Massacri in Cecenia: ipocrisia e complicità nella barbarie capitalista
Le guerre si susseguono alle guerre. Dopo il Kosovo, Timor Est. Dopo Timor Est, la Cecenia. Tutti rivaleggiano nell’orrore e nei massacri. Il conflitto tra l’esercito russo e le milizie cecene è particolarmente sanguinario e tragico per la popolazione della Cecenia. “L’ultimo bilancio da parte cecena è di 15.000 morti; 38.000 feriti ; 22.000 rifugiati; 124 villaggi completamente distrutti; ai quali si aggiungono 280 villaggi distrutti all’80%. Dicono che 14.500 bambini sono mutilati e 20.000 orfani” (The Guardian, 20/12/99).
La perdita di coerenza della borghesia italiana di fronte alle difficoltà del periodo
a 15 anni dl crollo del blocco dell'est, un'era di guerra e di caos
Per costruire l’avvenire, è necessario abbattere il capitalismo.
I gruppi proletari di fronte alla tentazione delle violenze nelle banlieue francesi
I moti in Francia nella lettura dei gruppi politici proletari
Con questo articolo torniamo ancora una volta sui moti in Francia che si sono sviluppati tra la fine di ottobre e il mese di novembre 2005 perché, oltre a esprimere il nostro punto di vista sugli avvenimenti (1), ci preme intervenire criticamente nei confronti di alcune analisi sbagliate che, seppure espresse in buona fede, finiscono per seminare confusione tra le giovani generazioni alla ricerca di una chiarezza politica. A tale proposito siamo già intervenuti nei confronti del BIPR per mettere in evidenza la doppiezza del suo intervento, che si è espressa con il fatto che tale organizzazione ha presentato due analisi del tutto diverse nei due paesi principali in cui è presente, l’Italia e l’Inghilterra (2). Con il presente articolo torniamo dunque sull’argomento per mostrare le debolezze che si sono mostrate nell’analisi di questi moti, debolezze che si sono propagate fin dentro lo stesso campo politico proletario. Come abbiamo detto durante gli scontri, “gli atti di violenza ed i saccheggi che vengono commessi, notte dopo notte, nei quartieri poveri, non hanno niente a che vedere, né da vicino né da lontano con una lotta della classe operaia (…) Quello che sta avvenendo in questo momento in Francia non ha niente a che vedere con la violenza proletaria contro la classe sfruttatrice: le principali vittime delle violenze attuali sono gli operai. E, al di là di quelli che subiscono direttamente le conseguenze dei danni provocati, è l’insieme della classe operaia del paese che è toccata: la campagna mediatica intorno agli avvenimenti attuali maschera di fatto tutti gli attacchi che la borghesia scatena in questo momento anche contro i proletari, così come le lotte che questi cercano di condurre per farvi fronte.”
60° anniversario dalla liberazione dei campi di concentramento, dei bombardamenti di Dresda, d’Hiroshima...
L'anno 2005 è ricco di macabri anniversari. La borghesia ha celebrato uno di essi, la liberazione nel gennaio 1945 dei campi di concentramento nazisti, con un fasto che ha superato le cerimonie del suo cinquantenario. Nessuna meraviglia, dal momento che l'esibizione dei mostruosi crimini del campo uscito vinto dalla Seconda Guerra mondiale ha, da sessant' anni, costituito il mezzo più sicuro per assolvere gli Alleati dai crimini contro l'umanità commessi anche da loro, durante e dopo la Seconda Guerra mondiale, e di presentare i valori democratici come garanti della civiltà di fronte alla barbarie. Per ragioni simili possiamo aspettarci che l'anniversario della capitolazione della Germania nel maggio 1945 rivesta egualmente un'ampiezza particolare. La Seconda Guerra mondiale, proprio come la prima, è stata una guerra imperialista, che ha messo alle corde i briganti imperialisti, e l'ecatombe di cui è stata responsabile (50 milioni di morti) ha confermato drammaticamente il fallimento del capitalismo.
Francia: la borghesia utilizza gli scontri nelle periferie contro la classe operaia
Dopo il volantino che abbiamo pubblicato l’8 novembre scorso (1) sul nostro sito web, l’articolo che segue insiste sulla trappola costituita dagli scontri avvenuti nelle periferie francesi per la classe operaia di tutto il mondo. Questa insistenza non è affatto superflua visto che dobbiamo purtroppo segnalare come molti compagni siano rimasti affascinati dalle fiamme dei roghi e dall’uso della violenza, quasi fossero questi degli obiettivi in sé della lotta.
Iraq, Giordania: l’estensione di una situazione di caos sempre più incontrollabile
Sono ormai più di due anni che l’esercito americano ha preso il controllo dell’Iraq. E sono ugualmente più di due anni che il caos si sviluppa implacabilmente su tutto il paese. Circa 120.000 morti nella popolazione, 2000 soldati americani uccisi e 18.000 feriti, senza contare le distruzioni di abitazioni o di edifici pubblici: l’Iraq conosce una delle peggiori situazioni della sua storia, dopo la II Guerra mondiale e la guerra contro l’Iran. Ma, oltre alle devastazioni che si abbattono sugli Iracheni, questa guerra ha per effetto di attizzare ulteriormente le tensioni imperialiste di piccoli e grandi paesi, ed è l’insieme del Medio e vicino Oriente che è entrato irrimediabilmente in un periodo di instabilità più esplosiva che mai. Il triplo attentato di Amman in Giordania, che era stata finora risparmiata, ha segnato in maniera chiara la dinamica attuale di estensione di questa instabilità.
Tumulti nelle periferie francesi: di fronte alla disperazione, solo la lotta di classe porta all’avvenire
Più di 6000 veicoli bruciati: vetture, autobus, camion dei pompieri; dozzine di fabbricati incendiati: magazzini, empori, laboratori, palestre, scuole, asili nido; più di mille arresti e già oltre un centinaio di condanne al carcere emesse; diverse centinaia di feriti: manifestanti, ma anche poliziotti e decine di pompieri; colpi di arma da fuoco sparati sulla polizia. Ogni notte, a partire dal 27 ottobre, sono centinaia i comuni che sono toccati da questo fenomeno in tutte le regioni del paese. Comuni e quartieri tra i più poveri, dove si ammassano, in delle sinistre torri, milioni di operai con le loro famiglie, in gran parte originari del Maghreb o dell’Africa nera.