Perché ci considerano loro nemici?

Traduciamo
qui un articolo pubblicato in Accion Proletaria, organo di stampa della CCI in
Spagna, a proposito di alcune dichiarazioni fatte da un capo della polizia
sulla repressione degli studenti liceali ed universitari a Valencia nel
febbraio scorso. Queste dichiarazioni sono effettivamente molto chiarificatrici

In occasione
di una conferenza stampa, alla domanda sul numero di poliziotti impiegati per
reprimere gli studenti, il capo supremo della polizia della regione di Valencia
ha risposto: “Non è prudente, dal punto
di vista della tattica e delle forze di polizia messe in campo, che io dica al
nemico quali sono le mie forze e le mie debolezze”[1].

Bisogna
ringraziare questo alto funzionario della polizia per la grande lezione di
marxismo che ci sta dando: primo, ci si considera come nemici, e secondo, si è
implicati in una guerra nella quale bisogna avere una tattica e bisogna
nascondere le proprie debolezze.

Per contro,
i politici di ogni risma, i sindacalisti, gli ideologi, gli opinionisti e
specialisti di ogni genere, predicano in senso opposto: secondo loro faremmo
parte di una comunità di “cittadini liberi ed uguali” nella quale lo Stato e le
sue diverse istituzioni - tra cui la polizia – sarebbero al “servizio di
tutti”. Quando i più alti responsabili dello Stato sono costretti a prendere
delle misure estremamente dure, lo farebbero per il “bene di tutti”. Così la
riforma dello statuto del lavoro verrebbe fatta per “favorire i disoccupati” e,
con i tagli e le altre restrizioni, questi signori non farebbero altro che
tentare di salvaguardare lo “Stato assistenziale”.

Le
dichiarazioni del capo della polizia smentiscono radicalmente questi discorsi fumosi.
Quello che ne esce fuori è che, innanzitutto, non siamo cittadini liberi ed
uguali ma siamo divisi tra una classe minoritaria che possiede tutto e non
produce niente ed una classe maggioritaria che non ha niente e produce tutto.
E, in secondo luogo, che l’immensa ragnatela burocratica che tesse lo Stato non
è al “servizio dei cittadini”, ma è un patrimonio proprio ed esclusivo di
questa minoranza privilegiata, il che comporta che questa considera come nemici
i manifestanti che lottano e concepisce il proprio agire come una guerra contro
l’immensa maggioranza.

Ci si dirà
che questa alta autorità è di destra, che la destra ha una concezione
patrimoniale dello Stato e che essa non nasconde il suo egoismo ed la sua
natura venale. Tuttavia, guardano la carriera politica di questa persona si
apprende che ha iniziato all’interno della Brigada politico-sociale alla fine
del franchismo e che nel 2008 è stato nominato al suo attuale posto dall’allora
ministro degli Interni, il signor Rubalcaba che, attualmente capo
dell’opposizione socialista, usa toni di una radicalità altamente incendiaria. In
questa funzione, il capo della polizia di Valencia era sotto il comando di un
membro del partito detto “comunista” e avvocato del lavoro del sindacato CO, il
signor Peralta, quando ha avuto luogo il famoso episodio di repressione contro
dei manifestanti nel quartiere di pescatori El Cabanal di Valencia[2].
Si tratta quindi di una persona che ha servito lo Stato sotto governi di ogni
colore. Le sue azioni non sono quindi frutto di un “riflesso fascista della
destra” ma una precisa azione di Stato, che ha una logica e una continuità che
va ben al di là dell’etichetta politica del partito al comando adesso.

Bisogna
ricordarsi, per non parlare che della Spagna, che su 35 anni di “Stato
democratico” per ben 21 anni al governo c’è stato il PSOE (Partito Socialista
Operaio Spagnolo). Non vale neanche la pena parlare del mandato tra il 2004 ed
il 2011 perché è sempre ben presente nelle nostre teste. Per quanto riguarda il
primo governo “socialista”, quello del signor Gonzales (1982-1996),
ricordiamoci che fu il responsabile dell’assassinio di 3 manifestanti operai (a
Bilbao nel 1984, a Gijón nel 1985 ed a Reinosa nel 1987) e della distruzione di
un milione di posti di lavoro.

L’attuale
ministro dell’Interno, Fernández Díaz, ha tentato di arrangiare le cose dicendo
che si era trattato di un … lapsus.
Ma un lapsus consiste, appunto, nel
dire involontariamente quello che si pensa … veramente!

La società
capitalista si caratterizza per l’ipocrisia ed il cinismo più ripugnanti ed in
questo la classe dominante è maestra. Basta guardare le campagne elettorali
dove vengono fatte mille promesse da tutti i candidati per applicare, una volta
eletti, la politica contraria. Nel segreto dei loro uffici gli alti mandatari
della borghesia, classe che rappresenta solo una piccola minoranza della
popolazione, parlano tranquillamente di tutto quello che andranno a smentire,
negare o deformare davanti ai microfoni. Ma ogni tanto un lapsus scappa, è come
un lieve strappo nel sipario attraverso il quale si può osservare quello che
realmente pensano e quello che riflettono le loro reali motivazioni o le loro perfide
macchinazioni contro la stragrande maggioranza, in particolare contro il loro
peggior nemico, la classe operaia, contro la quale sono costretti a fare una guerra
permanente.

CCI (23 febbraio)


[1]
El País, 21
febbraio, supplemento per la Regione di Valencia

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