L'insurrezione di ottobre, una vittoria delle masse operaie

L’insurrezione d’ottobre: una vittoria
delle masse operaie

Certi storici al soldo
del capitale sono pieni di elogi ipocriti per “l’iniziativa” e “lo slancio
rivoluzionario” degli operai e dei loro organi di lotta di massa, i consigli
operai. Sono traboccanti di comprensione per la disperazione degli operai, dei
soldati e dei contadini provati dalla “grande guerra”. Soprattutto questi
signori si spacciano per i difensori della “vera rivoluzione russa” contro la
sua pretesa distruzione da parte dei bolscevichi. In altri termini, la
borghesia attacca la rivoluzione russa mettendo al centro una falsa
contrapposizione tra il febbraio e l’ottobre ‘17, una contrapposizione tra
l’inizio e la conclusione della lotta per il potere che è l’essenza di ogni
grande rivoluzione.

Un falso
rispetto per la rivoluzione di febbraio, un vero odio per quella di ottobre

Quando la borghesia
ricorda il carattere esplosivo, di massa e spontaneo delle lotte che iniziano
nel febbraio ‘17, cioè gli scioperi di massa, i milioni di persone che occupano
la strada, le esplosioni di euforia pubblica, fino alle stesse dichiarazioni di
Lenin sulla Russia di quell’epoca considerata il paese più libero sulla terra,
vi oppone poi gli avvenimenti d’ottobre in cui ci sarebbe stata poca
spontaneità, dove gli avvenimenti sarebbero stati pianificati in anticipo,
senza alcuno sciopero, senza manifestazioni di piazza né assemblee di massa
durante l’insurrezione, quando il potere sarebbe stato preso grazie all’azione
di alcune migliaia di uomini in armi nella capitale sotto il comando di un
comitato rivoluzionario direttamente ispirato dal partito bolscevico. Questo
non prova forse che l’ottobre non è altro che un golpe bolscevico? Un golpe
contro la maggioranza della popolazione, contro la classe operaia, contro la
storia, contro la stessa natura umana? E tutto ciò, ci dicono, è la conseguenza
di una “pazza utopia marxista” che poteva sopravvivere solo con il terrore e
che ha portato direttamente allo stalinismo.

Secondo la classe
dominante il proletariato nel 1917 non voleva niente di più di quello che il
regime di febbraio gli aveva promesso: una “democrazia parlamentare”, con
l’impegno di “rispettare i diritti dell’uomo” ed un governo che, pur
continuando la guerra, si dichiarava anche lui “a favore” di una pace veloce
“senza annessioni”. In altri termini, la borghesia vuol farci credere che il
proletariato russo si batteva per ottenere la stessa situazione miserabile che
il proletariato moderno subisce oggi! Ci assicurano che se il regime di
febbraio non fosse stato rovesciato in ottobre, la Russia oggi sarebbe un paese
potente e “prospero” come gli Stati Uniti e lo sviluppo del capitalismo del XX
secolo sarebbe stato pacifico.

Questa ipocrita difesa
del carattere “spontaneo” degli avvenimenti di febbraio esprime in realtà
l’odio e la paura per la rivoluzione di ottobre da parte degli sfruttatori di
tutti i pesi. La spontaneità dello sciopero di massa, l’assembramento di tutto
il proletariato nelle strade e le assemblee generali, la formazione dei
consigli operai nel fuoco della lotta sono dei momenti essenziali della lotta
di emancipazione della classe operaia. Come notava Lenin “Che la spontaneità
di un movimento sia un indice della sua profonda penetrazione nelle masse,
della solidità delle sue radici, dell’impossibilità ad allontanarlo, questo è
certo”
(1). Ma finché la borghesia resta la classe dominante, finché le
armi politiche e repressive dello Stato capitalista restano intatte, le è
sempre possibile bloccare, neutralizzare e dissolvere quelle del suo nemico di
classe. I consigli operai, questi potenti strumenti della lotta operaia che
sorgono più o meno spontaneamente, non sono tuttavia né la sola né
necessariamente la più alta espressione della rivoluzione proletaria. Essi
predominano nelle prime tappe del processo rivoluzionario. La borghesia
controrivoluzionaria li porta alle stelle proprio per fare passare l’inizio
della rivoluzione per il suo punto culminante, per il suo punto di arrivo,
perché sa che è più facile distruggere una rivoluzione che si ferma a metà
strada.

Ma la rivoluzione russa
non si è fermata a metà strada. Andando fino in fondo, finendo ciò che aveva
iniziato nel febbraio, ha espresso la capacità della classe operaia di
costruire pazientemente, consapevolmente, collettivamente, quindi non solo
“spontaneamente” ma in modo deliberato, pianificato, strategico, gli strumenti
di cui ha bisogno per impossessarsi del potere: il suo partito marxista di
classe, i suoi consigli operai galvanizzati da un programma di classe ed una
reale volontà di dirigere la società, così come gli strumenti specifici e la
strategia dell’insurrezione proletaria. L’essenza della rivoluzione proletaria
sta nell’unità tra le lotte politiche di massa e la presa militare del potere,
tra la spontaneità e la pianificazione, tra i consigli operai ed il partito di
classe, tra l’azione di milioni di lavoratori e quella delle audaci minoranze
d’avanguardia della classe. E’ questa unità che oggi la borghesia mira a
distruggere con le calunnie contro il bolscevismo e l’insurrezione di ottobre.
La distruzione dello Stato borghese, il capovolgimento del dominio della classe
borghese, l’inizio della rivoluzione mondiale, questa è stata la gigantesca
realizzazione dell’ottobre ‘17, vale a dire il capitolo più importante, il più cosciente
e più audace della storia dell’umanità fino ad oggi. Ottobre ha ridotto in
briciole secoli di schiavitù generata dalla società divisa in classi,
dimostrando che con il proletariato esiste, per la prima volta nella storia,
una classe che è nello stesso tempo sfruttata e rivoluzionaria. Una classe che
è capace di dirigere la società, di abolire il dominio di classe, di liberare
l’umanità dalle sue catene “preistoriche” a dalle forze sociali cieche. Per
questo la classe dominante all’epoca, ed oggi più che mai, scarica carrettate
di menzogne e di calunnie sull’ottobre rosso, l’avvenimento “più odiato” della
storia moderna ma che in realtà è l’orgoglio della classe proletaria cosciente.
Vogliamo dimostrare che l’insurrezione di ottobre, che gli scribacchini
prostituiti al capitale, chiamano “golpe”, è stato il punto culminante, non
solo della rivoluzione russa, ma di tutta la lotta della nostra classe fino ad
oggi. Come Lenin scriveva nel 1917: “L’odio selvaggio che ci porta la
borghesia dimostra nella maniera più concreta questa verità, che noi mostriamo
correttamente al popolo le vie ed i mezzi che permetteranno di mettere fine al
dominio della borghesia”
(2).

“La crisi è matura”

Il 10 ottobre 1917, Lenin,
l’uomo più ricercato nel paese, perseguitato dalla polizia in tutti gli angoli
della Russia, si presenta all’assemblea del Comitato centrale del partito
bolscevico a Pietrogrado, travestito con una parrucca e degli occhiali, e
propone la seguente risoluzione scritta su una pagina di quaderno: “Il Comitato
Centrale riconosce che sia la situazione internazionale (ammutinamento della
flotta in Germania come manifestazione estrema del maturare in tutta l’Europa
della rivoluzione socialista mondiale e minaccia di pace da parte degli
imperialisti allo scopo di soffocare la rivoluzione in Russia), sia la
situazione militare (indubbia decisione della borghesia russa, di Kerensky e
soci, di consegnare Pietrogrado ai tedeschi) – tutto questo in connessione con
la rivolta contadina e con l’orientarsi del favore popolare verso il nostro
partito (elezioni a Mosca) e infine l’evidente preparazione di una seconda
avventura korniloviana (allontanamento delle truppe di Pietrogrado, spedizione
di Cosacchi a Pietrogrado, accerchiamento di Minsk da parte dei Cosacchi, ecc.)-
tutto ciò pone all’ordine del giorno l’insurrezione armata. Riconoscendo che
l’insurrezione armata è inevitabile e che è completamente matura, il Comitato
centrale invita tutte le organizzazioni del partito a orientarsi in questo
senso, a discutere e a risolvere partendo da questo punto di vista tutti i
problemi pratici (congresso dei soviet della regione del Nord, allontanamento
delle truppe di Pietrogrado, movimenti delle truppe di Mosca e di Minsk, ecc.)”
(3).

Esattamente quattro
mesi prima, il partito bolscevico aveva frenato deliberatamente lo slancio
combattivo degli operai di Pietrogrado che, provocati dalla classe dominante,
rischiavano di cadere nella trappola di uno scontro prematuro ed isolato con lo
Stato. Una tale situazione avrebbe significato la decapitazione del
proletariato russo nella capitale ed il suo partito di classe sarebbe stato
decimato (vedi l’articolo “Le giornate
di luglio”
). Il Partito una
volta
superate le esitazioni interne, si impegna fermamente, come scrive
Lenin nel suo famoso articolo
La crisi è matura”, “a mobilitare tutte le forze per inculcare
agli operai ed ai soldati l’idea dell’assoluta necessità di una lotta accanita,
estrema, decisiva per il capovolgimento del governo di Kerensky”
.
Il 29 settembre
dichiarava: “La crisi è matura. Tutto l’onore del partito bolscevico è in gioco.
Tutto l’avvenire della rivoluzione operaia internazionale per il socialismo è
in gioco”.

Ciò che spiega il nuovo
atteggiamento del partito, completamente differente in ottobre rispetto a
quello di luglio, è contenuto nella risoluzione su citata, è l’audacia e la
brillante chiarezza del marxismo. Il punto di partenza, come sempre per il
marxismo, è l’analisi della situazione internazionale, la valutazione del
rapporto di forze tra le classi e i bisogni del proletariato mondiale. La
risoluzione sottolinea che, a differenza di luglio, il proletariato russo non è
più solo, che la rivoluzione mondiale è iniziata nei paesi centrali del
capitalismo. “L’ascesa della rivoluzione mondiale è incontestabile. L’esplosione
di rivolta degli operai cechi è stata soffocata con una crudeltà incredibile
che manifesta il panico del governo. In Italia, si è arrivati a un’esplosione
delle masse a Torino. Ma il fatto più importante è l’ammutinamento della flotta
tedesca”
(4). La classe operaia russa ha la responsabilità non solo
di cogliere l’opportunità di rompere l’isolamento internazionale imposto fino a
quel momento dalla guerra mondiale ma, sopratutto, di propagare la fiamma
dell’insurrezione in Europa occidentale iniziando la rivoluzione mondiale.

Contro la minoranza del
proprio partito, che fa da eco all’argomentazione pseudo-marxista dei
menscevichi, in realtà controrivoluzionaria, secondo la quale la rivoluzione
deve iniziare in un paese più avanzato, Lenin mostra che le condizioni in
Germania sono in effetti molto più difficili che in Russia e che il reale
significato dell’insurrezione in Russia sta nel fatto che questa aiuterebbe il
sorgere della rivoluzione in Germania: “... nelle condizioni penose,
infernali, con il solo Liebknecht (per di più chiuso nel penitenziario), senza
giornali, senza libertà di riunioni, senza Soviet, nel pieno dell’ostilità
incredibile di tutte le classi della popolazione - fino all’ultimo contadino
agiato - rispetto all’idea dell’internazionalismo, malgrado l’organizzazione
superiore della grande, media e piccola borghesia imperialista, i tedeschi, e
cioè i rivoluzionari internazionalisti tedeschi, gli operai che portano la
giubba da marinaio, hanno scatenato un ammutinamento della flotta quando
avevano forse solo una possibilità su cento. E noi, che abbiamo dozzine di
giornali, la libertà di riunione, che abbiamo la maggioranza nei Soviet, noi
che in confronto agli internazionalisti proletari del mondo intero abbiamo le
migliori condizioni, noi negheremmo di sostenere attraverso la nostra
insurrezione i rivoluzionari tedeschi. Ragioneremmo come gli Scheidemann e i
Renaudel: la cosa più saggia è non sollevarci perché se ci fucilano tutto il
mondo perderà degli internazionalisti di una così bella tempra, così sensati,
così perfetti!! Diamo prova del nostro buonsenso. Adottiamo una risoluzione di
simpatia verso gli insorti tedeschi e rinunciamo all’insurrezione in Russia.
Ciò sarà vero internazionalismo, ponderato e calmo”
(5).

Questo punto di vista
ed il metodo internazionalista, esatto opposto della visione borghese
nazionalista dello stalinismo che si è sviluppata a partire dalla
controrivoluzione che è seguita, non appartiene esclusivamente al partito
bolscevico, ma è il livello comune agli operai della Russia maturati
all’educazione politica marxista. All’inizio di ottobre i marinai rivoluzionari
della flotta del Baltico lanciano ai quattro angoli della terra, dalle radio
delle loro navi, il seguente appello: “In questo momento in cui le onde sono
rosse del sangue dei nostri fratelli, facciamo sentire la nostra voce
:... Popoli
oppressi del mondo intero, sventolate la bandiera della rivolta!”
. Tuttavia, la
valutazione dei bolscevichi del rapporto di forze tra le classi a scala
mondiale non si limita ad esaminare lo stato del proletariato internazionale ma
esprime anche una visione chiara della situazione globale della classe nemica.
Basandosi sempre su una profonda conoscenza della storia del movimento operaio,
i bolscevichi sanno molto bene che la borghesia imperialista anche in piena
guerra mondiale, come ha dimostrato l’esempio della Comune di Parigi del 1871,
potrebbe unire le sue forze contro la rivoluzione.

“L’inerzia totale della
flotta inglese in generale, e dei sottomarini inglesi al momento della presa
dell’isola di Oesel da parte dei tedeschi, se la si rapporta al piano del
governo per trasferirsi da Pietrogrado a Mosca, non dimostra forse che è stato
tramato un complotto tra gli imperialisti russi ed inglesi, tra Kerensky e i capitalisti
anglo-francesi per consegnare Pietrogrado ai tedeschi e per soffocare così la
rivoluzione russa?”
chiede Lenin ed aggiunge: “La risoluzione della sezione
dei soldati del Soviet di Pietrogrado contro il trasferimento del governo ha
mostrato che, anche tra i soldati, matura la convinzione che esiste un
complotto Kerensky”
(6). In agosto,
sotto Kerensky e Kornilov, Riga la rivoluzionaria era già stata consegnata agli
artigli dell’imperatore Guglielmo II.
Le prime voci di un’eventuale
pace separata tra la Gran Bretagna e la Germania contro la rivoluzione russa
preoccupano Lenin. Lo scopo dei bolscevichi non è la “pace”, ma la rivoluzione
perché sanno, da veri marxisti, che un cessate il fuoco capitalista può essere
solo un intervallo tra due guerre mondiali. E’ questa visione penetrante,
comunista dell’inevitabile sprofondamento nella barbarie che il capitalismo
decadente riserva all’umanità, che ha spinto il bolscevismo ad una corsa contro
il tempo per porre fine alla guerra con gli strumenti proletari, rivoluzionari.
Allo stesso tempo, i capitalisti cominciano a sabotare dappertutto e
sistematicamente la produzione per screditare la rivoluzione. Tuttavia tutti
questi avvenimenti contribuiscono alla fine anche a distruggere, agli occhi
degli operai, il mito patriottico della “difesa nazionale” secondo cui la
borghesia ed il proletariato di una stessa nazione avrebbero un interesse
comune a respingere “l’aggressore” straniero. Ciò spiega
anche
perché in ottobre la preoccupazione dei lavoratori non è più scatenare
scioperi, ma piuttosto salvaguardare la produzione in corso di fronte allo
smembramento delle “proprie” fabbriche da parte della borghesia.

Tra i fattori decisivi
nello spingere la classe operaia all’insurrezione, c'è il fatto che la
rivoluzione viene minacciata da nuovi attacchi controrivoluzionari ma anche che
gli operai, in particolare nei principali soviet, sostengono fermamente i
bolscevichi. Questi due fattori sono il risultato diretto del più importante
scontro di massa tra borghesia e proletariato tra il luglio e l’ottobre del
1917: il golpe di Kornilov in agosto. Il proletariato, sotto la direzione dei
bolscevichi, aveva fermato la marcia di Kornilov sulla capitale soprattutto
disfacendo le sue truppe, sabotando i sistemi di trasporto e la loro logistica
grazie agli operai delle ferrovie, delle poste e di altri settori. Durante
quest’azione, in cui i soviet avevano ripreso vita in quanto organizzazione
rivoluzionaria di tutta la classe, gli operai scoprirono che il governo
provvisorio di Pietrogrado, sotto la direzione del socialista-rivoluzionario
Kerensky e dei menscevichi, era implicato nel complotto contro-rivoluzionario.
A partire da quel momento, gli operai compresero che questi partiti erano
diventati una vera e propria “ala sinistra del capitale” e iniziarono a
radunarsi dietro i bolscevichi.

“Tutta l’arte tattica
consiste nell’afferrare il momento in cui la totalità delle condizioni è tra le
più favorevoli. Il sollevamento di Kornilov aveva creato queste condizioni. Le
masse che avevano perso fiducia nei partiti della maggioranza dei soviet, hanno
visto il pericolo concreto della contro-rivoluzione. Credevano in quello che i
bolscevichi reclamavano all’epoca per respingere questo pericolo”
(7).

Il test più chiaro che prova le
qualità rivoluzionarie di un partito operaio è la sua capacità a porre la
questione della presa del potere. “L’adattamento più gigantesco è quando il
partito proletario deve passare dalla preparazione, dalla propaganda,
dall’organizzazione, dall’agitazione alla lotta immediata per il potere,
all’insurrezione armata contro la borghesia. Tutto ciò che esiste nel partito
come elemento indeciso, scettico, opportunista, menscevico, prende posizione
contro l’insurrezione”
(8).

Il partito bolscevico supera
questa prova implicandosi in prima persona nella lotta armata per il potere,
dando prova così di qualità rivoluzionarie senza precedenti.

Il proletariato prende il cammino
dell’insurrezione

Nel febbraio 1917 si produce quella che viene definita una
situazione di “doppio potere”. Accanto allo Stato borghese ed opponendosi ad
esso, i consigli operai appaiono come un’alternativa, come un governo
potenziale della classe operaia. Poiché due poteri, di due classi nemiche, in
opposizione tra loro, non possono coesistere e poiché uno deve distruggere
necessariamente l’altro per potersi imporre sulla società, un periodo di
“doppio potere” è obbligatoriamente estremamente breve ed instabile. Una tale
fase non è certo caratterizzata dalla “coesistenza pacifica” e la tolleranza
reciproca. Può avere un’apparenza di equilibrio sociale, ma in realtà è una
tappa decisiva nella guerra civile tra lavoro e capitale.

Per
poter presentare la rivoluzione di ottobre come un “golpe bolscevico” la
borghesia deve falsificare necessariamente la storia camuffando la lotta a
morte tra le classi che ha avuto luogo tra febbraio ed ottobre 1917. Il
protrarsi “anomalo” di questo periodo di “doppio potere” avrebbe implicato
necessariamente la fine della rivoluzione e dei suoi organi. Il Soviet “non
può essere che un organo insurrezionale, un organo del potere rivoluzionario
.
Altrimenti i soviet non sono che
giocattoli inutili che conducono infallibilmente all’apatia, all’indifferenza,
allo scoraggiamento delle masse legittimamente nauseate dalla ripetizione continua
di risoluzioni e proteste”
(9).
Se l’insurrezione proletaria non è
stata più spontanea di un colpo di Stato militare controrivoluzionario, durante
i mesi che hanno preceduto ottobre entrambe le classi hanno espresso più volte
la tendenza spontanea a lottare per il potere.
Le giornate di
luglio ed il golpe di Kornilov ne sono state le più chiare manifestazioni. In
realtà l’insurrezione di ottobre non è iniziata con il segnale dato dal partito
bolscevico, ma con il tentativo del governo borghese di mandare al fronte le
truppe più rivoluzionarie, i due terzi della guarnigione di Pietrogrado, e di
sostituirle nella capitale con i battaglioni contro-rivoluzionari. In altri
termini, la borghesia fa un nuovo tentativo, poche settimane dopo Kornilov, per
schiacciare la rivoluzione, e in risposta il proletariato prende delle misure
insurrezionali per salvarla.

“Di fatto, il risultato del
sollevamento del 25 Ottobre era stato per tre quarti, se non di più, decisivo
dal momento in cui abbiamo rifiutato lo spostamento delle truppe, formato il
Comitato Militare Rivoluzionario (16 Ottobre,) nominato i nostri commissari in
tutte le organizzazioni e formazioni della truppa, isolando così completamente
non solo il comando del distretto militare di Pietrogrado, ma il governo. A
partire dal momento in cui i battaglioni, sotto gli ordini del Comitato
Militare Rivoluzionario, rifiutano di lasciare la città, e non la lasciano,
abbiamo un’insurrezione vittoriosa nella capitale”
(10).

Inoltre, questo
Comitato militare rivoluzionario che conduce le azioni militari decisive del 25
ottobre, lungi dall’essere un organo del partito bolscevico, viene
originariamente proposto dai partiti controrivoluzionari di “sinistra” come
strumento per imporre il ritiro delle truppe rivoluzionarie dalla capitale che
sono sotto l’autorità dei soviet; immediatamente però il soviet lo trasforma in
uno strumento per opporsi a questa misura e per organizzare la lotta per il
potere.

“No il potere dei
soviet non era una chimera, una costruzione arbitraria, l’invenzione di teorici
di partito. Esso montava irresistibilmente dal basso, dal disastro economico,
dall’impotenza dei possidenti, dal bisogno delle masse; i soviet diventavano in
realtà il potere per gli operai, i soldati, i contadini, non c’erano altre vie.
A proposito del potere dei soviet, già non era più tempo di cercare dei
ragionamenti e delle obiezioni: bisognava realizzarlo”
(11). La
leggenda di un golpe bolscevico è una delle più grosse menzogne della storia.
L’
insurrezione
viene annunciata pubblicamente e in anticipo ai delegati rivoluzionari eletti.
L’intervento di Trotsky alla Conferenza della guarnigione di Pietrogrado il 18
ottobre ne è la prova: “La borghesia sa che il soviet di Pietrogrado
proporrà al Congresso dei soviet di prendere in mano il potere... Prevedendo
l’inevitabile battaglia, le classi borghesi si sforzano di disarmare
Pietrogrado… Al primo tentativo della controrivoluzione per sopprimere il
Congresso, risponderemo con una controffensiva che sarà implacabile e che
spingeremo fino in fondo”.
Il
punto 3 della risoluzione adottata dalla Conferenza della guarnigione dice: “
Il
Congresso panrusso dei soviet deve prendere il potere e deve assicurare la
pace, la terra ed il pane al popolo”
(12).
Per assicurarsi che
tutto il proletariato sostenga la lotta per il potere, questa conferenza decide
per una sfilata pacifica da tenersi a Pietrogrado prima del congresso dei
soviet e sulla base di assemblee di massa e dibattiti.
“Decine di migliaia di
persone sommergevano l’enorme edificio della Casa del Popolo... Sui pali di
ghisa ed alle finestre, erano sospese ghirlande, grappoli di teste umane,
gambe, braccia. C’era nell’aria quella carica di elettricità che annuncia una
prossima burrasca. Abbasso! Abbasso la guerra! Il potere ai Soviet! Neanche uno
dei conciliatori osò mostrarsi davanti a queste folle ardenti per opporre loro
delle obiezioni o degli avvertimenti. La parola apparteneva ai Bolscevichi”
(13). Trotsky
aggiunge
:L’esperienza della rivoluzione, della guerra, della dura
lotta, di tutta un’amara vita, risale dalla profondità della memoria di ogni
uomo schiacciato dal bisogno e si fissa in queste parole d’ordine semplici ed
imperiose. Non si può continuare così, bisogna aprire una breccia verso
l’avvenire”.

Il Partito non ha inventato
la volontà di prendere il potere” delle masse. Ma l’ha ispirata e ha
dato fiducia alla classe nella sua capacità a governare. Come Lenin ha scritto
dopo il golpe di Kornilov: “Che coloro che hanno poco fiducia apprendano da
questo esempio.
Vergogna per coloro che dicono “noi non abbiamo una
macchina da sostituire alla vecchia che gira inesorabilmente per la difesa
della borghesia”. Perché abbiamo una 
macchina. E sono i soviet. Non temete le iniziative e l’indipendenza
delle masse. Fidatevi delle organizzazioni rivoluzionarie delle masse e vedrete
in tutte le sfere della vita dello Stato lo stesso potere, la stessa maestosità
e la stessa volontà invincibile degli operai e dei contadini, di quelli
dimostrati nella solidarietà e nell’entusiasmo contro il Kornilovismo”
(14).

Compito dell’ora: la distruzione dello
Stato borghese

L’insurrezione è uno
dei problemi cruciali, più complessi, più esigenti che il proletariato deve
risolvere per compiere la sua missione storica. Nella rivoluzione borghese
questa questione non era altrettanto decisiva perché la borghesia poteva
appoggiarsi, nella sua lotta per il potere, su quello che già aveva conquistato
a livello economico e politico in seno alla società feudale. Durante la sua
rivoluzione, la borghesia ha lasciato che la piccola borghesia e la giovane
classe operaia si battessero per lei. Quando il fumo della battaglia si è
dissipato, ha spesso preferito rimettere il potere appena conquistato nelle
mani di una classe feudale imborghesita, addomesticata, poiché quest’ultima
aveva, per tradizione, l’autorità dalla sua parte. Al contrario, il
proletariato non ha né proprietà, né potere economico all’interno della società
capitalista. Non può dunque delegare né la lotta per il potere né la difesa del
suo dominio di classe, una volta conquistato, a nessun’altra classe o settore
della società. Deve prendere il potere in prima persona convogliando gli altri
strati sotto la propria direzione, prenderne l’intera responsabilità ed
assumere le conseguenze ed i rischi delle sue lotte. Nell’insurrezione, il
proletariato rivela e scopre lui stesso, più chiaramente che in qualsiasi altro
momento precedente, il “segreto” della propria esistenza in quanto prima ed
ultima classe sfruttata e rivoluzionaria. Non bisogna stupirsi dunque se la borghesia
è così accanita nel voler distruggere la memoria dell’Ottobre!

Il compito primordiale
del proletariato nella rivoluzione, a partire da febbraio, era conquistare il
cuore e lo spirito di tutti quei settori che potevano essere guadagnati alla
sua causa, ma che potevano anche essere utilizzati contro la rivoluzione: i
soldati, i contadini, i funzionari, i lavoratori dei trasporti, fino ai meno
ben disposti come i domestici della borghesia. Alla vigilia dell’insurrezione
questo compito era stato assolto.

Il compito
dell’insurrezione è completamente diverso: consiste nel rompere la resistenza
di quei corpi di Stato e di quelle formazioni armate che non possono essere
conquistate ma la cui esistenza prolungata porta in germe la più barbara
controrivoluzione. Per rompere questa resistenza, per demolire lo Stato
borghese, il proletariato deve creare una forza armata e metterla sotto la
propria direzione di classe con una disciplina di ferro. Le forze armate del 25
ottobre, sebbene condotte dal proletariato, sono composte principalmente da
soldati che ubbidiscono al suo comando. “La Rivoluzione d’Ottobre era la
lotta del proletariato contro la borghesia. Ma l’esito di questa lotta fu
deciso in ultima istanza dal contadino... A conferire all’insurrezione nella
capitale la caratteristica di un colpo sferrato rapidamente con un minimo di
perdite, fu la combinazione della cospirazione rivoluzionaria,
dell’insurrezione proletaria e della lotta della guarnigione contadina per la
sua sopravvivenza. Il partito dirigeva l’insurrezione; il proletariato era la
forza motrice principale; i distaccamenti operai armati erano il pugno
dell’insurrezione, ma l’esito della lotta rea determinato dalla pesante
guarnigione contadina”
(15).
In realtà, il proletariato può
impossessarsi del potere perché è capace di mobilitare gli altri strati non
sfruttatori dietro il proprio progetto di classe.
Esattamente il
contrario di un “golpe!”.

“Di manifestazioni, di
battaglie di strada, di barricate quasi non ce ne furono, non ci fu niente di tutto
quello che si intende normalmente per insurrezione: la rivoluzione non aveva
bisogno di risolvere un problema che era già stato risolto. La conquista
dell’apparato statale poteva essere realizzata secondo un piano, con
l’intervento di distaccamenti armati relativamente poco numerosi, partendo da
un unico centro. (...) In ottobre la calma nelle strade, l’assenza della folla,
la mancanza di combattimenti davano motivo agli avversari di parlare di
cospirazione di una minoranza insignificante, di avventura di un pugno di
bolscevichi. (…) In realtà, i bolscevichi avevano potuto ridurre a un
“complotto” la lotta per il potere nella sua fase conclusiva, non perché
fossero una piccola minoranza, ma, al contrario, perché nei quartieri e nelle
caserme erano seguiti da una schiacciante maggioranza, compatta, organizzata,
disciplinata”
(16).

Scegliere il momento buono: la chiave
della presa del potere

Da un punto di vista tecnico,
l’insurrezione comunista è solo una semplice questione di organizzazione
militare e di strategia. Politicamente, è il compito più esigente che si possa
immaginare. Di tutti i compiti, il più difficile, quello che pone più problemi,
è la scelta del momento buono per ingaggiare la lotta per il potere: né troppo
presto, né troppo tardi. Nel luglio 1917, ed anche ad agosto al momento del
golpe di Kornilov, quando i bolscevichi frenarono la classe che era pronta a
scendere in lotta per il potere, il pericolo maggiore era un’insurrezione
prematura; a partire da settembre, Lenin chiama senza sosta alla preparazione
di una lotta armata dichiarando: “Ora o mai più!”.

“E’ impossibile prolungare a
piacere una situazione rivoluzionaria. Se i bolscevichi non avessero
conquistato il potere in ottobre-novembre, probabilmente non lo avrebbero più
conquistato. Invece di una direzione decisa, le masse avrebbero trovato anche
nei bolscevichi un contrasto continuo tra le parole ed i fatti e si sarebbero
allontanate da un partito che avrebbe deluso le loro speranze per due o tre
mesi, come si erano allontanate dai socialisti-rivoluzionari e dai menscevichi”
(17). Per questo quando Lenin si batte contro il pericolo
di ritardare la lotta per il potere, non insiste solo sui preparativi
contro-rivoluzionari della borghesia mondiale, ma mette anche in guardia contro
gli effetti disastrosi delle esitazioni sugli stessi operai che “sono quasi
disperati”
. Il popolo “affamato” potrebbe incominciare a “distruggere
tutto intorno a lui”
, “in modo puramente anarchico, se i Bolscevichi non
sono capaci di condurlo alla battaglia finale. Non è possibile aspettare senza
rischiare di aiutare Rodzianko a mettersi d’accordo con Guillaume e favorire la
disorganizzazione completa con la diserzione generale dei soldati, se (già
demoralizzati) non arrivano alla disperazione e buttano tutto all’aria”

(18).

Scegliere il momento buono
richiede quindi una valutazione esatta non solo del rapporto di forza tra le
classi, ma anche della dinamica degli stradi intermedi. “Una situazione
rivoluzionaria non dura eternamente. Di tutte le condizioni per una
rivoluzione, la più instabile è lo stato d’animo della piccola borghesia.
Durante le crisi nazionali, quest’ultima segue la classe che le ispira fiducia
non solo a parole, ma anche con i fatti. Capace di slanci impulsivi e
addirittura di lasciarsi prendere da una febbre rivoluzionaria, la piccola
borghesia non è però costante, si perde facilmente di coraggio in caso di
insuccesso e dalle speranze più ardenti precipita nella delusione. Sono appunto
i mutamenti rapidi e violenti dei suoi stati d’animo a rendere tanto instabile
una situazione rivoluzionaria. Se il partito proletario non ha la decisione
necessaria per tradurre tempestivamente l’attesa e le speranze delle masse
popolari in un’azione rivoluzionaria, il flusso è sostituito ben presto dal riflusso:
gli strati intermedi distolgono lo sguardo dalla rivoluzione e cercano un
salvatore nel campo opposto”
(19).

L’arte
dell’insurrezione

Nella sua lotta per
convincere il partito dell’imperiosa necessità di una insurrezione immediata,
Lenin ritorna alla famosa argomentazione di Marx (in Rivoluzione e
controrivoluzione in Germania
) sul fatto che l’insurrezione “è un’arte,
come la guerra e come altre forme d’arte. Essa è sottomessa ad alcune regole la
cui omissione conduce alla perdita del partito che non ne tiene conto”
.
Secondo Marx le regole più importanti sono: - una volta iniziata l’insurrezione
non fermarsi mai a metà strada; - essere sempre all’offensiva perché “la
difensiva è la morte di ogni sollevamento armato”
; - sorprendere il nemico
e demoralizzarlo con successi quotidiani, “anche piccoli”, che lo
obbligano a retrocedere; - “in breve,(agire) secondo le parole di
Danton, fino ad oggi il più grande maestro di tattica rivoluzionaria: audacia,
ancora audacia e sempre audacia”
. E come dice Lenin: “Riunire ad ogni
costo una grande superiorità di forze al posto decisivo, al momento decisivo,
altrimenti il nemico, che ha una migliore preparazione ed una migliore
organizzazione, annienterà gli insorti”
, aggiungendo “Speriamo che, nel
caso fosse decisa l’insurrezione, i dirigenti applicheranno con successo i
grandi precetti di Danton e di Marx. Il successo della Rivoluzione sia russa
che mondiale dipende da due o tre giorni di lotta”
(20).

In questa prospettiva,
il proletariato deve creare gli organi della sua lotta per il potere, un
comitato militare e dei distaccamenti armati. “Come un fabbro non può
afferrare a mani nude un ferro incandescente, così il proletariato non può
impadronirsi a mani nude del potere; ha bisogno di un’organizzazione adatta
allo scopo. La combinazione dell’insurrezione di massa con la cospirazione, la
subordinazione della cospirazione all’insurrezione, l’organizzazione
dell’insurrezione per mezzo della cospirazione, rientrano nella sfera
complicata e gravida di responsabilità della politica rivoluzionaria che Marx
ed Engels chiamavano ‘arte dell’insurrezione’.”
(21).

E’ questo approccio
centralizzato, coordinato e predeterminato che ha permesso al proletariato di
rompere le ultime resistenze della classe dominante sferrando quel colpo terribile
che la borghesia mondiale non ha mai né dimenticato, né perdonato. “Gli
storici e gli uomini politici definiscono di solito insurrezione spontanea un
movimento di massa che, unito da una comune ostilità al vecchio regime, non ha
obiettivi chiari, né precisi metodi di lotta, né una direzione che lo guidi in
modo cosciente alla vittoria. L’insurrezione delle forze spontanee è
considerata benevolmente dagli storici ufficiali, … come una sventura
inevitabile la cui responsabilità ricade sul vecchio regime. (…) Quello che
nega come ‘blanquismo’ o peggio ancora come bolscevismo, è la preparazione
cosciente dell’insurrezione, il piano, la preparazione”
(22).

L’audacia con la quale
la classe operaia le ha strappato il potere è quello che fa infuriare ancora di
più la borghesia. Nell’ottobre la borghesia mondiale sa che si prepara un
sollevamento operaio. Ma non sa né quando, né dove il nemico attaccherà.
Sferrando un colpo decisivo il proletariato approfitta del vantaggio della
sorpresa dato che lui stesso non ha deciso il momento ed il campo di battaglia.
La borghesia crede e spera che il nemico sia troppo ingenuo e “democratico” per
decidere pubblicamente sull’insurrezione, di fronte alla classe dominante, al
congresso pan-russo dei soviet convocato a Pietrogrado. Spera in questa
occasione di sabotare e giocare d’anticipo rispetto alla decisone e la sua
messa in opera. Ma quando i delegati del congresso arrivano nella capitale
l’insurrezione è in piena marcia e la classe dominante già vacilla. Il proletariato
di Pietrogrado, tramite il suo Comitato militare rivoluzionario, rimette il
potere al Congresso dei Soviet e la borghesia non può far niente per impedirlo.
Golpe! Cospirazione! Gridava e grida ancora oggi la borghesia. La risposta di
Lenin è stata: Golpe, no! Cospirazione, si! Ma una cospirazione subordinata
alla volontà delle masse ed ai bisogni dell’insurrezione. Trotsky aggiunge: “Quanto
più alto è il livello politico di un movimento rivoluzionario e quanto più
seria ne è la direzione, tanto maggiore è il posto della cospirazione
nell’insurrezione popolare”
.

Il bolscevismo è una
forma di blanquismo? Oggi la classe dominante rinnova questa accusa. “Più di
una volta, anche molto prima della rivoluzione di ottobre, i bolscevichi erano
stati costretti a respingere le accuse degli avversari che li accusavano di
macchinazioni cospirative e di blanquismo. In realtà, nessuno più di Lenin
condusse una lotta intransigente contro il metodo della pura cospirazione. Più
di una volta gli opportunisti della socialdemocrazia internazionale presero le
difese della vecchia tattica socialrivoluzionaria del terrore individuale
contro gli agenti dello zarismo, mentre questa tattica era sottoposta a una
critica spietata da parte dei bolscevichi che all’avventurismo individualistico
dell’intellighenzia contrapponevano la concezione dell’insurrezione di massa.
Ma, respingendo tutte le varianti di blanquismo e di anarchismo, Lenin non si
inchinava per un solo istante alla ‘sacrosanta’ forza spontanea delle masse”
.
E a ciò Trotsky aggiunge: “La cospirazione non sostituisce l’insurrezione.
La minoranza attiva del proletariato, per quanto organizzata, non può
impadronirsi del potere indipendentemente dalla situazione generale del paese:
in questo senso, il blanquismo è condannato dalla storia. Ma solo in questo
senso. La teorizzazione in forma positiva conserva tutto il suo valore. Per la
conquista del potere non basta al proletariato un’insurrezione di forze
spontanee. Ha bisogno di un’adeguata organizzazione, ha bisogno di un piano, ha
bisogno della cospirazione. Lenin pone il problema in questi termini”
(23).

Il partito e
l’insurrezione

E’ noto che Lenin, il
primo ad essere stato assolutamente chiaro sulla necessità della lotta per il
potere in ottobre, elaborando diversi piani per l’insurrezione, uno centrato
sulla Finlandia e la flotta del Baltico un altro su Mosca, ad un certo momento
ha difeso l’idea che fosse il partito bolscevico, e non un organo dei soviet, a
organizzare direttamente l’insurrezione. Gli avvenimenti hanno provato che
l’organizzazione e la direzione di un sollevamento da parte di un organo dei
soviet, quale il Comitato militare rivoluzionario, nel quale il partito aveva
evidentemente un’influenza dominante, è stata la migliore garanzia per il
successo, perché la classe nel suo insieme, e non solo i simpatizzanti del
partito, si sentono rappresentati dai suoi organi rivoluzionari unitari.

Ma secondo gli storici
borghesi la proposta di Lenin dimostra che per lui la rivoluzione non era
emanazione delle masse, ma un affare privato del partito. Altrimenti perché, si
chiedono questi signori, sarebbe stato tanto contrario ad aspettare il
Congresso dei Soviet per decidere l’insurrezione? In realtà l’atteggiamento di
Lenin concorda in pieno con il marxismo e la sua fiducia, storicamente fondata,
nelle masse proletarie. “ … sarebbe stato disastroso, o puramente formale,
decidere di aspettare il voto incerto del 25 ottobre. Il popolo ha il diritto
ed il dovere di decidere una tale questione non attraverso un voto, ma grazie
alla sua forza; il popolo ha il diritto ed il dovere, nei momenti critici della
rivoluzione, di mostrare ai suoi rappresentanti, anche ai migliori, la
direzione giusta invece di aspettarla da loro. Ogni rivoluzione ha mostrato
ciò, e sarebbe un inveterato crimine da parte dei rivoluzionari lasciar passare
il momento buono quando sanno che da questo dipende la salvezza della
rivoluzione, i propositi di pace, la salvezza di Pietrogrado, la fame e la
carestia, la cessione delle terre ai contadini. Il governo vacilla. Bisogna
dargli il colpo finale, ad ogni costo!”
(24).

In realtà tutti i dirigenti bolscevichi sono
d’accordo, indipendentemente da chi viene proclamata l’insurrezione, a
rimettere immediatamente il potere appena conquistato al Congresso dei Soviet
di tutte le Russie. Il partito sa perfettamente che la rivoluzione non è un
affare né del solo partito né dei soli operai di Pietrogrado, bensì dell’intero
proletariato. Ma per quanto riguarda la questione di chi deve mettere in atto
l’insurrezione, Lenin ha perfettamente ragione a mettere avanti che questa deve
esser fatta dagli organi di classe più adeguati allo scopo, i più capaci di
assumersi il compito di pianificarla politicamente e militarmente e di prendere
la direzione politica della lotta per il potere. Gli eventi hanno provato che
Trotsky ha avuto ragione ad evidenziare che un organo specifico dei Soviet
creato proprio per questo compito, sotto l’influenza diretta del partito,
sarebbe stato il più adattato. Non si tratta solo di un dibattito sui principi,
ma di un dibattito che riguarda la vitale questione dell’efficacia politica. La
preoccupazione di fondo di Lenin di non caricare l’insieme del Soviet di un
tale compito perché ciò avrebbe inevitabilmente ritardato l’insurrezione e
svelato i piani al nemico, è pienamente valida. La dolorosa esperienza
dell’insieme della rivoluzione russa è stata necessaria perché fosse posta
chiaramente alcuni anni più tardi, nell’ambito della Sinistra comunista, la
questione che se è indispensabile che il partito assuma la direzione politica
tanto nella lotta per il potere che nella dittatura del proletariato, non è suo
compito prendere il potere. Su questa questione né Lenin, né gli altri
bolscevichi, né gli spartacisti in Germania erano completamente chiari nel 1917,
e non potevano esserlo. Ma per quanto riguarda “l’arte dell’insurrezione”, la
pazienza rivoluzionaria ed anche la prudenza per evitare ogni scontro
prematuro, per quanto riguarda l’audacia rivoluzionaria per prendere il potere,
non ci sono oggi rivoluzionari da cui si possa imparare di più che da Lenin. In
particolare sul ruolo del partito nell’insurrezione, la storia ha provato che
Lenin aveva ragione: sono 1e masse che prendono il potere, sono i Soviet che ne
assumono l’organizzazione, ma il partito di classe è l’arma indispensabile
della lotta per il potere. Nel luglio 1917 è il partito che salva la classe da
una sconfitta decisiva. Nell’ottobre 1917 è ancora lui che mette la classe
sulla via del potere. Senza questa indispensabile direzione il potere non
sarebbe stato preso.

Lenin
contro Stalin

L’argomentazione “finale” della borghesia è: ma la
rivoluzione d’ottobre ha portato allo stalinismo! Quello che “ha portato allo
stalinismo” sono stati la controrivoluzione borghese, la sconfitta della
rivoluzione mondiale nell’Europa occidentale, l’invasione e l’isolamento
internazionale dell’Unione sovietica, il sostegno della borghesia mondiale alla
burocrazia nazionalistica che nasceva in Russia contro il proletariato e contro
i bolscevichi. È importante ricordare che durante le settimane cruciali
dell’ottobre ‘17, come nei mesi precedenti, si è manifestata all’interno dello
stesso partito bolscevico una corrente contraria all’insurrezione che
rifletteva il peso dell’ideologia borghese e che Stalin ne era già un
pericoloso rappresentante. Già nel marzo 1917 Stalin era stato il principale
portavoce di quelli che, nel partito, volevano abbandonare la posizione
internazionalista rivoluzionaria, sostenere il governo provvisorio e la sua
politica di continuazione della guerra imperialista e fondersi con i
menscevichi. Mentre Lenin si pronunciava pubblicamente per l’insurrezione nelle
settimane precedenti il sollevamento, Stalin, come editore dell’organo di
stampa del partito, ritardava intenzionalmente la pubblicazione dei suoi
articoli, mentre i contributi di Zinoviev e Kamenev contro il sollevamento, che
sfidavano spesso la disciplina del partito, venivano pubblicati come se
rappresentassero le posizioni del bolscevismo. Nonostante le minacce di Lenin
di dimettersi dal Comitato centrale, Stalin continuò la sua azione con il
pretesto che Lenin, Zinoviev e Kamenev condividevano “lo stesso il punto di
vista”, quando il primo aveva tutto il partito dietro di sé ed era a favore
dell’insurrezione immediata, mentre gli altri due sabotavano apertamente le
decisioni del partito. Nel corso dell’insurrezione stessa, l’avventuriero
politico Stalin “scomparve”, in realtà per vedere da che parte girava il vento
senza esporsi. La lotta di Lenin e del partito contro lo “stalinismo” nel 1917,
contro le manipolazioni, contro il sabotaggio ipocrita dell’insurrezione (a
differenza di Zinoviev e Kamenev che, almeno, agivano in modo aperto), sarebbe
ripresa all’interno del partito negli ultimi anni della vita di Lenin ma,
questa volta, in condizioni storiche infinitamente più sfavorevoli.

Il punto
culminante della storia dell’umanità

Lungi dall’essere un volgare colpo di Stato, come
vorrebbe far credere la classe dominante, la rivoluzione d’ottobre è stata il
punto culminante raggiunto dall’umanità nella sua storia fino ad oggi. Per la
prima volta una classe sfruttata ha avuto il coraggio e la capacità di
strappare il potere dalle mani degli sfruttatori ed inaugurare la rivoluzione
proletaria mondiale. Anche se la rivoluzione sarebbe stata presto sconfitta, a
Berlino, a Budapest ed a Torino e benché il proletariato russo e mondiale abbia
dovuto pagare ad un prezzo terribile questa sconfitta (gli orrori della
controrivoluzione, un’altra guerra mondiale e tutta la costante barbarie fino
ad oggi), la borghesia non è ancora stata capace di cancellare completamente
nella memoria operaia questo evento esaltante e le sue lezioni. Oggi, mentre
nella classe dominante c’è solo ideologia e pensiero in decomposizione, con il
suo sfrenato individualismo, il suo nichilismo, il suo oscurantismo, mentre
fioriscono visioni del mondo reazionarie come il razzismo ed il nazionalismo,
il misticismo e l’ecologismo, mentre le ultime vestigia di una fiducia nel
progresso umano vengono abbandonate, quello che ci mostra la via è il faro
dell’Ottobre rosso. La memoria dell’ottobre è là per ricordare al proletariato
che il futuro dell’umanità sta nelle sue mani e che lui è capace di assolvere
questo compito. La lotta di classe del proletariato, la riappropriazione della
sua storia, la difesa e lo sviluppo del metodo scientifico marxista, questo è
stato il programma dell’ottobre. Questo è oggi il programma per il futuro
dell’umanità. Come Trotsky ha scritto nella conclusione della sua grande Storia della Rivoluzione Russa: “L’ascesa
storica dell’umanità, considerata nel suo insieme, può essere sintetizzata come
un susseguirsi di vittorie sulle forze cieche – nella natura, nella società,
nell’uomo stesso. Il pensiero critico e creatore ha potuto sinora riportare i
suoi maggiori successi nella lotta contro la natura. Le scienze fisico-chimiche
sono già arrivate ad un punto tale che l’uomo si accinge di tutta evidenza a
diventare padrone della materia. Ma i rapporti sociali continuano a formarsi
alla maniera delle isole coralline. Il parlamentarismo ha illuminato solo la
superficie della società e per di più con una luce artificiale. In confronto
alla monarchia e ad altri retaggi del cannibalismo e dello stato selvaggio
delle caverne, la democrazia costituisce naturalmente una grande conquista. Ma
non intacca il gioco cieco delle forze dei rapporti sociali. La rivoluzione
d’Ottobre ha alzato la mano per la prima volta contro questa più profonda sfera
dell’inconscio. Il sistema sovietico vuole stabilire una finalità e un piano
nelle basi stesse di una società, dove sino a quel momento avevano prevalso
solo effetti accumulati”
.

(dalla Revue
Internationale
n° 91)

1. Lenin, “La  Rivoluzione Russa e la Guerra Civile”, Opere
complete
, vol. 26.

2. Lenin, “I
Bolscevichi conserveranno il potere
?”, Ibid.

3. Lenin, “Risoluzione
dell’insurrezione”
, Ibid.

4. Lenin, “Lettera ai
compagni bolscevichi
che partecipano al Congresso dei soviet della
regione nord”
, Ibid.

5. Lenin, “Lettera ai
compagni”
, Ibid.

6. Lenin, “Lettera
alla Conferenza della città di Pietrogrado”
, Ibid.

7. Trotsky, "Le lezioni di ottobre", scritto nel 1924.

8. Trotsky, ibid.

9. Lenin, “Tesi per
il rapporto alla Conferenza dell’8 ottobre”
, Ibid.

10. Trotsky, "Le lezioni di ottobre".

11. Trotsky, “Storia
della rivoluzione russa”
, vol. 2, “ L’insurrezione di Ottobre”.

12. Trotsky, Ibid.

13. Trotsky, Ibid.

14. Lenin, “I Bolscevichi conserveranno il potere?”
Ibid. Vedi anche "Stato e Rivoluzione".

15.
Trotsky, Ibid.

16.
Trotsky, Ibid.

17. Trotsky, “Storia della rivoluzione russa”, vol. 2,
“Lenin lancia l’appello all’insurrezione”

18. Lenin, “Lettera ai compagni” Ibid.

19. Trotsky, “Storia della rivoluzione russa”, vol. 2,
“L’arte dell’insurrezione”

20. Lenin, “Consigli di un assente”, Ibid.

21.
Trotsky, Ibid.

22.
Trotsky, Ibid.

23. Trotsky,
Ibid.

24. Lenin, “Lettera al Comitato Centrale”, Ibid.

Storia del movimento operaio: 

Patrimonio della Sinistra Comunista: