Può esistere un capitalismo “verde”

Ogni giorno le prove della catastrofe ambientale diventano sempre più allarmanti: scioglimento dei ghiacciai, incendi e inondazioni legati al riscaldamento globale, massiccia estinzione di specie, aria irrespirabile nelle città, accumulo di rifiuti plastici negli oceani. E’ quasi impossibile tenere il passo con le notizie dei media e della stampa. E praticamente ogni articolo che si legge, ogni discorso di scienziati e autori celebri, finisce per chiedere ai governi del mondo di impegnarsi di più per proteggere il pianeta, e ai singoli "cittadini" di usare i loro voti in modo più responsabile. In breve: tocca allo Stato borghese salvare il pianeta!

Le recenti marce per il clima e le numerose mobilitazioni dei giovani non si sono discostate da questa regola: se l'indignazione dei giovani è palpabile, è palpabile anche la totale incapacità di andare all’origine del problema.

E’ il capitalismo che distrugge il pianeta

Già 170 anni fa, nel suo libro La condizione della classe operaia in Inghilterra, Engels sottolineava che il capitalismo stava minando la salute della classe sfruttata attraverso l'avvelenamento dell'aria, dell'acqua e del cibo, e facendo vivere i lavoratori in baraccopoli malsane.

Questo nuovo sistema industriale mentre da un lato sviluppava le forze produttive dall’altro stava generalizzando l'inquinamento: “In questi bacini industriali, i fumi di carbone diventano una delle principali fonti di inquinamento. (...) Molti viaggiatori, investigatori sociali e romanzieri descrivono l'entità dell'inquinamento causato dai camini delle fabbriche. Tra questi, nel suo famoso romanzo "Hard Times", Charles Dickens evoca nel 1854 il fuligginoso cielo di Coketown, una città fantasmagorica di Manchester, dove si vedono solo ‘i mostruosi serpenti di fumo’ che si trovano sopra la città[1].

Il principale responsabile di questo inquinamento, che non risale a ieri, è un sistema sociale che esiste solo per accumulare capitale senza preoccuparsi delle conseguenze sull'ambiente e sulle persone: il capitalismo.

L'episodio dello smog di Londra nel 1952[2] ha mostrato fin dove potrebbe arrivare l'inquinamento atmosferico causato dall'industria e dal riscaldamento domestico, ma oggi tutte le principali città del mondo, con in prima linea Nuova Delhi e Pechino, sono minacciate in permanenza da questi fenomeni[3].

Uno dei settori oggi più inquinanti è quello dei trasporti marittimi, i cui bassi costi sono una componente vitale dell'intera economia mondiale. E questo, insieme all'incessante distruzione delle foreste e dei fondali marini, alla coltura intensiva, ai metodi per la produzione massiccia di carne, così come a tutti i disastri industriali, rispondono alla stessa logica del profitto e della produzione a basso costo. In ogni ramo della sua attività, il capitalismo inquina e distrugge senza tener conto delle conseguenze immediate o future per il pianeta e le persone.

L'inquinamento atmosferico sta oggi raggiungendo livelli apocalittici. Qualunque cosa possano dire gli "scettici climatici" (con il generoso sostegno delle industrie petrolifere e chimiche), numerose misurazioni scientifiche del ritiro dei ghiacciai e della temperatura degli oceani non lasciano dubbi sull’aumento inesorabile della temperatura media della Terra che sta già provocando una serie di fenomeni climatici imprevedibili con un impatto drammatico sulle popolazioni di alcune regioni del mondo. Secondo uno studio della Banca Mondiale, gli effetti aggravanti del cambiamento climatico potrebbero spingere oltre 140 milioni di persone a migrare all'interno dei loro paesi entro il 2050.

In altre parole: l'industria capitalista minaccia la civiltà con un graduale ma ineluttabile scivolamento nel caos. Questa realtà sinistra sta suscitando un'inquietudine diffusa e ben comprensibile. La domanda "che tipo di mondo stiamo lasciando ai nostri figli?" si pone ovunque ed è abbastanza logico che gli adolescenti e i giovani siano i primi a preoccuparsi di dover crescere in un ambiente in rapido degrado.

In questa situazione, le "marce climatiche", gli scioperi e le altre proteste organizzate con grande copertura mediatica rispondono a questa crescente inquietudine. Quando la giovane svedese, Greta Thunberg, ha lasciato la sua classe per manifestare fuori al parlamento di Stoccolma, ha espresso queste profonde preoccupazioni per il futuro. Ma subito dopo è stata invitata a parlare alle Nazioni Unite, alla conferenza mondiale sul clima a Katowice e al parlamento britannico, con tanto di foto con politici come Angela Merkel e Jeremy Corbyn. Greta Thunberg è stata promossa a simbolo delle preoccupazioni della sua generazione. Come mai?

Un tentativo di divisione tra generazioni

Dietro slogan come "Ci stanno rubando il nostro futuro" e "se non vi comporterete da adulti, lo faremo noi" c'è l'idea che se il mondo si sta surriscaldando è perché le "vecchie generazioni" non hanno fatto nulla per impedirlo, mentre le giovani generazioni agiscono in modo più responsabile perché “agiscono” per il clima. In realtà, il disastro ambientale non è una responsabilità particolare della generazione precedente, così come non può essere ridotto all'irresponsabile comportamento individuale o alla mancanza di determinazione delle persone che sono state elette per governare. E' un prodotto del sistema capitalista e delle sue contraddizioni interne, un sistema che può sopravvivere solo attraverso la concorrenza brutale e la spietata caccia al profitto. Sia le generazioni precedenti che quelle più recenti sono soggette alle leggi implacabili di un modo di produzione che sta scivolando nella barbarie.

Il puntare il dito sulla vecchia generazione ha lo scopo di bloccare ogni solidarietà tra le generazioni e ancor più di nascondere cosa è veramente responsabile della nostra attuale situazione. Mettendo gli anziani e i giovani l'uno contro l'altro, la propaganda capitalista cerca ancora una volta di dividere e dominare sulla società. Allo stesso tempo, indicare la "vecchia" generazione come responsabile del disastro attuale occulta i meccanismi del sistema e la necessità di superarlo. La soluzione non è mettere persone nuove e più giovani a gestire l'attuale sistema sociale perché loro stesse sarebbero prigioniere delle stesse catene.

Naturalmente, tutti i “supporter” delle marce sul clima e delle proteste e gli stessi organizzatori hanno lanciato appelli a che i “vecchi” si unissero alle proteste dei “giovani”, ma anche qui solo per chiedere allo Stato capitalista di fare del suo meglio per il pianeta. Ad esempio, i firmatari di un appello della rete di Azione per il clima in Francia “chiedono che i responsabili del cambiamento climatico prendano le misure necessarie per limitare il riscaldamento globale all'1,5%, garantendo anche la giustizia sociale”.

Quando Greta Thunberg manifestava fuori al parlamento svedese, chiedeva che gli eletti alle cariche del potere nello Stato capitalista facessero il loro lavoro pensando al futuro dei giovani. E i politici si sono appropriati della sua iniziativa per lanciare appelli per il rinnovamento della democrazia e per sostenere “nuovi modelli economici”, come il New Green Deal negli Stati Uniti, da attuare da un'amministrazione democratica più attenta e di sinistra. Tutto questo per far dimenticare che gli Stati sono i difensori del loro capitale nazionale e non possono permettersi di rinunciare alla folle corsa al profitto. Questa è una manipolazione delle legittime preoccupazioni dei giovani, uno strumento per trascinarli nel vicolo cieco delle elezioni. In un momento in cui i giovani sono sempre più delusi dalle istituzioni della democrazia borghese, si capisce molto bene perché la classe dirigente cerca di cogliere ogni opportunità per invertire questa tendenza.

Allo stesso tempo, Greta Thunberg e il gruppo Extinction Rebellion chiede una "resistenza di massa", un'azione diretta per le strade, uno sciopero generale internazionale di giovani e adulti il 20 settembre 2019, ma questo non cambia l’impostazione di fondo: fare pressione sullo Stato affinché passi da lupo a pecora. Restare in questo vicolo cieco non potrà contribuire alla demoralizzazione finale di molte migliaia di persone che vorrebbero davvero che le cose cambiassero

I giovani sono un bersaglio particolare di queste campagne ideologiche, non solo perché esprimono preoccupazioni molto reali sul loro futuro, ma anche perché per la borghesia è fondamentale evitare che i giovani proletari si mobilitino su un terreno di classe, come hanno fatto, ad esempio, nella lotta degli studenti francesi contro l’attacco del governo alle loro prospettive occupazionali (CPE) nel 2006, o nel movimento degli "Indignados" spagnoli nel 2011. Combattere genericamente come "giovani" o semplicemente come "persone" serve a mettere a tacere la realtà dell’esistenza di una divisione in classi antagoniste in questa società e la necessità per la classe sfruttata di difendere i propri interessi materiali contro gli attacchi del regime capitalista.

L’ideologia “Verde” al servizio del capitalismo

Quando la stessa borghesia inizia a preoccuparsi della questione ambientale o del riscaldamento globale, si può essere sicuri che la sua preoccupazione essenziale è come mantenere lo sfruttamento e fare profitti, non la salvaguardia dell'ambiente. Vediamo come la borghesia sta già traendo profitto dalla “moda” del cibo biologico o vegano, che si presenta come un mezzo per preservare l'ambiente: i prezzi salgono nel momento in cui si acquista un prodotto biologico, e questo aumenta il divario tra i ricchi che possono permettersi di mangiare in modo più sano, e i poveri che sono condannati a mangiare cibo meno costoso e meno sano - e che sono anche in colpa per averlo comprato.

Ancora peggio, la borghesia dipinge di verde la sua strategia industriale per giustificare gli attacchi contro la classe operaia. Dati gli alti tassi di inquinamento derivanti dall'uso di veicoli a benzina e diesel, la classe dominante parla sempre più spesso di sostituirli con veicoli elettrici "non inquinanti", ma questo modo di presentare le cose è una nuova truffa. Il motivo dietro lo scandalo del "dieselgate" non è, e non è mai stato, il destino dell'umanità. Al contrario, il guadagno per i costruttori potrebbe essere molto interessante. Secondo alcune stime in Germania si potrebbe ridurre fino al 16% la forza lavoro di questo settore industriale. E ci sono ancora gravi problemi ambientali legati alla produzione e allo smaltimento delle batterie al litio. Ma il mercato delle automobili deve continuare ad espandersi nel campo di battaglia della concorrenza, altrimenti i profitti si esauriranno!

Peggio ancora, in nome delle esigenze ecologiche, aumenteranno le "tasse verdi" di ogni tipo, e molte di esse colpiranno direttamente il tenore di vita della classe operaia, come abbiamo visto in Francia con le misure imposte da Macron che inizialmente hanno provocato il movimento dei Gilet Gialli. Lo stesso vale per tutti i discorsi sulla necessità di sacrifici in nome dell'ambiente, di consumare meno per limitare gli effetti dell'inquinamento. Questo ci imprigiona nella sterile sfera della colpa individuale e delle soluzioni individuali, pur fornendo un'altra giustificazione per le misure di austerità che sono comunque richieste dalla crisi dell'economia capitalista.

È così che funziona il capitalismo e il voler farlo funzionare in modo diverso è una pura illusione. L'unico modo per agire efficacemente ed anche una necessità vitale, è distruggerlo per gettare le basi per una nuova sistema società in cui il lavoro nella sociale, a livello mondiale, sia orientato ai bisogni dell'umanità senza entrare in contraddizione con la natura e il nostro ambiente. La vera risposta per il futuro dell'umanità sta nella classe operaia internazionale. Nella sua capacità di recuperare la propria identità di classe sfruttata e veramente antagonista al capitale e al suo Stato attraverso la lotta in difesa delle proprie condizioni di vita prima che il capitalismo ci schiacci tutti sotto le sue ruote.

Adattato da Révolution Internationale 476.

 

[1] François Jarrige e Thomas Le Roux, La contaminazione del mondo (2017).

[2] Il 5 dicembre 1952, per cinque giorni, una nebbia causata da un anticiclone si mescolò al fumo di carbone causando 12.000 decessi.

[3] Da Londra a Delhi, come lo smog è migrato verso l'Est, Le Monde (17 novembre 2017).

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