Grecia, i lavoratori di fronte alle brutali misure d’austerità

Pubblichiamo[1] la traduzione di un articolo apparso il 5 febbraio sul sito Internet in inglese della CCI. Esso rivela che già da un anno collera e combattività continuano ad animare il proletariato in Grecia.

Questo articolo ha anche anticipato con una certa precisione quello che sarebbe accaduto dal 10 al 24 febbraio: giornate di scioperi effettuate massicciamente da una classe operaia che non vuole più subire i violenti attacchi dello Stato, con dei sindacati che ordiscono per dividere gli operai e sterilizzare il crescente malcontento.

La situazione greca è importante perché è una sorte di test per la borghesia europea ed anche per quella mondiale. Numerosi Stati nei prossimi mesi saranno costretti a fare gli stessi attacchi frontali come quelli che lo Stato greco sta attuando contro le condizioni di vita della classe operaia. Se in questo paese passeranno le misure di drastica austerità, ciò servirà da test positivo per dare l’avvio a tutta una serie di attacchi a livello mondiale. È per tale motivo che le borghesie francesi e tedesche, soprattutto, mettono a disposizione la loro abile esperienza nell’inquadramento della classe operaia. Aiutano il governo di Papandreu a suddividere a scacchiera il territorio ed a consegnarlo in mano ai sindacati. Questi, agendo d’anticipo ed organizzando giornate di lotte, sperano di riuscire a canalizzare il crescente malcontento.

Un anno fa, ci sono state tre settimane di lotte massicce in Grecia dopo l’assassinio da parte della polizia di un giovane anarchico, Alexandros Grigoropoulos. Ma il movimento nelle strade, nelle scuole e nelle università ha incontrato notevoli difficoltà a coordinarsi con le lotte sui posti di lavoro. C’è stato un solo sciopero, quello degli insegnanti delle scuole primarie, che per una mattina ha sostenuto il movimento. Anche se quello è stato un periodo di massicce agitazioni sociali, compreso uno sciopero generale, alla fine non ci sono stati collegamenti.

Tuttavia in Grecia le azioni dei lavoratori sono proseguite anche oltre la fine del movimento di protesta e fino ad oggi. Infatti, il ministro del Lavoro, Andreas Lomberdos, è stato costretto a mettere in allarme la borghesia internazionale. Ha affermato che le misure previste per i prossimi tre mesi per arginare il crollo del debito nazionale che minaccia di gettare la Grecia fuori dalla zona euro, potrebbero implicare uno spargimento di sangue. “Non possiamo fare gran che per impedirlo” ha aggiunto. Il mese scorso il Primo ministro greco, in un discorso davanti al Parlamento, ha dichiarato che la crisi del debito nazionale è “la prima crisi di sovranità nazionale dal 1974”. Il nuovo governo socialista parla di riunire tutti i partiti borghesi e tentare di costituire un governo di unità nazionale di emergenza che dovrebbe essere in grado di sospendere alcuni articoli della Costituzione che garantiscono il diritto di riunione pubblica, di manifestazione e di sciopero!

Anche prima del tentativo da parte del governo di mettere in opera le sue “riforme” e cioè gli attacchi contro la classe operaia per ridurre il deficit di bilancio dal 12,7% al 2,8%, c’è stata una grande ondata di lotte operaie. In questi ultimi due mesi sono entrati in sciopero gli scaricatori di porto, i lavoratori della Telecom, i netturbini, i medici, le infermiere, gli insegnanti delle scuole materne e primarie, i tassisti, gli operai della siderurgia e gli impiegati municipali! A prima vista, tutte queste lotte sembrano esplodere ogni volta per ragioni distinte, in realtà sono tutte delle risposte agli attacchi che lo Stato ed il capitale sono costretti ad attuare nel tentativo di fare pagare la crisi ai lavoratori.

Prima ancora di portare avanti il programma di austerità (approvato dall’Unione Europea) il Primo Ministro Papandreu ha avvertito che esso sarebbe stato “doloroso”. Ed il 29 gennaio, prima ancora che il piano fosse esposto nei dettagli, c’è stata una manifestazione di collera da parte dei vigili del fuoco e di altri lavoratori del settore pubblico ad Atene.

Il piano governativo ha previsto su tre anni un congelamento totale dei salari per i lavoratori del settore pubblico ed una riduzione del 10% sulle indennità. Si stima che ciò equivale ad una diminuzione dei salari che va dal 5 al 15%. Gli impiegati che andranno in pensione non saranno sostituiti, e si prevede anche l’aumento dell’età pensionabile che lo Stato presenta come un mezzo per economizzare sui costi delle pensioni.

Il fatto che lo Stato, proprio ora, sia costretto a portare degli attacchi ancora più duri contro una classe operaia combattiva rivela la profondità della crisi che colpisce la Grecia. Il ministro Lomberdos l’ha precisato con estrema chiarezza quando ha detto che “queste misure possono essere applicate solamente in modo violento”. Tuttavia questi attacchi sferrati contemporaneamente contro tutti i settori operai danno a quest’ultimi una reale possibilità di condurre una lotta comune per delle rivendicazioni comuni.

Se esaminiamo attentamente ciò che fanno i sindacati in Grecia, possiamo vedere come le loro azioni hanno per obiettivo mantenere le lotte divise. Il 4 e 5 febbraio c’è stato uno sciopero ufficiale di 48 ore dei doganieri e degli agenti delle tasse che hanno chiuso i porti e le stazioni di frontiera, mentre alcuni agricoltori mantenevano i loro blocchi. L’Indipendent (05/02/10) è uscito col titolo “Gli scioperi mettono la Grecia in ginocchio” e descrive l’azione come la “prima manifestazione di un’attesa eruzione di scioperi clamorosi”. Questa “attesa eruzione” di scioperi comprende un progetto di sciopero del settore pubblico ed una marcia sul Parlamento promossa dal ADEDY per protestare contro gli attacchi alle pensioni, il 10 febbraio; uno sciopero indetto dal PAME, il sindacato stalinista, l’11 febbraio; uno sciopero del settore privato indetto dal GSEE, il sindacato più importante, che rappresenta 2 milioni di lavoratori, il 24 febbraio.

Così divisa, la classe operaia non metterà “in ginocchio” lo Stato greco. Il Financial Times del 5 febbraio ha stimato che finora “i sindacati hanno reagito moderatamente ai piani di austerità del governo, il che riflette uno stato d’animo disponibile a fare dei sacrifici per superare la crisi economica”, ma ha identificato allo stesso tempo “una reazione violenta dei sindacati contro il programma di austerità del governo”. In realtà, i sindacati non hanno improvvisamente tolto il loro sostegno al governo socialista ma, con il montare della collera espressa dalla classe operaia, sanno che se non si danno da fare c’è il rischio che i lavoratori comincino a smascherare la commedia sindacale. Per il momento i sindacati hanno mostrato il loro volto radicale; hanno interrotto il dialogo sui piani futuri per le pensioni e previsto degli scioperi di una o due giornate in date differenti. I sindacati vorrebbero veramente fare accettare ai lavoratori i sacrifici ma ora devono tenere conto della reazione della classe operaia.

Per lo sviluppo futuro delle loro lotte è necessario che i lavoratori diffidino non solo dei sindacati ma anche di altri “falsi amici”. Per esempio il KKE (partito comunista greco), che ha una certa influenza nella classe operaia, un anno fa qualificava i manifestanti come agenti segreti di “misteriose forze straniere” e “provocatori”. Adesso dice che “i lavoratori e i contadini hanno il diritto di ricorrere ad ogni mezzo di lotta per difendere i loro diritti”. Le altre forze di sinistra, come i trotskisti, servono solo a deviare la collera dei lavoratori, focalizzando l’attenzione contro i fascisti o altre forze di destra, o contro l’influenza dell’imperialismo americano - qualsiasi cosa purché i lavoratori non prendano nelle loro mani le lotte e le dirigano contro il più alto rappresentante del capitale, lo Stato. Con gli scioperi nel paese limitrofo, la Turchia, che si svolgono nello stesso momento degli scioperi in Grecia[2], i sindacati ed i loro alleati stanno particolarmente attenti a presentare tutti i problemi che incontrano gli operai come specificità greche e non come espressione della crisi internazionale ed irrimediabile del capitalismo.

Ciò che è caratteristico della situazione in Grecia, è la proliferazione di diversi gruppi armati che mettono bombe sotto gli edifici pubblici, che non fanno altro che aggiungere ancora più violenza allo spettacolo abituale, favorendo così un’ulteriore repressione da parte dello Stato. Questi gruppi, dai nomi esotici come “Congiura delle cellule del Fuoco”, “Gruppo di guerriglia dei terroristi” o “Frazione nichilista”, non offrono assolutamente niente come prospettiva alla classe operaia. Gli operai possono costruire la loro solidarietà di classe prendendo coscienza della propria forza, sviluppando fiducia in sé stessi a partire dalle lotte e sviluppando le proprie forme di organizzazione, non restando seduti a casa a guardare in televisione le bombe poste dai gauchisti radicali. Il rumore che provoca una riunione di massa di lavoratori, che discutono del modo con cui devono organizzare la propria lotta, spaventa la classe dominante molto più di migliaia di bombe.

DD (5 febbraio)

(da Révolution Internationale n. 410, organo della CCI in Francia)



[1] Mentre andiamo in stampa, nuovi scioperi e scontri si stanno sviluppando in Grecia, e ci sembra che la situazione confermi nella sostanza quanto da noi analizzato

[2] Vedi “Turchia: Solidarietà con la resistenza degli operai di Tekel contro il governo ed i sindacati!”, ICC online, pagina italiana.

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