Germania 1918 - 1919 (II). La Socialdemocrazia tende una trappola mortale alla rivoluzione

Il primo articolo di questa serie (Rivoluzione Internazionale
n.158) ha riguardato l’inizio della rivoluzione in Germania nel novembre 1918.
In questa seconda parte ci soffermeremo sul modo in cui la classe dominante ha
utilizzato le sue armi più potenti per infliggere una forte sconfitta al
movimento rivoluzionario: non solo la repressione armata, ma anche le campagne
ideologiche del partito operaio di una volta, il SPD.

Con l’insurrezione del novembre
1918, la classe operaia aveva costretto la borghesia in Germania a porre fine
alla guerra. Per sabotare la radicalizzazione del movimento ed impedire una
ripetizione degli “avvenimenti russi”, la classe capitalista utilizzò nelle
lotte l’SPD come macchina da guerra contro la classe operaia. Grazie ad una
politica di sabotaggio particolarmente efficace l’SPD, con l’aiuto dei
sindacati, fece di tutto per minare la forza dei consigli operai.

Confrontata allo sviluppo esplosivo
del movimento, con i soldati che si ammutinavano dovunque e raggiungevano il
campo degli operai insorti, la borghesia ritenne impossibile una politica di
repressione immediata. Doveva agire prima politicamente contro la classe
operaia per poi ottenere una vittoria militare.

Tuttavia la preparazione dell’azione
militare venne avviata da subito. Non furono i partiti di destra della
borghesia ad organizzare questa repressione ma proprio quello che passava
ancora per “il grande Partito del proletariato”, l’SPD, e lo fece in
collaborazione stretta con l’esercito. Furono questi famosi democratici ad
attivarsi per costituire l’ultima linea di difesa del capitalismo. Furono loro
a rivelarsi il bastione più efficace del capitale. L’SPD cominciò col creare
delle unità di commando poiché l’esercito regolare, contaminato dal “virus
delle lotte operaie”, era sempre meno incline ad ubbidire al governo borghese.
Queste compagnie di volontari che avevano il privilegio di ricevere una paga
speciale, sarebbero serviti da ausiliari della repressione.

Le provocazioni
militari del 6 e 24 dicembre 1918

Giusto un mese dopo l’inizio
delle lotte, l’SPD diede l’ordine alla polizia di entrare con la forza negli
uffici del giornale della frazione Spartakus, Die Rote Fahne. Karl Liebknecht,
Rosa Luxemburg ed altri Spartachisti, insieme ad alcuni membri del Consiglio
Esecutivo di Berlino, furono arrestati. Nello stesso momento le truppe leali al
governo attaccarono una manifestazione di soldati che erano stati smobilitati o
che avevano disertato; 14 manifestanti furono uccisi. In risposta, numerose
fabbriche scesero in sciopero il 7 dicembre; ovunque si tennero assemblee
generali nelle fabbriche. L’8 dicembre ci fu per la prima volta una
manifestazione di operai e di soldati in armi alla quale parteciparono più di
150.000 persone. Nelle città della Ruhr, come a Mülheim, operai e soldati
arrestarono alcuni padroni di industrie.

Di fronte a queste
provocazioni del governo i rivoluzionari non spinsero all’insurrezione
immediata ma invitarono gli operai a mobilitarsi in massa. Gli Spartachisti
ritenevano che la situazione non era ancora abbastanza matura per rovesciare il
governo borghese, in particolare rispetto alla capacità della classe operaia.

Il Congresso nazionale dei
consigli, svoltosi a metà dicembre, mostrò questa immaturità e la borghesia ne
approfittò. I delegati al Congresso decisero di sottomettere la loro decisione
ad una Assemblea Nazionale da eleggere. Nello stesso tempo fu costituito un
Consiglio Centrale (Zentralrat) composto esclusivamente da membri dell’SPD,
che pretendeva di parlare in nome dei consigli degli operai e dei soldati in
Germania. La borghesia approfittò di questa debolezza della classe operaia
scatenando un’altra provocazione militare dopo il Congresso: il 24 dicembre le
unità di combattimento e le truppe governative passarono all’offensiva. Undici
marinai e parecchi soldati furono uccisi. Ancora una volta vi fu una grande
indignazione tra gli operai. Quelli della compagnia automobilistica Daimler e
di parecchi altre fabbriche di Berlino costituirono una Guardia Rossa. Il 25
dicembre ci furono imponenti manifestazioni in risposta a questo attacco. Il
governo fu obbligato ad arretrare. Di fronte al discredito crescente
dell’équipe governativa, l’USPD che fino a quel momento aveva partecipato al
governo con l’SPD, se ne uscì.

Tuttavia la borghesia non
abbandonò i suoi intendi anzi continuò a lavorare per disarmare il proletariato
che a Berlino era ancora armato e si preparò a dargli il colpo decisivo.

L’SPD incita
all’uccisione dei comunisti

Per aizzare la popolazione contro
il movimento di classe l'SPD diventò il portavoce di un’enorme campagna di
calunnie contro i rivoluzionari spingendosi fino a reclamare la messa a morte degli
Spartachisti in particolare.

A fine dicembre il gruppo
Spartakus lasciò l’USPD e formò il KPD con gli IKD. La classe operaia ebbe così
un partito di classe nato nel fuoco del movimento e che diventò il bersaglio
degli attacchi dell’SPD, principale difensore del capitale.

Per il KPD opporsi a questa
tattica del capitale richiedeva la maggiore attività di massa dei lavoratori possibile.
Dopo la fase iniziale della rivoluzione, quella della lotta essenzialmente
politica, si apre ora una fase di lotta rafforzata, più intensa e
principalmente economica
”. (Rosa Luxemburg al Congresso di fondazione del
KPD). Il governo SPD “non verrà a
capo
delle fiamme della lotta economica di classe” (idem). E’ per questo che il
capitale, l’SPD in testa, fece di tutto per impedire ogni estensione delle
lotte su questo terreno provocando sollevamenti prematuri di operai armati per
poi reprimerli. Aveva bisogno in primis di indebolire il movimento nel suo
centro, Berlino, per poi attaccare il resto della classe operaia.

La trappola dell’insurrezione
prematura a Berlino

In gennaio la borghesia
riorganizzò le sue truppe a Berlino. Aveva in tutto più di 80.000 soldati sparsi
nella città, di cui 10.000 erano truppe d’assalto. All’inizio del mese fece una
nuova provocazione contro gli operai in modo da disperderli militarmente. Il 4
gennaio il prefetto di polizia di Berlino, Eichorn, che era stato eletto dagli
operai a novembre, fu rimosso dalle sue funzioni dal governo borghese, cosa che
fu recepita dalla classe operaia come un attacco. La sera del 4 gennaio gli Uomini
di fiducia rivoluzionaria (ovvero Delegati Rivoluzionari dal tedesco Revolutionäre Obleute) tennero
una riunione alla quale parteciparono Liebknecht e Pieck in nome del KPD appena
costituitosi.

Il KPD, gli Uomini di fiducia e l’USPD
chiamarono ad un assembramento di protesta per il sabato 5 gennaio. Circa
150.000 operai parteciparono alla manifestazione che ebbe seguito a questo
assembramento davanti alla questura. La stessa sera alcuni manifestanti
occuparono gli uffici del giornale del SPD, Vorwärts, e di altre case
editrici. Queste azioni furono probabilmente dovute all’incitamento di agenti
provocatori e comunque si svolsero senza la conoscenza e tanto meno
l’approvazione del comitato.

In ogni caso non c’erano tutte le
condizioni per un capovolgimento del governo ed il KPD lo spiegò chiaramente
con un volantino all’inizio di gennaio:

“Se oggi gli operai di Berlino
sciolgono l’Assemblea nazionale, se gettano in prigione gli Ebert -
Scheidemann, mentre gli operai della Ruhr, dell’Alta-Slesia e dell’Elba restano
tranquilli, domani il capitalismo sarà capace di affamare Berlino.
L’offensiva
della classe operaia contro la borghesia, la battaglia per il potere dei
consigli operai e dei soldati deve essere opera di tutti i lavoratori del Reich.
È solo la lotta degli operai delle città e delle campagne, dovunque ed in modo
permanente, accelerandosi e crescendo fino a diventare una potente ondata che
si infrange con fragore sull’insieme della Germania, è solo un’onda formata
dalle vittime dello sfruttamento e dell’oppressione che si espande su tutto il
paese che può far esplodere il governo capitalista, sciogliere l’Assemblea nazionale
e, sulle rovine, costruire il potere della classe operaia che condurrà il
proletariato alla vittoria completa nell’ulteriore lotta contro la borghesia.
(…) Operai, uomini e donne, soldati e marinai! Convocate dovunque delle
assemblee e spiegate chiaramente alle masse che l’Assemblea nazionale è un
bluff. In ogni fabbrica, in ogni unità di truppa, in ogni città, sorvegliate e
verificate che il vostro consiglio di operai e di soldati venga eletto bene,
che non ci siano dentro dei rappresentanti del sistema capitalista, dei
traditori della classe operaia come gli uomini di Scheidemann, o degli elementi
inconsistenti o esitanti come gli Indipendenti
.

Quest’analisi mostra che il KPD
vedeva chiaramente che il capovolgimento della classe capitalista non era
possibile nell’immediato e che l’insurrezione non era all’ordine del giorno.

Dopo l’enorme manifestazione di
massa, il 5 gennaio, gli Uomini di fiducia tennero una riunione la sera stessa
alla quale parteciparono delegati del KPD e rappresentanti delle truppe della
guarnigione. Impressionati dalla potente manifestazione della giornata i
presenti elessero un Comitato Rivoluzionario di 52 membri con Ledebourg come
presidente, Scholze per gli Uomini di fiducia e Karl Liebknecht per il KPD.
Decisero per lo sciopero generale ed un’altra manifestazione per l’indomani, il
6 gennaio.

Il Comitato Rivoluzionario
distribuì un volantino che chiamava all’insurrezione: Lottiamo per il potere del
proletariato rivoluzionario!
Abbasso il governo Ebert-Scheidemann!”.

Alcuni soldati dichiararono la
loro solidarietà al Comitato Rivoluzionario. Una delegazione di soldati garantì
che avrebbe affiancato la rivoluzione appena sarebbe stata annunciata la
destituzione del governo Ebert-Scheidemann. In risposta Liebknecht per il KPD e
Scholze per gli Uomini di fiducia firmarono un decreto che dichiarava la
destituzione e che il governo sarebbe passato in mano al Comitato
Rivoluzionario. Il 6 gennaio, circa 500.000 persone manifestarono nelle strade.
Manifestazioni ed assembramenti ebbero luogo in ogni settore della città; gli
operai della Grande Berlino chiedevano armi. Il KPD esigeva l’armamento del
proletariato ed il disarmo dei controrivoluzionari. Sebbene il Comitato
rivoluzionario avesse lanciato la parola d’ordine “Abbasso il governo!”,
non prese nessuna iniziativa seria per attuare questo orientamento. Non fu
organizzata nessuna truppa di combattimento nelle fabbriche, non fu fatto alcun
tentativo di prendere le redini dello Stato e paralizzare il vecchio governo.
Non solo il Comitato Rivoluzionario non aveva nessun piano d’azione ma, il 6
gennaio, fu costretto dalla marina ad abbandonare il suo quartiere generale.

La massa degli operai che
manifestavano aspettava in strada delle direttive mentre invece i loro leader
venivano dispersi. Mentre la direzione proletaria arretrava, esitava e non
aveva nessun piano d’azione, il governo condotto dall’SPD, da parte sua, superava
velocemente l’iniziale shock provocato dall’offensiva degli operai. Riceveva
aiuti da ogni parte. L’SPD chiamò a scioperi e manifestazioni a sostegno del
governo. Una campagna ancora più accanita e perfida si scatenò contro i
comunisti.

L’SPD ed i suoi complici si
stavano così preparando a massacrare i rivoluzionari del KPD in nome della
rivoluzione e degli interessi del proletariato. Con ignobile falsità chiamava i
consigli a sostenere il governo nella sua azione contro quelle che definiva “le
bande armate”. L’SPD rifornì anche una sezione militare che riceveva armi delle
caserme e Noske si pose alla testa delle forze di repressione con le parole: “Abbiamo
bisogno di un cane sanguinario, non mi sottraggo davanti ad una tale
responsabilità”
.

Il 6 gennaio si ebbero delle
scaramucce. Mentre il governo ammassava le truppe intorno a Berlino, la sera
del 6, l’Esecutivo dei consigli di Berlino stava in seduta. Dominato dall’SPD e
dall’USPD, propose dei negoziati tra gli Uomini di fiducia ed il governo che il
Comitato Rivoluzionario aveva appena invitato a rovesciare. L’Esecutivo giocava
a fare il “conciliatore”, proponendo di riconciliare l’inconciliabile. Questo
atteggiamento seminò la confusione tra gli operai e soprattutto tra i soldati
che erano già esitanti. I marinai decisero quindi di adottare una politica di “neutralità”.
In una situazione di scontro diretto tra le classi ogni indecisione può
condurre velocemente la classe operaia a perdere fiducia nelle proprie capacità
ed ad adottare un atteggiamento diffidente nei confronti delle proprie
organizzazioni politiche. Giocando questa carta, l’SPD favorì un indebolimento
drammatico del proletariato. Allo stesso tempo utilizzò degli agenti
provocatori per spingere gli operai allo scontro, come fu provato successivamente.

Confrontata a questa situazione
la direzione del KPD, contrariamente al Comitato Rivoluzionario, aveva una
posizione molto chiara basata sull’analisi della situazione che aveva fatto al
suo Congresso di fondazione e pensava che l’insurrezione fosse prematura.

Il KPD chiamava quindi gli operai
a rafforzare prima e soprattutto i consigli sviluppando la lotta sul proprio
terreno di classe, nelle fabbriche, sbarazzandosi degli Ebert, Scheidemann e
compagni. Intensificando la pressione mediante i consigli, essi avrebbero
potuto dare un nuovo slancio al movimento per poi lanciarsi nella battaglia per
impossessarsi del potere politico.

Lo stesso giorno, Luxemburg e
Jogiches criticarono violentemente la parola d’ordine di immediato
capovolgimento del governo lanciata dal Comitato Rivoluzionario, ma anche e
soprattutto il fatto che questo si era mostrato, per il suo atteggiamento
esitante e disfattista, incapace di dirigere il movimento di classe.
Rimproverarono in particolare Liebknecht per avere agito per proprio conto
lasciandosi trasportare dall’entusiasmo e dall’impazienza invece di rifarsi
alla direzione del Partito e basarsi sul programma e le analisi del KPD.

Questa situazione mostra bene che
quello che mancava non era né il programma, né le analisi, ma la capacità del
Partito, come organizzazione, a svolgere il ruolo di direzione politica del
proletariato. Fondato solamente alcuni giorni prima, il KPD non aveva nessuna
influenza nella classe, ancora meno una solidità e una coesione organizzativa
come quella del partito bolscevico un anno prima in Russia. L’immaturità del
Partito Comunista in Germania la ragione essenziale del disorientamento nelle
sue fila che avrebbe influenzato pesantemente e drammaticamente gli avvenimenti
che seguirono.

Nella notte tra l’8 ed il 9
gennaio le truppe governative passarono all’attacco. Il Comitato Rivoluzionario,
che non sempre aveva analizzato correttamente il rapporto di forza, chiamò all’azione
contro il governo: Sciopero generale! Alle armi! Non ci sono
alternative! Dobbiamo combattere fino all’ultimo uomo!
. Molti
operai aderirono a quest’appello ma ancora una volta aspettarono invano
istruzioni precise dal Comitato. In realtà non era stato fatto niente per
organizzare le masse, per spingere alla fratellanza tra gli operai
rivoluzionari e le truppe… Le truppe del governo entrarono quindi a Berlino e,
per parecchi giorni, si scontrarono violentemente nelle strade con gli operai
armati. Molti furono uccisi o feriti negli scontri in varie parti della città.
Il 13 gennaio l’USPD decise la fine dello sciopero generale ed il 15 gennaio
Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht vennero assassinati dagli sbirri del regime
Socialdemocratico. La campagna criminale dell’SPD: Uccidete Liebknecht!
si concluse dunque con un successo della borghesia. Il KPD fu privato dei suoi
più importanti leader.

Il KPD non aveva la forza di
trattenere il movimento come avevano fatto i bolscevichi nel luglio 19171.
Secondo Ernst, il nuovo capo della polizia socialdemocratica che aveva
sostituito Eichhorn: Fin dall’inizio gli aderenti a Spartakus non
avevano nessuna possibilità di successo poiché, con i nostri preparativi, li
abbiamo costretti ad agire prematuramente. Conoscevamo ogni loro carta prima
ancora che la giocassero ed è per questo che siamo riusciti a sconfiggerli”
.

In seguito a questo successo
militare la borghesia comprese immediatamente che doveva approfittare del suo
vantaggio. Scatenò un’ondata di sanguinaria repressione durante la quale
migliaia di operai berlinesi e di comunisti furono assassinati, torturati e
gettati in prigione. L’assassinio di Liebkecht e della Luxemburg non furono un’eccezione
ma rivelarono la determinazione bestiale della borghesia a eliminare i suoi
nemici mortali: i rivoluzionari.

Il 19 gennaio “la democrazia” trionfava: si tenevano
le elezioni per l’Assemblea Nazionale. Al tempo stesso, sotto la pressione
delle lotte operaie, il governo si trasferiva a Weimar. La Repubblica di Weimar
si instaurava sui cadaveri di migliaia di operai.

L’insurrezione è basata sullo slancio rivoluzionario
delle masse

Al suo
Congresso di fondazione il KPD riconobbe che la classe non era ancora matura
per l’insurrezione. Dopo il movimento inizialmente dominato dai soldati, era
vitale un nuovo slancio che partiva dalle fabbriche, dalle assemblee generali e
dalle manifestazioni. Era una condizione perché la classe potesse acquistare,
nel movimento, maggiore forza e maggiore fiducia in sé stessa. Era una
condizione perché la rivoluzione non fosse opera di una minoranza o di alcuni
elementi impazienti o disperati, ma si appoggiasse sullo slancio rivoluzionario
della larga maggioranza degli operai.

Inoltre, a gennaio, i consigli
operai non esercitavano realmente il doppio potere perché l’SPD li aveva
sabotati dell’interno. Come abbiamo mostrato nell’articolo precedente (RI n.158),
il Congresso nazionale dei consigli tenutosi a metà dicembre aveva
rappresentato una vittoria per la borghesia e purtroppo niente di nuovo era
venuto a stimolare i consigli. La valutazione che faceva il KPD del movimento
della classe e del rapporto di forza era perfettamente lucida e realista. C’è
chi pensa che sia il partito a prende il potere. Ma allora dovrebbe spiegare
come potrebbe farlo un'organizzazione rivoluzionaria, per quanto forte sia,
quando la larga maggioranza della classe operaia non ha sviluppato ancora la
sua coscienza di classe, esita ed oscilla, e non è stata ancora capace di
creare dei consigli operai che abbiano la forza sufficiente ad opporsi al
regime borghese. Una tale posizione si sbaglia completamente sulle
caratteristiche fondamentali della rivoluzione e dell’insurrezione che Lenin è
stato il primo a definire: “l’insurrezione deve basarsi, non su un
complotto, non su un partito, ma sull’avanguardia del classe”
. Nello stesso
Ottobre 1917 i bolscevichi avevano avuto come prima preoccupazione che fosse il
Soviet di Pietrogrado a prendere il potere, e non il Partito Bolscevico.

L’insurrezione proletaria non può
essere “decretata dall’alto”. Al contrario, è un’azione delle masse che devono
innanzitutto sviluppare le loro iniziative ed arrivare ad avere la padronanza
delle proprie lotte. E’ solo su questi fondamenti che le direttive e gli
orientamenti dati dai consigli ed dal partito saranno seguiti.

L’insurrezione proletaria non può
essere un golpe, come tentano di farcelo credere gli ideologi borghesi. È l’opera
di tutta la classe operaia. Per sbarazzarsi dal giogo del capitalismo, la
volontà di alcuni, anche se sono gli elementi più chiari e più determinati, non
basta: “il proletariato insorto può
contare solo sui suoi membri, la sua coesione, i suoi quadri ed il suo
stato-maggiore”
(Trotsky, Storia del Rivoluzione Russa, cap. “L’Arte
dell’insurrezione”
).

Nel gennaio 1919, la classe
operaia in Germania non aveva raggiunto questo livello di maturità.

(Questo
articolo è una versione ridotta di un articolo pubblicato nella Revue
Internationale
n° 83, 4° trimestre 1995).

1. “Le “giornate di luglio”: il ruolo indispensabile del partito”,
Rivista Internazionale n.21

Geografiche: 

Storia del movimento operaio: 

Patrimonio della Sinistra Comunista: