Africa

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Una denuncia dei danni prodotti dal capitalismo sulla salute dei lavoratori (corrispondenza di lettori)

Pubblichiamo un contributo firmato da “Compagni algerini (Lettori di RI)”. Partendo da un argomento riguardante i problemi di salute, i compagni pongono uno sguardo storico e critico che porta in modo militante alla rimessa in discussione del sistema capitalista: "Le malattie non sono delle calamità naturali, ma catastrofi sociali legate al modo di produzione capitalista". Noi condividiamo l'indignazione dei compagni, salutiamo la loro volontà di fare appello alla riflessione, alla coscienza rivoluzionaria degli operai ed incoraggiamo a proseguire questo lavoro prezioso.

Vita della CCI: 

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Questioni teoriche: 

L’Egitto ci mostra l’alternativa: socialismo o barbarie

Il sentimento che l’ordine attuale
delle cose non possa continuare come prima continua a crescere nel mondo
intero. Dopo le rivolte della “Primavera araba”, i movimenti degli Indignados in Spagna e quelli di Occupy negli
Stati Uniti, nel 2011, l’estate del 2013 ha visto grandi
folle
scendere nelle strade in Turchia e in
Brasile.

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Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Egitto, Tunisia: il vicolo cieco delle “rivoluzioni arabe”

Mentre le
pretese "rivoluzioni arabe" festeggiavano il loro secondo
anniversario, le sommosse e le manifestazioni di massa che si sono prodotte in
questi ultimi mesi ed anche nelle ultime settimane in Egitto ed in Tunisia sono
servite a ricordare di fronte al mondo intero che la cacciata dei dittatori Ben
Ali e Mubarak non ha risolto niente. Al contrario, la situazione economica con
il suo seguito di disoccupazione crescente, di miseria e di attacchi
anti-operai, si è aggravata. E l'autoritarismo regnante come la violenza della
repressione che si abbatte oggi sui manifestanti non hanno niente da invidiare
a quanto succedeva nei precedenti regimi.

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Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Intervento francese nel Mali: ancora una guerra in nome della pace!

L’11
gennaio 2013, il Presidente francese, François Hollande, ha lanciato l’operazione
“Serval” per condurre la “guerra contro il terrorismo” nel Mali. Aerei, blindati,
camion e uomini armati fino ai denti si dispongono nel sud del Sahel. Nello
stesso momento in cui scriviamo, gli aerei sganciano le bombe, le mitragliette
sputano pallottole e i primi civili cominciano a cadere. Ancora una volta la borghesia francese si lancia alla
testa di un conflitto armato in Africa. Ancora una volta, lo fa in nome della
pace.

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Questioni teoriche: 

In Libia, i padroni cambiano, rimangono lo sfruttamento e la povertà

Dopo sei mesi di combattimenti, i “ribelli” libici festeggiano la loro vittoria contro il
potente Gheddafi, un provocatore che per 42 anni ha sfidato le democrazie
occidentali ed i loro leader, giocando con loro al gatto col topo, membro tra l’altro,
fino a quest'anno, dell'Internazionale socialista.

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Intervento occidentale in Libia: un nuovo inferno guerriero

Dallo scatenamento dell’intervento
militare in Libia, il 19 marzo, sotto la bandiera sia dell’ONU che della NATO,
la situazione non si è affatto calmata. Ma possiamo stare “tranquilli”! L’ultimo
vertice del G8 ha riaffermato che i coalizzati, dopo avere invitato il
dirigente libico a lasciare il potere perché ha “perso ogni legittimità” ed al
di là dei loro dissensi sono “determinati a finire il lavoro”. La stessa Russia
si è unita al coro di tutti questi nuovi anti-Gheddafiani per proporsi in prima
persona come mediatore con colui che “non considera più come il dirigente della
Libia”.

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Questioni teoriche: 

Che succede in Medio Oriente?

Gli avvenimenti attuali in Medio Oriente
e
in Nord Africa sono
di importanza storica, con delle conseguenze
che non sono ancora del tutto
chiare. Tuttavia, è
importante sviluppare
sull’argomento
una discussione che
permetterà ai
rivoluzionari di elaborare un
quadro di
analisi coerente
. Le osservazioni che seguono
non sono il quadro
stesso e ancor meno una descrizione dettagliata di
ciò che è avvenuto, ma
solo
qualche punto di riferimento di base per
stimolare il dibattito
.

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In Libia, un sollevamento popolare affossato da lotte tra fazioni borghesi

Gli
avvenimenti che si svolgono in Libia sono estremamente difficili da seguire. Ma
una cosa è chiara: la popolazione da settimane soffre per la repressione. Sta conoscendo
paura e incertezza. Forse migliaia di persone sono morte, all’inizio per mano dell’apparato
repressivo del regime ma adesso perché accerchiate tra due fuochi, poiché il
governo e l’opposizione si battono per il controllo del paese

Ma per
quale motivo stanno morendo? Da un lato, per mantenere il controllo di Gheddafi
sullo Stato e dall’altro perché il Consiglio Nazionale Libico (quello che si è autoproclamato
“la voce della rivoluzione”) possa controllare l’insieme del paese. La classe
operaia in Libia, e al di là della Libia, si vede chiamata a scegliere tra due
gruppi di gangster. In Libia le si dice che deve schierarsi in maniera attiva
in questa crescente guerra civile tra due parti rivali della borghesia libica
per il controllo dello Stato e dell’economia. Nel resto del mondo, noi veniamo
incoraggiati a sostenere la coraggiosa lotta dell’opposizione. I lavoratori non
hanno nessun interesse a sostenere né l’una né l’altra di queste due fazioni. 

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Tutti mollano Gheddafi, eppure é stato finora l’amico di tutte le borghesie!

Tiri di mortaio
e di lanciarazzi
da parte di cacciabombardieri, bombardamenti aerei e terrestri
su folle di manifestanti
disarmate. La capitale della Libia, Tripoli, messa a ferro e fuoco. Oltre 2.000
morti nella sola regione
di Bengasi dal 17 febbraio. Ma i
massacri e i combattimenti a morte si sono generalizzati quasi in tutto il paese. L’esodo
in massa di decine di migliaia
di lavoratori immigrati, terrorizzati
e traumatizzati dalle
scene di orrore alle quali hanno assistito. Fosse comuni di civili e di soldati
disertori ammanettati scoperte in prigioni
sotterranee. Ovunque, corpi dilaniati da schegge,
cadaveri lasciati per le strade o in
case con proiettili
sparati in testa o al cuore: il sinistro
colonnello Gheddafi ed i suoi figli non hanno esitato a lanciare
verso il peggiore dei massacri il loro esercito ed i loro mercenari africani delle Legioni islamiche lautamente remunerati dai
petrodollari, che sono arrivati
perfino ad ammazzare i feriti negli ospedali. Il bagno di sangue scatenato
in Libia è l’espressione
della barbarie capitalistica in tutto il suo orrore.

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Rivolte in Tunisia e in Egitto: la migliore solidarietà è la lotta di classe

Il vento di
collera che soffia in Tunisia ed Egitto da settimane sta conquistando l’Algeria,
la Libia, il Marocco, la striscia di Gaza, la Giordania, la Siria, l’Iraq, il Bahrein
e lo Yemen!

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Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Dietro le rivolte in Egitto e nei paesi arabi, lo spettro dello sviluppo della lotta di classe

Mentre andiamo
in stampa, la situazione sociale in Egitto si rivela esplosiva. Milioni di
persone sono in strada, sfidando i coprifuochi, il regime statale e la sanguinosa
repressione. Contemporaneamente, in Tunisia, il movimento sociale tiene; la
fuga di Ben Ali, i rimpasti governativi e le promesse di prossime elezioni non
bastano a calmare la profonda collera della popolazione. Anche in Giordania,
migliaia di manifestanti esprimono il loro malcontento di fronte alla povertà
crescente mentre la contestazione in Algeria è stata puramente e semplicemente
soffocata.

I media ed i
politici di ogni risma non smettono di parlare della
“rivolta dei paesi del Magreb e degli Stati
arabi”, focalizzando l’attenzione
sulle specificità regionali, sui comportamenti “troppo poco democratici” dei
dirigenti nazionali, sull’esasperazione delle popolazioni nel vedere da 30 anni
le stesse teste al potere …

Tutto
questo è vero! E sicuramente i Ben Ali, Moubarak, Rifai ed altri Bouteflika
sono dei gangster, vere caricature della dittatura borghese. Ma questi movimenti sociali appartengono innanzitutto
agli sfruttati di tutti i paesi
. Le attuali esplosioni di collera a macchia
d’olio hanno per sfondo l’accelerazione della crisi economica mondiale che, dal
2007, sta sprofondando tutta l’umanità nella più spaventosa delle miserie
.

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Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Questioni teoriche: 

Sanguinosa repressione in Tunisia e Algeria: la borghesia è una classe di assassini!

SOLIDARIETÀ
INTERNAZIONALE DI TUTTA LA CLASSE OPERAIA!

Da molte settimane, si assiste in Tunisia ad un
sollevamento contro la miseria e la disoccupazione che colpisce particolarmente
la gioventù. Ai quattro angoli del paese, manifestazioni di strada, assembramenti,
scioperi sono nati spontaneamente per protestare contro il regime di Ben Ali. I
dimostranti reclamano pane, lavoro per i giovani ed il diritto di vivere con dignità.
Di fronte a questa rivolta degli sfruttati e della gioventù privata di ogni
futuro, la classe dominante ha risposto con le pallottole.

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Questioni teoriche: 

In Algeria il proletariato esprime la sua collera

Durante
il mese di gennaio si sono sviluppati numerosi scioperi e manifestazioni in
Algeria

.
Coscienti del “cattivo esempio” e della riflessione che questo avrebbe potuto
suscitare in una parte del proletariato, dato che gli operai immigrati non
avrebbero potuto non sentirsi legati a queste esperienze, la borghesia si è
guardata bene da far sapere la cosa!

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Africa nera, Algeria, Medio Oriente. Le grandi potenze principali responsabili dei massacri

“Più ancora che nel campo economico, il caos
caratteristico del periodo di decomposizione rivela i suoi effetti in quello
delle relazioni politiche tra gli Stati. Al momento del crollo del blocco
dell'Est che portava alla scomparsa del sistema di alleanze uscito dalla
seconda guerra mondiale, la CCI aveva messo in evidenza:

·    che questa situazione metteva all'ordine del
giorno, senza che ciò fosse immediatamente realizzabile, la ricostituzione di
nuovi blocchi, uno diretto dagli Stati Uniti e l'altro dalla Germania;

·        

che, nell'immediato, ciò sarebbe sfociato in uno
svilupparsi di scontri aperti che “l'ordine di Yalta” era riuscito fino a quel
momento a mantenere in un quadro “accettabile” per i due grandi gendarmi del
mondo. (…).

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Questioni teoriche: 

Attentati in Algeria: gli scontri imperialisti generano la barbarie

Si sarebbe potuto credere all’orrore riservato al Medio Oriente, all’Iraq o alla Palestina, senza dimenticare i genocidi quotidiani dell’Africa nera o del sud del Caucaso. Ma no! La realtà del capitalismo è sempre peggio di quanto si possa immaginare. Il Maghreb è venuto a ricordarci che non bisognava dimenticarsi di lui. Anche lì, la barbarie imperversa quotidianamente. Spesso passato volontariamente sotto silenzio dai mezzi di comunicazione, la «guerra civile» in Algeria ha fatto all’incirca più di 150 mila morti durante gli anni ’90. Ma in questa primavera soleggiata, la barbara realtà del capitalismo è tornata drammaticamente in primo piano.

 

 

 

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Questioni teoriche: 

Scioperi in Guinea: La combattività operaia esplode di fronte agli attacchi della borghesia

Dal 10 gennaio scorso, la Guinea conosce una situazione sociale esplosiva caratterizzata da un movimento di scioperi senza precedenti, dopo anni di scioperi che si susseguono a ripetizione. La classe operaia di Conakry, seguita da quella di numerose grandi città, come Kankan, e sostenuta dall’insieme della popolazione, si è lanciata in un movimento di protesta che esprime una gigantesca rabbia.

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Crisi dell’emigrazione alla frontiera Spagna-Marocco: l’ipocrisia della borghesia democratica

Nel corso delle ultime due settimane abbiamo assistito ad una serie di scene allucinanti alla frontiera sud dell’Unione Europea. Prima ci sono stati gli assalti di massa alle barriere spinate istallate dal governo spagnolo che migliaia di emigranti sono riusciti a superare, non prima di avervi lasciato brandelli di vestiti e sangue. Poi ci sono state le raffiche di pallottole che hanno stroncato la vita di 5 emigranti, raffiche sparate, con tutta probabilità, a dispetto delle contorsioni dei portavoce ufficiali, dalle forze del tanto ”democratico” e tanto “pacifista” governo Zapatero, che ama  presentarsi come un Bambi, un cerbiatto inoffensivo. Infine è arrivato lo spiegamento massiccio di truppe della Legione e della Guardia Civile con la consegna di respingere “in maniera umana” (sic!) gli emigranti. Il 6 ottobre, dopo oscuri negoziati tra i governi di Marocco e Spagna, gli avvenimenti subiscono una accelerazione: 6 emigranti muoiono mitragliati in territorio marocchino. Queste morti sono l’inizio dello scatenamento di una serie di atti sempre più brutali: emigranti abbandonati nel deserto a sud di Oujda  il 7 ottobre, rastrellamenti di massa nelle città marocchine dove si concentrano gli emigranti; voli charter per rimpatriare verso il Mali e il Senegal, con uomini e donne ammassati;  nuove deportazioni di massa di emigranti, negli autobus della morte verso il deserto del Sahara

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