“Matrimonio per tutti”: solo la società comunista può mettere fine alle discriminazioni sessuali

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Annunciando l’adozione di una legge che autorizza il matrimonio omosessuale, il governo francese ha scatenato, come è capitato in tutti i paesi che hanno seguito la stessa strada, una serie di mobilitazioni e di dibattiti mediatici dove ciascuno ha dovuto scegliere da che parte stare: pro o contro il “matrimonio gay”. Anche in Italia questa questione suscita un certo interesse e spesso viene usata per creare divisioni e falsi schieramenti. Per questo abbiamo tradotto il seguente articolo scritto dai nostri compagni in Francia.

 

Le manifestazioni omofobiche sono espressione della decomposizione capitalista

Le ripugnanti manifestazioni organizzate da leghe e partiti omofobici, come “Civitas” e “Famille de France" (“Famiglia di Francia”), hanno scioccato per la loro ampiezza. Se la ridicola feccia del cattolicesimo integralista, con i suoi paramenti da fiera e i suoi patiboli da crocifissione, ha formato il grosso del battaglione, l’ampiezza delle mobilitazioni mostra fino a che punto le tendenze alla disumanizzazione, all’odio verso l’altro e all’irrazionalità proprie del capitalismo in disfacimento, si diffondono come la peste in tutti gli strati della società[1].

Dietro slogan sbiaditi come “la difesa della famiglia”, durante i cortei le “pecorelle” avevano qualche difficoltà a contenere le loro manie omofobiche e razziste.

Di fronte a queste dimostrazioni di odio e deliri collettivi, organizzate in nome di una “normalità” e di una sedicente “evidenza” astratta e disumanizzata, il proletariato deve affermare il suo attaccamento alla libertà sessuale, al rispetto delle differenze, ma dal punto di vista della sua lotta. Perché la lotta per il comunismo non è solo una lotta per il pane e un tetto, ma è anche - e soprattutto! - una lotta per l’emancipazione degli uomini, per “un’associazione in cui il libero sviluppo di ciascuno è condizione del libero sviluppo di tutti”[2].

Il matrimonio esiste solo per l’interesse dei possidenti

Tuttavia resta una questione: l’autorizzazione al matrimonio omosessuale può far avanzare la società verso una maggiore libertà sessuale?

Al di là dell’idea che il “matrimonio per tutti” sarebbe uno strumento per lottare contro le discriminazioni - gli insulti, le aggressioni e i datori di lavoro omofobici purtroppo non scompariranno con un anello al dito - e di tute le chiacchiere sui “Diritti dell’uomo” e sulla “uguaglianza davanti alla Legge”, le argomentazioni portate avanti sono rivelatrici del carattere reazionario di questo “nuovo contratto”. La borghesia e specialmente i suoi partiti di sinistra presentano il matrimonio omosessuale come un progresso sociale che permetterebbe agli interessati di beneficiare dei vantaggi fiscali e dei diritti di successione di cui godono le coppie eterosessuali, in particolare verso i bambini che non usufruiscono della filiazione di uno dei loro genitori. Queste argomentazioni mostrano perfettamente che il matrimonio non è nient’altro che un rapporto di denaro. Come diceva Marx “Il proletario è senza proprietà; il suo rapporto con la moglie e i figli non ha più niente in comune con la famiglia borghese. Su che cosa si basa la famiglia attuale, la famiglia borghese? Sul capitale, sul guadagno privato. Una famiglia completamente sviluppata esiste soltanto per la borghesia”[3].

Certamente, numerosi operai si sposano per esprimere sinceramente il loro amore e beneficiare delle magre misure fiscali e amministrative. Ma il matrimonio è un’istituzione fondamentalmente legata alle società di classi. Per la borghesia, il matrimonio ha ben poco a che vedere con l’amore, è soprattutto un contratto per la conservazione e la trasmissione della proprietà privata: “Questo matrimonio di convenienza si converte abbastanza spesso nella più sordida prostituzione - talvolta delle due parti, ma più frequentemente della donna; se questa si distingue dalla cortigiana ordinaria, è solamente perché non affitta il suo corpo volta per volta, come una salariata, ma lo vende una volta per tutte, come una schiava”[4].

Ecco la natura del “progresso sociale” promesso dalla sinistra che si adorna ad ogni buon conto di un’immagine progressista: una semplice riforma sulla base della mercificazione degli esseri umani e della produzione capitalista, un sistema di produzione che è all’origine di tutte le discriminazioni e in particolare dell’assillo e dei comportamenti “da pogrom” di cui sono vittime gli omosessuali.

El Generico (24 gennaio)



[1] Vedi “La decomposizione, fase ultima della decadenza del capitalismo”, https://it.internationalism.org/node/1274

[2] K. Marx e F. Engels: Manifesto del Partito comunista, 1848.

[3] Idem

[4] F. Engels, L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, 1884. In quest’opera, Engels sviluppa una critica completa e storica della famiglia, e particolarmente del ruolo del matrimonio nelle società di classe.

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