Gli scontri di Rosarno sono il prodotto della disperazione

Il 7 gennaio a Rosarno dei giovani sparano con un fucile ad aria compressa su degli immigrati africani. Due di questi vengono feriti gravemente. Dietro questi “giovani” si nasconde in realtà la mano della ndrangheta, la mafia calabrese. E’ questa che costituisce il padronato locale ed assume gli operai agricoli reclutando una mano d’opera che viene dall’Africa, molto numerosa ed a basso costo. Questi lavoratori lavorano tutto il giorno per una paga da fame[1] e dormono la sera in un vecchio caseificio fatiscente ed insalubre. Ma questa mano d’opera a buon mercato è diventata all’improvviso ingombrante. La crisi colpisce anche Rosarno, le arance ed i mandarini non si smaltiscono e diventa più redditizio farli marcire sugli alberi che raccoglierli. Questi lavoratori africani sono quindi diventati, per la maggior parte, non sfruttabili, inutili. Inoltre la nuova legge anti-immigrazione ha rafforzato la caccia al clandestino e condanna a multe salate i proprietari che assumono lavoratori illegali. La mafia locale, per coprire quel poco di lavoro che resta da fare, sembra quindi più orientata verso gli immigrati “legali” dei paesi dell’Est (in particolare dell’Ucraina e della Romania). 1.500 africani venuti fin qui per racimolare giusto di che sopravvivere si sono dunque ritrovati nella morsa del supersfruttamento e della disoccupazione. La tensione e la rabbia ovviamente aumentano; questi semi-schiavi, abitualmente così mansueti, hanno iniziato a dare segni di insofferenza. Per quest’insieme di motivi la ndrangheta decide di colpirli per farli scappare, sparandogli addosso. Da bestie da soma sono diventati selvaggina. Solo che, anziché tirarsi indietro, questi lavoratori sono scesi nelle strade a incendiare cassonetti ed automobili, rompere finestre e danneggiare qualche casa. Come reazione centinaia di abitanti di Rosarno, armati di spranghe e bastoni, si sono dati ad una caccia “al negro” al grido di “in Africa, in Africa!”, “li vogliamo morti”. Bilancio degli scontri: 67 feriti (31 immigrati, 19 poliziotti e 17 autoctoni). Anche qui la mafia ha svolto un ruolo centrale istigando la popolazione locale e ponendosi alla testa di queste milizie improvvisate[2].

Non è stato certo difficile instillare quest’odio in una popolazione toccata anch’essa dalla povertà ed una disoccupazione che colpisce, ufficialmente, quasi il 18% della classe operaia in questa regione.

Ma la miseria non può da sola piegare perché una parte della popolazione si è lasciata trascinare in questo modo in una vendetta razzista e nauseabonda, e neanche perché gli immigrati che erano stati attaccati se la sono presa con i  beni degli abitanti dei dintorni. In realtà la causa di fondo di questa “lotta tra poveri”, come l’ha definita la stampa internazionale (cioè tra proletari) è la totale assenza di prospettiva. “Era un inferno non si capiva niente è vero che abbiamo rotto tutto quel che potevamo rompere, ma eravamo solo arrabbiati. Siamo disperati, e se alla disperazione aggiungi pure la rabbia è facile sbagliare. Quando siamo tornati alla fabbrica, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo vergognati di quello che abbiamo fatto. Ho pianto tutta la notte pensando a quella gente spaventata. Spaventata da me che a volte ho paura anche della mia ombra. Ora voglio andar via, se avessi un posto dove andare partirei subito. Ma io non ho posti in cui sperare” Godwin, bracciante, 28 anni, ghanese (da La Repubblica del 9 gennaio)

Solo le lotte operaie possono ridare fiducia nel futuro, possono permettere di intravedere che un altro mondo è possibile, un mondo fatto non di odio ma di solidarietà. Uno sciopero recente lo ha mostrato chiaramente, uno sciopero che non ha avuto gli onori delle prime pagine della stampa, contrariamente agli episodi di Rosarno. In Inghilterra, nel giugno scorso, gli operai delle raffinerie di Lindsey hanno resistito alle sirene del nazionalismo e della xenofobia, mentre tutta la stampa metteva in evidenza slogan come “lavoro inglese per gli operai inglesi!”. Comprendendo che si trattava di una trappola, che non avevano nulla da guadagnare a lasciarsi dividere in questo modo tra operai “locali” e “immigrati”, hanno opposto alla borghesia uno sciopero animato dalla solidarietà internazionale. Nelle manifestazioni hanno portato striscioni che chiamavano gli operai portoghesi ed italiani ad unirsi alla lotta e dove si poteva leggere il grido di unità del proletariato mondiale sin dal 1848: “Operai di tutto il mondo, unitevi!”.[3]

Gli avvenimenti di Rosarno e di Lindsey sono come la tesi e l’antitesi. Il primo porta le stimmate di questa società in decomposizione che non ha alcun avvenire e può solo alimentare la miseria, la paura, l’odio. Il secondo invece mostra che esiste un altro futuro per l’umanità. La solidarietà che è capace di esprimere la classe quando lotta è, per tutti, un faro di speranza.

Albert, 28-1-2010



[1] Un euro a cassetta di mandarini e 6 centesimi al kilo di arance raggiungendo un massimo di circa 15 euro al giorno per 12-14 ore di lavoro

[2] Se la mafia ha fatto il suo sporco gioco, la borghesia ed il suo Stato non sono stati da meno. Il governo Berlusconi ha approfittato dell’occasione per portare avanti la sua politica xenofoba e giustificare le nuove misure anti-immigrazione Il ministro dell’interno Maroni ha subito affermato: “quella di Rosarno è una situazione difficile, risultato di una immigrazione clandestina tollerata in tutti questi anni senza fare nulla di efficace”. In realtà, lo Stato da un lato dà la caccia ai clandestini e li espelle per limitare il numero degli immigrati e, dell’altro, lascia che questa mano d’opera a costo basso venga sfruttata in maniera massiccia ed ignobile (quando non lo fa lui stesso direttamente), per migliorare la “competitività nazionale”. Sono più di 50.000 i lavoratori immigrati che vivono in Italia in alloggi insalubri simili a quelli di Rosarno. Per ritornare agli eventi recenti e alla “protezione” offerta dallo Stato agli immigrati vittime di questo pogrom c’è da dire che anche l’intervento della polizia ha fatto numerosi feriti tra gli immigrati e, dopo, per proteggerli, questa non ha trovato niente di meglio che parcheggiarli nei centri di accoglienza per “controllare la loro situazione” ed espellere tutti coloro che non sono in regola! Questa è “l’umanità” di cui è capace la borghesia, che si presenti sotto la maschera della mafia o con i tratti delle rispettabili alte cariche dello Stato!

[3] “Gran Bretagna. Scioperi nelle raffinerie di petrolio e nelle centrali elettriche: gli operai cominciano a fare i conti con il nazionalismo”, Rivoluzione Internazionale n.159, https://it.internationalism.org/node/726

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