In Russia le illusioni democratiche ostacolano lo sviluppo della coscienza di classe

Quella che segue è una presa di posizione di simpatizzanti della CCI, presenti sul territorio dell’ex-URSS, sulle manifestazioni contro le frodi elettorali che hanno raggruppato decine di migliaia di persone a Mosca, a San Pietroburgo e in quasi 80 città della Russia nello scorso dicembre.

È particolarmente significativo che queste grandi mobilitazioni si producano nel paese epicentro della controrivoluzione mondiale da decenni (dalla metà degli anni 1920), dove lo schiacciamento fisico e ideologico del proletariato da parte dello stalinismo in nome del comunismo è stato assoluto. In più, il crollo e lo smembramento dell’URSS negli anni 90, uno dei fenomeni che hanno segnato l’entrata del capitalismo decadente nella sua fase ultima di decomposizione, hanno spinto al parossismo il disorientamento e la demoralizzazione di questa parte del proletariato mondiale. Questi movimenti sono oggi inevitabilmente fortemente segnati da questa storia e sono soprattutto portatori d’importanti illusioni sulla democrazia. Eppure, sono innanzitutto un’espressione della dinamica internazionale che, partita dai paesi arabi e dilagata in numerosi paesi (come attualmente in Romania) vede la protesta di tutti gli strati e classi vittime del capitalismo sollevarsi contro un presente di miseria ed un avvenire catastrofico a cui li condanna questo sistema in fallimento. Al di là dell’immediato esplosione contro la frode elettorale, è la profonda insoddisfazione della propria condizione di vita e di lavoro che spinge così larghi settori della popolazione e di sfruttati in Russia ad esprimere il loro malcontento ed ad uscire da quella passività che la cricca di Putin amava far passare per approvazione al suo regime di terrore e di sfruttamento senza freno. Per questo motivo l’emergere di questi movimenti costituisce un avvenimento di grande portata.

Il 4 dicembre 2011 ci sono state le elezioni parlamentari in Russia. Le frodi elettorali sono state così spudorate ed insolenti che hanno indignato centinaia di migliaia di cittadini. Decine di migliaia di persone hanno preso parte alle manifestazioni di protesta svoltesi in diverse città del paese “per elezioni oneste”. Ma bisogna notare che la gran maggioranza degli indignati conserva delle illusioni democratiche e lotta per migliorare il sistema capitalista, invece di combatterlo con la lotta di classe.

Ricchi e poveri insieme in strada

Le manifestazioni più grandiose si sono svolte a Mosca, il 10 dicembre a piazza Bolotnaïa ed il 24 in corso Sakharov dove, secondo diverse stime, il numero di partecipanti ha raggiunto parecchie decine di migliaia di persone. Le contestazioni hanno visto forze politiche diverse, le insegne dei liberali accanto alle bandiere rosse, i gonfaloni dei nazionalisti accanto agli striscioni rossi e neri degli anarchici. Ma la maggior parte dei manifestanti non apparteneva a nessuna organizzazione o tendenza politica.

La rivendicazione principale della manifestazione era quella di “elezioni oneste”. Allo stesso tempo, molte persone non impegnate politicamente insistevano a non voler nient’altro che sottomettere le autorità alla legge e fare delle trasformazioni democratiche pacifiche. In generale, la grande massa era sorda agli appelli alla rivoluzione o ad ogni azione radicale.

Bisogna notare anche il forte contrasto nella composizione sociale dei manifestanti. Da una parte si trovavano uomini d’affari, vecchi membri del governo (compreso l’ex-primo ministro Mikhaïl Kassianov), star dello show, celebri giornalisti ed anche una mondana, come Xénia Sobtchak, il cui padre Anatoli Sobtchak passa per essere il “padrino” politico di Putin. Dall’altra, c’era invece molta gente comune: impiegati di ufficio, studenti, operai, pensionati, disoccupati ... Secondo alcuni osservatori la composizione sociale dei manifestanti in provincia (cioè praticamente l’insieme della Russia salvo San  Pietroburgo e Mosca) era più proletaria che nella capitale.

Le ragioni delle contestazioni e la reazione del Cremlino

Non c’è alcun dubbio che la crisi economica mondiale abbia avuto un ruolo catalizzatore delle proteste in Russia. Nonostante l’ottimismo ostentato delle autorità, questa crisi viene avvertita sempre di più dalla gente comune. Gli imbrogli elettorali durante le elezioni parlamentari del 2011 sono servite solo da pretesto allo scoppio di manifestazioni di massa. La rivendicazione di “elezioni oneste” è stata il leitmotiv di quasi tutte le azioni di massa, dall’Estremo Oriente alle due metropoli, Mosca e San Pietroburgo.

Le reti Internet sono diventate la principale arma ideologica dell’opposizione a Putin. Sullo schermo si possono trovare centinaia, se non migliaia di video dove sono registrate, secondo i loro autori, le violazioni alla legge elettorale. Del resto, nessuno ne ha verificato la credibilità perché l’indignazione ha piuttosto trovato nelle falsificazioni elettorali un pretesto formale, mentre, come abbiamo detto, la sua causa principale è stato il malcontento generale di milioni di persone poste di fronte alla loro situazione.

A loro volta, le autorità pretendono che le accuse di falsificazione durante le elezioni sono in gran parte infondate. Inoltre, il Cremlino porta avanti una campagna mediatica che mira a presentare i manifestanti come sotto l’influenza di agenti dell’Occidente al servizio dello Zio Sam e del Dipartimento di Stato. Tuttavia, temendo questo malcontento generalizzato, il regime di Putin è costretto a fare delle concessioni. Per esempio, Medvedev ha appena promesso alcune riforme democratiche alla popolazione, in particolare quella di ristabilire l’elezione diretta dei governatori di regione, abolita qualche anno fa da Putin col pretesto della lotta contro il terrorismo.

Le illusioni democratiche

Non c’è dubbio che il malcontento abbia delle ragioni sociali. La Russia, come parte dell’economia mondiale, è interessata dalla stessa crisi degli altri paesi. La gente comune in Russia, alla stessa stregua dei milioni di lavoratori ovunque nel mondo, cominciano a comprendere che il capitalismo non assicura loro nessun “avvenire radioso”. Ma questo sentimento non si è ancora trasformato in coscienza di classe. E le illusioni democratiche imposte dalla propaganda borghese in larga misura serviranno sicuramente a qualcosa. Purtroppo, molta gente non capisce ancora che le elezioni non sono che il diritto degli oppressi a scegliere un rappresentante della classe dirigente ad intervalli regolari (secondo l’espressione di Marx). E qualunque sia il volto del potere, la sua natura sarà sempre la stessa, capitalista e sfruttatrice. Che importa se si ha questo o quel presidente, questo o quel deputato, i proletari, i salariati manuali ed intellettuali privati dei mezzi di produzione e del potere politico rimarranno sfruttati. I lavoratori otterranno l’emancipazione sociale solo organizzandosi (sull’esempio della Comune di Parigi del 1871 e dei Consigli operai del 1905 e 1917) e rovesciando il sistema capitalista, perché è solamente un cambiamento di sistema che permetterà loro di porre fine allo sfruttamento.

Chi ha preso la testa dell’opposizione a Putin?

I liberali, la “sinistra” (soprattutto gli stalinisti) ed i nazionalisti si sono messi alla testa del movimento. Insieme hanno formato il Centro di coordinamento “Per delle elezioni oneste”. Tra i leader dell’opposizione si vedono personaggi come Boris Nemtsov, vice primo ministro sotto Eltsin che ha “contribuito” non poco al saccheggio sulle spalle dei lavoratori della Russia.

Tutto sommato, i rivali di Putin non ottengono nessuna simpatia da parte dei proletari russi. Le persone si ricordano bene la povertà, la miseria, i ritardi nel pagamento dei salari e delle pensioni, quando alcuni oppositori attuali erano al potere. I leader dell’opposizione non si sono fatti scrupoli ad utilizzare il malcontento delle masse a fini elettorali. Questa volta si tratta della futura presidenza. Nelle manifestazioni di protesta, si chiamano gli elettori a votare “come si deve”. Ma è chiarissimo che anche se “l’opposizione” attuale dovesse succedere a Putin ed al suo regime, i lavoratori non ne trarrebbero alcun beneficio.

I compiti dei rivoluzionari

Sappiamo bene che la rivendicazione di elezioni oneste non ha niente a che vedere con la lotta di classe. Ma bisogna rendersi conto che tra le decine di migliaia dei manifestanti ci sono molti nostri compagni di classe. In una tale situazione, dobbiamo criticare apertamente le illusioni democratiche, anche se questo non contribuirà ad aumentare la simpatia per le nostre posizioni tra i sostenitori di “elezioni oneste”. Senza la comprensione che alla base di tutti i problemi contemporanei c’è la natura del sistema capitalista, non ci sarà sviluppo della coscienza di classe rivoluzionaria. E’ per tale motivo che, nonostante il battage mediatico che circonda le elezioni, i rivoluzionari devono smascherare instancabilmente la falsità e l’illusione delle “libertà” borghesi. Pur criticando gli errori dei partecipanti alle manifestazioni per oneste elezioni, non bisogna dimenticare mai la differenza tra “l’opposizione” borghese che vuole utilizzare il malcontento delle masse per guadagnare dei posti comodi all’interno degli organi del potere e le persone comuni che s’indignano sinceramente di fronte all’insolenza, all’impudenza ed alla perfidia delle attuali autorità del Cremlino.

E come mostra la stessa esperienza di tali proteste, per quanto sterili ed insignificanti possano essere le manifestazioni a Mosca per il potere, uno stato d’animo radicale in seno alla società può emergere molto rapidamente. Ancora un mese fa, prima di queste azioni di massa, nessuno avrebbe potuto supporre che decine di migliaia di persone sarebbero scese in strada a protestare contro il regime di Putin.

Il nostro dovere di rivoluzionari consiste nello smascherare la vera natura della cricca di Putin e dei suoi oppositori politici. Dobbiamo spiegare ai lavoratori che solo la lotta di classe autonoma per il capovolgimento del capitalismo e la costruzione di una nuova società senza sfruttamento potranno risolvere realmente i loro problemi personali e quelli dell’intera umanità.

Dei simpatizzanti della CCI nell’ex-URSS (gennaio 2012)