Gran Bretagna: un incoraggiante esempio di solidarietà operaia durante lo sciopero dei dipendenti comunali

Il seguente articolo ci è stato trasmesso dai membri del forum di discussione delle Midlands. Questo testo, oltre a darci una chiara visione generale del recente sciopero dei dipendenti comunali, contiene alcune informazione molto interessanti su una piccola ma significativa espressione della solidarietà di classe seguita allo sciopero.

Il 28 marzo 2006 c’è stato il più grande sciopero in Gran Bretagna dal 1926. Più di 1 milione operai del pubblico impiego comunale – settore edilizio, raccolta rifiuti, biblioteche, refezioni e pulizia scolastica e altri- sono stati mobilitai da otto sindacati, compresi Unison, Amicus, T&G e GMB per una “giornata di azione” contro la proposta di riforma del sistema pensionistico, che significherebbero per gli operai dell’amministrazione pubblica locale accettare lo stesso trattamento pensionistico della maggior parte dei lavoratori del settore privato e continuare a lavorare fino a 65 anni, anziché potersi ritirare a 60 anni come ora. Questa proposta di riforma delle pensioni si allinea alle riforme messe in atto in altri paesi europei, quali la Francia e l'Austria nel 2003 e negli USA. Questa è parte di un attacco più ampio dello Stato britannico contro il “salario sociale”, che include l'estensione dell'età lavorativa fino a 68 anni per quelli che attualmente sono sotto i 30 anni ed è un segno del fallimento storico del capitalismo. Incapace da tempo di fornire alcunché alla classe operaia, se non disoccupazione continua o superlavoro fino alla morte prematura, lo Stato adesso dice agli operai che non possono aspettarsi di essere “sostenuti” da lui nella loro vecchiaia, dopo tutta una vita di duro lavoro o sprecata con un sussidio di disoccupazione.

Come in Francia ed in Austria, come nello sciopero nei trasporti di New York alla fine del 2005, c’è stata una forte rabbia tra gli operai su queste riforme che mettono in questione l'idea stessa che il capitalismo possa offrire. Questa rabbia ha spinto i sindacati a mettersi alla testa delle proteste. La questione delle pensioni è un problema che tocca l’insieme della classe operaia; è un attacco all’insieme della classe; è una questione che unisce tutti gli operai, in qualsiasi settore lavorino, qualunque sia la loro età, se sono impiegati o disoccupati. Le mobilizzazioni di massa in Francia hanno mostrato l’ampiezza della rabbia degli operai lì; il grosso sciopero in Gran Bretagna ha mostrato la rabbia degli operai qui; questo non è un problema degli operai inglesi o del capitalismo inglese, ma un segno a livello mondiale del fallimento storico del capitalismo.

Sin dall'inizio i sindacati hanno tentato di dividere gli operai nelle varie categorie per spezzare ogni senso di solidarietà. Non c’è stato nessun appello per estendere lo sciopero alle altre categorie di lavoratori che possono andare in pensione a 60 anni, ma le cui le pensioni erano ugualmente minacciate – impiegati statali, insegnanti, o il personale sanitario, per esempio - o quelli nel settore privato che in genere devono lavorare fino a 65 anni. Anche tra i dipartimenti comunali c’è stata una divisione - alcune aree e settori hanno funzionato normalmente, altri sono stati chiusi o parzialmente chiusi perché gli operai erano in sciopero.

La stessa stampa ha attaccato i principi basilari della solidarietà di classe: i lavoratori comunali sono stati presentati come dei “privilegiati” (perché negli anni 80 le loro condizioni di lavoro non furono attaccate tanto selvaggiamente quanto quelle degli altri operai) e sono stati accusati di aver perso i contatti con la realtà economica, tornando indietro ai “giorni bui” degli anni 70 e 80 (cioè all'ultima volta che tantissimi operai in Gran Bretagna espressero la loro combattività).

In una città nelle Midlands, parecchi settori sono entrati in sciopero, compreso quello dei netturbini - che si compone sia di operai con contratto a tempo indeterminato, principalmente membri del sindacato GMB, che di operai con contratto a termine, principalmente operai giovani venuti in Gran Bretagna dalla Polonia dopo l'espansione sul versante est dell'UE, assunti attraverso le agenzie di collocamento. Questi operai per la maggior parte non sono sindacalizzati, e pochissimi di loro sono membri di un sindacato.

Risultato dello sciopero, gli scioperanti con un contratto a tempo indeterminato, ma non membri del sindacato, sono stati messi in riga attraverso, ad esempio, l’opzione di fare straordinari retroattivi - in un lavoro così mal pagato come quello dei netturbini, per molti operai è assolutamente vitale fare gli straordinari per poter sbarcare il lunario. I giovani operai polacchi assunti tramite agenzia, invece, che avevano scioperato in solidarietà con i loro compagni di lavoro del sindacato, sono stati licenziati. La reazione del personale a tempo indeterminato è stata di rabbia contro questa sfacciata provocazione. Nella mensa aziendale si è tenuta una riunione improvvisata di circa 35 operai – la metà dei quali del turno della mattina successiva - per decidere come ottenere che questi giovani operai fossero reintegrati. L’istanza è stata presentata al delegato sindacale del GMB nel reparto, che ha detto che poiché gli operai dell'agenzia non erano iscritti al sindacato, questo non avrebbe fatto niente per aiutarli. Una delegazione di tre operai ha richiesto alla direzione la reintegrazione degli operai licenziati. La risposta della direzione è stata che questi operai in realtà non erano stati licenziati da lei; il loro contratto di lavoro era con l'agenzia, era quindi l'agenzia, e non la direzione, che aveva rifiutato di riassumerli alla scadenza del contratto.

Questa risposta ipocrita ha provocato ancora di più gli operai del reparto. Ne è seguita un’altra riunione con la direzione, a cui gli operai hanno richiesto la reintegrazione dei compagni licenziati. La direzione ha acconsentito a scrivere una lettera all'agenzia per dire che gli operai polacchi non dovevano essere incolpati di non essersi recati al lavoro; che nella “confusione” dello sciopero era difficile sapere chi aveva o non aveva fatto il turno. Questa lettera è stata poi portata da due degli operai all’agenzia di collocamento - per accertarsi che questa arrivasse, poiché gli operai non avevano fiducia nel fatto che la direzione si assicurasse che la lettera fosse giunta a destinazione. Il risultato è stato che tutti gli operai licenziati sono stati reintegrati.

Unita, la classe operaia è una forza irresistibile; quando i lavoratori mostrano solidarietà tra di loro, intervenendo con partecipazione e solidarietà, esigendo dalla direzione la reintegrazione dei compagni licenziati, oltrepassando le barriere che il capitalismo prova ad erigere fra noi – sindacato/non sindacato, permanente/temporaneo, contratto diretto/tramite collocamento, nativo/immigrato-, ogni azione, benché in sé molto piccola, è parte del processo con il quale la classe operaia, come un tutt’uno, comincia a riscoprire la propria identità, quella di una classe mondiale e anche di una classe storica; una classe che porta in se il futuro dell'umanità, il comunismo.