Riunione pubblica della CCI a Buenos Aires Un luogo di dibattito proletario

Pubblichiamo una sintesi della riunione pubblica che la CCI ha potuto tenere a Buenos Aires nell'agosto 2004 grazie al NCI (Nucleo di Comunisti Internazionalisti) d'Argentina di cui abbiamo pubblicato parecchi contributi nella nostra stampa. Malgrado le loro deboli forze e le condizioni estremamente difficili in cui si trovano, questi compagni si sono implicati attivamente nel dibattito per difendere le posizioni di base del campo proletario.

Il 27 agosto la CCI ha tenuto una riunione pubblica a Buenos Aires sul tema della decadenza del capitalismo. Parecchi partecipanti hanno affermato di essere stati piacevolmente sorpresi dalla discussione, viva ed animata, con la partecipazione attiva dei presenti. Hanno visto che questa riunione si trovava agli antipodi di quelle dei gruppi della sinistra o dell'estrema sinistra del capitale in cui un oratore o parecchi oratori a turno scaricano discorsi interminabili che stancano le persone lasciandole demoralizzate. Al contrario, la riunione pubblica della CCI ha dimostrato di essere un luogo dove si può discutere ed opporre argomentazioni diverse con lo scopo della chiarificazione politica che è un'arma della classe operaia. Perché è solo attraverso il fuoco del dibattito che può scaturire la scintilla della chiarezza.

La decadenza del capitalismo minaccia la sopravvivenza dell'umanità

La presentazione ha evidenziato le seguenti questioni: come spiegare le due guerre mondiali, le interminabili guerre regionali e le guerre del caos attuale corredato di un terrorismo cieco e barbaro? Come spiegare la degradazione inesorabile delle condizioni di vita di tutti gli operai del mondo, ivi compreso i "privilegiati" della Germania, della Francia, degli Stati Uniti, ecc.? Come spiegare l'aumento della fame nel mondo, le epidemie e le malattie più spaventose? Come spiegare lo sfaldamento crescente delle relazioni sociali che genera l'insicurezza, il degrado morale, il dilagare delle droghe, la fuga nell'irrazionale, la barbarie più abietta? Come spiegare la minaccia crescente delle enormi catastrofi ecologiche?

La borghesia, in tutte le sue varianti, ci offre ogni sorta di false spiegazioni: ci sarebbe una crisi di ristrutturazione del capitalismo; un capitalismo "riformato" con un intervento dello Stato in grado di corregge le sue tendenze più negative permettere un "altro mondo" possibile, ecc. Di fronte a ciò, la spiegazione data dalla CCI ha messo in evidenza che il capitalismo è un sistema sociale decadente che, dalla Prima Guerra mondiale, si è trasformato in un ostacolo per lo sviluppo dell'umanità. Il proseguire della sua sopravvivenza porta con esso la minaccia di distruzione della specie umana. Come diceva l'Internazionale Comunista al suo primo congresso (marzo 1919): "Il periodo attuale è quello della decomposizione e del crollo di tutto il sistema capitalista mondiale ed sarà quello del crollo della civiltà europea se non si distrugge il capitalismo insieme alle sue insolubili contraddizioni " ([1]).

 La classe operaia è l'unica classe sociale capace di distruggere il capitalismo

Questa presentazione, che si è limitata a venti minuti per lasciare il massimo tempo alla discussione, non è stata messa apertamente in questione da nessuno dei partecipanti. La discussione si è incentrata su due questioni:

- Chi può distruggere il capitalismo?

- Che cosa sono veramente la rivoluzione proletaria ed il comunismo?

In generale i partecipanti hanno espresso il loro accordo col fatto che il proletariato è la classe rivoluzionaria che ha nelle proprie mani la lotta per la distruzione del capitalismo. Tuttavia sono stati sollevati dei dubbi, che la discussione ha poi permesso di dissipare:

- il proletariato di oggi è forse completamente differente da quello della fine del diciannovesimo secolo e dell'inizio del ventesimo secolo ed è capace di comprendere la possibilità e la necessità di distruggere il capitalismo visto la sua supposta maggiore "integrazione" alla società capitalista?

- Con la chiusura crescente delle fabbriche, e per il fatto che numerosi operai sono oggi disoccupati, il proletariato non ha perso le sue armi classiche di lotta e, tra le altre, l'arma dello sciopero?

Sebbene non possiamo qui riportare per esteso le risposte date nel corso della riunione pubblica, vogliamo ricordare che dalla discussione è emerso con chiarezza che il proletariato:

- continua ad essere il produttore collettivo delle principali ricchezze della società capitalista la quale non potrebbe esistere senza lo sfruttamento della classe operaia;

- ha come armi principali la sua unità, la sua coscienza e la sua capacità ad organizzarsi massicciamente. È da queste armi che dipende quella dallo sciopero.

Nella discussione si è affrontata anche un’altra questione basilare e cioè che il comunismo non ha mai avuto niente a che vedere con il capitalismo di Stato dell'ex-URSS, di Cuba o della Cina. Rivendicandosi all’"analisi marxista", due partecipanti hanno difeso, il preteso carattere "socialista" (o "come un passo verso il socialismo") dei regimi dell'ex-URSS, della Corea del Nord, di Cuba ecc, affermando che in questi paesi ci sono state delle "rivoluzioni socialiste". Altri compagni hanno risposto loro in modo molto netto con i seguenti argomenti:

- il "socialismo in un solo paese" è un tradimento del proletariato. La sua rivoluzione sarà mondiale o non sarà. Il comunismo non potrà cominciare ad essere costruito che a partire dalla distruzione del capitalismo in tutti i paesi;

- in Russia, in Cina, nella Corea del Nord, ecc., ciò che ha regnato e regna tuttora è solo una forma particolare di capitalismo di Stato, cioè di una tendenza generale che domina tutto il capitalismo mondiale e che si impone sotto diverse forme in tutti i paesi: negli Stati Uniti per esempio, prende la forma "liberale" di una fusione tra la classica borghesia privata e gli interventi molto forti dello Stato in tutti i campi della vita economica, sociale, militare, ecc.;

- la sola rivoluzione proletaria che abbia avuto luogo nel ventesimo secolo, è la rivoluzione russa del ’17 con l'ondata rivoluzionaria che ne è seguita in altri paesi e si è propagata fino in Argentina (la Settimana Tragica). È la sconfitta del proletariato in questi paesi - e principalmente in Germania - che ha posto il bastione proletario in Russia in un tragico isolamento ed in un processo di degenerazione che ha aperto la porta alla controrivoluzione stalinista;

- questa controrivoluzione si è imposta nel nome del "comunismo", della "dittatura del proletariato" e del partito bolscevico che era stato all'avanguardia della rivoluzione. La menzogna del "comunismo" in Russia ha fatto molti danni sulle generazioni proletarie successive. Questi danni hanno provocato una perdita di fiducia di queste nuove generazioni nelle proprie forze ed un dubbio sulla prospettiva comunista.

Per mancanza di tempo la discussione si è dovuta fermare e parecchi partecipanti hanno manifestato la necessità di proseguire il dibattito. In particolare, uno di essi ha proposto di mettere in discussione l’argomento della dittatura del proletariato e come lottare oggi per realizzarla. È stato convenuto anche che una sintesi di questa riunione fosse pubblicata su Internet per permettere il proseguimento della discussione attraverso tale mezzo.

Da Accion Proletaria n° 178, pubblicazione della CCI in Spagna

[1] "Lettera di invito al Partito Comunista tedesco" al primo congresso dell'IC.

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