrappolato nell'assenza di alcuna prospettiva immediata che potesse mettere
fine alla guerra con una propria iniziativa. Il pericolo che sorse poi fu la
distruzione della principale condizione materiale e culturale per il
socialismo: lo stesso proletariato.

I rivoluzionari
sono legati alla propria classe come la parte lo è al tutto. Le minoranze non
si potranno mai sostituire alla capacità di organizzarsi e alla creatività
delle masse, ma la storia ci insegna che esistono circostanze in cui
l'intervento dei rivoluzionari può assumere un'importanza determinante.Tali
circostanze vanno ricercate nel processo rivoluzionario quando le masse lottano
per la vittoria. E' allora fondamentale aiutare la classe a trovare la strada
giusta, a riconoscere le trappole tese dal nemico, ad evitare di arrivare in
anticipo o in ritardo all'appuntamento con la storia. Ma esse esistono anche
nei momenti di sconfitta, quando è vitale trarne i giusti insegnamenti.
Tuttavia, in questo caso, è necessario fare delle distinzioni. Di fronte ad una
sconfitta schiacciante, questo compito è fondamentale a lungo termine per
trasmettere delle lezioni alle generazioni future. Nel caso della sconfitta del
1914, l’impatto decisivo che i rivoluzionari avrebbero potuto avere era così
immediato come durante la stessa rivoluzione, e ciò non solo a causa del
carattere non definitivo della sconfitta subita, ma perché le condizioni della
guerra, facendo letteralmente della lotta di classe una questione di vita o di
morte, fecero emergere una straordinaria accelerazione della politicizzazione.

Di fronte alle
privazioni della guerra, era inevitabile che la lotta economica della classe si
sviluppasse e prendesse immediatamente un carattere apertamente politico, ma i
rivoluzionari non potevano aspettare che ciò si verificasse. Il disorientamento
della classe, come abbiamo visto, era soprattutto il prodotto di una mancanza
di direzione politica. Era perciò responsabilità di tutti quelli che rimasero
rivoluzionari nel movimento operaio d'iniziare
l'inversione di corrente
. Ben prima degli scioperi sul "fronte
interno", anche prima delle rivolte dei soldati nelle trincee, i
rivoluzionari dovevano mostrarsi ed affermare il principio della solidarietà
proletaria internazionale.

Cominciarono
questo lavoro in Parlamento denunciando la guerra e votando contro i crediti di
guerra. Fu l'ultima volta che questa tribuna fu usata a fini rivoluzionari. Ma
ciò fu accompagnato, fin dall'inizio, dalla propaganda e dall'agitazione
rivoluzionarie illegali e dalla partecipazione alle prime manifestazioni per
chiedere pane. Un compito di elevata importanza per i rivoluzionari era anche
quello di organizzarsi per chiarire il loro punto di vista e, soprattutto,
stabilire contatti con i rivoluzionari all'estero e preparare la fondazione di
una nuova Internazionale. Il Primo Maggio 1916, lo Spartakusbund (la Lega
Spartakus), nucleo del futuro partito comunista (KPD), si sentì per la prima
volta abbastanza forte per scendere apertamente in strada e massicciamente. Era
il giorno in cui, tradizionalmente, la classe operaia celebrava la sua
solidarietà internazionale. Lo Spartakusbund indisse manifestazioni a Dresda,
Jena, Hanau, Braunschweig e soprattutto a Berlino. 10.000 persone si
concentrarono sulla Postdamer Platz per ascoltare Karl Liebknecht denunciare la
guerra imperialista. Una battaglia di strada esplose nel vano tentativo di
impedire il suo arresto.

Le proteste del Primo Maggio privarono
l'opposizione internazionalista del suo più conosciuto leader. Altri arresti seguirono.
Liebknecht fu accusato d'irresponsabilità ed anche di esibizionismo. In realtà,
la sua azione del Primo Maggio era stata decisa collettivamente dalla direzione
dello Spartakusbund. E' vero che il marxismo critica gli atti vani del terrorismo
e l'avventurismo, contando sull'azione collettiva delle masse, ma il gesto di
Liebknecht fu ben più che un atto di eroismo individuale. Incarnava le speranze
e le aspirazioni di milioni di proletari di fronte alla pazzia della società borghese.
Come Rosa Luxemburg scriverà più tardi: “Tuttavia
non dimentichiamoci che la
storia del mondo non si fa senza grandezza di anima, senza
elevati principi morale, senza gesti nobili"

[11]

.
Questa grandezza d'anima si estende rapidamente dallo Spartakusbund ai
metallurgici. Il 27 giugno 1916 a Berlino, alla vigilia del processo di Karl
Liebknecht, arrestato per avere condotto un'agitazione pubblica contro la
guerra, una riunione di delegati di fabbriche fu prevista a seguito alla
manifestazione illegale di protesta indetta dallo Spartakusbund. All'ordine del
giorno c'era la solidarietà con Liebknecht; contro la resistenza di Georg
Ledebour, unico rappresentante presente del gruppo d’opposizione all'interno
del Partito socialista, l'azione fu proposta per il giorno seguente. Non ci fu
discussione. Tutti si alzarono e rimasero in silenzio.

Il giorno
seguente alle 9, i tornitori fermarono le macchine delle grandi fabbriche
d'armamento del capitale tedesco. 55.000 lavoratori di Löwe, AEG, Borsig
Schwarzkopf deposero i loro attrezzi e si riunirono davanti alle porte delle fabbriche.
Nonostante la censura militare, la notizia si estese come un lampo attraverso
tutto l'impero: gli operai delle fabbriche d'armamento andarono a solidarizzare
con Liebknecht! E non solo a Berlino, ma a Braunschweig, sui cantieri navali di
Brema, ecc. Azioni di solidarietà vi furono anche in Russia.

La borghesia
spedì migliaia di scioperanti al fronte. I sindacati lanciarono nelle fabbriche
una caccia ai "caporioni". Ma non appena veniva arrestato qualcuno la
solidarietà degli operai aumentava ancora. Solidarietà proletaria
internazionale contro la guerra imperialista: era l'inizio della rivoluzione
mondiale, il primo sciopero di massa nella storia della Germania.

La fiamma che si
era accesa sulla Postdamer Platz si estese ancora più velocemente fra la
gioventù rivoluzionaria. Inspirati dall'esempio dei loro capi politici, prima
ancora degli esperti metallurgici, i giovani avevano lanciato il primo più
grande sciopero contro la guerra. A Magdeburgo e, soprattutto, nello
Braunschweig che era un bastione di Spartakus, le manifestazioni illegali di
protesta del Primo Maggio si trasformarono in un movimento di sciopero contro
la decisione del governo di versare d'autorità una parte del salario degli
apprendisti e dei giovani operai su un conto speciale per finanziare lo sforzo
di guerra. Gli adulti entrarono in sciopero di sostegno. Il 5 Maggio, le
autorità militari dovettero ritirare questa misura per impedire una maggiore
estensione del movimento.

Dopo la
battaglia dello Skagerrak nel 1916, solo ed unico scontro di tutta la guerra
tra i marinai britannici e tedeschi, un piccolo gruppo di marinai rivoluzionari
progettò di impadronirsi della corazzata Hyäne e deviarla verso la Danimarca
per fare "una dimostrazione di
fronte al mondo intero
" contro la guerra

[12]

. Anche se questo progetto
venne rivelato e fatto fallire, esso prefigurava le prime rivolte aperte che
ebbero luogo nella marina di guerra, a partire dall’ agosto 1917. Queste
presero il via dalle paghe e dalle condizioni di vita degli equipaggi. Ma,
rapidamente, i marinai posero un ultimatum al governo: o terminate la guerra, o noi scendiamo in sciopero. Lo Stato
rispose con un'ondata di repressione. Due leader rivoluzionari, Albin Köbis e
Max Reichpietsches, furono giustiziati.

Dalla metà di
aprile 1917, un'ondata di scioperi massicci ebbe luogo a Berlino, Lipsia,
Magdeburgo, Halle, Braunschweig, Hannover, Dresda e nelle altre città. Anche se
i sindacati e la SPD non osarono più opporsi apertamente, tentarono comunque di
limitare il movimento a questioni economiche; ma i lavoratori di Lipsia avevano
formulato una serie di richieste politiche - in particolare fermare la guerra -
che furono riprese in altre città.

Gli ingredienti
di un profondo movimento rivoluzionario esistevano dunque fin dall'inizio 1918.
L'ondata di scioperi di aprile 1917 costituì il primo intervento massiccio di
centinaia di migliaia di operai in tutto il paese per difendere i loro
interessi materiali su un terreno di classe ed opporsi direttamente alla guerra
imperialista. Questo movimento fu anche inspirato dalla rivoluzione che era
cominciata in Russia a febbraio 1917 e solidarizzava apertamente con questa.
L'internazionalismo proletario si era impadronito del cuore della classe
operaia.

D'altra parte,
con il movimento contro la guerra, la classe operaia aveva ricominciato a
produrre la propria direzione rivoluzionaria. Non si trattava solo dei gruppi
politici come lo Spartakusbund o la Sinistra di Brema che formeranno nel 1918
il KPD (Partito Comunista tedesco). Parliamo anche della comparsa di strati
altamente politicizzati e di centri di vita e di lotta di classe, legati ai
rivoluzionari e che simpatizzavano con le loro posizioni. Uno di questi centri
si trovava nelle città industriali, in particolare nella metallurgia, e si
esprimeva nel fenomeno dell’Obleutes,
delegati di fabbriche. "Nella classe
operaia industriale esisteva un piccolo nucleo di proletari che non solo
rigettavano la guerra, ma che avevano voluto impedire la sua esplosione a
qualsiasi costo; e quando scoppiò, decisero che era loro dovere di farla
smettere con tutti i mezzi. Erano pochi. Ma persone molto determinate ed
attive. Costituivano la contrapposizione a quelli che andavano a morire al
fronte per i loro ideali. La lotta contro la guerra nelle fabbriche e negli
uffici non conosceva la stessa celebrità della lotta al fronte ma essa
comportava gli stessi pericoli. Quelli che la conducevano erano motivati dai
più alti ideali dell'umanità
"

[13]

.

Un altro di
questi centri esisteva nella nuova generazione di operai, fra gli apprendisti
ed i giovani operai che non avevano altra prospettiva che essere spediti a
morire nelle trincee. Il centro di gravità di questo fermento fu costituito
dalle organizzazioni della gioventù socialista che, già prima della guerra, si
era caratterizzato rivoltandosi contro "la routine" che stava
caratterizzando la vecchia generazione.

Anche
all'interno delle forze armate, dove la rivolta contro la guerra impiegò più
tempo per svilupparsi rispetto al fronte "interno", si stabilì una
posizione politica avanzata. Come in Russia, il centro di resistenza nacque fra
i marinai che erano in diretto contatto con gli operai e le organizzazioni
politiche nei loro porti d'ormeggio ed il cui lavoro e le condizioni di vita
somigliavano molto a quelle degli operai delle fabbriche, da cui in generale
essi provenivano. Inoltre, molti marinai furono arruolati nella marina
mercantile "civile", e questi erano giovani che avevano viaggiato in
tutto il mondo e per i quali la fraternità internazionale non era una formula
ma un modo di vita.

Inoltre, la
comparsa e la moltiplicazione di queste concentrazioni di vita politica
s'accompagnavano ad un'intensa attività teorica. Tutti i testimoni diretti di
questo periodo danno conto dell'alto livello teorico dei dibattiti nelle
riunioni e nelle conferenze illegali. Questa vita teorica trova la sua
espressione nella brochure di Rosa Luxemburg La crisi della Socialdemocrazia, negli scritti di Lenin contro la
guerra, negli articoli della rivista di Brema Arbeiterpolitik ed, anche, nella massa di volantini, manifesti e
dichiarazioni che circolavano nell'illegalità più totale e che fanno parte
delle più profonde e coraggiose produzioni della cultura umana realizzata
durante il XX secolo.

Era stata
raggiunta la tappa perché venisse aperta la tempesta rivoluzionaria contro uno
dei più potenti e più importanti bastioni del capitalismo mondiale.

La seconda parte
di questa serie tratterà delle lotte rivoluzionarie del 1918. Esse ebbero
inizio dagli scioperi massicci del gennaio 1918 e dal primo tentativo di
formare dei consigli operai in Germania che culminarono negli eventi rivoluzionari
del 9 novembre che posero fine alla Prima Guerra mondiale.

Steinklopfer


[1]

Decisione
presa dal Congresso del Partito tedesco a Mannheim, nel 1906.

[2]

Nelle sue memorie sul movimento della gioventù proletaria,
Willi Münzenberg che era a Zurigo durante la guerra, ricorda il punto di vista
di Lenin: "Lenin ci ha spiegato
l'errore di Kautsky e della sua scuola teorica di falso marxismo che si attende
tutto dallo sviluppo storico dei rapporti economici e quasi niente dai fattori
soggettivi d'accelerazione della rivoluzione.
All'opposto, Lenin ha sottolineato
il significato dell'individuo e delle masse nel processo storico. Ha
sottolineato la tesi marxista secondo la quale sono soprattutto gli uomini che,
nel quadro di rapporti economici determinati, fanno la storia. Questa
insistenza sul valore personale degli individui e dei gruppi nelle lotte
sociali ha determinato in noi una grande impressione e ci ha incitati a fare i
più grandi sforzi possibili
". (Münzenberg, Die Dritte Front "Il terzo fronte" tradotto da noi
dal tedesco).

[3]

Difendendo
giustamente, contro Bernstein, l'esistenza di una tendenza alla scomparsa degli
strati intermedi ed alla tendenza alla crisi ed all'impoverimento del
proletariato, la sinistra tuttavia non riuscì a capire fino a che punto il
capitalismo era temporaneamente arrivato, negli anni che hanno preceduto la
guerra, ad attenuare queste tendenze. Questa mancanza di chiarezza si esprime,
per esempio nella teoria di Lenin su "l'aristocrazia operaia" secondo
la quale solamente una minoranza privilegiata e non grandi settori della classe
operaia, aveva ottenuto degli aumenti salariali sostanziali. Ciò portò a
sottovalutare l'importanza della base materiale sulla quale si erano sviluppate
le illusioni riformiste che hanno permesso alla borghesia di mobilitare il
proletariato nella guerra.

[4]

"I
compiti del proletariato nella nostra rivoluzione", 28 maggio 1917.

[5]

"Rosa
Luxemburg Speaks" "Discorsi di Rosa Luxemburg" nella Crisi della Socialdemocrazia, Pathfinder
Press 1970, tradotta dall'inglese da noi.

[6]

Richard
Müller, Vom Kaiserreich zur Republik,
1924-25 ("Dall'Impero alla Repubblica"), tradotto da noi dal tedesco.

[7]

"Rosa
Luxemburg Speaks" "Discorsi di Rosa Luxemburg" ibid. nota 5.

[8]

Ibid.,
nota 5.

[9]

Ibid.,
nota 5.

[10]

Ibid.,
nota 5.

[11]

Ibid., nota 5.

[12]

"Against Capital Punishment",
novembre 1918, ibid., nota 5.

[13]

Dieter Nelles: Proletarische
Demokratie und Internationale Bruderschaft - Das abenteuerliche Leben des
Hermann Knüfken
.

Geografiche: 

Storia del movimento operaio: 

Patrimonio della Sinistra Comunista: