Massacro di lavoratori in Spagna (Bilan n°2, dicembre 1933)

Quanti saranno? Impossibile conoscere una cifra, anche approssimativa, del numero delle vittime cadute nell’orgia di sangue, degna cerimonia par l’apertura delle Cortes della “Repubblica dei lavoratori di Spagna” (1): destra agraria e monarchica, destra repubblicana, sinistra radicale, partito socialista, sinistra catalana, manifestano, in un ammirevole fronte unico, la loro soddisfazione per questa vittoria dell’“ordine”. Una volta che la classe operaia spagnola ha abbandonato i cattivi pastori - che sarebbero, all’occorrenza, gli anarchici della Federazione Anarchica Iberica - da Macia “il liberatore della Catalogna” a Maura, da Lerroux a Prieto si rende l’omaggio voluto e opportuno alla “saggezza dei lavoratori spagnoli”. Certo, non si tratta di un movimento operaio soffocato dalle mitragliatrici e dai cannoni; ma semplicemente, ah! quanto semplicemente, di una specie di epurazione fatta dalla borghesia nell’interesse dei lavoratori. Una volta estirpata 1’ulcera, ritornerebbe la saggezza, la saggezza innata e i lavoratori si affretterebbero a ringraziare i carnefici che li avrebbero liberati dagli agitatori anarchici.

Ah, che si stabilisca, ma che si stabilisca senza tardare il bilancio delle vittime che ha al suo attivo la repubblica degli Azana-Caballero, così coma quella delle nuove Cortes, e, molto meglio di mille controversie teoriche - si giungerà a stabilire il significato della “Repubblica” e della cosiddetta rivoluzione democratica del 1931. Questo bilancio renderà pallida l’opera della monarchia e finirà per mostrare al proletariato che non c’è per lui nessuna forza di organizzazione borghese che lo possa difendere. Comprenderà che non esiste “male minore” per lui e che finché non sarà venuta l’ora per condurre la sua battaglia insurrezionale non può che difendere le posizioni di classe che ha conquistato e che non si possono confondere con le forme di organizzazione e di governo del nemico, fossero anche le più democratiche. I lavoratori spagnoli stanno, ancora una volta, facendone l’esperienza, come il proletariato dei paesi del “paradiso democratico” o del fascismo.

“Movimento anarchico”! Così è caratterizzato questo sollevamento soffocato nel sangue. E, evidentemente, le formazioni della sinistre borghese, tanto i socialisti quanto il liberale Macia, diranno che tra questi “agitatori” anarchici si trovavano i “provocatori” monarchici: così la loro “coscienza” repubblicana troverà una nuova serenità e la loro anima resterà senza macchie. Ma il proletariato riconosce i suoi e sa che non sono provocatori quelli che la gendarmeria ha steso al suolo, ma sono i suoi figli più valorosi che si erano ribellati contro l’oppressione del capitalismo repubblicano.

Strani anarchici questi operai che fanno scattare un movimento di ribellione dopo una consultazione elettorale! Tuttavia, non esiteremo un solo istante a solidarizzare con un movimento proletario, anche se fosse diretto da degli anarchici (cercando di far prevalere, nel corso della lotta, la concezione comunista che, sola, può condurre alla vittoria). Ma la questione non è questa, e noi insorgiamo già ora contro quei militanti che, nel momento stesso in cui il fascio delle forze del proletariato mondiale dovrebbe rinserrarsi per sostenere il proletariato spagnolo, avanzano delle critiche al riguardo delle pretese responsabilità degli anarchici spagnoli.

Movimenti di una tale ampiezza non dipendono, e non possono dipendere, da un piano prestabilito; questa è la concezione del nemico che considera che la lotta delle masse contro l’oppressione non è dovuta che a un partito che trama complotti. Attualmente, gli ultimi avvenimenti in Spagna hanno mostrato una flagrante opposizione tra l’ideologia anarchica e l’elezione delle Cortes che li ha determinati. Questa rivolta proletaria trova la sua causa reale non nelle elezioni ma nella situazione generale della classe operaia. Le elezioni hanno fornito una occasione fortuita che soltanto dei parolai superficiali possono considerare come l’elemento determinante della rivolta operaia di questi ultimi giorni.

LA MANCANZA DI UN PARTITO RIVOLUZIONARIO DEL PROLETARIATO! Ecco ciò che ha salvato i difensori del capitalismo spagnolo. La costruzione di questo partito si compie al prezzo di innumerevoli vittime proletarie. Le condizioni della sua formazione e del suo sviluppo come guida della classe operaia possono sorgere dalle esperienze della sanguinosa lotta del proletariato contro il capitalismo.

Le vittime operaie, cadute nella lotta in Spagna, non appartengono a nessuna scuola particolare. Esse non possono offrire materia di speculazione per o contro gli anarchici. Il proletariato di tutti i paesi onorerà i morti di Spagna aiutando il proletariato iberico a forgiarsi lo strumento indispensabile per la sua vittoria, il suo partito di classe, par dare il via all’insurrezione proletaria.

Da Bilan n° 2, Dicembre 1933.

1. L’articolo 1 della Costituzione Repubblicana suonava così: “La Spagna è una repubblica di lavoratori di tutte le classi (!) organizzata in un regime di libertà e giustizia”.

La sollevazione proletaria del dicembre 1933 fu come al solito caratterizzata da un coraggio ed una combattività estrema e dall’isolamento completo dei lavoratori paese per paese. Schiacciato il movimento, il governo Martinez Barrio completò l’opera delle mitragliatrici con migliaia di arresti e centinaia di condanne. 

Le elezioni cui si fa riferimento videro l’affermazione delle destre, e segnarono l’inizio della fase che avrà il suo culmine nell’Ottobre 1934 (vedi Bilan 12 ottobre 1934).

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