XVIII Congresso della CCI: verso il raggruppamento delle forze internazionaliste

Alla fine del mese di maggio la CCI ha tenuto il suo
18° Congresso Internazionale. Come abbiamo sempre fatto finora – e come è
tradizione del movimento operaio – rimettiamo ai nostri lettori le principali
lezioni di questo congresso nella misura in cui queste lezioni non
costituiscono un affare interno alla nostra organizzazione ma riguardano
l’insieme della classe operaia di cui la CCI fa parte integrante.

Nella risoluzione sulle attività della CCI adottata
dal congresso si dice:

L’accelerazione della
situazione storica, inedita nella storia del movimento operaio, è
caratterizzata dalla congiunzione delle due seguenti dimensioni:

- l’estensione della più grave crisi economica aperta
nella storia del capitalismo, combinata con l’acuirsi delle tensioni
interimperialiste e con un’avanzata lenta ma progressiva per profondità ed
estensione della maturazione all’interno della classe operaia, prodottasi a
partire dal 2003;

- e lo sviluppo di un ambiente politico
internazionalista, che è particolarmente percettibile nei paesi della periferia
del capitalismo.

Questa accelerazione fa risaltare ancor più la
responsabilità politica della CCI, ponendole delle esigenze più elevate in
termini di analisi teorica/politica e di intervento nella lotta di classe e
verso gli elementi in ricerca (…)
”.

Il bilancio che possiamo tirare del 18° Congresso
internazionale della nostra organizzazione deve dunque basarsi sulla capacità
di questa di far fronte a queste responsabilità.

Per una organizzazione comunista genuina e seria, è
con una certa delicatezza che ci si può spingere a dire che questa o quella sua
iniziativa è stato un successo. E questo per diverse ragioni.

In primo luogo perché la capacità di un’organizzazione
che lotta per la rivoluzione comunista di essere all’altezza delle sue
responsabilità non si giudica a breve termine ma a lungo termine poiché il suo
ruolo, se resta ancorato in permanenza nella realtà storica della sua epoca, consiste,
il più delle volte, non tanto nell’influenzare questa realtà immediata, almeno
a grande scala, ma a preparare gli avvenimenti futuri.

In secondo luogo perché, per i membri di
un’organizzazione, esiste sempre il pericolo di "abbellire le cose", di
fare prova di una indulgenza eccessiva di fronte alle debolezze di un
collettivo alla vita del quale consacrano la loro devozione e i loro sforzi e
che hanno il dovere di difendere in permanenza contro gli attacchi da parte dei
vari difensori della società capitalista, palesi o nascosti. La storia è ricca
di esempi di militanti convinti e devoti alla causa del comunismo che, per
“patriottismo di partito”, non sono stati capaci di identificare le debolezze,
le derive, e finanche il tradimento della loro stessa organizzazione. Ancora
oggi, tra gli elementi che difendono una prospettiva comunista, si ritrovano
alcuni che considerano il loro gruppo, i cui aderenti spesso si possono contare
sulle dita di una mano, come il solo “Partito comunista internazionale” intorno
al quale si raccoglieranno le masse proletarie un giorno e che, refrattari a
qualunque critica o a qualunque dibattito, considerano gli altri gruppi
dell’ambiente politico proletario come dei falsari.

E’ con la coscienza del pericolo di farsi delle
illusioni e con la prudenza necessaria che ne deriva che noi non abbiamo paura
di affermare che il 18° Congresso della CCI si è svolto all’altezza delle
esigenze prima esposte ed ha creato le condizioni perché noi possiamo
proseguire in questa direzione.

Noi non possiamo riportare in questo articolo tutti
gli elementi che possono essere evocati a sostegno di questa affermazione.
Ricorderemo pertanto solo i più importanti:

  • Il fatto che il congresso abbia aperto i suoi lavori con la ratifica
    dell’integrazione di due nuove sezioni territoriali, nelle Filippine e in
    Turchia;
  • la presenza a questo congresso di quattro gruppi dell’ambiente
    politico proletario;
  • la dinamica di apertura della nostra organizzazione verso l’esterno
    illustrata particolarmente da questa presenza;
  • la volontà di dedicarsi con lucidità al superamento delle difficoltà e
    delle debolezze presenti nella nostra organizzazione;
  • il cima fraterno ed entusiasta che ha caratterizzato i lavori del
    congresso.

L’integrazione di due nuove sezioni
territoriali

La nostra stampa ha già reso conto dell’integrazione
delle nuove sezioni della CCI nelle Filippine e in Turchia (la responsabilità del
Congresso era di convalidare la decisione di integrazione che era stata
adottata dall’organo centrale della nostra organizzazione all’inizio del 2009)

[1]

. Come scrivevamo in questa
occasione: “L’integrazione di queste due
nuove sezioni all’interno della nostra organizzazione allarga in maniera
significativa la sua estensione geografica.
” Vogliamo ancora qui precisare
i due seguenti elementi relativi a queste integrazioni:

  • queste non sono state espressione di un “reclutamento” veloce (come è
    costume tra i trotzkisti e anche, purtroppo, in alcuni gruppi del campo
    proletario) ma sono stati il risultato, come è pratica della CCI, di tutto
    un lavoro di discussioni approfondite svolte per diversi anni con i
    compagni dell’EKS in Turchia e di Internasyonalismo nelle Filippine,
    lavoro di cui abbiamo reso conto nella nostra stampa;
  • esse costituiscono una smentita alle accuse di “europeo - centrismo”
    che sono state spesso mosse contro la nostra organizzazione.

L’integrazione di due nuove sezioni non è un evento
frequente per la nostra organizzazione. L’ultima integrazione risale al 1995 con
la sezione in Svizzera. Questo spiega perché l’arrivo di queste due sezioni (che
faceva seguito alla costituzione di un nucleo in Brasile nel 2007) è stato
avvertito dall’insieme dei militanti della CCI come un avvenimento molto
importante e molto positivo. Queste integrazioni confermano ancora l’analisi
che la nostra organizzazione aveva fatto da diversi anni a proposito delle
nuove potenzialità di sviluppo della coscienza di classe insite nella
situazione storica attuale e la validità della politica condotta verso i gruppi
e gli elementi che si rivolgono verso le posizioni rivoluzionarie. Ciò tanto
più che erano presenti al congresso delegazioni di quattro gruppi dell’ambiente
politico internazionalista.

La presenza dei gruppi internazionalisti

Nel bilancio che abbiamo tratto sul precedente
congresso della CCI, abbiamo sottolineato tutta l’importanza che aveva dato a
questo congresso la presenza, per la prima volta dopo decenni, di quattro
gruppi dell’ambiente politico internazionalista provenienti rispettivamente dal
Brasile, dalla Corea, dalle Filippine e dalla Turchia. Questa volta erano
ugualmente presenti quattro gruppi di questa area. Ma non si tratta affatto di
rimanere allo stesso punto poiché mentre due dei gruppi presenti in occasione
dello scorso congresso sono successivamente divenuti sezioni della CCI, abbiamo
avuto la soddisfazione di accogliere due nuovi gruppi: un secondo gruppo
proveniente dalla Corea e un gruppo con basi in America centrale (Nicaragua e
Costarica), la LECO (Liga por la
Emancipación de la Clase Obrera
) che aveva partecipato all’“Incontro di comunisti internazionalisti

[2]

tenuto in America latina nella
scorsa primavera per iniziativa della CCI e di OPOP, il gruppo
internazionalista del Brasile con il quale la nostra organizzazione intrattiene
dei rapporti fraterni e molto positivi da diversi anni. Questo gruppo era esso
stesso di nuovo presente al nostro congresso. Altri gruppi che avevano
partecipato a questo incontro erano stati ugualmente invitati al congresso, ma
essi non hanno potuto inviare una delegazione per il fatto che l’Europa si
trasforma sempre più in una fortezza per delle persone che non sono nate nel
cerchio ristretto dei “paesi ricchi”.

La presenza dei gruppi dell’ambiente internazionalista
ha costituito un elemento molto importante per il successo del congresso e particolarmente
per il clima delle sue discussioni. Questi compagni si sono mostrati tutti
molto calorosi verso i militanti della nostra organizzazione, hanno sollevato
delle questioni, particolarmente a proposito della crisi economica e della
lotta di classe, in una maniera a cui non siamo abituati nei nostri dibattiti interni
cosa che non poteva non stimolare la riflessione dell’insieme della nostra
organizzazione.

Infine, la presenza di questi compagni costituiva un
elemento supplementare della dinamica di apertura che la CCI si è fissata come
obiettivo da diversi anni, una apertura verso gli altri gruppi proletari ma
anche verso gli elementi che si avvicinano alle posizioni comuniste. In particolare,
di fronte a delle persone esterne alla nostra organizzazione, diventa molto
difficile cadere nell’errore, evocato prima, di “raccontarsi delle storie” o di
raccontarle agli altri. Un’apertura ugualmente nelle nostre preoccupazioni e
riflessioni, particolarmente in direzione delle ricerche e delle scoperte in campo
scientifico

[3]

e che si è concretizzato
con l’invito di un membro della comunità scientifica ad una sessione del
congresso.

L’invito di uno scienziato

Per celebrare a modo nostro “l’anno di Darwin” e
manifestare lo sviluppo all’interno della nostra organizzazione dell’interesse
per le questioni scientifiche, abbiamo chiesto ad un ricercatore specialista
nel settore dell’evoluzione del linguaggio (autore in particolare di un’opera
intitolata "Aux origines du langage") di fare una presentazione di
fronte al congresso dei suoi lavori che sono basati, ovviamente, sull’approccio
darwiniano. Le riflessioni originali di Jean-Louis Dessalles

[4]

sul linguaggio, il suo ruolo nello
sviluppo dei legami sociali e della solidarietà nella specie umana hanno un
legame con le riflessioni e discussioni che ci sono state, e che continuano a
svilupparsi, nella nostra organizzazione a proposito dell’etica e della cultura
del dibattito. La presentazione di questo ricercatore è stata seguita da un
dibattito che siamo stati costretti a limitare nel tempo per poter rispettare
l’ordine del giorno del congresso, ma che avrebbe potuto proseguire ancora per
delle ore tanto le questioni abbordate hanno appassionato la maggior parte dei
partecipanti al congresso.

Noi vogliamo qui ringraziare Jean-Louis Dessalles che,
pur non condividendo le nostre idee politiche, ha accettato in maniera molto
cordiale di consacrare una parte del suo tempo per arricchire la riflessione
della nostra organizzazione. Noi teniamo a salutare ugualmente il carattere
molto caloroso e conviviale delle risposte che lui ha dato alle questioni e
obiezioni dei militanti della CCI.

La discussione sulla situazione
internazionale

I lavori del congresso hanno abbordato i punti
classici di un congresso internazionale:

  • l’analisi della situazione internazionale;
  • le attività e la vita della nostra organizzazione.

La risoluzione sulla situazione internazionale, che è
pubblicata nella Revue Internationale n°138, costituisce una sorta di
sintesi delle discussioni del congresso relative all’esame del mondo attuale. Evidentemente
questa non può rendere conto di tutti gli aspetti abbordati in queste
discussioni (né nei rapporti preparatori). Essa si dà viceversa tre obiettivi
principali:

  • comprendere le vere cause e la posta in gioco dell’attuale aggravarsi
    senza precedenti della crisi economica del sistema capitalista di fronte a
    tutte le mistificazioni che i difensori di questo sistema non mancano di
    seminare;
  • comprendere l’impatto che potrà avere sui conflitti imperialisti l’ascesa
    al potere della prima potenza mondiale del democratico Barack Obama, che è
    stato presentato come qualcuno che avrebbe apportato delle novità e delle
    speranze di attenuazione in questi conflitti;
  • tirare le prospettive per la lotta di classe, particolarmente nelle
    condizioni create dai brutali attacchi che ha cominciato a subire il
    proletariato in conseguenza della violenza della crisi economica.

Sul primo aspetto, la comprensione della posta in
gioco della crisi attuale del capitalismo, è importante sottolineare i seguenti
aspetti:

… quella attuale è la
più grave crisi che abbia conosciuto questo sistema dopo la grande depressione iniziata
nel 1929. (…) non è la crisi finanziaria che è all’origine della recessione
attuale. Al contrario, la crisi finanziaria illustra bene come la fuga in
avanti nell’indebitamento, che aveva permesso di superare la sovrapproduzione,
non può proseguire all’infinito. (…) Di fatto, anche se il sistema capitalista
non crollerà come un castello di carte … la sua prospettiva resta quella di uno
sprofondamento crescente nella sua impasse storica, quella di un ritorno ad un
livello sempre più vasto di convulsioni.”

Naturalmente il congresso non ha potuto apportare
delle risposte definitive a tutte le questioni che solleva la crisi attuale del
capitalismo. Da una parte perché ogni giorno che passa comporta nuovi elementi
di questa crisi che obbligano i rivoluzionari ad apportare un’attenzione
particolare e permanente all’evoluzione della situazione e a proseguire la
discussione a partire da questi nuovi elementi. D’altra parte perché la nostra
organizzazione non è omogenea su un certo numero di aspetti dell’analisi della crisi
del capitalismo. Il che, a nostro avviso, non è affatto una prova di debolezza
della CCI. Di fatto, in tutta la storia del movimento operaio, si sono
susseguiti dibattiti sulla crisi del sistema capitalista nel quadro del
marxismo. La CCI ha anche cominciato a pubblicare alcuni aspetti dei suoi
dibattiti interni su questo tema

[5]

nella
misura in cui questi dibattiti non sono una “proprietà privata” della nostra
organizzazione ma appartengono all’insieme della classe operaia. Ed è
determinata a proseguire nella stessa direzione. D’altra parte, la risoluzione
sulle prospettive di attività della nostra organizzazione adottata dal
congresso richiede esplicitamente che si sviluppino dibattiti su altri aspetti
dell’analisi della crisi attuale in modo che la CCI possa essere armata al
meglio per apportare delle risposte chiare alle questioni che questa pone alla
classe operaia e agli elementi che sono determinati a ingaggiarsi nella sua
lotta per il rovesciamento del capitalismo.

Rispetto alla “novità” dell’elezione di Obama, la risoluzione
risponde in maniera molto chiara:

… la prospettiva che si presenta al pianeta dopo
l’elezione di Obama alla testa della prima potenza mondiale non è fondamentalmente
diversa dalla situazione che era prevalsa finora: continuazione degli scontri
tra potenze di primo e secondo rango e della barbarie di guerra con conseguenze
sempre più tragiche (fame, epidemie, esodi di massa) per le popolazioni
abitanti le zone di guerra.

Infine, per quanto riguarda la prospettiva della lotta
di classe, la risoluzione, coerentemente con il dibattito congressuale, cerca
di valutare l’impatto su di essa del grave peggioramento della crisi
capitalista:

Il grave peggioramento
che conosce attualmente la crisi del capitalismo costituisce evidentemente un
elemento di prim’ordine nello sviluppo delle lotte operaie. (…) Così le
condizioni maturano in modo che l’idea della necessità di rovesciare questo
sistema possa svilupparsi in maniera significativa all’interno del proletariato.
Tuttavia non basta alla classe operaia di percepire che il sistema capitalista
è in una impasse, che dovrebbe cedere il posto ad un’altra società, per potersi
dirigere verso una prospettiva rivoluzionaria. Occorre ancora che abbia la
convinzione che una tale prospettiva sia possibile e che abbia la forza di
realizzarla. (…) Perché la coscienza della possibilità della rivoluzione
comunista possa guadagnare un terreno significativo all’interno della classe
operaia, è necessario che questa possa prendere fiducia nelle sue proprie forze
attraverso lo sviluppo di lotte massive. L’enorme attacco che essa subisce da
adesso a livello internazionale dovrebbe costituire la base oggettiva di queste
lotte. Tuttavia, la forma principale che prende oggi questo attacco, quello dei
licenziamenti di massa, non favorisce, in un primo momento, l’emergere di tali
movimenti. (…) E’ per questo che se, nel prossimo periodo, non si assiste ad
una risposta energica da parte della classe operaia agli attacchi, non si deve
pensare che questa ha rinunciato a lottare per la difesa dei suoi interessi. E’
in un secondo tempo (…) che delle lotte operaie di grande ampiezza potranno
svilupparsi molto di più.

Le discussioni sulle attività e
sulla vita della CCI

Uno dei rapporti del congresso era destinato a fare il
punto sulle principali posizioni sviluppate nelle discussioni in corso nella
CCI. Uno spazio importante è stato dedicato, nel corso degli ultimi due anni,
alla questione economica, di cui abbiamo già evocato in questo articolo le
divergenze che si sono prodotte.

Un altro punto nodale delle nostre discussioni è stata
la questione della natura umana, che
ha dato luogo ad un dibattito animato, sostenuto da contributi numerosi e
ricchi. Questo dibattito, che è ben lungi dall’essere esaurito, è espressione
di una convergenza complessiva tra i testi di orientamento pubblicati nella
Revue Internationale su: La fiducia e la
solidarietà nella lotta del proletariato
(n°111), Marxismo ed etica (n°127) o La
cultura del dibattito, un’arma della lotta di classe
(n°131), con ancora
numerosi interrogativi o riserve posti su tale o tal altro aspetto. Dal momento
in cui questi contributi saranno sufficientemente elaborati per una pubblicazione
all’esterno, la CCI, conformemente alla tradizione del movimento operaio, non
mancherà di procedere in tal senso. Segnaliamo infine l’espressione recente di
un disaccordo profondo con i tre testi citati precedentemente (“recente” relativamente
alla pubblicazione già vecchia di alcuni di questi testi) considerati come non
marxisti da parte di un compagno della sezione del Belgio-Olanda che ha
recentemente abbandonato l’organizzazione (vedi dopo).

Riguardo alle attività e alla vita della CCI, il
congresso ha tirato un bilancio positivo di queste per il periodo precedente,
anche se sussistono delle debolezze da superare:

Il bilancio
delle attività dei due ultimi anni mostra la vitalità politica della CCI, la
sua capacità ad essere in fase con la situazione storica, ad aprirsi, a essere
fattore attivo nello sviluppo della coscienza di classe, con la volontà di
impegnarsi in iniziative di lavoro comune con altre forze rivoluzionarie. (…) Sul
piano della vita interna dell’organizzazione il bilancio delle attività è
ugualmente positivo, malgrado che delle difficoltà reali sussistano in primo
piano a livello del tessuto organizzativo e, in misura minore, sul piano della
centralizzazione.
” (Risoluzione sulle attività della CCI).

Effettivamente il congresso ha consacrato una parte
dei suoi dibattiti per esaminare le debolezze organizzative che sussistono all’interno
della CCI. Di fatto, tali debolezze non sono una specificità della CCI perché gravano
su tutte le organizzazioni del movimento operaio sottomesse come sono in
permanenza al peso dell’ideologia borghese. La vera forza di queste
organizzazioni è stata sempre la loro capacità – come fu particolarmente il
caso del partito bolscevico – di affrontarle con lucidità in modo da poterle
combattere. E’ questo lo spirito con cui il nostro congresso ha affrontato questa
questione.

Uno dei punti discussi è stato quello delle debolezze
che hanno toccato la nostra sezione in Belgio-Olanda da cui un piccolo numero
di militanti si sono dimessi recentemente, in particolare in seguito alle accuse
sviluppate dal compagno M. A partire da un certo tempo questo compagno aveva accusato
la nostra organizzazione, e particolarmente la commissione permanente del suo
organo centrale, di girare le spalle alla cultura del dibattito di cui il
precedente congresso aveva largamente discusso

[6]


considerandola come una necessità per la capacità delle organizzazioni
rivoluzionarie di portarsi all’altezza delle loro responsabilità. Il compagno
M., che difendeva una posizione minoritaria sull’analisi della crisi
capitalistica, si riteneva vittima di “ostracismo” e considerava che le sue
posizioni fossero “discreditate” in maniera deliberata in modo che la CCI non
ne discutesse. Di fronte a queste accuse, l’organo centrale della CCI ha deciso
di costituire una commissione speciale i cui tre membri sono stati designati
dallo stesso compagno M. e che, dopo parecchi mesi di lavoro, di incontri e di
esame di centinaia di pagine di documenti, è arrivata alla conclusione che
queste accuse non avevano alcun fondamento. Il congresso non ha potuto che rammaricarsi
del fatto che il compagno M. così come alcuni dei compagni che l’hanno seguito non
avevano neanche atteso le conclusioni cui era giunta questa commissione per
decidere di lasciare la CCI.

Di fatto, il congresso ha potuto constatare,
particolarmente nella discussione che ha condotto sui dibattiti interni, che
esiste oggi all’interno della nostra organizzazione una vera preoccupazione per
fare progredire la sua cultura del dibattito. E non sono soltanto i militanti
della CCI che l’hanno potuto constatare: i delegati delle organizzazioni
invitate hanno tirato le stesse conclusioni sui lavori del congresso:

La cultura del
dibattito della CCI, dei compagni della CCI, è veramente impressionante. Quando
tornerò in Corea, voglio condividere questa esperienza con i miei compagni

(uno dei gruppi venuti dalla Corea).

“[Il congresso] è
una buona occasione per chiarire le mie posizioni; in tante discussioni ho
incontrato una reale cultura del dibattito. Penso che devo darmi da fare per sviluppare
i rapporti tra
[il mio gruppo] e la
CCI ed io ho l’intenzione di farlo. Io spero che potremo lavorare assieme per
realizzare un giorno una società comunista
.” (l’altro gruppo di Corea).

[7]

La CCI non pratica la cultura del dibattito una volta
ogni due anni in occasione del suo congresso internazionale ma, come testimoniato
dall’intervento della delegazione di OPOP nella discussione sulla crisi
economica, questa fa parte della relazione continua tra le due nostre
organizzazioni. Questa relazione è capace di rafforzarsi malgrado la presenza
di divergenze su diverse questioni, tra cui la crisi economica: “A nome di
OPOP voglio salutare l’importanza di questo congresso. Per OPOP, la CCI è un’organizzazione-sorella,
così come erano fratelli il partito di Lenin e quello di Rosa Luxemburg. Vale a
dire che c’era tra di loro, nonostante le divergenze, tutta una serie di punti
di vista, di opinioni e anche di concezioni teoriche, ma soprattutto una unità
programmatica relativa alla necessità del rovesciamento rivoluzionario della
borghesia e dell’instaurazione della dittatura del proletariato, dell’espropriazione
immediata della borghesia e del capitale.

L’altra difficoltà rilevata nella risoluzione di attività
riguarda la questione della centralizzazione. E’ proprio per superare queste
difficoltà che il congresso aveva ugualmente messo all’ordine del giorno la
discussione di un testo più generale riguardante la questione della
centralizzazione. Questa discussione, se è stata utile per riaffermare e
precisare le concezioni comuniste su questa questione nei confronti della “vecchia
guardia” della nostra organizzazione, si è rivelata particolarmente importante
per i nuovi compagni e le nuove sezioni che si sono recentemente integrati
nella CCI.

In effetti, uno dei tratti significativi del 18° congresso
della CCI era la presenza, che tutti gli “anziani” hanno constatato con una
certa sorpresa, di un numero elevato di “facce nuove” tra cui la giovane
generazione era particolarmente rappresentata.

L’entusiasmo per il futuro

Questa presenza importante di giovani partecipanti al
congresso è stata un fattore importante di dinamismo e di entusiasmo che ha
impregnato i suoi lavori. Contrariamente ai mezzi di comunicazione borghesi, la
CCI non coltiva un atteggiamento ostile ai giovani; al contrario, l’arrivo di una
nuova generazione di militanti all’interno della nostra organizzazione – cosa che
appartiene anche agli altri gruppi partecipanti al congresso se si giudica
dalla giovinezza della gran parte dei delegati di questi – è della più grande
importanza per la prospettiva della rivoluzione proletaria. Da una parte, come
per gli iceberg, questa nuova generazione costituisce la “parte emergente” di un
processo di presa di coscienza in profondità all’interno della classe operaia
mondiale. Dall’altra, essa crea le condizioni di un ricambio delle forze
comuniste. Come viene riportato nella risoluzione sulla situazione
internazionale adottata dal congresso “il cammino che conduce ai
combattimenti rivoluzionari e al rovesciamento del capitalismo è ancora lungo e
difficile (…) ma ciò non può in alcun modo essere motivo di scoraggiamento per i
rivoluzionari, di paralisi del loro ingaggiamento nella lotta proletaria. Tutto
al contrario!
Anche se i “vecchi”
militanti della CCI conservano tutta la loro convinzione e il loro impegno, tocca
a questa nuova generazione il compito di fornire un contributo decisivo alle
future lotte rivoluzionarie del proletariato. E, già da oggi, lo spirito
fraterno, la volontà di raccogliersi, così come di scardinare le trappole tese
dalla borghesia, il senso di responsabilità, tutte queste qualità ampiamente
condivise dagli elementi di questa nuova generazione presenti al congresso – militanti
della CCI o dei gruppi invitati – sono un augurio concreto della capacità di
questa di portarsi all’altezza delle sue responsabilità. E’ appunto questo ciò
che esprimeva, tra l’altro, l’intervento del giovane delegato della LECO a
proposito dell’incontro internazionalista che si è tenuto in America latina nella
primavera scorsa: “Il dibattito che noi cominciamo a sviluppare raccoglie
dei gruppi, degli individui che cercano un’unità su delle basi proletarie e
necessita degli spazi di dibattito internazionalista, necessita di questo
contatto con i delegati della Sinistra comunista. La radicalizzazione della
gioventù e delle minoranze in America latina, in Asia, permetteranno che questo
polo di riferimento sia identificato da ancora altri gruppi che si accrescono
numericamente e politicamente. Ciò ci dà le armi per intervenire, per far
fronte alle false proposte del gauchisme, il “socialismo del XXI secolo”, il
sandinismo, etc. …. La posizione ottenuta nell’Incontro latino è già un’arma
proletaria. Io saluto gli interventi dei compagni che esprimono un vero
internazionalismo, una preoccupazione per questa avanzata politica e numerica
della Sinistra comunista a livello mondiale.

CCI (12 luglio 2009)


[1]


Vedi “Saluto alle nuove sezioni della CCI nelle Filippine e in
Turchia!” su Rivoluzione Internazionale n°159.

[2]


A proposito di questo incontro, vedi il nostro articolo “Un incontro tra
comunisti internazionalisti in America latina” su Rivoluzione Internazionale
n°161.

[3]


Come l’abbiamo già mostrato attraverso i diversi articoli che abbiamo
pubblicato recentemente su Darwin e il darwinismo.

[4]


Il lettore che volesse farsi un’idea di queste riflessioni può fare riferimento
al sito di J-L Dessales.

[5]


Vedi in particolare nella Revue Internationale n° 138 l’articolo di
discussione: En défense de la thèse 'Le Capitalisme d'Etat
keynésiano-fordiste'
.

[6]


Vedi a questo proposito: “XVII congresso della CCI: un rafforzamento
internazionale del campo proletario” in Rivista Internazionale n°29 e il nostro
testo di orientamento: “La cultura del dibattito: un’arma della lotta di
classe”.

[7]


Questa impressione sulla qualità della cultura del dibattito che si è
manifestata nel congresso è stata rilevata ugualmente dallo scienziato che
abbiamo invitato. Egli ci ha inviato il seguente messaggio: “Grazie ancora per
l’eccellente interazione che ho avuto con la Marx-comunità. Ho trascorso
veramente un bellissimo momento.”

Sviluppo della coscienza e dell' organizzazione proletaria: