Migranti e rifugiati: la crudeltà e l'ipocrisia della classe dominante

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Questo fenomeno dei rifugiati supera oggi per dimensione gli esodi delle ore più buie del 20° secolo. Tuttavia dobbiamo riflettere su una cosa: i media non cercano di dissimulare l’orrore di questa situazione. Al contrario, non smettono di parlarne mostrandoci immagini sempre più scioccanti, come quella del bambino di tre anni annegato. Perché?

 

Alcuni fatti sono sufficienti ad illustrare l'orrore dell’attuale situazione dei migranti:

- il 27 Agosto, la scoperta in Austria, vicino al confine con l'Ungheria, di 71 corpi (tra cui 8 donne e 4 bambini) in avanzato stato di decomposizione, chiusi in un camion abbandonato ai bordi dell’autostrada;

- pochi giorni dopo, il corpo di un bambino di tre anni, annegato insieme a sua madre e al fratello, era disteso su una spiaggia di Bodrum, in Turchia.

In entrambi i casi si trattava di migranti della Siria in fuga dall'orrore di quattro anni di guerra. Questo fenomeno dei rifugiati, segnato da una diffusione mondiale senza precedenti, supera oggi in grandezza gli esodi delle ore più buie del XX secolo.

Propaganda e solidarietà

Una cosa, però, deve attirare l'attenzione e porre domande: i mezzi di comunicazione non cercano di nascondere l'orrore insopportabile della situazione. Invece essi lo pubblicano sulla prima pagina dei  giornali e moltiplicano le immagini shock, come il bambino di tre anni annegato. Perché?

In realtà, la borghesia sfrutta per la sua propaganda, sia la barbarie di cui essa stessa è responsabile e l'indignazione che suscita, sia gli slanci di solidarietà spontanea tra lavoratori (locali e migranti), che cominciano a svilupparsi negli ultimi mesi in diverse parti d'Europa. Si tratta non solo di rompere sul nascere ogni possibilità di riflessione autonoma, ma anche di nutrire in modo insidioso le ideologie nazionaliste per imputridire le coscienze.   

Agli occhi della classe dominante, i lavoratori, se lasciati liberi di agire, lo fanno “in modo strano” o in modo “irresponsabile”: essi si uniscono, si aiutano e si sostengono a vicenda. Così, nonostante il martellamento ideologico permanente e di fronte alle pressioni borghesi di ogni genere, spesso, quando i proletari sono in contatto diretto con i rifugiati, portano loro qualcosa che permetta di sopravvivere (bevande, cibo, coperte ...) e talvolta li ospitano. Tali esempi di solidarietà si sono manifestati a Lampedusa in Italia, a Calais in Francia e in diverse città in Germania e Austria. Ad esempio, all'arrivo dei treni di profughi finalmente liberati dalla loro prigionia dallo Stato ungherese, i migranti esausti sono stati accolti da migliaia di persone che sono venute per offrire comfort e sostegno materiale. Dei ferrovieri austriaci hanno anche offerto ore di lavoro straordinario gratuito per il trasporto dei profughi in Germania. A Parigi, migliaia di persone hanno manifestato sabato 5 settembre per protestare contro il trattamento riservato ai rifugiati. Gridavano slogan tipo “Siamo tutti figli di migranti”.

Sentendo una significativa e internazionale reazione di solidarietà apportata dalla popolazione civile, mentre gli Stati non facevano che bloccare e terrorizzare i rifugiati, la classe dominante alla fine ha dovuto reagire. La borghesia  è stata costretta ovunque a cambiare il suo discorso anti-immigrati degli ultimi anni e adattarsi. In Germania, il voltafaccia della borghesia le ha permesso di rafforzare la sua immagine politica di democrazia “molto avanzata” e di allontanare meglio i fantasmi del passato di fronte ai suoi concorrenti che a loro volta non hanno mai perso l'occasione di rievocarli ancora.

E' anche il trauma della seconda guerra mondiale che spiega la maggiore sensibilità del proletariato in Germania nell’affrontare la questione dei migranti e il bisogno di solidarietà. Le autorità tedesche hanno dovuto sospendere l'applicazione del regolamento di Dublino che prevede l'espulsione dei richiedenti asilo. Agli occhi dei migranti e del mondo, la Merkel è diventata il “campione dell’apertura” e la Germania un “modello di umanità”. In Gran Bretagna, Cameron ha dovuto cambiare i suoi interventi “intransigenti”, e lo stesso hanno dovuto fare i peggiori tabloid che, poco prima, paragonavano i migranti a degli “scarafaggi”. Per la borghesia, una delle principali sfide è stata quello di reagire e nascondere il fatto che ci sono due logiche totalmente antagoniste che si confrontano: l’esclusione e “l’ognuno per sé” della concorrenza capitalista o la solidarietà proletaria; l’affossamento nella barbarie di questo sistema mortale o l'affermazione di una classe portatrice del futuro sviluppo dell'umanità. La borghesia non ha potuto fare a meno di rispondere ai sentimenti sinceri di indignazione e di solidarietà manifestati nei paesi dell'Europa centrale.

La drammatica esplosione del numero dei rifugiati

La situazione non è del tutto nuova. Nel 2012, l'Alto Commissariato per i Rifugiati (UNHCR) già contabilizzava 45,2 milioni di “sfollati”, e lanciava l'allarme di fronte alla portata della catastrofe umanitaria. Nel 2013, a sfuggire all’orrore in tutte le sue forme nel pianeta erano in 51,2 milioni. La soglia dei 50 milioni è stata superata per la prima volta dalla seconda guerra mondiale! L'UNHCR spiega questa terribile dinamica  con “la moltiplicazione di nuove crisi” e “la persistenza delle vecchie crisi che non sembrano voler morire”. Risultato: il 2015 sta per segnare un nuovo record: 60 milioni di rifugiati nella sola Europa. Da gennaio, le domande d'asilo sono esplose, in crescita del 78%. In Germania, secondo il Ministro degli Interni, le domande di asilo sono quattro volte di più dell'anno scorso, raggiungendo la cifra record di 800.000. La Macedonia ha dichiarato lo stato di emergenza e chiuso momentaneamente i suoi confini. Ufficialmente, più di 2.800 esuli, uomini, donne e bambini, sono annegati nel Mediterraneo negli ultimi mesi. In Asia, il fenomeno è altrettanto massiccio. Per esempio, un numero crescente di persone originarie del Myanmar (ex Birmania) fugge dalla repressione e cerca disperatamente di raggiungere altri paesi del sud est asiatico. In America Latina, il livello di criminalità e la povertà sono tali che centinaia di migliaia di persone cercano rifugio negli Stati Uniti per sopravvivere. Un treno merci che attraversa il Messico dal sud al nord, soprannominato “La Bestia”, carica regolarmente migliaia di migranti. Essi non solo corrono il rischio di cadere dal tetto dei carri o essere spazzati via nelle gallerie, ma anche di subire l'assalto delle autorità, e ancora di più essere alla mercé di narcotrafficanti o gangster che li sequestrano, violentano, li immettono nella rete della prostituzione e spesso li uccidono. E, per coloro che hanno la possibilità di fuggire, lungo tutto il confine degli Stati Uniti si innalza un “muro” di filo spinato e torri di avvistamento che guardie armate fino ai denti sorvegliano continuamente per sparare a loro come fossero conigli!

In realtà, l'atteggiamento ipocrita degli Stati democratici, dal linguaggio civilizzato, ospita bene i peggiori discorsi xenofobi alimentando sentimenti di paura in alcuni casi, impotenza in altri, paralizzando la riflessione di tutti. Questa propaganda spazzatura si propone, infatti, di rompere qualsiasi slancio di solidarietà sottolineando l'impossibilità di accogliere questi “immigrati troppo numerosi”, presentando l'unica soluzione che è quella di bloccarli fin dalla partenza per evitare caritatevolmente i pericoli del viaggio, quando non incoraggia direttamente le reazioni di autodifesa e legittima le misure di “protezione efficace” contro questa “invasione”. Questa campagna pubblicitaria mira pertanto a distogliere la mente dal comprendere le vere cause di questo fenomeno.

Un fenomeno accentuato dalla realtà della decomposizione

Oramai intere aree del pianeta sono devastate e divenute inabitabili. Ciò è particolarmente vero per l'area che va dall'Ucraina verso l'Africa, attraversando il Medio Oriente. In alcune di queste zone di guerra, più della metà della popolazione è fuggita ammassandosi in giganteschi campi, preda di trafficanti senza scrupoli, un vero traffico organizzato su scala industriale. La vera causa di questo inferno è la decomposizione di questo sistema globale fatto di sfruttamento e guerre: il capitalismo decadente. L'entità del fenomeno dei rifugiati è oggi una chiara espressione della decadenza della società capitalistica che vede una proliferazione di conflitti, pogrom e violenze di ogni genere, l'impoverimento crescente legato alla crisi economica e ai disastri ambientali. Sappiamo che le guerre, le crisi e l'inquinamento sono fenomeni vecchi. Ad ogni guerra, per esempio, sì sapeva che della gente doveva fuggire per salvarsi la vita. Tuttavia, la portata e l'intensità di questi fenomeni è aumentata, alimentando una spirale di barbarie e distruzione. Fino alla prima guerra mondiale, il numero di rifugiati è rimasto relativamente limitato. Con quest'ultima, sono iniziati gli spostamenti di massa: “delocalizzazione”, “trasferimenti di popolazioni” etc. Questa spirale di guerre e distruzioni ha preso un'altra dimensione durante la seconda guerra mondiale, con un numero inedito di rifugiati e sfollati. Poi, durante la guerra fredda, i molteplici conflitti tra i due blocchi Est-Ovest, per interposti paesi, hanno generato a loro volta una grande quantità di rifugiati, insieme alle grandi carestie subsahariane degli anni 1970 e 1980. Ma dopo il crollo del blocco dell’est nel 1990, un vero e proprio vaso di Pandora è stato aperto. In effetti, lo scontro tra i blocchi imperialisti dell’est e dell’ovest imponeva un certo ordine e una certa disciplina, dovendo la maggior parte delle nazioni obbedire agli ordini dei rispettivi capi blocco, gli Stati Uniti o la Russia. Le guerre di questo periodo sono state disumane e criminali, ma anche “classiche” e “ordinate”. Dal momento che l'URSS è crollata, l'instabilità e lo sviluppo del caos hanno gradualmente portato ad una proliferazione dei conflitti locali, contrassegnati dall’instabilità delle alleanze e dall'essere senza fine e senza risultati, con la conseguente disintegrazione degli Stati, la nascita di signori della guerra e altri avventurieri mafiosi, la disgregazione di ogni tessuto sociale .. 

E le contraddizioni tra le potenze imperialiste (segnate dall’aumento del ciascuno per sé, in cui ogni nazione gioca le proprie carte imperialiste e inoltre con obiettivi sempre più miopi) hanno condotto queste ultime ad interventi militari con una crescente regolarità, quasi permanente. Le grandi potenze sostengono ognuna una particolare cricca mafiosa, questo o quel signore della guerra, particolari gruppi fanatici nella difesa sempre più irrazionale dei loro interessi imperialisti. Ciò che oramai domina la società capitalista, è la disgregazione di intere regioni dove possono prosperare le espressioni più evidenti della decomposizione sociale: intere aree geografiche nelle mani di trafficanti di droga, l’emergere dello Stato islamico, con le sue barbare atrocità, e così via.

La grandi potenze si chiudono in bunker

Principali responsabili della disgregazione sociale, ecologica e militare del mondo, questi Stati sono nello stesso tempo diventati delle vere “fortezze”. In un contesto di crisi e di disoccupazione di massa, le misure di sicurezza sono state, in effetti, rafforzate drasticamente e gli Stati si sono letteralmente chiusi in “bunker”. Solo gli emigranti più qualificati sono accettati per essere sfruttati, per abbassare i costi della forza-lavoro ed essere utilizzati per dividere il proletariato. La maggioranza dei rifugiati e dei migranti, quella degli “indesiderabili”, degli affamati senza risorse, è cinicamente pregata di rimanere a casa per morirvi senza disturbare nessuno. Gli Stati del nord li cacciano, letteralmente, come ancora quest’estate in Francia, vicino la “giungla” di Calais, lungo il tunnel sotto la Manica (vedi il nostro articolo in francese sul sito). La società industriale incancrenita dalla crisi economica di sovrapproduzione non può più offrire prospettive. Invece di aprirsi, essa letteralmente si chiude; gli Stati barricano i loro confini, elettrificano e moltiplicano le recinzioni, costruiscono sempre più muri. Durante la guerra fredda, al tempo del Muro di Berlino, esistevano una quindicina di muri per difendere le frontiere. Oggi sono più di una sessantina che sono stati innalzati o sono in costruzione. Dal “muro dell'apartheid” costruito da Israele di fronte ai palestinesi, passando attraverso la barriera di 4.000 chilometri di filo spinato che separa l’India dal Bangladesh, gli Stati sono in preda ad una vera paranoia della sicurezza. In Europa, anche il fronte mediterraneo è fiancheggiato da muri e recinzioni. Durante l’ultimo mese di luglio, il governo ungherese ha iniziato la costruzione di una nuova barriera alta quattro metri. Per quanto riguarda l'area Schengen in Europa, il lavoro dell'agenzia Frontex o il dispositivo Triton, la loro efficienza militare e industriale è formidabile; una flotta permanente di navi di sorveglianza e da guerra impedisce ai rifugiati di attraversare il Mediterraneo. Un dispositivo simile è in atto lungo la costa australiana. Tutti questi ostacoli  aumentano notevolmente la mortalità dei migranti, condannati ad assumersi sempre più rischi per passare.

Il cinismo della borghesia

Da un lato, lo Stato borghese si barrica. Alimenta al massimo i discorsi catastrofisti delle frazioni populiste più xenofobe, suscita sempre più odio, paure e divisioni. Di fronte alle degradate condizioni di vita, i settori più deboli del proletariato subiscono con forza questa propaganda nazionalista e xenofoba. Proteste, aggressioni fisiche e incendi dolosi contro le case dei profughi da parte di persone di destra sono stati segnalati in molti paesi. I rifugiati diventano il bersaglio di campagne contro lo “straniero”, contro coloro che “minacciano le nostre condizioni di vita”. Lo Stato legittima così le sue azioni di “protezione”: organizzare l'internamento in campi di detenzione (oltre 400 in Europa), sostenere i peggiori torturatori per controllare e rinchiudere le popolazioni, assicurando le deportazioni e le espulsioni di oggi ... Dall'altra parte, questo stesso Stato borghese si paga il lusso di una finta indignazione attraverso la voce dei suoi politici, parla di “sfida morale” di fronte alla tragedia, si presenta come il garante della “civiltà”, portando la sedicente “assistenza” e favorendo al meglio “l'accoglienza dei migranti”. In breve, lo Stato borghese, questo sinistro criminale, si avvolge della virtù del salvatore.

Ma, finché durerà il capitalismo, nessuna vera soluzione sarà possibile per i rifugiati e i migranti. Se noi non combattiamo contro questo sistema, se non andiamo in modo critico alla radice del problema, la nostra indignazione e la solidarietà non andranno oltre il riflesso di un pronto soccorso, questo sentimento umano profondo e nobile sarà anch’esso recuperato dalla borghesia come un semplice atto di carità, con squilli e telecamere, sopraffatto dallo spirito puzzolente di un nazionalismo insidioso. Quindi noi dobbiamo cercare di capire, arrivare alla radice del problema per poter offrire un punto di vista critico e rivoluzionario. Il proletariato deve sviluppare una tale riflessione critica su queste questioni.

Nei nostri prossimi articoli andremo più in profondità su questo problema storico.

WH, 5 Settembre 2015