Memorie di un rivoluzionario (A. Stinas, Grecia): nazionalismo e antifascismo

Gli estratti
del libro di A. Stinas, comunista rivoluzionario greco (1), che qui
pubblichiamo sono un attacco alla resistenza antifascista nella seconda guerra
mondiale. Essi contengono una denuncia impietosa di ciò che resta della fusione
di tre mistificazioni particolarmente mortali per il proletariato: la
"difesa dell'URSS", il "nazionalismo" e
l'"antifascismo democratico".

L'esplosione
dei nazionalismi in quella che fu l'URSS e del suo impero dell'Europa dell'Est,
così come lo sviluppo di gigantesche campagne ideologiche
"antifasciste" in particolare nei paesi dell'Europa occidentale,
danno a queste righe scritte alla fine degli anni '40 tutta la loro attualità
(2).

Per l'ordine
costituito, oggi, è sempre più difficile giustificare ideologicamente il suo
dominio: glielo impedisce il disastro generato dalle sue leggi. Ma di fronte
alla sola forza capace di abbatterlo e di instaurare un altro tipo di società,
di fronte al proletariato, la classe dominante dispone ancora di armi
ideologiche capaci di dividere il suo nemico e di mantenerlo sottomesso alle
frazioni nazionali del capitale. Il nazionalismo e l'"antifascismo"
sono in prima linea nell'arsenale controrivoluzionario della borghesia.

A. Stinas
riprende l'analisi marxista di Rosa Luxemburg sulla questione nazionale
ricordando che nel capitalismo arrivato alla sua fase imperialista "(...)
la nazione si è liberata della sua missione storica. Le guerre di liberazione
nazionale e le rivoluzioni democratico-borghesi sono ormai prive di
senso". A partire da ciò egli denuncia e distrugge l'argomentazione di
tutti coloro che hanno chiamato a partecipare alla "resistenza
antifascista" durante la II guerra mondiale con il pretesto che la sua
stessa dinamica "popolare" e "antifascista" poteva condurre
alla rivoluzione.

Stinas e
l'Uci (Unione comunista internazionalista) fanno parte di quel pugno di
rivoluzionari che durante la seconda guerra mondiale seppero andare
controcorrente di fronte a tutti i nazionalismi e rifiutarono di sostenere la
"democrazia" contro il fascismo, abbandonando l'internazionalismo
proletario in nome della "difesa dell'Urss" (3).

Poiché sono
poco conosciuti anche nel milieu rivoluzionario, in parte per il fatto che i
loro lavori esistono solo in lingua greca, è utile dare qualche elemento sulla
loro storia.

****************************

Stinas
apparteneva alla generazione dei comunisti che conobbero il grande periodo
dell'ondata rivoluzionaria internazionale che mise fine alla I Guerra mondiale.
Restò fedele per tutta la sua vita alle speranze sollevate dall'Ottobre rosso
del 1917 e dalla rivoluzione tedesca del 1919. Membro del Partito Comunista
Greco (in un periodo in cui i PC non erano ancora passati nel campo della
borghesia) fino alla sua espulsione nel 1931, egli fu, in seguito, membro
dell'Opposizione leninista che pubblicava il periodico Bandiera del Comunismo e che si richiamava a Trotsky, simbolo
internazionale della resistenza allo stalinismo.

Nel 1933, in
Germania, Hindenburg dà il potere a Hitler e il fascismo diventa il regime
ufficiale. Stinas sostiene che la vittoria del fascismo suona la campana a
morte dell'Internazionale Comunista (così come il 4 agosto del 1914 aveva
segnato la morte della II Internazionale), che le sue sezioni sono
definitivamente perse per la classe operaia, che da organi di lotta quali erano
all'origine esse si sono trasformate in nemici del proletariato. Il compito dei
rivoluzionari nel mondo intero è dunque la costituzione di nuovi partiti
rivoluzionari al di fuori dell'IC e contro di essa.

Un intenso
dibattito provoca una crisi nell'organizzazione trotskista e Stinas la lascia
dopo essere stato posto in minoranza. Nel 1935 entra ne Il Bolscevico, un'organizzazione che si era staccata
dall'archeomarxismo, per costituire, a partire da questa, una nuova
organizzazione che prese il nome di Unione Comunista Internazionalista. L'Uci
era all'epoca la sola sezione riconosciuta in Grecia della Lega Comunista
Internazionalista (Lci) - la IV Internazionale sarà costituita solo nel 1938.

L'Uci, dal
1937, aveva rifiutato la parola d'ordine, fondamentale per la IV
Internazionale, della "difesa dell'Urss". Stinas e i suoi compagni
non erano arrivati a questa posizione come sbocco di un dibattito sulla natura
sociale dell'Urss, ma dopo un esame critico delle parole d'ordine e della
politica della Lci di fronte all'imminenza della guerra. L'Uci voleva
sopprimere tutti gli aspetti del suo programma attraverso i quali il
socialpatriottismo avrebbe potuto infiltrarsi con la copertura della difesa
dell'Urss.

Durante la
seconda guerra imperialista Stinas, da internazionalista intransigente, resta
fedele ai principi del marxismo rivoluzionario quali quelli difesi ed applicati
da Lenin e dalla Luxemburg durante la I guerra mondiale.

L'Uci, dopo
il 1934, era la sola corrente trotskista in Grecia. Durante gli anni della
guerra e dell'occupazione, isolato dagli altri paesi, questo gruppo era
convinto che tutti i trotskisti lottassero allo stesso modo, controcorrente e
sulle stesse linee dell'Uci.

Le prime
informazioni sulla posizione dell'Internazionale Trotskista lasciarono Stinas e
i suoi compagni a bocca aperta. La lettura del testo francese "I trotskisti nella lotta contro i nazisti"
gli fornirono le prove che i trotskisti avevano combattuto i tedeschi come
tutti i bravi patrioti. Poi seppero dell'atteggiamento odioso di Cannon e del Socialist Workers Party negli USA.

La IV
Internazionale durante la guerra, cioè durante le condizioni che mettono alla
prova le organizzazioni della classe operaia, si era sbriciolata. Le sue
sezioni, alcune apertamente, altre con la scusa della "difesa
dell'Urss", erano passate al servizio delle rispettive borghesie e avevano
contribuito al massacro imperialista.

L'Uci,
nell'autunno del 1947, ruppe ogni legame politico e organizzativo con la IV
Internazionale. Negli anni che seguirono, anni del peggiore periodo
controrivoluzionario, quando i gruppi rivoluzionari erano ridotti a minuscole
minoranze e quando coloro che erano rimasti fedeli ai principi
dell'internazionalismo proletario e della rivoluzione d'ottobre erano
completamente isolati, Stinas diventò il principale rappresentante in Grecia
della corrente "Socialisme ou barbarie". Questa corrente, che non
arrivò mai a fare completa chiarezza sui rapporti di produzione capitalistici
in Urss - sviluppando la teoria di una sorta di terza via fondata su una nuova
divisione fra "dirigenti" e "diretti" - si allontanò sempre
di più dal marxismo per chiudere definitivamente con esso negli anni '60. Alla
fine della sua vita Stinas non ebbe più alcuna vera attività politica
organizzata. Si avvicinò agli anarchici e morì nel 1987.

                                CR

MARXISMO E
NAZIONE

La nazione è
il prodotto della storia, come la tribù, la famiglia, la città. Ha un ruolo
storico necessario e dovrà sparire una volta svolto questo compito.

La classe
portatrice di questa organizzazione sociale è la borghesia. Lo stato nazionale
si confonde con lo stato della borghesia e, storicamente, l'opera progressista
della nazione e del capitalismo si ricongiungono: creare, con lo sviluppo delle
forze progressive, le condizioni materiali del socialismo.

Questa opera
progressista ha la sua fine nell'epoca dell'imperialismo, delle grandi potenze
imperialiste, con i loro antagonismi e le loro guerre.

La nazione ha
esaurito la sua missione storica. Le guerre di liberazione nazionale e le
rivoluzioni democratico-borghesi sono ormai prive di senso.

All'ordine
del giorno c'è la rivoluzione proletaria che non genera, nè mantiene, ma
abolisce le frontiere e unisce tutti i popoli della terra in una comunità
mondiale. La difesa della nazione e della patria, nella nostra epoca, non sono
altro che la difesa dell'imperialismo, del sistema sociale che genera le
guerre, che non può vivere senza guerra e che porta l'umanità al caos e alla
barbarie. Questo è vero sia per le grandi potenze imperialistiche che per le
piccole nazioni le cui classi dirigenti sono, e non possono che essere, i
complici e gli alleati delle grandi potenze.

"Al
momento attuale il socialismo è la sola speranza dell'umanità. Al di sopra di
pezzi di mondo capitalista che finalmente stanno crollando, brillano a lettere
di fuoco le parole del Manifesto Comunista: socialismo o caduta nella
barbarie" (R. Luxemburg, 1918).

Il socialismo
è compito degli operai del mondo intero e il terreno della sua edificazione,
tutta l'estensione della crosta terrestre. La lotta per il rovesciamento del
capitalismo e l'edificazione del socialismo unisce tutti gli operai del mondo.
La geografia fissa una ripartizione di compiti: il nemico immediato degli
operai di ciascun paese è la propria classe dirigente; è il loro settore del
fronte internazionale di lotta per rovesciare il capitalismo mondiale.

Se le masse
lavoratrici di ciascun paese non prendono coscienza che esse sono solo una
parte di una classe che è mondiale, non potranno mai impegnarsi sul cammino
della loro emancipazione sociale.

Non è il
sentimentalismo che fa sì che la lotta per il socialismo in un dato paese sia
parte integrante della lotta per la società socialista mondiale, ma
l'impossibilità del socialismo in un solo paese. L'unico "socialismo"
dai colori nazionali e con l'ideologia nazionale che ci ha dato la storia è
quello di Hitler e l'unico "comunismo" nazionale quello di Stalin.

La lotta
all'interno di ciascun paese contro la classe dirigente e la solidarietà con le
masse lavoratrici del mondo intero sono, alla nostra epoca, i due principi
fondamentali del movimento delle masse popolari per la loro liberazione economica,
politica e sociale. Questo vale tanto per la "pace" che per la
guerra.

La guerra fra
i popoli è fraticida, la sola guerra giusta è quella dei popoli che
fraternizzano al di là delle nazioni e delle frontiere contro i loro
sfruttatori.

Il compito
dei rivoluzionari, in tempo di "pace" come in tempo di guerra, è
quello di aiutare le masse a prendere coscienza dei fini e dei mezzi del loro
movimento, a sbarazzarsi della tutela delle burocrazie politiche e sindacali, a
prendere nelle loro mani i propri interessi, a non avere fiducia in
nessun'altra "direzione" che quella degli organi esecutivi che hanno
esse stesse eletto e che possono revocare in ogni istante, ad acquistare le
coscienze della loro responsabilità politica e, all'inizio, soprattutto ad emanciparsi
dal mito nazionale e patriottico.

Questi sono i
principi del marxismo rivoluzionario quali Rosa Luxemburg li ha formulati e
messi in pratica e che hanno diretto la sua politica e la sua azione durante la
prima guerra mondiale. Questi principi hanno guidato la nostra politica e la
nostra azione nella seconda guerra mondiale (...)

LA
RESISTENZA ANTIFASCISTA: UN’APPENDICE DELL'IMPERIALISMO

Il
"movimento della resistenza", cioè la lotta contro i tedeschi in
tutte le sue forme, dal sabotaggio alla guerra partigiana, nei paesi occupati
non può essere giudicata fuori del contesto della guerra imperialista di cui
essa è parte integrante. Il suo carattere progressivo o reazionario non è
determinato dalla partecipazione delle masse, nè dagli obiettivi antifascisti,
nè dall'oppressione dell'imperialismo tedesco, ma in funzione del carattere
della guerra: progressista o reazionaria.

L'ELAS come
l'EDES (4) erano eserciti che continuavano la guerra contro i tedeschi e gli
italiani all'interno del paese. Solo questo determina la nostra posizione nei
loro confronti. Partecipare al movimento di resistenza, quali che siano le
parole d'ordine e le motivazioni, significa partecipare alla guerra.
Indipendentemente dalle disposizioni delle masse e dalle intenzioni della loro
direzione, questo movimento, in ragione della guerra che ha condotto nelle
condizioni del secondo massacro imperialista, è l'organo e l'appendice del
campo imperialista alleato. (...)

Il
patriottismo delle masse e il loro atteggiamento rispetto alla guerra, anche se
contrari ai loro interessi storici, sono fenomeni molto conosciuti dalla guerra
precedente e Trotsky, in tantissimi testi, aveva instancabilmente messo in
guardia sul pericolo  che i rivoluzionari
potessero essere sorpresi e potessero lasciarsi trascinare dalla corrente. Il
dovere dei rivoluzionari internazionalisti è quello di tenersi al di sopra
della corrente e di difendere controcorrente gli interessi storici del
proletariato. Questo fenomeno non si spiega solo per i mezzi tecnici utilizzati,
la propaganda, la radio, la stampa, le sfilate, l'atmosfera di esaltazione
creata all'inizio della guerra, ma anche dallo spirito della masse quale
risulta dall'evoluzione politica anteriore, dalle disfatte della classe
operaia, dal suo scoraggiamento, dalla perdita di fiducia nella sua forza e nei
mezzi di azione, dalla dispersione del movimento internazionale e dalla
politica opportunista condotta dai suoi partiti. Non esiste nessuna legge
storica che fissi il lasso di tempo finito il quale le masse, all'inizio
trascinate nella guerra, finiranno col rialzarsi. Sono le condizioni politiche
concrete che svegliano la coscienza di classe. Le conseguenze orribili della
guerra fanno sparire l'entusiasmo patriottico. Con la crescita dello scontento,
l'opposizione agli imperialisti ed ai propri dirigenti che ne sono gli agenti,
si approfondisce di più e risveglia in loro la coscienza di classe. Le
difficoltà della classe dirigente aumentano, la situazione evolve verso la
rottura dell'unità interna, il crollo del fronte interno e verso la
rivoluzione. I rivoluzionari internazionalisti contribuiscono all'accelerazione
dei ritmi di questo processo obiettivo con la lotta intransigente contro tutte
le organizzazioni patriottiche e socialpatriottiche, aperte o mascherate, con
l'applicazione conseguente della politica del disfattismo rivoluzionario.

Gli
strascichi della guerra, nelle condizioni dell'Occupazione, hanno avuto
un'influenza completamente diversa sulla psicologia delle masse e sui loro
rapporti con la borghesia. La loro coscienza di classe è caduta nell'odio
nazionalista, costantemente rafforzato dal comportamento barbaro dei tedeschi;
la confusione si è aggravata, l'idea di nazione e del suo destino è stata posta
al di sopra delle differenze sociali, l'unità nazionale si è rafforzata e le
masse sono sempre più sottomesse alla loro borghesia, rappresentata dalle
organizzazioni di resistenza nazionale. Il proletariato industriale, spezzato
dalle disfatte precedenti e col suo peso specifico eccezionalmente diminuito,
si è trovato prigioniero di questa situazione spaventosa durante tutta la
durata della guerra.

Se la collera
ed il sollevamento delle masse contro l'imperialismo tedesco nei paesi occupati
erano "giusti", quelli delle masse tedesche contro l'imperialismo
alleato, contro i barbari bombardamenti dei quartieri operai erano altrettanto
giusti. Ma questa collera giustificata, che è rafforzata con tutti i mezzi dai
partiti della borghesia di ogni sfumatura, poteva essere sfruttata solo dagli
imperialisti per i loro interessi. Il compito dei rivoluzionari rimasti al di
sopra della corrente è quello di dirigere questa collera contro la
"propria" borghesia. Solo questo scontento contro la nostra
"propria" borghesia può diventare una forza storica, il mezzo per
sbarazzarsi una volta per tutte delle guerra e delle distruzioni.

Nel momento
in cui il rivoluzionario, durante la guerra, fa solo allusione all'oppressione
dell'imperialismo "nemico" nel suo paese, diventa vittima della
ristretta mentalità nazionalista e della logica socialpatriottica e taglia i
legami che uniscono il pugno di operai rivoluzionari che sono restati fedeli
alla loro bandiera nei diversi paesi, nell'inferno in cui il capitalismo in
decomposizione ha gettato l'umanità. (...)

La lotta
contro i nazisti nei paesi occupati dai tedeschi era un inganno e uno dei mezzi
utilizzati dall'imperialismo alleato per mantenere le masse incatenate al suo
carro di guerra. La lotta contro i nazisti era compito del proletariato
tedesco, ma essa era possibile solo se gli operai di tutti i paesi combattevano
contro la propria borghesia. L'operaio dei paesi occupati che combatteva i
nazisti combatteva per conto dei propri sfruttatori, non per i propri interessi
e coloro che l'hanno trascinato e spinto in questa guerra erano, quali che
fossero le loro intenzioni e le loro giustificazioni, degli agenti degli
imperialisti. L'appello ai soldati tedeschi a fraternizzare con gli operai dei
paesi occupati nella comune lotta contro i nazisti era, per il soldato tedesco,
un inganno dell'imperialismo alleato. Solo l'esempio della lotta del
proletariato greco contro la "propria" borghesia che, nella
condizione di occupazione significava lottare contro le organizzazioni
nazionaliste, avrebbe potuto svegliare la coscienza di classe degli operai
tedeschi irreggimentati e rendere possibile la fraternizzazione e, infine, la
lotta del proletariato tedesco contro Hitler.

L'ipocrisia e
l'inganno sono strumenti indispensabili alla conduzione della guerra, alla
stessa stregua dei carri armati, degli aerei o dei cannoni. La guerra non è
possibile senza la conquista delle masse. Ma per conquistarle è necessario che
esse credano di combattere per la difesa dei loro beni. Tutte le parole
d'ordine, tutte le promesse di "libertà, prosperità, schiacciamento del
fascismo, riforme socialiste, repubblica popolare, difesa dell'URSS,
ecc.", mirano a questo fine. Questo lavoro è riservato soprattutto ai
partiti "operai" che utilizzano la loro autorità, la loro influenza,
i loro legami con le masse lavoratrici, le tradizioni del movimento operaio
perché questo si lasci meglio ingannare e strangolare. Le illusioni delle masse
sulla guerra, senza le quali essa è impossibile, non la rendono per questo
progressista e solo i più ipocriti socialpatrioti possono servirsene per
giustificarla. Tutte le promesse, tutti i proclami, tutte le parole d'ordine
dei PC e PS in questa guerra non sono che delle trappole. (...)

La
trasformazione di un movimento in lotta politica contro il regime capitalista
non dipende da noi e dalla forza di convinzione delle nostre idee, ma dalla
natura stessa di questo movimento. "Accelerare e facilitare la
trasformazione del movimento di resistenza in movimento di lotta contro il
capitalismo" sarebbe stato possibile se questo movimento, nel suo
sviluppo, avesse potuto creare da sè, nei rapporti di classe, la coscienza e,
nella psicologia di massa, delle condizioni più favorevoli alla trasformazione
in lotta politica generale contro la borghesia e dunque in rivoluzione
proletaria.

La lotta della
classe operaia per le sue rivendicazioni economiche e politiche immediate può
trasformarsi nel corso del suo sviluppo, in lotta politica d'insieme per
rovesciare la borghesia. Ma essa è resa possibile dalla forma stessa di questa
lotta: le masse, con l'opposizione alla loro borghesia, al suo stato e con la
natura di classe delle sue rivendicazioni, si sbarazzano delle illusioni
nazionaliste riformiste e democratiche, si liberano dell'influenza delle classi
nemiche, sviluppano la loro coscienza, la loro iniziativa, il loro spirito
critico e la fiducia in esse stesse. Con l'estensione del campo di lotta le
masse partecipano sempre più numerose e più profondamente è scavato il suolo
sociale, più si distinguono chiaramente i fronti delle classi e più il proletariato
rivoluzionario diventa l'asse principale delle masse in lotta. L'importanza del
partito rivoluzionario è enorme per accelerare i ritmi, per la presa di
coscienza, per l'assimilazione dell'esperienza, per la comprensione da parte
delle masse, per organizzare il sollevamento e assicurarne la vittoria. Ma è il
movimento stesso, con la sua natura e la sua logica interna, che dà forza al
partito. E' un processo obiettivo di cui la politica del movimento
rivoluzionario è l'espressione cosciente. La crescita del "movimento di
resistenza" ha avuto, proprio per la sua natura, il risultato esattamente
inverso: ha portato alla rovina la coscienza di classe, ha rafforzato le
illusioni e l'odio nazionalisti, ha disperso ed atomizzato ancora di più gli
operai nella massa anonima della nazione, li ha sottomessi maggiormente alla
borghesia nazionale, ha portato in superficie ed alla direzione gli elementi
più ferocemente nazionalisti.

Oggi, ciò che
resta del movimento di resistenza (l'odio e i pregiudizi nazionalisti, i
ricordi e le tradizioni di questo movimento che fu così abilmente utilizzato
dagli stalinisti e dai socialisti) è l'ostacolo più grosso ad un orientamento
di classe delle masse. Se ci fossero state delle possibilità oggettive affinchè
si trasformasse in lotta politica contro il capitalismo, queste avrebbero
dovuto manifestarsi senza la nostra partecipazione. Ma da nessuna parte abbiamo
vista una tendenza proletaria sorgere da questi ranghi, per quanto confusa
potesse essere. (...)

Il cedimento
dei fronti e l'occupazione militare del paese, come di quasi tutta l'Europa da
parte degli eserciti dell'Asse, non cambiano il carattere della guerra, non
creano una questione nazionale e non modificano i nostri obiettivi strategici
nè i nostri compiti fondamentali. Il compito del partito proletario in queste
condizioni è quello di rendere più acuta la lotta contro gli organismi
nazionalisti e di proteggere la classe operaia dall'odio antitedesco e dal
veleno nazionalista.

I
rivoluzionari internazionalisti partecipano alle lotte delle masse per le loro
rivendicazioni economiche e politiche immediate, tentano di dare un chiaro
orientamento di classe e si oppongono con tutte le loro forze allo sfruttamento
nazionalista di queste lotte. Invece di prendersela con i tedeschi o gli
italiani essi spiegano perché la guerra è scoppiata, guerra la cui barbarie
nella quale viviamo è la conseguenza inevitabile, denunciano con coraggio i
crimini del loro "proprio" campo imperialista e della borghesia
rappresentata delle differenti organizzazioni nazionaliste, chiamano le masse
alla fraternizzazione coi soldati italiani e tedeschi per la lotta comune per
il socialismo. Il partito proletario condanna tutte le lotte patriottiche per
quanto massicce possano essere e quale che sia la loro forma, e chiamano
apertamente gli operai ad astenersene.

Il
disfattismo rivoluzionario, nelle condizioni di Occupazione, incontra degli
ostacoli spaventosi e mai visti prima. Ma le difficoltà non possono cambiare i
nostri compiti. Al contrario, più la corrente è forte, più l'attaccamento del
movimento rivoluzionario ai suoi principi deve esser rigoroso, più deve opporsi
alla corrente con intransigenza. Solo questa politica lo renderà capace domani
di esprimere i sentimenti delle masse rivoluzionarie e di trovarsi così alla
loro testa. La politica della sottomissione alla corrente, cioè la politica del
rafforzamento del movimento di resistenza, aggiungerebbe un ostacolo
supplementare ai tentativi di orientamento di classe degli operai e
distruggerebbe il partito.

Il
disfattismo rivoluzionario, la politica internazionalista contro la guerra e
contro il movimento di resistenza mostra oggi, e mostrerà sempre di più negli
eventi rivoluzionari a venire, tutta la sua forza ed il suo valore.

                         A. Stinas

1. Tratto dalle sue "Memorie di un
rivoluzionario". Questa opera, scritta nell'ultimo periodo della sua vita,
copre essenzialmente gli avvenimenti degli anni che vanno dal 1912 al 1950 in
Grecia: dalle guerre balcaniche che annunciavano la I guerra mondiale alla
guerra civile, prolungamento del secondo olocausto del 1939-45. L'ironia della
storia ha fatto sì che siano le edizioni "La Brèche" legate alla 4a
Internazionale di Mandel che hanno pubblicato in francese queste memorie. La
loro pubblicazione è certamente dovuta a quello che fu "il papa della 4a
Internazionale" dal 1943 al 1961, Pablo ed al suo nazionalismo essendo
egli stesso greco, dato che il libro denuncia senza ambiguità le azioni dei
trotskisti durante la seconda guerra mondiale e dopo.

2. La Grecia, paese di Stinas, è scosso
-al momento in cui scriviamo- da un'ondata di nazionalismo orchestrata dal
governo e da tutti i grandi partiti "democratici". Questi, nel
dicembre 1992, hanno fatto sfilare un milione di persone nelle strade di Atene
per difendere il nome di Macedonia per la provincia greca contro il
"riconoscimento" della Macedonia nella ex-Yugoslavia in
decomposizione!

3. Stinas ignorava che ci fossero altri
gruppi a difendere in altri paesi le sue stesse posizioni: le correnti della
Sinistra comunista italiana (in Francia ed in Belgio in particolare),
tedesco-olandese (il Communistenbond Spartacus, in Olanda), dei gruppi in rotta
col trotskismo come quello di Munis, in esilio in Messico, o il RKD composto di
militanti austriaci e francesi.

4. Nome di eserciti della resistenza
controllati essenzialmente dagli stalinisti e dai socialisti.

Geografiche: 

Patrimonio della Sinistra Comunista: 

Correnti politiche e riferimenti: