Rapporto sulla conferenza in Corea - ottobre 2006

Nel giugno 2006, la CCI ha ricevuto un invito da parte della Socialist Political Alliance (SPA), un gruppo della Corea del Sud che si richiama alla tradizione della Sinistra comunista, di partecipazione ad una "Conferenza internazionale dei Marxisti rivoluzionari"; questa Conferenza si sarebbe tenuta nelle città di Seul e di Ulsan, nel mese di ottobre di questo stesso anno. Eravamo già in contatto con la SPA da circa un anno e, malgrado le inevitabili difficoltà di lingua, abbiamo iniziato delle discussioni, in particolare sulle questioni della decadenza del capitalismo e delle prospettive per lo sviluppo delle organizzazioni comuniste nel periodo attuale.

La dichiarazione preliminare della SPA sottolinea con forza lo stato d'animo che ha animato l'appello alla Conferenza: "Conosciamo bene le differenti conferenze o riunioni di marxisti che si tengono regolarmente in differenti luoghi del pianeta. Ma sappiamo anche che queste conferenze focalizzano le loro discussioni su una teoria astratta di tipo universitario e una solidarietà rituale tra tutti quelli che si dicono essere alla "sinistra" del capitalismo. Al di là di ciò, riconosciamo, nella fase di decadenza del capitalismo, profondamente la visione della necessità di una vera rivoluzione proletaria contro la barbarie e la guerra.

Sebbene gli operai coreani abbiano delle difficoltà sul loro posto di lavoro e le forze politiche rivoluzionarie in Corea siano molto confuse sulla prospettiva di una società comunista, dobbiamo realizzare la solidarietà del proletariato mondiale al di là di una fabbrica, di un paese e di una nazione e riflettere profondamente sulle pesanti sconfitte che hanno trascurato i principi dell'internazionalismo nel movimento rivoluzionario passato".

Anche il più breve esame della storia dell'Estremo Oriente è sufficiente a rivelare l'immensa importanza di questa iniziativa. L'abbiamo messo in evidenza nel nostro "Saluto alla Conferenza": "Nel 1927, il massacro degli operai di Shangai è stato l'episodio finale di una lotta rivoluzionaria che, a partire dalla Rivoluzione d'ottobre in Russia del 1917, ha scosso il mondo per circa dieci anni. Negli anni successivi la classe operaia mondiale e l'insieme dell'umanità hanno subito i peggiori orrori della più terribile delle controrivoluzioni che la storia abbia mai conosciuto. In Oriente, la popolazione ha dovuto sopportare le premesse della Seconda Guerra mondiale con l'invasione della Manciuria da parte del Giappone; poi la stessa Guerra mondiale culminata con la distruzione di Hiroshima e Nagasaki; la guerra civile in Cina e la guerra della Corea; la terribile carestia in Cina durante il preteso "Grande balzo in avanti" sotto Mao Zedong, la guerra del Vietnam...

Tutti questi terribili avvenimenti che hanno scosso il mondo, hanno sottomesso un proletariato che, in Oriente, era ancora giovane ed inesperto e poco in contatto con lo sviluppo della teoria comunista in Occidente. Per quanto sappiamo, nessuna espressione della Sinistra comunista è potuta sopravvivere, né tanto meno è apparsa tra gli operai d'Oriente.

Perciò, il fatto che oggi, in Oriente, una conferenza dei comunisti internazionalisti sia stata voluta da un'organizzazione che si identifica esplicitamente alla Sinistra comunista è un avvenimento d'importanza storica per la classe operaia. Contiene la promessa - forse per la prima volta nella storia - dell'elaborazione di una vera unità tra gli operai d'Oriente e quelli d'occidente. Non è neanche un avvenimento isolato: esso fa parte di un lento risveglio della coscienza del proletariato mondiale e delle sue minoranze politiche". La delegazione della CCI ha dunque assistito alla Conferenza con l'obiettivo, non solo di contribuire per il meglio delle sue capacità all'emergere di una voce internazionalista della Sinistra comunista in Estremo Oriente, ma anche di apprendere: quali sono le domande più importanti degli operai e dei rivoluzionari in Corea? Quali forme prendono in questo paese le questioni che toccano l'insieme degli operai? Quali lezioni l'esperienza degli operai coreani può offrire altrove agli operai, specialmente in Estremo Oriente ma anche, in modo più generale, nell'insieme del mondo? Ed infine, il proletariato coreano quali lezioni può trarre dall'esperienza dei suoi fratelli di classe del resto del mondo?

La Conferenza si proponeva fin dall'inizio di discutere dei seguenti argomenti: la decadenza del capitalismo, la situazione della lotta di classe e la strategia che devono adottare i rivoluzionari nella situazione attuale. Tuttavia, nei giorni che hanno preceduto la Conferenza, l'importanza politica a lungo termine degli obiettivi che si era fissata è stata eclissata dall'esacerbazione drammatica delle tensioni imperialiste nella regione causata dall'esplosione della prima bomba nucleare della Corea del Nord e dalle manovre che hanno seguito, in particolare da parte delle differenti potenze presenti nella regione (Stati Uniti, Cina, Giappone, Russia, Corea del Sud). In una riunione che ha preceduto la Conferenza, la delegazione della CCI ed il gruppo della SPA di Seul sono stati d'accordo nel ritenere che, per gli internazionalisti, era importantissimo prendere pubblicamente posizione su questa situazione e hanno deciso di presentare congiuntamente alla Conferenza una Dichiarazione internazionalista contro la minaccia di guerra. Come vedremo, la discussione che questa Dichiarazione ha provocato ha costituito una parte importante dei dibattiti della Conferenza.

In questo Rapporto, ci proponiamo di esaminare alcuni dei temi principali che sono stati dibattuti alla Conferenza, nella speranza non solo di dare la sua più larga espressione alla stessa discussione, ma anche di contribuire alla riflessione dei compagni coreani offrendo una prospettiva internazionale alle domande alle quali oggi essi sono confrontati.

Il contesto storico

Prima di parlare della Conferenza, è necessario porre brevemente la situazione coreana nel suo contesto storico. Durante i secoli che hanno preceduto l'espansione del capitalismo in Estremo Oriente, la Corea ha beneficiato e sofferto contemporaneamente della sua posizione geografica in quanto piccolo paese posto tra due grandi potenze storiche: la Cina ed il Giappone. Da un lato, essa è servita da ponte e da catalizzatore culturale per i due paesi: non c'è dubbio per esempio che l'arte della ceramica in Cina e specialmente in Giappone deve molto agli artigiani vasai della Corea che hanno sviluppato le tecniche, oggi scomparse, della verniciatura delle porcellane verde pallido 1. Dall'altro, il paese è stato vittima di invasioni frequenti e brutali da parte dei suoi due potenti vicini, e per gran parte della sua storia recente, l'ideologia dominante è stata sotto il controllo di una casta di eruditi confuciani che lavoravano in lingua cinese e che hanno resistito all'influenza delle idee nuove che hanno corredato l'arrivo delle potenze europee nella regione. Durante il diciannovesimo secolo, la rivalità accanita e crescente tra la Cina, il Giappone e la Russia - questa potenza coloniale estendeva la sua influenza fino alle frontiere della Cina e sull'Oceano Pacifico - ha portato ad una competizione intensa per sviluppare la loro influenza nella stessa Corea. Tuttavia, l'influenza che ricercavano queste potenze era essenzialmente di ordine strategico: dal punto di vista di un rientro sull'investimento, le possibilità che offrivano la Cina ed il Giappone erano molto più importanti di quelle di cui disponeva la Corea, soprattutto considerando l'instabilità politica causata dalle lotte intestine tra le differenti fazioni delle classi dirigenti coreane, divise sui benefici dell' "ammodernamento", e dai tentativi di ciascuna di utilizzare l'influenza dei vicini imperialisti della Corea per rafforzare il proprio potere. All'inizio del ventesimo secolo, la Russia ha intensificato i suoi tentativi per porre una base navale in Corea, ciò che fu, e non poteva essere altrimenti, percepito dal Giappone come una minaccia mortale alla sua indipendenza: questa rivalità doveva condurre nel 1905 allo scoppio della guerra russo-giapponese durante la quale il Giappone annientò la flotta russa. Nel 1910, il Giappone invase la Corea stabilendo un regime coloniale che è durato fino alla sconfitta del Giappone nel 1945.

Lo sviluppo industriale, prima dell'invasione dei giapponesi, era dunque estremamente modesto e l'industrializzazione che seguì fu largamente dipendente dai bisogni dell'economia di guerra del Giappone: verso il 1945, c'erano circa due milioni di operai dell'industria in Corea, largamente concentrata nel Nord. Il Sud del paese restava essenzialmente rurale e soffriva di una grande povertà. E, come se la popolazione operaia della Corea non avesse sofferto sufficientemente del dominio coloniale, dell'industrializzazione forzata e della guerra 2, essa si trovò sulla zona frontiera del nuovo conflitto imperialista che ha dominato il mondo fino al 1989: la divisione del pianeta tra i due grandi blocchi imperialisti: Stati Uniti e URSS. L' URSS aveva deciso di sostenere l'insurrezione scatenata dal "Partito operaio coreano", stalinista, per sondare le nuove frontiere del dominio imperialista americano, proprio come aveva fatto in Grecia dopo il 1945. Il risultato fu lo stesso, sebbene molto più importante e ad una scala più distruttrice: una guerra civile crudele tra il Nord ed il Sud della Corea in cui le autorità coreane di ogni campo - anche se si battevano per difendere i propri interessi di borghesia - non erano niente altro che pedine tra le mani di potenze ben più grandi che si affrontavano per il dominio del mondo. La guerra è durata tre anni (1950-53). In questo periodo, tutta la penisola è stata devastata da un estremo all'altro dalle avanzate e dagli indietreggiamenti dei due eserciti rivali. La guerra si è conclusa con la divisione definitiva in due paesi separati: la Corea del Nord e la Corea del Sud. Gli Stati Uniti fino ad oggi, mantengono una presenza militare in Corea del Sud, con più di 30.000 uomini stazionati nel paese.

Anche prima della fine della guerra, gli Stati Uniti erano già giunti alla conclusione che la sola occupazione militare non avrebbe stabilizzato la regione 3 e decisero di mettere in opera l'equivalente di un piano Marshall per il Sud-est asiatico e l'estremo Oriente. "Sapendo che la miseria economica e sociale è il principale fattore su cui si appoggiano le frazioni nazionaliste filo sovietiche per arrivare al potere in certi paesi dell'Asia, gli Stati Uniti incominciano a trasformare le zone che si trovano nelle vicinanze immediate della Cina (Taiwan, Hongkong, Corea del Sud e Giappone) in avamposti della "prosperità occidentale". La priorità per gli Stati Uniti sarà di stabilire un cordone sanitario rispetto all'avanzamento del blocco sovietico in Asia" 4. Questa politica ebbe delle implicazioni importanti per la Corea del Sud: "Privo di materie prime e con l'essenziale dell'apparato industriale ubicato al Nord, questo paese all'indomani della guerra si ritrovò esangue: la caduta della produzione raggiunse il 44% e quella dell'impiego il 59%, i capitali, i mezzi di produzione intermediari, le competenze tecniche e le capacità di gestione erano quasi inesistenti. (...) Dal 1945 al 1978, la Corea del Sud ha ricevuto circa 13 miliardi di dollari, 600 per abitante, e Taiwan 5,6 miliardi, 425 per abitante. Tra il 1953 ed il 1960, l'aiuto straniero contribuisce per circa il 90% alla formazione del capitale fisso della Corea del Sud. L'aiuto fornito dagli Stati Uniti raggiungeva il 14% del PNL nel 1957. (...) Ma gli Stati Uniti non si sono limitati a fornire aiuto e sostegno militari, aiuto finanziario ed assistenza tecnica; hanno in effetti preso in carico nei differenti paesi tutta la direzione dello Stato e dell'economia. Nell'assenza di vere borghesie nazionali, il solo corpo sociale che poteva stare alla testa dell'impresa di ammodernamento voluto dagli Stati Uniti era rappresentato dagli eserciti. Un capitalismo di Stato particolarmente efficace sarà instaurato in ciascuno di questi paesi. La crescita economica sarà stimolata da un sistema che unirà strettamente il settore pubblico e privato, attraverso una centralizzazione quasi militare ma sotto il controllo del mercato. Contrariamente alla variante est europea di capitalismo di Stato che genererà delle caricature di derive burocratiche, questi paesi hanno unito la centralizzazione ed il potere statale con la sanzione della legge del valore. Sono stati messi in opera numerose politiche interventiste: la formazione di conglomerati industriali, il voto di leggi di protezione del mercato interno, il controllo commerciale alle frontiere, l'adozione di una pianificazione ora imperativa, ora incitante, una gestione statale dell'attribuzione dei crediti, un orientamento dei capitali e risorse dei differenti paesi verso i settori portanti, la concessione di licenze esclusive, di monopoli di gestione, ecc. E' così che in Corea del Sud, grazie alla relazione tessuta coi "chaebols" (equivalenti dei "zaibatsus" giapponesi) grandi conglomerati industriali spesso fondati per iniziativa o con l'aiuto dello Stato, i poteri pubblici di questo paese hanno orientato lo sviluppo economico"5.

La classe operaia della Corea del Sud si doveva dunque scontrare con una politica di sfruttamento feroce e con un'industrializzazione forsennata, eseguita da una successione di regimi militari instabili, semi-democratici e semi-autoritari che mantenevano il loro potere attraverso la repressione brutale degli scioperi e delle rivolte operaie, in particolare il sollevamento massiccio di Kwangju, all'inizio degli anni 19806. In seguito agli avvenimenti di Kwangju, la classe dirigente coreana ha provato a stabilizzare la situazione sotto la presidenza del generale Chun Doo-hwan, precedentemente alla testa della CIA coreana, dando una vernice democratica a quello che essenzialmente rimaneva un regime militare autoritario. Questo tentativo fallì penosamente: l'anno 1986 ha visto l'assembramento di un'opposizione di massa a Seul, Inch'on, Kwangju, Taegu e Pusan, mentre nel 1987 "Più di 3300 conflitti mobilitarono i lavoratori dell'industria che richiedevano salari più alti, migliori trattamenti e migliori condizioni di lavoro, costringendo il governo a fare delle concessioni cedendo su alcune loro rivendicazioni" 7. L'incapacità del regime militare corrotto del generale Chun di imporre la pace sociale con la forza condusse ad un cambiamento di direzione; il regime Chun adottò il "programma di democratizzazione" proposto dal generale Roh Tae-woo, leader del Partito Democratico della Giustizia, partito governativo che vinse le elezioni presidenziali a dicembre 1987. Le elezioni presidenziali del 1992 portarono al potere un leader di lunga data dell'opposizione democratica, Kim Young-Sam, e fu portata a termine la transizione della Corea verso la democrazia. O, come hanno detto i compagni della SPA, la borghesia coreana è riuscita finalmente ad edificare una facciata democratica sufficiente per nascondere il perseguire del dominio dell'alleanza tra gli apparati militari, i "chaebols", e l'apparato di sicurezza.

Conseguenze del contesto storico

Per quello che riguarda l'esperienza recente delle sue minoranze politiche, il contesto storico della Corea presenta delle analogie con quello di altri paesi della periferia, in Asia come in America latina8. Esso ha avuto delle conseguenze importanti per l'emergere di un movimento internazionalista nella stessa Corea.

A livello di ciò che potremmo chiamare "la memoria collettiva" della classe, è chiaro che esiste una differenza importante tra le esperienze politiche ed organizzative accumulate dalla classe operaia in Europa - che cominciava già nel 1848 ad affermarsi come forza indipendente nella società (la frazione "forza fisica" del movimento cartista in Gran Bretagna) - e quelle della classe in Corea. Se ci ricordiamo che le ondate di lotta di classe in Europa negli anni 1980 hanno visto il lento sviluppo di una diffidenza generale nei riguardi dei sindacati e la tendenza degli operai ad auto-gestire le loro lotte, è particolarmente sorprendente constatare che, durante lo stesso periodo, i movimenti in Corea erano segnati da una tendenza a fondere le lotte operaie per le rivendicazioni specifiche alla loro classe con rivendicazioni del "movimento democratico", e per una riorganizzazione dell'apparato statale. Perciò, l'opposizione fondamentale tra gli interessi della classe operaia e quelli delle frazioni democratiche non era immediatamente evidente per quei militanti che cominciavano un’ attività politica in quel periodo.

Non dobbiamo neanche sottovalutare le difficoltà create dalle barriere di lingua. La "memoria collettiva" della classe operaia è più forte quando prende una forma scritta e teorica. Mentre le minoranze politiche che sono sorte in Europa negli anni 1970 hanno avuto accesso, in testo originale o nella loro traduzione, agli scritti della sinistra della Seconda Internazionale (Lenin, Luxemburg), poi della sinistra della Terza Internazionale e della Sinistra comunista che ne è emersa (Bordiga, Pannekoek, Gorter, il gruppo della Sinistra italiana intorno a Bilan e la Sinistra comunista di Francia), in Corea, il lavoro di Pannekoek (I Consigli operai) e quello di Luxemburg (L'accumulazione del Capitale) cominciano appena ad essere pubblicati grazie agli sforzi congiunti del Seul Group for Workers'Councils (SGWC) e del SPA al quale il SGWC è associato strettamente9.

Più specifico alla situazione coreana, è stato l'effetto della spartizione del paese tra il Nord ed il Sud imposto dal conflitto imperialista tra i blocchi americano e russo, la presenza militare americana in Corea del Sud ed il sostegno che hanno portato gli Stati Uniti ai regimi militari successivi spariti nel 1988. La combinazione dell'inesperienza generale della classe operaia in Corea e dell'assenza al suo interno di una voce chiaramente internazionalista, alla quale bisogna aggiungere la confusione tra il movimento operaio e le opposizioni democratiche borghesi che abbiamo citato sopra, hanno condotto ad una contaminazione che ha pervaso la società globalmente di un nazionalismo coreano insidioso, spesso travestito in "anti-imperialismo" in cui sono solo gli Stati Uniti ed i loro alleati a sembrare forza imperialista. L'opposizione al regime militare, o addirittura al capitalismo, tende ad essere identificata con l'opposizione agli Stati Uniti.

Infine, una caratteristica importante dei dibattiti in seno al campo politico coreano è la questione dei sindacati. Per la generazione attuale di militanti l'esperienza dei sindacati risale in particolare, alle lotte degli anni 1980 e all'inizio degli anni 1990, nel corso delle quali i sindacati erano in gran parte clandestina, non ancora "burocratizzati" e certamente animati e diretti da militanti profondamente devoti, includendo compagni che, oggi, fanno parte della SPA e del SGWC. A causa delle condizioni di clandestinità e di repressione, i militanti implicati in questa epoca non vedevano chiaramente che il "programma" dei sindacati non solo non era rivoluzionario, ma non poteva difendere neanche gli interessi degli operai. Durante gli anni 1980, i sindacati erano legati strettamente all'opposizione democratica al regime militare la cui ambizione non era di rovesciare il capitalismo, ma proprio l'opposto: rovesciare il regime militare ed appropriarsi dell'apparato di capitalismo di Stato. In compenso, la "democratizzazione" della società coreana, dagli anni 1990, ha messo in evidenza l'integrazione dei sindacati nell'apparato di Stato, e ciò ha provocato uno smarrimento profondo tra i militanti sul modo di reagire a questa nuova situazione: come ha dichiarato un compagno, "i sindacati si sono trasformati al punto di diventare i migliori difensori dello Stato democratico". Ne risulta un'impressione generale di "delusione" rispetto ai sindacati e la ricerca di un altro metodo per l'attività militante in seno alla classe operaia. E' stato a più riprese che abbiamo potuto ascoltare, negli interventi durante la Conferenza e nelle discussioni informali, a che punto sia urgente per i compagni coreani avere accesso alla riflessione sulla natura dei sindacati nella decadenza del capitalismo, che ha costituito una parte tanto importante della riflessione nel movimento operaio europeo dalla rivoluzione russa e, in particolare, dall'insuccesso della rivoluzione in Germania.

Il nuovo millennio è dunque testimone dello sviluppo di uno sforzo reale da parte di numerosi militanti coreani per rimettere in questione le basi della loro attività passata che è stata, come abbiamo visto, fortemente influenzata dall'ideologia stalinista e da quella della democrazia borghese. Allo scopo di preservare una certa unità e fornire uno spazio di discussione per quelli che sono impegnati in questo processo, un certo numero di gruppi ed elementi hanno preso l'iniziativa di creare una "Rete di rivoluzionari marxisti", più o meno formale 10. E' inevitabile che la rottura con il passato sia estremamente difficile e che sia presente una grande eterogeneità tra i differenti gruppi della Rete. Le condizioni storiche che abbiamo descritto brevemente sopra implicano che la differenziazione tra i principi dell'internazionalismo proletario e la prospettiva borghese, essenzialmente nazionalista, che caratterizza lo stalinismo ed il trotskismo, è solo cominciata in questi ultimi anni, sulla base dell'esperienza pratica degli anni 1990 e, per larga parte, grazie agli sforzi della SPA per introdurre le idee e le posizioni della sinistra comunista in seno alla Rete.

In questo contesto, ci sono, a nostro avviso, due aspetti assolutamente fondamentali nell'introduzione che ha fatto la SPA della Conferenza:

- Innanzitutto, la dichiarazione esplicita secondo la quale è necessario per i rivoluzionari in Corea porre l'esperienza degli operai coreani nel contesto storico e teorico più largo della classe operaia internazionale: "Lo scopo della Conferenza internazionale è di aprire largamente l'orizzonte del riconoscimento della teoria e la pratica delle prospettive della rivoluzione mondiale. Speriamo che nel corso di questa importante Conferenza, i rivoluzionari marxisti cammineranno mano nella mano, nel senso della solidarietà, dell'unità e del compimento del compito storico di cristallizzazione della rivoluzione mondiale con il proletariato mondiale".

- Secondo, ciò non può essere realizzato che sulla base dei principi della Sinistra comunista: "La Conferenza internazionale dei marxisti rivoluzionari in Corea costituisce la riunione preziosa, il campo di discussione tra i comunisti di sinistra del mondo ed i rivoluzionari marxisti della Corea, e la prima manifestazione per esporre le posizioni politiche [cioè dei comunisti di sinistra] in seno al campo rivoluzionario".

I dibattiti e la Conferenza

Non c'è spazio in quest'articolo per fare un resoconto esauriente delle discussioni della Conferenza. Cercheremo piuttosto di sottolineare quelli che ci sono sembrati i punti più importanti che sono emersi, nella speranza di contribuire al proseguimento dei dibattiti cominciati durante la Conferenza, tra gli stessi compagni coreani e, in generale, in seno al movimento internazionalista del mondo intero.

Sulla decadenza del capitalismo

Era il primo argomento sottoposto alla discussione. Prima di esaminare il dibattito, abbiamo il dovere di affermare che sosteniamo totalmente la preoccupazione che sottende il passo della SPA: cominciare la Conferenza dando una base teorica solida alle altre questioni in dibattito, la situazione della lotta di classe e la strategia dei rivoluzionari. Inoltre, salutiamo gli sforzi eroici dei compagni della SPA per presentare una breve sintesi dei differenti punti di vista presenti su questa questione in seno alla Sinistra comunista. Considerando la complessità della questione - che è stata oggetto di dibattito in seno al movimento operaio dall'inizio del ventesimo secolo e sulla quale si sono impegnati i suoi più grandi teorici - questa iniziativa è estremamente ardita.

Col senno di poi, si può tuttavia ritenere che eravamo stati troppo audaci! Mentre era particolarmente sorprendente vedere come il concetto della decadenza del capitalismo riceveva "istintivamente" un'accoglienza favorevole (se ci si può esprimere così), è apparso altrettanto chiaramente, dalle domande poste sia nella discussione formale che all'infuori di questa visto che alla maggior parte dei partecipanti mancavano le basi teoriche per affrontare in profondità la questione 11. Questa non vuole assolutamente essere una critica: numerosi testi di base non sono disponibili in Corea, il che è da solo un'espressione, come abbiamo detto sopra, dell'inesperienza obiettiva del movimento operaio coreano. Speriamo in ogni caso che le domande sollevate, ed anche i testi introduttivi presentati in particolare dalla SPA e dalla CCI, permetteranno ai compagni di cominciare a inserirsi nel dibattito ed anche, cosa altrettanto importante, di comprendere perché questa questione teorica non si pone all'infuori della realtà e delle preoccupazioni concrete della lotta, ma che è il fattore determinante fondamentale della situazione nella quale viviamo oggi12.

Vale la pena riprendere una questione di un giovane studente che ha espresso, in poche parole, la contraddizione flagrante tra l'apparenza e le realtà nel capitalismo di oggi: "Numerose persone sentono la decadenza, noi - studenti senza diploma - siamo sottomessi all'ideologia borghese, abbiamo la sensazione che esiste una società opulenta, come possiamo esprimere la decadenza con parole più concrete?" È vero che un aspetto dell'ideologia borghese (almeno nei paesi industrializzati) è la pretesa che viviamo in un mondo di "consumismo abbondante" - ed è vero che nelle vie di Seul, i negozi strapieni di prodotti elettronici sembrano dare una parvenza di realtà a questa ideologia. Tuttavia, è di un'evidenza sorprendente che la gioventù coreana incontra oggi gli stessi problemi dei giovani proletari dappertutto nel mondo: disoccupazione, contratti di lavoro precario, difficoltà generale a trovare del lavoro, prezzo elevato dell'alloggio. Fa parte dei compiti dei comunisti mostrare chiaramente alla classe operaia di oggi il legame tra la disoccupazione di massa di cui è vittima e la guerra permanente e generalizzata che è l'altro aspetto fondamentale della decadenza del capitalismo, come abbiamo provato a mettere in evidenza nella nostra breve risposta a questa domanda.

Sulla lotta di classe

Certamente una delle questioni tra le più importanti in discussione, non solo alla Conferenza ma nel movimento in Corea in generale, è quella della lotta di classe e dei suoi metodi. Come abbiamo capito, attraverso gli interventi durante la Conferenza ed anche nelle discussioni informali, la questione sindacale pone un reale problema ai militanti che hanno preso parte alle lotte della fine degli anni 1980. In un certo modo, la situazione in Corea è analoga a quella della Polonia, in seguito alla creazione della sindacato Solidarnosc ed essa costituisce, fino ad oggi, un'altra dimostrazione della profonda verità dei principi della Sinistra comunista: nella decadenza del capitalismo, non è più possibile creare organizzazioni di massa permanenti della classe operaia. Anche i sindacati formati nel fuoco della lotta, come in Corea, non possono che diventare strumenti dello Stato, dei mezzi non per rafforzare la lotta operaia ma il controllo dello Stato su questa. Perché è così? La ragione fondamentale è che è impossibile per la classe operaia ottenere dal capitalismo, nel suo periodo di decadenza, riforme durature. I sindacati perdono la funzione che avevano all'origine e restano addetti alla preservazione del capitalismo. Hanno acquistato un punto di vista nazionale, ristretto inoltre spesso ad un solo settore di mestiere o di industria, e non un punto di vista internazionale comune a tutti i lavoratori: sono sottomessi inevitabilmente alla logica del capitalismo e delle sue richieste come "è questo che il paese può permettersi"?, o "che cosa è meglio per l'economia nazionale"? È in effetti un rimprovero che abbiamo sentito inviare ai sindacati in Corea - questi ultimi erano arrivati anche a spingere gli operai a limitare le loro rivendicazioni a quello che i padroni erano pronti a pagare, piuttosto che basarsi sui propri bisogni13.

Di fronte a questo inevitabile tradimento dei sindacati ed alla loro integrazione all'apparato dello Stato democratico, i compagni coreani hanno cercato una risposta nelle idee della Sinistra comunista. Perciò, la nozione di "consigli operai" ha sollevato tra loro un grande interesse. Il problema è che si tende a vedere i consigli operai non come l'organo del potere operaio in una situazione rivoluzionaria, ma come un nuovo tipo di sindacato, capace di esistere continuamente in seno al capitalismo. In effetti, quest'idea è stata teorizzata anche su un piano storico in una presentazione su "La strategia del movimento dei consigli nel periodo attuale in Corea del Sud, e come metterla in pratica", da parte del Militants Group for Revolutionary Workers' Party. Dobbiamo dire che questa presentazione ribalta completamente la storia quando proclama che i consigli operai creati nel 1919, durante la rivoluzione tedesca, si sono sviluppati a partire dai sindacati! 14. Secondo noi, non si tratta qui di una semplice inesattezza storica che potrebbe essere corretta da un dibattito universitario. Più profondamente il problema deriva dal fatto che è estremamente difficile accettare che all'infuori di un periodo rivoluzionario, è semplicemente impossibile agli operai essere in lotta in modo permanente. I militanti che sono presi in questa logica, indipendentemente dalla sincerità del loro desiderio di lavorare per la classe operaia, ed anche indipendentemente dalle stesse posizioni politiche proletarie che possono difendere in modo autentico, corrono il rischio di cadere nella trappola dell'immediatismo, di correre continuamente appresso ad un'attività "pratica" che non ha niente a che vedere con ciò che è concretamente possibile nella situazione storica esistente.

Secondo la visione proletaria del mondo, porre la domanda in questo modo rende la risposta impossibile. Come ha detto un delegato della CCI: "Se gli operai non sono in lotta, è allora impossibile metter loro una pistola sulla tempia e di dire 'Voi dovete combattere!'". Non è neanche possibile per i rivoluzionari lottare "in nome della classe operaia". I rivoluzionari non possono provocare la lotta di classe: non è un principio, è un semplice fatto storico. Ciò che possono fare, è contribuire allo sviluppo della presa di coscienza della classe operaia della sua identità di classe, del suo posto nella società in quanto classe che ha i propri interessi e soprattutto obiettivi rivoluzionari che vanno al di là della lotta immediata, al di là della situazione immediata degli operai nelle fabbriche, negli uffici o nelle file di attesa per il sussidio disoccupazione. È una delle chiavi per comprendere dei sollevamenti in apparenza "spontanei", come quello del 1905 in Russia: malgrado il fatto che i rivoluzionari di quell'epoca non abbiano giocato un grande ruolo nell'esplosione improvvisa della lotta, il campo era stato preparato da anni dall'intervento sistematico della Socialdemocrazia (i rivoluzionari dell'epoca) che ha giocato un ruolo decisivo sviluppando la coscienza dell'identità di classe degli operai15. In poche parole, all'infuori dei periodi di lotte operaie aperte, uno dei compiti essenziali dei rivoluzionari è fare la propaganda per lo sviluppo delle idee che rafforzeranno la lotta a venire.

C'è un'altra questione, sollevata nella presentazione fatta da Loren Goldner e dal delegato di Perspective Internationaliste che non deve restare senza risposta: l'idea che la "ricomposizione" della classe operaia - in altri termini, da un lato, la tendenza verso la scomparsa delle gigantesche fabbriche caratteristiche della fine del 19° e del 20° secolo in unità di produzione geograficamente disperse e, dall' altro, lo sviluppo crescente delle condizioni di lavoro precario per gli operai, specialmente per i giovani lavoratori (contratti a breve termine, disoccupazione, lavoro a tempo parziale, ecc.) - ha condotto alla scoperta di "nuovi metodi di lotta" che vanno "al di là del posto di lavoro". Gli esempi più notevoli di questi "nuovi metodi di lotta" sono i "picchetti volanti", che si pretende siano stati inventati nel 2001 dal movimento dei piqueteros in Argentina e dagli insorti delle periferie francesi nel 2005. Non ci proponiamo in questo articolo di rispondere all'entusiasmo dei compagni per le sommosse francesi e per il movimento dei piqueteros che, a nostro avviso, è profondamente erroneo16. Tuttavia, pensiamo veramente che sia necessario controbattere un errore politico più generale che è espresso in queste posizioni e secondo cui la coscienza rivoluzionaria degli operai dipende dalla loro esperienza immediata, giorno per giorno, sul loro posto di lavoro.

In realtà, non solo le condizioni di lavoro precario ed i "picchetti volanti" non sono una novità storica17, ma le pretese "nuove forme di lotte" che sono offerte in generale alla nostra ammirazione non sono niente altro che l'espressione dell'impotenza degli operai in una situazione data: le sommosse dei ragazzini delle periferie francesi nel 2005 ne sono un esempio classico. La realtà è che, nel periodo di decadenza del capitalismo, ogni volta che la lotta operaia acquista una certa indipendenza, tende ad organizzarsi non nei sindacati ma nelle assemblee di massa con elezione di delegati; in altri termini, in una forma organizzata che, al tempo stesso, viene dai soviet e li prefigura. Il più sorprendente esempio storico recente è probabilmente quello delle lotte in Polonia nel 1980; un'altra esperienza, sempre negli anni 1980, è stata quella dei COBAS (comitati di base), formati durante le lotte massicce degli insegnanti in Italia nel 1987, non un settore industriale "tradizionale". Più vicino a noi nel tempo, possiamo segnalare gli scioperi a Vigo (Spagna) nel 2006 18. Qui, gli operai delle costruzioni meccaniche che hanno cominciato lo sciopero, lavoravano coi contratti precari nei piccoli laboratori industriali. Poiché non c'era una sola grande fabbrica sulla quale la lotta poteva accentrarsi, hanno tenuto delle assemblee massicce, non sui posti di lavoro, ma nelle piazze cittadine. Queste assemblee massicce si riferivano ad una forma di organizzazione che era stata utilizzata già nel 1972, in questa stessa città.

Dunque la domanda è questa: perché, alla fine del diciannovesimo secolo, lo sviluppo di una forza di lavoro massiccio e precario ha condotto alla formazione dei primi sindacati di massa di operai non specializzati, mentre nel ventunesimo secolo ciò non accade più?

Perché gli operai della Russia, nel 1905, hanno inventato i consigli operai - i soviet - che Lenin ha chiamato "La forma infine trovata della dittatura del proletariato?" Perché sono diventate le assemblee massicce la forma di organizzazione operaia tipica per la lotta, ogni volta che gli operai riescono a sviluppare la loro autonomia e la loro forza?

A nostro parere, come avevamo detto all'epoca della Conferenza, la risposta si trova non nei paragoni sociologici, ma in una comprensione politica molto più profonda del cambiamento del periodo storico che ha avuto luogo all'inizio del ventesimo secolo, cambiamento che è stato descritto dalla Terza Internazionale come l'apertura di una "epoca di guerre e di rivoluzioni".

Inoltre, la visione sociologica della classe operaia difesa da Pi e da Loren Goldner è sorprendente nel fatto che rivela una sottovalutazione totale delle capacità teoriche e politiche del proletariato: è quasi come se gli operai non fossero capaci di pensare al di là di ciò che può arrivare loro sul posto di lavoro, come se il loro cervello si spegnesse non appena lasciano il loro lavoro, come se non si sentissero coinvolti dall'avvenire dei loro figli (problemi di scuola, educazione, decomposizione della società) dalla solidarietà con quelli che sono vecchi o malati, con le generazioni future (problemi rispetto al declino dei servizi sanitari, dei regimi di pensioni), come se fossero incapaci di avere uno sguardo critico sui problemi dell'ambiente naturale o sulla barbarie senza fini della guerra e di fare il legame tra ciò che sentono su quello che accade nel mondo e la loro esperienza diretta rispetto allo sfruttamento capitalista sul posto di lavoro.

Questa comprensione politica e storica ampia del mondo non è necessaria solo per la lotta immediata. Se il proletariato mondiale riesce a rovesciare il capitalismo, dovrà costruire al suo posto una società interamente nuova, una società che non è mai esistita nella storia dell'umanità. Per compiere un tale compito, deve potere sviluppare la comprensione più profonda della storia dell'umanità, deve potere rivendicarsi come l'erede delle più grandi realizzazioni dell'umanità in materia di arte, di scienza e di filosofia. È proprio per questo motivo che esistono le organizzazioni politiche della classe operaia: sono un mezzo attraverso cui gli operai accedono ad un pensiero più generale sulla loro condizione e sulle prospettive che sono loro aperte20.

La Dichiarazione contro la minaccia di guerra

Abbiamo già pubblicato sul nostro sito Web e nella nostra stampa il testo della Dichiarazione, e non ripeteremo qui il suo contenuto20. Il dibattito intorno a questa Dichiarazione si è incentrato sulla proposta, avanzata da un membro dell'Ulsan Labour Education Committee, di attribuire la responsabilità maggiore delle tensioni crescenti nella regione alla presenza americana e, di conseguenza, presentare la Corea del Nord come una "vittima" della politica americana di "isolamento". Pensiamo che questa proposta, così come il sostegno che essa ha ricevuto da parte di alcuni membri della Conferenza più influenzati dal trotskismo, sono significative della difficoltà che incontrano numerosi compagni coreani per rompere con l'ideologia "anti-imperialista" degli anni 1980, e cioè essenzialmente anti-americana, e di un attaccamento persistente alla difesa della Corea del Nord e dunque al nazionalismo coreano, malgrado il loro rigetto senza dubbio sincero dello stalinismo.

La CCI e parecchi membri della SPA hanno argomentato vigorosamente contro il fatto di volere alterare ciò che costituiva la forza principale della Dichiarazione. Come abbiamo sottolineato nel dibattito su questa Dichiarazione, sia a Seul che ad Ulsan, l'idea che, in un conflitto imperialista, un paese è più da "condannare" rispetto ad un altro è esattamente quella stessa che ha permesso ai traditori della Socialdemocrazia di chiamare gli operai a sostenere "la loro" nazione nel 1914: gli operai tedeschi contro la "barbarie zarista", gli operai francesi contro il "militarismo prussiano", gli operai britannici in sostegno al "piccolo coraggioso Belgio" e così via. Per noi, il periodo di decadenza del capitalismo ha dimostrato tutta la profondità della comprensione di Rosa Luxemburg secondo cui l'imperialismo non è l'errore di questo o quel paese, ma che è una caratteristica fondamentale del capitalismo in sé: in questo periodo, tutti gli Stati sono imperialisti. La sola differenza tra il gigante americano ed il nano nord coreano sta nella dimensione dei loro appetiti imperialisti e nella loro capacità a soddisfarli.

Due altre obiezioni che, a nostro avviso, valgono la pena di essere menzionate, sono apparse durante la discussione. La prima è stata la proposta di un compagno del gruppo Solidarity for Workers' Liberation di includere un punto che denuncia il fatto che il governo della Corea del Sud ha preso pretesto della situazione di tensione per rafforzare le misure di repressione. Questo suggerimento pienamente giustificato è stato formulato durante la discussione a Seul, e la versione finale dibattuta ad Ulsan il giorno successivo (e dopo pubblicata) è stata di conseguenza modificata.

Nella seconda obiezione, un compagno del gruppo Sahoejueo Nodongja21 ha affermato che la situazione presente non era così grave e denunciandola adesso, accrediterebbe l'idea di una guerra spaventosa orchestrata dalla borghesia per perseguire i suoi obiettivi. A nostro parere, quest'obiezione non è irragionevole, ma è tuttavia erronea. Che sia imminente o non, questa minaccia di guerra in Estremo Oriente aleggia proprio su questa regione e non c'è alcun dubbio che le tensioni tra i principali attori sulla scena imperialista (Cina, Taiwan, Giappone, Stati Uniti, Russia) si stanno aggravando. Riteniamo che, in questa situazione, è di grande importanza che gli internazionalisti riescano a denunciare la responsabilità di tutti i campi imperialisti: agendo così, seguiamo le orme di Lenin, di Luxemburg e della Sinistra della Seconda Internazionale che si batterono affinché la risoluzione internazionalista fosse votata al Congresso di Stoccarda nel 1907. È una responsabilità primordiale delle organizzazioni rivoluzionarie prendere posizione, in seno al proletariato, sugli avvenimenti cruciali dei conflitti imperialisti o della lotta di classe22.

Per concludere su questo punto, vogliamo salutare il sostegno internazionalista fraterno portato alla Dichiarazione dalla delegazione di Pi e da altri compagni presenti alla Conferenza in forma individuale.

Bilancio

Alla riunione finale, prima della partenza della nostra delegazione, la CCI e la SPA si sono trovate totalmente d'accordo sulla valutazione generale della Conferenza. I punti più significativi sono stati i successivi:

1. Il fatto che questa Conferenza abbia potuto avere luogo costituisce in sé un avvenimento di importanza storica, poiché per la prima volta, le posizioni della Sinistra comunista sono difese e cominciano ad attecchire in un paese altamente industrializzato dell'Estremo Oriente.

2. La SPA ha considerato che le discussioni che hanno avuto luogo durante la Conferenza sono state di un'importanza particolare poiché hanno messo in evidenza in modo concreto la differenza fondamentale tra la Sinistra comunista ed il Trotskismo. Agendo così, la Conferenza ha rafforzato la determinazione della SPA di sviluppare la sua comprensione dei principi della Sinistra comunista e di renderli più largamente disponibili per il movimento operaio coreano.

3. La Dichiarazione sulle prove nucleari della Corea del Nord è stata l'espressione delle posizioni internazionaliste della Sinistra comunista, in particolare della SPA e della CCI. Il dibattito sulla Dichiarazione ha rivelato il problema delle tendenze nazionaliste che rimangono nel movimento operaio coreano. Nella "Rete", ci sono delle divergenze su questa questione che rimangono non risolte e la SPA è determinata ad operare per, alla fine, superarle.

4. Una delle più importanti questioni per i dibattiti futuri è quella dei sindacati. Sarà necessario per i compagni in Corea analizzare la loro storia, particolarmente dagli anni 1980, alla luce dell'esperienza storica del proletariato mondiale come la si trova concentrata nelle posizioni difese dalla Sinistra comunista.

Prospettive

Allo stesso tempo, pur tenendo conto dell'importanza che riveste questa Conferenza, siamo molto coscienti che questa non rappresenta che un primo passo nello sviluppo della presenza dei principi della Sinistra comunista in Estremo Oriente e di un lavoro comune tra i rivoluzionari dell'est e dell'ovest. Detto ciò, consideriamo che la stessa tenuta della Conferenza, così come i dibattiti che si sono avuti, hanno confermato due punti su cui la CCI ha sempre insistito e che saranno fondamentali per la costruzione del futuro partito comunista mondiale della classe operaia.

Il primo è il fondamento politico su cui una tale organizzazione sarà costruita. Su tutte le questioni fondamentali (la questione sindacale, la questione parlamentare, la questione del nazionalismo e delle lotte di liberazione nazionale) lo sviluppo di un movimento internazionalista nuovo non può avverarsi che a partire dalle basi stabilite dai piccoli gruppi della Sinistra comunista tra gli anni 1920 e 50 (in particolare da Bilan, il KAPD, il GIK, la GCF) da cui la CCI trae la sua filiazione23.

Per il secondo, la conferenza in Corea e l'appello esplicito della SPA a "realizzare la solidarietà del proletariato mondiale" costituiscono già una nuova conferma che il movimento internazionalista non si sviluppa sulle basi di una federazione di partiti nazionali esistenti, ma direttamente ad un livello internazionale 24. Ciò rappresenta un avanzamento storico rispetto alla situazione nella quale si è creata la Terza Internazionale, in piena rivoluzione e sulla base delle frazioni di sinistra che erano uscite dai partiti nazionali della Seconda Internazionale. Ciò è anche il riflesso della natura della classe operaia oggi: una classe che, più che mai nella storia, è unita in un processo di produzione mondiale ed in una società capitalista globale le cui contraddizioni non possono essere superate che dal suo capovolgimento a scala mondiale, per essere sostituita da una comunità umana mondiale.

John Donne / Heinrich Schiller

1. Dovremmo menzionare anche l'invenzione, nel quindicesimo secolo, dell'alfabeto hangeul (han-gûl), forse il primo tentativo di trascrizione di una lingua sulla base di uno studio scientifico della sua fonologia.

2. Questo include la prostituzione imposta alle migliaia di donne coreane nei bordelli dall'esercito giapponese e la distruzione della vecchia economia agraria, nella misura in cui la produzione coreana era sempre più dipendente dalle esigenze del Giappone.

3. "Gli Stati Uniti sono interessati alla creazione di barriere militari tra le regioni non comuniste e le regioni comuniste. Affinché questa barriera sia efficace, le regioni divise devono essere stabili (…). Gli Stati Uniti devono determinare le cause particolari dell'instabilità e devono contribuire, in modo intelligente ed audace, alla loro soppressione. La nostra esperienza in Cina ha mostrato che è inutile temporeggiare con le cause dell'instabilità, che una politica che cerca una stabilità temporanea è condannata all'insuccesso quando il desiderio generale è di un cambiamento permanente". Melvin Conant Jnr, "JCCR: an object lesson", in Far Eastern Survey, 2 Maggio 1951.

4. "I dragoni asiatici si sgonfiano", Révue Internationale n. 89 (1997).

5. "La prima e la più importante fonte di finanziamento è stata l'acquisizione dai "chaebols" dei beni assegnati, a prezzi nettamente sottovalutati. All'indomani della guerra essi rappresentavano il 30% del patrimonio sud-coreano anticamente detenuto dai giapponesi. Inizialmente posti sotto la tutela dell'Ufficio americano dei beni assegnati, sono stati distribuiti dallo stesso Ufficio ed in seguito dal governo". Ibid., Révue Internationale n. 89.

6. Non ci proponiamo, in quest'articolo, di trattare la situazione della classe operaia in Corea del Nord che ha dovuto soffrire tutti gli orrori di un regime stalinista ultra militarista.

7. Andrew Nahm, A history of the Korean people.

8. I casi delle Filippine e del Brasile sono esempi che vengono immediatamente in testa.

9. Alcuni compagni del SGWC hanno preso parte alla Conferenza in modo individuale.

10. Oltre alla SPA, i seguenti gruppi coreani appartenenti alla "Rete" hanno fatto delle presentazioni alla Conferenza: Solidarity for Workers' Liberation, Ulsan Labour Education Committee, Militants group for Revolutionary Workers' Party. Una presentazione sulla lotta di classe è stata anche fatta, a titolo individuale, da Loren Goldner.

11. Ciò è stato particolarmente vero per la discussione sulla decadenza che si è tenuta a Seul: questa parte della Conferenza era aperta al pubblico ed includeva la presenza di un certo numero di giovani studenti che avevano poca o addirittura nessuna esperienza politica.

12. In questo articolo non ci proponiamo di esaminare la posizione del gruppo Perspective Internationaliste sul "dominio formale e reale del capitale". Abbiamo già abbastanza a lungo trattato quest'argomento nella Révue Internationale n. 60, pubblicata nel 1990, un'epoca in cui Pi continuava ancora a chiamarsi la "Frazione Esterna della CCI". È tuttavia interessante menzionare che i primi sforzi di Pi per dimostrare nella pratica la superiorità della sua "nuova" comprensione teorica hanno convinto poco, poiché Pi continuava ad affermare, due anni dopo la caduta del Muro di Berlino, che gli avvenimenti dell'Europa dell'Est rappresentavano un vero rafforzamento della Russia!

13. Questo resoconto resta inevitabilmente molto schematico e suscettibile di essere corretto e precisato. Ci può dispiacere solamente che la presentazione del compagno di ULEC, Ulsan Labour Education Committee, sulla storia del movimento operaio coreano sia stata troppo lunga per essere tradotta in inglese e sia dunque inaccessibile. Speriamo che sia possibile ai compagni preparare e tradurre una versione più breve del loro testo riassumendo i punti principali.

14. In effetti, i sindacati sono stati, durante la rivoluzione tedesca, i peggiori nemici dei soviet. Per un resoconto della rivoluzione tedesca, vedere gli articoli pubblicati nella Révue Internationale nn. da 80 a 82.

15. Vedere la nostra serie sulla rivoluzione del 1905 pubblicata nei nn. 120, 122, 123, 125 della Révue Internationale.

16. Per maggiori dettagli su questi argomenti, vedere, per es., "Sommosse nelle periferie francesi: di fronte alla disperazione, solo la classe operaia è portatrice di avvenire", http://fr.internationalism.org/icconline/2005_ banlieues_emeutes.htm, e "Argentina:la mistificazione dei piqueteros" pubblicati nella Révue Internationale n. 119.

Dobbiamo anche dire che il sostenere l'idea della "scomparsa" dell'industria a mano d'opera massiccia è apparsa come qualche cosa di surrealista nella città di Ulsan dove la fabbrica Hyundai impiega lei sola 20.000 operai!

17. Se prendiamo per esempio l'idea che il "lavoro precario" ha determinato l'invenzione dei "picchetti volanti" come "nuova forma di lotta", possiamo vedere che essa è semplicemente priva di fondamento storico. Il picchetto volante, ovvero una delegazione di operai in lotta che va in altri posti di lavoro per coinvolgere gli altri operai nel movimento, è qualche cosa che esiste da molto: basta considerare l'esempio della Gran Bretagna, dove il picchetto volante è stato ben utilizzato in due lotte importanti degli anni 1970: gli scioperi dei minatori nel 1972 e nel 1974, quando i minatori hanno mandato dei picchetti alle centrali elettriche, o lo sciopero degli operai edili nel 1972 in occasione del quale mandarono dei picchetti per estendere lo sciopero su differenti cantieri. La stessa esistenza di una forza di lavoro "precario" non ha niente di nuovo. È precisamente l'apparizione di una forza lavoro non qualificata e precaria (specialmente nei docks) che ha portato alla formazione della "General Labourers' Union" da parte del sindacalista rivoluzionario Tom Mann, nel 1889 (anche Engels ed Eleonor, la figlia di Marx, sono stati implicati nello sviluppo di questo sindacato).

18. Vedere l'articolo pubblicato in Révue Internationale http://fr.internationalism.org/ri369/espagne.htm

19. I comunisti "non stabiliscono dei principi particolari con cui dovrebbero plasmare il movimento operaio. I comunisti si distinguono dagli altri partiti operai solo su due punti: 1. Nelle differenti lotte nazionali dei proletari, sostengono e fanno valere gli interessi indipendenti dalla nazionalità e comuni a tutto il proletariato. 2. Nelle differenti fasi che caratterizzano la lotta tra proletari e borghesi, rappresentano sempre gli interessi del movimento nella sua totalità. Praticamente, i comunisti sono dunque la frazione più risoluta dei partiti operai di tutti i paesi, la frazione che stimola tutti gli altri; teoricamente, hanno sul resto del proletariato il vantaggio di un'intelligenza chiara delle condizioni, del percorso e dei fini generali del movimento proletario". Il Manifesto comunista.

20. La Dichiarazione può essere trovata sul nostro sito Internet

21. "Operaio socialista". Malgrado il suo nome, questo gruppo non ha niente a che vedere col Socialist Workers' Party della Gran Bretagna. Presentiamo in anticipo le nostre scuse al compagno se abbiamo sbagliato sulla sua linea di pensiero. La barriera della lingua ci ha probabilmente portato ad un errore di interpretazione.

22. Il fatto che, in questa Conferenza, gli internazionalisti non siano rimasti senza voce di fronte alla minaccia di guerra costituisce, a nostro avviso, un vero passo avanti, se lo si paragona alle Conferenze della Sinistra comunista della fine degli anni 1970 dove i partecipanti - e particolarmente Battaglia Comunista e la CWO - hanno rifiutato ogni dichiarazione comune sull'invasione dell'Afghanistan da parte dell'URSS.

23. Secondo Pi, dobbiamo andare "al di là della Sinistra comunista". Nessuno dei gruppi che abbiamo citato avrebbe preteso avere l'ultima parola su queste questioni: la storia va avanti e giungiamo ad una migliore comprensione dell'esperienza storica. Ma è impossibile costruire una casa senza avere posto prima di tutto le fondamenta e, a nostro avviso, le sole fondazioni su cui è possibile costruire sono quelle poste dai nostri predecessori della Sinistra comunista. La logica della posizione di Pi è gettare via la storia da dove proveniamo - e dichiarare che "la storia comincia con noi". Per quanto detestabile questa idea possa sembrare a Pi, essa non è niente altro che una variante della posizione bordighista secondo la quale "il Partito" (o, per il BIPR, il "Bureau ") è l'unica fonte di saggezza e non ha niente da apprendere da alcun altro.

24. Quest'aspetto dello sviluppo della futura organizzazione internazionale è stato materia di polemica tra la CCI ed il BIPR negli anni 1980, con il BIPR che sosteneva che un'organizzazione internazionale non può essere costruita che sulla base di organizzazioni politiche che preesistono nei differenti paesi. La pratica reale del movimento internazionalista di oggi invalida totalmente questa teoria del BIPR.

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