Fukushima: un anno dopo, I parte. Una catastrofe planetaria

Pubblichiamo qui di seguito la traduzione della prima parte di un articolo di Welt Revolution, organo di stampa della CCI in Germania.

L’11 marzo 2011, uno tsunami gigantesco inonda le coste orientali del Giappone. Onde alte da 12 a 15 metri causano danni incredibili. Più di 20.000 persone vengono uccise mentre migliaia di altre vengono ancora oggi date per disperse. Un numero incalcolabile di persone ha perso la casa.

Ma il peggio doveva ancora venire con la catastrofe nucleare di Fukushima. Un anno dopo possiamo affermare che questa è una catastrofe mondiale ancora in corso.

Chernobyl, Fukushima: dappertutto l’impotenza e la mancanza di scrupoli della classe dirigente

Di fronte a questa catastrofe nucleare la classe dominante ha ancora una volta mostrato tutta la sua incuria. L’evacuazione della popolazione è cominciata troppo tardi e la zona di sicurezza vietata è stata insufficiente. Anche se si può obiettare che le misure di salvataggio e di evacuazione sono state ritardate e rese più difficili a causa delle conseguenze dello tsunami, il governo ha evitato un’evacuazione su larga scala soprattutto perché voleva minimizzare a tutti i costi i pericoli che c’erano. All’improvviso è diventato evidente che i responsabili giapponesi della società Tepco, che gestisce la centrale nucleare, così come il governo, non avevano mai previsto un simile scenario e che le misure di sicurezza in caso di terremoto e di uno tsunami di tale ampiezza erano insufficienti. Le misure di urgenza previste sono state completamente insufficienti ed hanno fatto apparire il Giappone, con una reputazione di paese di alta tecnologia, come un gigante mal equipaggiato ed impotente.

Alcuni giorni dopo la catastrofe, quando il governo ha discusso della questione dell’evacuazione, di fatto necessaria, della zona metropolitana di Tokio, con i suoi 35 milioni di abitanti, quest’idea è stata immediatamente respinta semplicemente perché non c’erano i mezzi per attuarla e avrebbe implicato il pericolo di un crollo del governo.

Nella centrale nucleare e nei suoi dintorni le radiazioni registrate hanno raggiunto un’intensità letale. Poco dopo la catastrofe il Primo ministro Kan ha reclamato la formazione di un commando-suicida di lavoratori con il compito di far abbassare il livello di radioattività nella centrale. I lavoratori che sono intervenuti sul posto erano equipaggiati molto male. Dopo poco tempo sono venuti a mancare i dosimetri e gli stivali di sicurezza adeguati e regolamentari. Un operaio ha segnalato che i lavoratori avevano dovuto attaccare dei sacchetti di plastica con il nastro adesivo intorno alle scarpe. Spesso era impossibile per i lavoratori comunicare gli uni con gli altri o con i centri di controllo. Molti lavoratori hanno dovuto dormire sul posto e non avevano che coperte al piombo per coprirsi. Il tasso critico per i lavoratori della centrale in situazioni di emergenza è stato aumentato il 15 marzo da 100 a 250 millisievert all’anno[1]. In molti casi i lavoratori hanno potuto verificare il loro stato di salute solo settimane o mesi dopo. 25 anni fa, quando ci fu Chernobyl, il regime stalinista dell’URSS, che stava ad un passo dal crollo per mancanza di risorse, non trovò altro da fare che mandare di forza un gigantesco esercito tutto fatto di reclute per combattere il disastro sul posto. Secondo l’OMS furono inviati da 600.000 a 800.000 “liquidatori”, e di questi centinaia di migliaia sono morti o si sono ammalati a causa delle radiazioni. Il governo non ha mai pubblicato cifre ufficiali affidabili.

Oggi, 25 anni dopo, un paese ad alta tecnologia e molto democratico come il Giappone ha disperatamente tentato di estinguere il fuoco e raffreddare il sito con lance antincendio e con polverizzazione d’acqua con gli elicotteri.

In contraddizione con tutti i piani precedenti, la Tepco è stata costretta ad utilizzare grandi masse d’acqua di mare per il raffreddamento della fabbrica e versare le acque inquinate nell’Oceano Pacifico. E come a Chernobyl, migliaia di lavoratori sono stati costretti a rischiare la vita (non sotto la minaccia della repressione questa volta, ma sotto quella della miseria). La Tepco, tra l’altro, ha reclutato lavoratori tra senza tetto e disoccupati nelle regioni più povere di Osaka e Kamagasaki ai quali, in molti casi, non diceva dove avrebbero dovuto lavorare, né a quali rischi sarebbero andati incontro.

Ed è stata messa in pericolo non solo la vita di questi “liquidatori”, ma della stessa popolazione civile, in particolare dei bambini della zona contaminata che sono stati esposti a quantità elevatissime di radiazioni. Da quando è stata registrata l’emissione di queste radiazioni, il governo ha deciso di alzare la soglia di non-pericolosità che riguarda l’esposizione dei bambini nella regione di Fukushima, a 20 millisievert …

Nel 1986 i dirigenti dell’URSS stalinista avevano provato, nei primi giorni, a conservare il silenzio totale sulla catastrofe nucleare di Chernobyl; nel 2011, il governo del democratico Giappone si è mostrato altrettanto determinato a nascondere l’ampiezza della catastrofe. I responsabili in Giappone non hanno mostrato meno cinismo e disprezzo per la vita umana del regime stalinista al potere all’epoca di Chernobyl.

È impossibile oggi valutare realisticamente le conseguenze che ci saranno a lungo termine. Le barre di combustibile fuse hanno formato un gigantesco grumo radioattivo che ha bucato il container sotto pressione. L’acqua di raffreddamento è diventata estremamente contaminata. Le barre di combustibile hanno bisogno di un raffreddamento permanente per cui si accumulano continuamente gigantesche masse d’acqua contaminata. Ma, a parte l’acqua, anche i reattori non protetti emettono isotopi di cesio, stronzio e plutonio. Questi vengono chiamati “particelle calde” e si trovano disseminati in tutto il Giappone. Ad oggi, non esistono mezzi tecnici disponibili per eliminare i rifiuti nucleari accumulati a Fukushima. Lo stesso processo di raffreddamento durerà anni. A Chernobyl fu necessario costruire un sarcofago che dovrebbe essere demolito, al più tardi, al termine di cento anni, giusto il tempo di essere sostituito da un altro. Per Fukushima non si intravedono ancora soluzioni. Intanto l’acqua contaminata si accumula e le autorità responsabili non sanno dove conservarla.

Gran parte dell’acqua di raffreddamento viene direttamente versata nell’oceano, dove le correnti la diffondono nel Pacifico e con delle conseguenze per la catena alimentare e per gli esseri umani che non sono ancora calcolabili. E’ già stata toccata la costa del nord-est del Giappone, che è una tra le zone di pesca più abbondanti; ben preso lo sarà lo stretto di Bering, con le sue riserve di salmoni[2].

Dato che la densità della popolazione in questa regione del Giappone è 15 volte superiore a quella dell’Ucraina, non è ancora possibile avere una stima di quali saranno le conseguenze sulla popolazione.

Questo ci dimostra che le conseguenze di questa catastrofe nucleare sono completamente fuori controllo.

Gli irresponsabili politici potevano scegliere tra peste e colera: o lasciar avvenire l’esplosione senza alcun intervento, o tentare di raffreddare il cuore dei reattori con l’acqua di mare, provocando però una maggiore propagazione della radioattività attraverso la diffusione dell’acqua nei dispositivi di estinzione. Il governo, impotente, ha optato per la contaminazione dell’acqua di mare con le acque di raffreddamento altamente radioattive.

La decontaminazione: anziché risolvere i problemi, li aggrava

I tentativi di sbarazzarsi della terra contaminata hanno mostrato una mancanza di responsabilità e di scrupolo assoluta. Fino all’agosto 2011, nella città di Fukushima, che conta 300.000 abitanti, sono stati riputi solo 334 cortili di scuole ed asili. Ma in realtà le autorità non sanno neanche dove mettere il terreno contaminato. Ad esempio a Koriyama, nella regione di Fukushima, il terreno contaminato è stato sepolto … negli stessi cortili delle scuole. 17 delle 48 zone prefettizie del Giappone, fra cui Tokio, sono considerate zone con suolo contaminato, ma le amministrazioni pubbliche non sanno cosa fare. A solo 20 km da Tokio si sono registrate forti radiazioni. Migliaia di edifici hanno bisogno di essere ripuliti. Anche le montagne boscose avranno probabilmente bisogno di essere decontaminate, cosa che potrebbe richiedere il disboscamento e un vero e proprio raschiamento del suolo. I mass media giapponesi hanno riportato che il governo deve trovare depositi provvisori per milioni di tonnellate di rifiuti contaminati.

Poiché non esiste alcuna soluzione, alcune delle discariche contaminate dalla radioattività sono state bruciate. Ma attraverso i fumi la radioattività si sparge ancora di più. Questo sentimento di impotenza riguardo ai cumuli di rifiuti nucleari getta una cruda luce sull’impossibilità della decontaminazione. Secondo le informazioni delle organizzazioni ambientaliste giapponesi, il governo prevede di distribuire i rifiuti contaminati della regione di Fukushima attraverso il paese intero e bruciarli. Il ministero giapponese dell’ambiente valuta la quantità di rifiuti da eliminare a circa 23,8 milioni di tonnellate. Come attesta Mainichi Daily News, un primo carico di 1000 tonnellate di macerie di Iwate a Tokio è stato fatto ad inizio novembre 2011. Le autorità di Iwate ritengono che queste macerie contengano 133 Becquerel[3] per chilo di materiale radioattivo. Prima del marzo 2011, quest’operazione sarebbe stata illegale, ma il governo giapponese ha stabilito nuove norme spostando il valore limite da 100 Bq/kg a 8000 Bq/kg in luglio, ed a 10.000 Bq/kg in ottobre. La città di Tokio ha annunciato che raccoglierebbe da parte sua circa 500.000 tonnellate di rifiuti radioattivi.

La decontaminazione nucleare: un’eredità disastrosa per il futuro

La caratteristica specifica della produzione di elettricità mediante l’utilizzo di energia nucleare è che il decadimento nucleare non si ferma una volta che le centrali nucleari sono alla fine della loro durata di funzionamento e sono estinte. Il processo di fissione nucleare non termina una volta estinta la centrale nucleare. Cosa fare allora dei rifiuti nucleari, di tutta questa materia che è stata in contatto con materie radioattive ed è contaminata? Secondo la World Nuclear Association, ogni anno si accumulano circa 12.000 tonnellate di rifiuti altamente radioattivi. Fino alla fine del 2010 in tutto il mondo sono stati accumulati circa 300.000 tonnellate di rifiuti altamente radioattivi. Per la sola Francia, secondo la rivista satirica Le Canard enchaîné[4] (“Nucleare, dove è l’uscita?”), più di un milione di metri cubi di suolo sono contaminati da rifiuti radioattivi.

Lo stoccaggio geologico che è stato praticato o che è previsto in molti paesi, ad esempio in vecchie miniere, non è altro che una “soluzione” di fortuna, i cui pericoli vengono più o meno passati sotto silenzio da parte dei difensori dell’energia nucleare. Ad esempio in Germania 125.000 barili di rifiuti nucleari sono depositati in una vecchia miniera ad Asse. Questi barili sono corrosi dal sale e già adesso ne fuoriesce una salamoia contaminata. I responsabili ordinano l’accumulo dei rifiuti nucleari in discariche lasciando alle generazioni future il compito di vedere cosa farsene.

Inoltre il funzionamento “normale” di una centrale nucleare non è così “impeccabile” come proclamano i difensori dell’industria nucleare. In realtà, per il raffreddamento delle barre di combustibile sono necessarie quantità enormi d’acqua, per cui le centrali nucleari devono essere costruite in prossimità di fiumi o del mare. Ogni 14 mesi, in ogni reattore, il quarto delle barre di combustibile deve essere rinnovato. Tuttavia, dato che sono estremamente calde, dopo la sostituzione devono essere messe in piscine per essere raffreddate per un periodo dai 2 ai 3 anni. L’acqua di raffreddamento che viene pompata nei fiumi o nel mare comporta un inquinamento termico che porta allo sviluppo di un’alga che fa morire i pesci. D’altra parte, in queste acque vengono espulsi prodotti chimici quali il sodio, l’acido cloridrico e l’acido borico. E infine, quest’acqua è anche inquinata dalla radioattività, anche se solo in piccole quantità[5].

(Segue…)

Di, 25 gennaio 2012



[1] Il sievert è l’unità di misura degli effetti e del danno provocato dalle radiazioni su un organismo.

[2] A nord-est di Fukushima si fondono due correnti, quella calda Kuroshio e quella fredda Oyashio. Il che fa di questa zona di mare uno dei settori più abbondanti della terra per la pesca. In questa regione le barche da pesca giapponesi prendono circa la metà della quantità di pesce consumata in Giappone. Pertanto l’approvvigionamento di pesce del Giappone potrebbe essere messo in pericolo dato che “un’emissione così elevata di radioattività nel mare non è stata mai misurata”, http://www.ippnw.de/commonFiles/pdfs/Atomenergie/Zu_den_Auswirkungen_der_Reaktorkatastrophe_von_Fukushima_auf_den_Pazifik_und_die_Nahrungsketten.pdf.

[3] Il becquerel (simbolo Bq) è l’unità di misura del Sistema internazionale dell’attività di un radionuclide (spesso chiamata in modo non corretto radioattività), ed è definita come l’attività di un radionuclide che ha un decadimento al secondo. 1 Bq equivale ad 1 disintegrazione al secondo.

[5] In Francia, se durante le stagioni secche non c’è sufficiente acqua disponibile, alcune centrali nucleari devono essere raffreddate da elicotteri, mentre le foreste bruciano! (Les dossiers du Canard enchaîné, “Nucléaire: c’est où la sortie?”, le Grand débat après Fukushima, p. 80).

Geografiche: 

Questioni teoriche: