Elezioni regionali: l’astensionismo ed il peso dell’ideologia democratica

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I risultati delle elezioni regionali, pur avendo una valenza diversa da quelle politiche del 2008, hanno di nuovo lasciato l’amaro in bocca a molti per la reiterata vittoria del centro destra e l’altrettanto reiterata dimostrazione della inconsistenza politica della sinistra come alternativa all’odiato governo Berlusconi.

I dati essenziali che hanno caratterizzato queste elezioni e che al tempo stesso sono fonte di dilemma e preoccupazione per molti, in particolare per quanti si sentono parte del “popolo della sinistra”, sono due: il forte astensionismo e la scalata della Lega che è l’unica che ha veramente vinto e che ha permesso al centro destra di conquistare anche delle regioni finora roccaforti della sinistra.

Molti si chiedono: come è possibile che con tutti gli attacchi che ci ha fatto questo governo, con tutto il marciume politico e morale di cui ha dato prova, tanti lavoratori continuano a votare Pdl o votano addirittura per la Lega? Non è forse questa l’espressione di un’adesione all’ideologia reazionaria, razzista e antidemocratica di queste forze politiche e pertanto di un pericoloso segno di arretramento politico e culturale dei lavoratori?

Questo gran numero di astensioni non ha forse favorito la vittoria della coalizione di centro destra favorendo così una prospettiva di ulteriore degrado politico sociale e culturale della società?

La crescita dell’astensionismo

Per rispondere all’insieme di queste questioni è necessario capire innanzitutto di cosa è espressione l’aumento dell’astensionismo. Effettivamente, con queste elezioni, si è raggiunto un record: se ai 14,6 milioni di persone che non sono andate a votare si aggiungono gli altri 2 milioni e mezzo che ci sono andati ma per annullare la scheda, si arriva al 41% di persone che nei fatti non ha votato. E’ vero che le elezioni regionali riscuotono un interesse limitato. Ma non è solo questo. Questi dati confermano una dinamica che è in aumento: dal 2000 ad oggi c’e stato un calo complessivo dell’affluenza alle urne del 12,4%. In più questa erosione della partecipazione alle urne è riscontrabile anche nelle altre grandi democrazie del mondo. In Francia, ad esempio, le recenti elezioni regionali hanno visto un’astensione del 53% al primo turno e del 49% al secondo.

E’ evidente che c’è una tendenza sempre più forte ad una disaffezione della popolazione verso le elezioni. Come spiegarlo? E’ certo che l’alternanza destra-sinistra permette alla borghesia di mantenere il gioco democratico, ma come contropartita mostra sempre più chiaramente che con la destra o con la sinistra le condizioni dei lavoratori non fanno che peggiorare, il che non può che sviluppare il sentimento che le elezioni non servono a niente. Questo astensionismo è il prodotto di uno scoraggiamento verso i “politici” che non esitano a fare imbrogli, ingannare la gente, pensare ai propri interessi senza alcun rispetto per niente e nessuno, tantomeno per la stragrande maggioranza della gente che, per poter sopravvivere, deve fare i salti mortali. E’ significativo a questo proposito l’astensione di un intero paese, Bocchigliero in Calabria, dove è stato lo stesso sindaco a dire ai cittadini di non votare in segno di protesta rispetto al disinteresse delle forze politiche per i bisogni del paese.

Questo sentimento non è esclusivo di chi si è astenuto, ma anche di quanti, pur tappandosi il naso, hanno votato il Pd o Idv solo perché altrimenti si sarebbe lasciato campo libero alla “fascistizzazione della società”.

Ma allora, perché la Lega ha avuto tanti voti? Un primo aspetto da tenere in conto è che nei fatti la Lega ha recuperato essenzialmente i voti persi dal Pdl, così come dei voti Pd sono passati all’Idv, cioè sono state “premiate” le due frazioni politiche meno screditate da scandali e baruffe interne e che, per lo meno, mostrano una maggiore coerenza e radicalità nel portare avanti le loro “battaglie”. Inoltre, quando la crisi economica getta milioni di persone nella miseria, quando si è constatato per anni che sia da destra che da sinistra arrivano solo chiacchiere e belle promesse, il richiamo ideologico nella scelta del voto tende a scemare e, nel momento in cui ti trovi da solo tu individuo e la scheda, o ti sfoghi sulla scheda mandando tutti a quel paese, o scegli in base a quello che nell’immediato ti viene proposto per migliorare il posto dove vivi, sperando che questa volta almeno si possano togliere i cumuli di spazzatura per strada, si possa avere una scuola o un ospedale che funzioni meglio, ecc. La speranza di chi vota Lega è uguale a quella di chi vota Pd, Idv o altro: sperare di poter vivere in condizioni più decenti.

Ma c’è ancora un altro aspetto. Più c’è miseria, precarietà e disagio, più ha buon gioco una forza populista come la Lega che, sul territorio, si fa paladina dei bisogni della gente contro il “governo ladrone”, sfruttando ed alimentando una lotta tra poveri. Se mancano i posti all’asilo o non ci sono case popolari per tutti, quando non si vede come fare una battaglia che coinvolga tutti quelli che ne hanno bisogno, siano essi italiani, polacchi, rumeni o africani, il precario italiano che non sa dove vivere o la donna italiana che non sa dove lasciare il figlio quando va a lavorare, sono spinti a votare chi gli promette di poter risolvere il suo problema immediato, anche se a scapito di un altro che è immigrato. Naturalmente questo è un pericolo importante perché divide la classe operaia mettendo i proletari gli uni contri gli altri, ma è una conseguenza della miseria e di una azione precisa di mistificazione e divisione che non può essere superata con la buona coscienza del singolo individuo nel chiuso di un’urna, ma solo con lo sviluppo di una reazione unita e solidale dei proletari contro le politiche di tagli e di attacchi fatte sulla propria pelle.

La crescita dell’Idv esprime per certi versi la stessa presa del populismo, anche se su di un piano diverso: quello del rigetto di un mondo politico fatto di corruzione, di disprezzo per il senso di giustizia sociale, di prepotenza e prevaricazione nella soddisfazione dei propri interessi. E’ su questo sano sdegno che un Di Pietro, un Santoro, un Travaglio o un Saviano riscuotono tanta simpatia. Come esprime molto bene un intervento fatto sul forum NapoliOltre[1]: “Il popolo della sinistra (…) continua a dire che non si sente rappresentato dalle persone che si sono candidate per essere elette ma comunque si vota per evitare il peggio. Quindi si vota contro più che si vota per…  (…). Io stessa riconosco che manca una reale politica di sinistra in questo come anche nei precedenti appuntamenti elettorali ma non ce la faccio proprio ad astenermi, perchè penso che lasciare spazio al Pdl, determina un arretramento sociale e culturale”

Ma le forze della sinistra borghese possono rappresentare una reale alternativa almeno su questo piano? E’ difficile crederlo visto, ad esempio, su cosa si è basata la gestione Bassolino in Campania: clientele e favori, che non hanno al fondo nulla di diverso dal “metodo Berlusconi” se non l’entità e la spudoratezza[2].

Il peso dell’ideologia democratica

La realtà della crisi economica e della decomposizione sociale ed il fatto che per decenni governi di destra o di sinistra non hanno migliorato in niente le condizioni dei lavoratori, spinge alla comprensione che scegliere una frazione della borghesia o un’altra non risolve un bel niente. Tuttavia l’astensionismo non è tanto espressione di una consapevolezza di cosa siano veramente le elezioni, quanto piuttosto dello sconforto di fronte alla mancanza di una prospettiva reale. Non a caso anche chi si è astenuto, in modo più o meno cosciente, ha vissuto la vittoria del centro destra comunque come una sconfitta. D’altro canto chi, nonostante il disgusto, ha votato, tende a colpevolizzare gli altri per le sorti che ci aspettano: come puoi lamentarti degli attacchi del governo se poi non fai niente per manifestare il tuo dissenso?

Questo è espressione del peso ancora forte dell’ideologia democratica, secondo la quale: “Puoi anche non credere più nella politica, ma devi votare perché è un tuo diritto, ma anche un tuo dovere di cittadino che attraverso il voto partecipa alla vita sociale esprimendosi liberamente”. E questo è lo strumento più potente per mantenere l’illusione che, per quanto orribile, siamo in una società libera; in una società dove, nonostante tutto, ogni individuo può decidere della propria sorte e di quella della propria collettività. Quando invece è esattamente l’opposto. Come ha scritto un gruppo di lavoratori di un ospedale di Napoli in un volantino:

“O si lotta uniti e solidali attraverso l’autorganizzazione di scioperi di massa per la difesa delle proprie condizioni di vita ed a largo raggio, senza delegare a nessuno la nostra vita, o nelle urne si perde: il trucco sta nel fatto che spingendoci a votare ci danno l’illusione che possiamo scegliere democraticamente e quindi autonomamente il nostro futuro. In realtà andiamo solo a votare quelle politiche economiche antioperaie che la borghesia attraverso il proprio quadro politico (parlamento borghese) ha già deciso di adottare prima dell’elezioni”. (Aprile/2010, Lavoratori Comunisti (che pensano con la loro testa)”[3]

I proletari devono essere coscienti che, al di là della maggiore comprensione della futilità e della sterilità del processo elettorale, è l’ideologia democratica quella che costituisce uno dei più forti ostacoli alla piena espressione della classe operaia come unica forza politica e sociale capace di cambiare concretamente la società e dare a tutti un futuro.

Eva, 25 aprile 2010



[2] Vedi su questo stesso numero “Corruzione: parte integrante della politica parlamentare”

[3] volantino esposto e diffuso in un ospedale di Napoli scaturito da una discussione tra colleghi sulle elezioni e pubblicato sul forum NapoliOltre: http://napolioltre.forumfree.it/?t=47112886&st=15

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