Mantenere viva la scintilla dell'organizzazione rivoluzionaria
Nel gennaio 1945 fu pubblicato il primo numero della rivista Internationalisme, l'organo teorico della Frazione francese della Sinistra Comunista (FFGC), fondata poche settimane prima alla sua prima conferenza nel dicembre 1944.1 Questo gruppo, composto da una manciata di militanti, in seguito assunse il nome di Sinistra Comunista di Francia (GCF) e condusse un'intensa attività politica fino al 1952.2 Iscrivendosi nella continuità politica della Frazione di Sinistra del Partito Comunista d'Italia, diede un contributo politico inestimabile, in particolare sulla questione dell'organizzazione e della concezione della militanza. Nel cuore della notte della controrivoluzione, quando le minoranze rivoluzionarie erano fortemente ridotte e molto isolate dal resto della classe operaia, la GCF fu la scintilla che mantenne viva la fiamma dei rivoluzionari. Dalla sua fondazione nel 1975, la CCI non ha mai smesso di rivendicare il patrimonio lasciato dalla Frazione Italiana (Bilan) e dalla GCF. 80 anni dopo la fondazione di questo gruppo, questo articolo mira a ripercorrere brevemente la traiettoria di questa organizzazione e, soprattutto, a evidenziare i suoi principali contributi sulla base dei quali la CCI è stata fondata 50 anni fa.
La difesa del ruolo di frazione
Dal 1937 in poi, la Frazione di Sinistra del Partito Comunista d'Italia (Frazione Italiana)3 dovette affrontare gravi difficoltà politiche, in particolare in relazione all'analisi del corso storico. La maggior parte del gruppo, così come il suo organo centrale, iniziò a difendere l'analisi secondo cui le guerre di questo periodo erano motivate dal massacro dei proletari e non più da antagonismi interimperialisti. Questa analisi fu particolarmente difesa e sviluppata da Vercesi, uno dei principali animatori della Frazione Italiana, che teorizzò l'idea che il capitalismo potesse evitare guerre generalizzate grazie alla sua capacità di superare le contraddizioni economiche attraverso lo sviluppo dell'economia di guerra. Secondo lui, la situazione delle "guerre localizzate" che prevaleva all'epoca, come in Spagna, Etiopia, Manciuria, ecc., non doveva essere vista come un preludio a una guerra mondiale, ma come una guerra contro la classe operaia pensata per impedirle di seguire la via della rivoluzione comunista. Questi gravi errori di analisi gettarono la Frazione nella totale confusione quando scoppiò la Seconda Guerra Mondiale nel settembre 1939. La maggioranza della Frazione, guidata da Vercesi, teorizzò senza mezzi termini la "scomparsa sociale del proletariato in tempo di guerra" e di conseguenza l'abbandono dell'attività militante organizzata. Solo una piccola minoranza si oppose fortemente a questa visione. Fuggendo dalla zona di occupazione tedesca, questa manciata di militanti si rifugiò a Marsiglia cercando di mantenere i legami con altri militanti a Parigi. Così, incapaci di stabilire una visione chiara del proprio ruolo in relazione a un'analisi coerente della situazione mondiale, la Sinistra Comunista Internazionale e la Sinistra Italiana non furono in grado di affrontare la prova dello scoppio della guerra. Nel settembre 1939, l'Ufficio Internazionale della Sinistra Comunista fu sciolto, la stessa Frazione Italiana si sciolse, i legami tra le sezioni furono quasi spezzati. Fu solo nel giugno 1940 che l'attività politica poté essere ristabilita all'interno del gruppo di Marsiglia e nei mesi successivi la Frazione iniziò a ricostituirsi rinnovando i contatti con militanti sparsi in Francia e Belgio. Fu in queste condizioni che il piccolo nucleo di militanti stabilito a Marsiglia riuscì a portare sulle sue posizioni alcuni elementi provenienti dal trotskismo. Pochi mesi dopo, questo piccolo circolo di circa dieci militanti, sotto l'impulso di Marc Chirik, costituì4 il Nucleo francese della Sinistra Comunista sulla base di una dichiarazione di principi: "Nel 1942, nel mezzo della guerra imperialista, un gruppo di compagni, che si staccò organizzativamente e politicamente dal confusionismo e l'opportunismo delle organizzazioni trotskiste sulla guerra imperialista, si costituirono come nucleo della Sinistra Comunista sulle basi politiche della Sinistra Comunista internazionale."5 Da allora, dal 1943 in poi, la Frazione Italiana e il Nucleo francese intrapresero un lavoro congiunto di intervento per denunciare apertamente la guerra imperialista e difendere l'internazionalismo proletario: "manifesti che denunciavano la guerra imperialista e tutti i campi militari furono attaccati in diverse città francesi. Volantini scritti in tedesco, inglese, italiano e francese venivano lanciati nei treni militari in partenza per il fronte. Dopo gli sbarchi americani del 6 giugno 1944, fu lanciato un appello a tutti i soldati e lavoratori affinché manifestassero la loro solidarietà di classe, oltre i confini; di cessare il fuoco e deporre le armi; unire tutti contro il capitalismo mondiale sul 'fronte internazionale di classe', con l'intento di trasformare la guerra imperialista in una guerra civile, per il trionfo della rivoluzione mondiale."6 Questo intenso lavoro, svolto principalmente dal "nucleo francese", si rifletteva in particolare nello sviluppo numerico del gruppo a Marsiglia e Parigi. Nel dicembre 1944, alla sua prima conferenza, il nucleo fu trasformato nella "Frazione francese della sinistra comunista". La Sinistra Comunista Internazionale aveva ora una nuova frazione, oltre alla Frazione Italiana e alla Frazione Belga, realizzando così il progetto formulato nel 1937 dall'Ufficio Internazionale della Sinistra Comunista. "Le basi programmatiche erano rigorosamente le stesse di quelle delle frazioni italiana e belga: la risoluzione dell'Ufficio Internazionale della Sinistra Comunista del 1938 e tutta la tradizione di Bilan."7 Il Comitato Esecutivo (CE) eletto dalla conferenza includeva un membro del CE della Frazione Italiana (MC) per sottolineare il carattere non autonomo della nuova frazione.8 Ma i legami tra i sopravvissuti della Fazione Italiana e della Frazione Francese si indebolirono molto rapidamente, a causa di una certa diffidenza della prima verso la seconda. Infatti, come fu riconosciuto alla terza conferenza del maggio 1944, la Frazione Italiana non era riuscita a superare completamente la crisi che l'aveva colpita alla fine degli anni Trenta. La fondazione del Partito Comunista Internazionalista (PCInt) nel 1943 in Italia aveva inoltre aggravato il disorientamento e la dispersione che regnavano all'interno della Frazione.9 La conferenza di quest'ultima nel maggio 1945 decise l'autoscioglimento e l'integrazione individuale dei suoi membri nel nuovo "partito" fondato in Italia. Solo Marc Chirik si oppose fermamente a questa decisione finché le posizioni del nuovo partito, poco conosciute, non potessero essere verificate. Di fronte all'impresa suicida della Frazione,10 finì per dimettersi dal suo CE, lasciò la conferenza in segno di protesta e decise di continuare la lotta rivoluzionaria all'interno della Frazione francese. Alla fine del 1945, la FFGC assunse il nome di Sinistra Comunista di Francia (GCF). Era ora l'unico gruppo rivoluzionario determinato a continuare la lotta rivoluzionaria affidandosi saldamente all'eredità e alle posizioni classiche della Frazione Italiana e della Sinistra Comunista Internazionale. Adottando l'approccio critico sviluppato da Bilan nella sua lotta contro l'opportunismo dell'Opposizione di Sinistra guidata da Trotsky, la GCF continuò da allora questa lotta all'interno dell'ambiente rivoluzionario, in particolare contro l'approccio totalmente opportunista su cui il Partito Comunista Internazionalista si era sviluppato in Italia dal 1943 in poi.
La lotta contro l'opportunismo all'interno della sinistra comunista
La Sinistra Comunista di Francia tenne la sua seconda conferenza nel luglio 1945, durante la quale adottò un rapporto sulla situazione internazionale. Pur difendendo le posizioni classiche del marxismo sulla questione dell'imperialismo e della guerra, soprattutto di fronte alle aberrazioni sviluppate da Vercesi, questo documento rappresentò un reale approfondimento nella comprensione dei principali problemi che la classe operaia affrontava nella decadenza del capitalismo. La GCF comprese in particolare che i tentativi del proletariato di reagire dal 1943 al 1944 in poi, come in Italia, non avevano posto fine alla controrivoluzione. Traendo lezioni dall'ondata rivoluzionaria nata alla fine della Prima Guerra Mondiale, la borghesia mondiale aveva impedito qualsiasi forma di reazione e solidarietà proletaria su scala internazionale usando i mezzi più cinici e feroci per farlo.
Inoltre, adottando la posizione stabilita dalla Frazione Italiana sulle condizioni per l'emergere del partito,11 la GCF poté capire che non era assolutamente all'ordine del giorno, il compito del momento era la continuazione del lavoro intrapreso dalla Frazione Italiana dalla fine degli anni Venti. Su queste basi la GCF condusse una polemica fraterna ma intransigente contro l'approccio catastrofico del PCInt: "La rotta verso la terza guerra mondiale imperialista è aperta. Dobbiamo smettere di affondare la testa sotto la sabbia e cercare di consolarci non volendo vedere la gravità di questo pericolo. Nelle condizioni attuali non vediamo la forza in grado di fermare o modificare questa rotta. La cosa peggiore che le deboli forze dei gruppi rivoluzionari possano fare è incamminarsi in una marcia discendente. Inevitabilmente, finiranno per rompersi il collo. [...] Gettandosi nell'avventurismo della costruzione prematura e artificiale del partito, non solo si commette un errore nell'analisi della situazione, ma si volta anche le spalle al compito attuale dei rivoluzionari, si trascura l'elaborazione critica del programma della Rivoluzione, si abbandona il lavoro positivo di formazione dei quadri. Ma c'è ancora di peggio e le prime esperienze del Partito in Italia sono lì a confermarlo. Volendo a tutti i costi giocare come un partito in un periodo reazionario, volendo a tutti i costi fare lavoro di massa, scendiamo al livello delle masse, seguiamo le loro orme, partecipiamo al lavoro sindacale, partecipiamo alle elezioni parlamentari, ci impegniamo nell'opportunismo. Al momento, l'orientamento dell'attività verso la costruzione del Partito può essere solo opportunista."12 E le critiche della GCF non si fermarono lì. L'opportunismo del Partito si manifestò non solo nella prematurità della sua formazione, ma anche nel fatto che era stato costituito senza la minima chiarificazione e delimitazione delle posizioni e dei principi proletari. Per questo motivo, dal 1945 al 1946, il partito accettò di integrare tra le sue fila, senza la minima discussione precedente, sia la tendenza Vercesi, che pochi mesi prima era stata nel Comitato Antifascista di Bruxelles, sia la minoranza della Frazione Italiana che si era unita alle milizie antifasciste durante la Guerra Civile Spagnola, sia i membri dell'ex Unione Comunista, e persino militanti che parteciparono alla "liberazione" di Torino insieme ai "partigiani" nel 1945. Questa era la coerenza di questo conglomerato senza principi che costituiva il PCInt nel dopoguerra. La ricerca del successo immediato e l'attrazione del maggior numero di persone lo portarono a voltare completamente le spalle al metodo ereditato dall'esperienza del movimento rivoluzionario nella costruzione dell'organizzazione, dalla formazione della Lega Comunista nel 1848 a quella del Partito Bolscevico nel 1903. Questo fu il messaggio inviato dalla GCF nel gennaio 1946, per tracciare un parallelo tra la costruzione opportunista della Internazionale Comunista dal 1919-1920 e quella del Partito: "In breve, il metodo che servì alla IC per la 'costruzione' dei Partiti Comunisti sarà ovunque l'opposto del metodo che è stato utilizzato e che ha dato prova della sua efficacia nella costruzione del partito bolscevico. Non è più la lotta ideologica attorno al programma, l'eliminazione progressiva delle posizioni opportuniste che, attraverso il trionfo della conseguente frazione rivoluzionaria, servirà da base per la costruzione del Partito, ma è l'aggiunta di tendenze diverse, la loro fusione attorno a un programma deliberatamente lasciato incompiuto, che servirà da base. La selezione sarà abbandonata a favore dell'aggiunta, i principi sacrificati per la massa numerica."13
La seconda parte di questo articolo affronterà l'ultima fase della vita politica della GCF e mostrerà il contributo di questo gruppo nella comprensione della decadenza del capitalismo e delle sue implicazioni per le posizioni dei rivoluzionari. (Continua)
Vincent, 19 gennaio 2026
1È importante sottolineare che l'attività dei militanti della Sinistra Comunista si svolse per un intero periodo in modo clandestino, con la costante minaccia di repressione non solo da parte delle autorità di occupazione tedesche ma anche dei "liberatori" stalinisti, a causa dell'internazionalismo di questa corrente, della sua opposizione intransigente alla guerra e del suo rifiuto di sostenere qualsiasi campo imperialista.
2Cfr. opuscolo della CCI La Gauche communiste de France.
3La sua lotta contro la degenerazione dei partiti dell'Internazionale Comunista portò all'esclusione della Frazione di Sinistra del Partito Comunista d'Italia (Frazione Italiana), guidata da Bordiga, dal PCI al Congresso di Lione del 1926.
4Marc Chirik era allora membro della Frazione Italiana della Sinistra Comunista. Fu anche uno dei membri fondatori della Corrente Comunista Internazionale. Per saperne di più sulla sua traiettoria politica, consulta la seguente serie di articoli:
5"Statut d'organisation de la Fraction française de la Gauche communiste internationale." Questo nucleo si prefisse la prospettiva della formazione della Frazione francese della Sinistra Comunista ma, rifiutando la politica di "campagne di reclutamento" e "infiltrazione" praticata dai trotzkisti, rifiutò, sotto l'influenza di Marc Chirik, di proclamare in fretta la costituzione immediata di tale frazione.
7) Questo è il nome dato alla rivista teorica della frazione di sinistra del Partito Comunista d'Italia tra il 1933 e il 1938.
8) Ibid.
9) Per uno sviluppo più dettagliato su questo argomento si veda La sinistra comunista d'Italia, Capitolo IX: "Il Partito Comunista Internazionalista d'Italia".
10) Questa dissoluzione fu un colpo di forza e un colpo di teatro. Fu proprio il giorno della Conferenza che i membri della frazione ne vennero a conoscenza leggendo la "dichiarazione politica" redatta solo da una parte della Commissione Esecutiva. Quest'ultima sottolineava che, se questo testo non fosse stato adottato, si sarebbe dimessa per difenderlo come minoranza all'interno della frazione. La dichiarazione fu adottata, ma in assenza di molti militanti che non avevano potuto viaggiare.
11) Attingendo all'esperienza del movimento rivoluzionario fin dalla Lega dei Comunisti, la Frazione Italiana teorizzò l'idea che il partito di classe non potesse sorgere in qualsivoglia situazione, ma solo in un corso di reale sviluppo della lotta di classe. Per questo motivo la Frazione Italiana si oppose alla decisione aberrante di Trotsky e all'Opposizione di formare la Quarta Internazionale nel pieno della controrivoluzione, alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
12 ) "Il compito del momento: costruzione del partito o formazione dei quadri", Internationalisme n° 12 (agosto 1946).
13) "Sul 1º Congresso del Partito Comunista Internazionalista d'Italia", Internationalisme n°6 (gennaio 1946).