Il governo Conte bis. Parola d’ordine: resistere

Se c’è un obiettivo che questo governo non può non cercare di perseguire è quello di durare il più a lungo possibile. A differenza delle coalizioni del passato infatti questo governo non si basa su un progetto condiviso, almeno in linea di massima, ma sulla necessità di non andare alle elezioni consegnando il paese alla destra, alla Lega di Salvini in particolare.

L’opposizione di Salvini e della Meloni cerca in tutti i modi di utilizzare le divisioni governative per far saltare il governo e portare l’Italia alle elezioni che, visti gli attuali orientamenti politici degli Italiani, porterebbe a eleggere un parlamento con una maggioranza di destra con un’ancora più forte influenza populista. Questo risultato produrrebbe non solo un governo di destra a guida Salvini, ma anche l’elezione di un presidente della Repubblica gradito alla destra e soprattutto ai populisti. Lo scenario che si aprirebbe è davvero raccapricciante per la borghesia che finora si è aggrappata ai delicati e discreti interventi di personaggi come Napolitano e Mattarella e che con un personaggio, poniamo, alla Berlusconi, perderebbe completamente la capacità di manovra che ha avuto negli ultimi anni e prima ancora.

Essendo nato per una emergenza, si capisce dunque come un tale governo non solo non può essere portatore di uno sviluppo della situazione politica ed economica italiana, ma non riesce neanche ad avere un minimo di tranquillità al suo interno. Infatti, i vari partiti governativi sono a loro volta contrapposti su questioni specifiche, un esempio per tutti è la questione dell’acciaieria di Taranto, in affitto ad Arcelor Mittal, che vede i 5 Stelle divisi in chi è a favore della chiusura e chi per la difesa dei posti di lavoro. A Taranto si è presentato anche il presidente Conte a cercare di calmare la situazione, anche se onestamente ha detto di non avere delle soluzioni. E pare che la proposta infine accettata sia di far fuori un numero considerevole di lavoratori, sul numero si sta trattando, e investire denaro pubblico per risanare l'impianto industriale, ciò che Arcelor alla fine voleva.

Le campagne propagandistiche del governo Di Maio-Salvini erano centrate su Quota 100, Reddito di cittadinanza e No agli immigrati, quelle dell’attuale governo faticano a venir fuori non essendoci una base condivisa, si va avanti alla cieca, e quindi scompaiono dalla scena politica. Non si parla più degli sbarchi degli immigrati, cavallo di battaglia di Salvini, della TAV, delle autostrade, e neanche la questione Alitalia viene affrontata seriamente. Ma soprattutto non vengono affrontate tutte le questioni riguardanti il mondo del lavoro, del precariato che doveva essere abolito, dell'economia e dello sviluppo delle infrastrutture. Un governo che si dichiara di sinistra non ha nulla da offrire ai lavoratori se non una ridicola riduzione fiscale di 40€ al mese, ma non per tutti!

Sul piano economico, la componente più importante della manovra consisteva nel bloccare l’aumento dell’IVA, e questo sono riusciti a farlo, ma a costo di non avere più soldi per un adeguamento delle infrastrutture alle necessità del paese. Il territorio va a rotoli tra frane e crolli, allagamenti e alluvioni, non si riesce a dar inizio ad una serie di interventi di ampie dimensioni per  evitare il peggio e nel frattempo i partiti al governo litigano su che cosa si dovrebbe fare.

Negli ultimi giorni, dopo un incontro a livello europeo, l’accordo sul MES, meccanismo europeo di stabilità, ha portato lo scontro tra governo e opposizione ad un livello più alto, Salvini e Meloni accusando Conte di tradimento della nazione ma quest'ultimo, dimostrando un carattere diverso dal Conte del primo governo, ha rinfacciato a Salvini il suo precedente accordo sul MES. Se Conte è sicuro dell’appoggio del Presidente della Repubblica e d’importanti settori della borghesia sul suo operato, non può dire altrettanto di Di Maio, che è tentato di pugnalarlo alle spalle.

Questo governo sembra concentrare in sé tutti i problemi del periodo. Infatti, questo è un governo che non ha i numeri per affrontare la crisi attuale non tanto per incapacità, che pure c’è, ma perché la situazione è oggettivamente non risolvibile. In più è sotto gli attacchi incessanti del populismo e si trova al centro di una crisi industriale in Italia tra le più gravi della storia degli ultimi decenni. Il problema che si pone alla borghesia in Italia è dunque come recuperare il controllo sull’elettorato e dunque la macchina delle elezioni per puntare su forze politiche più responsabili nelle prossime elezioni. Questa è un’operazione non facile, ma dei tentativi si possono vedere in almeno due fenomeni. Il primo è la creazione del tutto artificiale del movimento ecologista di Greta Tumberg, che ha già dato nuova linfa a vari partiti verdi in varie elezioni in Europa. L’altro, più locale, è lo sviluppo del movimento delle sardine[1], un movimento in prima istanza antipopulista, che ha già guadagnato la fiducia di strati importanti di popolazione e il cui intento è esplicitamente quello di contrastare il populismo di Salvini e produrre una sorta di anticorpi politici nel paese.

Quale sarà l’evoluzione di questa situazione è quasi impossibile da prevedere, ma sappiamo che dall’esito dello scontro tra le varie forze politiche dipenderà solo il ritmo con cui avanza la crisi della situazione politica ed economica italiana, non certo la sua soluzione. Questa invece dipende solo dalla ripresa della lotta di classe e dall’affermarsi del proletariato come classe protagonista di questa società.

Oblomov, 8 dicembre 2019

 

[1] Il movimento è nato con la protesta di Piazza Maggiore contro Matteo Salvini che dalla stessa città lanciava la campagna elettorale leghista in vista delle regionali in Emilia Romagna.

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