La classe operaia di fronte alla miseria

Questo breve articolo scritto dai nostri compagni in Francia sembra essere stato scritto per descrivere la situazione che vive la classe lavoratrice oggi in Italia. Stessi attacchi ai proletari, stessa preoccupazione e paura per il futuro, stesse difficoltà per la classe, ma anche stessa potenzialità per una prospettiva di rafforzamento della lotta.

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In quest’inizio d’inverno tutte le associazioni benefiche suonano il campanello d’allarme. La crisi economica sta colpendo brutalmente tutta la classe operaia e una parte crescente di questa si trova fin d’ora immersa nella miseria.

Secondo Didier Piard, direttore della Croce Rossa francese: “L’intensità della povertà aumenta. I poveri sono più poveri di ieri (…). Il numero di persone assistite ha avuto un incremento superiore al 20%. (…). Le associazioni benefiche vedono un 2010 nero per quanto riguarda la disoccupazione massiccia e la situazione di una parte dei disoccupati che perdono ogni diritto (…). Popolazioni che non abbiamo visto prima vengono nei nostri centri a chiedere aiuti alimentari, abiti o aiuti finanziari: sono pensionati, precari, giovani, lavoratori con contratto a tempo indeterminato che non riescono più a far quadrare il bilancio. Si aggiungono alle famiglie con un solo genitore ed ai precari che non hanno mai cessato di venire (…). Uno studio su una quarantina di località ha mostrato che più del 40% delle persone accolte venivano a chiedere aiuto per pagare le loro bollette della luce o il loro affitto”[1].

Stessa constatazione per i Restos del Cœur (Ristoranti del cuore). L’anno scorso quest’associazione aveva già battuto un triste record, quello della grande affluenza. E tuttavia, quest’inverno si annuncia ancora peggiore. Per il Presidente dei Restos, Olivier Berthe, “nel corso della primavera e dell’estate scorse, l’affluenza nei nostri centri di distribuzione è aumentata del 20% in un anno, ci si aspetta un forte aumento della domanda, che era già progredita del 14% l’anno scorso”.

Anche quelli che conservano ancora un lavoro hanno grande difficoltà a far quadrare il bilancio. Le associazioni benefiche hanno dato loro un nome: “Le nuove teste”. Si tratta di tutti quei lavoratori sotto-pagati (ma super sfruttati, ovviamente) che vengono a cercare da mangiare per loro e la loro famiglia.

Per la classe operaia la crisi economica fa rima con licenziamenti, disoccupazione, precarietà… Nel 2009, circa 451.000 posti di lavoro sono stati distrutti e l’anno 2010 si annuncia altrettanto terribile. “La disoccupazione continuerà ad aumentare” così  titolava il giornale economico la Tribune del 18 dicembre.

Cosa fa lo Stato di fronte a questa situazione drammatica? Fa tutto il possibile per limitare questo incremento delle statistiche della disoccupazione… alterando le cifre, cancellando dagli elenchi centinaia di migliaia di disoccupati senza più diritto ai sussidi di disoccupazione. Per essere precisi, 850.000 persone classificate “senza indennità di disoccupazione” sono state tolte dalle cifre ufficiali della disoccupazione nel 2009 e l’Ufficio del Lavoro ritiene che saranno più di un milione nel 2010! Concretamente ciò significa per tutte queste famiglie operaie la scomparsa di risorse già ridotte al minimo vitale, la minestra popolare in versione moderna (Restos del Cœur) e… spesso la strada!

Quando lo Stato sfrutta la paura della miseria e di restare per strada!

La borghesia non può nascondere quest’aumento considerevole della povertà. La dura realtà è troppo palese perché i mass media possano giocare la carta del “del tutto va bene”. Allora, all’improvviso, ne parlano a modo loro, fino alla nausea[2]. Lo scopo è alimentare la paura, dire agli operai che hanno ancora un’occupazione stabile: “Vedete come della gente soffre per la miseria, allora consideratevi felici e non compatitevi troppo poiché altri sognano di prendere il vostro posto”.

L’esempio più abietto di questa propaganda è rappresentato senza dubbio dai sondaggi sul timore di diventare disoccupati o senza fissa dimora i cui risultati sono sempre annunciati in pompa magna ai telegiornali della sera. L’ultimo, quello del TNS Sofres, ha “rivelato” i suoi sondaggi come se si trattasse di un vero scoop: la preoccupazione riguardo alla disoccupazione è ridiventata nel dicembre 2009 la principale preoccupazione del 73% dei francesi; i più preoccupati sono gli operai (84%) ed i giovani (83%). Che rivelazione!

Questo tipo di discorso fa effettivamente paura, paralizza, fa rassegnare e distrugge la volontà di lotta. È precisamente questa sensazione d’insicurezza di fronte alla crisi economica che ha costretto la classe operaia a tenere un basso profilo dall’inizio del 2009 e, con la complicità dei sindacati, ha contribuito alle sue difficoltà ad entrare in lotta.

Detto ciò, l’effetto paralizzante dovuto alla brutalità con la quale la crisi ha colpito in questi ultimi mesi ed ai discorsi terroristici che l’hanno accompagnata può essere soltanto temporaneo. Per parafrasare Karl Marx in Miseria della filosofia (1847), non bisogna vedere nella miseria solo la miseria ma anche e soprattutto il suo lato rivoluzionario, sovversivo. Poco a poco, il timore e la rassegnazione cederanno il posto alla rabbia. E perché questa rabbia si trasformi in una volontà di lotta contro questo sistema sarà necessario per la classe operaia riacquistare fiducia nella propria capacità di lottare contro tutti questi attacchi, in modo unito e solidale.

DP, 18 dicembre

(da Revolution Internationale n.409)



[1] Le Monde del 4 dicembre 09

[2] In particolare in questo periodo invernale quando un grande freddo e la neve si sono abbattuti sul paese, con le campagne mediatiche “sui mezzi investiti dallo Stato o dai municipi per venire in aiuto ai più poveri” come gli autobus di raccolta del SAMU (servizio di aiuto medico d’emergenza) o la riapertura di sovrappopolati alloggi notturni che alcuni senzatetto rifiutano per timore della promiscuità.

Questioni teoriche: