Breve cronologia della lotta in Francia contro la riforma delle pensioni

Pubblichiamo qui di seguito una breve cronologia degli avvenimenti e delle tappe del movimento di lotta contro la riforma delle pensioni che si sviluppa in Francia da mesi.

Completeremo questo quadro man mano secondo le notizie.

Questo movimento è già ricco di insegnamenti per il proletariato mondiale. Di fronte alle falsità propagate dallo Stato, dai mass media francesi e dalla stampa internazionale, è molto importante che le testimonianze e le varie informazioni sulla lotta siano fatte circolare e siano diffuse quanto più possibile in Francia ed in tutti i paesi.

Incoraggiamo quindi tutti i nostri lettori a completare la cronologia che segue (necessariamente molto parcellare ed incompleta) scrivendoci o utilizzando i nostri forum di discussione alle pagine in lingua inglese, francese o spagnolo. Cercheremo, nella misura delle nostre forze, di tradurre questi testi nelle principali lingue.

23 marzo

L’intersindacale (che raccoglie quasi la totalità dei sindacati francesi, dai più apertamente “collaborazionisti” con il governo ai presunti “radicali”) chiama ad una prima Giornata d’Azione.

800.000[1] dimostranti scendono in piazza. L’atmosfera è piuttosto atona, la rassegnazione domina. Bisogna dire che la riforma delle pensioni viene preparata da molti mesi, ed anche da molti anni. Infatti politici, mass media, “specialisti” di ogni genere hanno ripetuto senza tregua che questa riforma era indispensabile, inevitabile, che ne andava della sopravvivenza stessa del “regime di ripartizione” e de “l’equilibrio del budget nazionale”. Del resto la parola d’ordine dei sindacati non è il “ritiro dell’attacco sulle pensioni” ma la “modifica della riforma”. Questi chiamano a battersi per “più negoziazioni” Stato-Sindacato e per una riforma “più giusta, più umana”.

In breve, tutti, Stato, Padronato, Sindacati affermano che questo sacrificio è “una salutare necessità”. Di fronte a questo rullo compressore l’insoddisfazione è grande, ma le teste basse.

26 maggio

Replay. Si ricomincia. L’intersindacale chiama ad una seconda Giornata d’Azione secondo le stesse modalità e le stesse parole d’ordine. C’è un leggero aumento dei partecipanti (1 milione) ma l’atmosfera è sempre segnata dalla mancanza di speranza.

24 giugno

I sindacati pensano di dare la stoccata, il colpo di grazia… al movimento. Viene programmata una terza Giornata d’Azione. Tenuto conto dell’ambiente relativamente stagnante delle due precedenti, questa giornata alla vigilia delle vacanze deve essere una specie di “marcia funebre”. La macchina è ben lubrificata: una Giornata d’Azione della stessa entità delle precedenti significherebbe che “l’affare è chiuso”. Con due mesi di vacanze estive che seguono, lo scopo è far perdere ogni briciola di speranza su di un possibile sviluppo della lotta. I sindacati avevano sicuramente già pronti i loro discorsi: “Noi ci abbiamo provato, ma la combattività non è sufficientemente presente nei ranghi operai”. Scoraggiamento garantito!

Questa tecnica è già stata provata tante volte in passato, spesso con successo. Ma… patatrac… il 24 giugno, 2 milioni di lavoratori, di disoccupati, di precari scendono in piazza!

Al di là della massa, cambia anche l’atmosfera: la rabbia aumenta, la gente ne ha piene le scatole. Con l’accelerazione della crisi dal 2008, crescono la povertà e l’ingiustizia. La riforma delle pensioni diventa il simbolo di questo deterioramento brutale delle condizioni di vita.

Luglio-agosto

La giornata d’Azione del 24 giugno ha alzato il morale del proletariato. L’idea che una lotta ampia è possibile guadagna terreno. Ovviamente anche i sindacati sentono che il vento cambia, sanno che la questione “come lottare?” gira nelle teste. Decidono quindi di occupare immediatamente il terreno e gli spiriti, per loro è fuori discussione che i proletari si mettano a pensare ed agire da soli, al di fuori del loro controllo. Perciò all’indomani del 24 giugno annunciano una nuova Giornata d’Azione per il rientro, il 7 settembre.

Per essere ben sicuri di arginare ogni riflessione autonoma, arrivano a far passare sulle spiagge aerei con striscioni pubblicitari che chiamano alla manifestazione del 7 settembre!

Ma durante l’estate un altro avvenimento, un fatto di cronaca, alimenta la rabbia operaia: “l’affare Woerth„ (si tratta di una connivenza tra uomini politici attualmente al potere e una delle più ricche ereditiere del capitale francese, Madame Betancourt, proprietaria dell’Oréal, con allo sfondo frodi fiscali ed accordi illegali di ogni genere). Ma Eric Woerth altri non è che il ministro incaricato della riforma delle pensioni. La sensazione di ingiustizia è totale: la classe operaia deve stringersi la cinghia mentre i ricchi ed i potenti portano avanti i propri “affari”.

7 settembre

Questa Giornata d’Azione si annuncia immediatamente molto seguita. Tuttavia è la prima volta che una manifestazione viene organizzata subito dopo le vacanze. Prima ancora del 7 settembre, dinanzi all’ampiezza del malcontento nelle file dei proletari, i sindacati promettono di organizzare subito una nuova manifestazione per un sabato in modo che “tutti possano parteciparvi”.

Il 7 settembre: 2,7 milioni di manifestanti. L’interruzione estiva non ha fatto effetto, il rientro si annuncia caldo e parte da dove si era arrivati prima. Iniziano a fiorire appelli allo “sciopero rinnovabile”[2].

Di fronte al malcontento crescente ed all’ampiezza della mobilizzazione, l’intersindacale reagisce immediatamente: infatti… annulla la manifestazione del sabato, scarta la possibilità dello “sciopero rinnovabile” e nella foga lancia una nuova Giornata d’Azione per… 15 giorni dopo (il 23 settembre)! E’ necessario rompere la dinamica, temporeggiare. Questo “senso di responsabilità” dell’intersindacale sarà del resto salutato dai più alti rappresentanti dello Stato francese.

23 settembre

3 milioni di dimostranti in piazza! Il movimento dunque cresce ancora. Per la prima volta i cortei esitano a disperdersi. Più esattamente, in numerose città, alcune decine di persone qui, alcune centinaia là, restano a discutere alla fine della manifestazione. Volantini intercategoriali iniziano a far appello alla presa in mano delle lotte da parte degli operai[3]. In alcune città la CNT-AIT organizza Assemblee Popolari per “liberare la parola” (la CCI aderirà in seguito a questa eccellente iniziativa). A partire da ora queste assemblee di strada avranno successo riuscendo a raggruppare ogni settimana varie decine di partecipanti, in particolare a Toulouse[4].

Questa volontà di auto-organizzarsi espresso da minoranze rivela che l’insieme della classe inizia a porsi delle questioni sulla strategia sindacale, senza osare trarre ancora tutte le conseguenze dei loro dubbi ed interrogazioni.

2 ottobre

Prima manifestazione organizzata di sabato. Non c’è una significativa evoluzione nel numero di partecipanti. Solo che in questi 3 milioni di manifestanti si ritrovano fianco a fianco anche delle famiglie e dei lavoratori del settore privato che di solito non possono mettersi in sciopero.

Molti tentativi di organizzare assemblee di strada alla fine della manifestazione falliscono:

• A Parigi viene distribuito un volantino da un raggruppamento intercategoriale, Turbin (dal nome della sua mail, [email protected]), che chiama a riunirsi sotto i suoi striscioni (“La migliore pensione, è l’attacco” e “Prendiamo in mano le nostre lotte”), sotto un chiosco, al punto di arrivo del corteo. La prova che quest’informazione è ben circolata, viene dal fatto che al punto di incontro saranno effettivamente presenti decine di… poliziotti (con tanto di macchina fotografica!). In mancanza di un posto adeguato per condurre una discussione, l’assemblea non può tenersi. Il corteo intercategoriale decide allora di continuare la manifestazione. Una cinquantina di persone ripartono ed aggregano sotto i loro striscioni, in un’ora, quasi 300 persone.

• A Tours il comitato “Per l’Estensione delle lotte” chiama nel suo volantino a “mantenere la strada”.

• A Lione alcune decine di dimostranti esprimono il desiderio non di lasciarsi immediatamente, di restare lì a discutere, in assemblea, e riflettere collettivamente su come proseguire e sviluppare il movimento. Gli impianti stereo della CGT (principale sindacato francese) saranno fatali per l’iniziativa, il rumore assordante impedisce ogni reale dibattito.

Questi tentativi mancati rivelano sia lo sforzo della nostra classe a prendere le SUE lotte in mano, sia le difficoltà ancora presenti nel periodo attuale (soprattutto la mancanza di fiducia in sé stessi che inibisce gli sfruttati).

Invece a Toulouse continuano a tenersi Assemblee Popolari. L’iniziativa anzi assume dimensioni più ampie poiché la CNT-AIT e la CCI, alla fine della manifestazione, piantano uno striscione al punto di arrivo, sul quale si può leggere “SALARIATI, DISOCCUPATI, STUDENTI, PENSIONATI, PRENDIAMO NELLE NOSTRE MANI LE LOTTE!”, ed organizzano un’assemblea di strada. Questo dibattito raggruppa alcune decine di persone.

12 ottobre

Questa nuova Giornata d’Azione raccoglie 3,5 milioni di persone in lotta! Record battuto! Più importante ancora, l’atmosfera è alquanto effervescente. Le Assemblee Generali intercategoriali iniziano a moltiplicarsi, se ne possono contare diverse decine in tutta la Francia. Raggruppano ogni volta tra 100 e 200 partecipanti. In queste viene sempre più criticata apertamente la politica dell’intersindacale, numerosi volantini affermano anche questa politica ci porta volontariamente alla sconfitta[5]. Una prova di questa dinamica è che a Toulouse, oltre alle Assemblee Popolari organizzate dalla CNT-AIT (e, in una misura minore, dalla CCI), viene lanciato un appello per organizzare un’assemblea in piazza tutti i giorni davanti la Borsa del lavoro alle 18.00 (e continua a riunirsi ancora oggi, 20 ottobre) ed a lanciare appelli attraverso volantini.

La maggioranza dei sindacati decide alla fine per lo sciopero “rinnovabile”. Tenuto conto di questa maratona (il movimento è cominciato 7 mesi fa!) e dei molti giorni di sciopero fatti dai lavoratori per le Giornate d’Azione a ripetizione, questo sciopero rinnovabile arriva ben tardi. I salari degli operai sono già ampiamente decurtati. In ogni caso questo è il calcolo che fanno i sindacati. Eppure anche questo sarà abbastanza seguito.

Tra i ferrovieri e gli insegnanti della regione parigina vengono organizzate numerose Assemblee Generali sindacali. La divisione ed il sabotaggio raggiungono qui il ridicolo. Alla SNCF (ferrovie francesi), le AG sindacali sono organizzate per categorie (il personale viaggiante da un lato, i controllori dall’altro, gli amministrativi in un altro ancora); in alcuni ospedali, ogni piano ha la propria AG! In più queste non sono affatto sovrane. Ad esempio, a Gare dell’Est, a Parigi, mentre il rinnovo dello sciopero deve essere votato giovedì 14 mattina, i funzionari sindacali lo votano tra di loro prima, il mercoledì. Questa strategia ha un doppio effetto:

• svuota di interesse l’AG, il personale quindi non ci va poiché tutto è già deciso;

• permette ai mass media di presentare i voti del rinnovo dello sciopero come il frutto di una stretta minoranza, questo allo scopo di rendere il movimento impopolare.

Del resto i sindacati si giocano qui la carta più grossa: paralizzare i trasporti (dal 12 ottobre molti treni non circolano più ed il blocco delle raffinerie fa aleggiare la minaccia della penuria di benzina) per creare tensioni all’interno della classe operaia ed mettere contro gli scioperanti quelli che vogliono (devono) andare a lavorare.

16 ottobre

Secondo sabato di manifestazione. Di nuovo quasi 3 milioni di persone si ritrovano in piazza.

Il fatto nuovo viene dai giovani: i liceali, scesi a loro volta in lotta alcuni giorni prima, partecipano ai cortei.

Il lunedì seguente vengono bloccate quasi 1.000 scuole e si hanno numerose manifestazioni spontanee di liceali. L’UNL, principale sindacato liceale (e non universitario), che ha lanciato questo movimento, riconosce di essere stato sorpreso dall’ampiezza della mobilitazione. Lo Stato sfrutta la presenza di alcuni giovani casseurs[6] tra le file dei liceali per reprimere con estrema violenza alcuni che portano avanti il blocco e giovani dimostranti (un ragazzo di 17 anni ha rischiato di perdere un occhio per una Flash-Ball[7] a Montreuil, un sobborgo parigino). Le forze dell’ordine del resto attizzano la rabbia con vere e proprie “provocazioni poliziesche”. Lo scopo è chiaro: far degenerare il movimento facendolo cadere nella violenza cieca e lo scontro sterile con i poliziotti. Anche qui lo Stato cerca a tutti i costi di rendere la lotta impopolare, di intimorire i giovani, i loro genitori e tutta la classe operaia.

18 ottobre

Gli studenti universitari, che erano stati al centro del movimento vittorioso contro il Contratto Primo Impiego (CPE) nel 2006, sembrano iniziare a entrare nella danza. Alcune facoltà (a Parigi, Toulouse e Rennes in particolare) annunciano il blocco, ma ciò rimane per il momento abbastanza minoritario.

19 ottobre

La minaccia del blocco delle raffinerie, che incombeva dal 12 ottobre, viene effettivamente messa in atto. Senza alcuna decisione in AG, le truppe della CGT paralizzano i siti sotto l’ordine del loro sindacato. Rapidamente la benzina viene a mancare in moltissime stazioni (tra 1.000 e 2.000 secondo le stime).

La mobilitazione cresce anche alla SNCF, sempre più treni vengono annullati.

Nonostante questa paralisi dei trasporti il movimento non diventa impopolare. Anche i mass media, di solito così bravi a mettere in rete dei micro-blocchi ferroviari bidoni dove gli “utenti” gridano tutto il loro odio per essere incastrati senza treno in una stazione, devono riconoscere questa volta che questi stessi “utenti” sono solidali al movimento, che sopportano il disagio con pazienza e che sostengono interamente gli scioperanti perché “si battono per tutti”. Certe AG sindacali ed alcune intercategoriali decidono anche di sostenere quelli che bloccano le raffinerie (i quali subiscono molti attacchi, a volte brutali, da parte della polizia con il pretesto di “liberare le raffinerie” , “ristabilire l’ordine” e “fermare i mascalzoni” (dixit il Presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy) andando fisicamente a spalleggiare i picchetti.

Risultato, nonostante la penuria di benzina e la mancanza di treni, nonostante le intimidazioni e la repressione, 3,5 milioni di dimostranti sono ancora e sempre in piazza il 19 ottobre. Ciò dimostra la profondità della rabbia nelle file operaie!

Di fronte all’ampiezza di questa nuova mobilitazione lo Stato utilizza ancor più l’arma del manganello e della Flash-Ball. In particolare, a Lione uno spiegamento massiccio di poliziotti attende l’arrivo del corteo dei manifestanti. E’ una vera e propria sfida, questi agenti attizzano volontariamente l’odio nei giovani. Un pungo di questi cede alla provocazione. La repressione si abbatte allora in uno scatenarsi di violenza. I poliziotti picchiano su tutto ciò che si muove: giovani “dall’aspetto da teppisti” o comunque giovani, ma anche su teste grigie (il corteo di Sud farà le spese di questo pestaggio in piena regola). Lo Stato ha certamente avuto sentore di essersi spinto troppo avanti visto che alcuni ministri lanciano “appelli alla calma” (diretti in realtà alle proprie truppe). La seguente manifestazione parigina si svolge “senza scontri”, come ha fortemente sottolineato la stampa.

Per riassumere, il movimento si sviluppa da 7 mesi. La rabbia è immensa. Le rivendicazioni contro la riforma delle pensioni tendono a passare in secondo piano: i mass media riconoscono che il movimento si “politicizza”. E’ tutta la miseria, la precarietà, lo sfruttamento, ecc. ad essere apertamente respinti. Si accresce anche la solidarietà tra i vari settori. Ma, per il momento, la classe operaia non riesce a prendere realmente in mano le SUE lotte. Lo desidera sempre più, ci prova qui e là attraverso dei tentativi di minoranze, diffida in modo crescente dell’intersindacale, ma non riesce ancora realmente ad organizzarsi collettivamente attraverso Assemblee Generali autonome e sovrane, e dunque al di fuori dei sindacati. E’ tuttavia sono tali AG ad aver costituito il cuore del movimento contro il CPE nel 2006 ed a dargli forza. La classe operaia sembra mancare ancora di fiducia in sé stessa. Lo sviluppo futuro della lotta ci dirà se riuscirà a superare questa volta questa difficoltà. Altrimenti sarà per la prossima volta! Il presente è ricco di promesse per il futuro delle lotte.

A seguire…

CCI, 22 ottobre 2010



[1] tutte le cifre di partecipazione sono quelle date dall’intersindacale. Tra le cifre sindacali e quelle della polizia c’è a volte una differenza da 1 a 10! Del resto i mass media parlano di “guerra delle cifre”. Questa pseudo guerra vuol far credere che ci sia un’opposizione radicale tra i sindacati e lo Stato (mentre nei fatti suonano solo uno strumento diverso nell’ambito della stessa orchestra ed al servizio della stessa partitura) e rimescola le carte. Nessuno sa realmente quante persone partecipano alle manifestazioni. Abbiamo preso in considerazione le cifre dell’intersindacale che sono certamente più vicine alla realtà e ci permettono di individuare la tendenza, sapere se la partecipazione diminuisce o aumenta.

[2] Cioè sciopero a ripetizione, che riprende ogni settimana.

[3] Alcuni esempi di questi volantini sono pubblicati sul nostro forum in lingua francese, nella discussione “Prenons nos luttes en main (https://fr.internationalism.org/forum/312/tibo/4365/prenons-nos-luttes-main).

[4] Come esempio ecco uno di questi appelli a fare un’Assemblea Popolare:“Questo rientro è segnato dalle massicce manifestazioni attizzate dalla riforma delle pensioni. Partecipiamo in centinaia di migliaia a questi assembramenti organizzati dai sindacati. Quanti ci vanno senza fatalismo? Quanti tornano a casa frustrati? Le esperienze passate hanno ampiamente dimostrato che queste giornate d’azione a ripetizione non sono altro che sterili passeggiate. Se non reagiamo, se non prendiamo la parola per decidere insieme come condurre e sviluppare la nostra lotta, tutti gli attacchi contro le nostre condizioni di vita – tra cui quello sulle pensioni - ci verranno imposti, e altri ne seguiranno. Per questo invitiamo a venire a discutere per rompere l’atomizzazione alla quale siamo costretti. Cosa succede quando quelli costretti al silenzio ed all’isolamento si riuniscono e si mettono a parlare? Bisogna ancora aspettare “il momento buono” o il permesso per farlo? Troviamoci lunedì 11 ottobre alle 13.00 ai mercati esterni dell’Arche per discutere, insieme ed ora, dei mezzi per portare avanti e sviluppare una risposta. Fermiamo la dispersione! Approfittiamo di questo momento per creare un reale luogo di discussione fraterno, aperto a tutti!”

[5] leggi in particolare il volantino “A TUTTI I LAVORATORI” firmato “Lavoratori e precari dell’Assemblea Generale intercategoriale della Gare dell’Est” (disponibile sul nostro forum alla pagina in lingua francese: https://fr.internationalism.org/forum/312/tibo/4365/prenons-nos-luttes-main)

Questo volantino afferma ad esempio: “Lasciare che Chérèque (CFDT), Thibault (CGT) e Co. decidano al nostro posto, significa prepararsi a nuove sconfitte” e “La forma che il movimento assumerà dipende da noi. Spetta a noi tutti costruirlo nei nostri posti di lavoro con comitati di sciopero, nei nostri quartieri attraverso Assemblee Generali sovrane. Queste devono riunire quanto più possibile la popolazione lavoratrice, essere coordinate a livello nazionale con delegati eletti e revocabili. Sta a noi decidere gli strumenti d’azione, le rivendicazioni… Ed a nessun altro”.

[6] Letteralmente chi spacca. Termine usato in Francia per indicare elementi che nelle manifestazioni, con atti di violenza, danneggiano i beni pubblici creando un clima di tensione.

[7] Arma a proiettili di gomma.

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