Socialismo o barbarie!

La Grande Guerra

L’esplosione della guerra il 4 agosto 1914 non fu una sorpresa per le popolazioni europee e soprattutto per gli operai. È già dall’inizio del secolo che si succedono crisi,  quelle marocchine del 1905 e 1911 e le guerre balcaniche del 1912 e 1913, per citare le più gravi. Queste crisi mettono direttamente le grandi potenze le une di fronte alle altre, lanciandosi tutte in una corsa sfrenata agli armamenti: la Germania inizia un enorme programma di costruzione navale al quale inevitabilmente deve rispondere la Gran Bretagna. La Francia introduce il servizio militare di tre anni e finanzia attraverso enormi prestiti l'ammodernamento delle ferrovie russe destinate ad istradare le truppe verso la frontiera con la Germania, ed anche per ammodernare l'esercito serbo. La Russia, dopo la debacle del conflitto russo-giapponese del 1905, dà il via ad un programma di riforme delle forze armate. Contrariamente a ciò che oggi ci dice la propaganda sulle origini della guerra, questa è stata preparata volontariamente e soprattutto voluta da tutte le classi dominanti delle grandi potenze.

Nessuna sorpresa dunque, ma per la classe operaia fu uno shock terribile. Per due volte, a Stoccarda nel 1907 ed a Basilea nel 1912, i partiti socialisti fratelli della Seconda Internazionale hanno preso impegni solenni nel difendere i principi internazionalisti, rifiutare il reclutamento degli operai nella guerra e resistere con ogni mezzo a quest'ultima. Il congresso di Stoccarda adotta un emendamento di risoluzione proposta dalla sinistra - Lenin e Rosa Luxemburg: "Se la guerra dovesse scoppiare [i partiti socialisti] hanno il dovere di intervenire per farla cessare subito utilizzando con tutte le loro forze la crisi economica e politica, prodotta dalla guerra, per agitare gli strati popolari più profondi ed affrettare la caduta del dominio capitalista". Jean Jaurès, il grande tribuno del socialismo francese, dichiara allo stesso congresso che "L'azione parlamentare non basta più in nessuno campo.... I nostri avversari sono spaventati davanti alle immense forze del proletariato. Noi che abbiamo proclamato così orgogliosamente il fallimento della borghesia, non permettiamo che la borghesia possa parlare del fallimento dell'Internazionale." Al congresso del Partito socialista francese, a Parigi nel luglio 1914, Jaurès fa adottare la formulazione secondo la quale "Il congresso considera come particolarmente efficace lo sciopero generale operaio, organizzato simultaneamente ed internazionalmente nei paesi interessati, così come l'agitazione e l'azione popolare sotto le forme più attive, tra tutti i mezzi adoperati per fare propaganda ed impedire la guerra."

E tuttavia, nell'agosto 1914, l'Internazionale crolla o meglio si smembra, nel momento in cui  tutti i partiti che essa raggruppa (ad eccezioni di alcuni onorabili, come i Russi o i Serbi) tradiscono l'internazionalismo proletario, il suo principio fondatore, in nome della difesa della "patria in pericolo" e della "cultura". Ed ogni borghesia, mentre si prepara a gettare nel macello milioni di vite umane, si presenta come il massimo della civiltà e della cultura, mentre il nemico è solamente una bestia assetata di sangue responsabile delle peggiori atrocità...

Come è stata possibile una tale catastrofe? Come hanno potuto quelli che qualche mese, addirittura alcuni giorni prima, avevano minacciato la borghesia sulle conseguenze della guerra per il suo dominio, ad unirsi senza resistenza alla sacra unione col nemico di classe - il Burgfriedenpolitik secondo il termine tedesco?

Di tutti i partiti dell'Internazionale, è sul Sozialdemokratische Partei Deutschlands, il Partito socialdemocratico tedesco (SPD) che ricade la maggiore responsabilità. Ma ciò non discolpa affatto gli altri partiti, ed in particolare il partito francese. Allora il partito tedesco era il più bel fiore dell'Internazionale, il gioiello fabbricato dal proletariato. Con più di un milione di membri e più di 90 pubblicazioni regolari, l’SPD era il più forte e meglio organizzato partito dell'Internazionale. Sul piano intellettuale e teorico, era il riferimento di tutto il movimento operaio: gli articoli pubblicati nella sua rivista teorica, la Neue Zeit, danno il "la" sul piano della teoria marxista, e Karl Kautsky, redattore capo della Neue Zeit, è spesso considerato come il "papa del marxismo". Come scrive Rosa Luxemburg: "al prezzo di sacrifici innumerevoli, attraverso un lavoro scrupoloso ed infaticabile, [la socialdemocrazia tedesca] ha gettato le basi di una potentissima esemplare organizzazione, ha prodotto la stampa più numerosa, ha dato vita ai più efficaci mezzi di informazione e di istruzione, ha raccolto intorno a sé considerevoli masse di elettori ed ha ottenuto il più grande numero di seggi di deputati. La socialdemocrazia tedesca fu la più pura incarnazione del socialismo marxista. Essa ebbe e reclamò per sé una posizione particolare come maestra e guida della Seconda Internationale" (Opuscolo di Junius).

L’SPD è il modello che tutti gli altri cercano di imitare, non risparmiando gli stessi bolscevichi di Russia. "Nella Seconda Internazionale, il "gruppo d'assalto" tedesco aveva un ruolo preponderante. Durante i congressi, durante le sessioni dell’Ufficio Internazionale  Socialista, tutti aspettavano l'opinione dei tedeschi. In particolare proprio sulla questione della lotta contro il militarismo e contro la guerra, la socialdemocrazia tedesca interveniva sempre in modo decisivo. ‘Per noi tedeschi questo è inaccettabile’  e questo bastava in genere a decidere l'orientamento dell'Internazionale. Con una fiducia cieca, quest'ultima si affidò alla guida della potente e tanto ammirata socialdemocrazia tedesca: era l'orgoglio di ogni socialista ed il terrore delle classi dominanti in tutti i paesi" (Opuscolo di Junius). Spettava dunque al partito tedesco attuare gli impegni di Stoccarda e lanciare la resistenza alla guerra.

E tuttavia, il giorno fatidico del 4 agosto 1914, l’SPD si unisce ai partiti borghesi del Reichstag votando i crediti di guerra. Dall’oggi al domani, la classe operaia in tutti i paesi belligeranti si trova disarmata e senza organizzazione, i suoi partiti politici ed i suoi sindacati sono passati alla borghesia e oramai sono i principali organizzatori non della resistenza alla guerra ma, al contrario, della militarizzazione della società in vista della guerra.

Oggi, la leggenda vuole che gli operai abbiano aderito alla guerra, come il resto della popolazione, attraverso un'immensa ondata di slancio patriottico, ed i media amano mostrarci immagini di truppe che partono al fronte con il fiore nel fucile. Come molte leggende, questa ha poco a che vedere con la realtà. Certamente non sono mancate manifestazioni di isteria nazionalista ma quest’ultime erano essenzialmente della piccola borghesia e dei giovani studenti indottrinati di patriottismo. Di contro, nel luglio 1914, in Francia ed in Germania, a centinaia di migliaia gli operai manifestavano contro la guerra e saranno ridotti all'impotenza dal tradimento delle loro organizzazioni.

Sicuramente, il tradimento dell’SPD non è avvenuto dall'oggi al domani: era preparato da lunga data. La potenza elettorale dell’SPD ha nascosto un'impotenza politica, o meglio è proprio la potenza elettorale dell’SPD e la potenza organizzativa sindacale tedesca che hanno ridotto l’SPD all'impotenza in quanto partito rivoluzionario. Il lungo periodo di prosperità economica e di relativa libertà politica che segue l'abbandono delle leggi antisocialiste e la legalizzazione dei partiti socialisti in Germania, a partire dal 1891, finisce per convincere i dirigenti parlamentari e sindacali che il capitalismo è entrato in una nuova fase dove ha superato le sue contraddizioni interne, al punto che l'avvento del socialismo non si farebbe più attraverso un sollevamento rivoluzionario delle masse, ma attraverso un processo graduale di riforme parlamentari. Vincere alle elezioni diventerà così lo scopo principale dell'attività politica dell’SPD, per cui il gruppo parlamentare acquisterà un peso sempre più preponderante in seno al partito. Il problema, nonostante le riunioni e le manifestazioni operaie all'epoca delle campagne elettorali, è che la classe operaia non partecipa alle elezioni in quanto classe ma in quanto individui isolati, in compagnia di altri individui che appartengono ad altre classi – con i cui pregiudizi non bisogna scontrarsi. Così, all'epoca delle elezioni del 1907, il governo imperiale del Kaiser conduce una campagna in favore di una politica coloniale aggressiva e l’SPD - che si era opposto fino ad allora alle avventure militari - subisce importanti perdite numeriche di seggi al Reichstag. I dirigenti dell’SPD e soprattutto il gruppo parlamentare, traggono la conclusione che non bisogna scontrarsi direttamente con le sensibilità patriottiche. Per tale motivo, l’SPD resisterà a tutti i tentativi in seno alla Seconda Internazionale, ed in particolare al Congresso di Copenaghen nel 1910, per discutere delle misure precise da adottare contro la guerra nel caso questa esplodesse.

Evolvendosi in un mondo borghese, i dirigenti e l'apparato dell’SPD acquisiscono sempre più il suo stato d’animo. La foga rivoluzionaria, che ha permesso ai loro predecessori di denunciare la guerra franco-prussiana nel 1870, si smorza presso i dirigenti, peggio ancora, essa è vista come pericolosa perché espone il partito alla repressione. In fin dei conti, nel 1914, dietro la sua imponente facciata, l’SPD è diventato solo "un partito radicale come gli altri". Il partito adotta il punto di vista della sua borghesia, vota i crediti di guerra e solo una piccola minoranza di sinistra resta ferma nel tentativo di resistere al crollo. Questa minoranza, espulsa, incarcerata, perseguitata, sarà all'origine del gruppo Spartakus che si isserà alla testa della rivoluzione tedesca nel 1919 e fonderà la sezione tedesca della nuova Internazionale, il KPD (Partito Comunista Tedesco).

Risulta quasi banale dire che viviamo sempre all'ombra della guerra del 14-18. Essa rappresenta il momento in cui il capitalismo ha conquistato e dominato tutto il pianeta, integrando l'insieme dell'umanità in un solo mercato mondiale, questo mercato mondiale che era ed è l'oggetto di tutte le brame dei potenti. A partire dal 1914, l'imperialismo, il militarismo dominerà la produzione e la guerra diventerà mondiale e permanente. Da allora, il capitalismo minaccia di portare tutta l'umanità alla sua scomparsa!

Lo sviluppo della Prima Guerra mondiale non era inevitabile. Se l'Internazionale avesse mantenuto i suoi impegni, forse non avrebbe potuto impedire la guerra, ma avrebbe potuto animare la resistenza operaia, che comunque c'è stata, darle una direzione politica e rivoluzionaria, aprendo così la via, per la prima volta nella storia, alla possibilità di creare una comunità planetaria, senza classi e senza sfruttamento, mettendo fine alla miseria ed alle atrocità che un capitalismo imperialistico e decadente infligge da allora alla specie umana. Non si tratta di un pio desiderio illusorio; al contrario la rivoluzione russa ha dato prova che la rivoluzione non era, e non è, solamente necessaria, ma anche possibile. Perché è stato proprio questo straordinario assalto al cielo da parte delle masse, questo immenso slancio proletario che ha fatto tremare la borghesia internazionale e l'ha costretta a fermare prematuramente la guerra. Guerra o rivoluzione, barbarie o socialismo, 1914 o 1917... : non potrebbe essere più chiara l'unica alternativa che ha l'umanità! 

Gli scettici arguiranno che la rivoluzione russa è rimasta isolata ed è affondata per opera della controrivoluzione stalinista e aggiungeranno che al 14-18 ha fatto seguito il 39-45. Ciò è perfettamente vero. Ma per non trarre false conclusioni bisogna comprenderne le cause, chiedersi il perché e non accontentarsi di ingoiare senza profferire parola la costante e permanente propaganda ufficiale. Nel 1917, l'ondata rivoluzionaria internazionale è esordita in un contesto in cui lo sfaldamento sulla guerra era ancora profondamente radicato. Queste difficoltà hanno prodotto un'eterogeneità nelle fila del proletariato che è stata sfruttata dalla classe dominante per sconfiggere la classe operaia. Disorientato e diviso il proletariato in realtà non ha potuto unificarsi in un vasto movimento internazionale. È rimasto diviso tra i campi dei "vincitori" e dei "vinti". In tal modo è stato possibile annientare gli eroici assalti rivoluzionari, come quello del 1919 in Germania, schiacciati nel sangue, principalmente grazie all'intervento del grande partito operaio traditore, la socialdemocrazia. L'isolamento ha permesso poi alla reazione internazionale di completare il suo crimine, sconfiggere la Rivoluzione russa e preparare la seconda grande macelleria mondiale, che non fa che convalidare che l'unica alternativa storica che abbiamo è "socialismo o barbarie!"

Jens, 30 giugno 2014