La rabbia degli agricoltori: un grido di disperazione sfruttato contro la coscienza operaia!

Printer-friendly version

Dall’inizio dell’anno gli agricoltori si sono mobilitati contro il calo dei loro profitti. Partito dalla Germania in seguito alla eliminazione dei sussidi sul diesel agricolo, il movimento interessa ora Francia, Belgio, Paesi Bassi, Italia e sta iniziando a diffondersi in tutta Europa. Gli agricoltori si ribellano contro le tasse e le norme ambientali.

I produttori più piccoli, strangolati dai bassissimi prezzi di acquisto dell’industria agroalimentare e dalla politica di concentrazione delle aziende agricole, sono da tempo sprofondati in una povertà talvolta estrema. Ma con l’accelerazione della crisi e l’impennata dei costi di produzione, le conseguenze del cambiamento climatico e il conflitto in Ucraina, la situazione si è ulteriormente deteriorata in modo significativo, al punto che anche i proprietari di aziende agricole di medie dimensioni stanno sprofondando nella miseria. Migliaia di agricoltori vivono una vita quotidiana di privazioni e ansia che spinge molti di loro addirittura al suicidio.

Un movimento senza alcuna prospettiva

Se nessuno può rimanere indifferente di fronte alla miseria di una parte del mondo agricolo, alle organizzazioni rivoluzionarie spetta anche dire chiaramente: sicuramente i piccoli agricoltori soffrono enormemente la crisi! Sicuramente, la loro rabbia è immensa! Ma questo movimento non si colloca sul terreno della classe operaia e non può delineare alcuna prospettiva per la sua lotta. Quel che è peggio, la borghesia sfrutta la rabbia degli agricoltori per sferrare un vero e proprio attacco ideologico contro il proletariato! 

Da quando in Gran Bretagna hanno aperto la strada nell’estate del 2022, le mobilitazioni operaie hanno continuato a moltiplicarsi di fronte ai colpi della crisi: prima in Francia, poi negli Stati Uniti, in Canada, Svezia e recentemente Finlandia. Attualmente, l’Europa sta vivendo una serie di mobilitazioni operaie: in Germania, i ferrovieri hanno intrapreso uno sciopero di massa, seguiti dai piloti della compagnia aerea Lufthansa; a gennaio è scoppiato il più grande sciopero nella storia dell'Irlanda del Nord; in Spagna e Italia continuano le mobilitazioni nei trasporti, così come nella metropolitana di Londra o nel settore metallurgico in Turchia. La maggior parte di queste lotte sono di una portata mai vista negli ultimi tre o quattro decenni. Ovunque scoppiano scioperi e manifestazioni, con qualche manifestazione solidarietà tra settori, ed anche oltre frontiera, cosa che non ha precedenti...

Come reagisce la borghesia a questi eventi storici? Con un immenso silenzio mediatico! Un vero blackout! Viceversa sono bastate, inizialmente, alcune sporadiche mobilitazioni di agricoltori perché la stampa internazionale e tutte le cricche politiche, dall’estrema destra all’estrema sinistra, si avventassero sull’evento e facessero subito pressione per cercare di oscurare meglio tutto il resto.

Dai piccoli agricoltori ai proprietari di grandi aziende agricole moderne, se pur in diretta concorrenza, tutti si ritrovano, con la benedizione dei mezzi di informazione, attorno agli stessi sacri idoli: la difesa della loro proprietà privata e della nazione!

Né i piccoli agricoltori né i piccoli padroni hanno alcun futuro di fronte alla crisi insolubile del capitalismo. Al contrario! I loro interessi sono strettamente legati a quelli del capitalismo, anche se quest'ultimo, soprattutto sotto l'effetto della crisi, tende ad eliminare le aziende agricole più fragili e a far precipitare una massa crescente di esse nella povertà. Agli occhi degli agricoltori poveri la salvezza sta nella difesa disperata del proprio sfruttamento. E, di fronte alla ferocia della concorrenza internazionale, di fronte ai costi bassissimi della produzione asiatica, africana o sudamericana, la loro sopravvivenza dipende solo dalla difesa dell’“agricoltura nazionale”. Tutte le rivendicazioni degli agricoltori, contro le “spese”, contro le “tasse”, contro le “norme di Bruxelles”, hanno tutte in comune la conservazione delle loro proprietà, piccole o grandi, e la protezione delle frontiere contro le importazioni straniere. In Romania o Polonia, ad esempio, gli agricoltori denunciano la “concorrenza sleale” dell’Ucraina, accusata di abbassare i prezzi dei cereali. Nell’Europa occidentale vengono presi di mira i trattati di libero scambio, nonché i veicoli commerciali pesanti e le merci provenienti dall’estero. E tutto questo, con la bandiera nazionale sventolata con orgoglio e con discorsi infami sul “lavoro vero”, sull’”egoismo del consumatore” e sulla “gente di città”! Ecco perché i governi e i politici di ogni genere, così pronti a denunciare il minimo incendio di spazzatura e a fare piovere colpi di manganello quando la classe operaia è in lotta, sono corsi al capezzale della “rabbia legittima”.

Un ulteriore passo nel caos sociale 

La situazione è tuttavia molto preoccupante per la borghesia europea. La crisi del capitalismo non finirà. La piccola borghesia e i piccoli imprenditori sprofonderanno sempre più nella povertà. Le rivolte dei piccoli proprietari messi alle strette non potranno che moltiplicarsi in futuro e contribuire ad aumentare il caos in cui sta precipitando la società capitalista. Questa realtà può già essere vista attraverso le distruzioni indiscriminate o i tentativi di “affamare” le città.

Soprattutto, questo movimento alimenta molto chiaramente il discorso dei partiti di estrema destra in tutta Europa. Nei prossimi anni diversi paesi potrebbero scivolare nel populismo e la borghesia sa perfettamente che un trionfo dell’estrema destra alle prossime elezioni europee contribuirebbe a rafforzare ulteriormente la sua perdita di controllo sulla società, a erodere la sua capacità di mantenere l’ordine e garantire la coesione della nazione.

In Francia, dove il movimento sembra più radicale, lo Stato cerca con tutti i mezzi di contenere la rabbia degli agricoltori, mentre il clima sociale è particolarmente teso. La polizia è quindi invitata a evitare scontri e il governo moltiplica gli "annunci", compresi i più spregevoli (maggiore utilizzo di manodopera straniera sottopagata, cessazione di ogni minima politica a favore dell'ambiente…). In Germania, per non gettare benzina sul fuoco, Scholz ha dovuto fare parzialmente marcia indietro sul prezzo del gasolio agricolo, proprio come l’Unione Europea sulle norme ambientali.

Dalla rivolta, nel 2013, dei piccoli boss bretoni "berretti rossi"[1], poi il movimento interclassista dei "gilet gialli"[2] in tutta la Francia, ora è tutta l'Europa ad essere colpita da un'ondata di violenza dalla piccola borghesia senza altra prospettiva se non quella di provocare ulteriore caos. Il movimento degli agricoltori rappresenta quindi veramente un ulteriore passo avanti nella disintegrazione del mondo capitalista. Ma, come molte espressioni della crisi del suo sistema, la borghesia sta sfruttando il movimento degli agricoltori contro la classe operaia.

Può il proletariato approfittare della “breccia aperta dagli agricoltori?”

Mentre la classe operaia riprende massicciamente il cammino della lotta dappertutto nel mondo, la borghesia tenta di ostacolare la maturazione della sua coscienza, di intossicare la sua riflessione sulla sua identità, sulla sua solidarietà e sui suoi metodi di lotta, sfruttando la mobilitazione degli agricoltori. E per fare questo può contare, ancora e sempre, sui suoi sindacati e sui suoi partiti di sinistra, trotskisti e stalinisti in testa. 

La CGT francese ha subito invitato i lavoratori ad aderire al movimento, mentre i trotskisti di Révolution Permanente hanno titolato coraggiosamente: “Gli agricoltori stanno terrorizzando il governo, il movimento operaio deve approfittare di questa breccia”. Andiamo! Se la borghesia teme la dinamica di caos sociale contenuta in questo movimento, chi può credere che una piccola minoranza della popolazione, attaccata alla proprietà privata, possa spaventare lo Stato e il suo enorme apparato di repressione?

Il movimento dei “berretti rossi” o quello dei “gilet gialli” mostrano la capacità della borghesia di sfruttare e stimolare una “paura” ben calcolata per dare credibilità ad una grande menzogna contro la classe operaia: le vostre manifestazioni di massa e le stronzate delle vostre assemblee generali sono inutili! Quindi vorrebbero farci credere che la borghesia non teme altro che i blocchi e le azioni di reazione delle minoranze. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità! E questo è un bene, perché questi metodi sono tipicamente quelli utilizzati dai sindacati per dividere e sfogare la rabbia dei lavoratori in azioni perfettamente sterili. Atti di distruzione indiscriminata non minano in alcun modo le basi del capitalismo e non contribuiscono a prepararne il rovesciamento. Sono come punture di insetti sulla pelle di un elefante e giustificano una repressione ancora maggiore.

Ma la borghesia non si accontenta di sabotare la riflessione del proletariato sui mezzi della sua lotta, cerca anche di respingere il sentimento che comincia a svilupparsi attraverso le sue mobilitazioni, quello di appartenere alla stessa classe, vittima degli stessi attacchi e costretta a lottare unita e solidale. I partiti di sinistra si affrettano quindi a tirar fuori le loro vecchie sciocchezze mistificatrici sulla “convergenza” delle lotte del “popolino” contro i “ricchi”.

Riguardo alle manifestazioni in Germania, i trotskisti italiani de La Voce delle Lotte hanno potuto scrivere che “si stanno svolgendo contemporaneamente massicce azioni contadine e scioperi dei ferrovieri. Un’alleanza tra questi due settori strategici avrebbe un impatto enorme”. Sempre le stesse sciocchezze! Questi tradizionali appelli alla “convergenza” mirano solo ad annegare la lotta della classe operaia nella rivolta “popolare”. 

Nonostante tutto, la borghesia si trova di fronte ad una grande sfiducia da parte degli operai nei confronti di un movimento poco represso (a differenza delle manifestazioni operaie) e che flirta con l'estrema destra e con discorsi molto reazionari. I sindacati e la sinistra hanno dovuto quindi ricorrere a ogni sorta di distorsioni per prendere le distanze dal movimento, cercando al tempo stesso di spingere i proletari a "precipitarsi nella breccia" attraverso scioperi in ordine sparso, corporazione per corporazione.

La mobilitazione degli agricoltori non può in alcun modo essere un trampolino di lancio per la lotta della classe operaia. Al contrario, i proletari che si lasciano trascinare dietro gli slogan e i metodi degli agricoltori, diluiti in strati sociali fondamentalmente contrari a qualsiasi prospettiva rivoluzionaria, non possono che subire impotenti la pressione del nazionalismo e di tutte le ideologie reazionarie portate avanti in questo movimento.

La responsabilità dei rivoluzionari nei confronti della classe operaia si esprime instancabilmente nel mettere in luce le trappole che segnano tutta la sua lotta e che, purtroppo, la segneranno per molto tempo a venire. Con l’aggravarsi della crisi, molti strati sociali, non sfruttatori ma non rivoluzionari, saranno portati, come oggi gli agricoltori, a ribellarsi, senza avere la capacità di offrire una reale prospettiva politica alla società. Su questo terreno arido il proletariato non può che perdere. Solo la difesa della sua autonomia come classe sfruttata e rivoluzionaria può consentirle di ampliare sempre più la sua lotta e, in definitiva, di trascinare altri strati nella sua lotta contro il capitalismo.

EG, 31 gennaio 2024

Rubric: