Da più di venti anni il cadavere dei regimi stalinisti esala ancora i suoi veleni

Contro gli attacchi che
continuano a crescere in tutti i paesi, le reazioni della classe operaia sono
molto limitate e particolarmente laboriose. Tutto ciò conferma il fatto che la
lotta del proletariato per rovesciare l’ordine costituito è una grande sfida
storica che richiede tenacia e pazienza. La strada per la rivoluzione è un
lungo cammino, difficile e complesso, che richiede una profonda riflessione e
un reale sforzo teorico. Pubblichiamo di seguito un estratto della nostre
serie: “All’alba del ventunesimo secolo: perché il proletariato non ha
rovesciato il capitalismo?”[1] Questo
estratto del secondo articolo esamina più specificamente un importante ostacolo
per comprendere le difficoltà che ancora pesano sulla classe operaia: l’impatto
ideologico del crollo dello stalinismo. Tuttavia, la spiegazione di fondo non
può essere limitata o ridotta a questa sola dimensione, incoraggiamo i nostri
lettori a ritornare sul contenuto di questi articoli nella loro interezza.

All’alba del XXI secolo: perché il proletariato non ha
rovesciato il capitalismo?

(...) In questo contesto di
sfide per la classe operaia nello sviluppo della sua presa di coscienza sarebbe
intervenuto alla fine del 1989 un significativo evento storico, esso stesso
manifestazione della decomposizione del capitalismo: il crollo dei regimi
stalinisti dell’Europa dell’est, di quei regimi che tutti i settori della
borghesia avevano sempre presentato come “socialisti”:

“Gli avvenimenti che attualmente agitano
i cosiddetti paesi “socialisti”, la sparizione di fatto del blocco russo, il
fallimento patente e definitivo dello stalinismo sul piano economico, politico
e ideologico, costituiscono il fatto storico più importante dalla seconda
guerra mondiale insieme con il risorgere internazionale del proletariato alla
fine degli anni ‘60. Un avvenimento di tale portata si ripercuoterà, e già ha
iniziato a farlo, sulla coscienza della classe operaia, e ciò tanto più che
esso riguarda un’ideologia e un sistema politico presentati per più di un mezzo
secolo come “socialisti” e “operai”. Con lo stalinismo è il simbolo e la punta
di diamante della più terribile controrivoluzione della storia che spariscono.
Ma ciò non significa che lo sviluppo della coscienza del proletariato mondiale
ne risulti facilitato, al contrario. Anche nella sua fine lo stalinismo rende
un ultimo servizio alla dominazione capitalista: decomponendosi il suo cadavere
continua ad appestare l’atmosfera che il proletariato respira. Per i settori
dominanti della borghesia il definitivo crollo dell’ideologia stalinista, i
movimenti “democratici”, “liberali” e nazionalisti che sconvolgono i paesi
dell’est costituiscono un’occasione per scatenare e intensificare le loro
campagne di mistificazione. L’identificazione sistematica tra comunismo e
stalinismo, la menzogna mille volte ripetuta e martellata oggi ancora più di
prima per cui la rivoluzione proletaria non potrebbe condurre che al
fallimento, vanno a trovare con il crollo dello stalinismo, e per tutto un
periodo di tempo, un impatto accresciuto nei ranghi della classe operaia. E’
dunque un riflusso momentaneo della coscienza del proletariato, di cui già ora
si possono notare le manifestazioni - in particolare con il ritorno in forze
del sindacato - che bisogna attendersi. Se gli attacchi incessanti e sempre più
brutali che il capitalismo non mancherà di sferrare contro gli operai
costringeranno questi a scendere in lotta, in un primo tempo non ne risulterà
una maggiore capacità della classe di avanzare nella sua presa di coscienza. In
particolare, l’ideologia riformista peserà molto fortemente sulle lotte del
prossimo periodo, favorendo grandemente l’azione dei sindacati.”
[2]

Questa previsione che
abbiamo fatto ad ottobre 1989 è stata completamente verificata in tutti gli
anni ‘90. Il declino della coscienza all’interno della classe operaia si è
manifestato con una perdita di fiducia nella propria forza che ha causato il
calo generale nella combattività di cui ancor oggi possiamo vedere gli effetti.

Nel 1989 abbiamo definito
le condizioni per una uscita della classe operaia da questa condizione di
perdita di acquisizioni:

Tenuto conto dell’importanza storica dei fatti che lo determinano,
l’attuale riflusso del proletariato, benché non rimetta in causa il corso
storico, la prospettiva generale agli scontri fra le classi, si presenta come
ben più profondo di quello che aveva accompagnato la sconfitta del 1981 in
Polonia. Ciò detto, noi non ne possiamo prevedere né l’ampiezza reale, né la
durata. In particolare, il ritmo di sprofondamento del capitalismo occidentale
- di cui si può percepire attualmente un’accelerazione con la prospettiva di
una nuova recessione aperta - va a costituire un fattore determinante del momento
in cui il proletariato potrà riprendere la sua marcia verso la coscienza
rivoluzionaria. Rovesciando le illusioni sul “raddrizzamento” dell’economia
mondiale, mettendo a nudo la menzogna che presenta il capitalismo “liberale”
come una soluzione al fallimento del preteso “socialismo”, svelando il
fallimento storico dell’insieme del modo di produzione capitalista, e non
solamente delle sue incarnazioni staliniste, l’intensificazione della crisi
capitalista spingerà il proletariato a volgersi di nuovo verso la prospettiva
di un’altra società, a iscrivere in maniera crescente le sue lotte in questa
prospettiva.”
[3]

(…)

Ciò detto, c'è un altro
elemento più generale per spiegare le difficoltà della politicizzazione attuale
del proletariato, una politicizzazione che gli consentirebbe di comprendere,
anche in modo embrionario, le sfide delle lotte che porta avanti in modo da
fertilizzarle e amplificarle:

Per comprendere tutti i
dati nel periodo attuale e futuro, dobbiamo anche tener conto delle
caratteristiche del proletariato che oggi conduce la lotta:

  • esso è composto da generazioni di lavoratori che non hanno subito
    la sconfitta, a differenza di quelli vissuti negli anni ‘30 e durante la
    seconda guerra mondiale; quindi, in assenza di una sconfitta decisiva che la
    borghesia non è riuscita a infliggergli finora, essi conservano intatte la
    loro combattività;
  • queste generazioni beneficiano di una usura irreversibile dei
    grandi temi di mistificazione (la patria, la democrazia, il fascismo, la
    difesa dell'URSS) che aveva permesso in passato l'irreggimentazione del
    proletariato nella guerra imperialista.

per il fatto che solo le
generazioni che non hanno subito la sconfitta sono state in grado di trovare la
via della lotta di classe, esiste tra queste generazioni e quelle che hanno
condotte le ultime battaglie decisive negli anni ‘20, un fossato enorme che
oggi il proletariato paga con un prezzo elevato:

  • una notevole ignoranza del proprio passato e dei suoi
    insegnamenti;
  • il ritardo nella formazione del partito rivoluzionario.

Queste caratteristiche
spiegano in particolare il carattere difficile del corso attuale delle lotte
operaie. Esse permettono di capire i momenti di mancanza di fiducia in se
stessi di un proletariato che non ha coscienza della forza che può costituire
di fronte alla borghesia. Esse mostrano anche la lunghezza della strada che
attende il proletariato, che non potrà fare la rivoluzione se non integrando
consapevolmente le esperienze del passato e costruendo il suo partito di
classe. (...)

Fabienne


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