Corrispondenza Apertura al confronto politico e fermezza nella difesa dei principi di classe

La lettera del compagno del gruppo "La Scintilla" che pubblichiamo qui di seguito pone al centro un problema che sempre più spesso ci viene posto da molti compagni, e cioè la lotta contro la dispersione delle energie rivoluzionarie, sulla base di un confronto serio e approfondito. Nella risposta, che abbiamo indirizzato a tutti i compagni del gruppo, oltre a sostenere pienamente la necessità di un lavoro su questo piano e più in generale per la costruzione del futuro partito (facendo riferimento alla politica che la CCI ha da sempre condotto su questo piano), ci è sembrato importante chiarire come le nostre recenti prese di posizioni sull’atteggiamento e le posizioni assunte dal BIPR (tutte pubblicate sul nostro sito web), a cui il compagno fa riferimento, siano coerenti ed assolutamente necessarie per un reale lavoro verso la costruzione del partito, che non può prescindere dalla lotta contro l’opportunismo e contro comportamenti propri della classe dominante e dunque inaccettabili all’interno del movimento operaio. L’"asprezza" dei testi a cui evidentemente il compagno fa riferimento, non è quindi dovuta alla volontà di "voler rimarcare a tutti i costi la più minima differenza", pratica che come giustamente pensa il compagno va rigettata, ma alla necessità di difendere i metodi ed i principi proletari senza i quali nessun futuro partito rivoluzionario sarà possibile e dunque nessuna rivoluzione proletaria potrà essere vittoriosa.

 

La lettera del compagno

Cari compagni,

chi vi scrive è un militante dell’ "organizzazione proletaria La Scintilla" di Roma. Anche noi ci richiamiamo all’esperienza della sinistra comunista italiana. Siamo un gruppetto di una decina di ventenni (chi più chi meno) da sempre attenti alle vicende interne alla nostra corrente. Pur se pochi numericamente siamo abbastanza determinati a ricostruire in Italia un partito autenticamente marxista che sappia incidere realmente sulla classe. A tale obiettivo strategico adeguiamo tutta la nostra attività fatta di diffusione di materiale, propaganda in mezzo alla gioventù operaia e, arrivo al punto della mail, al ricompattamento delle residue forze dell’area rivoluzionaria. Pur scontrandoci spesso con compagni di altre strutture su le più disparate questioni teoriche, restiamo convinti che i marxisti rivoluzionari debbano risolvere le divergenze teoriche in maniera dialettica e scientifica e, se non ho interpretato male il pensiero di Lenin, dividersi solo nel caso di un’abiura dei principi rivoluzionari. Solo il partito può garantire un dibattito PRODUTTIVO, al di fuori di esso si cade nel burocratismo e ci si riduce a far polemica tra intellettuali. Marx non ebbe timore di trascinarsi appresso gli anarchici e i mazziniani, consapevole che la scientificità di una teoria trionfa solo nel confronto virile con le tesi errate e nel suo divenire strategia vincolante per i membri del partito. Detto questo non capiamo il livello di asprezza raggiunto tra voi e Battaglia su questioni si importanti, ma che non possono degenerare in un’accusa reciproca di opportunismo. L’opportunismo è una resa VOLONTARIA alla collaborazione tra le classi e non certo un errore teorico che, se pur commesso e non riconosciuto come tale, non mette in discussione la validità generale sull’uso della violenza rivoluzionaria. A noi giovani proprio questo risulta indigesto: il voler rimarcare a tutti i costi la più minima differenza e non le FONDAMENTALI PAROLE D’ORDINE IN COMUNE che ancora oggi sono ignorate dal proletariato (dittatura di classe, abolizione della proprietà, etc., etc.). Certo di una vostra risposta, vi saluto

V., 8 marzo 2005

 

La nostra risposta

Cari compagni,

(...) anzitutto vogliamo esprimere tutta la nostra contentezza per aver ricevuto notizie dell’esistenza di un gruppo di giovani compagni che fanno riferimento alla sinistra comunista italiana. Pensiamo che voi siate sicuramente d’accordo nel considerare che la sinistra comunista italiana ha avuto un ruolo centrale nella storia del movimento operaio internazionale dell’ultimo secolo e sul fatto che ancora oggi costituisce un riferimento imprescindibile per chi voglia intraprendere il faticoso ma appassionante compito di contribuire alla ricostruzione del partito rivoluzionario. Naturalmente, quando si parla di sinistra comunista italiana, occorre chiarire a cosa precisamente si fa riferimento, nella misura in cui tale corrente ha essa stessa più anime al suo interno, tutte proletarie naturalmente, ma non tutte omogenee tra di loro. Nel concreto ci riferiamo al fatto che si definiscono, con buona ragione, sinistra comunista italiana sia la corrente bordighista, sia la corrente che ha prodotto il gruppo Battaglia Comunista, sia ancora la corrente di compagni che, esclusi e/o messi in minoranza all’interno del PCI dopo il processo di bolscevizzazione, cominciano a lavorare all’estero come "frazione" del PCI elaborando, tramite la rivista Bilan, un bilancio delle ragioni della sconfitta dell’ondata rivoluzionaria degli anni ‘20. Per quanto ci riguarda, la nostra organizzazione - che in realtà fa riferimento all’insieme dei contributi prodotti dalla sinistra comunista "internazionale" piuttosto che alla sola sinistra comunista "italiana" - deve moltissimo al gruppo Bilan perché questo ha saputo, meglio di altre componenti, attestarsi sul terreno del marxismo scientifico tirando delle lezioni politiche di grande importanza da un’analisi politica impietosa dei motivi della sconfitta della rivoluzione russa e del tradimento dei partiti ex-comunisti. Una delle cose più importanti di questa eredità a cui ci rifacciamo è la convinzione profonda che, fra organizzazioni di natura proletaria - organizzazioni cioè che si collocano e agiscono sullo stesso terreno di classe e per gli stessi fini storici, per quanto diversificate possano essere le reciproche posizioni politiche - ci debba essere uno sforzo per promuovere un continuo confronto delle posizioni, nella convinzione che l’appartenenza allo stesso campo di lotta implichi che il rafforzamento di ognuna di queste componenti comporti al tempo stesso un rafforzamento di tutto il campo proletario. Questa è la politica che ci ha sempre caratterizzato fin dalla nascita, anzi possiamo dire che siamo nati proprio grazie a questa politica, attraverso un processo di aggregazione di forze inizialmente non omogenee in seguito ad una serie di discussioni, conferenze e convergenze progressive tra gruppi diversi fino alla costituzione dell’attuale organizzazione internazionale che è la CCI avvenuta nel 1975. La stessa formazione della CCI non ha comportato nessuna chiusura verso l’esterno, ma il proseguimento della stessa politica verso tutti gli altri gruppi esistenti all’epoca o che sono sorti successivamente a livello internazionale. Se oggi siamo presenti in 3 continenti e in una quindicina di paesi diversi è proprio grazie a questa politica in cui abbiamo messo sempre al centro la discussione. D’altra parte, la nostra mancanza di settarismo si evince non solo dai nostri sforzi di promuovere conferenze o dalla nostra partecipazione convinta a quelle promosse da altri (come nel caso delle tre conferenze internazionali organizzate nella seconda metà degli anni ’70 per iniziativa di Battaglia Comunista), ma anche nella preoccupazione che abbiamo espresso nei momenti difficili per la classe operaia perché le organizzazioni del campo politico rivoluzionario reagissero in maniera coordinata per far fronte nella maniera più efficace possibile alle difficoltà del momento. Ci riferiamo ad esempio all’appello che abbiamo rivolto al BIPR (organizzazione che raccoglie il gruppo italiano Battaglia Comunista e il gruppo inglese Communist Workers Organisation) e alle formazioni bordighiste Programma Comunista, Il Comunista-Le Proletarie e Il Partito di Firenze in occasione della guerra in Kosovo e quella in Iraq per far sentire in maniera unitaria alla classe operaia la voce degli internazionalisti. Questo appello, così come altri da noi lanciati, è rimasto senza risposta perché purtroppo il settarismo è una malattia molto diffusa all’interno del movimento operaio, ma la nostra politica non per questo è cambiata. Per quanto riguarda poi il fatto che, recentemente, compagni come voi hanno potuto sorprendersi alla lettura di testi particolarmente duri scambiati tra il BIPR e la CCI, ciò dipende dalla scelta molto grave compiuta dal BIPR di farsi complice e sostenitore di gruppi parassiti (1) che praticano il furto, la delazione e la diffusione di menzogne nei nostri confronti e che – recentemente – sono anche portatori di gravi minacce nei confronti di nostri compagni. Concretamente il BIPR:

- si è espresso in accordo con la FICCI, piccolo gruppo di nostri ex militanti, per dire che bisogna distruggere la CCI;

- ha dato una giustificazione politica al furto dell’indirizzario dei nostri contatti da parte della FICCI;

- ha pubblicato sul proprio sito testi del sedicente Circulo de Comunistas Internacionalistas (in realtà invenzione di un impostore) che ci riempivano di fango accusandoci di usare metodi "nauseabondi" e "stalinisti" contro dei compagni, di volerli distruggere, ecc.

- ha rifiutato a lungo di pubblicare una nostra smentita di questo insieme di calunnie rivolte nei nostri confronti, come è invece riconosciuto nella prassi giornalistica finanche di giornali borghesi come "diritto di replica";

- ha rifiutato di aderire alla nostra richiesta di partecipare ad un jurì d’onore internazionale per darci la possibilità di difenderci, come è da sempre consuetudine nella storia del movimento operaio;

- ha poi, di fronte all’esibizione dei documenti che smentivano tutta la montatura contro di noi - di cui loro erano stati fiancheggiatori attivi e convinti - non solo ignorato la nostra richiesta di pubblicare questi documenti con una smentita di quanto avevano lasciato credere per settimane e settimane, ma hanno molto codardamente fatto scomparire, uno dopo l’altro dal loro sito, tutti i documenti che avevano con tanta leggerezza pubblicato in modo da non lasciare traccia dell’infamia di cui si erano macchiati.

In coerenza con la tradizione del movimento operaio noi siamo convinti che un gruppo rivoluzionario si caratterizzi per l’insieme di posizioni politiche che difende e che costituiscono un insieme unitario al cui interno sono contenute anche le norme comportamentali sia interne all’organizzazione stessa (gli statuti) che nei confronti di altre organizzazioni proletarie e della classe. In altre parole un’organizzazione proletaria non si può comportare come un qualsiasi partito borghese o piccolo borghese, prendendo vantaggio contro un presunto avversario politico alleandosi con chicchessia. La politica di un gruppo rivoluzionario, fedele a quella che è la natura della classe operaia di cui è espressione, non può essere condotta seguendo dei mezzi qualsivoglia, ma deve necessariamente essere condotta utilizzando dei mezzi che siano coerenti con i fini e con la natura del gruppo stesso. Insomma, contrariamente al principio machiavellico della borghesia, il fine non giustifica i mezzi! Esiste invece un’etica proletaria da cui non si può prescindere. E’ proprio su questo piano che c’è stata recentemente una lacerazione tra noi e il BIPR: Battaglia e la CWO hanno non solo dato credito a delle campagne infamanti portate avanti da questi gruppi parassiti, rifiutandosi a lungo di ospitare una nostra smentita sul loro sito web, ma quando finalmente noi abbiamo prodotto la prova che era tutta una montatura da parte di questi parassiti, Battaglia ha semplicemente giocato a fare lo gnorri pubblicando un’ultima lettera rivolta alla nostra organizzazione in cui, schivando tutti i fatti e i motivi reali del problema, ha attribuito a noi la responsabilità completa del problema affermando che "da un po' di tempo siamo oggetto di attacchi violenti e volgari da parte della CCI" e concludendo che "per questa ragione d’ora innanzi non daremo riscontro né seguito a nessuno dei loro volgari attacchi".

Tutto questo per rispondere alla vostra richiesta di chiarimenti sul "livello di asprezza raggiunto tra voi e Battaglia".

Ci sembra importante inoltre precisare un altro punto: cosa è l’opportunismo. Voi parlate di "degenerare in una reciproca accusa di opportunismo" per poi aggiungere che "l’opportunismo è una resa VOLONTARIA alla collaborazione tra le classi e non certamente un errore teorico". Da quanto voi dite sembrerebbe di capire che voi identificate l’opportunismo con un tradimento cosciente della causa rivoluzionaria. In realtà non è questa l’accezione che il movimento operaio dà a questo termine (2), in quanto si è sempre riconosciuto al suo interno una sinistra, un centro e una destra sulla base dell’adesione più o meno rigorosa agli interessi della classe operaia. Infatti è noto che nel movimento operaio sono sorte molteplici organizzazioni che si sono proclamate espressione del proletariato, ma non tutte sono state capaci di difendere con la stessa coerenza questi interessi nella misura in cui, sotto l’influenza della ideologia dominante, alcune di queste sono state spinte a politiche compromissorie tra gli interessi del proletariato e quelli della borghesi. L’opportunismo è appunto l’espressione di questa influenza più o meno forte della ideologia borghese nel campo del proletariato. Si tratta dunque di una debolezza di organizzazioni che comunque appartengono al campo proletario e non di una caratterizzazione di organizzazioni che hanno tradito, anche se, naturalmente, questa influenza può comportare, sul lungo periodo, il tradimento. L’accezione che voi avete del termine opportunismo è in effetti l’espressione della identificazione del tradimento di vecchi partiti che sono stati un tempo dei partiti opportunisti (vedi i vari partiti comunisti degli anni ’20) con l’opportunismo stesso. Ma questi partiti hanno avuto tutti una storia, sono nati in linea di massima come dei partiti rivoluzionari in rottura con le vecchie socialdemocrazie, hanno successivamente subito una involuzione come conseguenza delle difficoltà della fase politica che attraversava la stessa classe operaia, involuzione che si è caratterizzata appunto con pratiche opportuniste, e hanno finito per tradire. Quindi dobbiamo comprendere l’opportunismo come elemento dinamico nella lotta tra posizioni rivoluzionarie e l’influenza dell’ideologia borghese nello stesso campo rivoluzionario, e non come una condanna a morte di un’organizzazione. Per cui accusare un’organizzazione di opportunismo non significa condannarla al fuoco eterno dell’infamia controrivoluzionaria ma piuttosto metterla in guardia da una debolezza che può finire per incancrenirla completamente. Ciò detto, noi restiamo completamente disponibili, come è nostro costume, a discutere con il BIPR per chiarificare tutte le questioni che sono rimaste sospese e su cui abbiamo più volte richiesto ai compagni del BIPR un chiarimento pubblico. (...).

E’ tutto per il momento. In attesa di una vostra risposta vi inviamo fraterni saluti,

CCI, 31 marzo 2005

1. Ricordiamo a tale proposito le nostre Tesi sul parassitismo, pubblicate nella Rivista Internazionale n. 22, febbraio 1999. E’ curioso come veniamo spesso accusati di aver inventato la nozione di parassitismo politico. In realtà, chi ci accusa mostra scarsa dimestichezza con la storia del movimento operaio. Basta infatti leggere quanto dice Marx a proposito di Bakunin e della sua Alleanza per ritrovare questo stesso termine di parassitismo con lo stesso significato.

2. Anche se la corrente bordighista chiama oggi opportunisti i partiti stalinisti traditori, la sinistra italiana dell’epoca (ovvero la sinistra bordighiana) considerava la politica portata avanti dalla direzione dell’Internazionale Comunista ancora ai tempi di Lenin, come una politica opportunista.

Correnti politiche e riferimenti: