Bilancio del 16° Congresso della CCI: Prepararsi agli scontri di classe ed alla nascita di nuove forze comuniste

Nella scorsa primavera la CCI ha tenuto il suo 16° congresso. “Il Congresso internazionale è l’organo sovrano della CCI”, come è scritto nei nostri statuti. Per questo, come sempre dopo una tale scadenza, è nostra responsabilità renderne conto e trarne i principali orientamenti di fronte alla classe (1).

Il congresso ha posto al centro delle sue preoccupazioni l’esame della ripresa delle lotte della classe operaia e le responsabilità che questa ripresa implica per la nostra organizzazione, in particolare di fronte allo sviluppo di una nuova generazione di elementi che si orientano verso una prospettiva politica rivoluzionaria. Evidentemente la barbarie di guerra continua a dilagare in un mondo capitalista confrontato ad una crisi economica insormontabile e dei rapporti specifici sui conflitti imperialisti e sulla crisi sono stati presentati, discussi ed adottati al congresso. L’essenziale di questi rapporti è ripreso dalla risoluzione sulla situazione internazionale (pubblicata sulla Rivista Internazionale n°27).

Come viene ricordato in questa risoluzione, la CCI analizza il periodo storico attuale come la fase ultima della decadenza del capitalismo, la fase di decomposizione della società borghese, quella del suo imputridimento. Come abbiamo messo in evidenza numerose volte, questa decomposizione deriva dal fatto che, di fronte al crollo storico irrimediabile dell’economia capitalista, nessuna delle due classi antagoniste della società, la borghesia ed il proletariato, sono pervenute ad imporre la propria risposta: la guerra mondiale per la prima, la rivoluzione comunista per la seconda. Queste condizioni storiche determinano le caratteristiche essenziali della vita della società borghese attuale. In particolare, è nel quadro di questa analisi della decomposizione che si può pienamente comprendere la permanenza e l’aggravamento di tutta una serie di calamità che colpiscono oggi l’umanità: in primo luogo la guerra, ma anche fenomeni come la distruzione ineluttabile dell’ambiente o le terribili conseguenze delle “catastrofe naturali”, come lo tsunami dell’inverno scorso. Queste condizioni storiche legate alla decomposizione pesano anche sul proletariato e le organizzazioni rivoluzionarie e sono una della maggiori cause delle difficoltà incontrate sia dalla classe che dalla nostra organizzazione dall’inizio degli anni 90, come l’abbiamo spesso evidenziato nei nostri precedenti articoli (Vedi Revue Internazionale n° 62).

La ripresa delle lotte della classe

Il 15° congresso aveva constatato che uno degli elementi che aveva permesso alla CCI di superare la sua crisi del 2001 era l’aveva capito che essa era una manifestazione degli effetti deleteri della decomposizione. Allo stesso tempo il congresso constatava le difficoltà che continuava ad incontrare la classe operaia nelle sue lotte contro gli attacchi capitalisti, in particolare la sua mancanza di fiducia in se stessa.

Tuttavia dopo questo congresso, tenutosi all’inizio della primavera del 2003, e come sottolineato dalla riunione plenaria dell’organo centrale della CCI di questo stesso anno: “Le ampie mobilitazioni della primavera 2003 in Francia ed in Austria rappresentano una svolta nella lotta di classe dopo il 1989. Esse sono un primo passo significativo verso il recupero della combattività operaia dopo il periodo più lungo di riflusso dal 1968” (Revue Internazionale n°119).

Questa svolta nella lotta di classe non fu una sorpresa per la CCI che ne aveva annunciato la prospettiva al suo 15° congresso. La risoluzione sulla situazione internazionale adottata dal 16° congresso precisa a questo proposito: “Le lotte del 2003-2005 hanno presentato le seguenti caratteristiche:

  -hanno implicato dei settori significativi della classe operaia in paesi centrali del capitalismo mondiale (come la Francia nel 2003);

  -hanno manifestato una preoccupazione per questioni più esplicitamente politiche;

  -hanno visto riapparire la Germania come punto centrale per le lotte operaie per la prima volta dopo l’ondata rivoluzionaria;

  -la questione della solidarietà di classe è stata posta in maniera più ampia e più esplicita che in qualsiasi momento delle lotte degli anni 80, in particolare negli ultimi movimenti in Germania”.

La risoluzione adottata al 16° congresso constata che le differenti manifestazioni della svolta nel rapporto di forza tra le classi “sono state accompagnate dal sorgere di una nuova generazione di elementi alla ricerca di chiarezza politica. Questa nuova generazione si è manifestata sia nel nuovo flusso di elementi apertamente politicizzati sia nei nuovi strati operai che entrano in lotta per la prima volta. Come si è reso evidente in alcune importanti manifestazioni, sta per forgiarsi il solco per l’unità tra la nuova generazione e la “generazione del 68” –sia la minoranza politica che ha ricostruito il movimento comunista negli anni 60 e 70 che gli strati più larghi di operai che hanno vissuto la ricca esperienza delle lotte di classe tra il 68 ed l’89”.

La responsabilità della CCI di fronte all’emergere di nuove forze rivoluzionarie

L’altra preoccupazione essenziale del 16° congresso è stata quella di porre la nostra organizzazione all’altezza della sua responsabilità di fronte all’emergere di questi nuovi elementi che si orientano verso le posizioni di classe della Sinistra comunista. La risoluzione di attività adottata dal congresso manifesta appunto questa preoccupazione:

“La lotta per guadagnare la nuova generazione alle posizioni di classe ed alla militanza, è oggi al centro di ogni nostra attività. Ciò non si applica solo al nostro intervento, ma all’insieme della nostra riflessione politica, delle nostre discussioni e delle nostre preoccupazioni militanti (…)”.

Questo lavoro di raggruppamento delle nuove forze militanti passa particolarmente attraverso la loro difesa da tutti i tentativi di distruggerle o di condurle ad un enpasse. E questa difesa può essere portata a buon fine solo se la CCI sa lei stessa difendersi contro gli attacchi di cui è oggetto. Il precedente congresso aveva già constatato che la nostra organizzazione era stata capace di respingere gli attacchi iniqui della FICCI (2), impedendole di raggiungere il suo scopo dichiarato: distruggere la CCI, o come minimo il maggior numero possibile delle sue sezioni. Nell’ottobre 2004 la FICCI ha condotto una nuova offensiva contro la nostra organizzazione appoggiandosi sulle calunniose prese di posizione di un “Circulo de Comunistas Internacionalistas” argentino che si presentava come il continuatore del “Nucleo Comunista Internacional” (NCI) con il quale la CCI aveva sviluppato delle discussioni e dei contatti dalla fine del 2003. Purtroppo il BIPR ha dato il suo contributo a questa vergognosa manovra pubblicando in più lingue e mentendo per più mesi sul suo sito Internet una di queste dichiarazioni, tra le più menzognere e isteriche, contro la nostra organizzazione. Reagendo rapidamente con dei documenti pubblicati sul nostro sito Internet, abbiamo respinto questo attacco riducendo al silenzio i nostri aggressori. Il “Circulo” è stato smascherato per quello che era: una finzione inventata dal cittadino B., un avventuriero, in piccolo, dell’emisfero australe. La lotta contro questa offensiva della “triplice alleanza”, dell’avventuriero (B), del parassitismo (FICCI) e dell’opportunismo (BIPR) è stata anche una lotta per la difesa del NCI, in quanto sforzo di un piccolo nucleo di compagni per sviluppare una comprensione delle posizioni della Sinistra comunista in legame con la CCI (3).

(…) Di fronte a questo lavoro in direzione degli elementi in ricerca, la CCI ha da mettere in opera una determinata politica di intervento. Ma deve anche apportare tutta la sua attenzione a sviluppare in profondità le argomentazioni portate nelle discussioni ed alla questione del comportamento politico. D’altro canto, l’emergere delle nuove forze comuniste deve essere un potente stimolo per la riflessione e le energie non solamente dei militanti, ma anche degli elementi che avevano subito il peso del riflusso della classe operaia a partire dal 1989: “Gli effetti degli sviluppi storici contemporanei vanno a ripoliticizzare una parte della generazione del 1968, originariamente deviata ed imprigionata dal gauchisme. Hanno già ricominciato a riattivare vecchi militanti, non solo della CCI ma anche di altre organizzazioni proletarie. Ogni manifestazione di questo fermento rappresenta un potenziale prezioso di riappropriazione dell’identità di classe, dell’esperienza di lotta e della prospettiva storica del proletariato. Ma questi differenti potenziali non possono realizzarsi se non riuniti attraverso un’organizzazione che rappresenti la coscienza storica, il metodo marxista e l’approccio organizzativo che, oggi, solo la CCI può offrire. Ciò rende lo sviluppo costante ed a lungo termine delle capacità teoriche, la comprensione militante e la centralizzazione dell’organizzazione fattori cruciali per la prospettiva storica”.

Il congresso ha sottolineato tutta l’importanza del lavoro teorico nella situazione presente: “L’organizzazione non può soddisfare le sue responsabilità né verso le minoranze rivoluzionarie, è verso la classe come un tutto, che a condizione di essere capace di comprendere il processo che prepara il futuro partito nel contesto più ampio dell’evoluzione generale della lotta di classe. La capacità della CCI ad analizzare i cambiamenti nel rapporto di forza tra le classi e ad intervenire nelle lotte e verso il processo il riflessione politico nella classe, ha un’importanza a lungo termine, per l’evoluzione della lotta di classe. Ma già oggi, a breve termine, essa è cruciale per la conquista del nostro ruolo dirigente verso la nuova generazione politicizzata. L’organizzazione deve continuare questa riflessione teorica, traendo il massimo di lezioni concrete dal suo intervento, superando gli schemi del passato.”

Infine, il congresso ha apportato un’attenzione tutta particolare alla questione sulla quale si conclude la piattaforma della nostra organizzazione: “I rapporti che si stabiliscono tra le diverse parti ed i diversi militanti dell’organizzazione portano necessariamente le stigmate della società capitalista e non possono quindi costituire un’isola di rapporti comunisti in seno a questa. Ciò nondimeno, essi non possono essere in contraddizione flagrante con lo scopo perseguito dai rivoluzionari e si poggiano necessariamente su di una solidarietà ed una fiducia reciproca che sono una delle impronte dell’appartenenza dell’organizzazione alla classe portatrice del comunismo.”

E una tale esigenza, come tutte le altre alle quali deve far fronte un’organizzazione marxista, passa attraverso una riflessione teorica:

“Nella misura in cui le questioni di organizzazione e di comportamento sono oggi al centro dei dibattiti all’interno ed all’esterno dell’organizzazione, un asse centrale del nostro lavoro teorico nei due anni a venire sarà la discussione dei differenti testi di orientamento (che abbordano questi soggetti). Queste questioni ci portano alle radici delle recenti crisi organizzative, toccando le basi di fondo del nostro impegno militante, e sono delle questioni centrali della rivoluzione nell’epoca della decomposizione. Esso sono dunque chiamate a giocare un ruolo centrale nel rinnovamento della convinzione militante e nel ritorno al gusto per la teoria e per il metodo marxista che tratta ogni questione con un approccio storico e teorico.”

Delle prospettive entusiasmanti

I congressi della CCI sono sempre dei momenti di entusiasmo per l’insieme dei suoi membri. Come potrebbe essere altrimenti quando militanti venuti da tre continenti e da tredici paesi, animati dalle stesse convinzioni, si ritrovano per discutere insieme delle prospettive del movimento storico del proletariato. Ma il 16° congresso è stato ancora più entusiasmante della maggior parte dei precedenti.

Per circa la metà dei suoi trenta anni di esistenza, la CCI ha vissuto quando il proletariato conosceva un riflusso della sua coscienza, un’asfissia delle sue lotte ed un esaurimento di nuove forze militanti. Per più di un decennio una delle parole d’ordine centrali della nostra organizzazione è stata “resistere”. E’ stata una prova difficile ed un certo numero di “vecchi” militanti non hanno resistito (in particolare quelli che hanno costituito la FICCI e quelli che hanno abbandonato la lotta nei momenti di crisi conosciuti nel corso di questo periodo).

Oggi, quando la prospettiva si schiarisce, possiamo dire che la CCI, come un tutto, ha superato questa prova. E ne esce rinforzata. Un rafforzamento politico, come possono giudicare i lettori della nostra stampa (dai quali riceviamo un munsero crescente di lettere d’incoraggiamento). Ma anche un rafforzamento numerico poiché, al momento, le nuove adesioni sono più numerose che le defezioni che abbiamo vissuto con la crisi del 2001. E ciò che è rimarchevole è che un numero significativo di queste adesioni concerne dei giovani, che non hanno dovuto subire, e quindi superare, le deformazioni provocate dalla militanza in organizzazioni gauchiste. Elementi giovani il cui dinamismo ed il cui entusiasmo rimpiazzano centuplicate le “forze militanti” affaticate ed usurate che ci hanno lasciato.

Quello presente al 16° congresso è stato un entusiasmo lucido. Non aveva niente a che vedere con l’euforia illusoria che aveva pervaso altri congressi della nostra organizzazione (euforia il più delle volte più particolarmente propria di quelli che poi ci hanno lasciato). La CCI dopo trenta anni di esistenza ha imparato (4), qualche volta dolorosamente, che il cammino che porta alla rivoluzione non è un’autostrada, ma un percorso sinuoso, pieno di insidie, disseminato di trappole che la classe dominante tende al suo mortale nemico, la classe operaia, per distoglierlo dal suo fine storico. I membri della nostra organizzazione oggi sanno bene che militare non è una cosa facile; che non è necessaria solo una solida convinzione, ma molta abnegazione, tenacia e pazienza.

La coscienza della difficoltà del nostro compito non è un fattore di scoraggiamento. Al contrario, è un fattore supplementare del nostro entusiasmo.

Attualmente il numero di partecipanti alle nostre riunioni pubbliche vede un aumento sensibile, mentre sempre più corrispondenza ci arriva dalla Grecia, dalla Russia, dalla Moldavia, dal Brasile, dall’Argentina, dall’Algeria per porre direttamente la candidatura alla nostra organizzazione, per ingaggiare delle discussioni o semplicemente per chiedere delle pubblicazioni, ma sempre con una prospettiva militante. Tutti questi elementi ci permettono di sperare in uno sviluppo della presenza delle posizioni comuniste nei paesi dove la CCI non ha ancora una sezione, di vedere la creazione di nuove sezioni in questi paesi. Noi salutiamo questi compagni che si orientano verso le posizioni comuniste e verso la nostra organizzazione e diciamo loro: “Avete fatto la scelta giusta, la sola possibile se avete la prospettiva di integrarvi nella lotta per la rivoluzione proletaria. Ma questa non è la scelta della facilità: non conoscerete successi rapidi, ci vorrà della pazienza e della tenacia e bisognerà non scoraggiarsi quando i risultati ottenuti non saranno all’altezza delle vostre speranze. Ma non sarete soli: i militanti attuali della CCI saranno al vostro fianco e sono coscienti della responsabilità che rappresenta per loro il vostro cammino. La loro volontà, che si è espressa al 16° congresso, è di essere all’altezza di questa responsabilità.”

CCI

1. un resoconto più esaustivo dei lavori di questo congresso è pubblicato nella Revue Internazionale n°122.

2. Pretesa “Frazione Interna della CCI”, composta da alcuni militanti di lunga data della nostra organizzazione che hanno iniziato a comportarsi come degli isterici fanatici alla ricerca di capri espiatori, come dei mascalzoni ed alla fine come delle spie.

3. Vedi l’articolo “Il Nucleo Comunista Internacional: uno sforzo di presa di coscienza del proletariato in Argentina”, Revue Internazionale n°120.

4. O piuttosto riacquisito, perché questo è un insegnamento di cui erano ben coscienti le organizzazioni comuniste del passato, ed in particolare la Frazione italiana della Sinistra comunista a cui si richiama la CCI.