Note sullo sciopero di massa

L'ondata di scioperi in Polonia durante l'estate del 1980 é stata giustamente definita come un classico esempio dello sciopero di massa analizzato da Rosa Luxemburg nel 1906.  Una così chiara correlazione tra il recente movimento operaio polacco e gli eventi descritti dalla Luxemburg in "Sciopero di massa, partiti e sindacati" 75 anni fa costringe i rivoluzionari a ribadire la validità della sua analisi e la sua applicabilità all'attuale lotta di classe.

Per contribuire all'approfondimento di questo problema il seguente articolo cerca di dimostrare in che misura la teoria della Luxemburg corrisponda alla realtà delle odierne lotte operaie.

LE CONDIZIONI ECONOMICHE, POLITICHE E SOCIALI DELLO SCIOPERO DI MASSA

Per Rosa Luxemburg, lo sciopero di massa era il risultato del particolare stadio di sviluppo cui era arrivato il capitalismo agli inizi del secolo. Lo sciopero di massa "é un fenomeno storico che in un certo momento emerge dalle condizioni sociali con la forza della necessità storica" (Sciopero di massa, partiti e sindacati, in Scritti Politici, Rosa Luxemburg, Editori Riuniti, p. 3O3. Tutte le citazioni successive sono tratte dalla stessa edizione) Lo sciopero di massa non é un fatto accidentale né d'altra parte é il risultato di una propaganda o preparazione precedente - in una parola non può essere creato artificialmente - é invece il prodotto di un preciso stadio di evoluzione del capitalismo. Benché la Luxemburg si riferisca spesso a questo o quello sciopero in particolare, il vero scopo del suo opuscolo é dimostrare che non si può valutare uno sciopero di massa isolato dal suo contesto storico: é solo come prodotto di un nuovo periodo storico che può avere un senso.

Questo nuovo contesto storico era uguale in tutti i paesi. Contro l'idea che lo sciopero di massa fosse una particolarità legata alle condizioni dell'assolutismo russo, la Luxemburg affermò che le condizioni storiche che lo causavano erano presenti non solo in Russia, ma anche in Europa e nel Nord America ed erano: "la grande industria con tutte le sue conseguenze, la moderna divisione in classi, gli aspri scontri sociali" (p. 348). Per lei la rivoluzione russa del 1905, in cui lo sciopero di massa aveva svolto un ruolo così importante, aveva realizzato: "i risultati generali dello sviluppo capitalistico internazionale nel caso particolare dell'assolutismo russo" (p. 350). La rivoluzione russa non era che, "un precursore della nuova serie delle rivoluzioni proletarie dell'occidente" (p. 351). Le condizioni economiche che hanno prodotto lo sciopero di massa, secondo la Luxemburg, non erano circoscritte ad un paese, ma avevano un significato internazionale. Per usare le sue parole, questo tipo di sciopero "non é altro che la forma universale della lotta di classe proletaria, risultante dalla tappa attuale dello sviluppo capitalista e dei suoi rapporti di produzione."

Questo "attuale stadio del capitalismo" era infatti il crepuscolo del capitalismo. L'aumento dei conflitti inter-imperialisti, delle minacce di guerra mondiale, la fine di ogni possibilità di graduali miglioramenti delle condizioni di vita dei lavoratori, in breve la minaccia crescente della sopravvivenza stessa del proletariato nel capitalismo, queste erano le nuove condizioni storiche che accompagnavano l'avvento dello sciopero di massa.

La Luxemburg vide con chiarezza che questa nuova forma di lotta era il prodotto di un cambiamento di portata storica delle condizioni economiche, quelle che noi oggi individuiamo come la fine della fase ascendente del capitalismo e la prefigurazione della decadenza del capitalismo.

Nei paesi a capitalismo avanzato esistevano ormai enormi concentrazioni di lavoratori, abituati a lottare tutti insieme, e le cui condizioni di vita e di lavoro erano pressappoco le stesse dappertutto. La borghesia, in quanto prodotto di un certo sviluppo economico, stava diventando una classe sempre più concentrata e sempre più abituata a identificarsi con l'apparato statale. I capitalisti, come i proletari, avevano imparato a stare uniti contro la classe nemica.

Se da una parte le condizioni economiche non permettevano ai lavoratori di poter conseguire alcuna vittoria in campo produttivo, dall'altra la rovinosa situazione della democrazia borghese, cui la Luxemburg accenna nel suo opuscolo, rendevano sempre più difficile al proletariato consolidare le conquiste fatte a livello parlamentare. Quindi anche il contesto politico, come quello economico, dello sciopero di massa non era l’assolutismo russo, ma la crescente decadenza politica della borghesia a livello mondiale. Il capitalismo aveva ormai posto le basi per un violento scontro di classe a livello mondiale in ogni campo: economico, sociale e politico.

L’OBIETTIVO DELLO SCIOPERO DI MASSA

L'obiettivo cui tendeva lo sciopero di massa non era diverso da quello delle precedenti lotte proletarie. L'obiettivo era lo stesso, ma era espresso in maniera più appropriata alle nuove condizioni storiche. Ciò a cui tendeva e tenderà sempre, fino alla fine del capitalismo, la lotta della classe operaia, è: limitare lo sfruttamento capitalistico all'interno della società borghese e abolire questo sfruttamento abolendo la stessa società borghese. Nella fase ascendente del capitalismo la lotta operaia era, per motivi storici, separata in due aspetti, uno di difesa immediata ed uno di offensiva rivoluzionaria, che pur essendo implicito nel precedente, era rimandato ad un futuro più lontano.

La novità dello sciopero di massa è che, essendo prodotto dalle condizioni oggettive di cui abbiamo detto prima (e cioè l'impossibilità per la classe operaia di difendere le proprie condizioni di vita all'interno del sistema borghese in decadenza) rimette insieme i due aspetti, prima separati, della lotta operaia. Pertanto, come afferma la Luxemburg, una qualunque piccola lotta, apparentemente difensiva, può portare all'esplosione di un conflitto generalizzato "a contatto con il vento del periodo rivoluzionario".

Ad esempio, "il conflitto esploso sulla questione dei due operai della fabbrica Putilov puniti si era, nel giro di una settimana, tramutato nel prologo della più potente rivoluzione dei tempi moderni”.

Viceversa, un'ondata rivoluzionaria può in un momento di stasi disperdersi in tante lotte isolate, potenzialmente idonee ad originare a loro volta in seguito un nuovo assalto generalizzato al sistema.

Ma nell'epoca dello sciopero di massa non solo c’è stata una fusione tra le lotte offensive generalizzate e quelle difensive" e localizzate, ma anche una stretta interazione tra l'aspetto politico e quello economico della lotta proletaria. All'epoca del parlamentarismo (1'apogeo della fase ascendente del capitalismo) l'aspetto politico e quello economico delle lotte erano artificialmente separati, sempre per ben definite ragioni storiche.

La lotta politica non era "condotta dalla massa stessa in un'azione diretta, ma secondo la forma dello Stato borghese, per via rappresentativa, mediante la pressione sulle rappresentanze legislative". Ma "non appena la massa appare sul campo di battaglia" tutto questo cambia perchè "in un'azione rivoluzionaria di massa, lotta politica e lotta economica sono tutt’uno" (p. 356).

In queste condizioni le lotte politiche del proletariato sono intimamente connesse a quelle economiche, soprattutto perchè la lotta politica condotta tramite i delegati al parlamento non corrisponde più alla realtà delle cose.

Nel fare l'analisi dello sciopero di massa, la Luxemburg mette soprattutto in guardia contro il pericolo di considerare i diversi aspetti separati 1'uno dall'altro, perchè la caratteristica di questo tipo di scioperi è la mescolanza dei differenti piani di lotta proletaria: offensivo/difensivo, generalizzato/localizzato, politico/economico, in un solo movimento che tende allo sbocco rivoluzionario.

La reale natura delle condizioni storiche a cui il proletariato reagisce con lo sciopero di massa crea un'interconnessione inscindibile tra i diversi piani delle lotte proletarie. Una loro artificiosa separazione, compiuta con l'obiettivo di individuare per esempio "lo sciopero di massa politico puro" sarebbe un sezionamento che “come ogni altro non porta a conoscere il fenomeno nella sua essenza vivente, ma semplicemente lo uccide” (p. 331).

LE FORME DI LOTTA ALL'EPOCA DELLO SCIOPERO DI MASSA

L'obiettivo della forma di organizzazione sindacale - ottenere miglioramenti delle condizioni di vita dei lavoratori all'interno del sistema - diventa sempre meno attuabile nelle condizioni storiche che hanno prodotto lo sciopero di massa. Nella sua ultima polemica con Karl Kautsky la Luxemburg afferma giustamente che in quest'epoca il proletariato non lotta più con la certezza di ottenere miglioramenti reali, e dimostra statisticamente come almeno un quarto degli scioperi dell'epoca non abbiano portato ad alcun successo. Gli operai entrano in sciopero perchè le loro condizioni di vita sono tali da non lasciargli altra scelta ed è questo che rafforza le possibilità di una lotta offensiva generalizzata.

Di conseguenza il successo di una lotta non si misura più in base ai miglioramenti economici ottenuti, ma in base allo sviluppo di coscienza proletaria che la lotta ha prodotto, anche se la lotta è stata sconfitta sul piano dei miglioramenti economici. E' per questo che la Luxemburg dice che la fase dell'insurrezione aperta "non può altrimenti riuscire che attraverso la scuola di una serie di insurrezioni parziali, che appunto perciò devono concludersi provvisoriamente con parziali apparenti sconfitte" (pp. 325-326)

In altre parole non importa quale sia il risultato di questo o quell'episodio di lotta, la vera vittoria o la vera sconfitta dello sciopero di massa è determinata dal suo atto culminante, l'insurrezione proletaria. Non a caso i miglioramenti politici ed economici ottenuti dagli operai russi con le lotte del 1905 e quelle precedenti furono annullati in seguito alla sconfitta della rivoluzione, dimostrando come il ruolo delle organizzazioni sindacali, cioè lottare per ottenere miglioramenti economici all'interno del sistema capitalistico, non avesse più senso.

Ma vi sono altri motivi per cui i sindacati sono ormai superati come forma di organizzazione del proletariato.

Lo sciopero di massa non può essere preparato in anticipo, esso è nato senza che vi sia stata nessuna pianificazione a tavolino di un "nuovo metodo di lotta delle masse proletarie". I sindacati, legati alla forma organizzativa permanente, preoccupati dei loro conti in banca e delle loro liste di adesione, non possono essere in alcun modo all'altezza delle forme organizzative dello sciopero di massa, la cui evoluzione è strettamente legata alla lotta stessa.

I sindacati tendono a limitare il campo di interesse degli operai all'interno delle diverse branche industriali cui essi appartengono, lo sciopero di massa nasce invece "dalla fusione di diversi punti particolari, di differenti cause" e tende quindi ad eliminare ogni tipo di divisione all'interno del proletariato.

I sindacati organizzano soltanto una minoranza della classe operaia, mentre allo sciopero di massa partecipano tutti gli strati della classe, sindacalisti e non.

Man mano che la lotta proletaria, nelle sue nuove caratteristiche, tendeva ad esprimersi al di fuori dei sindacati, questi tendevano sempre più a passare dalla parte del capitalismo contro lo sciopero di massa. L'apparizione dei sindacati allo sciopero di massa si esprimeva, secondo la Luxemburg, in due modi. Uno di questi era la netta ostilità di burocrati come Bomelberg, esemplificata dal rifiuto del congresso sindacale di Colonia perfino di discutere dello sciopero di massa, perchè si rischiava, secondo i burocrati di "giocare con il fuoco".

L'altra forma presa da questa opposizione era l'apparente appoggio dei sindacalisti radicali e di quelli francesi ed italiani. Questi erano favorevolissimi a "tentare" la strada dello sciopero di massa, come se questa forma di lotta potesse essere attaccata al carro dell'apparato sindacale. Oppositori e "sostenitori" erano convinti che lo sciopero di massa non fosse un fenomeno che sorgeva dal profondo dell'attività della classe operaia, ma soltanto uno strumento tecnico di lotta da poter usare o vietare a seconda della preferenza dei sindacati. I rappresentanti sindacali, a tutti i livelli, non potevano evidentemente capire un movimento il cui sviluppo non solo non poteva essere da loro controllato, ma tendeva alla creazione di nuove forme organizzative contrapposte ai sindacati.

La risposta dell'ala radicale e della base dei sindacati o degli stessi sindacalisti allo sciopero di massa fu indubbiamente un tentativo di adattarsi alle necessità della lotta di classe. Ma era la forma e la funzione del sindacalismo stesso (al di là della buona volontà dei suoi militanti) ad essere superato dallo sciopero di massa. Il sindacalismo radicale esprimeva una risposta proletaria all'interno dei sindacati. Ma dopo il definitivo tradimento della classe operaia da parte dei sindacati durante la prima guerra mondiale e la successiva ondata rivoluzionaria, il sindacalismo radicale fu anch’esso recuperato e divenne un potente mezzo di castrazione delle lotte operaie.

La concezione della Luxemburg sulla questione sindacale, quale è espressa nel suo opuscolo sullo sciopero di massa, non è così chiara.

Per lei i sindacati potevano risollevarsi dal loro fallimento ed il suo era un punto di vista comprensibile dato che a quel tempo i sindacati non erano ancora diventati dei semplici agenti del capitale quali sono oggi. Nel capitolo finale del suo opuscolo la Luxemburg suggerisce la subordinazione dei sindacati alla direzione del Partito Socialdemocratico quale freno alle loro tendenze reazionarie. Ma queste tendenze dovevano rivelarsi irrimediabili.

In più la Luxemburg vede il Soviet di Pietrogrado del 1905 come un'organizzazione complementare ai sindacati. La storia avrebbe provato che queste due forme organizzative erano antagoniste. I consigli operai sarebbero stati l'espressione dell'epoca degli scioperi di massa e delle rivoluzioni, laddove i sindacati erano gli organi delle lotte operaie difensive e localizzate.

Non è un caso che il primo consiglio operaio sia sorto alla vigilia del periodo di scioperi di massa in Russia. Creati da e per la lotta con delegati eletti e revocabili, questi organi potevano non solo raggruppare tutti i lavoratori in lotta, ma anche centralizzare tutti gli aspetti della lotta - economico e politico, offensivo e difensivo - nell'ondata rivoluzionaria. Fu il consiglio operaio - anticipando la struttura e i fini dei futuri comitati di sciopero ed assemblee generali - ad essere il più naturalmente adatto alla direzione e agli scopi del movimento di sciopero di massa in Russia.

Anche se è stato impossibile per la Luxemburg  capire tutte le implicazioni della nuova fase che si andava aprendo agli inizi del secolo, i rivoluzionari di oggi devono a lei la loro comprensione delle conseguenze dello sciopero di massa sul piano organizzativo. La più importante è che lo sciopero di massa e i sindacati sono, essenzialmente, in contrapposizione, conseguenza questa implicita, anche se non espressa esplicitamente nell'opuscolo della Luxemburg.

Dobbiamo ora cercare di capire quanto la sua analisi è applicabile alla lotta di classe attuale; vedere in che misura la lotta proletaria durante la decadenza del capitalismo conferma o contraddice le linee generali dello sciopero di massa così come da lei analizzato.

CONDIZIONI OGGETTIVE DELLA LOTTA DI CLASSE DURANTE LA DECADENZA

Gli scioperi di massa dei primi anni di questo secolo erano una reazione alla fine della fase ascendente del capitalismo e all'inizio di quelle condizioni che caratterizzano la fase di decadenza.

Considerando che oggi queste condizioni sono diventate completamente evidenti e croniche, si può concludere che le spinte oggettive verso lo sciopero di massa sono oggi mille volte più grandi e più forti di ottanta anni fa.

I "risultati generali dello sviluppo capitalistico internazionale” che per la Luxemburg erano alla base dell'insorgenza del fenomeno storico dello sciopero di massa, si sono sviluppati sempre più dall'inizio del secolo ed oggi sono più evidenti che mai.

In effetti, gli scioperi di massa descritti dalla Luxemburg non erano scoppiati esattamente nel periodo di decadenza capitalista qual è generalmente definito dai rivoluzionari. Ma noi sappiamo che se è vero che il 1914 è una data cruciale per l'inizio della fase senile del capitalismo, è anche vero che lo scoppio della I guerra mondiale è stata la conferma delle contraddizioni economiche dei dieci anni precedenti.

Il 1914 ha dato la prova conclusiva che le condizioni economiche, sociali e politiche della decadenza capitalista erano ormai pienamente presenti.

In questo senso le nuove condizioni storiche che in primo luogo hanno dato origine allo sciopero di massa sono ancora oggi presenti.  Per affermare il contrario bisognerebbe dimostrare che le condizioni attuali dell'infrastruttura capitalistica sono complessivamente diverse da quelle di meno di ottant'anni fa. Ma questo sarebbe ben difficile perchè le condizioni mondiali tipiche del 1905 - e cioè grandi contrasti interimperialistici e conflitti di classe generalizzati - sono più che mai caratteristici del periodo attuale.  Il primo decennio del secolo ventesimo non era certamente l'apogeo del capitalismo ascendente!  Il capitalismo aveva già superato il suo culmine e scivolava verso la situazione ciclica di guerra mondiale-ricostruzione-crisi:

"l'odierna rivoluzione russa sta ad un punto del cammino storico che ha già oltrepassato la cima, il culmine della società capitalistica” (p. 350)

Che incredibile perspicacia sulle fase di ascendenza e declino del capitalismo da parte di questa rivoluzionaria nel 1906!

LO SCIOPERO DI MASSA E IL PERIODO DI RIVOLUZIONE

Lo sciopero di massa è quindi il risultato delle condizioni di declino del capitalismo. Ma per la Luxemburg le cause materiali che erano in definitiva responsabili delle sciopero di massa, non erano completamente sufficienti a spiegare perchè questo tipo di lotta veniva fuori in quel momento. Per lei lo sciopero di massa è il prodotto del periodo rivoluzionario. Il periodo di chiaro declino del capitalismo deve coincidere con un movimento di classe ascendente e non sconfitto, perchè il proletariato possa essere in grado di usare la crisi come una leva per portare avanti i suoi interessi di classe mediante lo sciopero di massa. Viceversa, se il proletariato ha subito una sconfitta decisiva, le condizioni di decadenza tendono a rafforzare la passività piuttosto che dare origine ad esplosioni generalizzate. Questo permette di spiegare perchè lo sciopero di massa è scomparso dopo la prima metà degli anni venti ed è riapparso solo recentemente dal 1968 in poi.

Il periodo attuale è quindi un periodo rivoluzionario come quello degli anni 1896-1905 in Russia?  La risposta è si.

Il 1968 ha segnato la fine della controrivoluzione ed aperto un'epoca di conflitti rivoluzionari, non solo in un paese, ma nel mondo intero. Si potrebbe obiettare che, nonostante il 1968 abbia segnato la fine del periodo di sconfitta proletaria, non siamo ancora in un periodo rivoluzionario. Questo è abbastanza vero se per “periodo rivoluzionario" si intende solo il periodo di dualismo di potere e di insurrezione armata. Ma la Luxemburg parla di "periodo rivoluzionario" in un senso molto più ampio. Per lei la Rivoluzione Russa non inizia con la data ufficiale del 22 gennaio 1905, ma nel 1896, ben nove anni prima, nell'anno dei potentissimi scioperi di San Pietroburgo.

Il periodo di insurrezione aperta nel 1905 è il culmine di un lungo periodo di rivoluzione della classe operaia russa.

Infatti questo è il solo modo coerente di interpretare il concetto di periodo rivoluzionario. Se una rivoluzione è la presa del potere da parte di una classe a spese della vecchia classe dirigente, il rovesciamento sotterraneo dei vecchi rapporti di forza tra le classi a favore della classe rivoluzionaria è quindi una parte vitale del periodo rivoluzionario così come lo è il momento di lotta aperta, di scontri militari etc. Questo non significa che i due aspetti del periodo rivoluzionario sono esattamente equivalenti che cioè 1896=1905 - ma che non possono essere arbitrariamente separati, che la fase di insurrezione aperta non può essere isolata ed opposta alla sua fase preparatoria.

La famosa affermazione della Luxemburg che lo sciopero di massa è la ricomposizione di un movimento che può "durare per decenni" sarebbe incomprensibile secondo il punto di vista che solo il periodo di insurrezione stesso può dare origine a scioperi di massa.

Naturalmente al momento del rovesciamento della vecchia classe dominante gli scioperi di massa raggiungeranno il loro massimo sviluppo ma ciò non è per niente in contraddizione con il fatto che il periodo di scioperi di massa inizia quando la prospettiva rivoluzionaria va appena aprendosi. Per noi questo significa che l'epoca degli attuali scioperi di massa è iniziata nel 1968.

LA DINAMICA DELLA LOTTA ATTUALE

Quello che caratterizza la lotta proletaria degli ultimi 12 anni (quello cioè che la distingue da quella dei 40 anni precedenti) è l'interazione tra lotta difensiva e lotta offensiva, il continuo oscillare dei conflitti dal livello economico a quello politico.

Non si tratta necessariamente di un progetto cosciente formulato dalla classe operaia, ma piuttosto di un risultato del fatto che oggi diventa sempre meno possibile mantenere un livello di vita sufficiente. E' proprio per questo che tutti gli scioperi tendono a diventare lotte per la sopravvivenza:

“scioperi che diventano sempre più frequenti, che per lo più terminano senza alcun successo definitivo, ma che, malgrado ciò, o proprio a causa di ciò, hanno un maggior significato in quanto esplosioni di contraddizioni intense, profonde, che vanno a sconfinare sul terreno politico." (Teoria e Pratica, Testo di "News and Letters")

Sono le attuali condizioni economiche di crisi aperta che, come nel 1900, portano avanti la dinamica dello sciopero di massa, ed iniziano a concentrare i diversi aspetti della lotta proletaria.

Ma forse dichiarando che quello attuale è un periodo di scioperi di massa noi stiamo commettendo qualche errore. Le lotte degli ultimi dodici anni non sono state iniziate, continuate e terminate dai sindacati? Questo non significa che quelle attuali sono lotte sindacali, motivate da interessi strettamente difensivi ed economici, che non hanno niente a che vedere col fenomeno dello sciopero di massa?  A parte il fatto che le lotte più significative degli ultimi dodici anni hanno abbattuto i limiti imposti dal sindacato, una simile conclusione non terrebbe conto di una delle caratteristiche fondamentali della lotta di classe nella decadenza del capitalismo. Oggi in ogni lotta controllata dai sindacati vi            è un conflitto ora aperto, ora nascosto tra i lavoratori ed i loro sedicenti rappresentanti: i burocrati sindacali della borghesia. Gli operai nel capitalismo decadente hanno dunque una doppia sfortuna: hanno come nemici non solo i loro avversari dichiarati come i datori di lavoro ed i partiti di destra, ma anche i loro pretesi amici del sindacato, con tutti i loro sostenitori.

La crisi e la fiducia in se stessi, come classe non ancora sconfitta spingono oggi gli operai a porsi il problema dei limiti imposti alla loro lotta dal muoversi su un piano di pura difesa economica e settoriale. I sindacati, tuttavia, hanno il compito di mantenere l'ordine nella produzione e di porre fine agli scioperi. Queste organizzazioni capitalistiche tentano continuamente di deviare i lavoratori nel vicolo cieco del sindacalismo. La lotta tra il sindacato e i lavoratori, aperta o sotterranea, non è fondamentalmente frutto della volontà degli operai o dei sindacati, ma è il risultato di cause economiche ed oggettive che li costringono in ultima analisi ad agire 1'uno contro l'altro.

La forza motrice della attuale lotta di classe non deve essere quindi ricercata nelle illusioni che ad un certo punto gli operai si erano fatti sui sindacati, ed ancora meno nelle azioni più radicali occasionalmente portate avanti dai sindacati per non perdere il contatto con le lotte, ma nella dinamica degli interessi antagonistici degli operai e dei sindacati.

Questo meccanismo interno del periodo che precede gli scontri rivoluzionari, insieme con la crescente forza e chiarezza dell'intervento dei comunisti, finirà con il rivelare agli operai la natura delle lotte in cui sono già impegnati, mentre le difficoltà dei sindacati nell'imbrogliare gli operai e contemporaneamente difendere in modo sempre più sfacciato l'economia capitalista, porterà i proletari a distruggere nella pratica questi organismi della borghesia.

Sarebbe dunque disastroso per chi si pretende rivoluzionario giudicare la dinamica della lotta operaia attraverso la sua apparenza sindacalista, come fanno tutte le varianti della sociologia borghese. La precondizione per mettere in luce e chiarificare le possibilità rivoluzionarie della lotta operaia è evidentemente il riconoscimento che queste possibilità esistono realmente. Non è un caso che l'estate polacca 1980, il momento più alto nel periodo attuale degli scioperi di massa dal 1968, ha rivelato chiaramente la contraddizione tra la vera forza della lotta operaia ed il sindacalismo.

L'ondata di scioperi in Polonia ha coinvolto letteralmente la massa della classe operaia di quel paese, toccando tutte le industrie e le attività. Da punti dispersi e per motivi differenti in partenza, il movimento si è fuso, attraverso scioperi ed azioni concrete di solidarietà, in uno sciopero generale contro lo Stato capitalista. Gli operai hanno cominciato a tentare di difendersi da soli contro il razionamento e l'aumento dei prezzi. Di fronte ad uno Stato brutale, intransigente, ed un'economia nazionale in fallimento, il movimento è passato all'offensiva ed ha sviluppato obiettivi politici. Gli operai hanno rifiutato i sindacati e creato le proprie organizzazioni: assemblee generali e comitati di sciopero per centralizzare la loro lotta, impegnandovi l'energia enorme della massa proletaria. E' un esempio incomparabile dello sciopero di massa.

Il fatto che la rivendicazione dei sindacati liberi sia divenuta predominante negli obiettivi dello sciopero ed il fatto che gli MKS (comitati di sciopero interfabbrica) si siano disciolti per lasciare il posto al nuovo sindacato Solidarnosc non possono nascondere la vera dinamica di milioni di operai polacchi che hanno fatto tremare la classe dominante.

Sul piano storico, il punto di partenza per l'attività rivoluzionaria in questa fase è la comprensione che lo sciopero di massa in Polonia è annunciatore di futuri scontri rivoluzionari, pur riconoscendo le illusioni immense che gli operai hanno ancora oggi nei confronti del sindacalismo. Gli avvenimenti di Polonia hanno arrecato un colpo decisivo alla teoria che la lotta di classe nella nostra epoca è sindacalista, malgrado le impressioni che derivano dalle apparenze superficiali.

Ma, oltre la teoria secondo cui la lotta di classe è per sua natura tradeunionista, anche nei suoi momenti più alti, ne esiste un'altra, che afferma che questi momenti più alti, espressi negli scioperi di massa, sono un fenomeno eccezionale, completamente distinto nelle sue caratteristiche dagli episodi meno drammatici dello scontro di classe. Secondo questa ipotesi, prevalentemente la lotta operaia è difensiva ed economicista e rimane quindi organicamente sotto il controllo sindacale, ed è solo in occasione isolate, come in Polonia, che gli operai passano all'offensiva, avanzando rivendicazioni politiche, esprimendo un obiettivo che sarebbe diverso. A parte la sua incoerenza di fondo - secondo cui la lotta proletaria può essere sindacalista (cioè capitalista) o proletaria in differenti momenti - questa visione cade nella trappola della separazione tra i differenti aspetti dello sciopero di massa - offensivo/difensivo, economico/politico - e così, come diceva la Luxemburg, mina l'essenza vivente dello sciopero di massa e lo priva del suo contenuto d'insieme. Nel periodo di sciopero di massa, ogni lotta difensiva, anche se modesta, contiene il germe o la possibilità di un movimento offensivo, e ogni lotta offensiva è fondata sulla necessità costante per la classe di difendersi. Il rapporto tra lotta economica e politica è evidente.

Ma la visione che separa questi aspetti interpreta lo sciopero di massa in maniera isolata - come uno sciopero con masse che sbucano fuori all'improvviso - considerandolo il risultato soprattutto di circostanze congiunturali, come la debolezza dei sindacati in un determinato paese, o il miglioramento di questa o quella economia. Questa visione non vede lo sciopero di massa che come un'offensiva, un affare politico, sottovalutando il fatto che questo aspetto dello sciopero di massa è alimentato dalle lotte difensive, localizzate ed economiche. Soprattutto bisogna dire che questo punto di vista non tiene conto del fatto che viviamo in un periodo di sciopero di massa oggi, provocato non da condizioni locali o temporanee, ma dalla situazione generale della decadenza capitalista che si ritrova in ogni paese.

Tuttavia, il fatto che alcuni degli esempi più significativi di sciopero di massa si siano verificati nei paesi dell'Est e in quelli arretrati sembra dare credito all'idea della natura eccezionale di questo tipo di lotte, allo stesso modo in cui l'apparizione dello sciopero di massa in Russia ai primi del 1900 sembrava confermare la convinzione che non si sarebbe mai visto nulla di simile in Occidente.

La risposta che Rosa Luxemburg ha dato all'idea dell'esclusività russa dello sciopero di massa è particolarmente valida ancora oggi. La Luxemburg ammetteva che l'esistenza del parlamentarismo e del sindacalismo all'Ovest potevano temporaneamente arginare la spinta verso lo sciopero di massa, ma non eliminarla, perchè questa è nata sulle basi stesse dello sviluppo capitalistico internazionale. Se lo sciopero di massa in Germania e altrove ha preso un carattere "nascosto e latente" e non una qualità pratica, attiva come in Russia, questo non può nascondere il fatto che lo sciopero di massa era un fenomeno storico e internazionale.

Questo argomento risponde ancora oggi alle tesi di chi sostiene che lo sciopero di massa non può esplodere all'Ovest. E' vero che la Russia 1905 ha rappresentato un passo qualitativo enorme nello sviluppo della lotta di classe proprio come la Polonia 1980. Ma è anche vero che questi punti forti, come la Polonia, sono internamente legati alle manifestazioni "nascoste e latenti" dello sciopero di massa all'Ovest, perchè questo emerge dalle stesse cause e si scontra con gli stessi problemi. Così, anche se il parlamentarismo e i sindacati sofisticati dell'Ovest possono soffocarle, queste tendenze, che in Polonia esplodono in enormi scioperi di massa, non sono affatto scomparse. Al contrario, gli scioperi di massa aperti che finora sono stati contenuti ad Ovest avranno accumulate tanta più forza quando gli ostacoli saranno rimossi.

In fin dei conti, è il livello delle contraddizioni del capitalismo che determinerà la ampiezza delle esplosioni future:

“... più l'antagonismo tra capitale e lavoro è sviluppato, più efficaci e decisivi dovranno essere gli scioperi di massa."

Più che attraverso una rottura brutale e completa con le lotte economiche, difensive, arginate dai sindacati, i salti qualitative della coscienza, dell'autorganizzazione dello sciopero di massa si verificheranno in una spirale accelerata di lotte operaie. Le fasi nascoste e latenti delle lotte, che seguiranno spesso gli scontri aperti, come è già avvenuto in Polonia, continueranno a rendere fertile il terreno per le lotte future.

Il movimento oscillatorio di avanzate e ritirate, di offensiva e difensiva, di dispersione e generalizzazione, diverrà più intenso in relazione con l'impatto crescente dell'austerità e della minaccia di guerra.

Alla fine, " ... nella tempesta del periodo rivoluzionario, il terreno perso viene recuperato, le ineguaglianze si annullano e il ritmo del progresso sociale cambia, di colpo raddoppia la sua velocità."

Tuttavia, se abbiamo finora parlato della possibilità oggettiva dell'evoluzione dello sciopero di massa, non si deve dimenticare che gli operai dovranno diventare sempre più coscienti della lotta che hanno avviato per condurla alla conclusione vittoriosa. Questa coscienza deve diventare sempre maggiore, in particolare nei confronti dei sindacati, che nel corso di questo secolo sono diventati più capaci nel contenere lo sciopero di massa. Non è questo il luogo per prendere in considerazione tutti i mezzi di adattamento che possono impiegare i sindacati. Ricorderemo solo come questi ultimi si pongono come surrogati di reali esigenze: simulano la generalizzazione delle lotte, pongono in atto tattiche radicali prive di ogni efficacia, rivendicazioni politiche che spingono a sostenere un pagliaccio al posto di un altro nel circo parlamentare.

Lo sviluppo vittorioso dello sciopero di massa dipenderà in ultima istanza dalla capacità della classe operaia di battere la "quinta colonna" costituita dai sindacati oltre ai suoi nemici "aperti", come polizia, padroni, politicanti di destra, etc. Ma lo scopo del testo non è quello di definire gli ostacoli che incontra la maturazione della coscienza nella strada che porta al punto culminante, vittorioso, dello sciopero di massa.

In questa sede verranno delineate invece le possibilità oggettive dello sciopero di massa nella nostra epoca, dal punto di vista della necessità e dell'organizzazione economica.

LE FORME DELLA LOTTA DI CLASSE OGGI

 Il periodo delle sciopero di massa tende, a lungo termine, a frantumare i sindacati. La forma sindacalista, attraverso cui si presenta la lotta di classe moderna non è che questo: apparenza.

Qual è allora la forma adeguata, la più appropriata allo sciopero di massa nella nostra epoca?

L'assemblea generale degli operai in lotta e i suoi comitati eletti e revocabili.

Tuttavia questa forma, che è animata dallo stesso spirito dei soviet, è l'eccezione in materia di organizzazione nella maggioranza delle lotte operaie di oggi. Solo al livello più alto della lotta sorgono assemblee e comitati di sciopero fuori del controllo sindacale. E anche in queste situazioni, come in Polonia '80, le organizzazioni degli operai soccombono alla fine al sindacalismo.

Ma non possiamo spiegare queste difficoltà delle lotte attuali affermando che certe volte sono sindacaliste ed altre, invece, quando arrivano all'autorganizzazione, proletarie. La sola interpretazione coerente dei fatti rimane questa: è estremamente difficile per una vera autorganizzazione emergere ed imporsi.

La borghesia ha i seguenti vantaggi in questo campo: tutti i suoi organi di potere, economici, militari, politici ed ideologici sono già insediati permanentemente, sperimentati e provati da decenni. In particolare i sindacati hanno il vantaggio di poter sviare la coscienza operaia utilizzando la memoria storica della loro natura un tempo operaia. I sindacati hanno pure una struttura organizzativa permanente all'interno della classe operaia. Il proletariato solo di recente è venuto fuori dalla più profonda disfatta della sua storia, senza alcuna organizzazione permanente che lo proteggesse. Si può capire quanto gli sia difficile trovare la forma più appropriata alla sua lotta. Appena il malcontento si manifesta, i sindacati sono pronti a "farsene carico", con la complicità di tutti i rappresentanti dell'ordine capitalista.

Inoltre gli operai non entrano in lotta oggi per realizzare ideali, per combattere deliberatamente i sindacati, ma per scopi molto pratici e immediati - cercare di difendere il loro livello di vita. Perciò, nella maggior parte dei casi attuali, gli operai accettano la "direzione" autoproclamata dai sindacati. Non è perciò strano che solo quando i sindacati non esistono o sono apertamente contro gli operai emerga la forma dell'assemblea generale.

Solo dopo confronti ripetuti con i sindacati, nel contesto di una crisi economica mondiale e con lo sviluppo in forza dello sciopero di massa, la forma dell'assemblea generale diventerà veramente la caratteristica generale piuttosto che l’eccezione che attualmente rappresenta ancora.  In Europa occidentale, questo significherà apertura di scontri diretti con lo Stato.

Malgrado ciò, gli operai s'imbatteranno in altri problemi, anche se il controllo cosciente della loro lotta avrà già dato un enorme impulso sulla via della rivoluzione. La presenza permanente di sindacati a livello nazionale continuerà ad essere un'enorme minaccia per la classe.

Poiché lo sciopero di massa non è un semplice avvenimento ma il susseguirsi di un movimento che si estende su un arco di anni, la sua forza, come risultato, non emergerà immediatamente, perfettamente, in modo pienamente maturo. Le forme che prenderà saranno adeguate al ritmo accelerato del periodo dello sciopero di massa, scandito da salti qualitativi nell'autorganizzazione, come da ritirate parziali e recuperi, sotto il fuoco costante dei sindacati, ma con l'aiuto portato dall'intervento chiaro dei rivoluzionari. Più di ogni altra, la legge storica del movimento della lotta di classe non risiede oggi nella sua forma ma nelle condizioni oggettive che la spingono avanti.

La dinamica dello sciopero di massa "non risiede nello sciopero di massa stesso né nei suoi dettagli tecnici, ma nelle dimensioni sociali e politiche delle forze della rivoluzione".

Questo significa che la forma della lotta di classe non ha importanza oggi, che è secondario che gli operai restino o no all'interno dell'inquadramento sindacale? Tutt'altro. Se la forza motrice dietro queste azioni resta l'interesse economico, questi interessi non possono realizzarsi che con il livello necessario di coscienza e organizzazione. E l'interesse economico della classe operaia - abolire lo sfruttamento - richiede un grado di autorganizzazione e di coscienza mai realizzato da alcuna altra classe nella storia. Di conseguenza, armonizzare la propria coscienza soggettiva con i propri interessi economici è il compito centrale del proletariato.

Se il proletariato si rivela incapace di liberarsi nei momenti decisivi dalla morsa organizzativa e politica dei sindacati, allora la classe non realizzerà mai il risultato ultimo dello sciopero di massa - la rivoluzione - ma sarà schiacciata dalla controffensiva della borghesia.

FS

 

 

 

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