Una nuova riunione pubblica nella Repubblica dominicana: Crisi e decadenza del capitalismo

Lo scorso 25
giugno si è tenuta una riunione pubblica a Santiago, seconda città della
Repubblica dominicana, organizzata dal Nucleo di discussione internazionalista della
Repubblica dominicana (NDIRD). È la seconda volta che il nucleo organizza una
riunione pubblica e che invita la CCI a fare la presentazione del tema che, questa
volta, è stato: “Crisi e decadenza del
capitalismo

[1]

.

I compagni del
NDIRD hanno presentato la riunione sottolineando l’importanza di questo tipo di
avvenimenti per far conoscere le posizioni della Sinistra comunista attraverso
un dibattito aperto e fraterno. Proprio per favorire il dibattito, la
presentazione dell’argomento è durata solamente venti minuti.

La riunione ha raccolto
più di 25 persone. Il numero dei giovani è stato notevole (quasi la metà dei
partecipanti), caratteristica che osserviamo anche nelle riunioni pubbliche
tenute in altri paesi dell’America latina dove abbiamo avuto la possibilità d’intervenire.
I partecipanti hanno manifestato un interesse reale all’ascolto della
presentazione ed il dibattito che questa ha suscitato ha espresso un’autentica preoccupazione
rispetto alle inquietudini provocate dalla crisi del capitalismo, e non solo
per il proletariato ma per l’insieme dell’umanità.

Ecco un breve resoconto
della riunione e delle domande che sono state poste nel dibattito.

Come si può spiegare la creazione di mercati
artificiali attraverso l’indebitamento?

Questa interessante
domanda di un giovane partecipante rispondeva ad un’affermazione della
presentazione dove dicevamo che il capitalismo richiede per il suo sviluppo dei
mercati solvibili, cioè dei settori che hanno una reale capacità di consumare
le merci prodotte. Con l’entrata del capitalismo nella sua fase di decadenza,
periodo apertosi con la Prima Guerra mondiale, si è sviluppato un esaurimento
progressivo di questi mercati solvibili. Ed è per tale motivo che “Come palliativo a questo esaurimento dei
mercati solvibili esterni alla sfera capitalista, la borghesia ha utilizzato il
credito; questo stesso palliativo è stato poi massicciamente utilizzato a
partire dagli anni ‘60; in questo senso, il capitalismo decadente, per
sopravvivere, aveva creato un mercato artificiale basato sul credito”

(testo di presentazione).

E’ precisamente
a partire dagli anni ‘70 che i paesi della periferia, e tra questi quelli dell’America
latina, hanno iniziato un ricorso massiccio all’indebitamento, in gran parte
per acquistare beni e servizi prodotti nei paesi centrali, gli stessi che
finanziavano questi crediti. E’ per tale motivo che durante gli ultimi quattro
decenni del secolo scorso i paesi della periferia hanno accumulato praticamente
dei debiti impossibili da rimborsare, che continuano a crescere ed il cui
pagamento dilapida un’importante percentuale del PIL di questi Stati.

Abbiamo dato
come esempio recente di questi mercati artificiali la crescita del settore
immobiliare negli Stati Uniti che si è basata sulla vendita a credito di immobili.
La “bolla immobiliare” è esplosa “quando non è stato più possibile rimborsare
i crediti perché la crisi si era sviluppata nel mondo ed i tassi di interesse erano
aumentati, per cui questo sistema di credito è esploso.
Ma ad esplodere
sono le contraddizioni interne dell’economia capitalista: quelle della
saturazione dei mercati solvibili. Ed anche la crisi del credito come palliativo”
(idem).

Se c’è stata una ripresa dopo la crisi del 1929,
perché ora non esiste una riattivazione dell’economia come negli anni ‘50 e ‘60?

Abbiamo risposto
che la crisi del 1929 è stata la prima grande crisi del capitalismo decadente i
cui effetti sono stati risentiti durante il decennio degli anni ‘30 e che ha
avuto come corollario la Seconda Guerra mondiale. Dopo questa crisi c’è stata l’importante
ripresa economica del dopoguerra che si è basata sull’applicazione di politiche
keynesiane, sull’aumento della produttività del lavoro e su un migliore
sfruttamento sia delle economie precapitaliste dei paesi della periferia che dei
settori precapitalisti dei paesi più industrializzati. Ma sono proprio questi
meccanismi che mostrano di esaurirsi alla fine degli anni ‘60 quando il
capitalismo entra di nuovo in crisi. Per far fronte a questa nuova crisi, la
borghesia ricorre all’utilizzazione massiccia di questo palliativo - il credito
- che permette al capitalismo di rinviare per oltre quarant’anni la caduta
brutale dell’economia, come la vediamo attualmente.

Noi diciamo che
la crisi attuale è peggiore di quella del 1929. Come è stato detto nella
presentazione, la crisi attuale è una crisi del credito. Poiché la “soluzione”
che propone la borghesia mondiale è quella di un maggiore indebitamento, questo
non può che preparare inevitabilmente delle crisi ancora peggiori in futuro.

Come può battersi il proletariato se la disoccupazione
tende a farlo scomparire?

Un compagno,
nell’esprimere questa preoccupazione, faceva l’esempio della situazione della “zona
franca” di Santiago, una delle più importanti concentrazioni di fabbriche e di
imprese di subappalto del paese, dove si è sviluppato con la crisi un forte
livello di disoccupazione. Abbiamo risposto che, effettivamente, uno dei
flagelli della crisi del capitalismo è la crescita rapida della disoccupazione;
ma ciò non significa la scomparsa del proletariato perché è inconcepibile una
borghesia senza proletari da sfruttare. Innanzitutto, il lavoratore non perde
la sua condizione di proletario quando diventa disoccupato. Si cominciano già a
vedere delle mobilitazioni di disoccupati in alcuni paesi. Inoltre, a far parte
del proletariato non sono solo i lavoratori del settore manifatturiero o di
fabbrica, ma anche, ed in buon numero, gli impiegati del settore pubblico, gli
insegnanti, i lavoratori della sanità, ecc., settori che hanno un peso
quantitativamente importante nei paesi dell’America latina.

È indubbio che
la crisi colpisce duramente i lavoratori perché alla fine tocca proprio a loro
pagare i cocci, tuttavia è proprio questa situazione che li spinge
inevitabilmente alla lotta, tanto in Repubblica dominicana che a livello
mondiale.

Perché, tra le conseguenze della crisi, la CCI parla
anche dello sviluppo di imperialismi regionali e locali?

Nella nostra
presentazione abbiamo detto che questa crisi, tappa ulteriore nel crollo del capitalismo,
ha avuto non solo delle conseguenze a livello economico e sulla lotta del
proletariato, ma anche a livello dei conflitti tra nazioni. Nella storia del
capitalismo la lotta tra gli Stati per i mercati è stata una costante e la
crisi attuale non è un’eccezione. Peraltro questa crisi interviene in un
contesto dove i blocchi imperialisti esistiti fino alla fine degli anni ‘80
sono spariti con il crollo del blocco russo e l’indebolimento progressivo dell’imperialismo
americano. Questa situazione ha provocato un’anarchia nelle relazioni
internazionali che si esprime nel tentativo di ogni borghesia nazionale di
rafforzarsi nella geopolitica regionale e mondiale. Questi comportamenti si
sono espressi recentemente in modo patetico in Iran, che tenta di ergersi a
potenza regionale in Medio Oriente, e nel Venezuela, che si rafforza sul piano
geopolitico in America latina utilizzando come armi di penetrazione il petrolio
e l’ideologia del “socialismo del XX secolo”.

Lo scontro tra
nazioni che si è scatenato dopo la caduta del blocco russo si inasprirà
inevitabilmente con l’avanzamento della crisi. Il proletariato deve rigettare
ogni appoggio alle frazioni della borghesia nazionale o regionale in questi
conflitti che andrebbe a profitto solo di questa o quella frazione della classe
dominante.

Di fronte a questa barbarie, quali sono le prospettive
per l’umanità?

Questa domanda
esprime in modo chiaro ciò che abbiamo detto nell’introduzione di questo
resoconto: “un’autentica preoccupazione
rispetto alle inquietudini provocate dalla crisi del capitalismo e non solo per
il proletariato ma per l’insieme dell’umanità”
.

La CCI ha
affermato che oggi più che mai il futuro dell’umanità è minacciato dalle
contraddizioni interne del capitalismo e questo richiede la risposta dell’unica
classe rivoluzionaria: il proletariato. Se la crisi genera sempre più miseria e
povertà, spinge però il proletariato a battersi. È vero che le condizioni della
lotta sono oggi difficili, dal momento che non si sa bene come lottare o che
cosa fare quando le fabbriche chiudono i battenti. È anche vero che il
proletariato dubita delle proprie capacità. Ma lo sviluppo della crisi,
attraverso gli attacchi contro l’insieme delle condizioni di vita dei proletari
e per il fatto che implica apertamente lo Stato, fomenta alla lotta di classe l’insieme
del proletariato mondiale. In questa dinamica il proletariato sviluppa la sua
riflessione e, poco a poco, riprenderà fiducia nelle proprie forze.

La CCI, in
quanto organizzazione rivoluzionaria e nella misura delle sue forze, lavora per
accelerare questa dinamica. La posta in gioco sta nell’alternativa tra una
società comunista e una barbarie che annienterebbe l’umanità. Di fronte a ciò,
gruppi come il NDIRD, che si sviluppano con una visione internazionalista, rivestono
un ruolo di primo piano per il proletariato della Repubblica dominicana e per
il proletariato mondiale. Allo stesso modo, tutti quelli che, come i compagni
che hanno partecipato a questa riunione, si pongono delle domande su un terreno
internazionalista, devono dibattere tra loro.

La preoccupazione di dibattere e di ascoltare

Sebbene la riunione
sia durata poco tempo - pressappoco un’ora e mezza - perché bisognava liberare
il locale, si è sviluppato un importante dibattito che ha potuto continuare per
un po’ mentre si condivideva un momento di socializzazione intorno ad un
bicchiere.

Parecchi dei
partecipanti hanno mostrato il loro entusiasmo ed il loro interesse a
partecipare a questo genere di riunioni. Come è stato detto da uno dei compagni
del NDIRD, i partecipanti hanno mostrato un reale interesse a discutere e ad
ascoltare le posizioni internazionaliste.

Salutiamo
calorosamente questa riunione, così come la capacità politica ed organizzativa
di cui ha dato prova il NDIRD nella sua preparazione. Li invitiamo a portare
avanti questo sforzo per il quale la CCI darà tutto il suo sostegno.

Questa riunione
è stata un momento molto confortante perché è una manifestazione della capacità
dell’internazionalismo di unire le forze del proletariato in qualsiasi paese, per
quanto “piccolo” possa essere.

CCI (14 luglio
2009)


[1]

Per la prima riunione
pubblica vedi: “Un dibattito
internazionalista nella Repubblica Dominicana
”, ICConline pagina italiana
2007.

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