XVII congresso della CCI: un rafforzamento internazionale del campo proletario

Alla fine del mese di maggio, la CCI ha tenuto il suo 17° congresso internazionale. Nella misura in cui le organizzazioni rivoluzionarie non esistono per sé stesse ma sono delle espressioni del proletariato e nello stesso momento fattori attivi nella vita di questo, spetta loro rendere conto all'insieme della loro classe dei lavori di questo momento privilegiato che costituisce la riunione della loro istanza fondamentale: il congresso.

Tutti i congressi della CCI sono evidentemente dei momenti molto importanti nella vita della nostra organizzazione, delle pietre miliari che segnano il suo sviluppo. Tuttavia, la prima cosa che bisogna sottolineare, rispetto a quello che si è tenuto nella primavera scorsa, è che la sua importanza è ancora ben più grande dei precedenti, poiché segna una tappa notevolmente importante nella sua vita più che trentennale1.

La presenza dei gruppi del campo proletario

La principale dimostrazione di questo fatto è la presenza nel nostro congresso di delegazioni di tre gruppi del campo proletario internazionale: Opop del Brasile2, la SPA3 della Corea del Sud ed EKS4 della Turchia. Anche un altro gruppo era stato invitato al congresso, il gruppo Internasyonalismo delle Filippine, ma, malgrado la sua profonda volontà di mandare una delegazione, ciò non è stato possibile. Questo gruppo tuttavia ha tenuto a trasmettere al congresso della CCI un saluto ai suoi lavori e delle prese di posizione sui principali rapporti che gli erano stati forniti.

La presenza di parecchi gruppi del campo proletario ad un congresso della CCI non è una novità. Nel passato, all' inizio della sua esistenza, la CCI aveva già accolto delegazioni di altri gruppi. È così che la sua conferenza costitutiva a gennaio 1975 aveva visto la presenza del Revolutionary Worker's Group degli Stati Uniti, di Pour un Intervention Communiste di Francia e Revolutionary Perspectives della Gran Bretagna. Parimenti, all'epoca del suo 2° congresso (1977) era presente una delegazione del Partito Comunista Internazionalista, Battaglia Comunista. Al suo 3° congresso (1979) erano presenti delle delegazioni della Communist Workers' Organisation (Gran Bretagna), del Nucleo Comunista Internazionalista e de Il Leninista (Italia) e un compagno non organizzato della Scandinavia. Purtroppo, in seguito, non è stato più possibile perseguire una tale pratica, e ciò per ragioni indipendenti della volontà della nostra organizzazione: scomparsa di certi gruppi, evoluzione di altri verso posizioni gauchiste (come il NCI), comportamento settario dei gruppi (CWO e Battaglia Comunista) che si erano assunti la responsabilità di affossare le conferenze internazionali dei gruppi della Sinistra comunista tenutesi alla fine degli anni ‘705. In effetti, era più di un quarto di secolo che la CCI non aveva potuto accogliere altri gruppi proletari ad uno dei suoi congressi. In sé, la partecipazione di quattro gruppi al nostro 17° congresso6 ha costituito per la nostra organizzazione un avvenimento molto importante.

Il significato del 17° congresso

Ma questa importanza va ben al di là del fatto di avere potuto riprendere una pratica che era quella della CCI ai suoi inizi. È il significato dell'esistenza e dell'atteggiamento di questi gruppi che costituisce l'elemento più fondamentale. Essi sono una conferma di una situazione storica che avevamo identificato già all'epoca del precedente congresso: "I lavori del 16°congresso (...) hanno posto al centro delle loro preoccupazioni l'esame della ripresa delle lotte della classe operaia e delle responsabilità che questa ripresa implica per la nostra organizzazione, in particolare di fronte allo sviluppo di una nuova generazione di elementi che si orientano verso una prospettiva politica rivoluzionaria". ("16°Congresso della CCI - Prepararsi ai combattimenti di classe ed all'apparizione delle nuove forze rivoluzionarie", Révue Internationale n°122).

In realtà, all'epoca del crollo del blocco dell'Est e dei regimi stalinisti nel 1989: "Le campagne assordanti della borghesia sul 'fallimento del comunismo', la 'vittoria definitiva del capitalismo liberale e democratico', la 'fine della lotta di classe', addirittura della stessa classe operaia, hanno provocato un riflusso importante del proletariato, sia a livello della sua coscienza che della sua combattività. Questo riflusso è stato profondo ed è durato più di dieci anni. Ha segnato tutta una generazione di lavoratori, generando smarrimento ed anche demoralizzazione. (...) È solo a partire dal 2003, in particolare attraverso le grandi mobilitazioni contro gli attacchi alle pensioni in Francia ed in Austria, che il proletariato ha cominciato realmente ad uscire dal riflusso che l'aveva colpito dal 1989. Da allora, questa tendenza alla ripresa della lotta di classe e dello sviluppo della coscienza nel suo seno non è stata più smentita. Le lotte operaie hanno coinvolto la maggior parte dei paesi centrali, compresi i più importanti come gli Stati Uniti (Boeing e trasporti di New York nel 2005), la Germania (Daimler ed Opel nel 2004, medici ospedalieri nella primavera 2006, Deutsche Telekom nella primavera 2007), la Gran Bretagna (aeroporto di Londra nell'agosto 2005, settore pubblico nella primavera 2006), la Francia (movimento degli studenti universitari e liceali contro il CPE nella primavera 2006), ma anche tutta una serie di paesi della periferia come Dubai (operai edili nella primavera 2006), il Bangladesh (operai del tessile nella primavera 2006), l'Egitto (operai del tessile e dei trasporti nella primavera 2007)". (Risoluzione sulla situazione internazionale adottata dal 17°congresso)

"Oggi, come nel 1968 [all'epoca della ripresa storica delle lotte operaie che avevano messo fine a quattro decenni di controrivoluzione], la ripresa della lotta di classe si accompagna ad una riflessione in profondità di cui l'apparizione dei nuovi elementi che si avvicinano verso le posizioni del Sinistra comunista costituisce la punta dell'iceberg". (Ibid.)

È per ciò che la presenza di parecchi gruppi del campo proletario al congresso, l'atteggiamento molto aperto alla discussione di questi gruppi (che rompe con l'atteggiamento settario dei "vecchi" gruppi della Sinistra comunista) non sono per niente il prodotto del caso: sono parti della nuova tappa dello sviluppo della lotta della classe operaia mondiale contro il capitalismo.

In effetti, i lavori del congresso, in particolare attraverso le testimonianze delle differenti sezioni e dei gruppi invitati, sono venuti a confermare questa tendenza, dal Belgio fino all'India, dal Brasile alla Turchia ed alla Corea, nei paesi centrali come in quelli della periferia, tanto nella ripresa delle lotte operaie che nello sviluppo di una riflessione tra i nuovi elementi che si orientano verso le posizioni della Sinistra comunista. Una tendenza che si è manifestata anche attraverso l'integrazione di nuovi militanti in seno all'organizzazione, compresi i paesi dove non c'era stata nuova integrazione da parecchi decenni, e ancora per la costituzione di un nucleo della CCI in Brasile. Per noi ciò è un avvenimento di grande importanza che va a concretizzare lo sviluppo della presenza politica della nostra organizzazione nel primo paese dell'America latina, con le più grosse concentrazioni industriali di questa regione del mondo e che sono anche tra le più importanti a scala mondiale. La creazione del nostro nucleo è il risultato di un lavoro iniziato dalla CCI più di 15 anni fa e che si è intensificato in questi ultimi anni, particolarmente attraverso la presa di contatto con differenti gruppi ed elementi, in particolare Opop di cui una delegazione era presente al 17°congresso, ma anche, nello stato di São Paulo, con un gruppo in formazione influenzato dalle posizioni della Sinistra comunista con cui recentemente abbiamo stabilito delle relazioni politiche più regolari tra cui la tenuta di riunioni pubbliche in comune. La collaborazione con questi gruppi non è per niente contraddittoria con la nostra volontà di sviluppare specificamente la presenza organizzativa della CCI in Brasile. Proprio al contrario, la nostra presenza permanente in questo paese permetterà che venga rafforzata ancora la collaborazione tra le nostre organizzazioni, e ciò tanto più che tra il nostro nucleo ed OPOP esiste già una lunga storia comune, fatta di fiducia e di rispetto reciproco.

Le discussioni del congresso

Tenuto conto delle circostanze particolari in cui si è tenuto il congresso, è la questione delle lotte operaie che ha costituito il primo punto dell'ordine del giorno, mentre il secondo punto è stato dedicato all'esame di nuove forze rivoluzionarie che attualmente nascono o si sviluppano. Non possiamo, nel contesto di questo articolo, rendere conto in modo dettagliato delle discussioni che si sono svolte: la risoluzione sulla situazione internazionale ne costituisce una sintesi. Tuttavia vanno sottolineate fondamentalmente le caratteristiche particolari e nuove dello sviluppo attuale della lotta di classe. In particolare è stato messo in evidenza il fatto che la gravità della crisi del capitalismo, la violenza degli attacchi che vengono sferrati oggi e la posta drammatica della situazione mondiale, caratterizzata dallo sprofondamento nella barbarie guerriera e dalle minacce crescenti che il sistema fa pesare sull'ambiente naturale, costituiscono dei fattori di politicizzazione delle lotte operaie. Una situazione un po' differente da quella che era prevalsa all'indomani della ripresa storica della lotta di classe nel 1968 dove i margini di manovra di cui disponeva allora il capitalismo avevano permesso di mantenere l'illusione che "il domani sarà migliore dell'oggi". Attualmente, una tale illusione non è più possibile: le nuove generazioni di proletari, come le più vecchie, sono coscienti che "domani sarà peggio di oggi". Per questo fatto, anche se una tale prospettiva può costituire un fattore di demoralizzazione e di smobilitazione dei lavoratori, le lotte che conducono, e che condurranno necessariamente sempre più in reazione agli attacchi, li porteranno in modo crescente a prendere coscienza che queste lotte costituiscono dei preparativi per scontri ben più vasti contro un sistema moribondo. Fin da ora, le lotte alle quali abbiamo assistito dal 2003 "incorporano in modo crescente la questione della solidarietà, una questione di prim'ordine poiché costituisce “l'antidoto” per eccellenza al “ciascuno per sé” specifico alla decomposizione sociale e che è, soprattutto, non solo a cuore della capacità del proletariato mondiale di sviluppare le sue lotte attuali ma anche di rovesciare il capitalismo" (Ibid.)

Anche se il congresso si è preoccupato principalmente della questione della lotta di classe, sono stati affrontati con discussioni importanti altri aspetti della situazione internazionale. Così una parte importante dei suoi lavori è stata dedicata alla crisi economica del capitalismo e soprattutto all'attuale crescita di certi paesi "emergenti", come l'India o la Cina, che sembrano contraddire le analisi fatte dalla nostra organizzazione, e dai marxisti in generale, sul fallimento definitivo del modo di produzione capitalista. In effetti, in seguito ad un rapporto molto dettagliato ed una discussione approfondita, il congresso ha concluso che:

"I tassi di crescita eccezionale che al momento paesi come l'India e soprattutto la Cina conoscono non costituiscono in alcun modo una prova di una "nuova volata" dell'economia mondiale, anche se hanno contribuito per una parte non trascurabile alla crescita elevata di quest'ultima nel corso dell'ultimo periodo. (...) lungi dal rappresentare una "nuova volata" dell'economia capitalista, il "miracolo cinese" e di un certo numero di altre economie del Terzo Mondo non è altro che una espressione particolare della decadenza del capitalismo. (...) Proprio come il "miracolo" rappresentato dai tassi di crescita a due cifre delle "tigri" e "dragoni" asiatici aveva conosciuto una fine dolorosa nel 1997, il "miracolo" cinese di oggi, anche se non ha origini identiche e possiede carte vincenti ben più serie, sarà portato, presto o tardi, a cozzare contro la dura realtà del vicolo cieco storico del modo di produzione capitalista". (Ibid.)

Bisogna notare che sulla questione della crisi economica il congresso si è fatto portavoce del dibattito attualmente in corso nella nostra organizzazione su come analizzare i meccanismi che hanno permesso al capitalismo di conoscere la sua crescita spettacolare dopo la seconda guerra mondiale. Le differenti analisi che attualmente esistono in seno alla CCI (che comunque rigettano tutte l'idea difesa dal BIPR o dai gruppi "bordighisti" secondo cui la guerra costituirebbe una "soluzione momentanea" alle contraddizioni del capitalismo) si ripercuotono sul modo di comprendere il dinamismo attuale dell'economia di certi paesi "emergenti", in particolare la Cina. E proprio perché il congresso si è fermato a riflettere particolarmente su quest'ultimo fenomeno che le divergenze esistenti nella nostra organizzazione hanno avuto l'opportunità di esprimersi in questa sede. Evidentemente, come sempre abbiamo fatto in passato, ci accingiamo a pubblicare nella Révue Internationale dei documenti che rendono conto di questi dibattiti quando avranno raggiunto un grado di chiarezza soddisfacente.

Infine, l'impatto che provoca in seno alla borghesia il vicolo cieco in cui si trova il modo di produzione capitalista e la decomposizione della società che quest'ultimo genera sono stati oggetto di due discussioni: una sulle conseguenze di questa situazione in seno ad ogni paese, l'altro sull'evoluzione degli antagonismi imperialisti tra Stati, aspetti in parte legati tra loro, principalmente nella misura in cui i conflitti esistenti in seno alle borghesie nazionali possono portare ad approcci differenti rispetto ai conflitti imperialisti (quali alleanze tra Stati, modalità di utilizzazione delle forze militari, ecc.). Sul primo punto, il congresso ha messo in evidenza che tutti i discorsi ufficiali sul "meno Stato" non hanno fatto che mascherare un rafforzamento continuo della funzione statale nella società, particolarmente nella misura in cui quest'organo è il solo che possa garantire che questa non soccomba al "ciascuno per sé" che caratterizza la fase di decomposizione del capitalismo. In particolare è stato fortemente sottolineato il rafforzamento spettacolare del carattere poliziesco dello Stato, compreso quello dei paesi più "democratici" come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, un rafforzamento poliziesco che, se è motivato ufficialmente dall'ascesa del terrorismo (un altro fenomeno legato alla decomposizione ma all'origine del quale le borghesie più potenti non sono estranee) permette alla classe dominante di prepararsi ai futuri scontri di classe con il proletariato. Sugli scontri imperialisti, il congresso ha principalmente messo in evidenza il fallimento, in particolare in seguito all'avventura irachena, della politica della prima borghesia mondiale, la borghesia americana, ed il fatto che esso mostra solo il vicolo cieco generale del capitalismo:

"In effetti, l'arrivo dello squadra Cheney, Rumsfeld e compagnia alle redini dello Stato non è stato il semplice fatto di un monumentale "errore di nomine" da parte di questa classe. Se ha aggravato considerevolmente la situazione degli Stati Uniti sul piano imperialista, esso era già la manifestazione del vicolo cieco nella quale si trovava questo paese confrontato ad una perdita crescente della sua leadership, e più generalmente allo sviluppo del "ciascuno per sé" nelle relazioni internazionali che caratterizzano la fase di decomposizione".(Ibid.)

Più in generale, il congresso ha sottolineato che:

"Il caos militare che si sviluppa nel mondo, sprofondando vaste regioni in un vero inferno e desolazione, particolarmente in Medio Oriente ma anche e soprattutto in Africa, non è la sola manifestazione del vicolo cieco storico nella quale si trova il capitalismo né, a lungo andare, la più minacciosa per la specie umana. Oggi, è diventato chiaro che il mantenimento del sistema capitalista come ha funzionato finora porta con sé la prospettiva della distruzione dell'ambiente naturale che ha permesso la nascita dell'umanità". (Ibid.)

Come conclusione di questa discussione è stato affermato che:

"L'alternativa annunciata da Engels alla fine del diciannovesimo secolo, socialismo o barbarie, è diventata lungo tutto il ventesimo secolo una sinistra realtà. Ciò che il ventunesimo secolo ci offre come prospettiva, è semplicemente o socialismo o distruzione dell'umanità. Ecco la vera posta in gioco con cui quale si deve confrontare la sola forza della società in grado di rovesciare il capitalismo, la classe operaia mondiale". (Ibid.)

La responsabilità dei rivoluzionari

Questa prospettiva sottolinea ancora di più l'importanza decisiva delle lotte che attualmente la classe operaia mondiale sviluppa e su cui il congresso si è particolarmente fermato. Sottolinea egualmente il ruolo fondamentale delle organizzazioni rivoluzionarie, ed in particolare della CCI, per intervenire in queste lotte affinché venga sviluppata la coscienza della posta in gioco nel mondo attuale.

Su questo piano, il congresso ha tratto un bilancio molto positivo dell'intervento della nostra organizzazione nelle lotte della classe e di fronte alle domande cruciali che ad essa si pongono. Ha sottolineato in particolare la capacità della CCI a mobilitarsi internazionalmente (articoli nella stampa, sul nostro sito Internet, riunioni pubbliche, ecc.) per fare conoscere gli insegnamenti di uno degli episodi maggiori della lotta di classe durante l'ultimo periodo: la lotta della gioventù studentesca contro il CPE nella primavera 2006 in Francia. A questo proposito, è stato rilevato che il nostro sito Internet ha conosciuto un aumento spettacolare di frequentazione durante questo periodo, prova che i rivoluzionari hanno non solo la responsabilità ma anche la possibilità di contrastare il black-out che i media borghesi organizzano in modo sistematico intorno alle lotte proletarie.

Il congresso ha tratto anche un bilancio estremamente positivo dalla nostra politica verso gruppi ed elementi che si trovano in una prospettiva di difesa o di avvicinamento delle posizioni della Sinistra comunista. Così, durante l'ultimo periodo, come è stato detto all'inizio di questo articolo, la CCI ha visto l'arrivo di un numero significativo di nuovi militanti, arrivo che faceva seguito a discussioni approfondite con questi compagni (come ha sempre fatto la nostra organizzazione che non ha per abitudine di "reclutare" a qualsiasi prezzo, contrariamente a ciò che si usa nelle organizzazioni gauchiste). Allo stesso modo, la CCI è intervenuta attivamente in differenti forum Internet, particolarmente in lingua inglese, la più importante a livello mondiale, dove possono esprimersi delle posizioni di classe, cosa che ha permesso ad un certo numero di elementi di conoscere meglio le nostre posizioni e la nostra concezione della discussione e, pertanto, di superare una certa diffidenza alimentata dalla moltitudine di piccole cappelle parassitarie la cui vocazione non è contribuire alla presa di coscienza della classe operaia ma seminare il sospetto nei riguardi delle organizzazioni che si danno proprio questo compito. Ma l'aspetto più positivo di questa politica è stato sicuramente la capacità della nostra organizzazione di stabilire o di rafforzare dei legami con altri gruppi che si trovano su delle posizioni rivoluzionarie e la cui dimostrazione è stata la partecipazione di quattro di questi gruppi al 17° congresso. Ciò ha rappresentato uno sforzo molto importante da parte della CCI, in particolare con l'invio di numerose delegazioni in molteplici paesi (Brasile, Corea, Turchia, Filippine, e non solo).

Le responsabilità crescenti che incombono sulla CCI, tanto dal punto di vista dell'intervento in seno alle lotte operaie che della discussione con i gruppi ed elementi che si trovano su un terreno di classe, suppongono un rafforzamento del suo tessuto organizzativo. Questo era stato seriamente colpito all'inizio degli anni 2000 da una crisi esplosa in seguito al suo 14° congresso e che aveva motivato la tenuta di una conferenza straordinaria un anno dopo; allo stesso modo aveva dato adito ad una riflessione approfondita all'epoca del suo 15°congresso, nel 20037. Come aveva constatato questo congresso e come il 16° congresso aveva confermato, la CCI aveva superato largamente le debolezze organizzative che si trovavano all'origine di questa crisi. Uno degli elementi di primo piano nella capacità della CCI a superare le sue difficoltà organizzative consistito in un esame attento ed approfondito di queste stesse difficoltà. Per fare questo, la CCI si era dotata, a partire dal 2001, di una commissione speciale, distinta dal suo organo centrale, e nominata come quest'ultimo dal Congresso, incaricata di condurre tale lavoro in modo più specifico. Questa commissione ha portato a termine il suo mandato constatando che, accanto a progressi molto importanti compiuti dalla nostra organizzazione, erano persistiti postumi e "cicatrici" delle difficoltà presenti in un certo numero di sezioni. Ciò è la prova che la costruzione di un tessuto organizzativo solido non è mai finito, che necessita uno sforzo permanente da parte dell'insieme dell'organizzazione e dei militanti. È per ciò che il congresso ha deciso, sulla base di questa necessità e partendo dal ruolo fondamentale giocato da questa commissione negli anni passati, di darle un carattere permanente iscrivendo la sua esistenza negli statuti della CCI. Questa non è affatto una "innovazione" della nostra organizzazione. In effetti, essa corrisponde ad una tradizione nelle organizzazioni politiche della classe operaia. Possiamo citare ad esempio il Partito socialdemocratico tedesco che era il riferimento della 2a Internazionale e disponeva di una "Commissione di controllo" che aveva lo stesso tipo di attributi.

Uno degli elementi maggiori che hanno dato questa capacità alla nostra organizzazione di superare la sua crisi, ed anche di uscirne rafforzata, è stata la volontà di dedicarsi ad una riflessione profonda, con una dimensione storica e teorica, sull'origine e le manifestazioni delle sue debolezze organizzative, riflessione che si è condotta intorno a differenti testi di orientamento di cui la nostra Rivista ha pubblicato in particolare degli estratti significativi8. Il congresso ha perseguito in questa direzione dedicando, fin dall'inizio, una parte dei suoi lavori a discutere di un testo di orientamento sulla cultura del dibattito che era stato messo in circolazione parecchi mesi prima nella CCI (che sarà pubblicato prossimamente nella Révue Internationale). Del resto questa questione non riguarda solo la vita interna dell'organizzazione. L'intervento dei rivoluzionari implica che essi debbano essere capaci di produrre le analisi più pertinenti e profonde possibili e debbano difendere con efficacia queste ultime in seno alla classe per contribuire alla sua presa di coscienza. E ciò suppone che essi siano in grado di discutere al meglio possibile di queste analisi e di imparare a presentarle nell'insieme della classe e agli elementi in ricerca avendo la preoccupazione di tenere conto delle preoccupazioni e problematiche che questi hanno. In effetti, nella misura in cui la CCI è confrontata, tanto nelle proprie fila che nell'insieme della classe, all'emergere di una nuova generazione di militanti o di elementi che si iscrivono alla lotta per il capovolgimento del capitalismo, è suo compito fare tutti gli sforzi necessari per riappropriarsi e comunicare a questa generazione uno degli elementi più preziosi dell'esperienza del movimento operaio, indissociabile dal metodo critico del marxismo: la cultura del dibattito.

La cultura del dibattito

La presentazione e la discussione di questa questione hanno messo in evidenza che, in tutte le scissioni conosciute nella storia della CCI, una tendenza al monolitismo aveva giocato un ruolo fondamentale. Appena apparivano delle divergenze, certi militanti cominciavano a dire che non era più possibile lavorare insieme, che la CCI era diventata o stava diventando un'organizzazione borghese, ecc., laddove queste divergenze potevano, in gran parte, essere discusse in seno ad un'organizzazione non monolitica. Tuttavia, la CCI aveva appreso dalla Frazione italiana della Sinistra comunista che anche quando ci sono delle divergenze che riguardano principi fondamentali, è necessario prima di ogni separazione organizzativa il più profondo chiarimento collettivo. In questo senso, queste scissioni erano in gran parte alcune delle più estreme manifestazioni di una mancanza di cultura del dibattito ed anche di una visione monolitica. Tuttavia questi problemi non sono stati eliminati dall'uscita dei militanti. Essi sono l'espressione di una difficoltà più generale della CCI su questo aspetto, perché c'erano delle confusioni nelle proprie fila che possono condurre a scivolamenti verso il monolitismo, che tendono ad addormentare il dibattito piuttosto che a svilupparlo. E queste confusioni continuano ad esistere. Non vogliamo esagerare sull’entità di questi problemi. Queste confusioni, questi scivolamenti appaiono in modo puntuale. Ma la storia ci ha mostrato, la storia della CCI e del movimento operaio, che piccoli slittamenti e piccole confusioni possono divenire grandi e pericolosi slittamenti se non si comprendono le radici dei problemi.

Nella storia della Sinistra comunista, esistono delle correnti che hanno difeso e teorizzato il monolitismo. La corrente bordighista ne è una caricatura. Al contrario, la CCI è l'erede della tradizione della Frazione italiana e della Sinistra comunista di Francia (GCF) che sono state le più risolute avversarie del monolitismo e che hanno messo in pratica in modo molto determinato la cultura del dibattito. La CCI è stata fondata su questa comprensione che è ripresa nei suoi statuti. Per tale ragione, è chiaro che, se restano ancora problemi nella pratica con questa questione, in genere nessun militante della CCI si pronuncia contro lo sviluppo di una concezione di cultura del dibattito. Tuttavia è necessario segnalare la persistenza di un certo numero di debolezze. La prima di queste è una tendenza a porre ogni discussione in termini di conflitto tra il marxismo e l’ opportunismo, tra il bolscevismo ed il menscevismo o anche della lotta tra il proletariato e la borghesia. Un tale comportamento non avrebbe senso se avessimo la concezione dell'invarianza del programma comunista. E in questo almeno il bordighismo è conseguente: l'invarianza ed il monolitismo a cui questa corrente si rivendica vanno insieme. Ma se accettiamo che il marxismo non è un dogma, che la verità è relativa, che non è stereotipata ma costituisce un processo e che dunque noi non smettiamo mai di apprendere perché la stessa realtà cambia continuamente, allora è evidente che il bisogno di approfondire, ma anche le confusioni ed anche gli errori, sono delle tappe normali, addirittura necessarie, per arrivare alla coscienza di classe. Sono decisivi l'impulso collettivo, la volontà e la partecipazione attiva verso il chiarimento.

Bisogna notare che un atteggiamento che tende a vedere ovunque, in tutti i dibattiti, la presenza dell'opportunismo, in altri termini una tendenza verso posizioni borghesi, può condurre ad un tipo di banalizzazione del pericolo dell'opportunismo, a mettere tutte le discussioni sullo stesso livello. L'esperienza ci mostra proprio che, nelle rare discussioni dove i principi fondamentali sono stati rimessi in causa, abbiamo provato spesso delle difficoltà ad individuarlo: se tutto è allora opportunismo, in fin dei conti, niente è opportunismo.

Un'altra conseguenza di un tale comportamento consistente nel vedere l'opportunismo e l'ideologia borghese ovunque ed in tutti i dibattiti, è l'inibizione del dibattito. I militanti "non hanno più il diritto" di avere delle confusioni, di esprimerle o fare degli errori perché, immediatamente, verranno visti o vedranno sé stessi come potenziali traditori. Certi dibattiti hanno effettivamente un carattere di confronto tra posizioni borghesi e posizioni proletarie: è l'espressione di una crisi e di un pericolo di degenerazione. Ma nella vita del proletariato non è la regola generale. Se si mettono tutti i dibattiti su questo piano, si può finire con l'idea che lo stesso dibattito è espressone di una crisi.

Un altro problema che, ancora una volta, esiste più nella pratica che in teoria, consiste nell'adottare un comportamento nella discussione che mira a convincere gli altri il più rapidamente possibile della posizione corretta. È un atteggiamento che conduce all'impazienza, ad un tentativo di monopolizzare la discussione, a volere schiacciare in qualche modo "l'avversario" in quest'ultima. Un tale comportamento conduce ad una difficoltà ad ascoltare ciò che gli altri dicono. È anche vero che in generale nella vita, in una società segnata dall'individualismo e dalla concorrenza, è difficile imparare ad ascoltare gli altri. Ma non ascoltare conduce ad un atteggiamento di chiusura nei confronti del mondo, ciò che è completamente all'opposto di un atteggiamento rivoluzionario. In questo senso, è necessario comprendere che la cosa più importante in un dibattito, è che esso abbia luogo, che si sviluppi, che ci sia una partecipazione la più larga possibile e che possa emergere un vero chiarimento. In fin dei conti, la vita collettiva del proletariato, quando è capace di svilupparsi, determina un chiarimento. La volontà di chiarimento è una caratteristica del proletariato in quanto classe; è il suo interesse di classe. In particolare, esige la verità e non la falsificazione. È perciò che Rosa Luxemburg ha sostenuto che il primo compito dei rivoluzionari è dire ciò che è. Gli atteggiamenti di confusione non sono la regola, neanche dominanti nella CCI, ma esistono e possono essere pericolosi ed hanno bisogno di essere superati. In particolare, bisogna imparare a sdrammatizzare i dibattiti. La maggior parte delle discussioni in seno all'organizzazione, e molte che abbiamo verso l'esterno, non sono dei confronti tra posizioni borghesi e posizioni proletarie. Sono discussioni dove, sulla base di posizioni condivise e di uno scopo comune, approfondiamo in modo collettivo in una tendenza che va della confusione verso la chiarezza.

In effetti, la capacità di sviluppare una vera cultura del dibattito nelle organizzazioni rivoluzionarie è uno dei maggiori segni della loro appartenenza alla classe operaia, della loro capacità a restare viventi ed in fase coi bisogni di quest'ultima. Un tale comportamento non è solo delle organizzazioni comuniste, appartiene anche al proletariato come un tutto: è proprio attraverso le sue discussioni, in particolare nelle sue assemblee generali, che l'insieme della classe operaia è capace di trarre le lezioni dalle sue esperienze e di avanzare nella sua presa di coscienza. Il settarismo ed il rifiuto del dibattito che, oggi, caratterizzano purtroppo un certo numero di organizzazioni del campo proletario non sono per niente una prova della loro "intransigenza" di fronte all'ideologia borghese o di fronte alla confusione. Sono al contrario una manifestazione della loro paura a difendere le proprie posizioni e, in ultima istanza, la prova di una mancanza di convinzione nella validità di queste.

Gli interventi dei gruppi invitati

Questa cultura del dibattito ha attraversato l'insieme dei lavori del congresso. Ed è stata salutata come tale dalle delegazioni dei gruppi invitati che hanno allo stesso tempo espresso la loro esperienza e le loro riflessioni:

E' così che uno dei compagni della delegazione venuta dalla Corea ci ha reso partecipi della sua "sorprendente impressione di fronte allo spirito di fraternità, di dibattito, di relazioni di cameratismo verso cui la sua esperienza precedente non lo aveva abituato e che c'invidia". Un altro compagno di questa delegazione ha espresso la convinzione che "la discussione sulla cultura del dibattito sarebbe fruttuosa per lo sviluppo della loro attività e che sarebbe importante che la CCI, come il suo gruppo, non si considerassero ognuno come “il solo al mondo”.

Da parte sua, la delegazione di Opop ha tenuto ad "esprimere con la più grande fraternità un saluto a questo congresso" e la sua "soddisfazione di partecipare ad un avvenimento di una tale importanza". Per la delegazione: "Questo congresso non è soltanto un avvenimento importante per la CCI ma anche per tutta la classe operaia. Apprendiamo molto con la CCI. Abbiamo appreso molto in questi ultimi tre anni attraverso i contatti che abbiamo avuto, i dibattiti che abbiamo condotto insieme in Brasile. Abbiamo partecipato già al precedente congresso [quello della sezione in Francia, lo scorso anno] ed abbiamo potuto constatare con quale serietà la CCI tratta il dibattito, la sua volontà di essere aperta per il dibattito, di non avere paura del dibattito e di non avere paura di confrontarsi con posizioni differenti dalle sue. Al contrario, il suo comportamento è quello di suscitare il dibattito e vogliamo ringraziare la CCI per averci fatto conoscere questo approccio. Parimenti, salutiamo il modo con cui la CCI considera la questione delle nuove generazioni, attuali e future. Apprendiamo di questa eredità a cui si riferisce la CCI e che ci è stata trasmessa dal movimento operaio da quando esiste". Allo stesso tempo, la delegazione ha espresso la sua convinzione che "anche la CCI aveva appreso da Opop", in particolare quando la sua delegazione in Brasile ha partecipato affianco ad Opop ad un intervento in un'assemblea operaia dominata dai sindacati.

Anche, il delegato di EKS ha sottolineato l'importanza del dibattito nello sviluppo delle posizioni rivoluzionarie nella classe, principalmente per le nuove generazioni:

"Per cominciare desidero sottolineare l'importanza dei dibattiti per la nuova generazione. Abbiamo dei giovani elementi nel nostro gruppo e ci siamo politicizzati attraverso il dibattito. Abbiamo appreso molto proprio attraverso il dibattito, in particolare tra i giovani elementi con cui siamo in contatto... Penso che per la giovane generazione il dibattito sarà nell'avvenire un aspetto molto importante del suo sviluppo politico. Abbiamo incontrato un compagno che veniva da un quartiere operaio molto povero di Istanbul e che era più vecchio di noi. Ci ha detto che nel quartiere da dove veniva gli operai volevano sempre discutere. Ma i gauchisti che facevano lavoro politico nei quartieri operai provavano sempre a liquidare molto rapidamente il dibattito per passare alle 'cose pratiche', come ci si può aspettare. Penso che la cultura proletaria che, adesso, si discute qui e che ho sperimentato in questo congresso è una negazione del metodo gausciste di discussione visto come una competizione. Vorrei fare alcuni commenti sui dibattiti tra i gruppi internazionalisti. Innanzitutto penso che è evidente che tali dibattiti dovrebbero essere per quanto possibile costruttivi e fraterni e che dovremmo sempre ricordare che i dibattiti sono uno sforzo collettivo per arrivare ad un chiarimento politico tra i rivoluzionari. Non è assolutamente una competizione o qualche cosa che dovrebbe creare dell'ostilità o delle rivalità. Questo è la negazione totale dello sforzo collettivo per arrivare a nuove conclusioni, per avvicinarsi alla verità. È anche importante che il dibattito tra i gruppi internazionalisti sia per quanto possibile regolare perché ciò aiuta molto nel chiarimento tutti coloro che sono coinvolti internazionalmente. Penso che è anche necessario per il dibattito di essere aperti a tutti gli elementi proletari che sono interessati. Penso anche che è significativo che i dibattiti siano pubblici per gli elementi rivoluzionari che sono interessati. Il dibattito non è limitato a coloro che sono implicati direttamente. Lo stesso dibattito, ciò di cui si discute, è di grande aiuto anche per qualcuno che semplicemente legge. Per esempio mi ricordo che per un certo tempo avevo molto paura di dibattere ma ero molto interessato a leggere. Questa idea di leggere i dibattiti, i risultati, aiuta enormemente e dunque è molto importante che i dibattimenti siano pubblici per tutti gli interessati. È un modo molto efficace di svilupparsi teoricamente e politicamente".

Gli interventi molto calorosi delle delegazioni dei gruppi invitati non avevano alcun atteggiamento di adulazione verso la CCI. Infatti i compagni della Corea hanno portato un certo numero di critiche ai lavori del congresso, dispiacendosi particolarmente che non sia stato più possibile ritornare all'esperienza del nostro intervento all'epoca del movimento contro il CPE in Francia o che l'analisi della situazione economica della Cina non tenga conto di più della situazione sociale e le lotte della classe operaia in questo paese. L'insieme dei delegati della CCI ha prestato una grande attenzione a queste critiche che permetteranno sia alla nostra organizzazione di tenere meglio in conto le preoccupazioni e le attese degli altri gruppi del campo proletario che stimolare il nostro sforzo per approfondire le nostre analisi di una questione tanto importante come quella in Cina. Evidentemente, elementi ed analisi che potranno portare gli altri gruppi su questa questione, particolarmente dei gruppi dell'Estremo Oriente, saranno preziosi per il nostro lavoro.

Del resto, durante lo stesso congresso, gli interventi delle delegazioni hanno costituito un apporto importante alla nostra comprensione della situazione mondiale, particolarmente quando hanno dato degli elementi precisi concernente la situazione del loro paese. Non possiamo nel contesto di quest'articolo riprodurre integralmente gli interventi delle delegazioni i cui elementi figureranno ulteriormente negli articoli della nostra stampa. Ci accontenteremo di segnalare gli elementi più ragguardevoli. Sulla lotta di classe, il delegato di EKS ha insistito sul fatto che dopo la sconfitta delle lotte di massa del 1989, oggi c'era una ripresa delle lotte operaie, un'ondata di scioperi con occupazioni di fabbriche, a seguito di una situazione economica che è drammatica per i lavoratori. Davanti a questa situazione, i sindacati non si accontentano solo di sabotare le lotte come fanno ovunque, ma provano anche a sviluppare il nazionalismo tra gli operai conducendo una campagna sul tema della "Turchia secolare".

La delegazione di Opop ha segnalato che, a causa del legame tra i sindacati e il governo attuale (essendo stato il presidente Lula il principale dirigente sindacale del paese) esiste una tendenza alle lotte all'infuori della cornice sindacale ufficiale, una "ribellione della base", come si era autonominato il movimento nel settore delle banche, nel 2003. I nuovi attacchi economici che il governo Lula prepara vanno a spingere evidentemente la classe operaia a proseguire le sue lotte, anche se i sindacati adottano un atteggiamento molto più "critico" nei confronti di Lula.

Un altro contributo importante delle delegazioni di Opop ed EKS al congresso ha riguardato la politica imperialista della Turchia e del Brasile. Opop ha dato degli elementi che permettono di comprendere meglio il ruolo di questo paese che, si mostra da un lato un fedele alleato della politica americana in quanto "gendarme del mondo" (in particolare con una presenza militare a Timor ed Haiti, paese dove esso assicura il comando delle forze straniere) ma che, allo stesso tempo, tende a sviluppare la propria diplomazia, con accordi bilaterali, specialmente verso la Russia (da cui acquista aerei), l'India e la Cina (i cui prodotti industriali sono concorrenti della produzione brasiliana). Peraltro, il Brasile sviluppa una politica di potere imperialista regionale dove tenta di imporre le sue condizioni ai paesi come la Bolivia o il Paraguay.

Il compagno di EKS ha fatto un intervento molto interessante sui comportamenti ed i risultati della vita politica della borghesia turca (particolarmente la posta in gioco del conflitto tra il settore "islamico" ed il settore "laico") e delle sue ambizioni imperialiste. Ripetiamo che non possiamo riprodurre quest'intervento in tale articolo. Vogliamo tuttavia sottolineare l'idea essenziale che questo intervento raffigura nella sua conclusione: il rischio che, in una regione vicina ad una delle zone in cui si scatenano con più violenza i conflitti imperialisti, particolarmente in Iraq, la borghesia turca si imbarchi in una spirale militare drammatica, facendo pagare ancora di più alla sua classe operaia il prezzo delle contraddizioni del capitalismo.

Gli interventi delle delegazioni dei gruppi invitati hanno costituito, accanto a quelli delle delegazioni delle sezioni della CCI, un apporto di primo piano ai lavori dell'insieme del congresso ed alla sua riflessione su tutte le questioni, permettendogli di "sintetizzare la situazione mondiale" come è stato notato dalla delegazione del SPA della Corea. In effetti, come abbiamo segnalato all'inizio di questo articolo, una delle chiavi dell'importanza di questo congresso è stata la partecipazione dei gruppi invitati; questa partecipazione ha costituito uno degli elementi maggiori della sua riuscita e dell'entusiasmo che era condiviso da tutte le sue delegazioni al momento della sua chiusura.

Con l'intervallo di alcuni giorni si sono svolte due riunioni internazionali: il vertice del G8 ed il congresso della CCI. Evidentemente, esistono delle differenze in quanto all'ampiezza ed all'impatto immediato di questi due incontri ma vale la pena di sottolineare quanto sia sorprendente il contrasto tra loro, tanto sulle circostanze, che sugli scopi ed il modo di funzionamento. Da un lato c'era una riunione dietro i fili di ferro spinato, un dispiegamento poliziesco senza precedenti e la repressione, una riunione dove le dichiarazioni sulla "sincerità dei dibattiti", sulla "pace" e su "l'avvenire dell'umanità" erano solamente un schermo destinato a mascherare gli antagonismi tra Stati capitalisti, a preparare nuove guerre ed a preservare un sistema che non offre nessun avvenire all'umanità. Dall'altro, c'era una riunione di rivoluzionari di 15 paesi che combattono tutti gli schermi, tutte le false parvenze, che conducono dei dibattiti realmente fraterni, con un profondo spirito internazionalista, per contribuire all'unica prospettiva capace di salvare l'umanità: la lotta internazionale ed unita della classe operaia in vista del rovesciamento del capitalismo e l'instaurazione della società comunista.

Sappiamo che la strada che conduce là è ancora lunga e difficile ma la CCI è convinta che il suo 17° congresso costituisce una tappa molto importante su questa strada.

CCI

1. Vedere il nostro articolo "I trent'anni della CCI: appropriarsi del passato per costruire l'avvenire", presente sul sito internet.

2. Opop: Opposizione Operaia. Si tratta di un gruppo presente in diverse città del brasile che si è costituito all’inizio degli anni novanta, in particolare con elementi che hanno rotto con la CUT (Centrale sindacale) e il Partito dei lavoratori di Lula (attuale presidente di questo paese) per raggiungere le posizioni del proletariato, in particolare sulla questione vitale dell’internazionalismo, ma anche sulla questione sindacale (denuncia di questi organi come strumenti della classe borghese) e parlamentare (denuncia della mascherata “democratica”). È un gruppo attivo nelle lotte operaie (in particolare nel settore delle banche) con cui la CCI conduce delle discussioni fraterne da qualche anno (il nostro sito in lingua portoghese ha in particolare pubblicato un resoconto del nostro dibattito sul materialismo storico). Peraltro, le nostre due organizzazioni hanno organizzato parecchie riunioni pubbliche comuni in Brasile (vedere in proposito Quattro interventi pubblici della CCI in Brasile: Un rafforzamento delle posizioni proletarie in Brasile, in Revolution Internationale n°365) e hanno pubblicato una presa di posizione comune sulla situazione sociale di questo paese. Una delegazione di Opop era già presente all'epoca del 17° congresso della nostra sezione in Francia, nella primavera 2006 (vedere il nostro articolo: "17° congresso di Révolution Internationale: l'organizzazione rivoluzionaria alla prova della lotta di classe" in Révolution Internationale n° 370).

3. SPA: Socialist Political Alliance, Alleanza Politica Socialista. È un gruppo che si è dato come compito di fare conoscere in Corea le posizioni della Sinistra comunista, particolarmente attraverso la traduzione di alcuni dei suoi testi fondamentali, e di animare in questo paese, ed anche internazionalmente, le discussioni tra gruppi ed elementi intorno a queste posizioni. Il SPA ha organizzato nell'ottobre 2006 una conferenza internazionale a cui la CCI, che intratteneva discussioni con questa organizzazione all'incirca da un anno, ha mandato una delegazione (vedere il nostro articolo "Rapporto sulla conferenza in Corea - ottobre 2006" nella Révue Internazionale n° 129). Bisogna notare che i partecipanti a questa conferenza, che si è tenuta appena dopo le prove nucleari della Corea del Nord, hanno adottato una" Dichiarazione internazionalista dalla Corea contro la minaccia di guerra" (vedere sito internet).

4. EKS: Enternasyonalist Komünist Sol, Sinistra Comunista Internazionalista; gruppo costituito recentemente in Turchia che si trova risolutamente sulle posizioni della Sinistra comunista e di cui abbiamo pubblicato delle prese di posizione.

5. Su queste conferenze internazionali vedere il nostro articolo "Le conferenze internazionali della Sinistra Comunista (1976-1980) - Lezioni di un'esperienza per il campo proletario" nella Revue Internationale n° 122. Il sabotaggio di queste conferenze da parte dei gruppi che andavano a costituire il Bureau Internazionale per il Partito Rivoluzionario (BIPR) non aveva impedito tuttavia alla CCI di invitare questa organizzazione al suo 13° congresso, nel 1999. Infatti, avevamo pensato che la gravità del gioco imperialista al centro dell'Europa (era il momento dei bombardamenti della Serbia da parte degli eserciti della NATO) meritava che i gruppi rivoluzionari lasciassero da parte i loro risentimenti per ritrovarsi in uno stesso luogo ad esaminare insieme le implicazioni del conflitto ed, eventualmente, produrre una dichiarazione comune. Purtroppo, il BIPR aveva declinato questo invito.

6. Poiché Internasyonalismo era politicamente presente, anche se non era stato possibile alla sua delegazione di essere fisicamente presente.

7. Vedere su questo argomento i nostri articoli "Conferenza straordinaria della CCI: La lotta per la difesa dei principi organizzativi" e "15° Congresso della CCI: Rafforzare l'organizzazione di fronte alla posta in gioco del periodo" nei numeri 110 e 114 della Révue Internationale.

8. Vedere "La fiducia e la solidarietà nella lotta del proletariato" e " Marxismo ed etica" nei numeri 111, 112, 127 e 128 della Révue Internationale.