Veltroni o Berlusconi, Casini o Bertinotti. I lavoratori non possono aspettarsi nulla dal nuovo governo

I lavoratori italiani hanno i salari più bassi d’Europa
(Eurispes), “Il 15% delle famiglie
italiane vive in condizioni di assoluta povertà!
”, “In Italia ci sono morti sul lavoro ogni giorno”. Queste notizie non
vengono da giornali rivoluzionari, ma direttamente da enti statali, da
personaggi eminenti della borghesia e del governo e successivamente dai
sindacati i quali, sentendosi chiamati in causa, portano il “loro contributo di
solidarietà” ai lavoratori. Come mai la nostra borghesia si preoccupa tanto di
far sapere agli operai che stanno nella merda, più degli altri lavoratori
europei? E come mai dopo questa constatazione, che vede naturalmente d’accordo
gli operai, non arriva un congruo aumento del salario o una reale diminuzione
delle tasse?

A dir la verità c’è qualcuno che
azzarda l’ipotesi di tagliare le tasse per dare un po’ di respiro alla nostra
classe lavoratrice e promette che lo farà. Quando? L’anno prossimo! Questo
qualcuno è Prodi e il suo oramai ex governo che, dopo aver bastonato i
lavoratori e orgoglioso di aver contenuto l’aumento del debito, promette che
non lo dimenticherà. Tale e quale al suo collega Berlusconi. Prodi ha anche
promesso, il giorno del funerale degli operai della Thyssen Group, che queste
morti sul lavoro non ci sarebbero state più. Mai più! Forse alla Thyssen di
Torino, che sta per chiudere, ma non nei cantieri edili di tutt’Italia, non
nelle navi da svuotare subito senza aspettare che entri dell’ossigeno nelle stive,
non nelle piccole fabbriche gestite come lager. In Italia ogni giorno muoiono sul
lavoro in media più di tre lavoratori, ma ce ne sono tanti altri che non vengono
contabilizzati semplicemente perché muoiono successivamente a causa delle
ferite riportate, per non parlare di quelli che muoiono per “cause
sconosciute”, tipo cancro e simili, ricevuti in regalo dai fumi e dagli scarichi
che le ciminiere e laboratori vari sfornano ogni giorno. Per non contare ancota
i massacri che vengono provocati ogni giorno sulle strade dai TIR guidati da
camionisti che non dormono mai per poter fare più viaggi possibili, come
richiesto dai vari borghesi che parlano di aumentare la produttività. Chi
invoca un aumento della produttività in qualsiasi settore è corresponsabile di
questi massacri. Come chi dice, a partire da Montezemolo, che i lavoratori non
devono fare malattie ma sacrificarsi sul posto di lavoro. Quanti precari
ammalati si rovinano la vita per paura di ritorsioni e per non ridurre il già
magro stipendio? Tutto questo in nome del dio Profitto!

Naturalmente i sindacati, quando
capita una strage come alla Thyssen o a Porto Marghera, fanno subito uno
sciopero preventivo e settoriale per evitare che la rabbia degli operai possa
spingerli a prendere iniziative autonome. Iniziative pericolosissime per la
borghesia, assolutamente da evitare, perché potrebbero portare a unire settori
diversi, a discussioni sulle reali condizioni di vita e quindi alla presa di
coscienza della necessità di uscire da questa situazione e della strada da
seguire.

È questo il motivo che spinge
politici e organi di informazione, gli istituti di statistica come l’Istat e
simili, a dichiarare solennemente che i lavoratori italiani non ce la fanno
più. E ce lo dicono dalla mattina alla sera. Percentuali che vengono aggiornate
giorno per giorno come un bollettino della borsa. E insieme alla miseria
crescente hanno anche la faccia tosta di dirci, tramite tv e stampa, come si
organizzano i miseri, acquistando negli ipermercati quando ci sono i saldi,
razionando questo e quello e ... indebitandosi. Ci danno consigli su come
sopravvivere, ci ricordano Maria Antonietta che consigliava di mangiare
brioches al posto del pane.

Se oggi la borghesia fa tanta
propaganda sulle misere condizioni degli italiani è perché deve coprire il
terreno in modo preventivo, deve evitare che a questo ci arrivino i lavoratori
dopo aver subito le classiche menzogne della classe politica che tutto va bene
e meglio, e soprattutto perché la borghesia sa che ci sono le condizioni per
questa presa di coscienza. Condizioni possibili perché le campagne sulla fine
della classe operaia, sul fatto che navighiamo tutti nella stessa barca, che
bisogna pagare per gli anni delle vacche grasse (chi le ha mai viste?), che
bisogna aumentare la produttività altrimenti ci sorpassano, che in definitiva
bisogna stringere la cinghia, non fanno più effetto.

I lavoratori incominciano a
muoversi. I lavoratori incominciano a discutere. Neanche i ciechi vedono più
una differenza tra la destra e la sinistra, tante ne hanno prese, di bastonate,
da entrambe le parti.

L’anno passato ha visto molti
scioperi, gestiti da sindacati di vertice e di base, in ordine sparso in vari
settori, la maggior parte nel settore dei trasporti. Non è passata settimana
senza uno sciopero, oggi nelle ferrovie, domani negli aeroporti, un giorno in
un compartimento, un altro tra i macchinisti, poi con un sindacato della
triplice e dopo con uno di base. Un giorno chiudevano le metropolitane in una
città, il successivo gli autobus in un’altra. La farsa è stata raggiunta dai
sindacati dei metalmeccanici che hanno lottato “duro” contro gli automobilisti,
tra cui molti lavoratori, bloccando le strade per poi accordarsi sulla cifra
già prevista dalla borghesia. Hanno ottenuto secondo la stampa 127 € (per il 5°
livello) ma la maggior parte degli operai ne prenderà 50. Questo è il
contributo della borghesia per diminuire la miseria! E hanno aumentato l’orario
di lavoro e la precarizzazione: fino a 44 mesi! Questo porterà ad un ulteriore
aumento degli incidenti di lavoro perché non sono solo gli estintori mal
funzionanti a far morire gli operai ma anche e soprattutto il mancato riposo, i
turni stressanti, i ritmi infernali.

Una serie di scioperi importanti
e soprattutto di discussioni si è avuta con la mobilitazione dei precari della
Atesia di Roma, il più grande call center
d’Europa. Una lotta contro padroni, governo e sindacati, contro il lavoro
precario e i miseri salari. Ecco cosa dicono questi lavoratori:

“Il collettivo
Precari Atesia è una realtà, una delle tante e sempre più crescenti voci che
nascono dal disagio lavorativo e di conseguenza sociale.
È semplicemente un gruppo di lavoratori precari uguale in tutto e
per tutto agli altri lavoratori precari, ma con una cosa in più: l’autocoscienza
e la convinzione che dopotutto ‘parole,
idee e lotte possano cambiare il mondo
’”.

La cosa più importante nella
lotta all’aggressione quotidiana della borghesia e del suo stato non consiste
nella quantità di scioperi, anche se questi sono un sintomo del malessere, ma
nella loro qualità, che è un sintomo della presa di coscienza, cioè capacità di
aggregare settori diversi, qualifiche diverse e soprattutto piena e convinta
partecipazione dei lavoratori con una gestione autonoma delle lotte. E spesso
sono più importanti le assemblee che gli scioperi.

È questa la situazione attuale,
c’è ancora il controllo dei sindacati sui lavoratori ma la tendenza è alla
presa in mano delle lotte, unica strada per non affossare nella miseria che la
borghesia ci rinfaccia ogni giorno.

Oblomov 28 gennaio 2008

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