L'insurrezione di ottobre, una vittoria delle masse operaie

L’insurrezione d’ottobre: una vittoria delle masse operaie

Certi storici al soldo del capitale sono pieni di elogi ipocriti per “l’iniziativa” e “lo slancio rivoluzionario” degli operai e dei loro organi di lotta di massa, i consigli operai. Sono traboccanti di comprensione per la disperazione degli operai, dei soldati e dei contadini provati dalla “grande guerra”. Soprattutto questi signori si spacciano per i difensori della “vera rivoluzione russa” contro la sua pretesa distruzione da parte dei bolscevichi. In altri termini, la borghesia attacca la rivoluzione russa mettendo al centro una falsa contrapposizione tra il febbraio e l’ottobre ‘17, una contrapposizione tra l’inizio e la conclusione della lotta per il potere che è l’essenza di ogni grande rivoluzione.

Un falso rispetto per la rivoluzione di febbraio, un vero odio per quella di ottobre

Quando la borghesia ricorda il carattere esplosivo, di massa e spontaneo delle lotte che iniziano nel febbraio ‘17, cioè gli scioperi di massa, i milioni di persone che occupano la strada, le esplosioni di euforia pubblica, fino alle stesse dichiarazioni di Lenin sulla Russia di quell’epoca considerata il paese più libero sulla terra, vi oppone poi gli avvenimenti d’ottobre in cui ci sarebbe stata poca spontaneità, dove gli avvenimenti sarebbero stati pianificati in anticipo, senza alcuno sciopero, senza manifestazioni di piazza né assemblee di massa durante l’insurrezione, quando il potere sarebbe stato preso grazie all’azione di alcune migliaia di uomini in armi nella capitale sotto il comando di un comitato rivoluzionario direttamente ispirato dal partito bolscevico. Questo non prova forse che l’ottobre non è altro che un golpe bolscevico? Un golpe contro la maggioranza della popolazione, contro la classe operaia, contro la storia, contro la stessa natura umana? E tutto ciò, ci dicono, è la conseguenza di una “pazza utopia marxista” che poteva sopravvivere solo con il terrore e che ha portato direttamente allo stalinismo.

Secondo la classe dominante il proletariato nel 1917 non voleva niente di più di quello che il regime di febbraio gli aveva promesso: una “democrazia parlamentare”, con l’impegno di “rispettare i diritti dell’uomo” ed un governo che, pur continuando la guerra, si dichiarava anche lui “a favore” di una pace veloce “senza annessioni”. In altri termini, la borghesia vuol farci credere che il proletariato russo si batteva per ottenere la stessa situazione miserabile che il proletariato moderno subisce oggi! Ci assicurano che se il regime di febbraio non fosse stato rovesciato in ottobre, la Russia oggi sarebbe un paese potente e “prospero” come gli Stati Uniti e lo sviluppo del capitalismo del XX secolo sarebbe stato pacifico.

Questa ipocrita difesa del carattere “spontaneo” degli avvenimenti di febbraio esprime in realtà l’odio e la paura per la rivoluzione di ottobre da parte degli sfruttatori di tutti i pesi. La spontaneità dello sciopero di massa, l’assembramento di tutto il proletariato nelle strade e le assemblee generali, la formazione dei consigli operai nel fuoco della lotta sono dei momenti essenziali della lotta di emancipazione della classe operaia. Come notava Lenin “Che la spontaneità di un movimento sia un indice della sua profonda penetrazione nelle masse, della solidità delle sue radici, dell’impossibilità ad allontanarlo, questo è certo” (1). Ma finché la borghesia resta la classe dominante, finché le armi politiche e repressive dello Stato capitalista restano intatte, le è sempre possibile bloccare, neutralizzare e dissolvere quelle del suo nemico di classe. I consigli operai, questi potenti strumenti della lotta operaia che sorgono più o meno spontaneamente, non sono tuttavia né la sola né necessariamente la più alta espressione della rivoluzione proletaria. Essi predominano nelle prime tappe del processo rivoluzionario. La borghesia controrivoluzionaria li porta alle stelle proprio per fare passare l’inizio della rivoluzione per il suo punto culminante, per il suo punto di arrivo, perché sa che è più facile distruggere una rivoluzione che si ferma a metà strada.

Ma la rivoluzione russa non si è fermata a metà strada. Andando fino in fondo, finendo ciò che aveva iniziato nel febbraio, ha espresso la capacità della classe operaia di costruire pazientemente, consapevolmente, collettivamente, quindi non solo “spontaneamente” ma in modo deliberato, pianificato, strategico, gli strumenti di cui ha bisogno per impossessarsi del potere: il suo partito marxista di classe, i suoi consigli operai galvanizzati da un programma di classe ed una reale volontà di dirigere la società, così come gli strumenti specifici e la strategia dell’insurrezione proletaria. L’essenza della rivoluzione proletaria sta nell’unità tra le lotte politiche di massa e la presa militare del potere, tra la spontaneità e la pianificazione, tra i consigli operai ed il partito di classe, tra l’azione di milioni di lavoratori e quella delle audaci minoranze d’avanguardia della classe. E’ questa unità che oggi la borghesia mira a distruggere con le calunnie contro il bolscevismo e l’insurrezione di ottobre. La distruzione dello Stato borghese, il capovolgimento del dominio della classe borghese, l’inizio della rivoluzione mondiale, questa è stata la gigantesca realizzazione dell’ottobre ‘17, vale a dire il capitolo più importante, il più cosciente e più audace della storia dell’umanità fino ad oggi. Ottobre ha ridotto in briciole secoli di schiavitù generata dalla società divisa in classi, dimostrando che con il proletariato esiste, per la prima volta nella storia, una classe che è nello stesso tempo sfruttata e rivoluzionaria. Una classe che è capace di dirigere la società, di abolire il dominio di classe, di liberare l’umanità dalle sue catene “preistoriche” a dalle forze sociali cieche. Per questo la classe dominante all’epoca, ed oggi più che mai, scarica carrettate di menzogne e di calunnie sull’ottobre rosso, l’avvenimento “più odiato” della storia moderna ma che in realtà è l’orgoglio della classe proletaria cosciente. Vogliamo dimostrare che l’insurrezione di ottobre, che gli scribacchini prostituiti al capitale, chiamano “golpe”, è stato il punto culminante, non solo della rivoluzione russa, ma di tutta la lotta della nostra classe fino ad oggi. Come Lenin scriveva nel 1917: “L’odio selvaggio che ci porta la borghesia dimostra nella maniera più concreta questa verità, che noi mostriamo correttamente al popolo le vie ed i mezzi che permetteranno di mettere fine al dominio della borghesia” (2).

“La crisi è matura”

Il 10 ottobre 1917, Lenin, l’uomo più ricercato nel paese, perseguitato dalla polizia in tutti gli angoli della Russia, si presenta all’assemblea del Comitato centrale del partito bolscevico a Pietrogrado, travestito con una parrucca e degli occhiali, e propone la seguente risoluzione scritta su una pagina di quaderno: “Il Comitato Centrale riconosce che sia la situazione internazionale (ammutinamento della flotta in Germania come manifestazione estrema del maturare in tutta l’Europa della rivoluzione socialista mondiale e minaccia di pace da parte degli imperialisti allo scopo di soffocare la rivoluzione in Russia), sia la situazione militare (indubbia decisione della borghesia russa, di Kerensky e soci, di consegnare Pietrogrado ai tedeschi) – tutto questo in connessione con la rivolta contadina e con l’orientarsi del favore popolare verso il nostro partito (elezioni a Mosca) e infine l’evidente preparazione di una seconda avventura korniloviana (allontanamento delle truppe di Pietrogrado, spedizione di Cosacchi a Pietrogrado, accerchiamento di Minsk da parte dei Cosacchi, ecc.)- tutto ciò pone all’ordine del giorno l’insurrezione armata. Riconoscendo che l’insurrezione armata è inevitabile e che è completamente matura, il Comitato centrale invita tutte le organizzazioni del partito a orientarsi in questo senso, a discutere e a risolvere partendo da questo punto di vista tutti i problemi pratici (congresso dei soviet della regione del Nord, allontanamento delle truppe di Pietrogrado, movimenti delle truppe di Mosca e di Minsk, ecc.)”(3).

Esattamente quattro mesi prima, il partito bolscevico aveva frenato deliberatamente lo slancio combattivo degli operai di Pietrogrado che, provocati dalla classe dominante, rischiavano di cadere nella trappola di uno scontro prematuro ed isolato con lo Stato. Una tale situazione avrebbe significato la decapitazione del proletariato russo nella capitale ed il suo partito di classe sarebbe stato decimato (vedi l’articolo “Le giornate di luglio”). Il Partito una volta superate le esitazioni interne, si impegna fermamente, come scrive Lenin nel suo famoso articolo La crisi è matura”, “a mobilitare tutte le forze per inculcare agli operai ed ai soldati l’idea dell’assoluta necessità di una lotta accanita, estrema, decisiva per il capovolgimento del governo di Kerensky”. Il 29 settembre dichiarava: “La crisi è matura. Tutto l’onore del partito bolscevico è in gioco. Tutto l’avvenire della rivoluzione operaia internazionale per il socialismo è in gioco”.

Ciò che spiega il nuovo atteggiamento del partito, completamente differente in ottobre rispetto a quello di luglio, è contenuto nella risoluzione su citata, è l’audacia e la brillante chiarezza del marxismo. Il punto di partenza, come sempre per il marxismo, è l’analisi della situazione internazionale, la valutazione del rapporto di forze tra le classi e i bisogni del proletariato mondiale. La risoluzione sottolinea che, a differenza di luglio, il proletariato russo non è più solo, che la rivoluzione mondiale è iniziata nei paesi centrali del capitalismo. “L’ascesa della rivoluzione mondiale è incontestabile. L’esplosione di rivolta degli operai cechi è stata soffocata con una crudeltà incredibile che manifesta il panico del governo. In Italia, si è arrivati a un’esplosione delle masse a Torino. Ma il fatto più importante è l’ammutinamento della flotta tedesca” (4). La classe operaia russa ha la responsabilità non solo di cogliere l’opportunità di rompere l’isolamento internazionale imposto fino a quel momento dalla guerra mondiale ma, sopratutto, di propagare la fiamma dell’insurrezione in Europa occidentale iniziando la rivoluzione mondiale.

Contro la minoranza del proprio partito, che fa da eco all’argomentazione pseudo-marxista dei menscevichi, in realtà controrivoluzionaria, secondo la quale la rivoluzione deve iniziare in un paese più avanzato, Lenin mostra che le condizioni in Germania sono in effetti molto più difficili che in Russia e che il reale significato dell’insurrezione in Russia sta nel fatto che questa aiuterebbe il sorgere della rivoluzione in Germania: “... nelle condizioni penose, infernali, con il solo Liebknecht (per di più chiuso nel penitenziario), senza giornali, senza libertà di riunioni, senza Soviet, nel pieno dell’ostilità incredibile di tutte le classi della popolazione - fino all’ultimo contadino agiato - rispetto all’idea dell’internazionalismo, malgrado l’organizzazione superiore della grande, media e piccola borghesia imperialista, i tedeschi, e cioè i rivoluzionari internazionalisti tedeschi, gli operai che portano la giubba da marinaio, hanno scatenato un ammutinamento della flotta quando avevano forse solo una possibilità su cento. E noi, che abbiamo dozzine di giornali, la libertà di riunione, che abbiamo la maggioranza nei Soviet, noi che in confronto agli internazionalisti proletari del mondo intero abbiamo le migliori condizioni, noi negheremmo di sostenere attraverso la nostra insurrezione i rivoluzionari tedeschi. Ragioneremmo come gli Scheidemann e i Renaudel: la cosa più saggia è non sollevarci perché se ci fucilano tutto il mondo perderà degli internazionalisti di una così bella tempra, così sensati, così perfetti!! Diamo prova del nostro buonsenso. Adottiamo una risoluzione di simpatia verso gli insorti tedeschi e rinunciamo all’insurrezione in Russia. Ciò sarà vero internazionalismo, ponderato e calmo” (5).

Questo punto di vista ed il metodo internazionalista, esatto opposto della visione borghese nazionalista dello stalinismo che si è sviluppata a partire dalla controrivoluzione che è seguita, non appartiene esclusivamente al partito bolscevico, ma è il livello comune agli operai della Russia maturati all’educazione politica marxista. All’inizio di ottobre i marinai rivoluzionari della flotta del Baltico lanciano ai quattro angoli della terra, dalle radio delle loro navi, il seguente appello: “In questo momento in cui le onde sono rosse del sangue dei nostri fratelli, facciamo sentire la nostra voce:... Popoli oppressi del mondo intero, sventolate la bandiera della rivolta!”. Tuttavia, la valutazione dei bolscevichi del rapporto di forze tra le classi a scala mondiale non si limita ad esaminare lo stato del proletariato internazionale ma esprime anche una visione chiara della situazione globale della classe nemica. Basandosi sempre su una profonda conoscenza della storia del movimento operaio, i bolscevichi sanno molto bene che la borghesia imperialista anche in piena guerra mondiale, come ha dimostrato l’esempio della Comune di Parigi del 1871, potrebbe unire le sue forze contro la rivoluzione.

“L’inerzia totale della flotta inglese in generale, e dei sottomarini inglesi al momento della presa dell’isola di Oesel da parte dei tedeschi, se la si rapporta al piano del governo per trasferirsi da Pietrogrado a Mosca, non dimostra forse che è stato tramato un complotto tra gli imperialisti russi ed inglesi, tra Kerensky e i capitalisti anglo-francesi per consegnare Pietrogrado ai tedeschi e per soffocare così la rivoluzione russa?” chiede Lenin ed aggiunge: “La risoluzione della sezione dei soldati del Soviet di Pietrogrado contro il trasferimento del governo ha mostrato che, anche tra i soldati, matura la convinzione che esiste un complotto Kerensky” (6). In agosto, sotto Kerensky e Kornilov, Riga la rivoluzionaria era già stata consegnata agli artigli dell’imperatore Guglielmo II. Le prime voci di un’eventuale pace separata tra la Gran Bretagna e la Germania contro la rivoluzione russa preoccupano Lenin. Lo scopo dei bolscevichi non è la “pace”, ma la rivoluzione perché sanno, da veri marxisti, che un cessate il fuoco capitalista può essere solo un intervallo tra due guerre mondiali. E’ questa visione penetrante, comunista dell’inevitabile sprofondamento nella barbarie che il capitalismo decadente riserva all’umanità, che ha spinto il bolscevismo ad una corsa contro il tempo per porre fine alla guerra con gli strumenti proletari, rivoluzionari. Allo stesso tempo, i capitalisti cominciano a sabotare dappertutto e sistematicamente la produzione per screditare la rivoluzione. Tuttavia tutti questi avvenimenti contribuiscono alla fine anche a distruggere, agli occhi degli operai, il mito patriottico della “difesa nazionale” secondo cui la borghesia ed il proletariato di una stessa nazione avrebbero un interesse comune a respingere “l’aggressore” straniero. Ciò spiega anche perché in ottobre la preoccupazione dei lavoratori non è più scatenare scioperi, ma piuttosto salvaguardare la produzione in corso di fronte allo smembramento delle “proprie” fabbriche da parte della borghesia.

Tra i fattori decisivi nello spingere la classe operaia all’insurrezione, c'è il fatto che la rivoluzione viene minacciata da nuovi attacchi controrivoluzionari ma anche che gli operai, in particolare nei principali soviet, sostengono fermamente i bolscevichi. Questi due fattori sono il risultato diretto del più importante scontro di massa tra borghesia e proletariato tra il luglio e l’ottobre del 1917: il golpe di Kornilov in agosto. Il proletariato, sotto la direzione dei bolscevichi, aveva fermato la marcia di Kornilov sulla capitale soprattutto disfacendo le sue truppe, sabotando i sistemi di trasporto e la loro logistica grazie agli operai delle ferrovie, delle poste e di altri settori. Durante quest’azione, in cui i soviet avevano ripreso vita in quanto organizzazione rivoluzionaria di tutta la classe, gli operai scoprirono che il governo provvisorio di Pietrogrado, sotto la direzione del socialista-rivoluzionario Kerensky e dei menscevichi, era implicato nel complotto contro-rivoluzionario. A partire da quel momento, gli operai compresero che questi partiti erano diventati una vera e propria “ala sinistra del capitale” e iniziarono a radunarsi dietro i bolscevichi.

“Tutta l’arte tattica consiste nell’afferrare il momento in cui la totalità delle condizioni è tra le più favorevoli. Il sollevamento di Kornilov aveva creato queste condizioni. Le masse che avevano perso fiducia nei partiti della maggioranza dei soviet, hanno visto il pericolo concreto della contro-rivoluzione. Credevano in quello che i bolscevichi reclamavano all’epoca per respingere questo pericolo” (7).

Il test più chiaro che prova le qualità rivoluzionarie di un partito operaio è la sua capacità a porre la questione della presa del potere. “L’adattamento più gigantesco è quando il partito proletario deve passare dalla preparazione, dalla propaganda, dall’organizzazione, dall’agitazione alla lotta immediata per il potere, all’insurrezione armata contro la borghesia. Tutto ciò che esiste nel partito come elemento indeciso, scettico, opportunista, menscevico, prende posizione contro l’insurrezione” (8).

Il partito bolscevico supera questa prova implicandosi in prima persona nella lotta armata per il potere, dando prova così di qualità rivoluzionarie senza precedenti.

Il proletariato prende il cammino dell’insurrezione

Nel febbraio 1917 si produce quella che viene definita una situazione di “doppio potere”. Accanto allo Stato borghese ed opponendosi ad esso, i consigli operai appaiono come un’alternativa, come un governo potenziale della classe operaia. Poiché due poteri, di due classi nemiche, in opposizione tra loro, non possono coesistere e poiché uno deve distruggere necessariamente l’altro per potersi imporre sulla società, un periodo di “doppio potere” è obbligatoriamente estremamente breve ed instabile. Una tale fase non è certo caratterizzata dalla “coesistenza pacifica” e la tolleranza reciproca. Può avere un’apparenza di equilibrio sociale, ma in realtà è una tappa decisiva nella guerra civile tra lavoro e capitale.

Per poter presentare la rivoluzione di ottobre come un “golpe bolscevico” la borghesia deve falsificare necessariamente la storia camuffando la lotta a morte tra le classi che ha avuto luogo tra febbraio ed ottobre 1917. Il protrarsi “anomalo” di questo periodo di “doppio potere” avrebbe implicato necessariamente la fine della rivoluzione e dei suoi organi. Il Soviet “non può essere che un organo insurrezionale, un organo del potere rivoluzionario. Altrimenti i soviet non sono che giocattoli inutili che conducono infallibilmente all’apatia, all’indifferenza, allo scoraggiamento delle masse legittimamente nauseate dalla ripetizione continua di risoluzioni e proteste”(9). Se l’insurrezione proletaria non è stata più spontanea di un colpo di Stato militare controrivoluzionario, durante i mesi che hanno preceduto ottobre entrambe le classi hanno espresso più volte la tendenza spontanea a lottare per il potere. Le giornate di luglio ed il golpe di Kornilov ne sono state le più chiare manifestazioni. In realtà l’insurrezione di ottobre non è iniziata con il segnale dato dal partito bolscevico, ma con il tentativo del governo borghese di mandare al fronte le truppe più rivoluzionarie, i due terzi della guarnigione di Pietrogrado, e di sostituirle nella capitale con i battaglioni contro-rivoluzionari. In altri termini, la borghesia fa un nuovo tentativo, poche settimane dopo Kornilov, per schiacciare la rivoluzione, e in risposta il proletariato prende delle misure insurrezionali per salvarla.

“Di fatto, il risultato del sollevamento del 25 Ottobre era stato per tre quarti, se non di più, decisivo dal momento in cui abbiamo rifiutato lo spostamento delle truppe, formato il Comitato Militare Rivoluzionario (16 Ottobre,) nominato i nostri commissari in tutte le organizzazioni e formazioni della truppa, isolando così completamente non solo il comando del distretto militare di Pietrogrado, ma il governo. A partire dal momento in cui i battaglioni, sotto gli ordini del Comitato Militare Rivoluzionario, rifiutano di lasciare la città, e non la lasciano, abbiamo un’insurrezione vittoriosa nella capitale” (10).

Inoltre, questo Comitato militare rivoluzionario che conduce le azioni militari decisive del 25 ottobre, lungi dall’essere un organo del partito bolscevico, viene originariamente proposto dai partiti controrivoluzionari di “sinistra” come strumento per imporre il ritiro delle truppe rivoluzionarie dalla capitale che sono sotto l’autorità dei soviet; immediatamente però il soviet lo trasforma in uno strumento per opporsi a questa misura e per organizzare la lotta per il potere.

“No il potere dei soviet non era una chimera, una costruzione arbitraria, l’invenzione di teorici di partito. Esso montava irresistibilmente dal basso, dal disastro economico, dall’impotenza dei possidenti, dal bisogno delle masse; i soviet diventavano in realtà il potere per gli operai, i soldati, i contadini, non c’erano altre vie. A proposito del potere dei soviet, già non era più tempo di cercare dei ragionamenti e delle obiezioni: bisognava realizzarlo” (11). La leggenda di un golpe bolscevico è una delle più grosse menzogne della storia. L’insurrezione viene annunciata pubblicamente e in anticipo ai delegati rivoluzionari eletti. L’intervento di Trotsky alla Conferenza della guarnigione di Pietrogrado il 18 ottobre ne è la prova: “La borghesia sa che il soviet di Pietrogrado proporrà al Congresso dei soviet di prendere in mano il potere... Prevedendo l’inevitabile battaglia, le classi borghesi si sforzano di disarmare Pietrogrado… Al primo tentativo della controrivoluzione per sopprimere il Congresso, risponderemo con una controffensiva che sarà implacabile e che spingeremo fino in fondo”. Il punto 3 della risoluzione adottata dalla Conferenza della guarnigione dice: “Il Congresso panrusso dei soviet deve prendere il potere e deve assicurare la pace, la terra ed il pane al popolo” (12). Per assicurarsi che tutto il proletariato sostenga la lotta per il potere, questa conferenza decide per una sfilata pacifica da tenersi a Pietrogrado prima del congresso dei soviet e sulla base di assemblee di massa e dibattiti. “Decine di migliaia di persone sommergevano l’enorme edificio della Casa del Popolo... Sui pali di ghisa ed alle finestre, erano sospese ghirlande, grappoli di teste umane, gambe, braccia. C’era nell’aria quella carica di elettricità che annuncia una prossima burrasca. Abbasso! Abbasso la guerra! Il potere ai Soviet! Neanche uno dei conciliatori osò mostrarsi davanti a queste folle ardenti per opporre loro delle obiezioni o degli avvertimenti. La parola apparteneva ai Bolscevichi” (13). Trotsky aggiunge:L’esperienza della rivoluzione, della guerra, della dura lotta, di tutta un’amara vita, risale dalla profondità della memoria di ogni uomo schiacciato dal bisogno e si fissa in queste parole d’ordine semplici ed imperiose. Non si può continuare così, bisogna aprire una breccia verso l’avvenire”.

Il Partito non ha inventato “la volontà di prendere il potere” delle masse. Ma l’ha ispirata e ha dato fiducia alla classe nella sua capacità a governare. Come Lenin ha scritto dopo il golpe di Kornilov: “Che coloro che hanno poco fiducia apprendano da questo esempio. Vergogna per coloro che dicono “noi non abbiamo una macchina da sostituire alla vecchia che gira inesorabilmente per la difesa della borghesia”. Perché abbiamo una  macchina. E sono i soviet. Non temete le iniziative e l’indipendenza delle masse. Fidatevi delle organizzazioni rivoluzionarie delle masse e vedrete in tutte le sfere della vita dello Stato lo stesso potere, la stessa maestosità e la stessa volontà invincibile degli operai e dei contadini, di quelli dimostrati nella solidarietà e nell’entusiasmo contro il Kornilovismo” (14).

Compito dell’ora: la distruzione dello Stato borghese

L’insurrezione è uno dei problemi cruciali, più complessi, più esigenti che il proletariato deve risolvere per compiere la sua missione storica. Nella rivoluzione borghese questa questione non era altrettanto decisiva perché la borghesia poteva appoggiarsi, nella sua lotta per il potere, su quello che già aveva conquistato a livello economico e politico in seno alla società feudale. Durante la sua rivoluzione, la borghesia ha lasciato che la piccola borghesia e la giovane classe operaia si battessero per lei. Quando il fumo della battaglia si è dissipato, ha spesso preferito rimettere il potere appena conquistato nelle mani di una classe feudale imborghesita, addomesticata, poiché quest’ultima aveva, per tradizione, l’autorità dalla sua parte. Al contrario, il proletariato non ha né proprietà, né potere economico all’interno della società capitalista. Non può dunque delegare né la lotta per il potere né la difesa del suo dominio di classe, una volta conquistato, a nessun’altra classe o settore della società. Deve prendere il potere in prima persona convogliando gli altri strati sotto la propria direzione, prenderne l’intera responsabilità ed assumere le conseguenze ed i rischi delle sue lotte. Nell’insurrezione, il proletariato rivela e scopre lui stesso, più chiaramente che in qualsiasi altro momento precedente, il “segreto” della propria esistenza in quanto prima ed ultima classe sfruttata e rivoluzionaria. Non bisogna stupirsi dunque se la borghesia è così accanita nel voler distruggere la memoria dell’Ottobre!

Il compito primordiale del proletariato nella rivoluzione, a partire da febbraio, era conquistare il cuore e lo spirito di tutti quei settori che potevano essere guadagnati alla sua causa, ma che potevano anche essere utilizzati contro la rivoluzione: i soldati, i contadini, i funzionari, i lavoratori dei trasporti, fino ai meno ben disposti come i domestici della borghesia. Alla vigilia dell’insurrezione questo compito era stato assolto.

Il compito dell’insurrezione è completamente diverso: consiste nel rompere la resistenza di quei corpi di Stato e di quelle formazioni armate che non possono essere conquistate ma la cui esistenza prolungata porta in germe la più barbara controrivoluzione. Per rompere questa resistenza, per demolire lo Stato borghese, il proletariato deve creare una forza armata e metterla sotto la propria direzione di classe con una disciplina di ferro. Le forze armate del 25 ottobre, sebbene condotte dal proletariato, sono composte principalmente da soldati che ubbidiscono al suo comando. “La Rivoluzione d’Ottobre era la lotta del proletariato contro la borghesia. Ma l’esito di questa lotta fu deciso in ultima istanza dal contadino... A conferire all’insurrezione nella capitale la caratteristica di un colpo sferrato rapidamente con un minimo di perdite, fu la combinazione della cospirazione rivoluzionaria, dell’insurrezione proletaria e della lotta della guarnigione contadina per la sua sopravvivenza. Il partito dirigeva l’insurrezione; il proletariato era la forza motrice principale; i distaccamenti operai armati erano il pugno dell’insurrezione, ma l’esito della lotta rea determinato dalla pesante guarnigione contadina” (15). In realtà, il proletariato può impossessarsi del potere perché è capace di mobilitare gli altri strati non sfruttatori dietro il proprio progetto di classe. Esattamente il contrario di un “golpe!”.

“Di manifestazioni, di battaglie di strada, di barricate quasi non ce ne furono, non ci fu niente di tutto quello che si intende normalmente per insurrezione: la rivoluzione non aveva bisogno di risolvere un problema che era già stato risolto. La conquista dell’apparato statale poteva essere realizzata secondo un piano, con l’intervento di distaccamenti armati relativamente poco numerosi, partendo da un unico centro. (...) In ottobre la calma nelle strade, l’assenza della folla, la mancanza di combattimenti davano motivo agli avversari di parlare di cospirazione di una minoranza insignificante, di avventura di un pugno di bolscevichi. (…) In realtà, i bolscevichi avevano potuto ridurre a un “complotto” la lotta per il potere nella sua fase conclusiva, non perché fossero una piccola minoranza, ma, al contrario, perché nei quartieri e nelle caserme erano seguiti da una schiacciante maggioranza, compatta, organizzata, disciplinata” (16).

Scegliere il momento buono: la chiave della presa del potere

Da un punto di vista tecnico, l’insurrezione comunista è solo una semplice questione di organizzazione militare e di strategia. Politicamente, è il compito più esigente che si possa immaginare. Di tutti i compiti, il più difficile, quello che pone più problemi, è la scelta del momento buono per ingaggiare la lotta per il potere: né troppo presto, né troppo tardi. Nel luglio 1917, ed anche ad agosto al momento del golpe di Kornilov, quando i bolscevichi frenarono la classe che era pronta a scendere in lotta per il potere, il pericolo maggiore era un’insurrezione prematura; a partire da settembre, Lenin chiama senza sosta alla preparazione di una lotta armata dichiarando: “Ora o mai più!”.

“E’ impossibile prolungare a piacere una situazione rivoluzionaria. Se i bolscevichi non avessero conquistato il potere in ottobre-novembre, probabilmente non lo avrebbero più conquistato. Invece di una direzione decisa, le masse avrebbero trovato anche nei bolscevichi un contrasto continuo tra le parole ed i fatti e si sarebbero allontanate da un partito che avrebbe deluso le loro speranze per due o tre mesi, come si erano allontanate dai socialisti-rivoluzionari e dai menscevichi” (17). Per questo quando Lenin si batte contro il pericolo di ritardare la lotta per il potere, non insiste solo sui preparativi contro-rivoluzionari della borghesia mondiale, ma mette anche in guardia contro gli effetti disastrosi delle esitazioni sugli stessi operai che “sono quasi disperati”. Il popolo “affamato” potrebbe incominciare a “distruggere tutto intorno a lui”, “in modo puramente anarchico, se i Bolscevichi non sono capaci di condurlo alla battaglia finale. Non è possibile aspettare senza rischiare di aiutare Rodzianko a mettersi d’accordo con Guillaume e favorire la disorganizzazione completa con la diserzione generale dei soldati, se (già demoralizzati) non arrivano alla disperazione e buttano tutto all’aria” (18).

Scegliere il momento buono richiede quindi una valutazione esatta non solo del rapporto di forza tra le classi, ma anche della dinamica degli stradi intermedi. “Una situazione rivoluzionaria non dura eternamente. Di tutte le condizioni per una rivoluzione, la più instabile è lo stato d’animo della piccola borghesia. Durante le crisi nazionali, quest’ultima segue la classe che le ispira fiducia non solo a parole, ma anche con i fatti. Capace di slanci impulsivi e addirittura di lasciarsi prendere da una febbre rivoluzionaria, la piccola borghesia non è però costante, si perde facilmente di coraggio in caso di insuccesso e dalle speranze più ardenti precipita nella delusione. Sono appunto i mutamenti rapidi e violenti dei suoi stati d’animo a rendere tanto instabile una situazione rivoluzionaria. Se il partito proletario non ha la decisione necessaria per tradurre tempestivamente l’attesa e le speranze delle masse popolari in un’azione rivoluzionaria, il flusso è sostituito ben presto dal riflusso: gli strati intermedi distolgono lo sguardo dalla rivoluzione e cercano un salvatore nel campo opposto” (19).

L’arte dell’insurrezione

Nella sua lotta per convincere il partito dell’imperiosa necessità di una insurrezione immediata, Lenin ritorna alla famosa argomentazione di Marx (in Rivoluzione e controrivoluzione in Germania) sul fatto che l’insurrezione “è un’arte, come la guerra e come altre forme d’arte. Essa è sottomessa ad alcune regole la cui omissione conduce alla perdita del partito che non ne tiene conto”. Secondo Marx le regole più importanti sono: - una volta iniziata l’insurrezione non fermarsi mai a metà strada; - essere sempre all’offensiva perché “la difensiva è la morte di ogni sollevamento armato”; - sorprendere il nemico e demoralizzarlo con successi quotidiani, “anche piccoli”, che lo obbligano a retrocedere; - “in breve,(agire) secondo le parole di Danton, fino ad oggi il più grande maestro di tattica rivoluzionaria: audacia, ancora audacia e sempre audacia”. E come dice Lenin: “Riunire ad ogni costo una grande superiorità di forze al posto decisivo, al momento decisivo, altrimenti il nemico, che ha una migliore preparazione ed una migliore organizzazione, annienterà gli insorti”, aggiungendo “Speriamo che, nel caso fosse decisa l’insurrezione, i dirigenti applicheranno con successo i grandi precetti di Danton e di Marx. Il successo della Rivoluzione sia russa che mondiale dipende da due o tre giorni di lotta” (20).

In questa prospettiva, il proletariato deve creare gli organi della sua lotta per il potere, un comitato militare e dei distaccamenti armati. “Come un fabbro non può afferrare a mani nude un ferro incandescente, così il proletariato non può impadronirsi a mani nude del potere; ha bisogno di un’organizzazione adatta allo scopo. La combinazione dell’insurrezione di massa con la cospirazione, la subordinazione della cospirazione all’insurrezione, l’organizzazione dell’insurrezione per mezzo della cospirazione, rientrano nella sfera complicata e gravida di responsabilità della politica rivoluzionaria che Marx ed Engels chiamavano ‘arte dell’insurrezione’.”(21).

E’ questo approccio centralizzato, coordinato e predeterminato che ha permesso al proletariato di rompere le ultime resistenze della classe dominante sferrando quel colpo terribile che la borghesia mondiale non ha mai né dimenticato, né perdonato. “Gli storici e gli uomini politici definiscono di solito insurrezione spontanea un movimento di massa che, unito da una comune ostilità al vecchio regime, non ha obiettivi chiari, né precisi metodi di lotta, né una direzione che lo guidi in modo cosciente alla vittoria. L’insurrezione delle forze spontanee è considerata benevolmente dagli storici ufficiali, … come una sventura inevitabile la cui responsabilità ricade sul vecchio regime. (…) Quello che nega come ‘blanquismo’ o peggio ancora come bolscevismo, è la preparazione cosciente dell’insurrezione, il piano, la preparazione” (22).

L’audacia con la quale la classe operaia le ha strappato il potere è quello che fa infuriare ancora di più la borghesia. Nell’ottobre la borghesia mondiale sa che si prepara un sollevamento operaio. Ma non sa né quando, né dove il nemico attaccherà. Sferrando un colpo decisivo il proletariato approfitta del vantaggio della sorpresa dato che lui stesso non ha deciso il momento ed il campo di battaglia. La borghesia crede e spera che il nemico sia troppo ingenuo e “democratico” per decidere pubblicamente sull’insurrezione, di fronte alla classe dominante, al congresso pan-russo dei soviet convocato a Pietrogrado. Spera in questa occasione di sabotare e giocare d’anticipo rispetto alla decisone e la sua messa in opera. Ma quando i delegati del congresso arrivano nella capitale l’insurrezione è in piena marcia e la classe dominante già vacilla. Il proletariato di Pietrogrado, tramite il suo Comitato militare rivoluzionario, rimette il potere al Congresso dei Soviet e la borghesia non può far niente per impedirlo. Golpe! Cospirazione! Gridava e grida ancora oggi la borghesia. La risposta di Lenin è stata: Golpe, no! Cospirazione, si! Ma una cospirazione subordinata alla volontà delle masse ed ai bisogni dell’insurrezione. Trotsky aggiunge: “Quanto più alto è il livello politico di un movimento rivoluzionario e quanto più seria ne è la direzione, tanto maggiore è il posto della cospirazione nell’insurrezione popolare”.

Il bolscevismo è una forma di blanquismo? Oggi la classe dominante rinnova questa accusa. “Più di una volta, anche molto prima della rivoluzione di ottobre, i bolscevichi erano stati costretti a respingere le accuse degli avversari che li accusavano di macchinazioni cospirative e di blanquismo. In realtà, nessuno più di Lenin condusse una lotta intransigente contro il metodo della pura cospirazione. Più di una volta gli opportunisti della socialdemocrazia internazionale presero le difese della vecchia tattica socialrivoluzionaria del terrore individuale contro gli agenti dello zarismo, mentre questa tattica era sottoposta a una critica spietata da parte dei bolscevichi che all’avventurismo individualistico dell’intellighenzia contrapponevano la concezione dell’insurrezione di massa. Ma, respingendo tutte le varianti di blanquismo e di anarchismo, Lenin non si inchinava per un solo istante alla ‘sacrosanta’ forza spontanea delle masse”. E a ciò Trotsky aggiunge: “La cospirazione non sostituisce l’insurrezione. La minoranza attiva del proletariato, per quanto organizzata, non può impadronirsi del potere indipendentemente dalla situazione generale del paese: in questo senso, il blanquismo è condannato dalla storia. Ma solo in questo senso. La teorizzazione in forma positiva conserva tutto il suo valore. Per la conquista del potere non basta al proletariato un’insurrezione di forze spontanee. Ha bisogno di un’adeguata organizzazione, ha bisogno di un piano, ha bisogno della cospirazione. Lenin pone il problema in questi termini” (23).

Il partito e l’insurrezione

E’ noto che Lenin, il primo ad essere stato assolutamente chiaro sulla necessità della lotta per il potere in ottobre, elaborando diversi piani per l’insurrezione, uno centrato sulla Finlandia e la flotta del Baltico un altro su Mosca, ad un certo momento ha difeso l’idea che fosse il partito bolscevico, e non un organo dei soviet, a organizzare direttamente l’insurrezione. Gli avvenimenti hanno provato che l’organizzazione e la direzione di un sollevamento da parte di un organo dei soviet, quale il Comitato militare rivoluzionario, nel quale il partito aveva evidentemente un’influenza dominante, è stata la migliore garanzia per il successo, perché la classe nel suo insieme, e non solo i simpatizzanti del partito, si sentono rappresentati dai suoi organi rivoluzionari unitari.

Ma secondo gli storici borghesi la proposta di Lenin dimostra che per lui la rivoluzione non era emanazione delle masse, ma un affare privato del partito. Altrimenti perché, si chiedono questi signori, sarebbe stato tanto contrario ad aspettare il Congresso dei Soviet per decidere l’insurrezione? In realtà l’atteggiamento di Lenin concorda in pieno con il marxismo e la sua fiducia, storicamente fondata, nelle masse proletarie. “ … sarebbe stato disastroso, o puramente formale, decidere di aspettare il voto incerto del 25 ottobre. Il popolo ha il diritto ed il dovere di decidere una tale questione non attraverso un voto, ma grazie alla sua forza; il popolo ha il diritto ed il dovere, nei momenti critici della rivoluzione, di mostrare ai suoi rappresentanti, anche ai migliori, la direzione giusta invece di aspettarla da loro. Ogni rivoluzione ha mostrato ciò, e sarebbe un inveterato crimine da parte dei rivoluzionari lasciar passare il momento buono quando sanno che da questo dipende la salvezza della rivoluzione, i propositi di pace, la salvezza di Pietrogrado, la fame e la carestia, la cessione delle terre ai contadini. Il governo vacilla. Bisogna dargli il colpo finale, ad ogni costo!” (24).

In realtà tutti i dirigenti bolscevichi sono d’accordo, indipendentemente da chi viene proclamata l’insurrezione, a rimettere immediatamente il potere appena conquistato al Congresso dei Soviet di tutte le Russie. Il partito sa perfettamente che la rivoluzione non è un affare né del solo partito né dei soli operai di Pietrogrado, bensì dell’intero proletariato. Ma per quanto riguarda la questione di chi deve mettere in atto l’insurrezione, Lenin ha perfettamente ragione a mettere avanti che questa deve esser fatta dagli organi di classe più adeguati allo scopo, i più capaci di assumersi il compito di pianificarla politicamente e militarmente e di prendere la direzione politica della lotta per il potere. Gli eventi hanno provato che Trotsky ha avuto ragione ad evidenziare che un organo specifico dei Soviet creato proprio per questo compito, sotto l’influenza diretta del partito, sarebbe stato il più adattato. Non si tratta solo di un dibattito sui principi, ma di un dibattito che riguarda la vitale questione dell’efficacia politica. La preoccupazione di fondo di Lenin di non caricare l’insieme del Soviet di un tale compito perché ciò avrebbe inevitabilmente ritardato l’insurrezione e svelato i piani al nemico, è pienamente valida. La dolorosa esperienza dell’insieme della rivoluzione russa è stata necessaria perché fosse posta chiaramente alcuni anni più tardi, nell’ambito della Sinistra comunista, la questione che se è indispensabile che il partito assuma la direzione politica tanto nella lotta per il potere che nella dittatura del proletariato, non è suo compito prendere il potere. Su questa questione né Lenin, né gli altri bolscevichi, né gli spartacisti in Germania erano completamente chiari nel 1917, e non potevano esserlo. Ma per quanto riguarda “l’arte dell’insurrezione”, la pazienza rivoluzionaria ed anche la prudenza per evitare ogni scontro prematuro, per quanto riguarda l’audacia rivoluzionaria per prendere il potere, non ci sono oggi rivoluzionari da cui si possa imparare di più che da Lenin. In particolare sul ruolo del partito nell’insurrezione, la storia ha provato che Lenin aveva ragione: sono 1e masse che prendono il potere, sono i Soviet che ne assumono l’organizzazione, ma il partito di classe è l’arma indispensabile della lotta per il potere. Nel luglio 1917 è il partito che salva la classe da una sconfitta decisiva. Nell’ottobre 1917 è ancora lui che mette la classe sulla via del potere. Senza questa indispensabile direzione il potere non sarebbe stato preso.

Lenin contro Stalin

L’argomentazione “finale” della borghesia è: ma la rivoluzione d’ottobre ha portato allo stalinismo! Quello che “ha portato allo stalinismo” sono stati la controrivoluzione borghese, la sconfitta della rivoluzione mondiale nell’Europa occidentale, l’invasione e l’isolamento internazionale dell’Unione sovietica, il sostegno della borghesia mondiale alla burocrazia nazionalistica che nasceva in Russia contro il proletariato e contro i bolscevichi. È importante ricordare che durante le settimane cruciali dell’ottobre ‘17, come nei mesi precedenti, si è manifestata all’interno dello stesso partito bolscevico una corrente contraria all’insurrezione che rifletteva il peso dell’ideologia borghese e che Stalin ne era già un pericoloso rappresentante. Già nel marzo 1917 Stalin era stato il principale portavoce di quelli che, nel partito, volevano abbandonare la posizione internazionalista rivoluzionaria, sostenere il governo provvisorio e la sua politica di continuazione della guerra imperialista e fondersi con i menscevichi. Mentre Lenin si pronunciava pubblicamente per l’insurrezione nelle settimane precedenti il sollevamento, Stalin, come editore dell’organo di stampa del partito, ritardava intenzionalmente la pubblicazione dei suoi articoli, mentre i contributi di Zinoviev e Kamenev contro il sollevamento, che sfidavano spesso la disciplina del partito, venivano pubblicati come se rappresentassero le posizioni del bolscevismo. Nonostante le minacce di Lenin di dimettersi dal Comitato centrale, Stalin continuò la sua azione con il pretesto che Lenin, Zinoviev e Kamenev condividevano “lo stesso il punto di vista”, quando il primo aveva tutto il partito dietro di sé ed era a favore dell’insurrezione immediata, mentre gli altri due sabotavano apertamente le decisioni del partito. Nel corso dell’insurrezione stessa, l’avventuriero politico Stalin “scomparve”, in realtà per vedere da che parte girava il vento senza esporsi. La lotta di Lenin e del partito contro lo “stalinismo” nel 1917, contro le manipolazioni, contro il sabotaggio ipocrita dell’insurrezione (a differenza di Zinoviev e Kamenev che, almeno, agivano in modo aperto), sarebbe ripresa all’interno del partito negli ultimi anni della vita di Lenin ma, questa volta, in condizioni storiche infinitamente più sfavorevoli.

Il punto culminante della storia dell’umanità

Lungi dall’essere un volgare colpo di Stato, come vorrebbe far credere la classe dominante, la rivoluzione d’ottobre è stata il punto culminante raggiunto dall’umanità nella sua storia fino ad oggi. Per la prima volta una classe sfruttata ha avuto il coraggio e la capacità di strappare il potere dalle mani degli sfruttatori ed inaugurare la rivoluzione proletaria mondiale. Anche se la rivoluzione sarebbe stata presto sconfitta, a Berlino, a Budapest ed a Torino e benché il proletariato russo e mondiale abbia dovuto pagare ad un prezzo terribile questa sconfitta (gli orrori della controrivoluzione, un’altra guerra mondiale e tutta la costante barbarie fino ad oggi), la borghesia non è ancora stata capace di cancellare completamente nella memoria operaia questo evento esaltante e le sue lezioni. Oggi, mentre nella classe dominante c’è solo ideologia e pensiero in decomposizione, con il suo sfrenato individualismo, il suo nichilismo, il suo oscurantismo, mentre fioriscono visioni del mondo reazionarie come il razzismo ed il nazionalismo, il misticismo e l’ecologismo, mentre le ultime vestigia di una fiducia nel progresso umano vengono abbandonate, quello che ci mostra la via è il faro dell’Ottobre rosso. La memoria dell’ottobre è là per ricordare al proletariato che il futuro dell’umanità sta nelle sue mani e che lui è capace di assolvere questo compito. La lotta di classe del proletariato, la riappropriazione della sua storia, la difesa e lo sviluppo del metodo scientifico marxista, questo è stato il programma dell’ottobre. Questo è oggi il programma per il futuro dell’umanità. Come Trotsky ha scritto nella conclusione della sua grande Storia della Rivoluzione Russa: “L’ascesa storica dell’umanità, considerata nel suo insieme, può essere sintetizzata come un susseguirsi di vittorie sulle forze cieche – nella natura, nella società, nell’uomo stesso. Il pensiero critico e creatore ha potuto sinora riportare i suoi maggiori successi nella lotta contro la natura. Le scienze fisico-chimiche sono già arrivate ad un punto tale che l’uomo si accinge di tutta evidenza a diventare padrone della materia. Ma i rapporti sociali continuano a formarsi alla maniera delle isole coralline. Il parlamentarismo ha illuminato solo la superficie della società e per di più con una luce artificiale. In confronto alla monarchia e ad altri retaggi del cannibalismo e dello stato selvaggio delle caverne, la democrazia costituisce naturalmente una grande conquista. Ma non intacca il gioco cieco delle forze dei rapporti sociali. La rivoluzione d’Ottobre ha alzato la mano per la prima volta contro questa più profonda sfera dell’inconscio. Il sistema sovietico vuole stabilire una finalità e un piano nelle basi stesse di una società, dove sino a quel momento avevano prevalso solo effetti accumulati”.

(dalla Revue Internationale n° 91)

1. Lenin, “La  Rivoluzione Russa e la Guerra Civile”, Opere complete, vol. 26.

2. Lenin, “I Bolscevichi conserveranno il potere?”, Ibid.

3. Lenin, “Risoluzione dell’insurrezione”, Ibid.

4. Lenin, “Lettera ai compagni bolscevichi che partecipano al Congresso dei soviet della regione nord”, Ibid.

5. Lenin, “Lettera ai compagni”, Ibid.

6. Lenin, “Lettera alla Conferenza della città di Pietrogrado”, Ibid.

7. Trotsky, "Le lezioni di ottobre", scritto nel 1924.

8. Trotsky, ibid.

9. Lenin, “Tesi per il rapporto alla Conferenza dell’8 ottobre”, Ibid.

10. Trotsky, "Le lezioni di ottobre".

11. Trotsky, “Storia della rivoluzione russa”, vol. 2, “ L’insurrezione di Ottobre”.

12. Trotsky, Ibid.

13. Trotsky, Ibid.

14. Lenin, “I Bolscevichi conserveranno il potere?” Ibid. Vedi anche "Stato e Rivoluzione".

15. Trotsky, Ibid.

16. Trotsky, Ibid.

17. Trotsky, “Storia della rivoluzione russa”, vol. 2, “Lenin lancia l’appello all’insurrezione”

18. Lenin, “Lettera ai compagni” Ibid.

19. Trotsky, “Storia della rivoluzione russa”, vol. 2, “L’arte dell’insurrezione”

20. Lenin, “Consigli di un assente”, Ibid.

21. Trotsky, Ibid.

22. Trotsky, Ibid.

23. Trotsky, Ibid.

24. Lenin, “Lettera al Comitato Centrale”, Ibid.